sabato 26 settembre 2026

Curriculum di Franco Luceri






Franco Luceri è un blogger e opinionista salentino con quasi quarant'anni di esperienza nel mondo della comunicazione e del giornalismo d'opinione. Il suo percorso inizia nel 1987 come opinionista amatoriale per storiche testate pugliesi come il Quotidiano di Lecce e la Gazzetta del Mezzogiorno.

Nel 2011, cogliendo la transizione digitale del giornale cartaceo 20centesimi, decide di trasferire la sua voce sul web fondando il blog personale "Il Rebus della Cultura". Nel corso degli anni ha arricchito il suo bagaglio collaborando con testate come Rosewood di Rina Brundu, The Front Page e Print.

Oggi, oltre a curare quotidianamente il proprio spazio indipendente, offre il suo punto di vista e la sua firma a nove diverse testate giornalistiche e di informazione online: Pensalibero.it, Eco del Sannio, Progetto Radici, Corriere di Puglia e Lucania, Corriere Nazionale, Stampa Parlamento, Newmediaeuropeanpress.eu, Imola Oggi e Trucioli Savonesi.


Quando le parole devono rispondere ai fatti





In politica, quello che conta non è quello che si dice, ma quello che si tace. (Jean Paul Sartre)

Forse in politica servirebbe una legge per impedire l'uso delle parole. Visto che la politica è la scienza delle soluzioni possibili, quindi "scienza dei fatti", se si lascia che gli addetti ai "lavori" la convertano in "scienza delle parole", per lucrare all'infinito potere e guadagni sulla conservazione dei problemi, si accetta di finire truffati, derubati, tartassati, "asserviti educatamente".

La filosofia ha ridotto la politica, da autosalone di istituzioni marcianti, in magazzino di pezzi di ricambio di seconda mano, o peggio deposito di rottami. Vedi Italia.

Qualunque politico italiano prometta o finga di risanare: scuola, sanità, previdenza, trasporti, eccetera eccetera, sta truffando gli elettori e i contribuenti. 

Perché il sistema Stato, come un treno, o funziona e garantisce servizi per una dignitosa qualità di vita a tutti i cittadini, o garantendo disservizi a 360 gradi, addetti ai lavori compresi, (pensate quanti politici, giudici, giornalisti e qualche professore sono stati ammazzati in otto decenni di finta democrazia) truffa in blocco potenti, utenti e contribuenti.

Qualificare o squalificare una singola istituzione, per favorire o ostacolare la politica di destra o di sinistra, in un paese indebitato come l'Italia è truffa culturale, burocratica, politica, economica e finanziaria continuata.

Al pari di vagoni merci guasti abbandonati su binari morti, le istituzioni italiane eternamente bisognose di manutenzione e riparazione, sono affidate a finti meccanici che si spacciano per veri politici e ci speculano su una barca di miliardi, truffando chi da utente e contribuente è chiamato prima a subire un danno e poi a pagare il prezzo del disservizio come fosse servizio di primissima qualità.

In qualunque paese del mondo, basta sfasciare la scuola che è il motore del sistema stato e dei relativi sottosistemi burocratici, e il resto è consequenziale: lo Stato si muove solo a spinta istigando il popolo a delinquere nel disperato quanto inutile tentativo di salvarsi.

Chi vi parla di risanamenti al di fuori della scuola vi sta truffando, perché se la scuola non è la sorgente di tutto il bene, lo è di tutto il male. 

Che si tratti di una democrazia o di una dittatura, la vera politica la fa il prof. formando e maturando il cervello degli alunni nonché futuri elettori chiamati ad auto governarsi democraticamente o ribellarsi ad una dittatura: il resto è bla bla.

Ma se i "maturatori di cervelli", (lavoro che è stato un rompicapo persino per Gesù) rischiano di uscire dalla scuola accoltellati, oppure i discenti entrano ignoranti ed escono criminali già a 13 anni, vuol dire una sola cosa:

la formula pedagogica usata per la maturazione dei cervelli, è perfetta per "massacrarli" direbbe Mark Twain.

