L'istruzione peggiora i popoli perché li illude che il sapere rende gli umani consapevoli, ma non è così. il cervello umano è limitato: chi sa molto capisce poco, e capisce solo chi non sa un bel niente.
Spaccando a colpi di scienza un capello in quattro, si finisce per sapere molto di un particolare insignificante. O viceversa, cercando di penetrare il mistero della complessità, si riesce a capire di più, ma si apprende di meno.
Infatti, quel burlone di Mark Twain, oltre un secolo fa, cercò inutilmente di farci capire che:
"il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo andare sono più micidiali".
Ora, salvo rare e illustrissime eccezioni, dopo un secolo di istruzione obbligatoria mondiale, i soggetti autonomi sulla faccia della terra sono una rarità:
i figli della cultura sanno tutto, ma come conservare il mondo in pace, e renderlo onestamente ed ecologicamente produttivo non capiscono una mazza,
e i figli legittimi della natura non sanno un bel niente, ma per millenni hanno sempre capito come sopravvivere senza aiutini teologici e filosofici.
Allora la conflittualità umana è un attacco di stupidità collettiva: perché gli ignoranti affidati alla natura non hanno mai avuto bisogno degli istruiti per decine e decine di millenni; mentre oggi gli istruiti, nati "cibodipendenti" come qualunque altro essere vivente, hanno un drammatico bisogno degli ignoranti che del cibo sono ancora produttori esclusivi.
Quindi l'eccesso di istruzione è una forma di dirottamento culturale suicida. Proprio quel massacro di cervelli profetizzato da Twain.
Istigare un popolo ad apprendere forme di sapere nuove, diverse e migliori, distrae chi è impegnato a soddisfare i bisogni primari, verso interessi secondari, come mandare i figli dei lavoratori a scuola di ballo, nuoto, calcio o musica, in aggiunta all'istruzione obbligatoria.
Così, invece di nutrirsi del sapere istintivo e intuitivo dei genitori, per acquisire e conservare la loro capacità produttiva, finiscono per perdersi in mille interessi costosi, improduttivi e persino pericolosi per la collettività e l'ambiente.
E alla morte dei genitori, non avendo quella specifica capacità per gestire l'impresa ereditata, svendono il laboratorio o abbandonano la campagna, il gregge o la pesca e fuggono a godersi il presente invece di costruirsi un futuro.
In questo modo si sono distrutti milioni di nuclei familiari e piccole imprese competitive e produttive per secoli passando da padre in figlio.
Inizialmente questa politica è sembrata miracolosa perché ha reso più competitiva e vincente l'industria, fino a portare l'Italia a quarta potenza industriale.
Ma poi, dovendo fare i conti col mercato globale, dove le prime potenze mondiali la fanno da padrone, in pace o in guerra, la fiammata di competitività, piano piano si è affievolita, e da un decennio il made in Italy è in liquidazione fallimentare.
Insomma spostare i giovani in massa dalla cultura familiare agricola o artigianale, ad un'altra anche migliore, ma in conflitto col sistema socio economico o ecologico esistente, è come predisporre un popolo al rischio fallimento, default e guerra civile.
Perché anche la migliore cultura del mondo va assorbita e digerita con gradualità, ha bisogno di un lungo rodaggio prima di rendere un sistema economico competitivo e produttivo, maturando con la giusta teoria e con una lunghissima pratica il cervello dei popoli, perché il loro onesto lavoro faccia lievitare i profitti onesti.
Ma questa complessa operazione richiede tempi lunghi e montagne di investimenti pubblici, col rischio di non riuscire a reggere alla competizione con i sistemi meno industriali e più artigianali che non affrontano cambiamenti culturali rischiosi e costosi e continuano a sfornare profitti.
Insomma, per non farla lunga, convinciamoci che il sapere è una medicina, e se sbagli dosaggio uccidi: persino l'antidoto ti si converte in veleno mortale.
La cultura non è un affidabile surrogato della natura. Interi popoli ignoranti con pochi teologi e filosofi hanno mandato avanti il mondo per millenni. Ma ora col dosaggio opposto si stanno facendo danni incalcolabili, perché il pianeta sembra gradire più i contadini che dissodano la terra con la zappa, chè gli intellettuali con la lingua, la penna, lo smartphone, il Caterpillar telecomandato, l'intelligenza artificiale o la guerra.
L'accelerazione dell'istruzione obbligatoria ha prodotto una potentissima classe intellettuale che ha messo radici nella politica, nell'industria e nella Finanza mondiale; ma sta generando squilibrio, a giudicare dalla spaventosa quantità di guerre in ogni angolo del pianeta e dalla marea di disperati che girano il mondo a caccia del loro diritto alla vita negato.
Se questa stortura culturale a 360 gradi, che schiavizza tutti i poveri del mondo, e impoverisce e condiziona pesantemente anche milioni di intellettuali onesti non è correggibile nemmeno dai politici guerrafondai modello Trump Putin e Netanyahu, allora va detto senza giri di parole: Twain non è stato un burlone ma un illuminato profeta.
Franco Luceri

Nessun commento:
Posta un commento