sabato 29 giugno 2024

Chi si sta giocando l'umanità a tressette col morto?






Se i sistemi sociali comunisti, vaccinati da Marx contro la peste del capitalismo, sono deceduti da 33 anni, mentre quelli occidentali esposti al "contagio" (sfruttamento dei lavoratori e arricchimento dei padroni) sono acciaccati ma vivi; credo sia necessario capire, chi ha ucciso il mezzo mondo comunista dei lavoratori; posto che i padroni, assassini a prescindere, in quei paesi erano stati accoppati per legge con l'abolizione della proprietà privata, che rendeva lo Stato unico "padrone" datore di lavoro.
Senza una risposta razionale a questo rompicapo, temo che nessun sistema sociale, di nessuna forma e colore avrà mai vita pacifica e futuro.
Per accumulare proprietà materiali, i padroni hanno sfruttato i popoli; ma garantendo occupazione e salario, sia pure da fame, hanno salvato vita e futuro all'Umanità per millenni.
Quale altra forma di "sfruttamento e accumulazione" è diventata più assassina del capitalismo, visto che nel mezzo mondo comunista ha ucciso l'economia pubblica (e quindi occupazione e vita dei lavoratori), anche dove il capitalismo non esisteva. Ma resta ancora occulta, impunita o peggio, mafiosamente protetta?
L'unico nemico del proletariato non può essere il capitalismo, salvo che non si voglia ritenere i padroni, assassini dei lavoratori anche in cassa da morto.
Quindi è elementare dedurre che in Russia i lavoratori sono morti di "fuoco amico", per mano di altri lavoratori comunisti falsi non certo per mano dei padroni rapaci inesistenti.
Nell'attuale occidente, liberale finto e capitalista vero, i politici corrotti, i banchieri usurai, gli industriali avvelenatori, sfruttatori, evasori, elusori,  corruttori, mordi e fuggi, quasi per forza d'inerzia continuano ad essere incriminati da assassini seriali del proletariato, da chi il proletariato lo ha devastato in mezzo mondo, facendo fallire il vaccino comunista e lasciando dilagare la peste capitalista.
Io non sono un addetto ai lavori e qua potrei aver raccontato un mucchio di fesserie. Ma temo che il futuro dell'Umanità dipenda, oltre che dai politici e dai padroni, assassini a prescindere, da "quel terzo giocatore di tresette col morto" assassino fantasma, ma con fedina penale candida.
Perciò urge smascherare questo "terzo giocatore rapace, che al tavolo del potere finge di opporsi a "politici e padroni", ma stupra lavoratori a livello planetario e accumula proprietà. 
Marx inventò il comunismo per liberarci dal capitalismo, ma i suoi discepoli illuminati a kerosene hanno distrutto l'economia pubblica comunista per consegnare all'economia privata, finta liberista, monopolio di banchieri e industriali, i lavoratori, con salari di fame e rischiando quotidianamente la vita.
Franco Luceri

sabato 15 giugno 2024

L'eccesso di creatività intellettuale fa più danni della produttività finanziaria?






Col socialismo scientifico di Marx ed Engels e con quello utopistico di Foulier e Owen, i "proletari" di tutto il mondo hanno battuto la via virtuosa della cooperazione per vivere in pace, ma cultura e politica, una alternativa allo sfascio e alla guerra non l'hanno mai trovata.
L'unione dei lavoratori non è servita ad indurre i padroni, sabotatori della cooperazione, a smetterla di competere economicamente e finanziariamente mettendo a rischio il futuro dell'umanità e del pianeta.
Marx e company hanno fallito Il bersaglio, perché del problema hanno tentato di rimuovere gli effetti non la causa. La rapacità dei padroni sfruttatori, causa di fame e sofferenze dei popoli per diecine di millenni, ora è soltanto effetto.
Al sabotaggio del socialismo cooperativo non è impegnato soltanto lo sporco, feroce, granitico, inossidabile, concentrato e guerrafondaio mondo economico finanziario, ma anche quello tentacolare, impalpabile, invisibile della cultura liberale, che lascia ai padroni piena libertà di sfruttare da negrieri la forza muscolare dei popoli, con lavori usuranti e pericolosi, perché punta a manipolare e sfruttare la forza intellettiva dell'intera comunità mondiale, formando anzi deformando cervelli e condizionando a 360 gradi barboni e banchieri, ricchi e poveri potenti e impotenti.
Da oltre mezzo secolo ci scandalizziamo per la cronica incapacità della politica di tenere in buona salute la natura, e in vita e in pace l'umanità. Ma l'incapacità della politica di influire con intelligenza sulla vita dei popoli è vecchia di secoli.
Ora, cultura e mercato si sono spartita l'umanità fifty-fifty e hanno acquisito un potere tale da rendere ancora più impotente di prima la politica che sapesse e volesse risanare il sistema sociale, governandolo con intelligente equità.
Il virus della competizione ha infettato tutto e tutti come una pandemia assassina.
Tutto ciò che è stato inventato e realizzato nell'ultimo secolo da cultura e mercato, serve per sfruttare fino all'osso umanità e pianeta; lasciando che finisca in putrefazione tutto ciò che non aiuta lo sfruttamento dei poveri per l'arricchimento dei ricchi.
Ma dall'invenzione galileiana della scienza il problema è diventato doppio: i ricchi non sono più l'unico rompicapo. Svuotare e igienizzare i portafogli e persino le casseforti è solo difficile non impossibile. 
Ma ripulire i "cervelloni" e i "cervellini" del mondo della cultura e derivati ormai è lavoro da Padreterno.
Franco Luceri.

sabato 8 giugno 2024

Il matrimonio liberismo-democrazia, (competizione-cooperazione) secondo voi è compatibile?







Da decenni, due nemici minacciano il futuro dell'umanità: la guerra atomica e gli sconvolgimenti climatici.
Ma il mondo scientifico, come se vivesse su un altro pianeta, continua indisturbato a produrre "cose" sempre più perfette: automobili, robot, uomini volanti, navi, aerei, grattacieli, ponti e ora anche intelligenza artificiale.
Ed è come se curasse il tumore al cervello col pediluvio; posto che l'umanità non ha problemi di mezzi scarsi o difettosi, ma di autisti che sappiano arrivare a destinazione senza danni per sé, per gli altri, per l'ambiente.
Mancano i pedagogisti produttori di cervelli affidabili, di popoli capaci di usare utilmente il groviglio crescente della tecnologica senza renderla socio eco assassina, anche in tempo di pace.
Ci raccontano che l'uomo è perfettibile, sarà pure così. Ma abbiamo ancora il vizio di sanare i guasti economici a cannonate; e di curare la buona salute dell'ambiente a colpi di avvelenamenti e devastazioni.
Presi singolarmente, i mezzi che la scienza mette in mano agli uomini sono una benedizione, e usati per "cooperare al bene comune" potrebbero fare miracoli più grandi di quelli di Dio, che si fermò alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. O quasi.
Ma noi "umani" (solo di nome) i miracoli li facciamo alla rovescia; perché salvo rarissime eccezioni, opera di pochi geni e di pochi eroi, i mezzi scientifici, giuridici ed economici li usiamo per competere,  per rendere vincente chi li maneggia nelle stanze dei bottoni, e perdente e fallito chi si rifiuta di sfruttare i lavoratori e rubare i clienti, per non soccombere alla rapina finanziaria e tributaria.
Gli eroi che si spendono per la collettività "cooperando" con quelli più deboli e più sfortunati di loro sono una autentica rarità. La maggior parte di chi ha potere culturale, politico o economico, si lancia da cannibale o da vampiro nella giungla della  competizione selvaggia per migliorare il proprio conto in banca e la propria carriera sfruttando o distruggendo uomini e cose.
Nessuno è capace di operare per il bene comune, tenendo in buona salute insieme popolo, Stato e territorio. E se nelle istituzioni capita per sbaglio qualche onesto, capace e responsabile si affrettano a renderlo inoffensivo.
Alla morte del comunismo, persino i comunisti hanno festeggiato il matrimonio d'amore fra liberismo e democrazia, fra diavolo e acquasanta, fra carnefice e vittima. 
Ma ora siamo così malridotti che lo avrà capito anche lo scemo del villaggio che è stato un matrimonio felice per i Paperoni, ma funesto per i popoli privi di sovranità monetaria, al guinzaglio del mondo finanziario e delle multinazionali "mordi e fuggi" ed "esentasse", imboscate nei paradisi fiscali.
Il libero mercato è concepito per schiavizzare la maggioranza e ingrassare la minoranza. L'esatto opposto di ciò che dovrebbe garantire la democrazia al popolo "sovrano".
La democrazia sposata al "socialismo cooperativo" è fallita per scarso rendimento. Ma ora, sposata al liberismo finto competitivo e vero "rapace", (che produce ma non perequa), può solo arrischiare il futuro de l'umanità.
Con gli Stati che esplodono di debito pubblico, tutti al guinzaglio di multinazionali e banchieri, nessun governo, di nessun colore politico, avrà mai la forza economica per tentare una inversione di finalità: dalla  COMPETIZIONE schiavizza popoli, alla COOPERAZIONE salva popoli, prima che sia tardi per tutti.
Franco Luceri 

sabato 1 giugno 2024

Socialismo o liberismo dov'è il guasto?