Che la conoscenza sia l'unico sole capace di far crescere e maturare neuroni non ci sono dubbi. Ma si dovrebbe prima capire da quale finestra del cervello umano entra il sole. 

E quale sole pedagogico sia più idoneo a fare della bestia uomo, un uomo degno di questo nome, sia come docente che discente. E questo lo sa solo il Padreterno che ha creato gli umani ad uno ad uno tutti unici ed irripetibili.

La pedagogia attuale in Italia e in occidente avrebbe dovuto essere influenzata più da Montessori che da Croce e Gentile, per fare degli stati democratici mezzi al servizio dei popoli.

Invece la pedagogia Montessori è stata snobbata in Italia ma coltivata e sviluppata in Oriente, Cina in primis, dove la pratica prevale sulla teoria a partire dai bambini di tre anni per consentire ad ogni alunno di sviluppare liberamente e autonomamente il proprio talento migliore.

In Occidente si preferisce asservire i popoli agli Stati, insaccando i cervelli di teoria e ostacolando burocraticamente e tributariamente la pratica, fino a portare alla quasi estinzione la razza degli Artigiani:   i prof del fare.

Nascendo tutti unici e irripetibili, gli esseri umani non possono essere istruiti da nessuno, debbono autoistruirsi. E l'unico modo per auto istruirsi è la pratica non la teoria. Solo mettendo le mani in pasta precocemente in qualunque tipo di lavoro il cervello umano cresce e matura.

"Nessuno può insegnarvi nulla, se non ciò che in dormiveglia giace nell'alba della vostra coscienza."    K. Gibran

Perciò l'insegnamento giusto, secondo la pedagogia Montessori, consiste nel creare l'ambiente adatto affinché il bambino possa auto educarsi. 

Il principio cardine del suo metodo è riassunto nella celebre frase: "Aiutami a fare da solo".

Se gli esseri umani nascono ad uno ad uno tutti unici e irripetibili, non gli si può nutrire il cervello con istruzioni massificate standard uguali per tutti, né si possono tagliare cucire e adattare a misura di ogni singolo soggetto. 

Allora capite bene, che sabotare il modello formativo montessoriano, dove formazione e maturazione dei cervelli è affidata a l'autoistruzione precoce (in Cina: a 3 anni negli asili si iniziano ad imparare tutti i mestieri) é asservimento e sfruttamento dei popoli liberi fino all'autodistruzione.

Franco Luceri


Commento del prof Carlo di Stanislao

Quando le parole devono rispondere ai fatti

«Un’oncia di azione vale una tonnellata di teoria.» — Ralph Waldo Emerson

La politica comincia dove finiscono le parole. Non perché le parole siano inutili, ma perché una promessa senza risultati diventa soltanto un modo elegante per rimandare la realtà.

Una scuola si giudica da ciò che insegna, un ospedale da come cura, un treno da quando arriva. La realtà non fa propaganda: accade.

E qui la scuola diventa il cuore della politica. È nelle aule che si formano i cittadini capaci, domani, di distinguere un fatto da un'opinione, una promessa da un risultato, la propaganda dalla verità.

«Aiutami a fare da solo», il principio montessoriano, contiene una grande idea politica: educare significa rendere l'essere umano progressivamente autonomo. Non riempire menti, ma insegnare a pensare, sperimentare, scegliere e verificare.

Una democrazia adulta non dovrebbe chiedere fede nei governanti, ma responsabilità e risultati. Ogni programma dovrebbe avere una verifica, ogni riforma effetti osservabili, ogni promessa una scadenza.

Perché governare non significa spiegare perché un problema esiste. Significa assumersi la responsabilità di cambiarlo.

E quando, dopo anni di annunci, il problema è ancora lì, non servono nuove parole, nuove emergenze o nuove promesse: serve una domanda elementare, quella che ogni cittadino dovrebbe poter rivolgere a chi governa:

«Che cosa avete fatto, concretamente, con il potere che vi è stato affidato?»

Alla fine della politica rimane sempre la stessa cosa: il risultato.

Le parole possono chiedere consenso. I fatti devono meritarselo.

