sabato 18 ottobre 2014

Comunismo e liberismo a confronto


Comunismo e liberismo a confronto
In Italia, qualche voce comunista fuori dal coro, incomincia ad ammettere, sia pure con ritardo di un quarto di secolo, che il comunismo è stato una “tragica illusione”; però a giudicare da come sta messo il cosiddetto Occidente progredito, c’è la possibilità che il nostro liberismo in salsa comunista evolva come un salto mortale dalla padella alla brace.
Perché è vero che la Russia è morta di comunismo, ma ha protetto per un secolo i lavoratori accoppando giuridicamente i padroni e garantendo a tutti, istruzione, lavoro, salute, famiglia, futuro; mentre nella UE, avendo scelto di usare i padroni da asini per farli produrre liberamente ricchezza e poi sfruttarli o ucciderli di sindacalismo selvaggio, burocrazia irresponsabile, ingovernabile e irriformabile a sentire Cottarelli, e tasse rapina, ormai politici e giudici fanno una fatica cane a proteggere persino se stessi e inventarsi un futuro per i loro figli e nipoti.
Lasciando banchieri e industriali liberi di interagire per produrre, è come li avessero spediti in guerra: posto che gli industriali puntano a liberarsi dalla costosa dipendenza bancaria producendo ricchezza propria; mentre i banchieri, in complicità con la politica o peggio la burocrazia, lavorano per ricreare le condizioni di disagio giuridico ed economico che tengano gli imprenditori legati al credito bancario come il cane alla catena.
E come è ovvio gli effetti negativi della guerra fra le due razze padrone, condannate a combattersi avendo finalità in conflitto, finiscono scaricati sui lavoratori, che prima dei trenta anni non trovano lavoro e prima dei cinquanta lo perdono. Senza contare l’ultima generazione di giovani che per metà rimarrà o precaria o peggio disoccupata a vita.
Nella UE non l’abbiamo e non l’avremo mai la più pallida idea di quanto sia costata ai lavoratori dell’ex mondo comunista la tragica illusione egualitaria del comunismo. Ma se loro vogliono un assaggio del nostro paradisiaco “comunismo liberista”, che vengano in Italia e toccheranno con mano le inesauribili opportunità occupazionali, i salari esplosivi, le imprese che non sanno come smaltire le montagne di profitti nei cassonetti delle immondizie, gli investitori stranieri che si accalcano alla frontiera carichi di soldi e ci tocca spararli per disperderli, mentre le banche che avrebbero bisogno di recessioni e stagnazioni pilotate per conservarsi la clientela bisognosa di finanziamenti, sono sempre a caccia di aiuti di Stato per non fallire a grappoli, o emigrare in Cina.
Sartre diceva, “quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire”. Bene, anzi male: nella UE siamo messi proprio così. Abbiamo svariati fronti di guerra. Le banche filocomuniste, mettono in difficoltà le imprese filoliberali. Così i Paesi ricchi possono sfruttare i popoli e gli Stati poveri con spread strozzino: vedi Grecia, Italia, Spagna ecc.

Soluzione: costringere le banche e le imprese a firmare l’armistizio; o nazionalizzare le banche, per evitare che le imprese e i loro incolpevoli dipendenti finiscano impiccati tre volte, di “burocraziatassi e tasse”.

sabato 4 ottobre 2014

Chi ha il potere di cambiare: la politica o la cultura?


Chi ha il potere di cambiare: la politica o la cultura?

