martedì 22 maggio 2012

Da squali a plancton nel mercato mondiale



Da squali a plancton nel mercato mondiale

In Italia eravamo convinti che America ed Europa, pur sfidando Russia e Cina a diventare democratiche e aprirsi al mercato mondiale, sarebbero rimaste padrone incontrastate quanto a produttività di ricchezza, forti di un buon mezzo secolo di vantaggio in fatto di cultura e politica liberal democratica.
Abbiamo preso una colossale cantonata, come quel cuoco che avendo scambiato un gatto per lepre, lanciò la sfida ad un altro cuoco per chi preparava prima e meglio una lepre in salmì, ma quello l’aveva già pronta da impiattare e vinse la sfida.
Tutto il mezzo secolo di supremazia liberal democratica dell’Occidente si è sciolto come neve al sole, in confronto alle potenzialità dei Paesi comunisti dell'Est di impossessarsi del mercato globale e di spremere come limoni i liberisti occidentali tronfi di cultura idiota.
Col senno di poi dobbiamo dire che forse non era la Russia e la Cina che dovevano convertirsi alla liberaldemocrazia, ma Europa e America al comunismo: magari non saremmo finiti come topi nella tagliola degli ex comunisti, che nel libero mercato, anche da apprendisti non hanno rivali. E i liberisti di lungo corso europei e americani se li fanno a bocca spalancata come la balena mentre inghiotte il planton.
Quindi, la migliore qualità d’ingredienti: risorse culturali, umane, economiche e politiche  per vincere nel mercato globale le hanno gli ex comunisti, che possono coricarsi comunisti perdenti la sera e alzarsi liberisti vincenti la mattina; mentre noi liberisti dell’Occidente con 65 anni di "dis-onorato servizio", se ci avessero sfidato a chi spara le balle più grosse, specialmente noi italiani avremmo potuto stravincere, rivendicando la paternità della Creazione dell’Universo tanto il Padreterno non si sarebbe certo disturbato a contraddirci.
Insomma, per non farla lunga, credo che il più grosso abbaglio che stia prendendo L'Occidente, sia cercare le soluzioni dei problemi produttivi nella scienza economica, per tramutare le perdite in profitti; anzichè in quella sociologica capace di trasformare un branco di individui anarchici come pecore pazze, come lo siamo in Italia, in un popolo unito e consapevole come lo sono i cinesi.
Perchè se mai la competitività e produttività scaturissero anche o soprattutto dalla coscienza e dall'orgoglio di essere un popolo unito, più che dalla scienza economica dei Monti e Tremonti: temo che noi italiani (che non siamo divisi in 8000 paesi, 20 regioni, nord, centro e sud, terroni e polentoni, ma sminuzzati come grano nel mulino) col nostro folle individualismo, che ci porta a derubarci a vicenda, scambiando il furto per commercio, nemmeno nel quarto millennio riusciremo ad entrare nel mercato mondiale senza uscirne falliti. 

giovedì 17 maggio 2012

Per il liberismo non ci sono ingredienti

Per il liberismo non ci sono ingredienti
Se un cuoco dispone di 7 patate e 93 zucchine, la pietanza che potrà servire ai commensali saprà di zucca, non di patata.
E nella stessa condizione si trovano i cuochi della politica italiana, che nella dispensa demografica si ritrovano il 93% di lavoratori dipendenti e pensionati, e un risibile 7% di imprenditori, di cui 5% di imprese individuali o familiari senza dipendenti, e 2000 miliardi di debito pubblico da ripianare. E cuocere e servire una pietanza politica che non puzzi di comunismo lontano un miglio (altro che liberale!) è un lavoro da Padreterno.
Il cuoco può curare personalmente la scelta e acquisto degli ingredienti, ma il politico deve arrangiarsi con quello che trova nella sua dispensa demografica ed economica. E se ha una montagna di lavoratori dipendenti e aspiranti tali, e una manciata di imprenditori rassegnati da 65 anni di malgoverno, allora non ha alternativa alla politica comunista.
E come si può aspirare alla politica liberale, con gli ignoranti che gestiscono imprese, i vecchi professionisti ancorati come cozze pelose ai loro intoccabili monopoli corporativi, e milioni di nuovi laureati che si guardano bene dal costituire un'impresa, persino al costo di un ghiacciolo di un euro, pure se benedetta da Monti, ed esente da tasse notarili. E con l'aria che tira fanno benissimo.
La vera politica liberal-democratica è quella che impedisce lo squilibrio demografico fra le classi sociali, difendendo le imprese con le unghie e con i denti, quando ci sono milioni di lavoratori che cercano il loro sacrosanto diritto di esistere lavorando guadagnando e pagando tasse.
Ma se i politici (vedi Italia) non si sono mai fatti mancare per 65 anni, 3-4 milioni di disoccupati e 10-15 di poveri, ed hanno curato questo tumore sociale strangolando le imprese di burocrazia criminale e tasse rapina, (fino a moltiplicare e tenere in buona salute disoccupazione, povertà, mafia e terrorismo), e riducendo gli imprenditori a fallire in massa, immaginate a che livello suicida è arrivata la politica di sinistra spacciata per liberale e quella di destra che ha la sfacciataggine di promettere liberismo quando in Italia non è possibile altro che comunismo.
Un sistema sociale senza imprese oneste e produttive, dove il lavoro d’impresa è ormai roba da trapezista circense senza rete di protezione (tanto da terrorizzare e tenere alla larga milioni di laureati); è come una pizzeria che ha tonnellate di farina, ma non il lievito per confezionare una sola pizza commestibile.
I problemi dell’Occidente nascono tutti dall’idea demenziale che i Paesi democratici che hanno una schiacciante maggioranza di lavoratori dipendenti e pensionati, e una risibile minoranza di imprenditori che si arrampicano sugli specchi per non fallire, possano essere governati da politiche liberal democratiche da chiunque, anche dai politici comunisti.
Invece non è così. Chiunque governi (da destra, centro o sinistra, sopra o sotto, avanti o dietro) finirà per dover adattare la politica spacciata per liberale alle necessità dei lavoratori in quanto maggioranza sociale inossidabile e a danno delle imprese risibile minoranza: e sarà politica comunista doc, a base di persecuzione burocratico tributaria degli imprenditori onesti, fino a costringere tutti (pure i chierichetti) al furto, all'evasione, alla mafia, al capestro.
Se uno viene assunto da cuoco in un asilo, non può decidere lui di servire polenta, coda alla vaccinara o orecchette alle cime di rape, ma dovrà adeguare la sua arte culinaria ai bisogni dei suoi mini commensali, preparando ciò che è commestibile in un asilo: minestrine, merendine e latte.
Quindi, l’idea che i politici siano liberi di fare politica è destituita di fondamento. Devono adeguarsi ai bisogni della società; che se è composta da una maggioranza di lavoratori, la politica potrà solo accoppare la minoranza degli imprenditori. Visto che per dare ai lavoratori non può che togliersi agli imprenditori, e volendo dare a questi, si toglie a quelli.
Il crollo demografico della classe imprenditoriale produttiva onesta e la crescita patologica di quella dipendente (peggio se pubblica), condanna qualunque liberaldemocrazia a diventare finta, dandosi solo politiche comuniste pro lavoratori (che sono i soggetti più svantaggiati a breve termine se perdono il lavoro), anche quando a parole si dicono tutti liberali quelli che la governano, (comunisti e fascisti compresi) lavorando di gran lena non al salvataggio delle imprese per proteggere l'occupazione, ma al fallimento, al suicidio dei piccoli imprenditori, alla delocalizzazione delle multinazionali, all'esportazione illecita di profitti, al default dello Stato.

