giovedì 30 luglio 2026

Dialogo fra due amici sui volti della medicina


Una domanda rivolta da Franco Luceri al prof. Carlo di Stanislao ha prodotto questo scambio di vedute.

Franco Luceri scrive a Carlo:

Non mi sono mai occupato di cultura orientale, ma conoscendo te caro Carlo e ammirando la tua cultura enciclopedica, sto cercando di capire cosa ha di diverso la cultura orientale.

Sono dilettante allo sbaraglio in questa materia, sapevo solo che esiste la Cina come nazione, ma credo che i popoli orientali non si sono staccati troppo dalla natura e hanno cercato di adattare la cultura alla natura.

Mentre gli occidentali mostruosamente idioti hanno fatto l'esatto contrario, hanno pensato di poter piegare e adattare la natura alla cultura posta al servizio del cannibalismo politico, economico e finanziario.

Carlo tu che da 50 anni ti occupi di medicina cinese, se ho capito male correggimi.

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Carlo di Stanislao risponde:   

Le tue parole mi hanno colpito perché non cercano di dimostrare qualcosa, ma di comprendere. Questo, a mio avviso, è già il modo migliore di avvicinarsi a una cultura diversa dalla propria.

Credo che la tua intuizione colga un aspetto importante. Molte tradizioni orientali, e in particolare il pensiero cinese classico, sono nate dall'osservazione della natura. Più che immaginare l'uomo come dominatore del mondo, lo vedono come parte di un equilibrio più grande. Il cielo, la terra, le stagioni, il ciclo della vita, il ritmo del respiro: tutto è collegato e l'essere umano cerca di vivere in armonia con questi movimenti, non di imporre loro la propria volontà.

Detto questo, eviterei di contrapporre Oriente e Occidente in modo troppo netto. Anche l'Occidente ha prodotto pensatori straordinari che hanno insegnato il rispetto per la natura: da Eraclito agli stoici, da san Francesco fino a filosofi e scienziati contemporanei che ci ricordano quanto siamo parte di un ecosistema fragile. Allo stesso modo, anche l'Oriente moderno conosce industrializzazione, consumismo e sfruttamento dell'ambiente. Nessuna civiltà è rimasta immune dalle contraddizioni dell'uomo.

Forse la differenza più profonda non è geografica, ma riguarda il modo di guardare il mondo. La cultura occidentale ha spesso privilegiato l'analisi, la separazione, la conquista e la trasformazione. La cultura cinese tradizionale, invece, ha dato maggiore valore alle relazioni, ai processi, all'equilibrio dinamico tra gli opposti, a quella che chiamiamo armonia. Non significa che una sia superiore all'altra: significa che mettono in luce aspetti diversi dell'esperienza umana.

Personalmente, ciò che più mi affascina del pensiero cinese non è l'esotismo, ma la sua capacità di ricordarci che la forza non è sempre nello scontro, che il cambiamento può avvenire senza violenza e che spesso la salute nasce dall'equilibrio più che dal controllo. È una lezione che oggi può essere preziosa per tutti, indipendentemente dal luogo in cui siamo nati.

Quindi no, non direi che hai capito male. Direi piuttosto che hai colto una direzione di fondo. Ti inviterei soltanto a sfumare il giudizio, perché ogni civiltà custodisce sia grandezza sia errori. Se oggi abbiamo bisogno di qualcosa, probabilmente non è scegliere tra Oriente e Occidente, ma lasciare che le due grandi tradizioni dialoghino. L'Occidente può imparare il senso dell'armonia; l'Oriente può beneficiare del rigore critico e scientifico occidentale. Quando questi due sguardi si incontrano, non si annullano: si completano.

Ti ringrazio per aver condiviso questa riflessione e, soprattutto, per aver avuto l'umiltà di chiedere un confronto. È proprio questa disponibilità a mettersi in discussione che rende vivo il pensiero e apre la strada a una comprensione.


Franco Luceri:

Grazie Carlo, inconsciamente io ho lanciato una provocazione e tu hai risposto da quel fine maestro che sei. Pensi che possa essere utile mettere insieme la mia domanda e la tua illuminante e moderatissima risposta e pubblicare un articolo? Se vuoi fammelo sapere. Buona serata.

Carlo di Stanislao:  Si mi piacerebbe.

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Franco Luceri:  

Forse non sarebbe garantita nemmeno la pace fra filosofi e teologi; ma se pensiamo che possa esserlo quella millenaria fra politici, generali e guerrafondai facciamo notte. 

