sabato 28 febbraio 2026

I "banchieri" del sapere formano uomini asserviti ai mezzi






Il compianto professor Zichichi non si fidava dei suoi colleghi atei, che cercano di dimostrare che la natura non è stata creata da Dio. 

Diceva: "tentano di derivare le leggi fondamentali dal Caos, ma non sono riusciti a combinare nulla, perché    scienza e Fede sono entrambe doni di Dio, non conquiste dell'intelligenza umana".

Come dire che l'uomo di scienza ateo si sente architetto del Creato, ma non sa ancora come funziona e mai potrà saperlo negando l'origine Divina del pianeta su cui vive.
Da "banchieri" del sapere,  gli scienziati si fingono capaci di progettare e curare tutto il mondo alla perfezione: 
1)  i cento sistemi sociali del mondo chiamati Stati.
2)   la formazione giuridica e morale di 8 miliardi di umani.
3)   nonché la costruzione e manutenzione dei mezzi. 

Ma che il loro servizio abbia poco di scientifico lo si deduce dal fatto che la crescita della cultura non accresce la qualità di vita dei popoli, ma la barbarie, il degrado intellettivo e morale dei potenti, e la fame e rassegnazione e morte degli impotenti. E persino la classe media impoverisce e fatica a non retrocedere. 
I giovani che ereditano una casa dai loro genitori, devono svenderla perché non producono abbastanza per pagare utenze e manutenzioni.

Il banchiere propriamente detto, custode e distributore del denaro risparmiato dai popoli, non si arroga responsabilità sistemica e incassa compensi solo dai soggetti che finanzia, se la sua partecipazione li ha aiutati a produrre una reale crescita di profitti per mutuanti e mutuatari.
Invece "i sottuttoio" della scienza, burocrazia e politica, fingono di avere responsabilità sistemica, e pretendono compensi pubblici e privati crescenti dall'intera popolazione di contribuenti, barboni compresi. E questa è una tirannia legalizzata da millenni.

Il mondo scientifico ci arricchisce la vita di mezzi sempre più belli, perfetti, funzionanti: case, vestiti, telefoni, computer, auto, yacht e aerei che ci costano un occhio. Ma invece di adeguare culturalmente gli uomini ai mezzi, fa l'esatto contrario, forma autisti utilizzatori imbranati e addormentati che non sanno nemmeno dove cercare i comandi per accenderli e spegnerli senza danno per sé, per la collettività e per l'ambiente.
Una scienza che ti migliora le cose e ti peggiora gli uomini è più devastante del potere tirannico dei banchieri.

Un caro amico che ci ha lasciati da qualche anno, spiegava con queste parole la truffa dei banchieri del sapere:

"Se sapessimo cambiare l'uomo, il mondo starebbe bene anche così".

Persino le caverne e la zappa sarebbero state più utili al genere umano delle conquiste scientifiche e democratiche, per le quali i banchieri del sapere pretendono investimenti crescenti, mentre i miliardi di poveri e i milioni di massacrati in guerra, fame e malattia restano sempre in costante lievitazione.

Perciò i guasti della democrazia italiana non sono imputabili ai mezzi sbagliati o insufficienti (la produttività, le tasse, gli investimenti pubblici, la finanza, le leggi, la Costituzione, il debito pubblico o lo spread) ma agli uomini di governo: ai banchieri della cultura, della politica, del mercato e della Finanza, "perfetti" per qualunque sistema sociale, ma rigorosamente totalitario, dovendo asservire gli uomini ai mezzi, per uno sfruttamento minimo delle cose e massimo degli uomini.

Il mondo della cultura ci recita quotidianamente questa poesia: 
La scuola non funziona perché il governo ha ridotto i finanziamenti.
La sanità non funziona perché il governo ha ridotto i finanziamenti.
L'Italia è indebitata perché il governo non tassa abbastanza gli imprenditori.
Ma se gli imprenditori continuano a fallire, vuol dire che il contributo produttivo della scienza e derivati è da bancarotta.

È la presunzione, (figlia legittima dell'ateismo) ad aver rimpicciolito la misura dei neuroni nel cervello umano, che ora funziona a gettone. 
Il sapere non serve per produrre ricchezza propria e contribuire ad alleviare la povertà altrui, ma per rubare o contabilizzare la ricchezza prodotta dagli ignoranti asserviti e sfruttati a pane e acqua.

