sabato 31 agosto 2024

Chi pretende eroismo dai potenti è un povero illuso








Le quattro parole sinonimo di buona politica iniziano tutte con la "P": Prevenzione, Produzione, Perequazione e Protezione.
Fuori da queste salvifiche finalità democratiche, i sistemi sociali deragliano dall'ordine al caos, dalla sicurezza al rischio, dalla pace alla guerra, dalla civiltà alla barbarie.
Se i soggetti che hanno il potere e il dovere di governare e amministrare uno Stato, non possono operare in assoluta sicurezza personale e familiare, smettono di rischiare; e alla lunga anche la sicurezza dei cittadini diventa improbabile; perché lo Stato indebolito dal mal governo o dal non governo è sempre forte con i deboli e debole con i forti.
Salvo illustrissime eccezioni, nessun professore, giornalista, burocrate, politico o giudice esercita da eroe il potere, se operando per il bene della collettività, lui e la famiglia sono in pericolo invece di essere protetti.
Perciò quando vediamo qualche potente della cultura, della burocrazia, delle professioni, della politica, della giustizia, del mercato o della finanza commettere qualche inspiegabile bestialità; prima di condannarlo a bruciapelo come matto o farabutto, cerchiamo di capire se quel comportamento anomalo non è un tentativo estremo di legittima difesa.
Moro, Falcone e Borsellino (ma in Italia la lista delle vittime dell'insicurezza è chilometrica) ci insegnano che i potenti che operano con responsabilità e coraggio, non sono mai tutti e sempre al sicuro. Attaccarli mentre sono già minacciati da qualche potere criminale che ha interesse a renderli inoffensivi, non è un buon servizio per la collettività, ma per chi consolida il proprio potere criminale indebolendo lo Stato di diritto.
Il mondo è pieno di potenti che si sono suicidati o che hanno subito un attentato. Un potente che vive in condizione di pericolo è probabile che nell'estremo tentativo di difendersi reagisca a danno della collettività. Ma se lo combatti invece di sostenerlo, esponi la collettività ad un rischio e ad un danno maggiore o insanabile.
In uno Stato democratico il potere pubblico è la "diga del Vajont" che protegge gli onesti dai farabutti.
Se invece di garantire sostegno per consolidarla, gli dai una spallata; non guasti né il sonno né l'appetito ai farabutti che vogliono abbatterla, ma da utile idiota li aiuti ad abusarsi della collettività, gli rendi più facile e ricca la stagione di caccia.
Anche nella migliore democrazia del mondo possono infiltrarsi dei farabutti al potere. Ma combattere senza distinguo, Buoni e Cattivi, rende, anche il migliore Stato di diritto, un Inferno per i buoni e un Paradiso per i cattivi.
Che commossi ringraziano!
Franco Luceri

domenica 25 agosto 2024

Lo stato democratico si governa solo con politiche double face?








Vi siete mai chiesti perché i governanti di uno stato democratico finanziano con montagne di miliardi le istituzioni preposte a garantire i migliori servizi pubblici; e poi osservano impotenti lo sfacelo dei disservizi sempre più costosi, devastanti e assassini, anche per gli stessi addetti ai lavori?
Perché per disarmare l'opposizione sono costretti a pescare a strascico, dando potere a chi si ammazza per costruire lo "stato dei diritti", ma strizzando l'occhio anche a chi lo vuole convertito in "stato dei favori", imbattibile per produttività di consensi, profitti e mazzette.
Provate ad immaginare una politica che attrezza i vigili del fuoco di estintori sempre più potenti e nel contempo incentiva la vendita di lanciafiamme a prezzi stracciati, perché i piromani non debbano spendere un occhio per assicurare lavoro ai pompieri.
Di questo tipo di politica l'America è caposcuola e l'Italia un'alunna modello. 
La prima potenza mondiale esporta democrazia e pace in tutto il mondo; ma riconosce ad ogni cittadino americano il diritto di armarsi per legittima difesa. Così i matti e i criminali si ritengono autorizzati alla "legittima offesa". E i consensi e le mazzette per i politici e i profitti per le Industrie belliche (e pompe funebri comprese) vanno a gonfie vele.
Con questo tipo di filosofia politica, che sicuramente fa rivoltare nella tomba da Platone a Machiavelli, si finanziano o legittimano in coppia le  "forze    dell'ordine" per produrre servizi pubblici eccellenti e quelle ingovernabili del "disordine", che provvedono a sabotarli e convertirli in sprechi, danni, corruzioni e ruberie miliardarie, appalti truccati e lavori incompiuti a carico della collettività onesta, e con vittime senza risparmio.
Se i soggetti preposti a garantire la pubblica sicurezza non vengono messi in condizione di operare senza grandi rischi, persino mortali, per sé e la famiglia, un decente servizio per la collettività, (dall'istruzione, all'informazione, alla salute, e fino alla sicurezza fisica e  alla  protezione della proprietà) non saranno mai in grado di garantirlo nemmeno a se stessi. 
In Italia, gli onesti e responsabili di qualunque classe sociale dal professore preparato, al giornalista libero, al politico onesto e al giudice imparziale e coraggioso; se impegnati a fare da diga alla disonestà dilagante, poco o tanto ma rischiano tutti.
È come attrezzare polizia e carabinieri di mezzi antisommossa, ma vietarne l'uso contro i manifestanti, per non ledere la loro piena libertà di aggredire e insultare le forze dell'ordine, incendiare cassonetti, ribaltare automobili e sfasciare vetrine.
Le "forze dell'ordine" devono avere il potere di fermare le "forze del disordine": violenti, svitati, ladri, corrotti, fuori legge e assassini. Perché se di diritto o di fatto, nel pubblico e nel privato, gli onesti finiscono paralizzati dai disonesti, è evidente che dello stato di diritto i governanti hanno già eroso pure le impronte digitali.
Se chi produce le armi del sapere, che sono il meglio della civiltà umana, può essere malmenato dai suoi alunni o dai genitori che contestano voti bassi o bocciature, sperare che poi la democrazia sviluppi gli anticorpi per non degenerare come in Italia in "anarchia", spacciata per autogoverno dei cittadini sovrani, è da poveri illusi.
I politici che finanziano le forze dell'ordine e strizzano l'occhio a quelle del disordine, sono pescatori a strascico di consensi e mazzette.
Chi in Italia contribuisce acriticamente a questo sistema socio economico, più demoniaco ché democratico, si assicura 40 anni di carriera e privilegi: come dire, semaforo verde a vita.
Mentre chi si dimostra critico, è doppiamente "garantito": il diritto ad essere escluso e derubato finché campa, non glielo insidia nessuno.
Franco Luceri

sabato 17 agosto 2024

Gli intellettuali sono l'unica forza dell'ordine che vince se convince







Non è la quantità di armi da guerra possedute dai cittadini, (come in America) a rendere rischiosa la vita e ingovernabile un popolo; ma le armi  acquisite attraverso "l'istruzione", che Nelson Mandela considerava "l'arma più potente per cambiare il mondo".

I popoli culturalmente "poco armati" possono essere governati da qualunque istituzione: ma gli istruiti sono tutti fuori controllo. 
E più crescono i laureati, più il popolo (salvo illustrissime eccezioni) diventa libero come un cavallo indomito perché non si lascia cavalcare dalle leggi dello Stato, ma le "cavalca" occupando le istituzioni da professore, burocrate, professionista, politico e usandole più a proprio vantaggio ché per il bene comune.