La soluzione di questo rompicapo certo non muterebbe d'incanto l'inferno terreno in paradiso e i poveri in miliardari, ma potrebbe aiutare noi poveri umani ubriachi di parole che piacciono e assetati di parole che salvano, a capire chi sono stati e chi sono i sabotatori dei sistemi democratici, che, (per renderli concretamente tali) dovrebbero essere fondati sulla cooperazione socialista e finalizzati alla giustizia e alla pace. 
Sono i sindacalisti, i burocrati, i politici, i banchieri, le multinazionali pigliatutto o c'è dell'altro che volutamente viene taciuto o insabbiato, da chi ha interesse ad accendere e a tenere vivo il rogo della guerra economica che passa per  competizione liberale, ma è perfetta solo per costruire le "ONESTISSIME"  fortune di pochi "trilionari" sullo sfruttamento e sterminio di grandi masse di poveri, ignoranti, deboli, malati, invalidi, indifesi e onesti di tutte le razze.
Se la giustizia sociale può garantirla, quanto meno in teoria, la cooperazione  socialista, ora la competizione liberale, (che a livello planetario produce una manciata di vincenti e un oceano di sconfitti e di vittime) secondo voi, cosa starebbe garantendo di buono? 
Il mezzo mondo comunista fondato sulla cooperazione, è morto di malattia congenita o si è beccato il virus sterminatore del liberismo occidentale fondato sulla competizione selvaggia?
Dove gli stati armano i popoli dei migliori mezzi culturali possibili per renderli produttivi, ma prima ancora che lo diventino concretamente, li spremono e li danneggiano a colpi di tassi, tasse e disservizi di tutte le razze.
Ma non tutti i poveri messi in difficoltà dal sistema accettano di restare poveri, se a colpi di laurea e master hanno acquisito armi culturali o giuridiche per ambire al benessere se non a l'arricchimento. 
E non tutti i ricchi, armati finanziariamente fino ai denti, accettano di subire un tracollo e tornare poveri, senza tentare di salvarsi scaricando il danno sulle classi povere e deboli o direttamente sullo Stato.
La competizione liberista mette l'intera comunità mondiale sulle montagne russe di sviluppi e recessioni doppiamente assassini per l'umanità e per il pianeta. 
Ed è inevitabile, che alcuni soggetti che rischiano di arretrare o peggio, perdere tutto, (pur essendo attrezzati di armi per difendersi) siano tentati di salvarsi a spese dei deboli, degli ultimi, dei disarmati, a costo di sconfinare ne l'illecito o peggio nel crimine.
Insomma, prima lo capiremo e meglio sarà per tutti: il liberismo è ferocemente antidemocratico, impoverisce la maggioranza dei cittadini onesti, e arricchisce i disonesti della classe media e una manciata di lupi famelici che a caccia di profitti mondiali arrivano pure a sbranarsi fra loro.
Il liberismo è un attentato legalizzato alla democrazia. Rilevate le impronte digitali e fermate i potenziali assassini. La stessa razza che ha ucciso il comunismo sta uccidendo il liberismo.
Sono i soggetti incapaci di resistere alla tentazione di competere per evitarsi un danno, o peggio per arricchire derubando il prossimo. Anche quando, da professionisti o peggio da burocrati, avrebbero l'obbligo di cooperare al bene comune, rendendo alla collettività culturalmente e giuridicamente disarmata il miglior servizio possibile.
Franco Luceri

sabato 25 maggio 2024

Tre "miraggi" inafferrabili: libertà indipendenza, autosufficienza







Per i danni che da un secolo arrecano al Pianeta e all'Umanità, politica, mercato e finanza ormai sono indifendibili. Mentre la cultura occidentale e derivati, resta avvolta da un alone di sacralità, a prova di dissacratore, anche se è evidente che la qualità degli individui e dei popoli che sta formando la scuola e la stampa è povera di soggetti capaci e responsabili degni di questo nome.
Gli umani di una volta nascevano tutti con un rispettabile patrimonio di neuroni autonomamente pensanti. Tant'è che a 6 anni partivano al lavoro da apprendisti; servivano solo contadini, pastori, pescatori, boscaioli e artigiani per insegnargli a "fare".
Ora non gli basta un diluvio di coach e di super accademici per imparare a "pensare" come grattarsi il naso senza contribuire alla corruzione dilagante, alla recessione, al collasso economico, alla rapina tributaria o finanziaria, allo sconvolgimento climatico, ad una pandemia assassina o ad un conflitto mondiale.
I "sotuttoio", hanno fatto passare Mark Twain per dissacratore di verità incontrovertibili, da quando ha affermato, papale papale, che "il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro ma a lungo andare sono più micidiali."
Non avendo sufficiente spessore culturale, io qua non metto in discussione l'utilità delle bolle di sapone o la gigantesca bolla pedagogica che da un secolo sforna dottori e professori alla velocità di una macchina per bottoni, ma mi auguro che almeno gli addetti più qualificati e responsabili che non mancano mai, provino ad interrogarsi sul perché in Italia tre quarti di secolo fa, i professori avevano tanta autorità e autorevolezza da essere il terrore degli alunni asini, mentre ora gli alunni, (alcuni organizzati in pericolose baby gang), sono diventati il terrore dei professori, che vorrebbero insegnare, non finire al pronto soccorso.
Sarebbe utile capire ché quantità e qualità di istruzione può provocare nei popoli devastazioni persino superiori al "massacro" come temeva Twain. 
E contro quale istruzione Twain ha puntato il dito: la cattiva o la buona, la scarsa o l'eccessiva? Posto che gli eccessi sono entrambi nocivi, se non per l'uomo, per il pianeta.
Avrà pensato che il cervello umano sviluppa intelligenza se stimolato a riflettere dalla cattiva istruzione povera di soluzioni intelligenti; oppure dalla buona, che distribuendo certezze inoppugnabili, costringe alla Fede cieca, all'accettazione rassegnata della scienza e derivati, che ahinoi mette il cervello umano in stand by?
Oppure che lo studio (ricco di soluzioni e povero di errori), è meno stimolante del lavoro, (per lo sviluppo intellettivo,) dove il rischio di sbagliare e finire contestati o peggio licenziati è sempre in agguato, se non si è in grado di migliorare costantemente le proprie prestazioni.
Ora in Italia sono passati tre quarti di secolo con una pedagogia che se avesse maturato soggetti intelligenti, per alimentare di cervelli politica, mercato e Finanza, l'Italia e gli italiani non sarebbero ridotti nelle pietose condizioni in cui versano.
Nella frenetica attività umana, si può interagire solo per cooperare o competere.
Gli intelligenti, essendo portatori di idee innovative e incomprensibili ai più, si auto escludono dalla cooperazione e si condannano a subire la contestazione degli stupidi, che se sono una schiacciante maggioranza è impossibile renderli inoffensivi.
Mentre gli stupidi, sapendosi perdenti in quanto privi di idee, si predispongono d'istinto alla cooperazione con i loro pari, seguendo un capobranco o un capo popolo.
Questo nelle democrazie è miracoloso per gli stupidi, gli apre le porte del potere. E quando sono nelle stanze dei bottoni non impiegano tanto a capire che il potere rende giuridicamente e finanziariamente intoccabili gli stupidi.
Non solo possono rendere inoffensivi gli intelligenti sempre contestati a 360 gradi, ma possono anche combatterli in massa se osano disturbare gli autisti imbranati alla guida del potere.
Franco Luceri

sabato 18 maggio 2024

La fede nella scienza mette il cervello in stand by







Gli addetti ai lavori, ci dicono che la natura ha impiegato milioni di anni per fare della scimmia con la coda, un uomo col cervello: creativo, sociale, civile, umano, razionale e produttivo.
Poi con Galilei, quattro secoli fa, il sapere umano si arricchi di scienza, e ora il progresso tecnologico si sta dimostrando capace di impoverire l'uomo di pregi e arricchirlo di difetti. 
E sconsolati, lo affermano pure gli umanisti preposti alla formazione e informazione dei cervelli. Salvo poi scandalizzarsi se i cervelli di loro produzione, in politica mal governano, e nel mondo finanziario strozzano i singoli e i popoli.

