sabato 21 febbraio 2026

La democrazia è immunodepressa: rompe chi pensa e paga chi fa






Jean Jacques Rousseau considerava la democrazia perfetta per un popolo di dei, ma inadatta agli uomini non abbastanza istruiti per autogovernarsi.

E tre secoli dopo, Giorgio Agamben rigira la frittata, e ci conferma che la democrazia è inadatta ai popoli istruiti, perché incapaci di resistere alla tentazione di abusare del potere culturale per arraffare potere politico e finanziario.
Le democrazie attuali stanno morendo di "pandemia culturale". La crescita tumorale di laureati, secondo Agamben ha ridotto i cittadini sovrani, a "povere prede di giuristi, burocrati ed esperti".

Platone può anche rigirarsi nella tomba, ma se la sua democrazia non serve agli ignoranti perché non sanno (Rousseau); ma può anche trasformarsi in arma letale in mano agli istruiti perché sanno troppo e sono tentati di abusare del loro strapotere per avidità, o se onesti, per sottrarsi agli abusi altrui; allora va detto e va urlato:
la democrazia ha un sistema immunitario da malata incurabile;    invece di salvare, ha bisogno di eserciti di salvatori e salvataggi.

Oggi a livello planetario, gli uomini di cultura, avendo il monopolio del sapere, hanno il potere di progettare le istituzioni e formare i governanti che le guidano, e i governati, usati e abusati da facchini invece di servirli da sovrani.
Quindi, i produttori di cultura, non rispondono della qualità dei sistemi o sottosistemi che progettano, né della formazione dei soggetti che istruiscono: "sono esenti da responsabilità al 100%".

Ed è come se un architetto progettasse un grattacielo, e dei suoi calcoli sbagliati che lo fanno crollare, fossero responsabili i muratori che hanno incollato mattoni a regola d'arte.

I "Banchieri" del sapere, architetti dei sistemi sociali, non sono tenuti a contabilizzare l'utilità o il danno sociale generato dalle istituzioni che loro hanno partorito, perché in 2500 anni nessuno ha mai avuto abbastanza potere da obbligarli.
 
Sappiamo però, sulla nostra pelle, che la pandemica diffusione del sapere sta generando indirettamente, per mano di governanti e governati, anche furti, truffe, disservizi, corruzione e persino crimini contro l'umanità, o al meglio, fuga di cervelli per non competere in maniera criminale, o morire di sfruttamento e fame per restare onesti.

E forse si potrebbe indurre il mondo della cultura ad assumersi piano piano per non fare danni peggiori, le sue mancate responsabilità sistemiche, invogliandolo a contabilizzare "i profitti e le perdite" generati dall'istruzione e da l'informazione mutuate pari pari in politica economia e finanza.

Se dopo un ventennio di "istruzione" e "informazione", i distributori di cultura ci rimandano a casa con un cervello pieno di segatura anziché di neuroni maturi; i "maturatori" hanno il potere di dissociarsi. Come dire: se siete nati stupidi peggio per voi; la nostra è scienza, i cocci sono vostri, attaccateli.

I bulli, gli accoltellatori, gli stalker, i ladri, i responsabili di femminicidi, i ladri di bambini e di organi, i devastatori ambientali, i corrotti e corruttori, i malversatori, gli abusatori di potere, e quelli che affrontano le forze dell'ordine a martellate e sprangate, escono tutti dalla stessa scuola, ma è come se avessero frequentato qualche caverna sconosciuta, nessuno si sente almeno moralmente responsabile.

Da Talete ad oggi, forse il conto profitti e perdite della cultura non è stato nemmeno ipotizzato. E ora rientrerebbe nell'ordine dei miracoli se gli addetti ai lavori accettassero di crearlo e aggiornarlo.
Ma è improbabile, perché quelli che maneggiano la scienza sono ormai un invincibile esercito mondiale: 
100 milioni di professori e 
1,3 milioni di giornalisti professionisti. 
Senza contare quelli che si dedicano al giornalismo amatoriale e sono un numero inquantificabile. 
(E in quelli, indegnamente ci sono pure io, e questa sera reciterò il Mea culpa).