Ma se nessuno ha diritto di sindacare cosa fanno i lavoratori con i loro sudatissimi soldi onestamente guadagnati senza aver mai ricevuto un contributo dallo Stato; gli stessi lavoratori in qualità di contribuenti hanno pieno diritto di sapere e sindacare in mano a chi finiscono le loro tasse e per quale legale e civile finalità vengono impiegate. 
Le armi del "sapere", oltre ad essere patrimonio dell'umanità, i laureati le hanno acquisite soprattutto con le tasse dei manovali, dei braccianti, dei pastori, dei pescatori e dei boscaioli, dei commercianti e degli artigiani che hanno contribuito al mantenimento delle istituzioni culturali e dell'intero Stato.
E questi lavoratori "culturalmente poveri" non hanno finanziato gli istruiti perché usino il sapere per il proprio individuale arricchimento, per tutelare interessi particolari e persino sporchi, per sfruttare meglio gli ignoranti e per impoverire chi stenta a vivere; ma per avere uno Stato che garantisca e tuteli i diritti degli intellettuali che pensano, senza ridurre alla fame, disperazione e persecuzione i lavoratori che fanno.
Non è mai successo; ma se con i soldi della collettività un contadino ricevesse dallo Stato una zappa gratis, quel bene di tutti dovrebbe essere usato nell'interesse di tutta la collettività, non a vantaggio esclusivo del beneficiario.
Con le armi di servizio, le forze dell'ordine non sono legittimate a difendere solo la loro famiglia, ma prima di tutto i soggetti deboli della collettività. E se aiutano i forti ad abusarsi dei deboli finiscono dritti in galera.
Per la stessa ragione, un burocrate o un professionista che ha ricevuto con i soldi della collettività, l'arma del sapere, (ormai più potente ed ingovernabile della bomba atomica) può utilizzarla per il benessere della sua famiglia, ma a condizione che garantisca la buona salute del sistema Stato da cui dipende la dignità, la sicurezza e la vita di ogni singolo cittadino.
Un professionista che usa l'arma pubblica del sapere per il proprio individuale arricchimento o per tutelare interessi particolari a danno della collettività, è disonesto quanto un burocrate che timbrasse il cartellino e andasse a gestire la propria impresa privata ma continuando ad incassare lo stipendio pubblico per aver garantito una truffa al posto di un servizio.
Nei sistemi liberali ci sono professionisti privati e professionisti pubblici, chiamati burocrati, ma in quanto depositari e utilizzatori dell'arma del sapere tutti dovrebbero essere impegnati sia pure con diversa responsabilità e diverso guadagno, a garantire la buona salute del sistema Stato. Non certo l'indebitamento e lo sfascio: il manicomio e la guerra civile spacciata per stato di diritto, come in Italia.
Non basta fingere di tirare a lucido i singoli sottosistemi istituzionali, se invece di renderli tutti reciprocamente cooperativi, per la buona salute dello    Stato di diritto, sono conflittuali e producono debito pubblico, rapina triburia o bancarotta.
Questo è il crimine che ha fatto fallire i sistemi comunisti e che sta mettendo a rischio i Liberali. 
Nelle democrazie il potere dei popoli è passato dalle azioni alle idee, da chi agisce a chi pensa, dalla politica che si può avviare, indirizzare e fermare, al sapere filosofico e scientifico che almeno da un secolo è un uragano incontenibile e inarrestabile.

Io non sono un addetto ai lavori, perciò prendete pure questa mia con beneficio d'inventario.

Ma ho il sospetto che nell'ultimo secolo il mondo non si sia arricchito di stupidi come pensano i più; ma di furbi, di soggetti che non hanno interesse ad informare la collettività (la gallina dalle uova d'oro) in che modo e in che misura se la stanno spennando.

Ad uno chef non si può chiedere che renda pubblica la ricetta di un suo piatto prelibato. E anche gli intellettuali e i tecnici hanno i loro segreti professionali che non riveleranno mai nemmeno sotto tortura.
Chi lavora con le mani può anche permettersi il lusso di essere competitivo, perché chi acquista un bene o un servizio lo fa per libera scelta. 
Ma chi progetta e governa un sistema sociale, a cui è obbligato a contribuire con la borsa e con la vita l'intero Popolo, dovrebbe essere cooperativo e assumersi la piena responsabilità di portare a buon fine la sua opera retribuita dai contribuenti.
E se uno Stato fallisce perché progettato, amministrato e governato da cani; gli addetti ai lavori dovrebbero risarcire la collettività non scaricare il danno sugli ignoranti a colpi di tributi dopo averli derubati.
Gli istruiti, sono le vere forze dell'ordine che attraverso il sapere dovrebbero diffondere sicurezza e pace sociale, ma fingono di non sapere che in democrazia la politica non parte dai governanti, che del potere reale sono la coda: parte dall'istruzione, e prosegue con l'informazione, la burocrazia, le professioni, le lobby economico finanziarie, la giustizia. 
E quando le scelte di questi veri attori politici arrivano al governo, sono già confezionate e infiocchettate: e ai ministri non resta che apporre timbri, firme e imporre tributi per garantire puntuale sfruttamento ai poveri, crescente arricchimento ai ricchi, lievitazione di debito pubblico, violenze, guerre e rischio default.
Negli ultimi tre quarti di secolo, in Italia e nel mondo la malacultura, (le forze del disordine intellettuale) ha generato solo malapolitica, e i frutti avvedenati ora si sprecano.
Franco Luceri

sabato 10 agosto 2024

Dimostratemi che l'istruzione insegna a vivere onestamente e mi taccio







Come giustamente ci ricorda Antonio Gramsci, "l'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari."
Invece, di potenziali scolari, la cultura attuale se ne tira dietro 8 miliardi, con promessa di  trasformare gli ignoranti in geni, il caos in ordine, la fame in indigestione, la sopraffazione in cooperazione, la guerra in pace, il barbone in banchiere e la devastazione ambientale suicida in rispetto della natura: campa cavallo che l'erba cresce!
Come fosse una scuola di caccia, il mondo della cultura ti insegna a mirare, colpire il bersaglio e raccogliere la selvaggina.
E poiché sono soltanto gli imprenditori sfruttatori e i banchieri strozzini ad avere il monopolio della selvaggina finanziaria non resta che aiutarli a sfruttare i lavoratori, e poi raccogliere il compenso per aver aiutato gli "amatissimi" padroni nell'immane fatica dell'arricchimento.
Nel mondo ci sono due categorie di soggetti: quelli che mangiano e pagano, e quelli che mangiano a spese della collettività, perché improduttivi.
I padroni sono condannati a pagare, altrimenti gli rubano pure le mutande. E poiché sono loro la borsa da cui dipende la vita dell'umanità, il mondo della cultura e l'esercito dei pensatori esiste in quanto si rende utile ai padroni e ai potenti altrimenti non scucirebbero nemmeno una quattro soldi bucata per scuola, stampa e burocrazie assortite.
Proprio come diceva quel tale: se il voto danneggiasse i politici eliminerebbero le elezioni o ci impedirebbero di votare.
Secondo voi, il figlio di un operaio che studia fino a 25 anni per prendere una laurea e un Master, sogna di contribuire filantropicamente alla protezione dei lavoratori sfruttati e squattrinati da cui proviene o si precipita a contribuire all'arricchimento dei padroni dell'economia e della Finanza per incassare compensi almeno dignitosi per sopravvivere?
Nelson Mandela diceva che l'istruzione è l'arma più potente che possa usare chi ha voglia di cambiare il mondo. Ed è verissimo. Sempre che abbia la capacità di osservare come reagisce la natura e l'uomo, ai cambiamenti indotti dalla cultura.
A l'ultimo secolo di cambiamenti culturali, la natura si sta ribellando alla grande a colpi di sconvolgimenti climatici ingovernabili e assassini.
E le reazioni umane indotte dall'istruzione non sono migliori. Perché gli uomini che sanno resistere alla tentazione di guadagnare denaro e potere abusando dell'arma istruzione sono più unici che rari.
Immanuel Kant lo aveva capito in tempi non sospetti, che: "non c'è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione".
Per millenni i cambiamenti mondiali sono stati quasi impercettibili perché dell'arma istruzione si è fatto sempre un uso moderato e persino insignificante. Mentre nell'ultimo secolo è stata usata e abusata su tutto il pianeta, nei paesi comunisti e nei paesi capitalisti. Perciò la domanda da miliardi di dollari è questa:
Perché la stessa istruzione ha prodotto cambiamenti migliori negli Stati capitalisti che negli Stati comunisti?
Dobbiamo dedurre che l'arma della cultura produce effetti diversi in mano a pedagogisti diversi, popoli diversi e sistemi economici diversi?
Se è così, non è l'arma della cultura a cambiare in meglio il mondo, ma l'intelligenza e l'onestà di chi ha "il porto d'armi culturale" e si accontenta di un dignitoso guadagno, sapendo che l'abuso delle classi dirigenti è suicida: impoverisce il popolo poco armato e fa fallire lo Stato, di qualunque colore politico, sia pure grande quanto l'intero pianeta.
Franco Luceri

sabato 3 agosto 2024

L'intellettuale usa il sapere, patrimonio dell'umanità, "pro domo sua"







Per millenni, la testa dei sistemi sociali è stata la politica e la coda la cultura. Ora c'è il serio rischio che uno stato affidato alla sola politica arretri; perché il massimo potere reale ha già cambiato casa.
La cultura è diventata la testa dei popoli, e di conseguenza la politica è passata da governante a governata: senza l'ok di un CTS (comitato tecnico scientifico) il politico non è autorizzato nemmeno a lavarsi la faccia la mattina.

Nelson Mandela diceva che "l'istruzione e l'arma più potente che puoi usare per cambiare il mondo".
In Italia, dopo tre quarti di secolo di istruzione obbligatoria, possiamo affermare senza paura di essere smentiti che le vere forze dell'ordine sono gli intellettuali, armati di sapere fino ai denti. 
Nella scuola, o prestati all'informazione, alla politica, alla burocrazia, alle professioni, al mercato o alla Finanza, sono sempre gli intellettuali: gli "armati di sapere" a tenere banco.

Quelle che chiamiamo "forze dell'ordine armate di pistola e manganello", sono abilitate a contrastare il disordine, a prevenire l'incendio della guerra civile, ad imporre la pace a mano armata, non certo ad insegnarla e praticarla "formando cervelli" che a pieno titolo possano dirsi "umani", perché amanti della giustizia, della verità, della solidarietà, della pace.