Azzardo una ipotesi. La diversità di effetti prodotti sull'uomo dalla natura e dalla cultura, forse potrebbe avere queste cause: la natura induceva crescita intellettiva alternando successi e fallimenti; mentre la cultura induce intelligenza finta, premiando non i più capaci, ma i più rapaci.
Chi arricchisce l'umanità di certezze scientifiche e progetti faraonici a fallimento garantito, per carenza di mezzi o di uomini veramente onesti e veramente capaci. 
In Italia, dopo 43 anni dalla costituzione della concessionaria Stretto di Messina spa, del PONTE non si è ancora posata la prima pietra, ma si sono consumate tonnellate di inchiostro per pubblicizzare bellezza, utilità e un diluvio immaginario di produttività economica.
Per aiutare i popoli a produrre ricchezza e vivere in pace, forse il progresso scientifico e tecnologico non dovrebbe trascinare a forza il progresso culturale, ma affiancarlo, per non usare i popoli poco istruiti da cavie, mettendogli in mano la tecnologia (come ora con i telefoni e internet) prima di avergli messo in testa le istruzioni per l'uso. Che è come far guidare un auto a chi non ha ancora la patente.
È vero, se la scienza dovesse muoversi alla velocità de l'istruzione media dei popoli, un bradipo potrebbe sorpassarla senza aprire la freccia.
Ma se la scienza si rende libera di avanzare autonomamente e lasciare i popoli nella parziale o totale ignoranza delle nuove tecnologie; per l'intera umanità e con effetto domino, i problemi è ovvio che diventino conseguenziali e ingovernabili.
Quando il mondo scientifico mise a disposizione dei popoli computer e internet, (in America nel 1969 e in Italia nel 1986), almeno l'80% dei professori, professionisti e direttori di giornali di età avanzata, si rifiutarono di usare questa tecnologia e si incatenarono alla loro amatissima macchina da scrivere o calcolatrice, e tentarono di arruolare informatici e webmaster, ma all'epoca erano introvabili come aghi nel pagliaio. 
Solo la generazione successiva si rassegnò al nuovo, e mandò in pensione il vecchio.
Se l'avanzamento culturale e intellettivo dei popoli riesce a tenere il passo delle innovazioni tecnologiche prodotte dalla scienza, tutto il sapere genera produttività, giustizia e pace.
Ma se l'istruzione non riesce ad adeguare l'intelligenza collettiva alla folle accelerazione del progresso, e il mondo scientifico (degli "apprendisti stregoni" come li chiamava Goethe) se ne infischia di quanto i popoli arrancano a stargli dietro; la barbarie al galoppo è garantita a colpi di recessioni,  bancherotte, default, guerre, terrorismi, ecc. ecc.
Ma tranquilli, sta avanzando l'intelligenza artificiale che promette di risanare i guasti di quella naturale, col rischio che sia finalizzata a sfruttare interi popoli, a vantaggio di una manciata di trilionari vampiri.
I "miracoli" della Fede scientifica e del progresso tecnologico finalizzato a sfruttare e ad asservire, sono il volano della bancarotta economica mondiale, da cui ogni singolo Stato tenta di sottrarsi come può: o scatenando la guerra o fingendo di spegnere la guerra altrui con il lanciafiamme, come ora l'Europa in Ucraina.
Insomma, nessuno si è mai potuto fidare pienamente della natura; e ora, pur sapendo che della scienza non si potrà più fare a meno, fidarsi senza discernimento di tutto e di tutti è autolesionismo.
Franco Luceri

sabato 11 maggio 2024

I "pastori" della politica dovrebbero cooperare per servire non vincere.






Il grosso dei problemi attuali delle "aspiranti democrazie", credo abbia origine da due cause, che a loro volta generano un diluvio di concause: 
1)   Nelle "democrazie" occidentali che passano per "progredite", i mezzi culturali, giuridici, tecnologici e finanziari crescono a livello patologico, anzi tumorale, e perciò necessitano di un numero crescente di "Piloti e meccanici di Formula1", che maneggiando risorse pubbliche non producano per la collettività danni irreparabili. Ma ormai gli autisti pubblici tecnicamente e moralmente affidabili sono una rarità.
2)    E quindi, per carenza di uomini giusti, anche i migliori mezzi del mondo finiscono in mano ad "autisti patentati a casaccio", pericolosi anche alla guida di un triciclo. Perfetti per riempire i poteri di corrotti e farabutti, le famiglie di vittime, gli ospedali di feriti, le galere di criminali, l'economia di falliti e disoccupati, i cimiteri di morti, e il pianeta di devastazioni ambientali.
E ormai questo rompicapo è senza soluzione, perché da l'asilo nido, gli individui vengono istruiti per competere, minimizzando, schivando o addebitando ad altri i danni dei problemi esistenti. 
Non ci sono scuole per "Machiavelli responsabili", che alla faccia di tutte le ideologie assassine siano capaci di cooperare al BENE COMUNE, alla migliore soluzione possibile per tutti.
Chi è al potere, "corre per vincere, non per aiutare gli sfortunati a salvarsi".  Spinge fuori strada gli altri per arrivare primo al traguardo; non per aiutare chi vive in un mare tempestoso a sbarcare viva su un porto sicuro. 
Il potente, che è tale per servire la collettività, dovrebbe mettere i piedi sulla terra ferma per ultimo. Chiudendo la fila, dopo aver messo in sicurezza il popolo che rappresenta.
Come il PASTORE che entra in casa solo dopo aver controllato che tutte le pecore siano rientrate sane e salve all'ovile, aiutate dai cani da pastore.
Ma le scuole per burocati e governanti,  "pastori pubblici campioni di cooperazione",  dopo tre millenni di filosofie competitive,  cleptomani e guerrafondaie, letali per i popoli, ma miracolose per il mondo burocratico, politico, industriale, finanziario e bellico, (salvo rare ed illustrissime eccezioni) sono ancora tutte da inventare.
Franco Luceri

sabato 4 maggio 2024

L'interazione istruzione-lavoro renderebbe vincenti e pacifici i popoli?








Separare o mettere in conflitto mente e mano, intellettuali e lavoratori è suicida a livello nazionale;  e a livello mondiale è un crimine contro l'umanità che genera danni, tragedie e guerre senza fine.
L'uomo in buona salute psicofisica ha mente e mano che interagiscono. E gli effetti positivi o negativi dell'esecuzione manuale di un progetto, aiutano il progettista a capire cosa è giusto conservare e cosa correggere o migliorare.
Anche i popoli sarebbero in buona salute e in pace, se il sapere interagisse onestamente con la forza lavoro. Se pensatori e operatori cooperassero invece di competere o confliggere, istigati da sindacalisti, politici e finanzieri.
Ma partendo dall'asilo, la politica lavora a separare il sapere che è nutrimento statico del cervello, dal lavoro, che oltre ad essere nutrimento e sviluppo dinamico dei muscoli, induce il cervello (valutando gli effetti dell'azione) a scegliere il modo migliore per rendere produttivo ed ecocompatibile l'adattamento umano a l'habitat.
Quindi la scuola, partendo dai grandi pensatori presocratici, socratici e pitagorici, distribuisce sapere storico e statico: ottimo per produrre automobili e conservarle in magazzino, ma non per fare di esse un uso costruttivo, formando autisti veramente capaci.
Mancando l'interazione, il dialogo onesto e costruttivo tra chi pensa e chi fa: pensiero e azione non sviluppano intelligenza dinamica; capacità di individuare ed eliminare gli errori con le soluzioni, per ridurre al minimo i danni individuali, sociali e ambientali. 
Tant'è che l'ingegnere meccanico ha bisogno della mano del collaudatore per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato nel suo progetto. E della mano del meccanico per eseguire correzioni e riparazioni.
Insomma, spezzare la filiera, separare l'istruzione dal lavoro e il lavoro dall'istruzione, magari sarà pure positivo; ma mettere in conflitto la classe intellettuale e quella lavorativa è il primo crimine contro l'umanità che da sempre produce tragedie e guerre senza fine.
Il mondo industriale continua a sfornare macchine sempre più potenti e complesse senza mai domandarsi se il mondo dell'Istruzione sta rifornendo i sistemi sociali della giusta quantità e qualità di risorse umane, di tecnici, di autisti, di meccanici, perché i singoli e i popoli facciano buon uso della nuova tecnologia, magari con meno danni e meno vittime. 
Produrre e immagazzinare mezzi e un lavoro difficile ma possibile. Formare autisti e meccanici capaci e affidabili, che non lo siano solo in teoria sulla scartoffia burocratica chiamata patente è un altro paio di maniche.
I robot e l'intelligenza artificiale sono quattro ferri appiccicati con la saliva, se l'istruzione non riesce a tenere il passo del progresso scientifico e tecnologico, distribuendo adeguata intelligenza dinamica alla collettività, che dei robot e dell'intelligenza artificiale dovrà sopportare i costi e possibilmente incassare i ricavi.
Mio padre aveva la capacità di produrre grandi quantità di mosto, ma mio nonno non riusciva a consegnare tutte le botti necessarie per contenerlo, trasformarlo in vino e conservarlo: e in casa nostra l'aceto abbondava.
Il mondo industriale, al pari di mio padre, produce un diluvio universale di tecnologia, ma è destinata a diventare aceto. Promette miracoli e restituisce catastrofi, se la scuola che dovrebbe fornire le Botti del Sapere: intellettuali, tecnici e governanti, non riesce ad adeguare la quantità e la qualità dei soggetti necessari per fare buon uso della nuova tecnologia.
E così le catastrofi socio ambientali sono servite, con effetti pari o superiori alla guerra. 
Franco Luceri