E nessuno ha voglia di darsi la zappa sui piedi accettando di accreditarsi le poche cose che ha fatto bene, se poi deve addebitarsi o sentirsi moralmente corresponsabile delle mille catastrofi generate da stupidità, pazzia, disonestà, abuso di potere e crimini contro l'umanità: vale a dire dello sfascio complessivo degli Stati democratici presunti liberisti, dove i cittadini sono secondo Agamben, ridotti a povere "prede di giuristi, burocrati ed esperti" predatori culturali, politici, economici e finanziari.

Ma tranquilli, non è successo niente di imprevisto. In tempi non sospetti, Mark Twain aveva già sentito puzza di bruciato e dato l'allarme con queste inequivocabili parole: "il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro ma a lungo andare sono più micidiali". E il burlone Twain, la puzza l'aveva sentita ne l'Occidente progredito a casaccio, non certo ai fornelli di casa sua.

Ma non ci sono problemi; contabilizzare i miracoli della cultura, non è un progetto che può partire domani mattina (anzi vi dirò in confidenza, e che rimanga fra noi, non partirà mai !) Perché chi forma i cervelli dei governanti e governati, non li forma certo per finire abusato ma per usare e abusare senza risparmio.

Dal netturbino al massimo presidente mondiale se mai ci fosse, tutti quelli che fanno sono tenuti ad attaccare i cocci rotti da quelli che dicono. E qualche passeggiata in tribunale è toccata pure a Trump. E non sembrano godere di esenzione nemmeno i regnanti.

Mentre i pensatori, "banchieri della cultura", che stanno devastando l'Umanità con le loro idee bislacche, di Comunismo fallito o liberismo alla bancarotta, chiamati in tribunale ad assumersi le proprie responsabilità sistemiche per i guasti miliardari che producono, all'umanità e all'ambiente,  rassegnatevi, non li vedrete mai. 

Al posto degli intellettuali "progettisti" vedrete i politici "progettati" per essere responsabili al 100% ; anche se gli architetti della cultura hanno progettato Stato e Istituzioni, in uscita dall'osteria a mezzanotte.

Per fortuna, nello stagno giornalistico italiano ancora c'è vita: Alessandro Sallusti, 16 febbraio 2026, Rete 4, Quarta Repubblica, ha sparato a bruciapelo contro i Banchieri della cultura con queste inequivocabili parole:

"dopo la riforma della Giustizia si dovrebbe mettere mano alla riforma del Giornalismo". 

Bravo Sallusti, (io non ci credo) ma se dovessero accettare di riformare il giornalismo, attacca al gancio di traino dell'informazione anche l'istruzione e avrai due riforme al prezzo di una.

La cultura va erogata pura alla sorgente, perché depurare i liquami alla foce è impossibile. 
Franco Luceri

sabato 7 febbraio 2026

Lezione e lavoro hanno pari dignità e si completano reciprocamente







Per anni ho pensato che il mondo finanziario fosse il massimo responsabile di tutti i mali del genere umano; ma ora temo di aver subito un lavaggio del cervello dalla cultura dominante, e se non ho sbagliato tutto, poco ci manca.
Perché se fossero davvero i banchieri e gli esattori i massimi responsabili di tutti i problemi del mondo, dovremmo sospettare che hanno deciso di suicidarsi, visto che le banche hanno profitti calanti a rischio fallimento, gli stati sono ricchi sfondati di debito pubblico, mentre le università e le redazioni si moltiplicano come funghi in ogni angolo del pianeta e non è mai fallita una. E le sedi di partito non se la passano per niente male.

I problemi che sì sono sempre risolti aprendo il portafoglio e pagando artigiani e lavoratori; almeno da un secolo hanno bisogno di un esercito aggiunto di professori, professionisti e burocrati, politici e giudici, nella speranza che riescano a tenere in equilibrio il sistema sociale rimuovendo i problemi a colpi di soluzioni finanziarie.
Ma anche se la speranza è l'ultima a morire; pur facendo uso di eserciti di comitati tecnico scientifici (CTS) l'umanità resta sepolta viva di problemi crescenti e inarrestabili. ( vedi Italia ).