venerdì 11 maggio 2012

Dov'è il legislatore di scorta?



Dov'è il legislatore di scorta?



Noi umani abbiamo la percezione immediata delle potenzialità fisiche di un individuo, ma non di quelle intellettive. Se un bambino afferra qualcosa di molto pesante ci affrettiamo a fermarlo e poi a dissuaderlo a non farsi del male, ma non sappiamo minimamente quali siano le potenzialità intellettive nemmeno di un adulto.
Ed è per questa ragione che non poniamo un limite allo sfascio dei sistemi socio economici, convinti che è solo questione di tempo: al primo unto del signore che ci capita, è un gioco trasformare il caos in ordine.
Non è così. Se i problemi come in Italia hanno la dimensione di catene montuose, possiamo chiamare tutti i Mario e i Giulio che i monti se li portano appresso dalla nascita, ma un granello di sabbia non saranno in grado di muoverlo.
Perché noi diamo per scontato, avendola creata noi, che quella del debito pubblico e del tracollo del PIL è una montagna rimovibile; e incuranti se ci sono o meno i mezzi fisici, scientifici e finanziari per farlo senza danno, imputiamo al governo, la mancata rimozione.
A questa conclusione ci sono arrivato dopo aver letto un articolo di un giornalista importante con un elenco di cose urgenti da fare, ma che il Parlamento e i Partiti non avrebbero mai fatto.
Dando per scontato che gli addetti ai lavori hanno i soldi, la conoscenza e il potere per rimuovere lo sfascio italiano, che è urgente sanarlo, e che è sanabile.
In realtà in Italia non è possibile più niente, perché pretendiamo di fare oggi, cose che per 65 anni nessuno a fatto. Anzi tutti abbiamo fatto l'esatto contrario.
Immaginatevi un tale che viene assunto per guidare un autobus carico di passeggeri, ma con la manutenzione del mezzo malcurata da altri, che hanno dimenticato di dotarlo di una ruota di scorta.
Se durante il tragitto l’autobus fora una gomma, l’autista è l’unico che può mettere mano a ripararlo, ma non ha un pneumatico di scorta. E se non volesse mettere riparo, pur potendo, nessuno avrebbe il potere di togliere all’autista il comando dell’autobus.
In Italia siamo messi esattamente così con il potere legislativo. Il governo può essere commissariato, il Premier può essere sfrattato da Palazzo Chigi in una manciata di secondi, ma non basta una vagonata di secoli per dotare la democrazia (che da Platone a Rousseau tutti hanno ritenuto così perfetta da essere adatta ad un popolo di dei) di un potere legislativo supplementare, "ruota di scorta", pronto a commissariare uno "bucato", inadempiente e persino indisponente, sapendosi insostituibile come un tiranno.
Nemmeno quando ha la sfacciataggine di affermarlo chiaro e tondo: vi ho dato una legge elettorale porcellum che fa schifo, ma fa comodo a me, arrangiatevi; avete tolto il finanziamento ai partiti, io l’ho moltiplicato per quattro e ve l’ho infilato a forza a spese e rischio del popolo bue.
Nella Patria del diritto non c’è nessuno che sia legittimato a fare da ruota di scorta di un legislatore inadempiente e disonesto recidivo reiterato, che sospende o attenta al potere del popolo sovrano.
Il Presidente della Repubblica, il CSM, il Presidente della Cassazione, il Presidente della Corte Costituzionale e quello della Corte dei Conti, nemmeno in seduta congiunta, plenaria (o come diavolo si dice) possono imporre al legislatore una ruota di scorta di cui non vuole dotarsi: un "porcellum" meno indecente di quello attuale, e un finanziamento pubblico che sia appena appena meno fuorilegge di questo.
Da governo del popolo, la democrazia si è declassata nel suo asservimento e macellazione. Pensate sia il caso di inventarvi un potere legislativo di scorta in sostituzione di uno inadempiente: "forato", prima che gli italiani si imbufaliscano, o per voi ancora peggio, si "ingrilliscano"?

venerdì 6 aprile 2012

I padri padroni della politica


Per migliaia di anni il padre padrone è stato colui che ha strappato persino le prede dalla bocca dei leoni per nutrire i suoi figli e la sua famiglia. Poi la sua funzione sociale venne quasi ridicolizzata e archiviata da una ventata di cultura femminista che ne evidenziò solo gli aspetti violenti e criminali, tralasciando quelli positivi, come aver garantito per millenni e millenni la sopravvivenza dell'umanità, oggi (senza padri padroni) tutt'altro che scontata.
Ma nel nuovo ordine mondiale, il potere che si pensava definitivamente trasferito da chi produce a chi spende ricchezza altrui (vedi politici e burocrati), piano piano sta tornando a chi, rischiando la propria vita per la famiglia, sa strappare prede dalla bocca dei predatori.
Certo che il mondo non sarà mai un Paradiso, ma attraverso il mercato globalizzato, al governo mondiale ci stanno pensando in silenzio banchieri e imprenditori privati, mica il partito trasversale e mondiale dello sperpero e malversazione pubblica, che qualche colpo di coda continuerà a darlo almeno per un altro decennio.

