L'avanzamento intellettivo dell'umanità è inarrestabile. Lo ha indotto la natura per decine di millenni facendo gli umani sempre più intelligenti.
Poi Umberto Eco ha iniziato a vedere "legioni di imbecilli", dovute ad un calo di qualità dell'istruzione, ma temo che si sia sbagliato. Se la natura è ancora in servizio non è andata in pensione, le legioni di imbecilli sono una illusione ottica, non ci sono mai state, non ci sono, e non ci potranno mai essere.
Nell'ultimo secolo le scienze matematiche hanno avuto una accelerazione tale da lasciare indietro anni luce le scienze umanistiche.
Io ho definito questa diversa accelerazione tra il sapere umanistico e scientifico, "spaccata culturale".
Come se il mondo scientifico fosse scivolato su una buccia di banana, e la gamba matematica fosse partita a razzo facendo arretrare altrettanto la gamba filosofica.
Le scienze matematiche sono state impiegate nella produzione di mezzi sempre più complicati e potenti, tanto da far sembrare ignoranti e imbecilli gli umani condannati ad utilizzarli.
Ma è l'intelligenza media dei popoli che non potrà mai tenere il passo del progresso scientifico sparato, e non di rado demenziale e criminale.
Alcune auto viaggiano a 200 km orari e oltre, ma la percentuale di autisti che può guidarle su strada a quella velocità e senza fare danni è insignificante.
Secondo voi, sono diventati stupidi gli autisti o criminali i progettisti, i costruttori e chi ha omologato e legittimato la costruzione, produzione e commercio di quelle "armi" assassine su quattro ruote?
Sembra paradossale che tutti i problemi dell'umanità possano avere origine dalla tavola pitagorica e dalle scienze derivate. Ma è esattamente così, perché la matematica, a differenza della filosofia e relative scienze umanistiche, si presta alla frammentazione e persino alla polverizzazione scientifica che produce e commercia in ogni campo, tecnologia sempre più sofisticata, (vedi computer e smartphone, elettrodomestici e robot intelligenti e tuttofare, droni che fanno la guerra senza soldati, auto senza autista e tra poco predisposte a volare) tanto da far sembrare ignoranti i soggetti preposti ad utilizzarla e persino gli stessi pedagogisti che gli hanno formato e maturato il cervello.
Le scienze umanistiche: filosofia, pedagogia, psicologia e sociologia non hanno potuto tenere il passo delle scienze matematiche, perché un conto è rendere belle le cose, un altro maturare cittadini capaci di produrre contribuire e socializzare in pace, quando si è condannati ad utilizzare mezzi spacca cervelli incomprensibili, da cui trarre produttività onesta legale e pacifica, è semplice utopia.
Come dire che l'umanità è stata indotta a comprare e utilizzare tecnologia pur non avendo maturato l'adeguata intelligenza per usarla utilmente senza danni individuali sociali e ambientali.
E l'impoverimento individuale, ha generato di riflesso l'impoverimento e l'indebitamento di tutti gli stati del mondo, che invece di incassare tasse sono stati chiamati a pagare sussidi.
Questo ha spostato il baricentro mondiale del potere economico dai popoli contribuenti (che hanno sempre mantenuto gli Stati), agli Stati sussidiatori di singoli e di Popoli, obbligati a compensare il calo della produttività privata ed evitare la guerra civile.
Questo paradosso della produzione tecnologica crescente, che genera produttività calante, ha caricato la politica di un costo e una responsabilità che non sarà mai più in grado di sopportare, nemmeno nelle primissime potenze mondiali.
Nell'ultimo secolo nessuna politica ha avuto il potere di tenere a bada le scienze matematiche obbligando gli scienziati ad adeguare i mezzi all'intelligenza media dei popoli, posto che le scienze umanistiche non possono muoversi alla stessa velocità delle scienze matematiche adattando gli uomini ai mezzi.
Comprando qualunque prodotto tecnologico di ultima generazione, non si guadagna sicurezza e produttività, ma danni e rischi a sé, agli altri e alla natura.
Questa è la causa di tutti i guasti dell'umanità. Quindi il progresso tecnologico ha prodotto e continua a produrre regresso economico e sociale, oltre che devastazione ambientale ingovernabile e speriamo almeno sanabile.
Ecco perché la politica non ha mezzi legali per mettere riparo a questa montagna di tecnologia suicida o assassina, e per tentare di evitare il default si rassegna ad invadere e depredare i popoli ricchi di risorse ma poveri di difese.