E alla lunga, il gigantesco mondo finanziario, per evitare la bancarotta, è costretto a spostare finanziamenti e potere, dai chirurghi della politica ai macellai della guerra, per tentare di recuperare con la forza criminale, la montagna di profitti andati in fumo grazie a "l'intelligenza" del mondo della cultura, mutuata pari pari nella politica e nel mercato come fosse miracolosa.

Provate a guardare la quantità dei cervelli affidati alle scuole e alle università, per la "maturazione dei neuroni" e la qualità delle persone, delle famiglie e dei popoli che ne derivano.

Gli alunni vanno a scuola col coltello "per legittima difesa". Da adulti affrontano la polizia a sputi, martellate e sprangate sempre per legittima difesa. Immaginate cosa succede in Italia nei rapporti uomo donna, o nelle famiglie tra coniugi e tra genitori e figli: il pienone dei miracoli della cultura alla rovescia è garantito.

Dovremmo cercare di capire perché non tutti i problemi vengono risolti, anche quando ci dissanguiamo a pagare eserciti di "sotuttoio" per estirparli alla radice.
I problemi materiali è facile tenerli sotto controllo. La soluzione affidata alla forza e alla intelligenza di manovali e artigiani capaci, è immediata, visibile e misurabile da svariati millenni.
Il rubinetto perdeva ma grazie all'idraulico non perde più, il mattone si muoveva ma il muratore lo ha bloccato, il pneumatico era bucato, ma il gommista ha fatto il miracolo e l'auto è ripartita.

Mentre i problemi culturali non hanno una soluzione immediata, visibile e misurabile. Sono tutti a soluzione posticipata, rateizzata e ritardata.
La scuola ti forma il cervello, rimuovendoti teoricamente il problema dell'ignoranza a colpi di istruzione, ma se la rimozione è vera ed efficace o catastrofica si può stabilirlo solo fuori dalla scuola e dopo anni o decenni. 
Quando uno mette su famiglia e cresce figli, quando va a lavorare, quando spende il salario o il profitto, quando paga correttamente salari e tasse, quando interagisce civilmente e legalmente nei condomini, con la collettività e con le istituzioni dello Stato.
Ma se passano anni da quando ha ritirato un diploma o una laurea, è evidente che alla responsabilità del prof si sono aggiunti i condizionamenti e la responsabilità dell'informazione, della burocrazia, della politica, della giustizia, del sindacato, delle multinazionali e delle banche.
Praticamente la responsabilità del professore non è più separabile e misurabile. C'è un ventaglio letale di corresponsabilità culturali, politiche e finanziarie incalcolabile.
Se sia stata solo l'istruzione a maturarti o marcirti il cervello non si può più stabilirlo; perché i condizionamenti sociali, giuridici ed economici successivi, sono tali e tanti, e a 360 gradi, da far ammattire persino gli Albert Einstein.

Perciò si capisce chiaramente che a questo mondo le soluzioni affidabili sono solo materiali. Quelle intellettuali con la clausola soddisfatti o rimborsati non le hanno ancora inventate. O quantomeno stanno tentando, con i robot e l'intelligenza artificiale.

Anche il pensiero di Gesù, passato per due millenni da una bocca a l'altra, da "cervello a cervello", e trasformato in religioni, non è riuscito a correggere la brutalità e l'ingordizia umana, a scongiurare le carneficine della guerra. 
Per partorire un pensiero razionale servono cervelli speciali, non istruzioni speciali. E quello stesso pensiero razionale, travasato da un cervello ad un altro per milioni o miliardi di volte, finisce annacquato, snaturato, contaminato e persino stravolto rispetto al valore e alla finalità che poteva avere all'origine.

Questa è la vera ragione per cui il "fare", il lavoro manuale ha accresciuto per millenni la sua efficacia costruttiva e salvifica.
I muratori di una volta erano anche architetti, progettavano e costruivano castelli e cattedrali resistenti ai terremoti più di quelli attuali.
Insomma gli umani non sono stati creati per derubare il prossimo fingendo di pensare, ma per guadagnare intelligenza vivendo di duro lavoro materiale. E a questa condanna non siamo in grado di sottrarci a costo zero.