I politici hanno smesso di pedalare nel sistema economico, quando hanno tolto allo Stato liberale la funzione che era frimaria nei Paesi Comunisti, di datori di lavoro e produttori di ricchezza in proprio, e gli hanno lasciato quella di "caporale": che assume dipendenti pubblici, ma poi il costo lo scarica sugli imprenditori. 
Ed è come se la classe politica sprecona si fosse seduta sul sellino posteriore del potere, consegnando manubrio e pedali ai produttori di ricchezza privata, ma ancora si illude di essere una "casta" potente.
Nella storia dell’Umanità, i politici liberisti entreranno di diritto come i primi trombati, falliti e disoccupati del potere, perché a questo mondo non si può smettere la funzione pilastro dell’ordine e pace sociale, che è quella di produrre ricchezza per tutti, e pretendere anche di conservare il potere sperperando, dando ordini e dichiarando fallito e parassita chi sa produrre, ma non sa rubare abbastanza per foraggiare di refurtiva tributaria i furti e gli sprechi crescenti del potere pubblico.
Insomma, per quanto la politica possa desiderare di rimanere padre padrone del potere, dando scudisciate legislative e tributarie a destra e a manca; non avendo più la funzione diretta di assicurare lavoro e salario a milioni di cittadini, ha praticamente perduto il potere reale. 
Il potere politico "maschio" di ingravidare di salari e profitti la "Signora Economia". Oggi in Italia gli imprenditori e le imprenditrici che assumono e producono ricchezza per 20 milioni di famiglie, sono il vero potere politico e il vero Stato di diritto e dovrebbero essere loro ad imporre tributi, a chi nello Stato ruba e sperpera.
Ecco perché Berlusconi s’è stancato di farsi comandare dal partito trasversale della spesa pubblica, dopo aver comandato e prodotto ricchezza da imprenditore per migliaia di famiglie e per mezzo secolo. Così ha passato la palla ad un governo di consumatori, e si è messo a misurare diametro e profondità dei loro buchi nell'acqua.
Ma se proprio ci tiene a riguadagnare tutto il suo vecchio prestigio e potere reale, caro Presidente Berlusconi, ritorni imprenditore, perchè lei, per la scienza delle chiacchiere della politica italiana, è sprecato.



venerdì 30 marzo 2012

Conservare o riformare, ma cosa?

Conservare o riformare, ma cosa?

Che i popoli abbiano sempre qualcosa da conservare o riformare, è più che giustificato; il problema è se poi capiscono cosa è da conservare, modificare o rottamare.
Ed è certo che non lo capisce nessuno, se proprio le cose che per la destra politica sono degne di conservazione, per la sinistra sono da combattere o rottamare; e quelle che la sinistra considera sacre, per la destra sono rifiuti tossici.
Insomma, basta che un popolo si dia due finalità opposte e incompatibili, come "andare a destra e andare a sinistra" ed ha la certezza matematica che non avanzerà di un miliardesimo verso la civiltà, ma arretrerà  verso la barbarie, perché il Creato è un disordine dinamico, che  punisce l'immobilismo con la distruzione.
E l’Italia è un Paese congelato dalla stupidità del bipolarismo finto, ma BIFINALISMO VERO, perché la destra politica ha solo finalità produttiva, mentre la sinistra ha solo finalità perequativa, e per giunta finte entrambe. La destra si preoccupa solo di produrre ricchezza a costo di rubarla se diversamente non può; mentre la sinistra non lavora per mantenere i poveri della società tassando gli imprenditori, (lungi sia) ma per ingrassare le caste di privilegiati e i manager pubblici con compensi stratosferici che hanno spinto meglio e prima il Paese al default.
Può mai finire bene, un sistema dove gli imprenditori se ne fregano dei 2-3 milioni di lavoratori che marciscono per decenni di disoccupazione o sottoccupazione, aspettando il pensionamento; e di lavoratori sindacalizzati che amano i loro padroni onesti alla follia,  quando li vedono falliti o impiccati, perchè prima non se ne fregano un accidente se l’alto costo del lavoro, del credito e delle tasse, e il basso profitto li sta distruggendo fino ad istigarli a gesti estremi? No.
In questa guerra fra poveri, dove i pompieri pubblici lavorano con la benzina per spegnere il fuoco, iniziando dalla scuola e passando dal sindacato, dalla politica, ma anche dalla giustizia per le ultime rifiniture del caso, c’è poco da aspettarsi.
Uno Stato di banchieri e imprenditori che tirano la coperta dei diritti tutta dalla parte loro, non scaturisce certo da una politica di destra intelligente; nè può dirsi tale una politica di sinistra, che anche alleggerendo gli imprenditori ladri, dell'intera refurtiva, a colpi di balzelli fiscali, riuscirebbe a farsi bastare il denaro che sperpera moltiplicando all’infinito le clientele politiche, gli assistiti pubblici improduttivi e i parassiti di tutte le razze.
L’Italia l’ha uccisa il bifinalismo schizoide, non il bipolarismo conflittuale, che nella VERA POLITICA mette in competizione i mezzi per perseguire la finalità congiunta popolo-Stato, o bene comune che dir si voglia. Due finalità politiche contrapposte e conflittuali: destra e sinistra, liberismo e comunismo, hanno assicurato all'Italia l'andatura barcollante dell'ubriaco che esce dall'osteria, ma finisce in ortopedia.
Insomma definire pazzia i 65 anni di cultura, politica, mercato e sindacato che hanno ridotto  il popolo e lo Stato italiano a vedersi rifiutare il credito persino dagli strozzini, non è offensivo per intellettuali, politici, giudici, imprenditori e sindacalisti, ma per i matti. 
E a quelli, e solo a quelli, io devo chiedere umilmente scusa, per l'infelice accostamento.