I soggetti idonei ad acquisire, maneggiare e diffondere il sapere filosofico e scientifico dovrebbero essere sottoposti a selezione preventiva, perché siano consapevoli che l'istruzione è l'arma più potente ed efficace per cambiare in meglio il mondo ma solo migliorando gli uomini; viceversa può essere portatrice di devastazione quanto o superiore alla bomba atomica.
La scuola è il "poligono di tiro" dove si dovrebbe apprendere l'uso "dell'arma del sapere",  da maneggiare con religioso rispetto in quanto "patrimonio dell'umanità", da finalizzare al bene comune, e non a l'ingordo arricchimento personale o corporativo, anche se giuridicamente benedetto e tutelato.

Per capire a cosa serve la cultura, gli umani hanno dovuto aspettare da Talete, al Nobel per la pace Nelson Mandela. Millenni di cultura sono serviti a rendere vincenti i popoli sanguinari e perdenti i pacifici. E sulla strada insanguinata della guerra si agita ancora l'intera comunità mondiale, con la speranza che inventino una via alternativa, prima che sia tardi per tutti.
Mandela, col suo pensiero e le sue azioni, ci ha insegnato che il sapere è l'unica "zappa filosofica" in grado di dissodare e rendere vivibile il terreno della pace; ma va usata in funzione del bene comune, perché se è posta al servizio di Ingordi o sporchi interessi personali o particolari, è devastante quanto una pandemia senza vaccino.
Qualunque Popolo può essere indotto a fidarsi dei sottosistemi istituzionali dello Stato tirati a lucido, salvo poi a piangere quando il sistema Stato che è la somma algebrica di tutti gli sprechi e ruberie istituzionali, "bussa a denari" per sfuggire al default; e nel tritacarne del fisco finiscono migliaia di cittadini, famiglie e imprese, chiamate a pagare con la borsa e con la vita per aver creduto ciecamente nel valore dell'onestà, e nella Giustizia di uno Stato di diritto apparente.
Franco Luceri

sabato 27 luglio 2024

L'istruzione migliora il mondo, ma proprietà e possesso lo devastano







Nelson Mandela diceva che "L'istruzione è l'arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo”. E in Italia, mettere in dubbio questo principio, è quasi un crimine contro l'umanità. 
"L'arma istruzione cambierebbe" il mondo in meglio, se gli addetti ai lavori riuscissero a rendere cittadini  democratici i singoli individui, per autogovernarsi da popolo sovrano produttivo, solidale, giusto.
Ma ahinoi, a livello planetario, da sempre, i "migliori cambiamenti" culturalmente indotti, sono ancora affidati al cannone anziché all'aratro.
Se a colpi di laurea e Master trasformi il figlio di un proletario sfruttato e disarmato, in un professionista armato di sapere fino ai denti, lo rendi capace di migliorare la sua condizione sociale, e potenziaalmente capace di migliorare il mondo. 
Ma se lo condanni a vivere in un sistema tributario e finanziario immutato, predisposto a derubarlo come fosse ancora un proletario ignorante, il mondo lo cambi alla rovescia, anzi lo stravolgi, perché costringi il soggetto culturalmente armato, a difendersi puntando l'arma del sapere contro la collettività sempre più povera e contro lo Stato sempre più indebitato.
La sola istruzione, senza tutele e garanzie reali, non trasforma il figlio di un proletario in un professionista pronto a spendersi gratis per il riscatto della sua classe sociale sofferente; ma in un "traditore obbligato", se lo Stato lo costringe a rubare o a prostituirsi ai capitalisti sfruttatori del proletariato, unici in grado di finanziarlo se non vuole tornare nella povertà da proletario laureato ma sfruttabile.
Quindi, chi spaccia la cultura come benefica per i poveri e gli sfruttati è un signor truffatore. Perché se la politica, al servizio del mercato, pretende di continuare a sfruttare i soggetti armati di sapere, come fossero proletari ignoranti, il mondo lo cambia sicuramente, ma alla rovescia.
Pensate a quanti ragazzini e giovani americani si armano e vanno a fare una strage nei luoghi dove si nutrono di sapere. Secondo voi l'istruzione americana e i giovani americani sono i peggiori del mondo? 
No, sono semplicemente più armati degli altri e vivono in un sistema culturale, giuridico, economico che considera le armi un libero mezzo di difesa accettato almeno quanto le posate e i coltelli a l'ora di pranzo.
Un soggetto istruito, dovendo competere dal primo giorno di laurea non ha scelta. O si rassegna a rimanere nella condizione di proletario sfruttabile da cui proviene o si prostituisce ai padroni sfruttatori. Tutto dipende dal sistema economico e burocratico.
Con la stessa istruzione si possono produrre aratri o cannoni, cibo o morte, giustizia o crimine, democrazia o dittatura.
Meritevole o colpevole di tutto ciò, non è l'istruzione, ma i padroni corruttori, che disegnandosi a misura il sistema giuridico e fiscale hanno il potere di usare l'arma del sapere per fini benefici per loro e malefici per la collettività.
Chi spende miliardi di parole per garantirvi che una cultura è migliore di un'altra, vi sta truffando alla grande.
Il mondo non è migliorabile con la sola arma culturale. È vero che gli stati comunisti armavano di istruzione l'intero Popolo, ma lo gavantivano per dissuaderlo a fare dell'arma del sapere lo stesso uso criminale o suicida a cui sono indotti i popoli negli Stati liberali di nome e tirannici di fatto
Immanuel Kant ci ha spiegato perché la cultura luccicante di giustizia sociale peggiora l'umanità e quindi peggiora il mondo:
"Non c'è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione".
Se i governanti si lasciano "tentare" dal potere e dal denaro e si comportano da nemici del Popolo, costringono i singoli cittadini a competere con lo Stato invece di cooperare.
Marx aveva intuito che i guai del mondo capitalista hanno una causa comune: la proprietà. Ma io temo che il problema si sia già allargato a macchia d'olio. 
Anche il possesso occasionale di qualunque mezzo che  metta in vantaggio un individuo sugli altri, lo "tenta" a schivare un danno per sé scaricandolo sui singoli o sulla collettività. E per questo problema non c'è giustizia che possa bastare.
Chi ha il coraggio di osservare la realtà alla Charles Baudelaire, senza lenti colorate dell'illusione, vede che gli istruiti, manco fossero "mamma EVA", continuano a cadere in  "tentazione" di addentare la "mela proibita" del potere e de l'arricchimento personale, che cambia il mondo alla rovescia, garantendo al popolo bue il migliore inferno umanamente immaginabile.
Franco Luceri

domenica 21 luglio 2024

Perché la cultura comunista ha ucciso il comunismo e salvato il capitalismo?







Il mondo della cultura ha sempre indotto l'Umanità a fidarsi della funzione benefica della politica, se indirizzata guidata e corretta filosoficamente.
Platone diceva:
 
per il bene degli Stati sarebbe necessario che i filosofi fossero re o che i re fossero filosofi."

Solo Karl Marx e Friederich Engels, dopo 22 secoli di inutili aspettative, incominciarono a sospettare che forse il bene era meglio farlo "sorgere" dal basso, dal lavoro dei proletari ignoranti; posto che la pioggia di "bene" dall'alto del sapere umano, non ha mai fermato il diluvio di "male" che si abbatte regolarmente sull'umanità a colpi di sfruttamento, schiavizzazione, povertà, malattia, guerra, stupidità, pazzia, e ora, per buona misura abbiamo anche abbondanza di sconvolgimenti climatici assassini.

Ma il mezzo mondo che sposò la filosofia marxista del bene proletario "sorgivo", abolendo la proprietà privata scoraggiò a tal punto la produttività, che insieme al "bene" piovoso di Platone aborti  pure il "bene" sorgivo di Marx.
Però l'occidente capitalista non rimase a guardare, ridusse lo sfruttamento del proletariato e incentivò l'istruzione; così i meno sfruttati e i più capaci, a colpi di lauree e master incominciarono a sottrarsi alla dittatura della povertà, e ora sono tanto numerosi, preparati e determinati da condizionare o insidiare persino il potere dei politici e quello dei padroni..

Il capitalismo economico, da unico sfruttatore dell'umanità, rischia di finire sfruttato dai nuovi "capitalisti del sapere": intellettuali e scienziati; che considerano "proprietà personale", il sapere che hanno nel cervello, invece di considerarlo con religioso rispetto "PATRIMONIO DELL'UMANITÀ. 

Perché è la selezione plurimillenaria del miglior pensiero e della migliore azione umana di miliardi di pensatori da quando l'uomo aveva la coda: e in quanto patrimonio di tutti andrebbe usato per il "bene" di tutti, non per lo sfruttamento di tutti e l'arriccimento di pochi. O peggio per tenere in guerra il mondo comunista col mondo capitalista.