Prof Carlo di Stanislao

sabato 19 settembre 2026

L’Occidente è l’inferno dei professori disoccupati, l’Oriente è il paradiso dei maestri autonomamente produttivi









In Cina, i bambini piccoli (dai 3 ai 5 anni) imparano l'autonomia pratica svolgendo "mestieri" reali come cucinare veri pasti, accendere piccoli forni a legna, lavare i panni, fare giardinaggio, cucire e usare piccoli attrezzi da falegnameria
A differenza della nostra, (che non insegna nemmeno a fare un uovo lesso a 50 anni) la pedagogia orientale punta alla "formazione con le mani in pasta". 
Alla "autoistruzione precoce e pratica", per formare soggetti liberi e autonomamente produttivi.
Mentre l'alunno occidentale immagazzina conoscenza, riempie memorie, ma non sviluppa nemmeno tre soldi di vera intelligenza, di soluzioni pratiche, nemmeno come piantare un chiodo e appendere un quadro senza fracassare il quadro o amputarsi un dito. 
Insomma la scuola occidentale imbottisce tanto i cervelli di saperi teorici, da inibire la consapevolezza.
Ecco perché l'occidente è un concentrato di laureati disoccupati, sottoccupati o in giro per il mondo a caccia di una speranza di futuro.
Mentre l'oriente è la terra della concretezza, del pragmatismo, della migliore soluzione possibile, del lavoro e del profitto senza voli di fantasia suicidi o omicidi.
La natura ha sempre creato e continua a creare esseri umani unici e irripetibili protetti dall'indotrinamento malefico altrui. Ogni individuo ha in sé tutto ciò che serve per assorbire ed elaborare la conoscenza necessaria a nutrirsi il cervello e onestamente anche il portafoglio.
Il cervello umano attinge conoscenza da cinque vie di comunicazione diretta con il prossimo e la  SUPERPROF. NATURA, che a colpi di promozioni o bocciature obbliga tutti gli esseri viventi a sviluppare intelligenza per non morire.
In ogni essere umano, vista, udito, odorato e gusto ricevono e trasmettono H24 informazioni dall'ambiente al cervello. 
Ma il principale organo responsabile dello sviluppo intellettivo, nonché anello di comunicazione tra l'uomo e l'habitat sono LE MANI. 
Il cervello usa le mani per entrare in contatto fisico con le cose con le persone e con la natura. 
Le mani fanno sbagliano, correggono, perfezionano e mostrano al cervello quale è la soluzione onesta meno costosa e più produttiva, in quel momento, in quel luogo e con le risorse disponibili.
E il cervello prende atto che la soluzione di quel problema non è scientificamente perfetta, ma è la migliore possibile.
Bilanciando teoria e pratica la cultura orientale ha indotto sviluppo sociale ed economico ovunque. Le imprese cinesi invadono il mondo conquistano consumatori e accumulano profitti; mentre quelle occidentali non reggono alla competizione mondiale e deperiscono. 
E il calvario de l'impoverimento che parte dalle imprese, finisce per coinvolgere lavoratori dipendenti, famiglie, istituzioni e Stati. 
In Europa e in America non sono previsti aggiustamenti di rotta culturale, ma visto che l'unica pedagogia vincente nel mondo è quella orientale, gli stati indebitati qualche pensierino dovrebbero iniziare a farlo.
La Cina ha 1 miliardo 412 milioni di abitanti, e grazie alla "pedagogia con le mani in pasta" ha un debito pubblico che non arriva a 20.000 miliardi di dollari. Mentre quello degli Stati Uniti, che di abitanti ne ha 349 milioni, (oltre un miliardo in meno) supera i 40.000 miliardi.
Io non sono un addetto ai lavori intellettuali o politici e sicuramente mi sbaglio. 
Ma secondo voi: 
tra la pedagogia occidentale del "borseggio a mano libera";
e quella orientale "delle mani in pasta"; quale è più idonea per conservare nella specie umana qualche traccia di buon senso ?
Franco Luceri