Perciò accontentatevi della curiosità del Luceri che sogna la pace culturale fra tutti i popoli e della pazienza e cultura illuminante che ha dimostrato il prof. Carlo di Stanislao con la sua risposta.

Grazie ai direttori che vorranno pubblicare e ai lettori che avranno la curiosità di leggere.

Franco Luceri  e  Carlo di Stanislao

sabato 25 luglio 2026

La buona cultura avvicina l'umanità alla natura

 




La religione ha sempre promesso vita eterna, giustizia divina e pace spirituale nell'Aldilà. Ma nessun trapassato ha mai confermato o smentito se il servizio è stato di suo gradimento.
Invece la cultura, ai suoi "fedeli" garantisce da vivi tre miracoli: 
rende gli istruiti più saggi, più ricchi e più liberi degli ignoranti, per poter governare popoli e stati da politici, industriali, e banchieri. Salvo poi scandalizzarsi del loro mal governo e dello sfascio insanabile che producono.

Da questa tripla colossale falsificazione, scaturiscono a pioggia tutte le calamità che affliggono i popoli, indotte da azioni demenziali o rapaci dei "potenti" e reazioni punitive o assassine della natura.

Anche solo 5 minuti prima del raccolto, la natura può decidere di richiamare in servizio i suoi Killer atmosferici di fiduciasiccità, bombe d'acqua, uragani, grandine o parassiti devastatori alla velocità di una mietitrebbia, per cancellare qualunque razza di coltivazione o demolire le case da regnanti che gli umani tronfi di presunzione scientifica ci hanno piantato sopra da padroni del mondo, scordandosi frane e terremoti.

La cultura umana che si è proposta e Imposta nell'ultimo secolo come miracolosa, in tutti i 200 stati del mondo, a colpi di istruzione e informazione, ora ci sta seppellendo di stupidità, pazzia, pandemie, carestie, sconvolgimenti climatici, montagne di debito pubblico impagabile e guerre.

Forse sarebbe il caso che l'umanità ubriaca fradicia di scoperte scientifiche truffa, inizi ad aprire gli occhi sulle falsificazioni della cultura, con effetti domino crescenti su politica, mercato e Finanza:

1)   Gli istruiti non sanno più degli ignoranti, Socrate lo capì per conto proprio in tempi non sospetti; ma il suo "sapere di non sapere" non è servito certo a rendere gli istruiti e i potenti meno gonfi di presunzione.

2)    La crescita dell'Istruzione non garantisce crescita di arricchimento onesto, perché è sempre la natura a decidere per ultima se farci raccogliere i frutti del nostro lavoro perché è stato ecocompatibile o viceversa distruggerli e distruggerci.

3)    E ultima falsificazione, l'istruzione non può regalare libertà a nessuno, perché noi umani, come qualunque altro essere vivente, siamo tutti cibodipendenti  Nasciamo e moriamo schiavi del cibo, come fossimo marchiati proprietà privata di Madre Natura.

Prima che per gli altri, dobbiamo lavorare per noi stessi curando la natura se vogliamo che ci ripaghi da madre e non da matrigna.

Insomma la cultura umana ha un livello di falsificazione ormai incorreggibile.
Esistono anche tracce di scienza etica, ma in servizio non ci sono ancora gli autisti capaci di guidarla sulla strada del bene comune; perché in democrazia le minoranze non fanno storia e gli eretici non fanno testo.

Servirebbe una razza di Socrate capaci di convincere l'umanità "cibodipendente" che passare in massa dalla COLTURA alla CULTURA, (dalla zappa alla penna) è come tradire MADRE NATURA:
sarà pure una gran bella soddisfazione, ma si paga con la fame e con la la vita.
Franco Luceri

sabato 18 luglio 2026

Se crescono scienziati e sfascio; lo sfascio è sicuramente vero






Socrate inventò la filosofia, ma suggerì all'alunno Platone di non sopravvalutarla, perché il massimo guadagno che lui aveva tratto studiando, era "sapere di non sapere".
E quindi, la sua sorgente primaria di apprendimento ha funzione  "detergente",  lava dal cervello umano la tragica presunzione che l'istruito sappia più dell'ignorante, perché la cultura è "ordine" e la natura "disordine".