Franco Luceri

sabato 21 febbraio 2026

La democrazia è immunodepressa: rompe chi pensa e paga chi fa






Jean Jacques Rousseau considerava la democrazia perfetta per un popolo di dei, ma inadatta agli uomini non abbastanza istruiti per autogovernarsi.

E tre secoli dopo, Giorgio Agamben rigira la frittata, e ci conferma che la democrazia è inadatta ai popoli istruiti, perché incapaci di resistere alla tentazione di abusare del potere culturale per arraffare potere politico e finanziario.
Le democrazie attuali stanno morendo di "pandemia culturale". La crescita tumorale di laureati, secondo Agamben ha ridotto i cittadini sovrani, a "povere prede di giuristi, burocrati ed esperti".

Platone può anche rigirarsi nella tomba, ma se la sua democrazia non serve agli ignoranti perché non sanno (Rousseau); ma può anche trasformarsi in arma letale in mano agli istruiti perché sanno troppo e sono tentati di abusare del loro strapotere per avidità, o se onesti, per sottrarsi agli abusi altrui; allora va detto e va urlato:
la democrazia ha un sistema immunitario da malata incurabile;    invece di salvare, ha bisogno di eserciti di salvatori e salvataggi.

Oggi a livello planetario, gli uomini di cultura, avendo il monopolio del sapere, hanno il potere di progettare le istituzioni e formare i governanti che le guidano, e i governati, usati e abusati da facchini invece di servirli da sovrani.
Quindi, i produttori di cultura, non rispondono della qualità dei sistemi o sottosistemi che progettano, né della formazione dei soggetti che istruiscono: "sono esenti da responsabilità al 100%".

Ed è come se un architetto progettasse un grattacielo, e dei suoi calcoli sbagliati che lo fanno crollare, fossero responsabili i muratori che hanno incollato mattoni a regola d'arte.

I "Banchieri" del sapere, architetti dei sistemi sociali, non sono tenuti a contabilizzare l'utilità o il danno sociale generato dalle istituzioni che loro hanno partorito, perché in 2500 anni nessuno ha mai avuto abbastanza potere da obbligarli.
 
Sappiamo però, sulla nostra pelle, che la pandemica diffusione del sapere sta generando indirettamente, per mano di governanti e governati, anche furti, truffe, disservizi, corruzione e persino crimini contro l'umanità, o al meglio, fuga di cervelli per non competere in maniera criminale, o morire di sfruttamento e fame per restare onesti.

E forse si potrebbe indurre il mondo della cultura ad assumersi piano piano per non fare danni peggiori, le sue mancate responsabilità sistemiche, invogliandolo a contabilizzare "i profitti e le perdite" generati dall'istruzione e da l'informazione mutuate pari pari in politica economia e finanza.

Se dopo un ventennio di "istruzione" e "informazione", i distributori di cultura ci rimandano a casa con un cervello pieno di segatura anziché di neuroni maturi; i "maturatori" hanno il potere di dissociarsi. Come dire: se siete nati stupidi peggio per voi; la nostra è scienza, i cocci sono vostri, attaccateli.

I bulli, gli accoltellatori, gli stalker, i ladri, i responsabili di femminicidi, i ladri di bambini e di organi, i devastatori ambientali, i corrotti e corruttori, i malversatori, gli abusatori di potere, e quelli che affrontano le forze dell'ordine a martellate e sprangate, escono tutti dalla stessa scuola, ma è come se avessero frequentato qualche caverna sconosciuta, nessuno si sente almeno moralmente responsabile.

Da Talete ad oggi, forse il conto profitti e perdite della cultura non è stato nemmeno ipotizzato. E ora rientrerebbe nell'ordine dei miracoli se gli addetti ai lavori accettassero di crearlo e aggiornarlo.
Ma è improbabile, perché quelli che maneggiano la scienza sono ormai un invincibile esercito mondiale: 
100 milioni di professori e 
1,3 milioni di giornalisti professionisti. 
Senza contare quelli che si dedicano al giornalismo amatoriale e sono un numero inquantificabile. 
(E in quelli, indegnamente ci sono pure io, e questa sera reciterò il Mea culpa).

E nessuno ha voglia di darsi la zappa sui piedi accettando di accreditarsi le poche cose che ha fatto bene, se poi deve addebitarsi o sentirsi moralmente corresponsabile delle mille catastrofi generate da stupidità, pazzia, disonestà, abuso di potere e crimini contro l'umanità: vale a dire dello sfascio complessivo degli Stati democratici presunti liberisti, dove i cittadini sono secondo Agamben, ridotti a povere "prede di giuristi, burocrati ed esperti" predatori culturali, politici, economici e finanziari.