Marx vide primo e vide giusto, individuando la proprietà come tumore di tutte le disuguaglianze, peccato che non fece in tempo a vedere la barbarie  del capitalismo intellettuale in competizione, complicità o correità col già famelico capitalismo economico.

I veri intellettuali, a cominciare da Socrate, hanno sempre saputo di essere "UMILI CUSTODI TEMPORANEI DEL SAPERE, PATRIMONIO DELL'UMANITÀ", a cui ciascuno aggiunge il granello insignificante, anzi risibile, della propria presunta verità.

Nella guerra del libero mercato, chi si sente insindacabile proprietario di ciò che sa, è indotto (e a volte anche costretto) a competere, a difendere con le unghie e con i denti il proprio "capitale" e a farlo fruttare, per non tornare nella povertà e nello sfruttamento da cui fugge.
Abolire la proprietà delle cose come voleva Karl Marx, si è rivelata una scelta teoricamente oculata, ma tardiva, parziale e perciò perdente.
Ora a farla da padrone è il dilagante capitalismo intellettuale planetario con le sue armi micidiali: il sapere umanistico e scientifico elefantiaco e inarrestabile, che opera su due fronti: istruzione e informazione.
Oggi chi potrebbe fermare l'intelligenza artificiale se risultasse più dannosa dell'intelligenza naturale che già tende di suo al crimine o all'autolesionismo?

Da un secolo, sul tavolo verde dell'istruzione, la politica mondiale scommette pure le mutande, con la certezza che armati di sapere, noi umani ignoranti cì saremmo convertiti quasi per forza d'inerzia, in uomini onesti, saggi, produttivi, cooperativi, solidali, contributivi e soprattutto capaci di autogovernarci.

Ma da questa mutazione culturale indotta quasi "a mano armata", salvo pregevoli eccezioni, l'umanità ne è uscita come peggio non si può.
Dopo aver moltiplicato e reso sempre più povera, muta e impotente la classe sociale dei poveri, deboli, malati, indifesi e ignoranti; per accumulare profitti o conservare potere, le due razze di "capitalisti" predatori si stanno sbranando persino tra consanguinei, (vedi Ucraina e Palestina) e si lasciano dietro una scia di vittime innocenti, di catastrofi ambientali e di politici impotenti, condannati a fingere di perseguire la pace minacciando persino la guerra atomica.

Ahinoi, la "siccità di bene" persiste; il diritto alla dignità e alla vita per i poveri del mondo non sorge dagli ignoranti e non piove dai "sapienti".
La competizione o la complicità tra potenti rapaci o disonesti, disarma gli onesti di tutte le razze: lavoratori, piccoli imprenditori, intellettuali, professionisti e politici liberi, che non si rassegnano a rinunciare alla propria umanità e intelligenza, vivendo di abusi e sopraffazioni.
Rassegniamoci. La chiave per capire qualcosa ce l'ha fornita solo Immanuel Kant con queste inequivocabili parole:

"non c'è virtù così grande che possa essere al sicuro dalla tentazione".

Salviamo pure qualche eccezione; ma in linea di massima noi "ONESTI" siamo tali perché ancora nessuno ci ha indotti a scivolare o a cadere in "tentazione", come la buonanima di nostra madre fregata dal serpente e sfrattata dal Padreterno.
Franco Luceri

sabato 13 luglio 2024

Perché il capitalismo non lascia ma raddoppia








Il 29 giugno 2019, pubblicai su Facebook questa fesseria:
"Se in un habitat coesiste il caos e la scienza preposta a sostituirlo con l'ordine; il caos è sicuramente vero, ma scienza e scienziati sono finti."
Oggi, 13 luglio 2024, di quella frase stupida mi pento pubblicamente.
In quella occasione ho ripetuto a pappagallo l'idea di scienza assorbita dai mezzi manipolatori della "dis.informazione" pubblica. 
Ora invece temo che la scienza abbia raggiunto livelli di perfezione che se usata bene farebbe invidia al Creatore. Ed è miope e semplicistico considerare gli scienziati ignoranti, perché in realtà sbagliano volutamente, per conservare (finché possono) problemi e catastrofi produttivi di guadagni per sé, le multinazionali e le banche, che poi lo Stato è legittimato a tassare o tartassare.
Tomasi di Lampedusa, più saggio e tempestivo di me, diceva che "tutto deve cambiare perché tutto resti come prima".
Quindi gli addetti del mondo culturale usano il sapere umano, (che dovrebbe essere concretamente patrimonio dell'umanità) per lucrare guadagni dai bisogni indotti nella collettività. E se le soluzioni fossero scientificamente efficaci, addio problema, addio guadagni e addio tributi.
E così i finti ignoranti del mondo della cultura producono e commerciano "soluzioni gattopardiane" che asservono i popoli, sfruttano la natura e succhiano soldi alla collettività. Fingono di eliminare il problema ma in realtà se lo custodiscono gelosamente per continuare a lucrare grassi guadagni, ma pagare magri tributi.
Giuste o sbagliate che siano, le idee hanno sempre vita breve. Quando credi di aver capito qual è l'idea giusta per influenzare in positivo la civiltà umana, i cambiamenti sociali e ambientali planetari hanno indotto tali e tante mutazioni, da sabotare la validità di qualunque idea, rendendo ininfluente qualunque soluzione geniale.
È come sparare contro un bersaglio che si muove alla velocità della luce e illudersi di poter fare centro.
Questa è stata la ragione per cui Karl Marx, primo filosofo ad aver individuato nell'accumulo proprietario l'origine dei guasti dell'umanità, è uscito sconfitto dal capitalismo che voleva combattere.
Mentre lui riteneva vincente l'abodizione delle proprietà materiali, la razza delle proprietà intellettuali private grazie all'istruzione e all'informazione si moltiplicava come gramigna su tutto il pianeta.. 
Ciò che un intellettuale, un professionista, un burocrate, un politico, un giudice, un manager, uno scienziato ha nel cervello, può portarglielo via solo il padre eterno. 
E dall'uso improprio, egoistico o peggio criminale di quella "proprietà", (che nessuna politica e nessuna magistratura può espropriare) deriva l'attuale mutazione della ex civiltà italica in qualcosa che è meglio non aggettivare.
Al libero mercato hanno asservito uomo e natura. Mentre Marx si spappolava il cervello per capire come contrastare il vorace capitalismo industriale e finanziario dei padroni, i "capitalisti del sapere" spuntavano in tutte le direzioni e non per usarlo salvando l'umanità ma per egoistico arricchimento personale o corporativo.
Immanuel Kant trasmetteva l'amore per lo studio e per il pensiero libero. Diceva: “abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza!" 
Così ha finito per formare quella razza di capitalisti intellettuali che hanno trasformato il sapere, da patrimonio dell'umanità a proprietà privata da rendere produttiva a vantaggio dei privati e a danno della collettività.
Gli umani possono pure comprarlo all'ingrosso il coraggio di servirsi "kantianamente" della propria intelligenza a proprio vantaggio; ma da qui a l'estinzione dell'umanità, tutto il patrimonio scientifico che può alloggiare nel cervello di un genio, sarà sempre meno di un miliardesimo di ciò che serve davvero per capire l'uomo, la natura, lo Stato e come convertire il sapere di un burocrate o di un professionista privato in servizio pubblico, e non per ingrassare impunemente al pari di industriali sfruttatori o banchieri strozzini.
Ci sono filosofi liberali che pensano in che modo lo Stato può legittimare i singoli cittadini a produrre e come tassarli; e filosofi comunisti che vedono la produttività e la proprietà privata come un tumore da estirpare.
In 24 secoli hanno dimostrato di saper sbagliare perfettamente entrambi.
Se su 100 professionisti 10 vengono assunti dallo Stato in veste di burocrati per operare nell'interesse della collettività; è ovvio che si legittima gli altri 90 a curare la produttività dei singoli cittadini e a pagare le tasse che servono per stipendiare e garantire burocrati, politici, giudici e Stato.
Ma se burocrati e politici, dopo aver incassato i tributi necessari a produrre servizi pubblici, producono disservizi da terzo mondo, condannano i professionisti, i lavoratori, gli imprenditori e ogni singolo cittadino onesto a rubare: a procurarsi la refurtiva necessaria per pagare le "tasse refurtiva" o morire.
In altre parole, l'illegalità privata e persino il crimine, sono il riflesso della irresponsabilità e disonestà di chi esercita da cani un potere pubblico.
Sbagliano i kantiani e sbagliano i marxisti: l'origine dei guasti di un popolo e di uno Stato non è da addebitare alla proprietà privata (lo stato non è altro che la sommatoria di tutte le proprietà private tassabili) ma al non uso o abuso del potere pubblico.
Franco Luceri

sabato 29 giugno 2024

Chi si sta giocando l'umanità a tressette col morto?