L'istruzione è come una pianta da frutto coltivata sul terreno neurale di un prof; se la spianti e la trasferisci in quello coltivabile dell'alunno non puoi avere la certezza che non stai facendo danno. 
Perché non puoi sapere se in futuro la misura della sua intelligenza sarà sufficiente a fare di quel sapere che gli hai implementato, una onesta soluzione per sé, senza diventare un problema per gli altri: un'arma puntata contro l'umanità.

Se non si alterna istruzione e lavoro, anche il sapere migliore del mondo non genera crescita intellettiva; e non perché il professore e la sua istruzione siano di scarsa qualità, ma perché l'intelligenza vera può scaturire solo alternando o unendo lezione e azione: temendo contemporaneamente sveglio e attivo cervello e mano.
Gesù avrebbe potuto scegliersi un padre intellettuale, un Platone o un Pitagora, un politico o un banchiere, scelse di nascere figlio di falegname, forse voleva insegnarci che l'azione non è meno istruttiva della lezione: che "lezione e azione" hanno pari dignità.
Franco Luceri

sabato 31 gennaio 2026

Le catastrofi "culturalpolitiche" insidiano il primato alle naturali, perché?







Se quelli che sanno non provvedono con onestà a garantire funzionalità agli Stati formando una burocrazia capace, lasciano a quelli che possono, fanno e hanno, la piena libertà di aggiustare i sistemi sociali con politiche economiche, finanziarie o peggio belliche totalitarie e genocide.


Da quando i filosofi hanno inventato la politica e i matematici la scienza; allo sfruttamento dei popoli si dedicano con grande entusiasmo, pensatori, burocrati, politici, industriali e banchieri.

Negli ultimi 25 secoli, a partire da Talete, e passando da Platone e Pitagora fino a Rousseau; gli "addetti ai lavori" avranno tentato chissà quante volte di estinguere l'umanità. Ma nel secolo scorso, con il comunismo, fascismo e nazismo hanno raggiunto un livello di bestialità collettiva a dir poco notevole.

Dalle origini dell'uomo, la povertà, più della cultura e del benessere, ha sempre aiutato l'umanità a sviluppare vera intelligenza. Ma nell'ultimo secolo, scegliendo di fidarsi più della cultura ché della natura, i popoli ricchi sono ripiombati in una forma di tragica stupidità sconosciuta persino alle scimmie da cui noi umani deriviamo.
Grazie alla cultura, l'umanità è passata dal necessario al benessere, fino a dividere ogni popolo del presunto "Occidente progredito", in tre ben distinte classi sociali: pochi lupi di buon appetito, una classe media di addetti al mattatoio, e una marea di animali da macello.

E questo ambizioso programma, socio politico economico, è disegnato e realizzato scientificamente, cancellando dal cervello umano ogni traccia di intelligenza istintiva, in modo da indurre i popoli ad accettare con rassegnazione lo sfruttamento e l'asservimento legalizzato. Salvo a passare poi alla eliminazione fisica di chi osasse compromettere l'appetito famelico delle Elite.

In altre parole, la natura, creando disagio, ha sempre formato popoli intelligenti, dediti allo sfruttamento misurato e rispettoso delle risorse ambientali: contadini, pastori, pescatori, boscaioli e artigiani, sì sono sempre rassegnati a vivere con moderazione dei frutti della natura che rispettavano da madre.

Ma alla lunga, l'umanità istruita, si è impegnata ad alleviare il disagio della povertà con la comodità del benessere, fino a sconfinare ingordamente nel lusso sfrenato ed ecoassassino.
Ed è stato un suicidio, perché il benessere rincretinisce i popoli, che finiscono per passare dalla dittatura naturale, alla dittatura cultural finanziaria, come è stato nell'ultimo secolo con il comunismo e il nazifascismo, che fingendo di mettere riparo a l'impovenimento delle masse, piano piano i sistemi politici si sono suicidati sconfinando nel totalitarismo criminale e genocida.