Commento del prof Carlo di Stanislao

«La mano è il prolungamento dell’intelligenza.» — Henri Focillon
Il testo di Franco Luceri colpisce perché mette il dito su una ferita che riguarda non soltanto la scuola, ma l’idea stessa di educazione. Abbiamo confuso il sapere con l’accumulo del sapere. Abbiamo riempito la memoria e, talvolta, lasciato vuota la capacità di fare. Un uomo può conoscere migliaia di definizioni e non saper affrontare un problema concreto; può possedere titoli e non possedere strumenti per stare nel mondo.
Per questo il passaggio sulle mani è forse il più importante. La mano non esegue semplicemente ciò che il cervello ha già pensato: spesso è la mano a insegnare al cervello a pensare. 
Tocca la materia, incontra la resistenza, commette l’errore, corregge il gesto, scopre una possibilità imprevista. È una scuola senza cattedra, nella quale la realtà è il maestro e l’esperienza è l’esame.
Qui Oriente e Occidente non dovrebbero diventare caricature contrapposte. La questione più profonda è un’altra: che cosa vogliamo formare, persone che sappiano ripetere ciò che hanno imparato o persone capaci di imparare da ciò che incontrano? La differenza è enorme.
Anche la Medicina Cinese, nella sua visione più autentica, non separa così facilmente corpo, esperienza e conoscenza. Il sapere nasce dall’interazione con il mondo, dal gesto, dalla sensibilità, dall’osservazione e dalla capacità di adattarsi alla trasformazione. Non basta conoscere la strada: bisogna saper camminare.
Forse è proprio questa la lezione più radicale delle “mani in pasta”: l’intelligenza non è soltanto ciò che sappiamo, ma ciò che siamo capaci di fare con ciò che sappiamo. 
E quando la mano torna a pensare, anche il cervello ricomincia ad ascoltare la realtà.
Prof. Carlo di Stanislao

sabato 12 settembre 2026

Inventando la matematica, il filosofo Pitagora ha declassato la filosofia a scienza degli ignoranti







L'avanzamento intellettivo dell'umanità è inarrestabile. Lo ha indotto la natura per decine di millenni facendo gli umani sempre più intelligenti. 
Poi Umberto Eco ha iniziato a vedere "legioni di imbecilli", dovute ad un calo di qualità dell'istruzione, ma temo che si sia sbagliato. Se la natura è ancora in servizio non è andata in pensione, le legioni di imbecilli sono una illusione ottica, non ci sono mai state, non ci sono, e non ci potranno mai essere.
Nell'ultimo secolo le scienze matematiche hanno avuto una accelerazione tale da lasciare indietro anni luce le scienze umanistiche. 
Io ho definito questa diversa accelerazione tra il sapere umanistico e scientifico, "spaccata culturale". 
Come se il mondo scientifico fosse scivolato su una buccia di banana, e la gamba matematica fosse partita a razzo facendo arretrare altrettanto la gamba filosofica.
Le scienze matematiche sono state impiegate nella produzione di mezzi sempre più complicati e potenti, tanto da far sembrare ignoranti e imbecilli gli umani condannati ad utilizzarli.
Ma è l'intelligenza media dei popoli che non potrà mai tenere il passo del progresso scientifico sparato, e non di rado demenziale e criminale.
Alcune auto viaggiano a 200 km orari e oltre, ma la percentuale di autisti che può guidarle su strada a quella velocità e senza fare danni è insignificante.
Secondo voi, sono diventati stupidi gli autisti o criminali i progettisti, i costruttori e chi ha omologato e legittimato la costruzione, produzione e commercio di quelle "armi" assassine su quattro ruote?

Sembra paradossale che tutti i problemi dell'umanità possano avere origine dalla tavola pitagorica e dalle scienze derivate. Ma è esattamente così, perché la matematica, a differenza della filosofia e relative scienze umanistiche, si presta alla frammentazione e persino alla polverizzazione scientifica che produce e commercia in ogni campo, tecnologia sempre più sofisticata, (vedi computer e smartphone, elettrodomestici e robot intelligenti e tuttofare, droni che fanno la guerra senza soldati, auto senza autista e tra poco predisposte a volare) tanto da far sembrare ignoranti i soggetti preposti ad utilizzarla e persino gli stessi pedagogisti che gli hanno formato e maturato il cervello.