giovedì 29 marzo 2012

Tassando ora, si spara sulla Croce Rossa


L’idea di riparare con le leggi fiscali locali, i danni economici prodotti dalle leggi del libero mercato globale, è così zoppa, da poter nascere solo nel reparto ortopedico del governo italiano.
Se uno Stato è economicamente in difficoltà, due sono le ipotesi possibili: o ha imprese che producono poca ricchezza, o ne producono tanta, ma lo Stato è incapace di tassarle. 
Se è esatta la prima ipotesi, delle imprese poco competitive e poco produttive, il problema si aggrava sicuramente mettendo a dieta i portafogli già anoressici dei consumatori a colpi di balzelli fiscali, perché le imprese italiane hanno costi tali che faticano già a sopravvivere nel mercato nazionale impestato di prodotti cinesi a prezzi stracciati, se poi lo Stato impoverisce ulteriormente i consumatori con tasse aggiuntive, entro un anno falliscono tutte, o si trovano un consulente capace di aiutarle a corrompere o evadere meglio le imposte. E sul mercato, se pure ci restano, lo fanno da parassiti.
Se invece è esatta la seconda ipotesi, delle imprese ricche, ma con lo Stato incapace di tassarle, spostare la tassazione dalle imprese ai lavoratori o alle case o alle auto, è una catastrofe, perché rendendo più poveri i cittadini, e quindi meno recettivo il mercato nazionale dei consumi, si inducono le imprese “lumaca” che non hanno alcun problema a tirarsi dietro la casa delocalizzando l’attività produttiva dall’Italia alla Cina, a partire prima che le tasse abbiano assestato il colpo di grazia al mercato interno.
L’Italia è un inferno per imprese produttive (la Fiat resiste ancora perché i costi di produzione e le tasse se li decide da sé) ed è un paradiso per imprese commerciali che comprano dai cinesi e vendono agli italiani. Ma se il mercato italiano dei consumi si continuerà a scremarlo di tasse, anche i commercianti dopo i produttori, licenzieranno e leveranno il disturbo.
Con questo non voglio dimostrare che con le leggi fiscali la politica faccia sempre e solo danno; ma è certissimo che fa solo danno se pretende di sanare lo Stato, quando il mercato di suo è già agonizzante. Le tasse sono un diritto-dovere dello Stato, ma vanno imposte e incassate nel preciso istante in cui viene prodotta la ricchezza, non dopo decenni di recessione quando la gente viene già istigata ad arrendersi, perchè dopo le banche, hanno smesso di fare credito pure gli strozzini. 
Tassare in questo momento gli italiani, e' come sparare sulla Croce Rossa, è come rapinare un asmatico che sta correndo verso la farmacia con i soldi contati per comprarsi le medicine salvavita.
Da Leuca a Cantù gli italiani ancora si stanno leccando le ferite per i danni subiti da alluvioni, smottamenti, valanghe, grandinate, ecc. ecc. e mentre sono ancora impegnati a puntellare, a spalare fango e detriti, a risanare, a riparare, a rattoppare auto e case e tutto ciò che è ancora recuperabile, sentono l’illuminato prof. Monti stabilire che non solo bisogna tassare le case, ma dopo averle rivalutate, perchè l'IMU deve piovere sul bagnato e demolire anche quelle lesionate.
Chi non ha preso una lira di risarcimento per i danni da calamità naturale, e stava mettendo i soldi da parte per rimarginare qualche ferita immobiliare, è vero che con l’IMU sarà alluvionato per la seconda volta, è vero che in casa dovrà girare col casco da motociclista per proteggersi da sicure cadute di mattoni, o con l’ombrello aperto quando piove, ma avrà la soddisfazione di vivere in una casa che commercialmente vale meno del materiale da risulta, ma per il fisco italiano, vale tre volte di più di quando era nuova.
Insomma, un Monti costretto a fare ciò che non hanno fatto Prodi e Berlusconi, arriva benefico per i contribuenti "tienime ca mo casciu", come la tigna sulla capu malata.


mercoledì 21 marzo 2012

Stop al caporalato politico

Pure io vorrei credere che l'Italia è solo un problema matematico, e quando il super economista Monti avrà aggiustato i numeri questo Paese ritornerà nuovo come un motore in rodaggio; ma non ho più l'età per illudermi che asciugando per bene il pavimento si ripari da sè il rubinetto rotto che lo allaga.
Monti è un genio dell'asciugatura, ma paradossalmente i suoi miracoli contabili rischiano di essere scambiati per politici, e rafforzare negli italiani la convinzione demenziale che è all'origine dell'attuale bancarotta. Che senza quel contabile fasullo di Tremonti la politica sarebbe andata a meraviglia.
Perchè i nostri politici sono una specie di super imprenditori del baratto, con cui scambiare bustarelle o voti, contro posti di lavoro pubblici, finanziamenti, appalti truccati o pensioni fasulle.  
Invece non è così. I politici sono indotti a compensare con assunzioni pubbliche e appalti truccati la carenza di assunzioni private, ma sostengono questi costi aggiuntivi che il mercato non può permettersi, seppellendo di tasse gli imprenditori onesti fino a trasformarli in evasori o falliti (perchè i disonesti si salvano sempre e comunque) e quindi inguaiando di debiti le prossime generazioni. 
Proprio ciò che sconsigliano gli economisti liberali con questa frase inequivocabile: "l'economia va tanto meglio quanto meno i politici ci mettono le mani". La vera politica  giusta è quella senza portafoglio, visto che lo Stato attuale, più che liberale dovrebbe definirsi caporale: si carica di dipendenti pubblici e appalti truccati ben oltre la decenza, ma poi sono gli imprenditori e i lavoratori privati, a sostenere il costo, ricevendo in cambio disservizi, sprechi e ruberie di tutte le razze.
Se gli imprenditori non creano posti di lavoro e non distribuiscono salari, significa che è già antieconomico produrre profitto. Ma gli italiani credono di poter baipassare il mercato, chiedendo alla politica il posto di lavoro che non hanno ottenuto dalle imprese, e predispongono il sistema socio economico al fallimento.
Perchè se le imprese non investono, significa che il carico fiscale è già tale da rendere impossibile il profitto privato onesto. E aggiungere nuovi dipendenti pubblici e nuovi appalti per incassare un po di mazzette o rafforzare la propria clientela elettorale, è politicamente vincente per il singolo politico, ma è suicida per il popolo e per lo Stato. E in queste pietose condizioni di "legalità pubblica", fra imprenditore e Stato, voi chi pensate sia evasore o fallito?
Quindi, oltre che asciugare l'allagamento finanziario, il prof. Monti dovrebbe indurre gli elettori a non sfasciare più il rubinetto chiedendo agli eletti ciò che manca al mercato.
Purtroppo la cultura comunista ci ha indotto a percepire la realtà in maniera deforme, come se l'Italia fosse l'Unione Sovietica con uno Stato datore di lavoro e autonomamente capace di pagare salari.
Prima di entrare in contatto con gli italiani i nostri politici dovrebbero indossare una tuta da lavoro con la scritta che metta in guardia gli elettori, sulla pericolosità sociale degli eletti: "rifiutate lavoro e soldi dai politici caporali, uccidono lo Stato"; per convincere i cittadini che sono gli imprenditori a produrre ricchezza col contributo dei lavoratori privati, e quando sembra che la politica ha un mare di soldi da spendere, in salari e appalti, sono le tasse ingiuste imposte ai cittadini, o alle generazioni future, come ahinoi è andato di moda per 65 anni. E speriamo sia finita qui.