sabato 27 aprile 2024

Nel mondo sono veramente autonomi i banchieri o i contadini?









Quando gli umani avevano ancora rispetto della "prof." natura; la natura formava soltanto soggetti autonomi: contadini, pastori, pescatori e boscaioli capaci di inventarsi un lavoro ecocompatibile e di rendersi indipendenti da tutto e tutti, producendo i tre elementi vitali per l'intera umanità e tutti gli esseri viventi: cibo, fuoco e alloggio, fosse pure in una caverna.
Non era una bella vita, e così gli umani creativi, (con scarsa volontà di lavorare) inventarono la "religione del sapere": la filosofia e poi la scienza, che un secolo fa è degenerata in "religione della scienza".
Ma ahinoi, la cultura, a differenza della natura, forma solo e soltanto soggetti dipendenti. Possono avere montagne di miliardi, anzi interi pianeti, ma se non si sono liberati dal pessimo vizio di mangiare ogni giorno: dai percettori di reddito di cittadinanza, ai Paperoni trilionari, sono tutti dipendenti dai quattro soggetti che la natura ha promosso autonomi.
Il contadino e tutti quelli che hanno la natura come prof, sono tanto autonomi, che producendo cibo possono fare a meno anche dei Banchieri: come se avessero sovranità monetaria e stampassero moneta. Mentre i banchieri e tutti quelli che svolgono lavoro "presunto intellettivo e presunto autonomo" dipendono tutti dal contadino & C. "scarpe grosse e cervello fino".
Nel mondo, a dispetto della cultura, della scienza e del nubifragio di cervelli pensanti, cresce come fosse un tumore la catastrofe economica e il debito pubblico, che sono la causa scatenante di tutte le corruzioni, crimini, ingiustizie, violenze e guerre dirette o indirette che divampano ovunque.
Quindi la domanda da miliardi di dollari è questa: formando un diluvio di intellettuali "contadinodipendenti" e col contagocce una minoranza di manovali autonomi, "naturadipendenti", le democrazie liberiste sono in grado di garantire alla comunità mondiale, lavoro, produttività, umanità, socialità e pace, o solo guerra civile camuffata da progresso, e col terrore della guerra atomica sempre acquattata dietro l'angolo?
Purtroppo il problema non è mai lo scienziato e la sua scoperta scientifica, al 99% pensata per il bene dell'umanità; ma troppi apprendisti stregoni del potere culturale, politico, economico o finanziario, che convertita in tecnologia, di quella scienza hanno fatto, fanno e faranno un'arma per sfruttare o peggio asservire, schiavizzare o uccidere popoli.
Franco Luceri

sabato 20 aprile 2024

Non ci sono risposte intelligenti a domande idiote

Se sono sbagliate le domande che si pone il mondo della cultura, non saranno mai giuste le risposte che ci restituisce la politica.
Anzi dovremmo cercare di capire, se fa più danni la politica dando risposte giuste a domande sbagliate o risposte sbagliate a domande giuste.
Per millenni la cultura ha convinto l'umanità che ogni individuo nasce libero, autonomo, indipendente.
E questa colossale corbelleria, spacciata per scienza, induce ogni singolo individuo a vedere nel prossimo un nemico che insidia la sua indipendenza e autonomia e a combatterlo con ogni mezzo.
Di fatto, la libertà e la vita dell'uomo dipendono, dalla nascita alla morte, integralmente dalla natura. 
Senza aria, acqua, cibo, fuoco e terra, l'uomo non rimane in vita per più di 5 minuti. Ma non è libero nemmeno di procreare: l'uomo senza la donna o la donna senza l'uomo possono garantire solo l'estinzione dell'umanità.
Quindi gli esseri umani sono reciprocamente interdipendenti, oltre che dipendenti a vita dalla natura.
Perciò è una tragica finzione giuridica ritenere gli imprenditori soggetti autonomi, liberi di assumere dipendenti. Così credono di dover prendere ordini solo dalle leggi dello Stato di cui sono sovrani; invece assicurerebbero (il condizionale è d'obbligo) un futuro meno precario e bellicoso a sé stessi e all'umanità, se ubbidissero anche alle inviolabili leggi del Creato.
La popolazione mondiale, in 250 anni, è cresciuta da 1 a 8 miliardi, ed ha continuato senza interruzione a migliorarsi la qualità della vita, come se si potesse costringere il pianeta ad adeguare la disponibilità di risorse alla crescita demografica dell'umanità.
Ma posto che quelle risorse l'umanità non se l'è inventate, ma le ha tolte al pianeta, obbligandolo a reazioni spesso assassine; è ovvio dedurre che ciò che si considera progresso, civiltà, qualità della vita e giustizia sociale, è solo barbarie assassina, perché uccide armando il Creato di sconvolgimenti climatici, carestie e pestilenze.
Basta vedere cosa ci ha regalato scienza, politica e mercato con le case e le automobili che sono tutte da rifare spendendo una montagna, anzi un pianeta di miliardi. Poi si dovrà passare agli immobili pubblici e alle Industrie e a tutti i mezzi di trasporto passeggeri e merci che usano carburanti, perché è tutto Eco incompatibile. E chi pagherà le millenarie corbellerie dei potenti impotenti?
Chiunque vi spaccia il progresso e la civiltà come soluzioni geniali ai bisogni dell'uomo vi sta truffando; perché il progresso non induce civiltà rendendo umani e pacifici i popoli, ma uccide mettendo in competizione e guerra tutto e tutti, persino all'interno di ogni famiglia, e a colpi di sfruttamento e avvelenamento, rendendo la natura nemica dell'uomo.
Ma quel che è peggio, non lo fa per tentare di salvare l'intera comunità mondiale, ma per sfruttarla e garantire inarrestabile arricchimento e impunità ad una minoranza di potenti feroci e irresponsabili, che non hanno nessuno scrupolo a saziare la loro fame ossessiva di arricchimento, passando dalla pace alla guerra e creando distruzione, terrore e morte per milioni di esseri umani innocenti.
Franco Luceri

sabato 13 aprile 2024

Famiglie Imprese e Popoli: uniti si vince divisi si muore



Il popolo unito vince, diviso è già morto.