Le scienze umanistiche: filosofia, pedagogia, psicologia e sociologia non hanno potuto tenere il passo delle scienze matematiche, perché un conto è rendere belle le cose, un altro maturare cittadini capaci di produrre contribuire e socializzare in pace, quando si è condannati ad utilizzare mezzi spacca cervelli incomprensibili, da cui trarre produttività onesta legale e pacifica, è semplice utopia.

Come dire che l'umanità è stata indotta a comprare e utilizzare tecnologia pur non avendo maturato l'adeguata intelligenza per usarla utilmente senza danni individuali sociali e ambientali. 
E l'impoverimento individuale, ha generato di riflesso l'impoverimento e l'indebitamento di tutti gli stati del mondo, che invece di incassare tasse sono stati chiamati a pagare sussidi.

Questo ha spostato il baricentro mondiale del potere economico dai popoli contribuenti (che hanno sempre mantenuto gli Stati), agli Stati sussidiatori di singoli e di Popoli, obbligati a compensare il calo della produttività privata ed evitare la guerra civile.

Questo paradosso della produzione tecnologica crescente, che genera produttività calante, ha caricato la politica di un costo e una responsabilità che non sarà mai più in grado di sopportare, nemmeno nelle primissime potenze mondiali.
Nell'ultimo secolo nessuna politica ha avuto il potere di tenere a bada le scienze matematiche obbligando gli scienziati ad adeguare i mezzi all'intelligenza media dei popoli, posto che le scienze umanistiche non possono muoversi alla stessa velocità delle scienze matematiche adattando gli uomini ai mezzi.

Comprando qualunque prodotto tecnologico di ultima generazione, non si guadagna sicurezza e produttività, ma danni e rischi a sé, agli altri e alla natura.
Questa è la causa di tutti i guasti dell'umanità. Quindi il progresso tecnologico ha prodotto e continua a produrre regresso economico e sociale, oltre che devastazione ambientale ingovernabile e speriamo almeno sanabile.
Ecco perché la politica non ha mezzi legali per mettere riparo a questa montagna di tecnologia suicida o assassina, e per tentare di evitare il default si rassegna ad invadere e depredare i popoli ricchi di risorse ma poveri di difese. 
Quindi si evita la guerra civile e il cannibalismo fra individui, dovuto all'impoverimento collettivo tecnologicamente indotto, nell'unico modo possibile, praticando con la guerra economica, finanziaria e bellica, il cannibalismo tra potenze mondiali e piccoli stati ricchi di materie prime ma poveri di difese militari. (vedi Ucraina Palestina Iran).

Ma ora una bella notizia. All'orizzonte è comparso un nuovo marchingegno tecnologico, l'intelligenza artificiale che tenterà di accorciare le distanze siderali tra cultura scientifica accelerata e fuori controllo e umanistica che arranca e sembra arretrare su tutti i fronti.
Ma se la tecnologia non verrà adattata all'intelligenza media dei popoli, e continuerà a fare più danni che utili, più perdite che profitti, ben presto anche l'intelligenza artificiale si rivederà una toppa peggiore del buco.
Franco Luceri

Il prof Carlo di Stanislao ha commentato così:

