martedì 28 febbraio 2012

Ingoiare il rospo



Ingoiare il rospo
Noi umani agiamo per liberarci da un disagio o conservarci un privilegio. E a prescindere dal sistema politico, lo scontro fra agiati e disagiati genera civiltà se sul campo non restano vittime; oppure barbarie come in Italia, dove i disagiati cadono sotto i colpi della rapacità dei privilegiati che difendono e accrescono il loro potere e avere, con tutte le armi oneste e disoneste disponibili. E distinguere chi si agita per liberarsi dal bisogno e chi per impedirglielo "usando la legge a proprio vantaggio" è un lavoro da padreterni.
Sta di fatto, che il mondo della cultura che ha il diritto e il potere di progettare i modelli di "coltivazione sociale", che poi i "contadini della politica" realizzano in funzione dell’uguaglianza comunista, o disuguaglianza liberale, da Platone ad oggi non hanno inventato un solo modello che non sia (quando tutto va a meraviglia) una guerra camuffata da democrazia, legalità, pace e giustizia sociale.
Nei sistemi comunisti non c’è un impiego differenziato delle risorse che induca i più capaci (almeno per interesse personale) a produrre quel di più che serve a compensare l’improduttività degli incapaci. Mentre nel liberismo disuguale, la produttività trova la massima esaltazione, ma poi è oggetto di tali e tante appropriazioni da parte della classe media (pubblica e privata) che gestisce di fatto i massimi poteri in democrazia, che agli incapaci, improduttivi, emarginati, disagiati e onesti indifesi di tutte le razze, a parte l’elemosina della Caritas, nel momento e luogo giusto, gratis, arriva solo la cassa da morto.
La pancia della classe media, come quella della balena, si ingrassa di privilegi fino all’indecenza intercettando tutte le risorse economiche che la perequazione liberale attinge dai super produttivi per destinare ai soggetti che per qualche svantaggio di base, psicofisico, economico, geografico o morale, sono poco o per niente autonomi.
Quindi, l’uguaglianza è stata la tomba del comunismo, perchè non ha valorizzato le migliori intelligenze in funzione della produttività; mentre la disugualianza è  la tomba delle finte democrazie liberali come l’Italia, che pur avendo reso quasi ossessiva la produzione di ricchezza, non sanno impedire che quella che sfugge a banchieri e industriali, finisca intercettata dalla balena ingorda della classe media privata e pubblica, che pur rischiando di finire spiaggiata per  default nazionale, ai poveri fa gocciolare solo elemosine anzichè diritti.
Ed è per questa ragione che in Italia non sono mai mancati 10-15 milioni di poveri a lunga conservazione, grazie a burocrati e professionisti che difendono i loro privilegi a costo di consegnare ai loro figli e nipoti un Paese fallito, un futuro di precarietà o disoccupazione e una montagna di debito pubblico incolmabile; ma grazie anche ai ricchi che  possono permettersi il lusso di evadere ben 120 miliardi di euro all’anno. Che potrebbero anche essere il doppio o il triplo.
Questa è l’Italia. Esaltando la corruzione come alternativa "turbo" alla competizione "lumaca" si producono fiumi di miliardi che invece di scendere a valle a "dissetare" disoccupati ed emarginati, vengono prosciugati da migliaia di dighe e bacini (le cosiddette caste), o pompati a forza verso i paradisi fiscali, da evasori ed elusori, fino a lasciare gli ultimi alla Caritas o alla fune per impiccarsi.

lunedì 27 febbraio 2012

La ricchezza del sapere

La ricchezza del sapere
A giudicare dal divario fra disponibilità e necessità di ricchezza, l'Italia e la Grecia si direbbero moscerini con l'appetito di dinosauri.
Non è casuale che i due Paesi a più alta concentrazione di beni culturali dell'Europa e dell'intero Occidente, siano quelli a maggior rischio default.
La politica economica europea, con la libera circolazione di uomini e merci, è perfetta per l'intera Europa, ma è letale per Italia e Grecia, che hanno un patrimonio artistico mondiale, ma non hanno nè contribuzione mondiale, nè politica culturale degna di questo nome.
Nemmeno il sistema economico americano nel suo massimo splendore produttivo, sarebbe in grado di finanziare il restauro e la conservazione di tutte le bellezze italiane. E pensare che si possa fare tutto tassando i piccoli imprenditori, visto che le grosse industrie e le banche sono in grado di sottrarsi a questa sciagura, è fuori dalla grazia di Dio.
Dovremmo incominciare a vedere la ricchezza culturale italiana e greca come un'idrovora succhiasoldi e non come un'industria produttiva di ricchezza. Quindi finanziabile tassando l'Europa, non il fruttivendolo, il barbiere, il fabbro, il falegname o l'imbianchino italiano e greco.
Tutto ciò che nelle altre nazioni funziona a meraviglia, in Italia non riusciamo a tenerlo in piedi nemmeno puntellato. Siamo nella paradossale condizione che nel terzo millennio gli istruiti distruggono più di quanto producono e tocca agli ignoranti finanziarli. Più crescono di numero i dottori e i professori, più cresce la tassazione dei contadini e dei venditori di bruscolini, perchè in Italia la cultura fa solo danni.
La nostra economia (ma a naso direi anche quella greca) è appesantita e resa fallimentare dai costi astronomici del patrimonio culturale (e relativi addetti) che l'Europa forse ci impone pure di conservare, a gratis per l'Europa, strangolando di tasse le imprese nazionali, e mettendole nella tragica alternativa: fallire o evadere il fisco. 
Come Stato, dovremmo imitare Venezia e tassare tutti quelli che mettono piede sul suolo italiano, che per la sua unicità non può essere calpestato al minimo costo di una stanza in albergo, di un pranzo al ristorante, o ingresso al museo.
E' così esiguo il ricavato dalle economie nazionali, rispetto ai costi di manutenzione, che quella inestimabile ricchezza sta andando in rovina, e sta trascinando a fondo l'imprenditoria italiana e l'intero popolo, che paga tasse per incassare disservizi, perchè le tasse fanno da tappabuchi nella voragine del sistema cultura.
Il poco disponibile finisce disperso in mille rivoli, quindi sprecato, o peggio impiegato per creare una ulteriore crescente necessità di ricchezza, che si abbatte come una ghigliottina sulla rachitica economia italiana, inducendo i grossi imprenditori che possono delocalizzare a scappare dall'Italia. (Vedi Fiat & C.)
Cosa centra la corruzione o l'incapacità politica nello sfascio italiano o Greco? Un bell'accidente di niente. E' effetto, non causa. E' la cultura che ha smesso di essere autonoma almeno da mezzo secolo.
Gli italiani e i greci hanno il privilegio di vivere nella patria della civiltà europea e occidentale, ma sono condannati alla stessa lenta agonia del loro patrimonio, che l'Europa e il Mondo vogliono conservato, ma con i soldi dei greci e degli italiani, che senza aiuti mondiali si troveranno davanti al tragico dilemma: sfamare i cittadini di oggi o affamarli per salvare i musei, le biglioteche, gli archivi, le statue, i quadri, i libri,  i reperti di ieri.
Agli italiani si può chiedere di tutto; ma indurli a competere dopo avergli levato la pelle con le tasse e annegati nei disservizi, è come obbligarli a correre dietro un miraggio nel deserto. I salari sono i più bassi d'Europa, le tasse astronomiche, la benzina fuori controllo, il credito inesistente, lo Stato insolvente, e via elencando per un altro paio di mesi.
In Italia non c'è la minima possibilità di competere; ma se fossimo produttivi quanto l'India e la Cina messe insieme, faremmo ugualmente un buco nell'acqua, perchè il salvataggio vero di un patrimonio mondiale qual'è quello italiano, non si realizza tassando gli italiani, ma l'intera comunità mondiale.
I nostri mezzi d'informazione straripano di notizie di chiese pericolanti, quadri rubati, sculture vandalizzate e archivi e musei allagati o con volte gocciolanti; a quanto dovremmo portare tasse e benzina per fare tutto bene?