Ora gli effetti del suicidio cultural politico, li troviamo nei giovani bulli che vanno a scuola col coltello, nel dilagare inarrestabile dei femminicidi, nella famelica ingordigia di imprenditori e banchieri e nella dilagante corruzione dei poteri pubblici che in Italia continuano a fare danni inarrestabili.

E non è solo la scarsa produttività economica italiana a fare brutti scherzi; posto che la civilissima e ricchissima Svizzera ha reso possibile la strage di Crans-Montana, dove l'irresponsabilità pubblica ha finito per legittimare di fatto la criminale rapacità privata.

Io non sono culturalmente qualificato a stabilire: tra ignoranza e istruzione, povertà e benessere; quale sapere, avere e potere, possa ricreare nei popoli liberi, un accettabile livello di intelligenza e moralità, perché le migliori intenzioni dei governanti che promettono miracoli, smettano di lastricare le peggiori vie dell'inferno, a colpi di catastrofi, epidemie, carestie e guerre inarrestabili.
Franco Luceri

domenica 25 gennaio 2026

L'istruzione riempie i cervelli, ma solo il lavoro li matura






Il sapere teorico fa sempre bella figura imbottigliato, etichettato e certificato dal produttore. Ma mantiene le promesse, non se fa di un ignorante un ciarlatano con la laurea, ma un lavoratore responsabile,  capace di mutare i problemi in soluzioni, i costi in profitti onesti, salari dignitosi e tributi per lo Stato. Se contribuisce ad umanizzare individui per rendere pacifici e solidali i popoli.
Altrimenti, anche la migliore delle culture democratiche, contribuisce a danneggiare lavoratori e imprenditori onesti che buttano il sangue per finanziarla. Non certo per avere più guerre, più criminali, più fame e più pandemie.
In Occidente qualunque democrazia è in mano ad una maggioranza di istruiti e una minoranza di ignoranti che impotente ne subisce gli effetti.
E in quanto maggioranza, gli istruiti dovrebbero assumersi la responsabilità civile e penale del funzionamento del sistema sociale che loro hanno progettato, costruito e occupato in tutti i gangli vitali del potere: dalla Corte Costituzionale allo sgabuzzino delle scope.
Altrimenti il popolo bue lavora e paga le tasse per mantenere una classe di "ciarlatani  irresponsabili", che al pari di boscaioli stupidi tagliano il ramo su cui siedono (danneggiando chi produce ricchezza per finanziarli) e così condannano a morte popolo e Stato.

Le istituzioni totalmente irresponsabili, e causa di qualunque problema sociale sono due: istruzione e informazione
E la qualità del sapere teorico che inbottigliano nelle teste d'uovo, bellamente etichettato come laurea o master, si può misurare e certificare solo sul posto di lavoro, se da quel prodotto si ricavano salari dignitosi per i lavoratori, profitti onesti per gli imprenditori e tributi per lo Stato, capace di convertirli in servizi pubblici.
Ma se le uniche forme di salvataggio possibili per chi agisce nei sistemi sociali, progettati dai pensatori, sono la corruzione, l'evasione e l'elusione, la truffa e il furto o peggio la devastazione ambientale, allora il sapere che ci sta nutrendo il cervello vale meno dei rifiuti solidi urbani.

Nel mondo della cultura ci sono "Troppe teste pensanti e nessuna direzione comune", e generando ricchezza di parole e povertà di salari e profitti, istigano a delinquere chi è condannato a produrre ricchezza e pagare tasse nel disperato tentativo di limitare i danni o evitare il fallimento. Oppure, per non finire in default, istigano alla guerra gli Stati sepolti vivi di debito pubblico.