Il testo di Franco Luceri propone una diagnosi severa e suggestiva delle aporie del mondo contemporaneo. La sua tesi centrale individua nella frattura tra scienze matematico-tecnologiche e scienze umanistiche — la cosiddetta "spaccata culturale" — la matrice primaria della crisi sociale, economica e geopolitica attuale.
​La riflessione muove da una provocazione di fondo: la supposta regressione intellettuale della società non è dovuta a una decadenza biologica o all'insorgere delle "legioni di imbecilli" paventate da Umberto Eco, bensì all'incapacità strutturale dell'umanità di viaggiare alla stessa velocità della tecnica. Il fulcro della tesi si fonda su diversi snodi concettuali:
​La scissione tra tecnica e comprensione: La matematica e i suoi derivati tecnologici permettono la frammentazione e l'Iper-specializzazione. Ciò conduce alla creazione di strumenti (automobili iper-prestazionali, algoritmi, dispositivi complessi) le cui capacità superano di gran lunga la soglia dell'intelligenza media e della maturità emotiva necessarie per gestirli in modo sicuro ed etico.
​L'asimmetria conoscitiva: Le scienze umanistiche (filosofia, pedagogia, psicologia) si occupano della complessa e lenta maturazione dell'essere umano e del cittadino. Non potendo progredire con la frequenza esponenziale dell'innovazione tecnologica, restano irrimediabilmente indietro, generando l'illusione che l'uomo sia diventato più ignorante, quando è invece l'oggetto tecnico a essere diventato sproporzionatamente complesso.
​Il paradosso socio-economico: L'adozione massiccia di una tecnologia che supera la capacità umana di controllo non produce un vero aumento della produttività netta, ma genera esternalità negative: danni ambientali, rischi per la salute e costi sociali. Gli Stati sono così costretti a trasformarsi da enti regolatori a "sussidiatori", aumentando l'indebitamento pubblico per sanare le fratture sociali ed evitare il conflitto interno.
​Proiezione bellica e geopolitica: L'incapacità della politica di governare la traiettoria dello sviluppo scientifico sposta la pressione verso l'esterno, traducendosi in dinamiche neo-coloniali o conflitti internazionali per l'accaparramento delle risorse (guerre economiche e belliche).
​Matematica vs Filosofia: Un'asimmetria metodologica
​L'attribuzione a Pitagora della nascita di un modello di pensiero che "declassa" la filosofia evidenzia un nodo filosofico cruciale: la differenza tra la misurabilità del reale e la comprensione del significato. La matematica procede per astrazione, frammentazione e ricombinazione formale; ciò le consente una velocità di accumulazione e applicazione pratica senza pari. La filosofia e la pedagogia, al contrario, si occupano della totalità dell'esperienza umana, dell'etica e della convivenza, ambiti che richiedono tempi di assimilazione ed elaborazione non accelerabili a piacere.
​La metafora dell'automobile ad alta velocità riassume l'impasse: la responsabilità del rischio non risiede esclusivamente nella perizia dell'automobilista, ma nella scelta di mettere a disposizione strumenti letali all'interno di contesti ordinari.
​In questo scenario, l'ingresso dell'Intelligenza Artificiale rappresenta l'ultimo stadio di questo processo. L'IA viene descritta come un potenziale elemento di compensazione per colmare la distanza tra la complessità scientifica e le capacità umane; tuttavia, se concepita soltanto come ennesimo acceleratore tecnico privo di un riallineamento con le esigenze e i limiti dell'uomo, rischia di esacerbare le macerie culturali ed economiche già presenti.

sabato 5 settembre 2026

I mattoni della Scienza e la scomparsa dei muratori

 





"La scienza è fatta di dati come una casa di pietre, ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa".
Henri Poincaré

L'intero pianeta, con tutto il suo carico di umani impotenti, entra in crisi perché le singole scoperte scientifiche alla lunga si rivelano scollegate, conflittuali e persino catastrofiche per l'umanità, la natura o entrambe.

Quella che ci insegnano a chiamare "Scienza", (cioè sorgente unica di tutte le soluzioni umane intelligenti) è un mucchio di  "scienze" frammentate che manco si conoscono fra loro.
Ma gli addetti ai lavori non hanno alcuna difficoltà a convivere (lucrando profitti) con i problemi e le catastrofi che dovrebbero prevenire: violenza, ingiustizia, epidemie, carestie, guerre e politica marcia di corruzione che uccide i popoli e ingrassa i potenti. Vedi vaccino contro il covid-19, chè bella montagna di miliardi ha reso agli addetti ai lavori e di effetti collaterali mortali per l'umanità.

Ma quando l'ingordigia dei padroni arriva a mettere in crisi la classe media che è il polmone economico di riserva di qualunque popolo; per garantire ossigenazione finanziaria al sistema Stato, ed evitare che scoppi di debito pubblico impagabile, diventa urgente invadere e depredare un popolo ricco di risorse, ma militarmente indifeso e/o politicamente isolato.