Chi ha avuto in dono la forza intellettiva o muscolare e la usa solo a proprio vantaggio, o peggio a danno degli altri, mettendo in guerra le classi sociali e persino le famiglie, è una catastrofe ambulante, una calamità naturale.
SALVO ECCEZIONI, due sono le categorie di "potenti" che stanno contribuendo indefessamente alla distruzione dei sistemi sociali:
1) gli intellettuali che si sentono padreterni, anche quando è evidente che stanno formando popoli ottusi, egoisti e violenti, facili da sfruttare, asservire e rendere inoffensivi.
2) e gli energumeni tuttaforza e zerocervello che danneggiano la collettività a prescindere, perché non sono nemmeno consapevoli che il danno che producono agli altri, gli si ritorcerà contro moltiplicato.
Gli "umani difettati" sono in parte opera di Dio. Ma ora la crescita dei potenti acefali è "pandemica" e gli artefici sono cultura, politica e Finanza.
In una fauna così malridotta, un motociclista che sbarra la strada ad un'auto per salvare e poi aiutare un nonvedente è una rarità da premio Nobel.
E pure, rendersi utile a chi ha bisogno, è l'unica forma di umanità e altruismo che potrebbe fare vero e vincente un sistema sociale, che senza popolo solidale, generoso, protettivo oltre che produttivo, diventa finto democratico e nel migliore dei casi condannato a fallire.
Purtroppo non bastano singoli atti di eroismo o di altruismo per umanizzare un popolo; serve cultura, politica ed economia finalizzate alla giustizia sociale e non alla competizione selvaggia, perfetta per saziare lupi macellando agnelli.
Perciò, chi usa il potere in tutte le sue forme per dividere e affamare le famiglie italiane, rendendole deboli, sfruttabili e inoffensive, sappia che sta lavorando alla tripla distruzione: del popolo, dello Stato e di sé stesso.
In politica le "persone per bene" fanno buchi nell'acqua se hanno il potere ma non sono capaci di mediare tra due interessi contrapposti e favoriscono uno a danno dell'altro. 
O peggio, per raddoppiare il consenso, li favoriscono entrambi, ma devastano l'ecosistema che non perdona affronti a nessuno.
In tre quarti di secolo l'Italia ha alternato al governo del paese politici "per bene" e politici "per male", che hanno costruito e demolito a piacimento.
Ora però ci servirebbero i "politici intelligenti", (i pompieri che non spengono il fuoco con la benzina) per tentare di conservare in pace popolo, territorio e Stato, posto che a livello mondiale i venti di guerra continuano a soffiare sempre più minacciosi.
Franco Luceri

sabato 6 aprile 2024

Il "sasso" insegna a chi vuole capire

Un autore anonimo, illuminato dall'eloquenza del sasso, ha scritto:
"La persona distratta vi è inciampata. 
Quella violenta, l'ha usato come proiettile. 
L'imprenditore l'ha usato per costruire. 
Davide uccise Golia.
E Michelangelo ne fece la più bella scultura. 
La differenza non l'ha fatta il sasso, ma l'uomo".

Se noi umani accettassimo l'eloquente insegnamento del "pedagogo muto" chiamato sasso, capiremmo che è sempre la diversa qualità degli uomini che le progettano, producono, usano e valutano a qualificare le cose, gli oggetti, i mezzi privati e pubblici.
La stessa automobile guidata da due autisti diversi produce effetti diversi: salva, danneggia o uccide passeggeri o passanti, perché è sempre e solo la qualità del soggetto a qualificare l'oggetto che ha in uso.
Anche lo stesso bisturi in mano a due chirurghi diversi, usato con maggiore o minore perizia produce effetti diversi: salva o uccide.
Ecco perché in Italia non è bastata la Costituzione più bella del mondo, per fare altrettanto belli i "sassi istituzionali": scuola, stampa, politica, burocrazia, giustizia, mercato, finanza e governo, perché affidati a soggetti di diversa qualità intellettiva e morale, non sempre e non tutti idonei a qualificare in positivo le istituzioni col proprio servizio responsabile e onesto.
Così eccellenze e deficienze si alternano sempre e dovunque nella macchina dello Stato, e di riflesso nelle imprese e nelle famiglie: solo per merito o colpa degli addetti.
Esaltare o denigrare a tempo pieno le istituzioni, non è solamente miope, è demenziale. Perché se quel mezzo è affidato ad un autista "diversamente abile", ciò che dovrebbe essere soluzione, è garantito che si tramuti all'istante in problema.
È il burocrate o il politico imbranato che andrebbe tenuto a rispettosa distanza da qualunque istituzione, o rimosso all'istante, se esiste la prova inoppugnabile che produce solo danni e vittime. 
Perché, chi usa da cani la forza legale dello Stato, non distrugge solo cittadini, imprese e famiglie oneste che dovrebbe servire e tassare. 
E non mina solo la credibilità e la fiducia nelle istituzioni, ma danneggia in massa tutti i dipendenti pubblici meritevoli di stima e il rispetto, che quotidianamente servono con responsabilità ed onestà utenti e contribuenti.
Lo Stato liberale vive rendendo produttivi i cittadini e si autofinanzia tassandoli. Ma se alcuni addetti ai lavori assolvono queste due funzioni da cani, danneggiando il popolo contribuente e lo Stato impositore, vanno resi inoffensivi.
Chi pensa che in Italia sia urgente riformare lo Stato, chieda lumi al "sasso pedagogo moto", le suggerirà di cominciare dalla riforma dei cervelli umani. Da quella pericolosa minoranza di burocrati, banchieri e politici che ormai sono giuridicamente e giudiziariamente ingovernabili.
Franco Luceri

martedì 26 marzo 2024

La cultura è un pessimo surrogato della natura


Correggetemi se sbaglio; ma a naso credo che gli occidentali pretendano, a colpi di cultura: robot e intelligenza artificiale, di surrogare integralmente la natura.
Da sempre puntano a sottrarre i figli a MADRE NATURA, rendendo maturi i cervelli umani e pieni i portafogli, perché ogni singolo individuo possa produrre e spendere liberamente, senza alcun rispetto per le leggi del Creato  come i contadini, pastori, pescatori e boscaioli.
Dimenticando colposamente o dolorosamente che per rimanere in vita, tutti gli esseri viventi hanno bisogno di attingere dal condominio terra che li ospita e li nutre: aria, acqua, fuoco, cibo e terra che non sono più come una volta risorse illimitate e a costo zero.
Quindi la cultura moderna, diversamente dall'antica, ha come peccato originale quello di "lievitare" troppo le capacità di sfruttamento intellettive e finanziarie, senza aver mai indagato a fondo quali azioni dell'uomo sono ecocompatibili e quali ecoassassine del pianeta e dell'umanità.
Tanto da spingere la NATURA:  (amministratore del condominio Terra), a reazioni di autodifesa a dir poco spiacevoli.
Servirebbe, (il condizionale è d'obbligo), una cultura riveduta e corretta (capace di salvare le capre senza distruggere i cavoli) posto che, negli ultimi 250 anni l'Umanità è lievitata da 1 a 8 miliardi.

E l'arricchimento dei potenti, che in proporzione avrebbe dovuto decrescere per assicurare vita e pace alla crescente comunità mondiale, è fuori controllo.

Lo strabismo culturale finisce per infettare miliardi di umani, che poi traducono in "feroce politica e rapace mercato" le stesse distorsioni apprese dall'istruzione, dall'informazione, dalla scienza . E a quel punto, la catastrofe è servita e confermata dalla Natura, quasi fosse un boomerang difettoso restituito al mittente.

La smania conoscitiva e creativa dell'uomo, (da quando aveva la coda) non ha mai avuto bisogno di stimoli filosofici per progredire senza sconfinare nella follia. 
Stuzzicarla a colpi di lauree e master, (per come è messa oggi l'umanità), non si direbbe per niente igienico, anzi altamente pericoloso, se non letteralmente genocida.
L'uomo ingordo di sapere, non di rado sviluppa fame assassina di "potere finanziario". Più gli stuzzichi l'appetito conoscitivo e creativo, più inguai di problemi l'umanità; perché i potenti per saziarsi diventano cattivi, ingordi, rapaci e persino pronti a scatenare un conflitto atomico per vincere la guerra sanguinosa della competizione politica e/o finanziaria.
Ora, se vi avanza tempo, con l'aiuto di un genio in matematica, provate a capire, se esiste un livello di accumulazione finanziaria che faccia sentire sazi i banchieri e i governanti delle prime potenze mondiali che hanno in pugno la vita di 8 miliardi di umani.