Osservando che in democrazia la discontinuità politica, cioè l’alternanza di destra e sinistra al governo del Paese è impedita di fatto dalla continuità culturale e giuridica incancellabile come religione, ho incominciato a sospettare che forse Platone ci aveva visto giusto: il vero potere di cambiare lo Stato lo hanno solo i filosofi, unici in grado di cambiare i cervelli.
Se la politica che ha il potere di legiferare, e la giustizia di giudicare, devono farlo entrambe nel rispetto dell’Atto Costitutivo dello Stato che è unico; come può un popolo darsi una diversa politica e giustizia, se la Costituzione a cui devono ispirarsi leggi e sentenze è unica, sia per comunisti che per liberali?
Va da se, che a farla da padrona in un sistema sociale non è la politica e nemmeno la giustizia, ma la cultura dominante, che avendo implementato i cervelli dell’intero popolo lo induce, a colpi di informazione, leggi e sentenze, a difendere il comunismo e combattere il liberismo o viceversa.
In Italia, cultura, leggi e Costituzione sono sinonimo di comunismo. Quindi ogni offerta di diversa politica è una truffa, e una giustizia diversa, in senso liberale, sarebbe fuorilegge. Questa è la sola ragione per cui gli ex politici comunisti come Bertinotti scacciano apertamente il comunismo dalla porta, ma in massa vi rientra dalla finestra. In Italia nessuno vuole responsabilità liberale, tutti sparano a vista su chi tocca i privilegi dei privilegiati della classe dirigente “onesta” e persino la loro refurtiva. E l’art. 18 è quasi intoccabile quanto i fili dell’alta tensione.
Quindi in democrazia, spetta alla cultura l’arduo compito di cambiare la politica, non viceversa. Dove la cultura comunista prevale, non solo la politica comunista non schiatta, ma è in perfetta salute, anche se nel resto del mondo il comunismo è schiattato da un quarto di secolo, e i Bertinotti italiani vi hanno coraggiosamente posato la lapide e il mazzo di fiori. Schiatta la cultura e la politica liberale, che tutti, (liberisti compresi) vogliono di giorno ma combattono di notte.
Quindi, se la cultura e derivati, (cioè il sistema legislativo e la Costituzione), sono nati difettosi, inclinati a destra o a sinistra come una Torre di Pisa per favorire una classe sociale a danno dell’altra, sono assassini: portano il sistema alla bancarotta, perché consentono solo a parole l’alternanza delle classi sociali al potere e quindi la discontinuità fra comunismo e liberismo: ma se qualcuno osa correggere quella inclinazione, viene combattuto e bloccato come un pericolo pubblico, un avanzo di galera.
Allora possiamo concludere che nelle democrazie cultura e Costituzione, sono un baluardo insuperabile contro qualunque politica che osasse attentare alla conservazione del sistema, anche se questo è fallito e sta per venire giù come una ricotta malfatta.
Dopo la catastrofe del nazifascismo, la cultura e la Costituzione di molti paesi europei, Italia in primis, hanno giustamente corretto il loro baricentro destrorso inclinando a sinistra, e tale è rimasto. Così oggi la destra si arrampica sugli specchi per cercarsi il consenso criminalizzando in fila indiana sindacalisti, burocrati e giudici. I liberali non si rendono conto che gli unici soggetti legali in un sistema comunista non possono che essere i comunisti. Essendo libero il pensiero, tutti siamo liberi di pensare come diavolo ci pare, ma nel rispetto di una Costituzione comunista, si legifera e sentenzia solo in senso comunista.
Ecco perché in Italia l’intera classe dirigente spara ad alzo zero per uccidere anche eventuali spermatozoi di politica liberale. Vedi il super potente Berlusconi: voleva rivoltare l’Italia come un calzino, ma è finito rivoltato: era, è, e sarà culturalmente libero di sparare le proprie “cazzate” liberali ai quattro venti, ma giuridicamente era, è, e rimarrà ostaggio delle altrui politiche comuniste.
E il grande Luigi Einaudi aveva capito che “il mondo non è mosso, come da molti si crede, dagli interessi, ma dalle idee; e quelle che muovono e fanno agire gli uomini, non è certo siano sempre quelle feconde, anzi non è piccola la probabilità che le idee generatrici di moto siano più facilmente quelle infantili e distruttive ma popolari che non quelle fornite di spirito di verità”.
Parole sante. I nostri politici sembrano avere un potere smisurato di fare e disfare l’Italia a loro piacimento; ma lo hanno nella precisa identica misura in cui i professori hanno saputo e voluto cimentarsi nelle sette fatiche di Ercole del fare gli italiani. O no?


sabato 16 agosto 2014

La politica è la testa o la coda del potere?