lunedì 19 marzo 2012

Idee tossiche da smaltire

Idee tossiche da smaltire
Se i rifiuti organici e inorganici delle società moderne sono difficili da smaltire; liberare il cervello dei singoli e dei popoli dai rifiuti culturali tossici è un grosso rompicapo. Perchè nessuno accetterà mai di barattare a cuor leggero i ricavi magri ma certi di una dittatura comunista, con quelli astronomici ma solo probabili di una democrazia liberale, dove tutti vogliono trattenere i ricavi per sé, e scaricare i costi da bancarotta allo Stato. 
Questa è la ragione per cui, dopo il fallimento del comunismo, non è più possibile realizzare un sistema liberale funzionante manco a cannonate. Perchè i nostalgici del comunismo pretendono ad uno ad uno tutti i vantaggi economici del liberismo, assommati alle garanzie politico-sociali comuniste. 
E anche i liberisti più sfegatati, che dello Stato odiano lacci e lacciuoli nei momenti di sviluppo, dallo Stato poi pretendono gli aiuti, quando persino le banche lanciano l's.o.s. recessione. Insomma siamo alla vecchia storia: tutti vogliamo la propria moglie ubriaca, ma dalla botte altrui.
Dopo che si è rivelato impossibile vivere di comunismo, si sta rivelando altrettanto fallimentare vivere di liberismo senza le stampelle dello Stato comunista garantista.
Voi pensate che in Italia sia ancora igienico conservare la guerra fredda fra due ideologie altrettanto fallimentari, che per 65 anni ci hanno danneggiato a vicenda; oppure la firma di un armistizio potrebbe metterci nella condizione di distillare il meglio da entrambe: garanzie salariali si, ma rese sostenibili da uno sviluppo reale, non FINTO, che scarica  i costi sulle generazioni future e per svariati decenni?
Un esempio di Stato ermafrodito lo stiamo vedendo col governo Monti sostenuto e puntellato da fascisti e comunisti che stanchi di produrre sfascio, (che stava per seppellire pure le CASTE di grande appetito) finalmente sembrano intenzionati a liberarsene.
Speriamo che abbiano capito che lo Stato è come un figlio, si fa in due. C'è pure l'inseminazione artificiale solo comunista (governo Prodi) o solo fascista (governo Berlusconi), ma chiamare Stato di diritto il soggetto giuridico che da ciò ne deriva, è blasfemo.

martedì 28 febbraio 2012

Ingoiare il rospo



Ingoiare il rospo
Noi umani agiamo per liberarci da un disagio o conservarci un privilegio. E a prescindere dal sistema politico, lo scontro fra agiati e disagiati genera civiltà se sul campo non restano vittime; oppure barbarie come in Italia, dove i disagiati cadono sotto i colpi della rapacità dei privilegiati che difendono e accrescono il loro potere e avere, con tutte le armi oneste e disoneste disponibili. E distinguere chi si agita per liberarsi dal bisogno e chi per impedirglielo "usando la legge a proprio vantaggio" è un lavoro da padreterni.
Sta di fatto, che il mondo della cultura che ha il diritto e il potere di progettare i modelli di "coltivazione sociale", che poi i "contadini della politica" realizzano in funzione dell’uguaglianza comunista, o disuguaglianza liberale, da Platone ad oggi non hanno inventato un solo modello che non sia (quando tutto va a meraviglia) una guerra camuffata da democrazia, legalità, pace e giustizia sociale.
Nei sistemi comunisti non c’è un impiego differenziato delle risorse che induca i più capaci (almeno per interesse personale) a produrre quel di più che serve a compensare l’improduttività degli incapaci. Mentre nel liberismo disuguale, la produttività trova la massima esaltazione, ma poi è oggetto di tali e tante appropriazioni da parte della classe media (pubblica e privata) che gestisce di fatto i massimi poteri in democrazia, che agli incapaci, improduttivi, emarginati, disagiati e onesti indifesi di tutte le razze, a parte l’elemosina della Caritas, nel momento e luogo giusto, gratis, arriva solo la cassa da morto.
La pancia della classe media, come quella della balena, si ingrassa di privilegi fino all’indecenza intercettando tutte le risorse economiche che la perequazione liberale attinge dai super produttivi per destinare ai soggetti che per qualche svantaggio di base, psicofisico, economico, geografico o morale, sono poco o per niente autonomi.
Quindi, l’uguaglianza è stata la tomba del comunismo, perchè non ha valorizzato le migliori intelligenze in funzione della produttività; mentre la disugualianza è  la tomba delle finte democrazie liberali come l’Italia, che pur avendo reso quasi ossessiva la produzione di ricchezza, non sanno impedire che quella che sfugge a banchieri e industriali, finisca intercettata dalla balena ingorda della classe media privata e pubblica, che pur rischiando di finire spiaggiata per  default nazionale, ai poveri fa gocciolare solo elemosine anzichè diritti.
Ed è per questa ragione che in Italia non sono mai mancati 10-15 milioni di poveri a lunga conservazione, grazie a burocrati e professionisti che difendono i loro privilegi a costo di consegnare ai loro figli e nipoti un Paese fallito, un futuro di precarietà o disoccupazione e una montagna di debito pubblico incolmabile; ma grazie anche ai ricchi che  possono permettersi il lusso di evadere ben 120 miliardi di euro all’anno. Che potrebbero anche essere il doppio o il triplo.
Questa è l’Italia. Esaltando la corruzione come alternativa "turbo" alla competizione "lumaca" si producono fiumi di miliardi che invece di scendere a valle a "dissetare" disoccupati ed emarginati, vengono prosciugati da migliaia di dighe e bacini (le cosiddette caste), o pompati a forza verso i paradisi fiscali, da evasori ed elusori, fino a lasciare gli ultimi alla Caritas o alla fune per impiccarsi.