Se i sistemi sociali comunisti, vaccinati da Marx contro la peste del capitalismo, sono deceduti da 33 anni, mentre quelli occidentali esposti al "contagio" (sfruttamento dei lavoratori e arricchimento dei padroni) sono acciaccati ma vivi; credo sia necessario capire, chi ha ucciso il mezzo mondo comunista dei lavoratori; posto che i padroni, assassini a prescindere, in quei paesi erano stati accoppati per legge con l'abolizione della proprietà privata, che rendeva lo Stato unico "padrone" datore di lavoro.
Senza una risposta razionale a questo rompicapo, temo che nessun sistema sociale, di nessuna forma e colore avrà mai vita pacifica e futuro.
Per accumulare proprietà materiali, i padroni hanno sfruttato i popoli; ma garantendo occupazione e salario, sia pure da fame, hanno salvato vita e futuro all'Umanità per millenni.
Quale altra forma di "sfruttamento e accumulazione" è diventata più assassina del capitalismo, visto che nel mezzo mondo comunista ha ucciso l'economia pubblica (e quindi occupazione e vita dei lavoratori), anche dove il capitalismo non esisteva. Ma resta ancora occulta, impunita o peggio, mafiosamente protetta?
L'unico nemico del proletariato non può essere il capitalismo, salvo che non si voglia ritenere i padroni, assassini dei lavoratori anche in cassa da morto.
Quindi è elementare dedurre che in Russia i lavoratori sono morti di "fuoco amico", per mano di altri lavoratori comunisti falsi non certo per mano dei padroni rapaci inesistenti.
Nell'attuale occidente, liberale finto e capitalista vero, i politici corrotti, i banchieri usurai, gli industriali avvelenatori, sfruttatori, evasori, elusori,  corruttori, mordi e fuggi, quasi per forza d'inerzia continuano ad essere incriminati da assassini seriali del proletariato, da chi il proletariato lo ha devastato in mezzo mondo, facendo fallire il vaccino comunista e lasciando dilagare la peste capitalista.
Io non sono un addetto ai lavori e qua potrei aver raccontato un mucchio di fesserie. Ma temo che il futuro dell'Umanità dipenda, oltre che dai politici e dai padroni, assassini a prescindere, da "quel terzo giocatore di tresette col morto" assassino fantasma, ma con fedina penale candida.
Perciò urge smascherare questo "terzo giocatore rapace, che al tavolo del potere finge di opporsi a "politici e padroni", ma stupra lavoratori a livello planetario e accumula proprietà. 
Marx inventò il comunismo per liberarci dal capitalismo, ma i suoi discepoli illuminati a kerosene hanno distrutto l'economia pubblica comunista per consegnare all'economia privata, finta liberista, monopolio di banchieri e industriali, i lavoratori, con salari di fame e rischiando quotidianamente la vita.
Franco Luceri

sabato 15 giugno 2024

L'eccesso di creatività intellettuale fa più danni della produttività finanziaria?






Col socialismo scientifico di Marx ed Engels e con quello utopistico di Foulier e Owen, i "proletari" di tutto il mondo hanno battuto la via virtuosa della cooperazione per vivere in pace, ma cultura e politica, una alternativa allo sfascio e alla guerra non l'hanno mai trovata.
L'unione dei lavoratori non è servita ad indurre i padroni, sabotatori della cooperazione, a smetterla di competere economicamente e finanziariamente mettendo a rischio il futuro dell'umanità e del pianeta.
Marx e company hanno fallito Il bersaglio, perché del problema hanno tentato di rimuovere gli effetti non la causa. La rapacità dei padroni sfruttatori, causa di fame e sofferenze dei popoli per diecine di millenni, ora è soltanto effetto.
Al sabotaggio del socialismo cooperativo non è impegnato soltanto lo sporco, feroce, granitico, inossidabile, concentrato e guerrafondaio mondo economico finanziario, ma anche quello tentacolare, impalpabile, invisibile della cultura liberale, che lascia ai padroni piena libertà di sfruttare da negrieri la forza muscolare dei popoli, con lavori usuranti e pericolosi, perché punta a manipolare e sfruttare la forza intellettiva dell'intera comunità mondiale, formando anzi deformando cervelli e condizionando a 360 gradi barboni e banchieri, ricchi e poveri potenti e impotenti.
Da oltre mezzo secolo ci scandalizziamo per la cronica incapacità della politica di tenere in buona salute la natura, e in vita e in pace l'umanità. Ma l'incapacità della politica di influire con intelligenza sulla vita dei popoli è vecchia di secoli.
Ora, cultura e mercato si sono spartita l'umanità fifty-fifty e hanno acquisito un potere tale da rendere ancora più impotente di prima la politica che sapesse e volesse risanare il sistema sociale, governandolo con intelligente equità.
Il virus della competizione ha infettato tutto e tutti come una pandemia assassina.
Tutto ciò che è stato inventato e realizzato nell'ultimo secolo da cultura e mercato, serve per sfruttare fino all'osso umanità e pianeta; lasciando che finisca in putrefazione tutto ciò che non aiuta lo sfruttamento dei poveri per l'arricchimento dei ricchi.
Ma dall'invenzione galileiana della scienza il problema è diventato doppio: i ricchi non sono più l'unico rompicapo. Svuotare e igienizzare i portafogli e persino le casseforti è solo difficile non impossibile. 
Ma ripulire i "cervelloni" e i "cervellini" del mondo della cultura e derivati ormai è lavoro da Padreterno.
Franco Luceri.

sabato 8 giugno 2024

Il matrimonio liberismo-democrazia, (competizione-cooperazione) secondo voi è compatibile?







Da decenni, due nemici minacciano il futuro dell'umanità: la guerra atomica e gli sconvolgimenti climatici.
Ma il mondo scientifico, come se vivesse su un altro pianeta, continua indisturbato a produrre "cose" sempre più perfette: automobili, robot, uomini volanti, navi, aerei, grattacieli, ponti e ora anche intelligenza artificiale.
Ed è come se curasse il tumore al cervello col pediluvio; posto che l'umanità non ha problemi di mezzi scarsi o difettosi, ma di autisti che sappiano arrivare a destinazione senza danni per sé, per gli altri, per l'ambiente.
Mancano i pedagogisti produttori di cervelli affidabili, di popoli capaci di usare utilmente il groviglio crescente della tecnologica senza renderla socio eco assassina, anche in tempo di pace.
Ci raccontano che l'uomo è perfettibile, sarà pure così. Ma abbiamo ancora il vizio di sanare i guasti economici a cannonate; e di curare la buona salute dell'ambiente a colpi di avvelenamenti e devastazioni.
Presi singolarmente, i mezzi che la scienza mette in mano agli uomini sono una benedizione, e usati per "cooperare al bene comune" potrebbero fare miracoli più grandi di quelli di Dio, che si fermò alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. O quasi.
Ma noi "umani" (solo di nome) i miracoli li facciamo alla rovescia; perché salvo rarissime eccezioni, opera di pochi geni e di pochi eroi, i mezzi scientifici, giuridici ed economici li usiamo per competere,  per rendere vincente chi li maneggia nelle stanze dei bottoni, e perdente e fallito chi si rifiuta di sfruttare i lavoratori e rubare i clienti, per non soccombere alla rapina finanziaria e tributaria.
Gli eroi che si spendono per la collettività "cooperando" con quelli più deboli e più sfortunati di loro sono una autentica rarità. La maggior parte di chi ha potere culturale, politico o economico, si lancia da cannibale o da vampiro nella giungla della  competizione selvaggia per migliorare il proprio conto in banca e la propria carriera sfruttando o distruggendo uomini e cose.
Nessuno è capace di operare per il bene comune, tenendo in buona salute insieme popolo, Stato e territorio. E se nelle istituzioni capita per sbaglio qualche onesto, capace e responsabile si affrettano a renderlo inoffensivo.
Alla morte del comunismo, persino i comunisti hanno festeggiato il matrimonio d'amore fra liberismo e democrazia, fra diavolo e acquasanta, fra carnefice e vittima. 
Ma ora siamo così malridotti che lo avrà capito anche lo scemo del villaggio che è stato un matrimonio felice per i Paperoni, ma funesto per i popoli privi di sovranità monetaria, al guinzaglio del mondo finanziario e delle multinazionali "mordi e fuggi" ed "esentasse", imboscate nei paradisi fiscali.
Il libero mercato è concepito per schiavizzare la maggioranza e ingrassare la minoranza. L'esatto opposto di ciò che dovrebbe garantire la democrazia al popolo "sovrano".
La democrazia sposata al "socialismo cooperativo" è fallita per scarso rendimento. Ma ora, sposata al liberismo finto competitivo e vero "rapace", (che produce ma non perequa), può solo arrischiare il futuro de l'umanità.
Con gli Stati che esplodono di debito pubblico, tutti al guinzaglio di multinazionali e banchieri, nessun governo, di nessun colore politico, avrà mai la forza economica per tentare una inversione di finalità: dalla  COMPETIZIONE schiavizza popoli, alla COOPERAZIONE salva popoli, prima che sia tardi per tutti.
Franco Luceri 

sabato 1 giugno 2024

Socialismo o liberismo dov'è il guasto?