Almeno da mezzo secolo l'istruzione continua a spostare il baricentro del potere: dal fare al pensare, dal lavorare al parlare, dall'avere al sapere.
Ora il numero delle persone che mangia producendo parole senza senso e sfruttando il lavoro e la produttività mal pagata altrui è mostruoso.
Ed è ancora più mostruoso che gli errori di chi pensa non screditano mai la categoria dei pensatori ma quella di chi è preposto ad agire per tenere in vita se stesso la propria famiglia, le istituzioni e l'intero sistema Stato.
Il mondo dell'istruzione sforna una quantità mostruosa di laureati e masterizzati che invadono ed occupano le istituzioni democratiche come politici, giudici, sindacalisti, burocrati, industriali e banchieri.
Ma quando un laureato prestato alla politica o alla giustizia sbaglia per colpa o dolo, scredita la categoria dei politici o dei Giudici ma non sfiora nemmeno alla lontana "il corpo corazzato e blindato dei fornitori di cultura da cui proviene, e che sono l'origine di qualunque problema.
Chi ha progettato la foresta di istituzioni mangia soldi del sistema Stato, e formato e informato i cittadini, non è nemmeno sfiorato dal dubbio che possa aver impiegato i mezzi per una finalità sbagliata ed è la vera causa dello sfascio sociale, politico, economico, finanziario e ambientale.
Il mondo dei parodieri è in una botte di ferro, è corazzato e continua a fare danni obbligando la gente ad istruirsi e a parlare invece di aiutarla ad agire, a produrre ricchezza onesta per sé, per la collettività e per le istituzioni democratiche che ne consumano a vagonate: Scuola e Sanità in primis.

Troppe teste pensanti e poche mani produttive. Insomma il problema dell'Occidente è quantomeno sistemico, si spaccia per civile, democratico, evoluto, progredito, produttivo e scientificamente impeccabile. 
Ma la violenza Inizia già dai giovani nelle aule scolastiche ed è significativa  della "in-voluzione" reale della cultura occidentale, che rende necessaria l'azione criminale, la guerra dei singoli e dei popoli per mettere riparo al diluvio universale dei danni prodotti dal "pensiero unico" privo di finalità sistemica, ricco solo di costi e catastrofi, che obbligano chi agisce a tentare di sfuggire al fallimento con metodi sempre più violenti o criminali, rischiando la borsa e la vita altrui.
Le democrazie moderne non hanno futuro, sono in corto circuito
Essendo maggioranza, il potere culturale è anche insindacabile e intoccabile potere politico, burocratico e giudiziario.
I laureati vanno a Roma per confezionarsi da legislatori le "leggi ad Casta", e a fine mandato tornano ad applicarle nel blindato mondo della cultura a proprio uso e consumo. Alla faccia di quel fesso di Pantalone chiamato a pagare il conto a piè di lista o levare il disturbo.
Le democrazie moderne non hanno futuro, perché sono militarizzate dal mondo dell'istruzione, che producendo laureati e masterizzati manda in giro le proprie teste d'uomo come fossero "soldati armati fino ai denti", ad occupare tutte le istituzioni, tutti i poteri pubblici e privati: stampa, politica, burocrazia, giustizia, sindacato, mercato e Finanza. E questo basta a rendere finta e ridicola qualunque opposizione. Quella dei comunisti mangia fascisti e fascisti mangia comunisti che si sparano reciprocamente accuse di "sfascismo", ma restano sempre là a fare razzia di prebende, tangenti e privilegi.
Il Pensiero Unico del mondo della cultura, è ormai immodificabile Vangelo nelle democrazie liberali di nome e tiranniche di fatto.

Franco Luceri

sabato 17 gennaio 2026

La natura ci fa nascere schiavi per nutrirci, la politica ci promuove "sovrani" per affamarci


 





Manlio Sgalambro diceva che la filosofia non può che avere "funzione consolatoria", dovendo convincere gli umani, (anche chi si illude di essere politicamente sovrano) che su questo pianeta, dipendendo dalla natura per le risorse vitali: aria, acqua, fuoco, cibo e terra, siamo tutti schiavi di fatto; perché nessuna scienza, politica o libero mercato sarà mai capace di tenere in vita l'umanità sostituendo la natura fornitrice di risorse vitali per tutti.

A questo mondo, per essere socio ed ecocompatibili dovremmo rassegnarci a dipendere più dalla natura e meno dalla cultura e politica che sono scandalosamente falsificatrici. 
Leonardo da Vinci diceva che
"la complessità di questo mondo è imponderabile, perché è tutto collegato ed interdipendente". 
Più studiamo e lavoriamo per migliorarci la qualità della vita, più la peggioriamo, ignorando gran parte delle leggi della natura, che a colpi di catastrofi ci manda a dire quanto apprezza la nostra ossessiva e rapace appropriazione del bello.

