venerdì 16 ottobre 2026

L'illusione del sapere e la saggezza della terra





Voltaire diceva che "i pregiudizi sono i re del volgo". Ma forse era un pregiudizio anche il suo, se nell'ultimo secolo l'estinzione della massa di ignoranti a colpi di istruzione e informazione non ha intaccato minimamente la monarchia, né ghigliottinato i "regnanti".
Almeno da mezzo secolo, l'intera casa reale italiana dei pregiudizi si è trasferita armi e bagagli, e con grande fracasso autocelebrativo, nell'aristocrazia culturale che si illude di pensare con la propria testa.
E ora valli a sfrattare da lì !!!

Il mondo scientifico continua a ritenersi capace di mettere "ordine" nei sistemi sociali e "produttività" nella natura, ma genera soltanto "disordine e danni crescenti" a 360 gradi.
Perché il pianeta che ci ospita non ha niente di prevedibile, immutabile e certo, è "disordine dinamico in costante evoluzione". Al pari di un cavallo pazzo non si lascia imbrigliare. 
Quindi è stato un tragico errore aver fondato i sistemi sociali sulle certezze filosofiche, scientifiche, giuridiche e finanziarie che nel migliore dei casi stanno producendo una sequenza crescente e ingovernabile di disordini, ingiustizie, violenze, devastazioni e guerre. Peggio che aver costruito una città in zona sismica..

La vera politica intelligente è generata da un costante bilanciamento numerico tra soggetti che progettano e soggetti che realizzano: tra istruiti e ignoranti, tra intellettuali e lavoratori, per adattare la forza lavoro all'equilibrio ambientale.
Se prevalgono i lavoratori la civiltà avanza lentamente ma senza scossoni, perché il soggetto poco istruito tende ad adattarsi agli equilibri della natura. 
Se invece prevalgono le "teste d'uovo", la civiltà sembra decollare, ma è una tragica illusione, perché la natura non si lascia piegare e adattare agli Ingordi interessi dell'umanità. 
È tutto ciò che sembra conquistato dalla "presunta sapienza umana" finisce puntualmente ridimensionato o abbattuto, se confligge con l'equilibrio del Creato.
Perché il "bene comune tra l'umanità e il pianeta" ha origine solo da un costante bilanciamento tra le crescenti necessità dell'uomo e le decrescenti risorse del pianeta. 

Chi si aspetta dalla cultura un progresso stabile o crescente sta ospitando nel suo cervello un'intera dinastia di "regnanti" volterriani, di rozzi pregiudizi.

Perciò l'istruzione obbligatoria che costringe tutti i popoli del mondo ad inginocchiarsi ai piedi di "madre cultura", come fosse una divinità da pregare per il proprio arricchimento crescente è a dir poco demenziale e genocida.
Perché quando hai imbottito un cervello di scienza, non puoi certo aspettarti che il padrone del "melone" corra a comprare una zappa e a dissodare il terreno. E così la catastrofe alimentare, sanitaria e finanziaria è servita e garantita.
Dio ha assicurato a tutti gli esseri viventi un "disordine naturale" che non si lascia adattare al presuntuoso ordine intellettuale umano e risponde puntualmente, ogni cambio di stagione, con alluvioni, siccità, uragani e terremoti, che ridimensionano il PIL, (la produttività economica annuale.

Nel disordine naturale il cervello umano resta sveglio, vigile e adattabile, mentre nell'ordine scientifico, giuridico ed economico, nelle certezze, nel benessere garantito e nella irresponsabilità legalizzata, piano piano si addormenta o va letteralmente in letargo.
Questa è l'unica ragione per cui da millenni "una generazione produce, la seconda conserva e la terza distrugge".
E a questo rompicapo, mai nessuno ha trovato soluzione.
 
Guardate l'intero Occidente. Europa e America sono entrambe con la retromarcia ingranata e corrono verso lo sfascio, dopo essere diventate, grazie al progresso scientifico, tecnologico e democratico, prime, seconde, terze e quarte potenze economiche mondiali.
Franco Luceri

                        Commento
           Prof. Carlo di Stanislao

L’illusione del sapere e la saggezza della terra

​«La scienza è l'albero della conoscenza, ma la saggezza è l'albero della vita.»
— Sir Francis Bacon

​L'analisi di Franco Luceri tocca una corda profondamente empatica e dolente: il senso di smarrimento e di ingiustizia avvertito di fronte a una società che, rincorrendo un’idea astratta di progresso e una cultura disancorata dai bisogni primari, finisce per tradire la realtà stessa della vita. È facile comprendere l’inquietudine e la frustrazione di chi osserva la presunzione intellettuale trasformarsi in una gabbia elitaria, capace di generare teorie brillanti ma del tutto inefficaci nel garantire la sussistenza e nel rispettare la fragilità degli equilibri naturali.
​L'accusa verso un'istruzione che isola l'uomo dal lavoro manuale e dal contatto con la natura nasce da una preoccupazione sincera: la sensazione che una sapienza priva di radici lasci le mani vuote proprio quando c'è più bisogno di concretezza. Tuttavia, la vera tragedia forse non risiede nella conoscenza in sé, ma nella perdita dell'umiltà. L'istruzione autentica non dovrebbe mai scindere il pensiero dall'azione, né la mente dal valore del lavoro della terra.
​Quando la cultura perde di vista il senso del limite e si trasforma in arroganza, illude l'umanità di poter addomesticare la complessità del pianeta attraverso mere cifre e modelli astratti. Il vero dramma si consuma quando i cervelli si riempiono di certezze teoriche mentre rimangono inascoltati i ritmi del Creato e le necessità reali della comunità. L'equilibrio non sta nel rifiuto del sapere, ma nel riscoprire una cultura che sia umile strumento di custodia e non vana pretesa di dominio.

Carlo di Stanislao

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