In Cina, i bambini piccoli (dai 3 ai 5 anni) imparano l'autonomia pratica svolgendo "mestieri" reali come cucinare veri pasti, accendere piccoli forni a legna, lavare i panni, fare giardinaggio, cucire e usare piccoli attrezzi da falegnameria
A differenza della nostra, (che non insegna nemmeno a fare un uovo lesso a 50 anni) la pedagogia orientale punta alla "formazione con le mani in pasta".
Alla "autoistruzione precoce e pratica", per formare soggetti liberi e autonomamente produttivi.
Mentre l'alunno occidentale immagazzina conoscenza, riempie memorie, ma non sviluppa nemmeno tre soldi di vera intelligenza, di soluzioni pratiche, nemmeno come piantare un chiodo e appendere un quadro senza fracassare il quadro o amputarsi un dito.
Insomma la scuola occidentale imbottisce tanto i cervelli di saperi teorici, da inibire la consapevolezza.
Ecco perché l'occidente è un concentrato di laureati disoccupati, sottoccupati o in giro per il mondo a caccia di una speranza di futuro.
Mentre l'oriente è la terra della concretezza, del pragmatismo, della migliore soluzione possibile, del lavoro e del profitto senza voli di fantasia suicidi o omicidi.
La natura ha sempre creato e continua a creare esseri umani unici e irripetibili protetti dall'indotrinamento malefico altrui. Ogni individuo ha in sé tutto ciò che serve per assorbire ed elaborare la conoscenza necessaria a nutrirsi il cervello e onestamente anche il portafoglio.
Il cervello umano attinge conoscenza da cinque vie di comunicazione diretta con il prossimo e la SUPERPROF. NATURA, che a colpi di promozioni o bocciature obbliga tutti gli esseri viventi a sviluppare intelligenza per non morire.
In ogni essere umano, vista, udito, odorato e gusto ricevono e trasmettono H24 informazioni dall'ambiente al cervello.
Ma il principale organo responsabile dello sviluppo intellettivo, nonché anello di comunicazione tra l'uomo e l'habitat sono LE MANI.
Il cervello usa le mani per entrare in contatto fisico con le cose con le persone e con la natura.
Le mani fanno sbagliano, correggono, perfezionano e mostrano al cervello quale è la soluzione onesta meno costosa e più produttiva, in quel momento, in quel luogo e con le risorse disponibili.
E il cervello prende atto che la soluzione di quel problema non è scientificamente perfetta, ma è la migliore possibile.
Bilanciando teoria e pratica la cultura orientale ha indotto sviluppo sociale ed economico ovunque. Le imprese cinesi invadono il mondo conquistano consumatori e accumulano profitti; mentre quelle occidentali non reggono alla competizione mondiale e deperiscono.
E il calvario de l'impoverimento che parte dalle imprese, finisce per coinvolgere lavoratori dipendenti, famiglie, istituzioni e Stati.
In Europa e in America non sono previsti aggiustamenti di rotta culturale, ma visto che l'unica pedagogia vincente nel mondo è quella orientale, gli stati indebitati qualche pensierino dovrebbero iniziare a farlo.
La Cina ha 1 miliardo 412 milioni di abitanti, e grazie alla "pedagogia con le mani in pasta" ha un debito pubblico che non arriva a 20.000 miliardi di dollari. Mentre quello degli Stati Uniti, che di abitanti ne ha 349 milioni, (oltre un miliardo in meno) supera i 40.000 miliardi.
Io non sono un addetto ai lavori intellettuali o politici e sicuramente mi sbaglio.
Ma secondo voi:
tra la pedagogia occidentale del "borseggio a mano libera";
e quella orientale "delle mani in pasta"; quale è più idonea per conservare nella specie umana qualche traccia di buon senso ?
Franco Luceri
Commento del prof Carlo di Stanislao
«La mano è il prolungamento dell’intelligenza.» — Henri Focillon
Il testo di Franco Luceri colpisce perché mette il dito su una ferita che riguarda non soltanto la scuola, ma l’idea stessa di educazione. Abbiamo confuso il sapere con l’accumulo del sapere. Abbiamo riempito la memoria e, talvolta, lasciato vuota la capacità di fare. Un uomo può conoscere migliaia di definizioni e non saper affrontare un problema concreto; può possedere titoli e non possedere strumenti per stare nel mondo.
Per questo il passaggio sulle mani è forse il più importante. La mano non esegue semplicemente ciò che il cervello ha già pensato: spesso è la mano a insegnare al cervello a pensare.
Tocca la materia, incontra la resistenza, commette l’errore, corregge il gesto, scopre una possibilità imprevista. È una scuola senza cattedra, nella quale la realtà è il maestro e l’esperienza è l’esame.
Qui Oriente e Occidente non dovrebbero diventare caricature contrapposte. La questione più profonda è un’altra: che cosa vogliamo formare, persone che sappiano ripetere ciò che hanno imparato o persone capaci di imparare da ciò che incontrano? La differenza è enorme.
Anche la Medicina Cinese, nella sua visione più autentica, non separa così facilmente corpo, esperienza e conoscenza. Il sapere nasce dall’interazione con il mondo, dal gesto, dalla sensibilità, dall’osservazione e dalla capacità di adattarsi alla trasformazione. Non basta conoscere la strada: bisogna saper camminare.
Forse è proprio questa la lezione più radicale delle “mani in pasta”: l’intelligenza non è soltanto ciò che sappiamo, ma ciò che siamo capaci di fare con ciò che sappiamo.
E quando la mano torna a pensare, anche il cervello ricomincia ad ascoltare la realtà.
Prof. Carlo di Stanislao

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