lunedì 20 febbraio 2012

politici senza navigatore



Politici senza navigatore
Quando il Padreterno era ancora fresco di laurea, progettò un modello di cavallo a quattro zampe, che andava dove lo portava il padrone intelligente.
Oggi, grazie al progresso, sono i cavalli gommati con navigatore satellitare a cercarsi la strada, anche se l'autista è un imbranato come quel cavaliere romano, che un secolo fa, dovendo incontrare il nipote che arrivava dall'America al porto di Genova, partì sparato a Palermo; e quando capì di aver sbagliato direzione, il nipote era già ripartito.
Morale della favola: se sbagli via, svolti a destra o a sinistra e correggi l'errore; ma se corri nella direzione sbagliata, puoi salvarti solo invertendo la marcia.
Se un individuo o un popolo si trovano in mano l'esatto opposto di quello che cercavano, perdono tempo e soldi a cambiare strada; devono ripercorrere la stessa via ma in direzione opposta, stravolgendo le loro certezze illusorie: esattamente ciò che fece la Russia passando senza strepiti dal collettivismo al mercato.
In Italia, la laurea e le conquiste sindacali dovevano cambiare i connotati alla povertà, ma l'hanno cambiata ai laureati gettandoli nel "rogo della disoccupazione" come diceva Don Milani. Ai medici, ingegneri, avvocati ed economisti parcheggiati nei call center o ad affettare mortadelle in qualche supermercato quando tutto gli va a meraviglia e non entrano in quel tragico 31% di giovani disoccupati che il lavoro se lo sognano.
E il progresso del mercato globalizzato avrebbe dovuto cambiare i connotati pure alla ricchezza, trasformando anche i venditori di caldarroste in Paperon dei Paperoni. E cosa ne hanno avuto Europa e America del pseudo-progresso: sono fallite pure le banche dopo gli imprenditori. E speriamo che l'epidemia non coinvolga gli Stati.
Ora, come lo zio romano che corse a Palermo per abbracciare il nipote che sbarcava a Genova, dobbiamo girare tutti il quadrupede ormai sciancato e ripartire dalla parte opposta, perchè il nostro nipote progresso è già arrivato in Cina. E a Genova e Palermo è ri-sbarcato il regresso: quello di un popolo laureato, masterizzato e sindacalizzato, ma condannato alla tragica scelta pane o Olimpiadi.
Per salvare il salvabile, l'Italia va ripensata dall'asilo al posto tomba, altro che tenere duro sull'art. 18, o proteggere gli evasori ed elusori miliardari perchè non scappino dall'Italia. Qua c'è scappato il futuro.
Ciò che ingiustamente i padroni tolgono ai lavoratori, impoverisce i lavoratori; ma anche le rivendicazioni selvagge danneggiano i padroni, visto che sfilano da falliti in tribunale, o fuggono in massa dall'Italia, o corrompono, o evadono-eludono fiumi di miliardi per reggere ai maremoti di sprechi e ruberie pubbliche, recessioni, crolli di borsa e contagi di titoli tossici di tutte le razze.
Questa è l'Italia di oggi: un pugno di mosche quanto a sicurezza e giustizia sociale e una montagna di debiti che arriva alla luna. L'esatto contrario di quello che abbiamo cercato, correndo per sei decenni nella direzione sbagliata, su un cavallo politico col paraocchi, ma senza navigatore.

martedì 14 febbraio 2012

Barboni e banchieri

Barboni e banchieri
Nel mondo ci sono due continenti con le gambe economicamente rotte: Europa e America; ma la cultura e la politica che si affannano a soccorrerle a costi stratosferici non hanno un solo ortopedico in grado di curarle.
I più vedono problemi per i poveri che non hanno da spendere, e pochi per i ricchi che non sanno produrre.
Ma non è tanto preoccupante la condizione del poveri che non hanno (perché se avessero saprebbero spendere), quanto quella dei ricchi che non sanno più produrre nemmeno da strozzini: o perché investono da cani, o perché non trovano più miniere da sfruttare, e costringono poi chi governa a soccorrere i banchieri falliti invece dei barboni affamati.
E l’informazione italiana, anche quando finge di occuparsi di problemi economici, nel 90% dei casi, si occupa di situazioni individuali o locali di estrema povertà e quindi non offre nessun contributo al problema nazionale e mondiale dell’improduttività dei ricchi da cui scaturisce la disoccupazione dilagante, l’evasione e il debito pubblico da bancarotta, nonché le caste auto referenziali e auto protettive.
La povertà dilaga quando in un popolo i ricchi non trovano più risorse culturali e materiali da cui spremere ricchezza, e da negrieri o usurai ripiegano verso lo sfruttamento del lavoro o del credito, quindi della massa dei lavoratori e piccoli imprenditori facendoli impoverire o fallire.
Ma il mondo della cultura non si è mai offerto in soccorso della politica per stabilire perché i rubinetti d’oro della produttività Occidentale gocciolano a malapena profitti, o sparano perdite stratosferiche.
Dov’è l’idraulico che sappia individuare se il guasto è nell’istruzione, nell’informazione, nel sindacato, nel caos legislativo, nella lentezza giudiziaria, o nell’irresponsabilità e disonestà burocratica?
Se i ricchi incapaci dell’Occidente si spostano ad Oriente, ridiventano produttivi senza bisogno di essere rapaci; allora in Occidente la povertà è l’effetto, mentre la causa è l’ormai impossibile produttività onesta dei ricchi.
Ci vorrebbe un idraulico capace di cogliere nel groviglio delle condutture istituzionali l’origine delle perdite di competitività e produttività. Se l’Italia è arrivata a totalizzare oltre il 30% di giovani, che il mercato non ha convenienza ad assorbire, senza contare i quarantenni e cinquantenni che perde per strada, non può essere solo problema economico.
I banchieri e gli imprenditori italiani sono diventati di colpo incapaci; oppure non è più conveniente assumere gli italiani, da che le conquiste sindacali e la macchina scassata dello Stato, sono in grado di tramutare in perdita qualunque profitto onesto?
Io spero sinceramente di essere in errore. Ma se le cose stessero proprio così, Monti che rimescola l’economia a colpi di liberalizzazioni, è come operasse i calli di un malato di tumore, perché i guasti italiani sono di natura giuridica, burocratica e tributaria.
Che poi i politici e i giudici si tengano strette le poltrone e usino il potere a proprio vantaggio è inevitabile, visto che della salute dello Stato, seriamente non ha convenienza di occuparsi nessuno: né i baroni delle università, né quelli della stampa, che oltre alla mela marcia della casta politica da eliminare, vedono tutto il cesto delle istituzioni italiane produttive di servizi da terzo mondo, di primissima qualità.