Ma tranquilli, non è successo niente di imprevisto. In tempi non sospetti, Mark Twain aveva già sentito puzza di bruciato e dato l'allarme con queste inequivocabili parole: "il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro ma a lungo andare sono più micidiali". E il burlone Twain, la puzza l'aveva sentita ne l'Occidente progredito a casaccio, non certo ai fornelli di casa sua.

Ma non ci sono problemi; contabilizzare i miracoli della cultura, non è un progetto che può partire domani mattina (anzi vi dirò in confidenza, e che rimanga fra noi, non partirà mai !) Perché chi forma i cervelli dei governanti e governati, non li forma certo per finire abusato ma per usare e abusare senza risparmio.

Dal netturbino al massimo presidente mondiale se mai ci fosse, tutti quelli che fanno sono tenuti ad attaccare i cocci rotti da quelli che dicono. E qualche passeggiata in tribunale è toccata pure a Trump. E non sembrano godere di esenzione nemmeno i regnanti.

Mentre i pensatori, "banchieri della cultura", che stanno devastando l'Umanità con le loro idee bislacche, di Comunismo fallito o liberismo alla bancarotta, chiamati in tribunale ad assumersi le proprie responsabilità sistemiche per i guasti miliardari che producono, all'umanità e all'ambiente,  rassegnatevi, non li vedrete mai. 

Al posto degli intellettuali "progettisti" vedrete i politici "progettati" per essere responsabili al 100% ; anche se gli architetti della cultura hanno progettato Stato e Istituzioni, in uscita dall'osteria a mezzanotte.

Per fortuna, nello stagno giornalistico italiano ancora c'è vita: Alessandro Sallusti, 16 febbraio 2026, Rete 4, Quarta Repubblica, ha sparato a bruciapelo contro i Banchieri della cultura con queste inequivocabili parole:

"dopo la riforma della Giustizia si dovrebbe mettere mano alla riforma del Giornalismo". 

Bravo Sallusti, (io non ci credo) ma se dovessero accettare di riformare il giornalismo, attacca al gancio di traino dell'informazione anche l'istruzione e avrai due riforme al prezzo di una.

La cultura va erogata pura alla sorgente, perché depurare i liquami alla foce è impossibile. 
Franco Luceri

sabato 7 febbraio 2026

Lezione e lavoro hanno pari dignità e si completano reciprocamente







Per anni ho pensato che il mondo finanziario fosse il massimo responsabile di tutti i mali del genere umano; ma ora temo di aver subito un lavaggio del cervello dalla cultura dominante, e se non ho sbagliato tutto, poco ci manca.
Perché se fossero davvero i banchieri e gli esattori i massimi responsabili di tutti i problemi del mondo, dovremmo sospettare che hanno deciso di suicidarsi, visto che le banche hanno profitti calanti a rischio fallimento, gli stati sono ricchi sfondati di debito pubblico, mentre le università e le redazioni si moltiplicano come funghi in ogni angolo del pianeta e non è mai fallita una. E le sedi di partito non se la passano per niente male.

I problemi che sì sono sempre risolti aprendo il portafoglio e pagando artigiani e lavoratori; almeno da un secolo hanno bisogno di un esercito aggiunto di professori, professionisti e burocrati, politici e giudici, nella speranza che riescano a tenere in equilibrio il sistema sociale rimuovendo i problemi a colpi di soluzioni finanziarie.
Ma anche se la speranza è l'ultima a morire; pur facendo uso di eserciti di comitati tecnico scientifici (CTS) l'umanità resta sepolta viva di problemi crescenti e inarrestabili. ( vedi Italia ).

E alla lunga, il gigantesco mondo finanziario, per evitare la bancarotta, è costretto a spostare finanziamenti e potere, dai chirurghi della politica ai macellai della guerra, per tentare di recuperare con la forza criminale, la montagna di profitti andati in fumo grazie a "l'intelligenza" del mondo della cultura, mutuata pari pari nella politica e nel mercato come fosse miracolosa.

Provate a guardare la quantità dei cervelli affidati alle scuole e alle università, per la "maturazione dei neuroni" e la qualità delle persone, delle famiglie e dei popoli che ne derivano.

Gli alunni vanno a scuola col coltello "per legittima difesa". Da adulti affrontano la polizia a sputi, martellate e sprangate sempre per legittima difesa. Immaginate cosa succede in Italia nei rapporti uomo donna, o nelle famiglie tra coniugi e tra genitori e figli: il pienone dei miracoli della cultura alla rovescia è garantito.