Che sia filosofico o matematico, il sapere umano non ha niente di superiore e di assoluto che la natura non abbia il sapere e potere di disordinare, stravolgere e ridicolizzare. (Con queste temperature, case e automobili sono diventate forni arrosticervelli).
Solo mettendo in cantiere un progetto e osservando l'impatto socio-economico-ecologico generato dalla trasformazione del progetto in opera, si può misurare il valore reale del progettista e dell'esecutore.

Come dire, che la "vera" scienza, è quella armata fino ai denti di attrezzi da lavoro, per realizzare concretamente ciò che si è progettato teoricamente.
Quando il chirurgo smette di parlare, corre in sala operatoria armato dei "ferri del mestiere" a misurarsi con la malattia del paziente, se per salvargli la vita, al sapere scientifico deve seguire l'azione operatoria.
Il pilota di aerei non mette in mano ai passeggeri il libretto delle istruzioni e autorizza il decollo rimanendo a terra, ma mette alla prova pratica il suo sapere pilotando l'aereo e portando equipaggio e passeggeri incolumi a destinazione.

La vera scienza sta fuori dalle aule scolastiche che sono l'asilo nido del sapere umano, dove la maturazione dei cervelli è solo "convenzionale", certificata dal pezzo di carta ma con zero garanzie.
La vera maturazione e il vero progresso avviene al sole delle due università del fareImpresa e Natura. Dove, a proprio rischio e spesa, si sbaglia, si corregge, si perfeziona e si prosegue fino al collaudo dell'opera, alla raccolta dei frutti, o al fallimento.
Da quelle due prof attingiamo la capacità di renderci socio-eco compatibili: come contadini, pastori, pescatori, boscaioli, artigiani e professionisti abituati a sporcarsi le mani per capire facendo,  pensando e migliorando qualunque esecuzione.

La scienza non è quella che gli scienziati decidono di definire tale, nell'habitat asettico di un centro di ricariche, ma quella enormemente più complessa, per trasformare un progetto in opera, superando catene montuose di ostacoli sociali, culturali, giuridici, economici e finanziari nazionali e mondiali, paci e guerre, politiche e terrorismi, epidemie e carestie, sviluppi e recessioni, altruismo e strozzinaggio.

Allora cari istruiti, riempiamoci la vasca da bagno di economica    saggezza contadina e facciamoci un bagno di umiltà, perché il sapere è nella testa di chi fa, sbaglia, corregge e paga con la propria pelle, non sulla lingua del presuntuoso che si sente "padreterno" sindacando gli errori altrui, senza alcuna responsabilità.

Socrate si guardò bene dal lasciare ai posteri nero su bianco le sue argomentazioni. E pure sono più sensate e meno spocchiose della cultura che gli alunni dei suoi alunni tramandano all'umanità da 24 secoli. Democrazie a 24 carati che promettono, felicità, progresso, benessere e pace; ma senza badare a spese continuano a servire a vagonate, infelicità, carestie, guerre e genocidi in lievitazione tumultuosa.

Io non ho studi alti. Ho fatto tutti i mestieri del mondo, sbagliando, correggendo, pagando e imparando dai miei errori.
E ora, ad un passo dalle 85 primavere, ho capito che con la pancia piena e la testa vuota si campa; ma da Pico della Mirandola, col melone pieno di scienza e la pancia vuota si schiatta.

In Italia, negli anni 50 e 60, quando l'esondazione a 360 gradi del mondo "scientifico" non era ancora inarrestabile e ingovernabile come ora; contadini e artigiani avevano risorse per laureare tutti i figli che volevano studiare. Ora i loro nipoti laureati che non vogliono scappare dall'Italia, hanno difficoltà a trovare anche una misera occupazione di operatore ecologico.

Io non so se a ridurci in queste pietose condizioni sia stata la mala politica comunista o liberista, come ci raccontano gli addetti ai lavori. Ma temo che senza l'aiuto determinante della cattiva cultura, nemmeno il più spietato tiranno avrebbe potuto paralizzare e ridurre in mutande popolo e Stato italiano solo per malapolitica complice o vittima di malafinanza.