lunedì 13 febbraio 2012

Quanto mi costi, Massimo Sistema!

Quanto mi costi, Massimo Sistema!
Il mondo della cultura non ha mai tentato un serio confronto fra i due massimi sistemi legali disponibili (il terzo è ancora da inventare): quello comunista a tutela dei lavoratori e capitalista a tutela delle banche e imprese.
Nessuno si è mai chiesto se il comunismo che l’Occidente considerava "criminale" è morto di morte naturale o combattendo la guerra fredda contro il capitalismo ritenuto "legale", solo perchè più produttivo di ricchezza, ma nell'ingiustizia sociale legalizzata.
Il primo, sia pure con metodi criminali, si faceva carico della vita dell’intero popolo garantendo lavoro, cibo e salute a tutti; mentre il secondo (con finti metodi da Stato di diritto) salva i soggetti più produttivi o corruttivi, e gli altri è come li buttasse a mare, condannandoli, quando tutto va bene, alla precarietà o emigrazione, oppure alla delinquenza, alla droga, alla malattia o alla mafia.
Il comunismo partiva dal dovere di salvare tutti per salvare lo Stato sia pure con metodi feroci; mentre il capitalismo finto buonista parte dal dovere di lasciare tutti liberi di produrre nella competizione del mercato globale, (ma sfornando solo soggetti con la fissazione del posto fisso) e per fare cassa, finisce per scorticare vivi di tasse quei fessi dei piccoli imprenditori che si sono messi a produrre davvero nella legalità.
Ma così facendo il capitalismo nega l’innegabile esistenza di milioni di persone prive o carenti delle risorse culturali, intellettive, fisiche o economiche per competere e produrre ricchezza per sé e per lo Stato. E lasciandole senza un lavoro, un guadagno o un sussidio garantito è come se le offrisse da manovalanza a criminali e mafiosi. Visto che ai soggetti non ancora produttivi e senza posto fisso le banche non fanno più credito da decenni, o forse non lo hanno mai fatto.
E’ tutta qua la legalità dello Stato capitalista. E la violazione dei diritti umani resa illegale dalla Costituzione, viene legalizzata di fatto, con milioni di leggi, decreti e regolamenti, studiati per conservare troppo corta la coperta dei diritti, in modo da tenere sempre coperto il potere, gli amici del potere e scoperti gli altri.
Ma c’è una domanda che sorge spontanea a giudicare dalla marea crescente di padri di famiglia che a cinquanta anni e anche prima perdono il lavoro e non lo trovano più, o da quel 30% e passa di giovani disoccupati pur avendo titoli culturali in abbondanza.
Se la disoccupazione è la causa di tutti i problemi sociali, a cominciare dalla criminalità, dalla violenza diffusa e dalle patologie psicosomatiche di cui lo Stato poi si fa carico con costi di degenza ospedaliera che si aggirano dai 2.500 ai 5.000 euro al giorno nella regione Lazio, siamo sicuri che con quella montagna di denari (sprecata anche soltanto nella sanità senza parlare di giustizia e di galera intasata da svuotare tre volte l'anno), lo Stato non ce la farebbe a tenere occupati e retribuiti tutti gli italiani e pure gli immigrati e i turisti di passaggio?
L’assegno sociale che corrisponde ai pensionati al minimo è di 400 euro mensili. Quindi, in un giorno di degenza ospedaliera lo Stato sperpera l'equivalente di un anno di pensione sociale. Me lo spiegate voi perché per 64 anni questo capolavoro di Stato (e per fortuna che lo chiamano "di diritto") s'è rifiutato pervicacemente di accrescere la spesa sociale aiutando gli italiani in difficoltà, invece di ingrassare al limite dell’indecenza i privilegi, gli sprechi e le ruberie della burocrazia e della finanza?
E lo stesso discorso vale per la scuola. Una volta i veri professori erano gli artigiani, che in un colpo solo ti davano istruzione imprenditoriale e posto di lavoro (ma a 21 anni tutti si licenziavano per avviarsi la propria  impresa e assumere apprendisti). Lo Stato ha fatto in modo di estinguere quasi totalmente la razza degli artigiani, per garantire ai professori il monopolio della formazione e del miraggio del lavoro fisso, salvo poi consigliare ai laureati ormai rassegnati, di costituirsi da autonomi una s.r.l. al prezzo di 1 euro, anziché cercarsi un introvabile e monotono posto da dipendente.
Non lo è e non lo è stato per i professori che si sono fatti quaranta anni di noia di stipendio fisso (per formare milioni di laureati con la fissazione del miraggio cattedra) e poi sono passati alla noia della pensione fissa, di cui poverini andrebbero liberati perché hanno creato un modello di Stato che distrugge occupazione invece di crearla: serve solo da stipendificio per professori, dottori, burocrati vari, politici, giudici, derivati e affini.
Il capitalismo ha garantito al comunismo un alibi di ferro a giustificazione del suo fallimento: ha combattuto e ha perso la guerra fredda di mezzo secolo fra est e ovest. 
Ma il capitalismo occidentale che si sta afflosciando da sé come una ricotta annacquata, a quale nemico fantasma potrà imputare il suo default a 360 gradi, se non alle teste d’uovo della classe dirigente con dentro il pulcino abortito? Oppure è stato Bin Laden a fare lo sgambetto all’America per far cadere l'Europa?
Millenni di cultura sono serviti per mettere a punto un solo sistema capace di salvare il popolo senza distruggere lo Stato: il sistema comunista, ma poi usato con metodi criminali dice l’Occidente. Mentre lo Stato di diritto capitalista, ammazza un intero popolo di ingiustizia sociale e affoga lo Stato nei debiti illudendosi di salvare la burocrazia e le multinazionali del potere privato, culturale ed economico, tassando, spendendo, rubando.
E' tutto qua il miracolo della cultura occidentale e dello Stato truffa a norma di legge: salva i lupi del potere offrendogli in pasto un intero popolo di agnelli, a cui negare lavoro, sussidio, dignità o almeno una parvenza di giustizia.
Se non è servita molta fantasia per considerare criminale il comunismo russo che pure salvò popolo e Stato per 75 anni fronteggiando il nemico America (cosa non da poco); di fantasia ne servono vagoni per considerare legale il capitalismo e in primis quello italiano che ha indebitato lo Stato fino all’indecenza, (non si è fatto mai mancare dai 10 ai 15 milioni di poveri, e un 30% di giovani disoccupati) senza riuscire nemmeno a salvare la sua burocrazia, ormai straripante di precari e col rischio di doverli licenziare, come e più della Grecia.
Ma la differenza che più salta agli occhi, è che lo Stato comunista era un datore di lavoro vero: assumeva, produceva, spendeva. Lo Stato capitalista è solo caporale: assume lui, poi si dimentica di produrre ricchezza, e paga e sperpera e ruba con i soldi di pantalone.
Il comunismo usava mezzi criminali per fini legali: salvare popolo e Stato; il capitalismo ha trovato comoda la formula inversa, usa mezzi legali ma per fini criminali: salvare solo burocrati e banchieri. Ma finito l'alibi della guerra fredda, della Russia da combattere, l'Occidente rischia di disfarsi come una ricotta malfatta, perchè forma solo dipendenti, ma pretende che competano da imprenditori, per scorticarli vivi di tasse. Campa cavallo!!!