Dovremmo cercare di capire perché non tutti i problemi vengono risolti, anche quando ci dissanguiamo a pagare eserciti di "sotuttoio" per estirparli alla radice.
I problemi materiali è facile tenerli sotto controllo. La soluzione affidata alla forza e alla intelligenza di manovali e artigiani capaci, è immediata, visibile e misurabile da svariati millenni.
Il rubinetto perdeva ma grazie all'idraulico non perde più, il mattone si muoveva ma il muratore lo ha bloccato, il pneumatico era bucato, ma il gommista ha fatto il miracolo e l'auto è ripartita.

Mentre i problemi culturali non hanno una soluzione immediata, visibile e misurabile. Sono tutti a soluzione posticipata, rateizzata e ritardata.
La scuola ti forma il cervello, rimuovendoti teoricamente il problema dell'ignoranza a colpi di istruzione, ma se la rimozione è vera ed efficace o catastrofica si può stabilirlo solo fuori dalla scuola e dopo anni o decenni. 
Quando uno mette su famiglia e cresce figli, quando va a lavorare, quando spende il salario o il profitto, quando paga correttamente salari e tasse, quando interagisce civilmente e legalmente nei condomini, con la collettività e con le istituzioni dello Stato.
Ma se passano anni da quando ha ritirato un diploma o una laurea, è evidente che alla responsabilità del prof si sono aggiunti i condizionamenti e la responsabilità dell'informazione, della burocrazia, della politica, della giustizia, del sindacato, delle multinazionali e delle banche.
Praticamente la responsabilità del professore non è più separabile e misurabile. C'è un ventaglio letale di corresponsabilità culturali, politiche e finanziarie incalcolabile.
Se sia stata solo l'istruzione a maturarti o marcirti il cervello non si può più stabilirlo; perché i condizionamenti sociali, giuridici ed economici successivi, sono tali e tanti, e a 360 gradi, da far ammattire persino gli Albert Einstein.

Perciò si capisce chiaramente che a questo mondo le soluzioni affidabili sono solo materiali. Quelle intellettuali con la clausola soddisfatti o rimborsati non le hanno ancora inventate. O quantomeno stanno tentando, con i robot e l'intelligenza artificiale.

Anche il pensiero di Gesù, passato per due millenni da una bocca a l'altra, da "cervello a cervello", e trasformato in religioni, non è riuscito a correggere la brutalità e l'ingordizia umana, a scongiurare le carneficine della guerra. 
Per partorire un pensiero razionale servono cervelli speciali, non istruzioni speciali. E quello stesso pensiero razionale, travasato da un cervello ad un altro per milioni o miliardi di volte, finisce annacquato, snaturato, contaminato e persino stravolto rispetto al valore e alla finalità che poteva avere all'origine.

Questa è la vera ragione per cui il "fare", il lavoro manuale ha accresciuto per millenni la sua efficacia costruttiva e salvifica.
I muratori di una volta erano anche architetti, progettavano e costruivano castelli e cattedrali resistenti ai terremoti più di quelli attuali.
Insomma gli umani non sono stati creati per derubare il prossimo fingendo di pensare, ma per guadagnare intelligenza vivendo di duro lavoro materiale. E a questa condanna non siamo in grado di sottrarci a costo zero.

L'istruzione è come una pianta da frutto coltivata sul terreno neurale di un prof; se la spianti e la trasferisci in quello coltivabile dell'alunno non puoi avere la certezza che non stai facendo danno. 
Perché non puoi sapere se in futuro la misura della sua intelligenza sarà sufficiente a fare di quel sapere che gli hai implementato, una onesta soluzione per sé, senza diventare un problema per gli altri: un'arma puntata contro l'umanità.

Se non si alterna istruzione e lavoro, anche il sapere migliore del mondo non genera crescita intellettiva; e non perché il professore e la sua istruzione siano di scarsa qualità, ma perché l'intelligenza vera può scaturire solo alternando o unendo lezione e azione: temendo contemporaneamente sveglio e attivo cervello e mano.
Gesù avrebbe potuto scegliersi un padre intellettuale, un Platone o un Pitagora, un politico o un banchiere, scelse di nascere figlio di falegname, forse voleva insegnarci che l'azione non è meno istruttiva della lezione: che "lezione e azione" hanno pari dignità.
Franco Luceri