E a questa forma di cannibalismo  nobilitato "Geopolitica", si arriva nel tentativo estremo di mettere riparo ai guasti secolari delle "scienze frammentate e specialistiche".
Questa macedonia indigesta di saperi scollegati e conflittuali senza capo e senza coda, è venduta come Scienza, progresso, sviluppo, produttività, giustizia, legalità e democrazia, ma garantisce l'esatto contrario.

Montagne di errori colposi e falsificazioni dolose custoditi gelosamente per millenni, perché produttivi per potenti e classe media, e agonia e morte per sfruttati ed esclusi.
E questo ingrossamento tumorale delle scienze specialistiche, ha reso la complessità e la verità talmente aggrovigliate e imponderabili da non trovare alloggio nemmeno nel cervello dei geni. 
Faticavano già all'origine i padri della Scienza: Aristotele, Copernico, Galilei, Newton eredi e successori.
Sulla terra fallì persino Gesù incarnato uomo, quando la "Scienza" era ancora lattante e figlia di pochissimi filosofi e matematici.
Chi crede di trasmettere col sapere una verità assoluta  insegna solo "verità parziale", e quindi  "autentica menzogna", come ci ricorda Aristotele, che certo ora si starà rivoltando nella tomba per l'infimo livello in cui versa la "SCIENZA" mondiale e derivati umani.

Mentre le scienze malate di incurabile nanismo si fingono SCIENZA, migliorando singoli particolari (vedi cappotto termico e auto elettriche) l'intera architettura del Progresso mondiale edificata a secco sulle sabbie mobili dell'ignoranza incancellabile, continua a franare e sprofondare.
In Italia ad Amatrice non hanno rimosso ancora nemmeno le macerie dopo 10 anni. E hanno speso una barca di miliardi in cappotti termici gratuiti a chi aveva una casa e magari pure la villa e lo yacht.

L'intelligenza artificiale, specchio fedele de l'intelligenza naturale, non riuscirà mai a colmare il caos delle scienze frammentate.

In mano ai migliori autisti,  qualunque mezzo, fosse pure senza motore o ruote, fa miracoli, e l'intelligenza artificiale come mezzo è già in movimento e sta sgommando.
Ma ahinoi, i MIGLIORI sono ormai una razza a rischio estinzione. E i pochi esemplari scampati all'eccidio, in democrazia sono come una rondine solitaria, non fanno "primavera".

E se vi riesce, provate a immaginare quale primavera politica potranno regalarci i "PEGGIORI" se acquisiranno il controllo del mostruoso arsenale scientifico IA, in aggiunta al potere secolare di fare montagne di miliardi progettando e governando: 
- pandemie genocide pilotate
- inflazioni e recessioni pilotate, 
- strozzinaggio finanziario "legale"
- rapina tributaria a norma di legge
- devastazione ambientale, 
- guerre locali col serio rischio che diventino atomiche e mondiali.

Forse dovremmo domandarci, perché i maestri di una volta usavano la bacchetta sulle mani per fertilizzare la maturazione di neuroni e formavano geni senza risparmio. 
Mentre ora, sparito quel miracoloso fertilizzante, ci siamo arricchiti di "legioni di imbecilli", come li chiamava 10 anni fa Umberto Eco e introvabili un secolo fa.
È sbagliata l'istruzione, l'informazione, la politica o cosa?

Franco Luceri


Commento del prof Carlo di Stanislao

I mattoni della scienza e la scomparsa dei muratori

“La scienza è fatta di dati come una casa di pietre, ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa.”
Henri Poincaré

È da questa folgorante intuizione di Henri Poincaré che Franco Luceri apre la sua riflessione, con un’immagine che contiene già, in nuce, l’intero problema: l’istruzione moderna produce una quantità sterminata di “mattoni”, ma sembra aver sempre più difficoltà a formare i “muratori” capaci di trasformarli in un edificio coerente.

È un’apertura forte, volutamente provocatoria, ma proprio per questo feconda.