venerdì 10 febbraio 2012

Alla politica manca il viagra



Alla politica manca il viagra
E' impressionante il numero di italiani che fanno politica o la commentano da giornalisti. Ne avremmo d'avanzo persino per governare il mondo, ma non riusciamo a tenere in piedi nemmeno il comune di roccacannuccia perchè gli addetti ai lavori comunisti e liberali, eternamente in guerra, figliano problemi invece di soluzioni.
Sono come quella coppia di sposini freschi che si costruirono un divisorio di legno sul letto matrimoniale per evitare una gravidanza gemellare alla moglie che era magrolina e delicata e il marito un bestione. E ogni mese la signora faceva il test per controllare se era incinta. Finchè i parenti, dopo un anno di test negativi, capirono il problema e infilarono una cassetta porno nel videoregistratore per insegnarli che i figli si fanno in due, ma non a distanza di sicurezza.
Ed è allucinante vedere la politica italiana, ma direi Occidentale, come metafora dei due sposini che per evitare di figliare troppo, non figliarono mai. Siamo così malridotti, perchè chi si occupa del governo dei popoli non si pone il problema di cosa serve alla gente per vivere, ma di cosa serve allo Stato per non morire.
E dovendo servire un solo soggetto giuridico, le cui patologie sono rilevabili e misurabili fino all'ultimo centesimo di euro, ci vuole poco a decidere se va meglio la pietanza politica comunista o la liberale.
Se invece i politici si ponessero il problema di cosa serve al popolo per vivere economicamente lui e di riflesso lo Stato, si renderebbero conto che il solo comunismo o il solo liberismo sono terapie parziali e quindi eccellenti per uccidere popolo e Stato.
Sono talmente complesse le esigenze di un popolo, che solo usando tutta la farmacopea politica conosciuta e sconosciuta si può sperare di ingravidare e partorire soluzioni che non tappino un buco qua aprendone due da un'altra parte.
Qualunque miracolo formativo abbia fatto l'istruzione e continuato l'informazione, nel popolo c'è sempre una miscela di soggetti dipendenti allergici alla competizione (pure se le s.r.l. a costo zero gliele semini come volantini da un elicottero) e di soggetti autonomi che al lavoro dipendente (monotono dice Monti) preferirebbero il suicidio.
E quindi il solo governo liberale rischia di lasciare disoccupati i dipendenti, così come il governo comunista ne garantisce l'occupazione, ma portando gli autonomi alla bancarotta.
Insomma, fare politica è come preparare il pranzo in un asilo dove ci sono neonati che si accontentano di una porzione di latte e maestre che reclamano un piatto di lasagna e magari pure col bis.
Il solo comunismo andrebbe da dio se fossimo tutti dipendenti, ma ci vuole anche il liberismo vero per rendere gli imprenditori recettivi di manodopera, produttivi di profitti e contributivi di tasse.
Ecco perchè l'Italia non figlia soluzioni politiche nemmeno con una confezione industriale di viagra. Perchè la guerra fredda è finita fra Russia e America, ma non è ancora finita fra comunisti e liberali, e forse non finirà mai.
Il muro di cemento che separa i nostri coniugi della politica, è efficacissimo per evitare all'Italia il parto di soluzioni economiche gemellari (che lungi sia potrebbero essere buone per lavoratori e padroni), ma non evita affatto quello della moltiplicazione esponenziale dei problemi che spingono piano piano, senza fretta, popolo e Stato verso il default. 