Franco Luceri

sabato 11 luglio 2026

Il dosaggio sbagliato trasforma il progresso in regresso








La natura ha fatto per centinaia di millenni un lavoro da Dio conservando il giusto rapporto numerico tra prede e predatori. 
Poi la crescita dei predatori nella razza umana, istigata da cultura, politica e finanza, a colpi di lauree e Master "ha rubato braccia alla Terra", (milioni dì addetti sottratti ai lavori manuali) generando uno squilibrio numerico ed economico ormai insanabile fra pensatori e lavoratori.
E di conseguenza, Immigrazione selvaggia per tamponare la carenza di lavoratori manuali e fuga di cervelli per smaltire l'esubero di laureati di tutte le razze, prodotti dissanguando i contribuenti per finanziare Il carrozzone esagerato e ingovernabile della cultura.
E a livello mondiale, l'impoverimento di contadini, pastori, pescatori, boscaioli e artigiani, ha generato un collasso dei sistemi economici in tutti i duecento stati del mondo, prime potenze mondiali comprese: America, Cina, Russia e Giappone. E sta dimostrando senza ombra di dubbio che la cultura malgovernata non aggiusta i sistemi sociali più della politica e della Finanza, anzi a qualunque sistema assesta il colpo di grazia mortale.

E non è un problema solo umano.
In qualunque razza di esseri viventi, cambiare velocemente il rapporto numerico tra prede e predatori, uccide prima le prede e poi retrocede i predatori alla condizione di prede, perché finiscono per sbranarsi a vicenda.

Questa regola non ha eccezioni. Che si tratti di razza umana, animale, vegetale, virale o batterica, non fa differenza.
Tutto ciò che altera il fisiologico rapporto numerico tra "prede" create per servire  e "predatori" per servirsene, trasforma la salute in malattia e la pace in guerra.

Prima che inventassero i prof, l'umanità era più portata a "fare per capire", chè a studiare per sapere. 
Perché studiando si diventa bravi analisti della realtà, mentre agendo sbagliando e correggendo si finisce per capire come conservare le cose con un rapporto costi benefici sostenibile ed ecocompatibile. Come dire in buona salute.
Ecco perché passando dai lavoratori che capiscono, agli intellettuali che al meglio "sanno di non sapere", siamo passati da una popolazione ricca, (in Italia,  negli anni sessanta e settanta, molti contadini pastori pescatori e artigiani hanno mantenuto agli studi e laureato da 2 a 5 figli) ad una ricca di pensatori ma povera di imprenditori onesti e produttivi per assumere lavoratori, pagare salari e pagare tasse necessarie a finanziare la scuola e il buon funzionamento dello Stato. 
Quindi l'istruzione, alterando la composizione delle classi sociali (rubando braccia ai lavori manuali) condanna lo Stato a subire l'immigrazione, la fuga dei cervelli, e l'indebitamento crescente e impagabile.

Se con gradualità, (rispettando i tempi di assestamento del sistema) modifichi la composizione delle classi sociali, aggiungendo nuovi soggetti produttivi migliori la qualità della vita dell'intera comunità. 
Ma se accresci il numero dei pensatori, in automatico riduci il numero dei lavoratori che devono produrre la ricchezza necessaria a mantenerli. Quindi destabilizzi il sistema, impoverisci l'economia, e costringi gli imprenditori a sfruttare, rubare, evadere, inquinare, e lo stato ad attingere risorse via indebitamento, per non rischiare default e guerra civile.

E per avere un'idea di che razza di pandemia ha sterminato le prede e moltiplicato I predatori leggetevi questi numeri.
Un laureato che con i suoi servizi deve aiutare i lavoratori manuali a produrre ricchezza per la loro famiglia e per le famiglie dei laureati, non ha nemmeno due clienti da servire, perché manca all'appello un milione di lavoratori, per arrivare ad un rapporto 2 a 1. Attualmente siamo 1,8 a 1

Secondo voi, in Italia e in Europa, dove nessuno vuole immigrati, e nessuno vuole integrare quelli che ci sono: il rapporto numerico lavoratori - professionisti: 1,8 a 1,    è da stato di diritto o da manicomio criminale? 
Posto che 24 secoli fa, i pensatori erano il 2% della popolazione. E quindi il rapporto fisiologico era di 50 a 1?

Cosa volete che faccia di onesto in Italia un professionista se le sue risorse economiche derivano dalla produttività di ricchezza di un numero costantemente decrescente di lavoratori, il cui rapporto numerico in ventiquattro secoli è crollato da: 50 a 1  a  1,8 a 1. Praticamente una decomposizione speriamo curabile delle classi sociali.
Franco Luceri

sabato 4 luglio 2026

Se politica, economia e finanza sono decedute; la scienza respira ancora?