La soluzione di questo rompicapo certo non muterebbe d'incanto l'inferno terreno in paradiso e i poveri in miliardari, ma potrebbe aiutare noi poveri umani ubriachi di parole che piacciono e assetati di parole che salvano, a capire chi sono stati e chi sono i sabotatori dei sistemi democratici, che, (per renderli concretamente tali) dovrebbero essere fondati sulla cooperazione socialista e finalizzati alla giustizia e alla pace. 
Sono i sindacalisti, i burocrati, i politici, i banchieri, le multinazionali pigliatutto o c'è dell'altro che volutamente viene taciuto o insabbiato, da chi ha interesse ad accendere e a tenere vivo il rogo della guerra economica che passa per  competizione liberale, ma è perfetta solo per costruire le "ONESTISSIME"  fortune di pochi "trilionari" sullo sfruttamento e sterminio di grandi masse di poveri, ignoranti, deboli, malati, invalidi, indifesi e onesti di tutte le razze.
Se la giustizia sociale può garantirla, quanto meno in teoria, la cooperazione  socialista, ora la competizione liberale, (che a livello planetario produce una manciata di vincenti e un oceano di sconfitti e di vittime) secondo voi, cosa starebbe garantendo di buono? 
Il mezzo mondo comunista fondato sulla cooperazione, è morto di malattia congenita o si è beccato il virus sterminatore del liberismo occidentale fondato sulla competizione selvaggia?
Dove gli stati armano i popoli dei migliori mezzi culturali possibili per renderli produttivi, ma prima ancora che lo diventino concretamente, li spremono e li danneggiano a colpi di tassi, tasse e disservizi di tutte le razze.
Ma non tutti i poveri messi in difficoltà dal sistema accettano di restare poveri, se a colpi di laurea e master hanno acquisito armi culturali o giuridiche per ambire al benessere se non a l'arricchimento. 
E non tutti i ricchi, armati finanziariamente fino ai denti, accettano di subire un tracollo e tornare poveri, senza tentare di salvarsi scaricando il danno sulle classi povere e deboli o direttamente sullo Stato.
La competizione liberista mette l'intera comunità mondiale sulle montagne russe di sviluppi e recessioni doppiamente assassini per l'umanità e per il pianeta. 
Ed è inevitabile, che alcuni soggetti che rischiano di arretrare o peggio, perdere tutto, (pur essendo attrezzati di armi per difendersi) siano tentati di salvarsi a spese dei deboli, degli ultimi, dei disarmati, a costo di sconfinare ne l'illecito o peggio nel crimine.
Insomma, prima lo capiremo e meglio sarà per tutti: il liberismo è ferocemente antidemocratico, impoverisce la maggioranza dei cittadini onesti, e arricchisce i disonesti della classe media e una manciata di lupi famelici che a caccia di profitti mondiali arrivano pure a sbranarsi fra loro.
Il liberismo è un attentato legalizzato alla democrazia. Rilevate le impronte digitali e fermate i potenziali assassini. La stessa razza che ha ucciso il comunismo sta uccidendo il liberismo.
Sono i soggetti incapaci di resistere alla tentazione di competere per evitarsi un danno, o peggio per arricchire derubando il prossimo. Anche quando, da professionisti o peggio da burocrati, avrebbero l'obbligo di cooperare al bene comune, rendendo alla collettività culturalmente e giuridicamente disarmata il miglior servizio possibile.
Franco Luceri

sabato 25 maggio 2024

Tre "miraggi" inafferrabili: libertà indipendenza, autosufficienza







Per i danni che da un secolo arrecano al Pianeta e all'Umanità, politica, mercato e finanza ormai sono indifendibili. Mentre la cultura occidentale e derivati, resta avvolta da un alone di sacralità, a prova di dissacratore, anche se è evidente che la qualità degli individui e dei popoli che sta formando la scuola e la stampa è povera di soggetti capaci e responsabili degni di questo nome.
Gli umani di una volta nascevano tutti con un rispettabile patrimonio di neuroni autonomamente pensanti. Tant'è che a 6 anni partivano al lavoro da apprendisti; servivano solo contadini, pastori, pescatori, boscaioli e artigiani per insegnargli a "fare".
Ora non gli basta un diluvio di coach e di super accademici per imparare a "pensare" come grattarsi il naso senza contribuire alla corruzione dilagante, alla recessione, al collasso economico, alla rapina tributaria o finanziaria, allo sconvolgimento climatico, ad una pandemia assassina o ad un conflitto mondiale.
I "sotuttoio", hanno fatto passare Mark Twain per dissacratore di verità incontrovertibili, da quando ha affermato, papale papale, che "il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro ma a lungo andare sono più micidiali."
Non avendo sufficiente spessore culturale, io qua non metto in discussione l'utilità delle bolle di sapone o la gigantesca bolla pedagogica che da un secolo sforna dottori e professori alla velocità di una macchina per bottoni, ma mi auguro che almeno gli addetti più qualificati e responsabili che non mancano mai, provino ad interrogarsi sul perché in Italia tre quarti di secolo fa, i professori avevano tanta autorità e autorevolezza da essere il terrore degli alunni asini, mentre ora gli alunni, (alcuni organizzati in pericolose baby gang), sono diventati il terrore dei professori, che vorrebbero insegnare, non finire al pronto soccorso.
Sarebbe utile capire ché quantità e qualità di istruzione può provocare nei popoli devastazioni persino superiori al "massacro" come temeva Twain. 
E contro quale istruzione Twain ha puntato il dito: la cattiva o la buona, la scarsa o l'eccessiva? Posto che gli eccessi sono entrambi nocivi, se non per l'uomo, per il pianeta.
Avrà pensato che il cervello umano sviluppa intelligenza se stimolato a riflettere dalla cattiva istruzione povera di soluzioni intelligenti; oppure dalla buona, che distribuendo certezze inoppugnabili, costringe alla Fede cieca, all'accettazione rassegnata della scienza e derivati, che ahinoi mette il cervello umano in stand by?
Oppure che lo studio (ricco di soluzioni e povero di errori), è meno stimolante del lavoro, (per lo sviluppo intellettivo,) dove il rischio di sbagliare e finire contestati o peggio licenziati è sempre in agguato, se non si è in grado di migliorare costantemente le proprie prestazioni.
Ora in Italia sono passati tre quarti di secolo con una pedagogia che se avesse maturato soggetti intelligenti, per alimentare di cervelli politica, mercato e Finanza, l'Italia e gli italiani non sarebbero ridotti nelle pietose condizioni in cui versano.
Nella frenetica attività umana, si può interagire solo per cooperare o competere.
Gli intelligenti, essendo portatori di idee innovative e incomprensibili ai più, si auto escludono dalla cooperazione e si condannano a subire la contestazione degli stupidi, che se sono una schiacciante maggioranza è impossibile renderli inoffensivi.
Mentre gli stupidi, sapendosi perdenti in quanto privi di idee, si predispongono d'istinto alla cooperazione con i loro pari, seguendo un capobranco o un capo popolo.
Questo nelle democrazie è miracoloso per gli stupidi, gli apre le porte del potere. E quando sono nelle stanze dei bottoni non impiegano tanto a capire che il potere rende giuridicamente e finanziariamente intoccabili gli stupidi.
Non solo possono rendere inoffensivi gli intelligenti sempre contestati a 360 gradi, ma possono anche combatterli in massa se osano disturbare gli autisti imbranati alla guida del potere.
Franco Luceri

sabato 18 maggio 2024

La fede nella scienza mette il cervello in stand by







Gli addetti ai lavori, ci dicono che la natura ha impiegato milioni di anni per fare della scimmia con la coda, un uomo col cervello: creativo, sociale, civile, umano, razionale e produttivo.
Poi con Galilei, quattro secoli fa, il sapere umano si arricchi di scienza, e ora il progresso tecnologico si sta dimostrando capace di impoverire l'uomo di pregi e arricchirlo di difetti. 
E sconsolati, lo affermano pure gli umanisti preposti alla formazione e informazione dei cervelli. Salvo poi scandalizzarsi se i cervelli di loro produzione, in politica mal governano, e nel mondo finanziario strozzano i singoli e i popoli.