martedì 31 gennaio 2012

Scimmiotta la Cina


Scimmiotta la Cina
A fare buono o cattivo un sistema socio-economico è l'intelligenza della classe dirigente e quindi dello Stato. In mancanza, l'intelligenza dei singoli, può persino fare danni come quell'imprenditore ricco che si è offerto di pagare la tassa ICI (o come si chiama adeso) ai suoi dipendenti, tutta o in parte a seconda delle loro necessità.
Così lui migliora il rapporto con i suoi operai, ma gli imprenditori poveri si vedranno odiati dai loro dipendenti, perchè non pagano il giusto, non pagano in tempo, e invece di regalare soldi, vogliono tempo e lavoro regalato.
Questo è il risultato di una politica sindacale ed economica demenziale, perchè scoraggia gli operai che sono pagati a tariffa sindacale, dal chiedere più soldi ad un imprenditore ricco che di più pagherebbe volentieri per una prestazione lavorativa e un rapporto migliore con i suoi dipendenti. Mentre alimenta lo scontento e la rivendicazione insensata di chi viene pagato di meno, ma perchè l'imprenditore è in difficoltà non essendo abbastanza competitivo, per gli alti costi fissi del sistema pubblico fasullo, ma anche per la resa lavorativa dei suoi operai demotivati e sindacalmente istigati ad odiare e danneggiare i padroni.
Insomma, è tremendamente stupido pensare che un imprenditore sia degno di assumere lavoratori solo alla paga sindacale e politica. Se un operaio si accontenta di incassare di meno o lavorare di più è fuorilegge insieme al padrone. Invece è legale un imprenditore che potrebbe benissimo pagare il doppio, perchè ha profitti astronomici, ma nessuno ha il coraggio di chiedere un salario superiore a quello legalizzato dal sindacato.
Aver fatto del salario quella tristemente famosa "variabile indipendente dal mercato" di berlingueriana memoria, ci ha portato all'autodistruzione. Invece il salario dovrebbe essere una variabile dipendente dal mercato per aiutare le imprese a fare profitti, pagare salari e pagare tasse. E assolvere la funzione stramillenaria di spina dorsale del sistema economico e del sistema Stato.
Partendo da questa premessa, credo che se gli intellettuali fossero in grado di risponderci a queste tre domande, certo il mondo non diventerebbe un Paradiso domani mattina, ma forse smetterebbe di essere quel cesso infernale che è, per la rissosità di lavoratori e padroni, sindacalmente e politicamente indotta.

1° domanda: hanno fatto bene i lavoratori russi a preferire l'abolizione del diritto di proprietà, quindi ad accoppare giuridicamente i padroni per settantacinque anni per non farsi sfruttare, e dopo arrivati a seconda potenza mondiale, ridursi ad accattoni dell’America?


2° domanda: hanno fatto meglio i lavoratori italiani a tenersi i padroni, ma a sfruttarli per mezzo secolo fino a trasformarli nei peggiori imprenditori del pianeta e ora subirli come sfruttatori senza pietà, per difendersi dallo sfruttamento fiscale e finanziario usuraio?


3° domanda: non sarà per caso che i cinesi ci hanno fottuto tutti sull'anticipo noi europei firmando l’armistizio con i padroni, lavorando come schiavi per un tozzo di pane, ma facendo della Cina la potenza mondiale che si sta mangiando il mondo in un boccone; perché i lavoratori e imprenditori cinesi sono con gli attributi, non hanno bisogno di intermediari per accordarsi fra loro, arricchire e comprarsi in contanti il pianeta?


Certo che non basta la risposta a queste tre domande a cambiare la faccia dell'Italia o dell'Europa, magari è solo l'antipasto, il gingerino, l'ulivetta o il salatino. Ma pensare che la guerra civile camuffata da liberismo, con i lavoratori che considerano criminali i padroni e i padroni che considerano incapaci, parassiti e sfaticati i lavoratori, con gli arruffapopoli del sindacato e della politica armati di lanciafiamme per spegnere gli incendi sociali straripanti di indignados, in tutta sincerità, a me me pare proprio una stronzata.

domenica 29 gennaio 2012

Due tiranni al prezzo di uno


Due tiranni al prezzo di uno
Quando in un popolo si distrugge la diversità etico culturale fra le classi sociali per indurre la gente a pensare e agire tutta allo stesso modo, si creano le condizioni ottimali per l'involuzione totalitaria delle democrazie.
Il comunismo è stato possibile in mezzo mondo, perchè la cultura è riuscita a convincere i più, che la salvezza dei lavoratori passava dallo sterminio dei padroni. E il nazismo è arrivato per la stessa via a convincere i tedeschi, che il paradiso per la razza ariana, passa dallo sterminio di quella ebraica.
Sono idee da manicomio, ma che in un certo popolo e in un certo momento trovano le condizioni (culturali e socio-economiche) ottimali per attecchire e fruttificare tragedie a tutto spiano, e la loro follia può dimostrarla solo la storia dopo decenni o secoli di carestie e devastazioni.
L'intero Occidente si è infilato in una di queste condizioni ottimali e si sta autodistruggendo con una politica comunista idiota legalizzata e una economia più criminale che liberale.
Ma per quanta criminalità possa inventarsi il sistema economico, non riesce a compensare la distruttività del sistema Stato, con la produttività privata.
Insomma, siamo un popolo che ha bisogno di una iniezione di produttività di ricchezza; ma non l'avrà mai,  perchè chi ha il potere politico di governare, (rappresentando i lavoratori che sono una schiacciante e immodificabile maggioranza) non può che cercare di distillare dal mercato maggiori salari, maggiori diritti e minore lavoro (insomma il salario come variabile indipendente dal profitto) quindi l'esatto opposto di ciò che serve agli imprenditori per essere competitivi, realizzare maggiori profitti e pagare maggiori tasse allo Stato super indebitato.
Ma il peggio non è questo, perchè i padroni del potere economico, anche quando non ci sono le condizioni legali per farlo, la produttività la realizzano sempre e comunque, rigorosamente in nero e criminale in modo da tenersela per sè, gabbare il fisco e massacrare i piccoli contribuenti onesti che pagano al posto di banche e multinazionali.
Quale sia la pressione politica giusta che induca legalità negli imprenditori e quindi nel sistema economico, credo che nessuno lo sappia. Ma allo stato delle cose, l'Italia e l'Europa sono vittime di due tirannie parallele, quella politica dei lavoratori che hanno i numeri per escludere totalmente i padroni dall'alternanza politica al potere legale; e quella economica dei padroni che rispondono da tiranni al tiranno politico-sindacale licenziando, sfruttando lavoratori, eludendo il fisco o alla peggio delocalizzando.
Insomma c'è da domandarsi seriamente se abbia fatto peggio il comunismo russo ad accoppare i padroni, o il comunismo italiano a conservarseli per combatterli a 360 gradi pensando di guadagnarci di più a renderli uniformemente criminali.
E' così che l'Occidente ha scelto di farsi schiavizzare da due dittature parallele, due tiranni al prezzo di uno, e lo ha fatto imponendo all'Oriente di liberarsi dalla tirannia comunista dei lavoratori contro i padroni.
E per aver firmato l'armistizio nella guerra fra lavoratori e padroni, ad Oriente hanno spalancato le fauci della ricchezza fino a mangiarsi il pianeta in un sol boccone.
Quanto impiegherà l'Europa a capire tutto questo e a mettere riparo può saperlo solo Dio. Noi possiamo solo sperare e augurarci che non aspetti una guerra civile o mondiale per rinsavire.
I padroni e i lavoratori li ha creati il Padreterno dosando le capacità individuali in modo diverso. Ci sono buone possibilità che servano entrambi, e a giudicare da come se la passano oggi in Cina che padroni e lavoratori hanno firmato l'armistizio, servono e come che servono!!
Voi pensate davvero che in Italia ci sia la cultura ideale per la piena occupazione, la produttività economica e la pace sociale? Io nel mio piccolo qualche dubbio ce l'ho.
Basta vedere con che gioia i comunisti hanno accolto il primo imprenditore italiano in veste di Premier, e quanta collaborazione gli hanno offerto nei suoi 17 anni di politica e come lo stanno piangendo da quando si è dimesso.
Insomma in Italia non ci sono le condizioni che inducano i lavoratori a rendere profitti ai padroni, nè questi a sposare lavoratori a tempo indeterminato e compensarli con  giusti salari. 
Quindi cercare la luna nel pozzo in Italia è meno stupido che cercare la pace sociale e la produttività necessaria ad uscire dal tunnel.

