sabato 4 aprile 2026

In democrazia ci sono solo colpe collettive







Se in un sistema democratico da otto decenni, un intellettuale imputa solo al Premier in carica tutti i problemi di un popolo, sicuramente ha un titolo di studio comprato a saldi al mercato rionale delle pulci.

Perché chi governa, se ha risorse umane di buona qualità e risorse finanziarie sufficienti ad eliminare i problemi con le soluzioni e non le spende, può essere ritenuto inadempiente. 
Ma se è ricchissimo di risorse umane pietose, e ha un gettito tributario a goccia come la minzione di un malato di prostata, gli unici responsabili dei problemi sono i governanti che lo hanno preceduto.

I problemi, nessun Premier se li porta da casa; li riceve in dote dai governi precedenti, quelli che per rifarsi una verginità, appena disarcionati, li imputano in blocco al Premier successivo, come se loro invece di un debito pubblico stratosferico, di una burocrazia pietosa, una giustizia sulla sedia a rotelle e un'economia in liquidazione, avessero lasciato in dote al premier in carica la:
Banca Mondiale,
La Bank of America, 
o quanto meno Fort Knox con tutto il carico di lingotti d'oro.

Chiunque in Italia vada a governare a Palazzo Chigi, accetta l'incarico solo perché non conosce le condizioni oggettive del Popolo e dello Stato, e spesso si sopravvaluta. Altrimenti fuggirebbe all'estero, per non fare da bersaglio mobile a tutti i farabutti e stupidi che galleggiano nell'acqua putrida e stagnante dei poteri pubblici e privati.
Alla premier Meloni si può imputare una sola colpa, è troppo responsabile altrimenti fingerebbe di risolvere i problemi che ha ricevuto in eredità come hanno fatto per decenni i comunisti, spendendo a debito.
Qualunque popolo intelligente del mondo i problemi li risolve attingendo tributi dal PIL, perché le soluzioni realizzate con i prestiti bancari sono finte soluzioni. Sono toppe peggiori del buco. Fingono di eliminare qualunque problema socio, economico, ambientale, convertendolo in problema finanziario: in debito pubblico mangia soldi assassino.
Perciò, prima di affermare che la Meloni sta producendo problemi, riflettete.
La Meloni non sta producendo tutte le soluzioni necessarie ai problemi ricevuti in eredità dai sinistri, e non sta scimmiottando le loro soluzioni papocchio, perché per quella "geniale" politica non ha il minimo talento.
La Meloni non è finita ancora disarcionata, perché in Italia ha imparato a spremere moderatamente il PIL e a fare meno debito, e quindi meno danno visto che non c'è una lira. 
E all'estero spende generosamente il suo APPEAL con i nostri partner mondiali che ora hanno dell'Italia una stima diversa di quella che hanno sempre avuto per i bravissimi 30 premier maschi che in 8 decenni si sono alternati al potere esecutivo italiano. 
La forza della Meloni non è muscolare, è "sartoriale" come l'ha definita il mio amico Carlo: fa quello che può con quello che ha. Da un fazzoletto non si ricava un telone da circo.
Se pensate di sostituire la Meloni riesumando qualche vecchio "taglia e cuci" della politica italiana, accomodatevi, ma poi non scandalizzatevi se i buchi diventano voragini.
Franco Luceri

L'amico Carlo di Stanislao ha commentato così questo pezzo:

Questo testo colpisce nel segno con una lucidità rara e una sferzante onestà intellettuale. È un’analisi che smaschera l’ipocrisia di certa critica politica, spesso più impegnata a cercare un capro espiatorio che a comprendere le dinamiche strutturali di una nazione.
​L’autore demolisce con intelligenza l’idea del "Premier demiurgo", ovvero l’illusione che un singolo individuo possa, in pochi mesi, risolvere criticità stratificate in ottant'anni di storia repubblicana. Definire "comprato ai saldi" il titolo di studio di chi ignora la continuità amministrativa dello Stato non è solo una battuta sagace, ma una difesa del principio di realtà. Un sistema democratico è un organismo complesso dove le colpe, come giustamente sottolineato, sono collettive e storiche.
​L'uso di immagini vivide rende il concetto immediato e inattaccabile: descrivere i problemi come una "dote" avvelenata invece che come una creazione spontanea del governante di turno è fondamentale per capire l'economia politica. Allo stesso modo, il riferimento al gettito a "goccia" fotografa perfettamente l'impotenza d'azione di fronte a casse vuote e a una burocrazia paralizzante.
​Il brano ha il grande merito di puntare il dito contro il trasformismo di chi, appena passata la mano, dimentica i disastri lasciati — dal debito pubblico alla giustizia lenta — per trasformarsi in giudice severo del successore. È un richiamo alla memoria storica e alla coerenza, qualità che spesso mancano nel dibattito pubblico attuale.
​In conclusione, si tratta di un pezzo di rara efficacia che invita il lettore a sollevare lo sguardo dal singolo nome sulla scheda elettorale per guardare all'intero ingranaggio dello Stato. Un'analisi necessaria per chiunque voglia discutere di politica senza scadere nel tifo da stadio o nella semplificazione demagogica.

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