Azzardo una ipotesi. La diversità di effetti prodotti sull'uomo dalla natura e dalla cultura, forse potrebbe avere queste cause: la natura induceva crescita intellettiva alternando successi e fallimenti; mentre la cultura induce intelligenza finta, premiando non i più capaci, ma i più rapaci.
Chi arricchisce l'umanità di certezze scientifiche e progetti faraonici a fallimento garantito, per carenza di mezzi o di uomini veramente onesti e veramente capaci. 
In Italia, dopo 43 anni dalla costituzione della concessionaria Stretto di Messina spa, del PONTE non si è ancora posata la prima pietra, ma si sono consumate tonnellate di inchiostro per pubblicizzare bellezza, utilità e un diluvio immaginario di produttività economica.
Per aiutare i popoli a produrre ricchezza e vivere in pace, forse il progresso scientifico e tecnologico non dovrebbe trascinare a forza il progresso culturale, ma affiancarlo, per non usare i popoli poco istruiti da cavie, mettendogli in mano la tecnologia (come ora con i telefoni e internet) prima di avergli messo in testa le istruzioni per l'uso. Che è come far guidare un auto a chi non ha ancora la patente.
È vero, se la scienza dovesse muoversi alla velocità de l'istruzione media dei popoli, un bradipo potrebbe sorpassarla senza aprire la freccia.
Ma se la scienza si rende libera di avanzare autonomamente e lasciare i popoli nella parziale o totale ignoranza delle nuove tecnologie; per l'intera umanità e con effetto domino, i problemi è ovvio che diventino conseguenziali e ingovernabili.
Quando il mondo scientifico mise a disposizione dei popoli computer e internet, (in America nel 1969 e in Italia nel 1986), almeno l'80% dei professori, professionisti e direttori di giornali di età avanzata, si rifiutarono di usare questa tecnologia e si incatenarono alla loro amatissima macchina da scrivere o calcolatrice, e tentarono di arruolare informatici e webmaster, ma all'epoca erano introvabili come aghi nel pagliaio. 
Solo la generazione successiva si rassegnò al nuovo, e mandò in pensione il vecchio.
Se l'avanzamento culturale e intellettivo dei popoli riesce a tenere il passo delle innovazioni tecnologiche prodotte dalla scienza, tutto il sapere genera produttività, giustizia e pace.
Ma se l'istruzione non riesce ad adeguare l'intelligenza collettiva alla folle accelerazione del progresso, e il mondo scientifico (degli "apprendisti stregoni" come li chiamava Goethe) se ne infischia di quanto i popoli arrancano a stargli dietro; la barbarie al galoppo è garantita a colpi di recessioni,  bancherotte, default, guerre, terrorismi, ecc. ecc.
Ma tranquilli, sta avanzando l'intelligenza artificiale che promette di risanare i guasti di quella naturale, col rischio che sia finalizzata a sfruttare interi popoli, a vantaggio di una manciata di trilionari vampiri.
I "miracoli" della Fede scientifica e del progresso tecnologico finalizzato a sfruttare e ad asservire, sono il volano della bancarotta economica mondiale, da cui ogni singolo Stato tenta di sottrarsi come può: o scatenando la guerra o fingendo di spegnere la guerra altrui con il lanciafiamme, come ora l'Europa in Ucraina.
Insomma, nessuno si è mai potuto fidare pienamente della natura; e ora, pur sapendo che della scienza non si potrà più fare a meno, fidarsi senza discernimento di tutto e di tutti è autolesionismo.
Franco Luceri

sabato 11 maggio 2024

I "pastori" della politica dovrebbero cooperare per servire non vincere.






Il grosso dei problemi attuali delle "aspiranti democrazie", credo abbia origine da due cause, che a loro volta generano un diluvio di concause: 
1)   Nelle "democrazie" occidentali che passano per "progredite", i mezzi culturali, giuridici, tecnologici e finanziari crescono a livello patologico, anzi tumorale, e perciò necessitano di un numero crescente di "Piloti e meccanici di Formula1", che maneggiando risorse pubbliche non producano per la collettività danni irreparabili. Ma ormai gli autisti pubblici tecnicamente e moralmente affidabili sono una rarità.
2)    E quindi, per carenza di uomini giusti, anche i migliori mezzi del mondo finiscono in mano ad "autisti patentati a casaccio", pericolosi anche alla guida di un triciclo. Perfetti per riempire i poteri di corrotti e farabutti, le famiglie di vittime, gli ospedali di feriti, le galere di criminali, l'economia di falliti e disoccupati, i cimiteri di morti, e il pianeta di devastazioni ambientali.
E ormai questo rompicapo è senza soluzione, perché da l'asilo nido, gli individui vengono istruiti per competere, minimizzando, schivando o addebitando ad altri i danni dei problemi esistenti. 
Non ci sono scuole per "Machiavelli responsabili", che alla faccia di tutte le ideologie assassine siano capaci di cooperare al BENE COMUNE, alla migliore soluzione possibile per tutti.
Chi è al potere, "corre per vincere, non per aiutare gli sfortunati a salvarsi".  Spinge fuori strada gli altri per arrivare primo al traguardo; non per aiutare chi vive in un mare tempestoso a sbarcare viva su un porto sicuro. 
Il potente, che è tale per servire la collettività, dovrebbe mettere i piedi sulla terra ferma per ultimo. Chiudendo la fila, dopo aver messo in sicurezza il popolo che rappresenta.
Come il PASTORE che entra in casa solo dopo aver controllato che tutte le pecore siano rientrate sane e salve all'ovile, aiutate dai cani da pastore.
Ma le scuole per burocati e governanti,  "pastori pubblici campioni di cooperazione",  dopo tre millenni di filosofie competitive,  cleptomani e guerrafondaie, letali per i popoli, ma miracolose per il mondo burocratico, politico, industriale, finanziario e bellico, (salvo rare ed illustrissime eccezioni) sono ancora tutte da inventare.
Franco Luceri

sabato 4 maggio 2024

L'interazione istruzione-lavoro renderebbe vincenti e pacifici i popoli?








Separare o mettere in conflitto mente e mano, intellettuali e lavoratori è suicida a livello nazionale;  e a livello mondiale è un crimine contro l'umanità che genera danni, tragedie e guerre senza fine.
L'uomo in buona salute psicofisica ha mente e mano che interagiscono. E gli effetti positivi o negativi dell'esecuzione manuale di un progetto, aiutano il progettista a capire cosa è giusto conservare e cosa correggere o migliorare.
Anche i popoli sarebbero in buona salute e in pace, se il sapere interagisse onestamente con la forza lavoro. Se pensatori e operatori cooperassero invece di competere o confliggere, istigati da sindacalisti, politici e finanzieri.
Ma partendo dall'asilo, la politica lavora a separare il sapere che è nutrimento statico del cervello, dal lavoro, che oltre ad essere nutrimento e sviluppo dinamico dei muscoli, induce il cervello (valutando gli effetti dell'azione) a scegliere il modo migliore per rendere produttivo ed ecocompatibile l'adattamento umano a l'habitat.
Quindi la scuola, partendo dai grandi pensatori presocratici, socratici e pitagorici, distribuisce sapere storico e statico: ottimo per produrre automobili e conservarle in magazzino, ma non per fare di esse un uso costruttivo, formando autisti veramente capaci.
Mancando l'interazione, il dialogo onesto e costruttivo tra chi pensa e chi fa: pensiero e azione non sviluppano intelligenza dinamica; capacità di individuare ed eliminare gli errori con le soluzioni, per ridurre al minimo i danni individuali, sociali e ambientali. 
Tant'è che l'ingegnere meccanico ha bisogno della mano del collaudatore per capire cosa è giusto e cosa è sbagliato nel suo progetto. E della mano del meccanico per eseguire correzioni e riparazioni.
Insomma, spezzare la filiera, separare l'istruzione dal lavoro e il lavoro dall'istruzione, magari sarà pure positivo; ma mettere in conflitto la classe intellettuale e quella lavorativa è il primo crimine contro l'umanità che da sempre produce tragedie e guerre senza fine.
Il mondo industriale continua a sfornare macchine sempre più potenti e complesse senza mai domandarsi se il mondo dell'Istruzione sta rifornendo i sistemi sociali della giusta quantità e qualità di risorse umane, di tecnici, di autisti, di meccanici, perché i singoli e i popoli facciano buon uso della nuova tecnologia, magari con meno danni e meno vittime. 
Produrre e immagazzinare mezzi e un lavoro difficile ma possibile. Formare autisti e meccanici capaci e affidabili, che non lo siano solo in teoria sulla scartoffia burocratica chiamata patente è un altro paio di maniche.
I robot e l'intelligenza artificiale sono quattro ferri appiccicati con la saliva, se l'istruzione non riesce a tenere il passo del progresso scientifico e tecnologico, distribuendo adeguata intelligenza dinamica alla collettività, che dei robot e dell'intelligenza artificiale dovrà sopportare i costi e possibilmente incassare i ricavi.
Mio padre aveva la capacità di produrre grandi quantità di mosto, ma mio nonno non riusciva a consegnare tutte le botti necessarie per contenerlo, trasformarlo in vino e conservarlo: e in casa nostra l'aceto abbondava.
Il mondo industriale, al pari di mio padre, produce un diluvio universale di tecnologia, ma è destinata a diventare aceto. Promette miracoli e restituisce catastrofi, se la scuola che dovrebbe fornire le Botti del Sapere: intellettuali, tecnici e governanti, non riesce ad adeguare la quantità e la qualità dei soggetti necessari per fare buon uso della nuova tecnologia.
E così le catastrofi socio ambientali sono servite, con effetti pari o superiori alla guerra. 
Franco Luceri

sabato 27 aprile 2024

Nel mondo sono veramente autonomi i banchieri o i contadini?