lunedì 27 febbraio 2012

La ricchezza del sapere

La ricchezza del sapere
A giudicare dal divario fra disponibilità e necessità di ricchezza, l'Italia e la Grecia si direbbero moscerini con l'appetito di dinosauri.
Non è casuale che i due Paesi a più alta concentrazione di beni culturali dell'Europa e dell'intero Occidente, siano quelli a maggior rischio default.
La politica economica europea, con la libera circolazione di uomini e merci, è perfetta per l'intera Europa, ma è letale per Italia e Grecia, che hanno un patrimonio artistico mondiale, ma non hanno nè contribuzione mondiale, nè politica culturale degna di questo nome.
Nemmeno il sistema economico americano nel suo massimo splendore produttivo, sarebbe in grado di finanziare il restauro e la conservazione di tutte le bellezze italiane. E pensare che si possa fare tutto tassando i piccoli imprenditori, visto che le grosse industrie e le banche sono in grado di sottrarsi a questa sciagura, è fuori dalla grazia di Dio.
Dovremmo incominciare a vedere la ricchezza culturale italiana e greca come un'idrovora succhiasoldi e non come un'industria produttiva di ricchezza. Quindi finanziabile tassando l'Europa, non il fruttivendolo, il barbiere, il fabbro, il falegname o l'imbianchino italiano e greco.
Tutto ciò che nelle altre nazioni funziona a meraviglia, in Italia non riusciamo a tenerlo in piedi nemmeno puntellato. Siamo nella paradossale condizione che nel terzo millennio gli istruiti distruggono più di quanto producono e tocca agli ignoranti finanziarli. Più crescono di numero i dottori e i professori, più cresce la tassazione dei contadini e dei venditori di bruscolini, perchè in Italia la cultura fa solo danni.
La nostra economia (ma a naso direi anche quella greca) è appesantita e resa fallimentare dai costi astronomici del patrimonio culturale (e relativi addetti) che l'Europa forse ci impone pure di conservare, a gratis per l'Europa, strangolando di tasse le imprese nazionali, e mettendole nella tragica alternativa: fallire o evadere il fisco. 
Come Stato, dovremmo imitare Venezia e tassare tutti quelli che mettono piede sul suolo italiano, che per la sua unicità non può essere calpestato al minimo costo di una stanza in albergo, di un pranzo al ristorante, o ingresso al museo.
E' così esiguo il ricavato dalle economie nazionali, rispetto ai costi di manutenzione, che quella inestimabile ricchezza sta andando in rovina, e sta trascinando a fondo l'imprenditoria italiana e l'intero popolo, che paga tasse per incassare disservizi, perchè le tasse fanno da tappabuchi nella voragine del sistema cultura.
Il poco disponibile finisce disperso in mille rivoli, quindi sprecato, o peggio impiegato per creare una ulteriore crescente necessità di ricchezza, che si abbatte come una ghigliottina sulla rachitica economia italiana, inducendo i grossi imprenditori che possono delocalizzare a scappare dall'Italia. (Vedi Fiat & C.)
Cosa centra la corruzione o l'incapacità politica nello sfascio italiano o Greco? Un bell'accidente di niente. E' effetto, non causa. E' la cultura che ha smesso di essere autonoma almeno da mezzo secolo.
Gli italiani e i greci hanno il privilegio di vivere nella patria della civiltà europea e occidentale, ma sono condannati alla stessa lenta agonia del loro patrimonio, che l'Europa e il Mondo vogliono conservato, ma con i soldi dei greci e degli italiani, che senza aiuti mondiali si troveranno davanti al tragico dilemma: sfamare i cittadini di oggi o affamarli per salvare i musei, le biglioteche, gli archivi, le statue, i quadri, i libri,  i reperti di ieri.
Agli italiani si può chiedere di tutto; ma indurli a competere dopo avergli levato la pelle con le tasse e annegati nei disservizi, è come obbligarli a correre dietro un miraggio nel deserto. I salari sono i più bassi d'Europa, le tasse astronomiche, la benzina fuori controllo, il credito inesistente, lo Stato insolvente, e via elencando per un altro paio di mesi.
In Italia non c'è la minima possibilità di competere; ma se fossimo produttivi quanto l'India e la Cina messe insieme, faremmo ugualmente un buco nell'acqua, perchè il salvataggio vero di un patrimonio mondiale qual'è quello italiano, non si realizza tassando gli italiani, ma l'intera comunità mondiale.
I nostri mezzi d'informazione straripano di notizie di chiese pericolanti, quadri rubati, sculture vandalizzate e archivi e musei allagati o con volte gocciolanti; a quanto dovremmo portare tasse e benzina per fare tutto bene?