L'istruito a differenza dell'ignorante non si lascia usare e non si lascia fermare dalle difficoltà di nessun genere.
Perciò chi maneggia cultura e scienza non può essere maltrattato, né tributariamente né finanziariamente. 
Sfornare professori, professionisti, burocrati, giornalisti,  intellettuali di tutte le razze, e poi pagarli poco o male, è un suicidio per la razza umana.
Gli istruiti fanno credere agli ignoranti che tutto il meglio di questo mondo è opera loro; dimenticando che il padreterno non ha creato gli elementi vitali: aria, acqua, fuoco, cibo e terra, per loro esclusivo uso e consumo. 
E senza tutto quel ben di Dio di Madre Natura, le teste d'uovo culturalmente lievitate, non rimarrebbero in vita a questo mondo per più di 15 minuti.
Che provino, saggi, ricchi e potenti, a non respirare mentre contano montagne di banconote; che provino a sgonfiare le ruote della Ferrari e a correre ad Indianapolis a 300 orari da vivi.
Che provino a decollare un aereo in assenza di aria. O a togliere l'aria ad un aereo in volo. O a tuffarsi in una piscina senza acqua. A cuocere il cibo senza fuoco. O a nutrirsi di spaghetti in pvc.
La dispensa di vita per il genere umano si chiama Natura; basta distruggerla, per distruggere l'Umanità, anche se ha fatto una indigestione di tutto lo scibile umano.

La cultura e il progresso scientifico tecnologico e democratico servono a convincere l'umanità che sbaglia a sentirsi ancora sotto la protezione della natura; perché ora sono i "pastori esattori" della cultura e derivati a proteggerla amorevolmente. 
E per possedere denaro, deve rassegnarsi a dipendere da un padrone che compra e sfrutta la sua prestazione di acritico esecutore di ordini.
Dopo tre milioni di anni, quale delitto ha commesso l'Umanità per essere sottratta alle amorevoli cure di Madre natura e consegnata alla matrigna cultura schiavista e truffaldina, che in soli 400 anni di fantascienza, fantapolitica e fantafinanza ha messo in forse il futuro dell'uomo e Dio non voglia anche del pianeta?

E a questo punto, chi fosse ancora fermamente convinto dell'utilità a prescindere della cultura, provi ad ascoltare Aurelio Picca:

« Lo scrittore serve se ha il coraggio di essere sempre eversivo, come lo fu Ugo Foscolo, che aveva combattuto per Napoleone e che quando gli austriaci fecero un elenco degli intellettuali dell’epoca, sotto il suo nome scrissero: "Pericoloso sotto ogni Stato". L’intellettuale deve essere così: contro tutti, sempre. Rivoluzionario nel senso di essere in opposizione, conservatore nel senso di tenere viva la memoria. Se è capace di essere così ha un senso, ma siccome gli intellettuali di solito non sanno fare altri mestieri, hanno fatto dello scrivere una carriera sicura invece che una battaglia permanente. » 

Franco Luceri

sabato 16 marzo 2024

Due forze modellano l'umanità: natura e cultura



Prima e meglio dell'arca di Noè, senza capitano e senza pilota automatico, il pianeta Terra si è fatto da solo una passeggiata di milioni di anni garantendo presente e futuro a tutti gli esseri viventi, (educati ed istruiti dalla "superprof. Natura" ).
Ora il pianeta straripa di presidenti, governanti, direttori, amministratori, ispettori, ufficiali e generali, accademici e premi Nobel superalfabetizzati e masterizzati, ma non ha alcuna intenzione di garantire agli umani manco pane e acqua, se non daranno un taglio alla devastazione e all'avvelenamento fisico e culturale dell'intero Creato.
Rendendo gli esseri viventi capaci di acquisire tutta l'intelligenza istintiva necessaria per muoversi e usare la natura senza reciproci danneggiamenti; il Creatore aveva reso il mondo vivibile e la vita un dono per tutti: uomini, animali, piante, virus, batteri, muffe e chissà cos'altro per centinaia di migliaia di anni. II presente e il futuro non avevano scadenza settimanale come lo yogurt.
Poi è arrivata l'istruzione, l'informazione, la scienza, e in una manciata di secoli ha sprogrammato anzi ha resettato i cervelli fino a cancellare totalmente l'intelligenza "istintivo-adattativa", che induceva gli umani e magari pure gli animali ad adattarsi alla Natura; e li ha riprogrammati in senso "logico- consumistico", per cui ogni singolo individuo, pure se stupido come una capra, oggi pretende (in un delirio d'onnipotenza tipico dell'umano culturalmente modificato) che l'Umanità e il Creato debbano mettersi al suo servizio.
Il contadino, il pastore, il pescatore, il boscaiolo, (se protetti dalle patologie cerebrali indotte dalla "incultura" moderna) avrebbero saputo istintivamente, come lo hanno fatto per millenni, procurarsi di che vivere senza derubare il prossimo o devastare la natura.
Mentre l'uomo di "scienza", fuori dal perimetro della sua minuscola conoscenza specialistica, (spacca capello in quattro), senza una visione d'insieme che la renda doppiamente compatibile, col diritto alla vita per l'umanità e nel rispetto del Creato, ha difficolta persino a trovare la via di casa.
Tant'è che oggi, (salvo rare e illustrissime eccezioni), i ladri, i truffatori e gli assassini non si sprecano tra i lavoratori poco acculturati e mal retribuiti, ma tra le teste d'uovo della scuola, stampa, politica, burocrazia, finanza e mercato. 
Come dire che politica e finanza sono disoneste perché la cultura ha progettato sistemi sociali talmente cervellotici e conflittuali, che nemmeno i migliori geni della politica e della finanza, affiancati da interi eserciti di comitati tecnici scientifici, (CTS) riescono a comporre costruttivamente e pacificamente il mosaico della "globalizzazione".
Forse noi umani siamo vittime di un grande equivoco. Da cittadini istruiti e sovrani ci sentiamo liberi di muoverci senza limiti al pari degli animali, dimenticando che non possiamo avere la stessa consapevolezza, perché gli animali sono rimasti alunni del Creato, dotati dell'istinto per muoversi con intelligenza nell'habitat in cui vivono.
Invece noi umani siamo culturalmente programmati per contribuire freneticamente al festival della distruzione, costruzione, consumo e profitto per miliardari, banche e multinazionali. E fame e morte per gli altri.
Insomma è la cultura non la politica a delimitarci la libertà consapevole e produttiva. Quella illimitata che pretendiamo dalla politica presunta democratica, è libertà omicida o suicida.
Un ingegnere, un avvocato, un commercialista, un giudice, un politico, un banchiere che osasse muoversi liberamente in una sala operatoria durante un intervento chirurgico, sarebbe più pericoloso di un elefante in una cristalleria.
Insomma, è una tragica illusione pensare che sia la "buona" politica a rendere il cittadino libero, consapevole, responsabile.
A delimitare la libertà degli uomini che non vogliono essere distruttivi, è la qualità della loro "cultura", sempre che sia degna di questo nome.
La peggiore tirannia di qualunque Popolo non è politica, economica o finanziaria, come credono i più, ma culturale. Ogni individuo può muoversi senza danno per sé e per gli altri, nello spazio circoscritto della sua cultura specialistica.
Nemmeno il più genio del mondo ha la percezione totale dell'intero Creato. È come se oggi noi poveri umani ci trovassimo su una nave piena zeppa di ufficiali, ma priva di capitano capace di tracciare o modificare una rotta perché sia salvifica per tutti: senza fallimenti, guerre, carestie, epidemie, sconvolgimenti climatici.
Al capezzale del mondo malato, professori e professionisti accreditano a sé i meriti del poco che sembrerebbe funzionare, e addebitano i guasti che affliggono l'Umanità ai loro colleghi prestati alla politica, industria e finanza. 
Servirebbe un bagno mondiale di autocritica,  partendo dal grande Carl Gustav Jung, che con l'umiltà propria di chi è consapevole dei limiti dell'intelligenza umana, ci ha fornito la chiave del buon senso con queste inequivocabili parole: "Se le cose grandi vanno male, è solo perché i singoli individui vanno male, perché io stesso vado male".
Franco Luceri

sabato 9 marzo 2024

Chi ci guadagna a convertire la soluzione in problema?