giovedì 26 gennaio 2012

Liberismo circense

Liberismo circense
Prima del comunismo, in qualche angolo sperduto del pianeta, ci sarà pure stato qualche popolo in cui i lavoratori erano più potenti dei padroni. Ma in linea di massima il lavoratore è sempre lo sfruttato e il padrone lo sfruttatore, anche quando con ricchi stipendi lo illude di essere importante ed insostituibile classe media.
In Italia, dopo due sanguinose guerre mondiali, è arrivata la democrazia e il liberismo. Ma il mondo della cultura ha continuato ad insaccarci il cervello di comunismo e fascismo, senza mai spiegare che in una democrazia, non solo quelle ideologie sarebbero finite annacquate, miscelate e contaminate, ma oltre a fallire loro, avrebbero indotto pericolose mutazioni anche nel liberismo, che poi nessuna politica e giustizia democratica avrebbe potuto governare.
Ecco perchè io, per tentare di rendere comprensibile il mio pensiero, (già maledettamente controcorrente di suo) parlo spesso di comunismo, ma inteso come potere politico dei lavoratori, che nelle democrazie (come quella italiana da almeno quattro decenni) sono una schiacciante maggioranza elettorale, contro una minoranza risibile di padroni che nessun partito rappresenta.
Voi mi direte che i lavoratori possono votare anche partiti di destra. Certo, ma ovunque votano sono maggioranza. E non chiederanno mai profitti per gli imprenditori: ma salari e diritti per sè.
E per l'uso poco comunista di quel potere, gestito da sindacalisti e politici miopi; i padroni hanno finito per dare risposte ancora più egoiste ed interessate di quelle proprie della loro specie chiamata ovunque nel mondo a competere o fallire.
Quindi in Italia abbiamo comunismo che non è comunista, altrimenti avremmo la piena occupazione, (invece abbiamo la piena disoccupazione). E sul versante economico, invece di avere liberismo produttivo abbiamo liberismo fallimentare che attenta alla vita dell'intero popolo.
Le grosse imprese italiane (banche e multinazionali) si sono tramutate in imprese circensi (senza offesa per quelle nobilissime propriamente dette). Non mettono radici in nessun posto, assumono lavoratori per spazzolarsi la ricchezza esistente, poi licenziano smontano il telone e passano avanti. E almeno ogni tre mesi scappano a portare soldi in Svizzera o altri paradisi fiscali, per sottrarli al fisco la cui mutazione genetica non è stata da meno.
Un secolo fa, quando un circo si fermava in un paese, i ragazzini correvano a raccogliere mangime per leoni: gatti e cani randagi da scambiare con biglietti d'ingresso gratis. E quando, oltre agli spettatori paganti, incominciava a scarseggiare la selvaggina a buon mercato per i leoni, smontavano la baracca e passavano avanti.
Niente di più e niente di meno delle "delocalizzazioni" delle multinazionali moderne, a caccia di lavoratori, (mangime per padroni) che siano a buon mercato come gatti e cani randagi da dare in pasto ai leoni del circo.
Così la politica si trova a governare sistemi sociali anomali, dove molti cercano lavoro nel posto in cui risiedono, ma pochi lo creano, se non per se stessi e la loro famiglia (quando la ricerca di un lavoro dipendente e diventata disperata). E sui grandi imprenditori, che di posti di lavoro ne creano a diecine di migliaia, non si può più fare affidamento, perchè sono imprese circensi di passaggio.
Si fermano per ramazzare profitti e poi anche rimanendo nello stesso posto per anni è come fossero partiti: perchè a razzo partono i loro profitti verso la Svizzera, chiudono bilanci in perdita, minacciano cassentegrazioni o licenziamenti tre volte l'anno e bussano a denari allo Stato prima che il fisco abbia il tempo di bussare ai loro profitti. 
Insomma creano quella "produttività drogata" e quindi finta di cui il ministro Passera ha parlato a Ballarò. I loro dipendenti sono dipendenti privati, ma visto che quel tipo di imprese, chiudendo in perdita, non pagano una lira di tasse, è come fossero pagati dalla collettività.
E la politica, (ormai comunista solo di nome), non avendo scampo  da decenni, cala la ghigliottina tributaria sui lavoratori e mini imprenditori onesti ignari delle mostruosità politico economiche finchè non vengono usati come gatti e cani randagi da offrire in pasto agli insaziabili leoni liberisti.
Quindi non esiste padreterno politico che possa sfamare un popolo di lavoratori che ha usato da stupido il suo potere sindacale e politico, legittimando i grossi padroni a sfruttare la collettività, a privatizzare illegalimente i profitti, e poi socializzare le perdite a norma di legge, minacciando licenziamenti e obbligando lo Stato a sganciare, esenzioni di imposte, finanziamenti a fondo perduto o appalti truccati per puntellare e scongiurare il crollo dei posti di lavoro.
La quantità di grosse imprese che si è allattata alle mammelle dell'Italia per 65 anni è spaventosa, ma quando hanno capito che avrebbero dovuto attaccarsi alla mammella avvelenata del debito pubblico per ripianarlo, hanno preferito la Cina o l'America di Obama, dove cani e gatti randagi, (leggi cercatori di salari) da dare in pasto ai leoni del liberismo criminale "legalizzato" ancora si sprecano.
Al punto in cui siamo ridotti, la casta dei politici e quella dei giudici non centrano un accidente nel governo dell'Italia, perchè il potere "REALE" che hanno sulle banche e multinazionali definirlo risibile è persino riduttivo. E' come se si fossero ridotti a pedalare una bicicletta senza pedali o manubrio. A nord come a sud hanno potere, anzi strapotere tirannico, ma solo sui gatti spelacchiati dei lavoratori dipendenti e mini imprenditori. 
L'idea che l'arretramento del sud sia da imputare al nord sfruttatore, l'hanno messa in circolazione i leoni famelici del liberismo, padroni di giornali e televisioni perchè la guerra fra poveri era utile a distogliere l'opinione pubblica dalle contorte manovre di banchieri e industriali mangiatori di gatti e cani randagi del nord, centro, sud e isole. Il nord si è salvato finchè ha avuto una maggiore concentrazione di banche e imprese allattate da mamma Italia, prima di entrare in menopausa.
Ora al nord le imprese circensi, in gran parte delocalizzate, lasciano i dipendenti con i mutui da pagare e lo stipendio da sognare, dopo averli arricchiti di "produttività drogata" per sei decenni. 
Per non perdere posti di lavoro, sindacalisti e politici hanno foraggiato migliaia di imprese nella padania di Bossi, costringendo il sud al destino ingrato di evasori o mafiosi. Utile al sud, come un cappio per impiccarsi.
Ora la nostra classe politica potrà mai sfamare 56 milioni di cittadini fissi, con 4 milioni di imprenditori e manager mordi e fuggi, perchè evasori, elusori, esportatori di capitali, corruttori, truffatori, inquinatori, bancarottieri e delocalizzatori a razzo?
Nell'Italia del sud, la risposta a questa domanda non serve più nemmeno allo scemo del paese. Ciò che invece ci sfugge, è se sia stato lo schiacciante potere numerico-politico dei lavoratori (maggioranza in qualunque schieramento di destra, centro e sinistra) a condizionare e fino rendere criminale il potere economico dei padroni, che dalle origini della specie umana stinchi di santo non lo sono mai stati, ma nemmeno così uniformemente criminali, da paralizzare persino la magistratura e infettare persino il Vaticano.
Insomma, se si accertasse che in Italia la politica dei lavoratori è vittima di sè stessa, perchè ha dato legittimità ad un sistema economico liberista capace di produrre profitti ma solo pagando salari di fame, (e cercava l'esatto contrario) potremmo affermare senza tema di essere smentiti, che quanto ad autolesionismo, nemmeno quel contadino che segò il ramo su cui sedeva era riuscito a fare meglio.