lunedì 20 febbraio 2012

politici senza navigatore



Politici senza navigatore
Quando il Padreterno era ancora fresco di laurea, progettò un modello di cavallo a quattro zampe, che andava dove lo portava il padrone intelligente.
Oggi, grazie al progresso, sono i cavalli gommati con navigatore satellitare a cercarsi la strada, anche se l'autista è un imbranato come quel cavaliere romano, che un secolo fa, dovendo incontrare il nipote che arrivava dall'America al porto di Genova, partì sparato a Palermo; e quando capì di aver sbagliato direzione, il nipote era già ripartito.
Morale della favola: se sbagli via, svolti a destra o a sinistra e correggi l'errore; ma se corri nella direzione sbagliata, puoi salvarti solo invertendo la marcia.
Se un individuo o un popolo si trovano in mano l'esatto opposto di quello che cercavano, perdono tempo e soldi a cambiare strada; devono ripercorrere la stessa via ma in direzione opposta, stravolgendo le loro certezze illusorie: esattamente ciò che fece la Russia passando senza strepiti dal collettivismo al mercato.
In Italia, la laurea e le conquiste sindacali dovevano cambiare i connotati alla povertà, ma l'hanno cambiata ai laureati gettandoli nel "rogo della disoccupazione" come diceva Don Milani. Ai medici, ingegneri, avvocati ed economisti parcheggiati nei call center o ad affettare mortadelle in qualche supermercato quando tutto gli va a meraviglia e non entrano in quel tragico 31% di giovani disoccupati che il lavoro se lo sognano.
E il progresso del mercato globalizzato avrebbe dovuto cambiare i connotati pure alla ricchezza, trasformando anche i venditori di caldarroste in Paperon dei Paperoni. E cosa ne hanno avuto Europa e America del pseudo-progresso: sono fallite pure le banche dopo gli imprenditori. E speriamo che l'epidemia non coinvolga gli Stati.
Ora, come lo zio romano che corse a Palermo per abbracciare il nipote che sbarcava a Genova, dobbiamo girare tutti il quadrupede ormai sciancato e ripartire dalla parte opposta, perchè il nostro nipote progresso è già arrivato in Cina. E a Genova e Palermo è ri-sbarcato il regresso: quello di un popolo laureato, masterizzato e sindacalizzato, ma condannato alla tragica scelta pane o Olimpiadi.
Per salvare il salvabile, l'Italia va ripensata dall'asilo al posto tomba, altro che tenere duro sull'art. 18, o proteggere gli evasori ed elusori miliardari perchè non scappino dall'Italia. Qua c'è scappato il futuro.
Ciò che ingiustamente i padroni tolgono ai lavoratori, impoverisce i lavoratori; ma anche le rivendicazioni selvagge danneggiano i padroni, visto che sfilano da falliti in tribunale, o fuggono in massa dall'Italia, o corrompono, o evadono-eludono fiumi di miliardi per reggere ai maremoti di sprechi e ruberie pubbliche, recessioni, crolli di borsa e contagi di titoli tossici di tutte le razze.
Questa è l'Italia di oggi: un pugno di mosche quanto a sicurezza e giustizia sociale e una montagna di debiti che arriva alla luna. L'esatto contrario di quello che abbiamo cercato, correndo per sei decenni nella direzione sbagliata, su un cavallo politico col paraocchi, ma senza navigatore.

martedì 14 febbraio 2012

Barboni e banchieri

Barboni e banchieri
Nel mondo ci sono due continenti con le gambe economicamente rotte: Europa e America; ma la cultura e la politica che si affannano a soccorrerle a costi stratosferici non hanno un solo ortopedico in grado di curarle.
I più vedono problemi per i poveri che non hanno da spendere, e pochi per i ricchi che non sanno produrre.
Ma non è tanto preoccupante la condizione del poveri che non hanno (perché se avessero saprebbero spendere), quanto quella dei ricchi che non sanno più produrre nemmeno da strozzini: o perché investono da cani, o perché non trovano più miniere da sfruttare, e costringono poi chi governa a soccorrere i banchieri falliti invece dei barboni affamati.
E l’informazione italiana, anche quando finge di occuparsi di problemi economici, nel 90% dei casi, si occupa di situazioni individuali o locali di estrema povertà e quindi non offre nessun contributo al problema nazionale e mondiale dell’improduttività dei ricchi da cui scaturisce la disoccupazione dilagante, l’evasione e il debito pubblico da bancarotta, nonché le caste auto referenziali e auto protettive.
La povertà dilaga quando in un popolo i ricchi non trovano più risorse culturali e materiali da cui spremere ricchezza, e da negrieri o usurai ripiegano verso lo sfruttamento del lavoro o del credito, quindi della massa dei lavoratori e piccoli imprenditori facendoli impoverire o fallire.
Ma il mondo della cultura non si è mai offerto in soccorso della politica per stabilire perché i rubinetti d’oro della produttività Occidentale gocciolano a malapena profitti, o sparano perdite stratosferiche.
Dov’è l’idraulico che sappia individuare se il guasto è nell’istruzione, nell’informazione, nel sindacato, nel caos legislativo, nella lentezza giudiziaria, o nell’irresponsabilità e disonestà burocratica?
Se i ricchi incapaci dell’Occidente si spostano ad Oriente, ridiventano produttivi senza bisogno di essere rapaci; allora in Occidente la povertà è l’effetto, mentre la causa è l’ormai impossibile produttività onesta dei ricchi.
Ci vorrebbe un idraulico capace di cogliere nel groviglio delle condutture istituzionali l’origine delle perdite di competitività e produttività. Se l’Italia è arrivata a totalizzare oltre il 30% di giovani, che il mercato non ha convenienza ad assorbire, senza contare i quarantenni e cinquantenni che perde per strada, non può essere solo problema economico.
I banchieri e gli imprenditori italiani sono diventati di colpo incapaci; oppure non è più conveniente assumere gli italiani, da che le conquiste sindacali e la macchina scassata dello Stato, sono in grado di tramutare in perdita qualunque profitto onesto?
Io spero sinceramente di essere in errore. Ma se le cose stessero proprio così, Monti che rimescola l’economia a colpi di liberalizzazioni, è come operasse i calli di un malato di tumore, perché i guasti italiani sono di natura giuridica, burocratica e tributaria.
Che poi i politici e i giudici si tengano strette le poltrone e usino il potere a proprio vantaggio è inevitabile, visto che della salute dello Stato, seriamente non ha convenienza di occuparsi nessuno: né i baroni delle università, né quelli della stampa, che oltre alla mela marcia della casta politica da eliminare, vedono tutto il cesto delle istituzioni italiane produttive di servizi da terzo mondo, di primissima qualità.

lunedì 13 febbraio 2012

Quanto mi costi, Massimo Sistema!