Luceri non contesta semplicemente la quantità di sapere prodotta dalla civiltà contemporanea. Contesta qualcosa di più profondo: la nostra pretesa di chiamare “Scienza” un insieme sempre più vasto di scienze specialistiche, frammentate e spesso incapaci di dialogare fra loro. Abbiamo moltiplicato le conoscenze, affinato gli strumenti, perfezionato le tecniche; ma, secondo la provocazione dell’autore, abbiamo progressivamente smarrito la capacità di ricomporre quelle conoscenze dentro una visione complessiva dell'uomo e del mondo.

Ed è proprio qui che la metafora iniziale acquista tutta la sua forza.

Una casa non nasce perché qualcuno possiede migliaia di pietre. Nasce perché qualcuno sa progettare, scegliere, collegare, ordinare e costruire. Le pietre sono indispensabili, ma da sole non bastano. Allo stesso modo, dati, formule, esperimenti, scoperte e specializzazioni sono indispensabili alla scienza, ma non costituiscono automaticamente una cultura capace di orientare la società.

Il “mattone” rappresenta dunque la conoscenza particolare; il “muratore” rappresenta invece la capacità di sintesi.

E forse è proprio quest’ultima che Luceri invita a cercare.

La sua riflessione parte infatti da una domanda inquietante: se ogni disciplina diventa progressivamente più sofisticata, ma continua a guardare soltanto il proprio frammento di realtà, chi si occupa dell'insieme? Chi mette in relazione medicina ed economia, tecnologia ed etica, ambiente e sviluppo, politica e responsabilità, intelligenza artificiale e destino umano?

La realtà non è frammentata come le nostre facoltà universitarie. Un problema ambientale diventa economico; un problema economico diventa sociale; un problema sociale diventa politico; una scelta tecnologica può diventare una questione etica. Tutto è connesso, mentre noi continuiamo spesso a studiare e amministrare il mondo per compartimenti separati.

È questa, forse, la contraddizione centrale della modernità: abbiamo sviluppato una capacità straordinaria di analizzare le parti e una capacità insufficiente di ricomporle nel tutto.

Per questo l'apertura di Luceri merita attenzione. Il suo bersaglio più interessante non è la scienza, ma una certa idea riduttiva della scienza: quella che identifica il progresso con la semplice accumulazione di informazioni, brevetti, tecnologie e risultati specialistici.

La vera scienza, invece, è anche consapevolezza dei propri limiti, capacità di interrogarsi sulle conseguenze delle proprie scoperte, confronto fra saperi differenti e ricerca di una verità che non sia soltanto tecnicamente efficace, ma anche umanamente significativa.

In questa prospettiva, la provocazione dell’autore diventa una domanda educativa di enorme attualità: che cosa stiamo formando quando educhiamo? Specialisti capaci di aggiungere altri mattoni oppure persone capaci di comprendere quale edificio stiano contribuendo a costruire?

La domanda diventa ancora più urgente nell'epoca dell'intelligenza artificiale. Le macchine possono già raccogliere, organizzare, confrontare e combinare una quantità impressionante di “mattoni” informativi. Ma proprio per questo l'essere umano dovrà recuperare ciò che non può essere sostituito dalla semplice accumulazione: la capacità di scegliere il progetto.

L'intelligenza artificiale potrà diventare uno strumento straordinario. Ma ogni strumento dipende da chi lo impugna e dagli scopi che gli vengono assegnati.

Ecco perché la metafora di Luceri non è soltanto una denuncia della crisi dell'istruzione. È, soprattutto, un invito a ripensarla.

Non abbiamo bisogno di meno conoscenza, ma di più cultura. Non di meno specializzazione, ma di specialisti capaci di dialogare con altri specialisti. Non di abbandonare la scienza, ma di restituirle quella dimensione umana, filosofica ed etica che impedisce al sapere di ridursi a semplice potenza.

Perché i mattoni sono necessari.

Ma senza muratori capaci di unirli secondo un progetto, rimangono soltanto un mucchio di pietre.

E la grande sfida educativa del nostro tempo potrebbe essere proprio questa: tornare a formare non soltanto persone che sappiano molto, ma persone che sappiano costruire con ciò che sanno.

Prof. Carlo di Stanislao