Quindi si evita la guerra civile e il cannibalismo fra individui, dovuto all'impoverimento collettivo tecnologicamente indotto, nell'unico modo possibile, praticando con la guerra economica, finanziaria e bellica, il cannibalismo tra potenze mondiali e piccoli stati ricchi di materie prime ma poveri di difese militari. (vedi Ucraina Palestina Iran).
Ma ora una bella notizia. All'orizzonte è comparso un nuovo marchingegno tecnologico, l'intelligenza artificiale che tenterà di accorciare le distanze siderali tra cultura scientifica accelerata e fuori controllo e umanistica che arranca e sembra arretrare su tutti i fronti.
Ma se la tecnologia non verrà adattata all'intelligenza media dei popoli, e continuerà a fare più danni che utili, più perdite che profitti, ben presto anche l'intelligenza artificiale si rivederà una toppa peggiore del buco.
Franco Luceri
Il prof Carlo di Stanislao ha commentato così:
Il testo di Franco Luceri propone una diagnosi severa e suggestiva delle aporie del mondo contemporaneo. La sua tesi centrale individua nella frattura tra scienze matematico-tecnologiche e scienze umanistiche — la cosiddetta "spaccata culturale" — la matrice primaria della crisi sociale, economica e geopolitica attuale.
La riflessione muove da una provocazione di fondo: la supposta regressione intellettuale della società non è dovuta a una decadenza biologica o all'insorgere delle "legioni di imbecilli" paventate da Umberto Eco, bensì all'incapacità strutturale dell'umanità di viaggiare alla stessa velocità della tecnica. Il fulcro della tesi si fonda su diversi snodi concettuali:
La scissione tra tecnica e comprensione: La matematica e i suoi derivati tecnologici permettono la frammentazione e l'Iper-specializzazione. Ciò conduce alla creazione di strumenti (automobili iper-prestazionali, algoritmi, dispositivi complessi) le cui capacità superano di gran lunga la soglia dell'intelligenza media e della maturità emotiva necessarie per gestirli in modo sicuro ed etico.
L'asimmetria conoscitiva: Le scienze umanistiche (filosofia, pedagogia, psicologia) si occupano della complessa e lenta maturazione dell'essere umano e del cittadino. Non potendo progredire con la frequenza esponenziale dell'innovazione tecnologica, restano irrimediabilmente indietro, generando l'illusione che l'uomo sia diventato più ignorante, quando è invece l'oggetto tecnico a essere diventato sproporzionatamente complesso.
Il paradosso socio-economico: L'adozione massiccia di una tecnologia che supera la capacità umana di controllo non produce un vero aumento della produttività netta, ma genera esternalità negative: danni ambientali, rischi per la salute e costi sociali. Gli Stati sono così costretti a trasformarsi da enti regolatori a "sussidiatori", aumentando l'indebitamento pubblico per sanare le fratture sociali ed evitare il conflitto interno.
Proiezione bellica e geopolitica: L'incapacità della politica di governare la traiettoria dello sviluppo scientifico sposta la pressione verso l'esterno, traducendosi in dinamiche neo-coloniali o conflitti internazionali per l'accaparramento delle risorse (guerre economiche e belliche).
Matematica vs Filosofia: Un'asimmetria metodologica
L'attribuzione a Pitagora della nascita di un modello di pensiero che "declassa" la filosofia evidenzia un nodo filosofico cruciale: la differenza tra la misurabilità del reale e la comprensione del significato. La matematica procede per astrazione, frammentazione e ricombinazione formale; ciò le consente una velocità di accumulazione e applicazione pratica senza pari. La filosofia e la pedagogia, al contrario, si occupano della totalità dell'esperienza umana, dell'etica e della convivenza, ambiti che richiedono tempi di assimilazione ed elaborazione non accelerabili a piacere.
La metafora dell'automobile ad alta velocità riassume l'impasse: la responsabilità del rischio non risiede esclusivamente nella perizia dell'automobilista, ma nella scelta di mettere a disposizione strumenti letali all'interno di contesti ordinari.
In questo scenario, l'ingresso dell'Intelligenza Artificiale rappresenta l'ultimo stadio di questo processo. L'IA viene descritta come un potenziale elemento di compensazione per colmare la distanza tra la complessità scientifica e le capacità umane; tuttavia, se concepita soltanto come ennesimo acceleratore tecnico privo di un riallineamento con le esigenze e i limiti dell'uomo, rischia di esacerbare le macerie culturali ed economiche già presenti.

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