Quanto mi costi, Massimo Sistema!
Il mondo della cultura non ha mai tentato un serio confronto fra i due massimi sistemi legali disponibili (il terzo è ancora da inventare): quello comunista a tutela dei lavoratori e capitalista a tutela delle banche e imprese.
Nessuno si è mai chiesto se il comunismo che l’Occidente considerava "criminale" è morto di morte naturale o combattendo la guerra fredda contro il capitalismo ritenuto "legale", solo perchè più produttivo di ricchezza, ma nell'ingiustizia sociale legalizzata.
Il primo, sia pure con metodi criminali, si faceva carico della vita dell’intero popolo garantendo lavoro, cibo e salute a tutti; mentre il secondo (con finti metodi da Stato di diritto) salva i soggetti più produttivi o corruttivi, e gli altri è come li buttasse a mare, condannandoli, quando tutto va bene, alla precarietà o emigrazione, oppure alla delinquenza, alla droga, alla malattia o alla mafia.
Il comunismo partiva dal dovere di salvare tutti per salvare lo Stato sia pure con metodi feroci; mentre il capitalismo finto buonista parte dal dovere di lasciare tutti liberi di produrre nella competizione del mercato globale, (ma sfornando solo soggetti con la fissazione del posto fisso) e per fare cassa, finisce per scorticare vivi di tasse quei fessi dei piccoli imprenditori che si sono messi a produrre davvero nella legalità.
Ma così facendo il capitalismo nega l’innegabile esistenza di milioni di persone prive o carenti delle risorse culturali, intellettive, fisiche o economiche per competere e produrre ricchezza per sé e per lo Stato. E lasciandole senza un lavoro, un guadagno o un sussidio garantito è come se le offrisse da manovalanza a criminali e mafiosi. Visto che ai soggetti non ancora produttivi e senza posto fisso le banche non fanno più credito da decenni, o forse non lo hanno mai fatto.
E’ tutta qua la legalità dello Stato capitalista. E la violazione dei diritti umani resa illegale dalla Costituzione, viene legalizzata di fatto, con milioni di leggi, decreti e regolamenti, studiati per conservare troppo corta la coperta dei diritti, in modo da tenere sempre coperto il potere, gli amici del potere e scoperti gli altri.
Ma c’è una domanda che sorge spontanea a giudicare dalla marea crescente di padri di famiglia che a cinquanta anni e anche prima perdono il lavoro e non lo trovano più, o da quel 30% e passa di giovani disoccupati pur avendo titoli culturali in abbondanza.
Se la disoccupazione è la causa di tutti i problemi sociali, a cominciare dalla criminalità, dalla violenza diffusa e dalle patologie psicosomatiche di cui lo Stato poi si fa carico con costi di degenza ospedaliera che si aggirano dai 2.500 ai 5.000 euro al giorno nella regione Lazio, siamo sicuri che con quella montagna di denari (sprecata anche soltanto nella sanità senza parlare di giustizia e di galera intasata da svuotare tre volte l'anno), lo Stato non ce la farebbe a tenere occupati e retribuiti tutti gli italiani e pure gli immigrati e i turisti di passaggio?
L’assegno sociale che corrisponde ai pensionati al minimo è di 400 euro mensili. Quindi, in un giorno di degenza ospedaliera lo Stato sperpera l'equivalente di un anno di pensione sociale. Me lo spiegate voi perché per 64 anni questo capolavoro di Stato (e per fortuna che lo chiamano "di diritto") s'è rifiutato pervicacemente di accrescere la spesa sociale aiutando gli italiani in difficoltà, invece di ingrassare al limite dell’indecenza i privilegi, gli sprechi e le ruberie della burocrazia e della finanza?
E lo stesso discorso vale per la scuola. Una volta i veri professori erano gli artigiani, che in un colpo solo ti davano istruzione imprenditoriale e posto di lavoro (ma a 21 anni tutti si licenziavano per avviarsi la propria  impresa e assumere apprendisti). Lo Stato ha fatto in modo di estinguere quasi totalmente la razza degli artigiani, per garantire ai professori il monopolio della formazione e del miraggio del lavoro fisso, salvo poi consigliare ai laureati ormai rassegnati, di costituirsi da autonomi una s.r.l. al prezzo di 1 euro, anziché cercarsi un introvabile e monotono posto da dipendente.
Non lo è e non lo è stato per i professori che si sono fatti quaranta anni di noia di stipendio fisso (per formare milioni di laureati con la fissazione del miraggio cattedra) e poi sono passati alla noia della pensione fissa, di cui poverini andrebbero liberati perché hanno creato un modello di Stato che distrugge occupazione invece di crearla: serve solo da stipendificio per professori, dottori, burocrati vari, politici, giudici, derivati e affini.
Il capitalismo ha garantito al comunismo un alibi di ferro a giustificazione del suo fallimento: ha combattuto e ha perso la guerra fredda di mezzo secolo fra est e ovest. 
Ma il capitalismo occidentale che si sta afflosciando da sé come una ricotta annacquata, a quale nemico fantasma potrà imputare il suo default a 360 gradi, se non alle teste d’uovo della classe dirigente con dentro il pulcino abortito? Oppure è stato Bin Laden a fare lo sgambetto all’America per far cadere l'Europa?
Millenni di cultura sono serviti per mettere a punto un solo sistema capace di salvare il popolo senza distruggere lo Stato: il sistema comunista, ma poi usato con metodi criminali dice l’Occidente. Mentre lo Stato di diritto capitalista, ammazza un intero popolo di ingiustizia sociale e affoga lo Stato nei debiti illudendosi di salvare la burocrazia e le multinazionali del potere privato, culturale ed economico, tassando, spendendo, rubando.
E' tutto qua il miracolo della cultura occidentale e dello Stato truffa a norma di legge: salva i lupi del potere offrendogli in pasto un intero popolo di agnelli, a cui negare lavoro, sussidio, dignità o almeno una parvenza di giustizia.
Se non è servita molta fantasia per considerare criminale il comunismo russo che pure salvò popolo e Stato per 75 anni fronteggiando il nemico America (cosa non da poco); di fantasia ne servono vagoni per considerare legale il capitalismo e in primis quello italiano che ha indebitato lo Stato fino all’indecenza, (non si è fatto mai mancare dai 10 ai 15 milioni di poveri, e un 30% di giovani disoccupati) senza riuscire nemmeno a salvare la sua burocrazia, ormai straripante di precari e col rischio di doverli licenziare, come e più della Grecia.
Ma la differenza che più salta agli occhi, è che lo Stato comunista era un datore di lavoro vero: assumeva, produceva, spendeva. Lo Stato capitalista è solo caporale: assume lui, poi si dimentica di produrre ricchezza, e paga e sperpera e ruba con i soldi di pantalone.
Il comunismo usava mezzi criminali per fini legali: salvare popolo e Stato; il capitalismo ha trovato comoda la formula inversa, usa mezzi legali ma per fini criminali: salvare solo burocrati e banchieri. Ma finito l'alibi della guerra fredda, della Russia da combattere, l'Occidente rischia di disfarsi come una ricotta malfatta, perchè forma solo dipendenti, ma pretende che competano da imprenditori, per scorticarli vivi di tasse. Campa cavallo!!!