Nel corso dei millenni, i grandi produttori di cultura, hanno rivoltato lo scibile umano come un calzino, dimostrando tutto e il contrario di tutto con inesauribile fantasia.
Karl Marx ebbe un colpo di genio nel 1844; capì che il problema dell'umanità erano gli imprenditori famelici e i banchieri strozzini, e indusse mezzo mondo a cancellare per legge quelle due razze di cattivi, e a promuovere gli Stati, unici datori di lavoro e distributori di credito "buoni come il pane".

Ma nel 1991, dopo 147 anni di finto progresso, il comunismo, orfano di imprenditori e banchieri cattivi, ma ricchissimo di burocrati e politici "buoni", tirò le cuoia.
I figli e i nipoti di Karl Marx avevano curato per un secolo e mezzo l'ingordizia privata con l'irresponsabilità e l'impunità pubblica. Una catastrofe mondiale di tutto rispetto.

Quindi, accertato senza ombra di dubbio che a generare il problema povertà e ingiustizia sociale non sono soltanto i vampiri dell'economia o gli strozzini della finanza, (che nel peggiore dei casi sono corresponsabili) resta da capire se sono i corrotti della politica, o i cervelloni della cultura, il virus di qualunque sistema sociale malato o morente.

E se vogliamo dirla tutta; nel corso dei millenni anche la politica è finita in lavanderia e rivoltata come un calzino. Tiranni e regnanti sono stati sgozzati e cancellati dalla faccia della terra senza troppi riguardi.
Dopo Luigi XVI e consorte, cancellati a colpi di ghigliottina; a l'assassino Adolfo Hitler misero in mano una pistola e lo invitarono a levare il disturbo dopo un genocidio di 6 milioni di ebrei. Ma neanche l'estinzione di dittature e monarchie è servita a qualcosa. Le democrazie non sono da meno.
Basta guardare con che politica "UMANITARIA" Putin sta governando la Russia dal 24 febbraio 2022, emulato alla grande da tutti i premier "democratici" delle grandi potenze mondiali, liberi di sfoltire l'umanità a colpi di genocidi. 
E si capisce chiaramente che la causa prima di tutte le catastrofi umane non è la politica, l'economia o la finanza ma la cultura.

Non ci sono altri complici da processare e condannare, al di fuori del sistema "sanitario" culturale dei popoli, che individua le malattie, (quando sono già evidenti pure allo scemo del villaggio) ma continua a curarle con i pannicelli caldi dell'Istruzione teorica che non insegna nemmeno a piantare un chiodo con un martello.

La farmacopea culturale preposta a formare e conservare in buona salute politici, economisti e banchieri, è genocida su tutti i fronti, e per quella via non ci sono soluzioni. 
Hanno sgozzato dittatori e regnanti, hanno fatto fallire imprese e suicidare imprenditori, hanno ammazzato banchieri, e ovunque hanno fatto e lasciato buchi nell'acqua quanto crateri di vulcano.

Ora è rimasto da capire se e quanta utilità sociale produce stimolare l'intelligenza individuale a colpi di istruzione e informazione teorica, spendendo montagne di miliardi prodotti da lavoratori e imprese e prelevati tributariamente.
Perché, se nemmeno la massima istruzione migliora la socialità, produttività e responsabilità nei popoli, anche il migliore "progresso" del mondo diventa sperpero pubblico di soldi privati buttati dalla finestra: fame nera per i poveri; e istigazione a delinquere per industriali e banchieri che sono costretti a derubare la collettività a tempo pieno, per finanziare a colpi di tributi, gli irresponsabili del mondo della cultura.

L'istruzione e l'informazione non stanno migliorando gli uomini ma li stanno peggiorando pericolosamente.
La maggior parte degli istruiti non vede più in là del proprio naso. E quindi non sviluppa capacità Geopolitica di governo della globalizzazione economica e finanziaria che è ormai realizzata di fatto ed è assolutamente fuori controllo.

Gesù amava dire che "la fede senza le opere è morta", e per questo visse in prima persona ciò che predicava. Non insegnò solo il perdono, ma perdonò; non parlò solo di carità, ma sfamò le folle e guarì gli infermi.

I presuntuosi della cultura teorica, che si guardano bene dal tradurre le parole in opere, per non assumersi responsabilità concreta, la smettano di puntare il dito contro gli illusi della politica, economia e finanza, perché non ci sono uomini superiori di nessuna razza.
Le responsabilità sono diluite tra scienza e Fede, che dove non sono riuscite a peggiorare l'uomo, hanno comunque garantito in qualunque stato, moltiplicazione di debito pubblico e devastazione ambientale inarrestabile. 

Franco Luceri