Se un popolo si ammazza di lavoro e si dissangua di tassi e di tasse per trasformare in problema persino la soluzione più geniale, vuol dire che ha sviluppato una "grandiosa" cultura politico finanziaria volta ad arricchire i potenti rendendo sfruttabili e inoffensivi gli impotenti.
I popoli vengono istruiti e allenati a produrre da suicidi, la quantità di consumo e distruzione necessaria per garantire allegra e crescente produzione di profitti e rendite ai Paperoni e fame e morte al resto dell'Umanità.
Dopo i romani che producevano sviluppo costruendo acquedotti di tutte le razze, ora nessun popolo sfrutta la "pioggia" come naturale soluzione al problema "siccità".
Nessuno raccoglie l'acqua quando piove, straripa, distrugge e uccide, e così si auto condanna a morire di sete, fame, carestia, guerra, tassi, tasse e dittatura, quando puntualmente torna il sole a riprendersi (trasformandola in nuvole) l'acqua che è insieme il sangue della terra e di tutti gli esseri viventi.
Governare in funzione del bene comune e della Giustizia sociale non è una passeggiata. Ma è un feroce crimine contro l'umanità lasciare che la soluzione pioggia produca danni e morte quanto e più del problema siccità per schiavizzare e sfruttare i popoli. Per asservirli fingendo di servirli.
Governare in funzione del male comune e a vantaggio di pochi "FILANTROPI", è un lavoraccio, ma a cui i potenti del mondo della cultura, della politica, del mercato e della Finanza si dedicano con generosa passione ed evidente successo ormai da svariati secoli.
Pensate alla devastazione che ha prodotto in Emilia Romagna l'ultima alluvione. E provate a immaginare quanto lavoro, reddito e pace sociale avrebbe prodotto quella stessa acqua se governata costruttivamente ed erogata gratis alla collettività.
Insomma, per non farla lunga; la più efficace forma di mal governo di un popolo è convertire le soluzioni in problemi e tenere aggiornata la contabilità dei danni e dei morti.
Istruzione, informazione, lavoro, salario, salute, famiglia, sicurezza, Giustizia e Democrazia sono soluzioni che salvano i popoli rendendoli liberi.
Ma quelle stesse soluzioni miracolose,(a cominciare da istruzione, lavoro, salute e sicurezza) convertite in problemi a colpi di malgoverno, garantiscono potere e impunità a chi ama tiranneggiare devastando la natura e sfruttando i popoli.
Franco Luceri

sabato 2 marzo 2024

A l'Umanità fa più danni l'ignorante o l'istruito?



Se è vero che fra tutti gli esseri viventi l'uomo è il più intelligente; è giusto affermare che: "nascendo intelligente di default, nasce disgraziato".
Diversamente dagli animali che Dio ha dotato di intelligenza adattativa (più propriamente definita istinto), perfetta per salvare la specie adattandosi e rispettando il creato; all'uomo ha dato intelligenza creativa e ancora peggio, discrezionale.

Perciò è la creatività e la discrezionalità a fare dell'uomo il più "disgraziato" degli esseri viventi, libero di ritagliarsi una qualità e quantità di consumi moderata e salvifica o suicidarsi esagerando in tutto.
Peccato che a tutt'oggi la "Scienza" non sia ancora in grado (e forse non lo sarà mai) di stabilire in maniera preventiva ciò che è utile all'uomo senza essere dannoso al pianeta, e ciò che è suicida per la specie umana essendo schiavista nei confronti di gran parte dell'umanità, o devastante per il pianeta e tutti gli altri esseri viventi abusati o sterminati.
Che la produttività economica avrebbe impestato il mondo di rifiuti, oggi lo sappiamo tutti, ma col senno di poi. 
Che le case sono inquinanti e le automobili pure, oggi lo sappiamo tutti, ma col senno di poi. 
Che il denaro ha riempito il mondo di corrotti, corruttori, ladri, guerrafondai e con un allagamento di vittime di ingiustizia sociale cannibalesca lo sappiamo tutti, ma col senno di poi.
Insomma, quello che sappiamo oggi è esattamente ciò che la scienza, la politica e la Finanza hanno sbagliato ieri a colpi di certezze idiote. 

Che Il cammino dell'uomo sia stato di milioni o di migliaia di anni non fa differenza. È arrivato senza troppi scossoni fino a 400 anni fa, e con la scienza ha iniziato a rovinarsi e a rovinare tutto ciò che di rovinabile ha trovato sul suo cammino.
Insomma, l'uomo reso sempre più intelligente dall'istruzione è la prima grande iattura per l'umanità. Sviluppa una creatività patologica così spinta, da sentirsi "CREATORE, PADRETERNO", mentre è un rozzo e stupido predatore di passaggio afflitto da delirio d'onnipotenza.

È come se l'istruito attingesse risorse da una dispensa comune a tutta l'umanità e a tutti gli esseri viventi: la Natura; ma senza sapere o senza curarsi se in quella dispensa le risorse sono sufficienti per tutti, e soprattutto se sono rinnovabili.
Quindi l'uomo ignorante non fa danno solo perché non è in grado di prelevare risorse con ingordizia dalla collettività o dalla dispensa Natura.
Mentre l'uomo reso capace e rapace dalla conoscenza rincorre una qualità della vita che la natura non è in grado di garantire a tutti, posto che in 250 anni gli esseri umani sono cresciuti da 1 a 8 miliardi) ma la natura decresce, si impoverisce quanto meno delle risorse che non sono rinnovabili.

Questo non significa che si debba eliminare dalla faccia della terra la cultura e l'uomo colto, ma che l'uomo colto debba prendere atto che l'origine di tutto il bene e di tutto il male dell'umanità deriva dalla sua conoscenza, tanto parziale e approssimativa da riuscire a quantificare solo a posteriori l'entità dei problemi generati a danno de l'umanità e del pianeta. 
Che sia per colpa o dolo non fa differenza. Se chi ha cultura e potere, preleva dalla dispensa Natura, una quantità eccessiva di risorse, condanna a morte altri esseri viventi e se stesso agli sconvolgimenti climatici assassini che il pianeta, (in risposta alla ingordizia dei presunti sapientoni) continua e continuerà a regalare a l'umanità per indurla a rinsavire o levare il disturbo.
Franco Luceri

sabato 24 febbraio 2024

I cittadini liberi non bastano, senza "popolo" non c'è democrazia


Se in democrazia si passa dalla politica comunista alla liberale o viceversa, ma sì continua a tutelare una classe sociale a danno dell'altra, invece di Giustizia si genera "cannibalismo".
L'intera comunità mondiale, impoverita dalla speculazione economica, prima per la pandemia, ora per la guerra, avrebbe bisogno di "politica ambidestra ecocompatibile"; con lavoratori e padroni, poveri e ricchi, fascisti e comunisti che dialogano alla ricerca del bene comune ancora sconosciuto dopo tre quarti di secolo di guerra civile spacciata per democrazia.

Oscar Wilde diceva: "nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri". Se per disgrazia oggi si fosse trovato in Italia non credo che il signor Wilde avrebbe confermato questa sua opinione.
È ovvio che la libertà è migliore della schiavitù; ma non si può attentare alla sicurezza di un popolo dando libertà incondizionata a tutti. 
La libertà dovrebbe essere concessa solo a chi, potendo, dimostra di usarla in funzione del bene comune.
Perché ogni cittadino vuole libertà illimitata per sé; ma limitabile per tutti gli altri, pretendendo dallo Stato protezione e tutela contro gli abusi altrui a suo danno.
È vero che a livello planetario la bomba de l'egualitarismo comunista, (e quindi la limitazione della libertà individuale) ha portato il comunismo alla bancarotta.
Ma se si vuole un sistema liberale fondato sulla esagerazione opposta, sul diritto inviolabile ad essere diversi per poter essere concretamente liberi, (vedi Italia) poi nessuna giustizia avrà mai potere e risorse sufficienti per impedire ai soggetti troppo diversi e troppo liberi, di abusare della propria libertà a danno della collettività o dello Stato.
Nel nostro fu Belpaese persino i neonati si sentono forza e diritto di malmenare l'ostetrica che li sta aiutando ad uscire di casa, o guardano la maestra dell'asilo dall'alto in basso, o aggrediscono i professori che vorrebbero interrogarli o peggio bocciarli.
Dove il mondo della cultura forma bravi professionisti capaci di fare un uso intelligente del loro sapere, ma solo per sé, mai per la collettività, mette a rischio il bene comune e il futuro di qualunque Popolo.