venerdì 20 gennaio 2012

I sistemi liberali sono ingovernabili



I sistemi liberali sono ingovernabili
Ho corretto due volte il titolo del precedente articolo, perchè non mi sembrava giusto parlare di "Stato monco", visto che a differenza del sud, dove lo Stato prende tasse e restituisce disservizi, al nord sembra esserci uno Stato con la mano che da e quella che prende. E così ho titolato "A sud lo Stato è monco".
Ma dopo 24 ore ho capito che non è merito della politica se al nord lo Stato conserva entrambe le mani. E non è colpa degli sfruttatori del nord, (come abbiamo sempre pensato tutti) se il sud non è mai riuscito a colmare il divario e da decenni si difende con evasione e mafia dallo Stato monco che portando tutto e tutti al fallimento rischia di scatenare una guerra civile.
Le cause sono da ricercare nella differenza che c'è fra comunismo e liberismo. Ma mentre i liberisti hanno criticato il comunismo fino alla nausea, i comunisti non solo hanno smesso da un pezzo di criticarlo, ma in massa si sono convertiti tutti al liberismo, persino i rifondatori comunisti: intellettuali, sindacalisti, giornalisti e politici.
Se la Fiat mettesse in commercio un'auto difettosa, chi avrebbe il dovere e la convenienza di metterne in luce i difetti, Marchionne o le industrie concorrenti?
Il liberismo è come un'auto difettosa, ma i comunisti ci salgono a bordo rassegnati facendo rivoltare Marx nella tomba, che in tempi non sospetti aveva capito la tendenza del capitalismo a fare i ricchi più ricchi e i poveri più poveri.
E finchè non si troverà la chiave di questo rebus, che vede al nord concentrati i ricchi sfruttatori e al sud gli sfruttati, alla faccia dei mille apparenti correttivi della politica comunista e fascista, l'Italia, l'Europa, l'Occidente e l'intero Pianeta ormai irreversibilmente liberale e capitalista, non potranno che arretrare verso la barbarie.
Tutti diamo per scontato che la politica se volesse potrebbe spostare ricchezza dai ricchi ai poveri e salvare capre e cavoli. Invece il difetto strutturale del liberismo è che la politica non ha tutto il potere che serve per governarlo. Anche se si guarda bene dall'ammetterlo.
E' come un allevatore di bestiame, che alleva in gabbia alcune specie di animali e libere altre. Di quelle che alleva in gabbia ha il controllo capillare e può farsele in brodo quanto gli pare. Mentre quelle libere rimangono solo se la politica garantisce mangime fresco e abbondante senza fiatare, altrimenti cambiano Regione, Stato o Continente.
Ed è per questa ragione che la politica, nella sua sconfinata imbecillità, rapina gli allevamenti in gabbia del sud, per non perdere le galline libere e dalle uova d'oro del nord, che un giorno dopo l'altro minacciano di cambiare aria, di "delocalizzare" se il mangime scarseggia.
Insomma nei sistemi liberisti la politica ha il potere di legare i poveracci del sud come cani alla catena e negargli persino pane e acqua. Ma se osa mettere a dieta gli elefanti economici del nord, quelli girano il culo e se ne vanno, perchè non ci sono catene sufficienti per costringerli a "defecare" ricchezza dove hanno mangiato: a pagare il risanamento dello Stato che per ingrassarli ha sterminato milioni di pulcini del sud e si è anche indebitato da fare schifo.
Il nord ha avuto la fortuna di avere un'alta concentrazione di elefanti economici e la politica e il sindacato hanno sacrificato il sud per mantenersi in Italia gli elefanti, mica per amor della padania.
Ora un bel pò di elefanti sono emigrati in Cina, e i Mammut che sono rimasti in Italia lo dicono chiaro e tondo che qua stanno solo se c'è da incassare e ci stanno alle loro condizioni salariali ed economiche, mica a quelle imposte dalla politica, a quel fesso di Pantalone del sud.
Insomma la politica esercita sui pulcini del nord e del sud ingabbiati e tirannizzati, un potere mostruoso, ma ne subisce altrettanto dai grossi bestioni del mercato nei cui confronti ha solo il potere di ingrassarli, mai di tassarli, di farli "defecare" ricchezza in Italia, invece di correre in Svizzera, o in altri paradisi fiscali.
Sta tutta qua la differenza fra comunismo idiota e liberismo criminale. E chi fosse tentato di chiedere a me la medicina per curare la malata Italia si risparmi il fastidio.
Solo i sistemi economici chiusi restituiscono l'intero potere alla politica, ma un popolo che sia totalmente autonomo in fatto di cultura, tecnologia, energia, materie prime e prodotti finiti non l'hanno ancora inventato.
Quindi il comunismo non ha funzionato perchè consegnava troppo potere alla politica; mentre il liberismo le lascia il potere di fare buchi nell'acqua e di osservare inerme lo spettacolo cannibalesco dell'uomo lupo dell'uomo. Delle "supercaste" come le chiama sul Corriere della Sera, il prof. Ernesto Galli della Loggia, in grado di fagocitarsi anche le caste.