Posto che la comunità mondiale è numericamente crescente; per essere ecocompatibili, noi umani dovremmo consumare sempre meno, dovendo compensare l'inevitabile maggiore consumo dovuto all'incremento demografico che costa al pianeta distruzione crescente di risorse naturali, non sempre e non tutte rinnovabili.

E tenere in buona salute l'Economia stimolando la crescita dei consumi, come fa l'intera comunità mondiale, è autolesionismo, è politica da ospedale psichiatrico, perché ciò che è utile all'umanità è dannoso al pianeta, lo impoverisce, lo inquina, lo avvelena, lo devasta e scatena reazioni ambientali opposte a quelle volute e vitali per l'uomo.

E così piano piano, in un secolo, l'intera umanità, con una pericolosa inversione a U ha imboccato un modello di vita che porta dritto allo sfascio e alla guerra, con l'illusione che se istruiti e informati, si può dare libero sfogo alla creatività migliorando ciò che Dio ha creato per l'umanità ignorante, (le caverne), ma ora va arricchito e adattato a l'umanità istruita evoluta e gonfia di presunzione da sentirsi capace e padrona del mondo e persino dell'universo e ha bisogno quanto meno di ville lussuose con piscina e aria condizionata.

Ma se la "dispensa natura" smettesse di rifornirci di ARIA anche solo per 24 ore, il giorno successivo ci sarebbero 8 miliardi di cadaveri senza un becchino per la sepoltura, un prof per insegnare, uno scienziato per inventare, un politico per legiferare o un giudice per assolvere o condannare. Sparirebbe d'incanto la razza dei "sotuttoio": ciarlatani, corrotti, truffatori e strozzini, negrieri, guerrafondai e tiranni genocidi.
Quando gli umani dicono di nascere liberi mentono spudoratamente, perché libero è soltanto il soggetto che è autosufficiente di fatto, possedendo tutte le risorse per vivere.
E su 8 miliardi di umani non c'è uno che da sveglio o dormiente, scienziato o ignorante, non sia condannato a prelevare risorse dalla dispensa natura per respirare, bere, pensare, cuocere, mangiare, vestire, lavorare, muoversi.

Insomma, istigare culturalmente il singolo a dare libero sfogo alla propria creatività consumistica per arricchire multinazionali, banchieri ed esattori è una truffa colossale a danno dell'intera comunità mondiale che nasce e muore schiava delle leggi della natura che per le violazioni non infligge galere individuali ma solo condanne a morte collettive. (Vedi Vajont)

Noi poveri umani intraprendiamo mille nuove attività culturali e materiali al secondo, ma solo quelle che rispettano l'ambiente ricevono risposte utili all'uomo.
Quelle "giuridicamente filantropiche", ma predatorie di fatto, convertono Madre Natura in matrigna assassina e istigano le prime potenze mondiali a tentare di tamponare i danni finanziari con politiche  genocide, che tutti gli enti sovranazionali condannano a colpi di bla bla, perché nessuno ha la forza di fermare i cervelli bacati dei "sapienti" e le mani assassine dei potenti.
Franco Luceri

domenica 11 gennaio 2026

La politica che non tutela le famiglie condanna a morte lo Stato di diritto
















Le famiglie costrette a cambiare regione o nazione per trovare le risorse per vivere, sono famiglie violentate e derubate di affetti, solidarietà e produttività. Una famiglia talmente divisa che fatica a riunirsi persino in video chiamata, non è più una famiglia produttiva; e non sarà mai abbastanza contributiva per garantirsi uno Stato in buona salute e non costantemente a rischio default.