È vero, in un sistema democratico dove ogni soggetto in buona salute è chiamato a produrre e contribuire, non si può imporre ai cittadini l'uguaglianza comunista.che uccide libertà e produttività.
Ma garantirle entrambe a prescindere, come in Italia, fino a perdere il controllo della sicurezza e della giustizia, non è politica è apocalisse: è giungla infestata di predatori.
In nome del "disugualitarismo liberale", furbi, disonesti, violenti e potenti la fanno da padroni; cominciando precocemente dalle baby gang e finendo alla criminalità politica, economica e mafiosa che generano un tale allagamento di poveri e debito pubblico, da uccidere popolo e Stato.
Franco Luceri

sabato 17 febbraio 2024

La natura non è una ricca cuccagna da depredare

 


Tra tutti gli esseri viventi che hanno sviluppato "intelligenza adattativa" per vivere mutando e adattandosi alla natura, noi umani siamo i più malaticci e perdenti.
Usiamo la nostra smisurata "intelligenza creativa" alla rovescia: da disadattati. 
Cambiamo persino la forma del pianeta per adattarlo a noi, campioni di mutazioni conservative gattopardiane.
Invece di mutare e adattare il nostro stile di vita a l'habitat per conservarlo e conservarci in buona salute, cambiamo e stravolgiamo la natura di cui siamo ospiti, per obbligarla a saziare i nostri insaziabili bisogni di sapere e avere per poter "sopraffare".
E come "grandioso" risultato finale, la devastazione ambientale e il regresso socio, politico, economico si tagliano a fette.
Questa anomala tendenza umana a studiare i cambiamenti adattativi degli altri esseri viventi, per conservare immutato il nostro stile di vita e i nostri privilegi demenziali e suicidi, indusse l'impareggiabile Tomasi di Lampedusa a svelare la formula magica dei cambiamenti conservativi dei potenti farabutti e impotenti: cambiano tutto perché tutto resti com'è.
Spendiamo una barca di miliardi per fingere di difenderci dai virus e dai batteri campioni di mutazioni fulminanti, talmente assassine da arrischiare il futuro dell'umanità. 
Ma le nostre "mutazioni" non vanno oltre, (vedi Italia), i banchi di scuola a rotelle, le case col "cappotto", le auto a batteria e i cervelli (per ora solo robotizzati) domani con microchip di intelligenza artificiale, per evitare (lungi sia) che la conoscenza sviluppi negli umani vera intelligenza naturale: coscienza e capacità critiche, e induca i popoli sovrani a selezionare meglio i propri rappresentanti culturali e politici perché il futuro dell'umanità non finisca in mano a potenti con grande portafoglio, ma piccolo cervello.
E chi avesse trovato pessimista la mia analisi sui cambiamenti gattopardiani dei potenti a danno degli ultimi, passi a "l'ottimismo" giuridico di Piero Calamandrei:
"La legge è uguale per tutti" è una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, è indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria."
Franco Luceri


lunedì 12 febbraio 2024

Se sapessimo cambiare l'uomo il mondo starebbe bene anche così

Che sia sociale, culturale, scientifico, tecnologico, economico o finanziario; il progresso ha funzione terapeutica per curare  o prevenire le malattie che potrebbero insidiare la qualità di vita dei popoli.
Ma guai a pensare che i miracoli sia la "medicina progresso" a farli da sé. 
Per renderla concretamente salvifica, servono medici capaci di adattare la cura al malato.
Servono intellettuali, tecnici e politici, industriali e banchieri degni di questo nome, per evitare che i mezzi giusti, per mancanza di uomini giusti, anziché miracoli producano incubi e tragedie.
Perciò i guasti della democrazia italiana non sono imputabili alle risorse insufficienti o sbagliate (il Comunismo, il fascismo, il sindacalismo, la produttività calante, l'inflazione, le tasse crescenti, i servizi inadeguati o la finanza strozzina) ma agli uomini che governano la cultura, la politica, il sindacato, il mercato e la finanza, "perfetti per un sistema totalitario", non per una vera democrazia.
Chi ha insegnato e informato per 40 anni in Italia, oggi da pensionato critica con queste parole di fuoco la nuova generazione di professori a cui ha "formato" il cervello:
"La scuola è fallita". "Stiamo vivendo una sorta di oscurantismo culturale che sta facendo precipitare la nostra società in derive inquietanti."
Ma a formare il cervello della società di oggi, straripante di professori, professionisti, giornalisti, burocrati, sindacalisti e apprendisti stregoni di tutte le razze; siete stati proprio voi, cari professori e giornalisti in pensione, che oggi in veste di giudici processate e condannate gli stessi soggetti a cui nelle aule scolastiche e nelle redazioni avete "formato" il cervello.
Se il mondo della cultura di ieri fosse stato illuminante, oggi nel cervello non avremmo il buio pesto ma la luce, non la confusione ma l'ordine, non la crusca ma la farina, non la deriva inquietante di cui vi fingete preoccupati, ma un popolo degno di questo nome e una idea di civiltà democratica, produttiva, solidale ed ecocompatibile.
La scuola e la televisione di oggi che sono sotto processo, hanno come unica colpa quella di essere figlie della scuola e televisione che nel secolo scorso ha convinto gli esseri umani a dipendere più dalla cultura che dalla natura. Perché la cultura civilizza l'uomo vendendogli ciò che in natura ha gratis: aria, acqua, fuoco, cibo e terra.
Un intellettuale in pensione che oggi afferma "la scuola è fallita", dovrebbe avere almeno l'onestà di dire a se stesso: delle cose rotte italiane i cocci sono miei. 
Dove gli uomini sono ricchi di autorità ma poveri di autorevolezza è inutile sprecare mezzi inventando marchingegni meccanici, giuridici o finanziari. Perché tutto dipende dagli uomini. Dove gli uomini giusti hanno il potere di governare, giusti diventano anche i mezzi sbagliati.
Perciò è inutile che ora la politica ci metta sotto il naso come medicine miracolose, le case col cappotto termico, le auto elettriche e l'intelligenza artificiale, perché in Italia "guasti" sono solo gli uomini non le cose.
Cinque anni fa un carissimo amico, prima di lasciarci, ha inquadrato il problema Italia con queste parole:
'''Negli anni del benessere fasullo si è consentita la crescita incontrollata di interi ceti di corruttori e di corrotti. Senza sbarazzarsi dei quali è pura illusione potere competere nel mondo d'oggi.'''
Franco Luceri

sabato 3 febbraio 2024

Il politico capace dovrebbe essere insieme pastore e contadino


Il 27 gennaio 2018, un carissimo amico  ha scritto questo della "politica" italiana.

'''Occorre rendersi conto che negli anni del benessere fasullo (e della cultura demenziale aggiungerei io) si è consentita la crescita incontrollata di interi ceti di corruttori e di corrotti. Senza sbarazzarsi dei quali è pura illusione potere competere nel mondo d'oggi.'''

Infatti, la giustizia sociale è custodita ancora in congelatore; e il "benessere"  resta monopolio di corrotti e corruttori; perché il lavoro di politico ha raggiunto un livello di complessità che manda in tilt il cervello, senza una bussola culturale che aiuti a scegliere la giusta  direzione di marcia per i singoli popoli, compatibile con la pace mondiale e la buona salute del pianeta.
Quella di politico, universalmente ritenuta professione, sarebbe stato più giusto definirla mestiere. Perché il politico dovrebbe assicurare al "gregge sociale" un "pascolo culturale ed economico" che tenga in vita i singoli popoli senza mettere a rischio il resto delle specie viventi e lo stesso pianeta, ora straripante di veleni, rifiuti, armi, guerre, crimini contro l'umanità, bombe atomiche e debito pubblico straripante.
Insomma il politico dovrebbe essere un po' pastore e un po' contadino, in modo da liberare l'albero socio economico dei rami secchi: "interi ceti di corruttori e di corrotti" che rischiano di generare un effetto domino sull'intera comunità mondiale già ricchissima di competizione selvaggia, corruzione, mafia, massoneria e guerra di tutte le razze.
Nella comunità Mondiale c'è da salvare popoli e pianeta, per evitare reazioni assassine del condominio Terra a danno dell'Umanità, quando si impoverisce di pastori e contadini e si arricchisce di parassiti, ladri, truffatori, avvelenatori e guerrafondai.
Sbagliare il governo di un popolo è il male minore che possa fare la politica. Perché i popoli impoveriti non reagiscono con la stessa violenza assassina con cui reagisce la natura quando viene avvelenata e depredata dalla scienza e dalla tecnologia da ospedale psichiatrico, al servizio degli strozzini e dei lupi.
Questa è l'unica ragione che induce i popoli in difficoltà e disperati a vedere le tirannie criminali migliori delle democrazie a norma di legge. Perché i tiranni non promettono crescite di consumi con la dispensa vuota, o peggio piena di cambiali protestate.
Mentre i "geni acefali" delle democrazie fingono di salvare e persino arricchire i popoli; ma depredando altri popoli poveri mettono a rischio la pace, o nel migliore dei casi, devastando la natura, li espongono alle sue reazioni assassine a colpi di sconvolgimenti climatici, che nessuna scienza, nessuna politica e nessun esercito riuscirà mai a fermare.
Franco Luceri