giovedì 19 gennaio 2012

A sud lo Stato è monco

    A sud lo Stato è monco


Un secolo fa i lettori di giornali erano rari, e quei pochi, facevano tanta invidia, da indurre qualche analfabeta a darsi un contegno da professore, col giornale sfogliato sottosopra.
Oggi gran parte della classe dirigente italiana scimmiotta gli analfabeti di ieri, capovolgendo la scala delle priorità politiche fino a ridurre i bisogni primarifamiglia, salutelavoro e reddito, (che nell'atto costitutivo dello Stato sono all'apice) in trascurabili bisogni secondari.
Ma finchè la scienza non avrà inventato i popoli pneumatici che si reggono in piedi con l’aria gratis dal benzinaio, e non col caro pane del fornaio, qualunque istituzione arrischi il diritto dei cittadini al lavoro e guadagno onesto, e quindi alla vita, potrà definirsi legale nella forma quanto le pare, ma rimarrà criminale nella sostanza, anzi genocida.
Visto che da mezzo secolo nell’Italia del sud abbiamo fiumi di disoccupati, padri e madri di famiglia che si tolgono la vita dopo aver ucciso i figli, e uno spreco di omicidi fra consanguinei, sempre per ovvie ragioni di disagio economico. Ma nemmeno il 30% e passa di giovani disoccupati scandalizza politici e giudici (alla faccia del Primo art. della Costituzione). E ad onor del vero, scandalizza ancora meno, professori, professionisti e giornalisti.
Voi avete visto per caso qualche procura incriminare il governo centrale e periferico nelle migliaia di casi di suicidio di disperati che non hanno lavoro o di omicidi suicidi quando sterminano intere famiglie con neonati e bambini per disperazione? Io mai.
Per la legalissima magistratura italiana, istigare al suicidio o al furto un padre di famiglia lasciandolo senza lavoro, casa o reddito, e con i lupi del fisco alle calcagna, (anche per una semplice contravvenzione non pagata); in uno Stato di diritto non è mica una notizia criminis per la quale sbattere in galera un esercito di politici centrali e periferici!!!! Anzi, è il caso di riconfermarli al potere per mezzo secolo come abbiamo fatto nella Prima Repubblica!!!
Quindi l’Italia è il paese della legalità finta, te la ritrovi pure nelle mutande; ma al nord c’è lo Stato che con una mano da e con l’altra prende; invece al sud, da 150 anni, bazzica il gemello monco, solo con la mano che razzia tributi e nega diritti.
Ma voi direte, e in queste condizioni come fanno le istituzioni del sud a conservarsi sulla faccia almeno una maschera di legalità?
Semplice: copiando dall’analfabeta col giornale sottosopra, si ritrovano la lotta all’evasione e lotta alla mafia, anteposte al dovere di garantire lavoro e reddito onesto, che così finiscono nel dimenticatoio nazionale, per chi non può sganciare mazzette o presentare tessere di partito.
E non è tutto. Come l'analfabeta muoveva le labbra fingendo di leggere, anche i nostri burocrati super alfabetizzati, “producono montagne di leggi e sporcano montagne di scartoffie fingendo di lottare” contro gli evasori di centesimi (già attrezzati di fune per impiccarsi), e capimafia già destituiti e pensionati, sapendo bene che sarebbe un genocidio togliere al sud il reddito sporco, da evasione, mafia e lavoro nero, prima di aver attrezzato lo Stato monco del sud almeno di una mano morta, per evitare lo scandalo di altri 150 anni di sud rapinato con la mano fiscale e spinto in pasto a negrieri, strozzini e mafiosi con la finta mano "legale".
Nel profondo sud, persino i vescovi e i cardinali che si trovassero a risolvere un tragico caso umano di disoccupazione di padri o madri di famiglia numerosa, (con i tempi biblici del collocamento pubblico truffa) sarebbero condannati a rivolgersi per un posto di lavoro ai referenti politici della mafia.
Non so a voi, ma a me questa fogna morale oltre che legale puzza di bancarotta democratica. Magistrati e politici (e con la benedizione di giornalisti e professionisti) hanno lasciato incancrenire così a lungo il problema lavoro onesto al sud e ora per ritardare la guerra civile, i politici si ritrovano a dover strappare dalle grinfie dei giudici che vorrebbero fare pulizia, i super evasori e i super mafiosi: unici produttori di ricchezza privata abbastanza criminale da resistere alla finta legalità pubblica, fatta al 99,99% di feroce rapina tributaria a danno dei piccoli e piccolissimi imprenditori, ridotti da decenni a ebrei da sterminare.
Chi ha contribuito alla finta legalità italiana, pagherà caro questo genocidio, per svariati decenni, perchè un popolo di lavoratori dipendenti (persino migliore) si può anche rimediarlo a valanga aprendo le frontiere. Ma uno di imprenditori onesti, capaci e competitivi che sia la spina dorsale economica del sistema sociale e del sistema Stato, devi buttare il sangue a formarlo alternando istruzione teorica e pratica fra professori veri e artigiani capaci.
E quando quel popolo produttivo te lo sei guadagnato, il problema non è come difendere lo Stato dagli imprenditori disonesti, ma come proteggere gli imprenditori onesti dalla burocrazia irresponsabile e ladrona, capace di convertirli in massa, a colpi di disservizi e tasse rapina, in imprenditori ladri, truffatori, evasori e mafiosi ingovernabili.
Questa fotografia dell'Italia osservata con gli occhi delle vittime e non dei carnefici, certo avrà l'effetto di un pugno nello stomaco per la classe dirigente italiana, fatta di molti irresponsabili e vigliacchi e di pochi, pochissimi eroi. Ma se nemmeno la brutalità di questa analisi riuscisse a rinsavirla, della menzogna mediatica camuffata da verità siamo già ubriachi da mezzo secolo.
La cultura idiota di questo Belpaese è servita a spostare il baricentro del potere dagli uomini ignoranti ma con gli attributi; ai vigliacchi col titolo, la professione e la tessera di partito, che sanno tutto ma non capiscono niente.
Lesti di mano per fottere come borseggiatori, lesti di piede per fuggire dalla nave che affonda prima dei topi, ma col cervello di bradipo, incapaci di gestire il potere se non da omicidi.