Quando gli umani avevano ancora rispetto della "prof." natura; la natura formava soltanto soggetti autonomi: contadini, pastori, pescatori e boscaioli capaci di inventarsi un lavoro ecocompatibile e di rendersi indipendenti da tutto e tutti, producendo i tre elementi vitali per l'intera umanità e tutti gli esseri viventi: cibo, fuoco e alloggio, fosse pure in una caverna.
Non era una bella vita, e così gli umani creativi, (con scarsa volontà di lavorare) inventarono la "religione del sapere": la filosofia e poi la scienza, che un secolo fa è degenerata in "religione della scienza".
Ma ahinoi, la cultura, a differenza della natura, forma solo e soltanto soggetti dipendenti. Possono avere montagne di miliardi, anzi interi pianeti, ma se non si sono liberati dal pessimo vizio di mangiare ogni giorno: dai percettori di reddito di cittadinanza, ai Paperoni trilionari, sono tutti dipendenti dai quattro soggetti che la natura ha promosso autonomi.
Il contadino e tutti quelli che hanno la natura come prof, sono tanto autonomi, che producendo cibo possono fare a meno anche dei Banchieri: come se avessero sovranità monetaria e stampassero moneta. Mentre i banchieri e tutti quelli che svolgono lavoro "presunto intellettivo e presunto autonomo" dipendono tutti dal contadino & C. "scarpe grosse e cervello fino".
Nel mondo, a dispetto della cultura, della scienza e del nubifragio di cervelli pensanti, cresce come fosse un tumore la catastrofe economica e il debito pubblico, che sono la causa scatenante di tutte le corruzioni, crimini, ingiustizie, violenze e guerre dirette o indirette che divampano ovunque.
Quindi la domanda da miliardi di dollari è questa: formando un diluvio di intellettuali "contadinodipendenti" e col contagocce una minoranza di manovali autonomi, "naturadipendenti", le democrazie liberiste sono in grado di garantire alla comunità mondiale, lavoro, produttività, umanità, socialità e pace, o solo guerra civile camuffata da progresso, e col terrore della guerra atomica sempre acquattata dietro l'angolo?
Purtroppo il problema non è mai lo scienziato e la sua scoperta scientifica, al 99% pensata per il bene dell'umanità; ma troppi apprendisti stregoni del potere culturale, politico, economico o finanziario, che convertita in tecnologia, di quella scienza hanno fatto, fanno e faranno un'arma per sfruttare o peggio asservire, schiavizzare o uccidere popoli.
Franco Luceri

sabato 20 aprile 2024

Non ci sono risposte intelligenti a domande idiote

Se sono sbagliate le domande che si pone il mondo della cultura, non saranno mai giuste le risposte che ci restituisce la politica.
Anzi dovremmo cercare di capire, se fa più danni la politica dando risposte giuste a domande sbagliate o risposte sbagliate a domande giuste.
Per millenni la cultura ha convinto l'umanità che ogni individuo nasce libero, autonomo, indipendente.
E questa colossale corbelleria, spacciata per scienza, induce ogni singolo individuo a vedere nel prossimo un nemico che insidia la sua indipendenza e autonomia e a combatterlo con ogni mezzo.
Di fatto, la libertà e la vita dell'uomo dipendono, dalla nascita alla morte, integralmente dalla natura. 
Senza aria, acqua, cibo, fuoco e terra, l'uomo non rimane in vita per più di 5 minuti. Ma non è libero nemmeno di procreare: l'uomo senza la donna o la donna senza l'uomo possono garantire solo l'estinzione dell'umanità.
Quindi gli esseri umani sono reciprocamente interdipendenti, oltre che dipendenti a vita dalla natura.
Perciò è una tragica finzione giuridica ritenere gli imprenditori soggetti autonomi, liberi di assumere dipendenti. Così credono di dover prendere ordini solo dalle leggi dello Stato di cui sono sovrani; invece assicurerebbero (il condizionale è d'obbligo) un futuro meno precario e bellicoso a sé stessi e all'umanità, se ubbidissero anche alle inviolabili leggi del Creato.
La popolazione mondiale, in 250 anni, è cresciuta da 1 a 8 miliardi, ed ha continuato senza interruzione a migliorarsi la qualità della vita, come se si potesse costringere il pianeta ad adeguare la disponibilità di risorse alla crescita demografica dell'umanità.
Ma posto che quelle risorse l'umanità non se l'è inventate, ma le ha tolte al pianeta, obbligandolo a reazioni spesso assassine; è ovvio dedurre che ciò che si considera progresso, civiltà, qualità della vita e giustizia sociale, è solo barbarie assassina, perché uccide armando il Creato di sconvolgimenti climatici, carestie e pestilenze.
Basta vedere cosa ci ha regalato scienza, politica e mercato con le case e le automobili che sono tutte da rifare spendendo una montagna, anzi un pianeta di miliardi. Poi si dovrà passare agli immobili pubblici e alle Industrie e a tutti i mezzi di trasporto passeggeri e merci che usano carburanti, perché è tutto Eco incompatibile. E chi pagherà le millenarie corbellerie dei potenti impotenti?
Chiunque vi spaccia il progresso e la civiltà come soluzioni geniali ai bisogni dell'uomo vi sta truffando; perché il progresso non induce civiltà rendendo umani e pacifici i popoli, ma uccide mettendo in competizione e guerra tutto e tutti, persino all'interno di ogni famiglia, e a colpi di sfruttamento e avvelenamento, rendendo la natura nemica dell'uomo.
Ma quel che è peggio, non lo fa per tentare di salvare l'intera comunità mondiale, ma per sfruttarla e garantire inarrestabile arricchimento e impunità ad una minoranza di potenti feroci e irresponsabili, che non hanno nessuno scrupolo a saziare la loro fame ossessiva di arricchimento, passando dalla pace alla guerra e creando distruzione, terrore e morte per milioni di esseri umani innocenti.
Franco Luceri

sabato 13 aprile 2024

Famiglie Imprese e Popoli: uniti si vince divisi si muore



Il popolo unito vince, diviso è già morto.

Chi ha avuto in dono la forza intellettiva o muscolare e la usa solo a proprio vantaggio, o peggio a danno degli altri, mettendo in guerra le classi sociali e persino le famiglie, è una catastrofe ambulante, una calamità naturale.
SALVO ECCEZIONI, due sono le categorie di "potenti" che stanno contribuendo indefessamente alla distruzione dei sistemi sociali:
1) gli intellettuali che si sentono padreterni, anche quando è evidente che stanno formando popoli ottusi, egoisti e violenti, facili da sfruttare, asservire e rendere inoffensivi.
2) e gli energumeni tuttaforza e zerocervello che danneggiano la collettività a prescindere, perché non sono nemmeno consapevoli che il danno che producono agli altri, gli si ritorcerà contro moltiplicato.
Gli "umani difettati" sono in parte opera di Dio. Ma ora la crescita dei potenti acefali è "pandemica" e gli artefici sono cultura, politica e Finanza.
In una fauna così malridotta, un motociclista che sbarra la strada ad un'auto per salvare e poi aiutare un nonvedente è una rarità da premio Nobel.
E pure, rendersi utile a chi ha bisogno, è l'unica forma di umanità e altruismo che potrebbe fare vero e vincente un sistema sociale, che senza popolo solidale, generoso, protettivo oltre che produttivo, diventa finto democratico e nel migliore dei casi condannato a fallire.
Purtroppo non bastano singoli atti di eroismo o di altruismo per umanizzare un popolo; serve cultura, politica ed economia finalizzate alla giustizia sociale e non alla competizione selvaggia, perfetta per saziare lupi macellando agnelli.
Perciò, chi usa il potere in tutte le sue forme per dividere e affamare le famiglie italiane, rendendole deboli, sfruttabili e inoffensive, sappia che sta lavorando alla tripla distruzione: del popolo, dello Stato e di sé stesso.
In politica le "persone per bene" fanno buchi nell'acqua se hanno il potere ma non sono capaci di mediare tra due interessi contrapposti e favoriscono uno a danno dell'altro. 
O peggio, per raddoppiare il consenso, li favoriscono entrambi, ma devastano l'ecosistema che non perdona affronti a nessuno.
In tre quarti di secolo l'Italia ha alternato al governo del paese politici "per bene" e politici "per male", che hanno costruito e demolito a piacimento.
Ora però ci servirebbero i "politici intelligenti", (i pompieri che non spengono il fuoco con la benzina) per tentare di conservare in pace popolo, territorio e Stato, posto che a livello mondiale i venti di guerra continuano a soffiare sempre più minacciosi.
Franco Luceri