Se fa un cattivo uso di cultura e finanza, la politica impoverisce le famiglie e uccide pace sociale, natalità e produttività.
L'inevitabile calo del PIL impoverisce di tributi lo Stato, e lo arricchisce di sfascio, disservizi, debito pubblico, crimini di tutte le razze, e in un paio di secoli, immigrazione fuori controllo e calo di natalità e produttività, mettono qualunque Popolo a rischio estinzione.
E quando l'effetto domino si allarga fino a diventare pandemico, i governanti delle Primissime Potenze Mondiali che con la forza possono tutto, "tornano a fare provviste in casa altrui", esportando democrazia a cannonate verso i popoli che hanno abbondanza di risorse: materie prime, giacimenti di petrolio e gas, terre rare, Infrastrutture, tecnologia ecc. ecc.
E a quel punto, è inutile scandalizzarsi perché la rete di protezione del diritto internazionale è finita sfondata come una ragnatela dai crimini di Stato palesemente terroristici o letteralmente genocidi.

Per tenere concretamente in buona salute gli Stati (ed evitare le visite "filantropiche" degli esportatori di democrazia ...) i nuclei familiari e le aziende a conduzione familiare andrebbero lasciati in grazia di Dio e se necessario custoditi gelosamente sul territorio dove sono nati e operano da secoli e persino millenni
Perché lacerare affetti, cooperazione, competenze e secolare genialità produttiva delle famiglie unite e solidali, che sono le cellule vive e la spina dorsale di qualunque sistema Stato, è una "calamità ingovernabile".
Che non si cura certo a colpi di finanziamenti pubblici, balzelli tributari, riforme della Giustizia, dopo aver diviso i nuclei familiari e condannato alla bancarotta le imprese di famiglia che non possono più avere una comune e vincente finalità.
I bisogni dei nonni acciaccati confliggono con i progetti dei figli che hanno già la valigia pronta per cambiare regione o stato, e con i colpi di testa dei nipoti super impegnati a sballarsi il cervello tra sport, ristoranti e discoteche fino all'alba.

Le politiche sbagliate fingono di correggere i problemi cancellando gli effetti, senza rimuovere le cause, che poi si ripercuotono pari pari sulle famiglie portando divisione e litigiosità  e arroventando i rapporti di coppia e di genere tra soggetti psicologicamente e/o economicamente deboli o malati.
In ogni campo servirebbe umiltà, solidarietà e intelligenza che non si guadagnano a scuola studiando; perché l'intelligenza non è insegnabile, si costruisce responsabilmente soltanto dopo la scuola, vivendo, facendo, lavorando, sbagliando, correggendo, cooperando, senza egoismo e presunzione che istigano alla violenza i singoli e alla guerra i popoli.

Ma se cultura e politica, (come in Italia) stanno dimostrando di non essere in grado di trasformare i singoli individui in famiglie onestamente produttive e contributive e le famiglie in popolo democratico capace di autogovernarsi senza finire asservito al mercato e alla Finanza, allora "il BUON GOVERNO" in Italia è impossibile: s'ammazzerebbe di lavoro persino il Padre Eterno se tentasse di garantirlo.

Un contadino italiano ha laureato tre maschi e una femmina: uno è andato ad insegnare ad Harvard, un altro progetta grattacieli a Dubai, un altro dirige una banca a Londra, e la donna è restata col padre a fare la contadina. Ma dopo due anni si è sposata ed è andata a vivere lontano dai genitori. Ben presto all'impresa familiare si sono ridotti i profili e il contadino è fallito e ha perduto terra e casa. Perché l'impresa familiare con il nucleo familiare sparpagliato ai quattro venti non è più impresa e non è più famiglia autosufficiente e contribuente per lo Stato.
Nei successivi cinque anni i genitori si sono ammalati e sono morti da soli abbandonati da figli e nipoti. 
Voi pensate davvero che la cultura e la politica democratica abbiano migliorato la qualità della vita di quella famiglia, i profitti di quella impresa, e con i loro tributi la solidità economica dello Stato? Io qualche dubbio ce l'ho.
Con i nuclei familiari sparpagliati in giro per il mondo si perdono cittadini, famiglie, imprese e Stati. 
E non c'è chirurgo politico, non c'è premier Meloni, nero, rosso o arcobaleno, che possa ricucire queste lacerazioni demografiche, culturali e finanziarie mortali.
Franco Luceri