La politica è la testa o la coda del potere?
Temo che il grosso dei problemi che affliggono i popoli moderni, sia dovuto al fatto di considerare la politica a l’apice del sistema sociale, con la capacità e il potere di indurre a piacimento civiltà o barbarie. Non a caso si parla di "primato della politica".
E per correggere questo modo strabico di inquadrare la realtà, dovremmo considerare i politici a mezza strada del potere reale; come dei fornai capaci si di produrre una grande varietà di pane, (leggi classi sociali oneste e produttive), ma solo se i mugnai della cultura li riforniscono di farine di ottima qualità: come dire, di cittadini istruiti, onesti e responsabili, da governare con leggi civili.
Quindi, nella "in-civiltà" italica dello sfascio a 360 gradi, è urgente domandarsi se i mugnai della scuola e della stampa stanno consegnando ottima farina sociale, o crusca per galline, ai panificatori della politica. Perché se ormai ci consideriamo un popolo di idioti, “istruito” dagli idioti, è inevitabile che poi ci si affidi ciecamente ad una “casta politica" di uguale livello, visto che l’autogoverno intelligente di un popolo idiota, non l’hanno ancora inventato.
Se il popolo italiano è esattamente come descritto da Vittorio Feltri su “il Giornale” del 24/7/14, col titolo, “Che noia la retorica sulla Concordia: davvero “sarebbe meglio nascondersi che esultare per un relitto”. Io qua vi riporto una sintesi che trasuda ottimismo da tutti i pori:
“La Concordia che si spezza – per salutare non si capisce bene chi – è un simbolo dell'idiozia italica, la sintesi di una sciatteria distintiva del nostro Paese alla deriva.”
“Trascinare fino a Genova l'imbarcazione, «defunta» al Giglio per pirlaggine umana, è una necessità, d'accordo. Ma solennizzare il funerale delle lamiere, facendolo passare per un atto di eroismo tecnologico, motivo di vanto e di orgoglio nazionale, è un'operazione tragicomica.”
“Un evento funebre spacciato per gaudioso e celebrativo della finezza dei nostri tecnici assume un solo significato: stiamo affogando nell'assurdo.”
Quindi, una domanda sorge spontanea: è proprio “la pirlaggine” il tratto distintivo millenario della “falsa intelligenza italica”, oppure è una “super qualità” acquisita, grazie a l’istruzione o “distruzione obbligatoria” ne l’Italia democratica?
Certo, sei decenni fa ci serviva un profeta per capire che con l’istruzione per tutti si stava avviando la più ricca industria di rimbambiti del pianeta.
Magari, a l’epoca, sarà stato pure giusto non prendere sul serio quel burlone di Twain, che inascoltato ci ricordava che “il sapone e l’istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo andare sono più micidiali”.
Poi ci ha provato anche T.S.Eliot a suggerirci di diffidare dei super specialisti, con parole non meno inquietanti: “la disgregazione culturale può seguire alla specializzazione; ed è la disgregazione più radicale di cui una società possa soffrire”.
E Carlo Ferrario ci ha messo la ciliegina, considerando l’Università come “Il massimo sforzo compiuto dalla società attuale per dare ai giovani una cultura specializzata senza obbligarli a rinunciare alla loro ignoranza globale”.
Ora però il danno è fatto, e a livello di popolo ci servirà almeno un altro secolo e mezzo per iniziare a sospettare che soprattutto lo specialista è impari. Sa di poterla fare da “specialista”; ma se per distrazione si “inchina”, invece del wc. centra il pavimento: e uno così, in mare, cosa vuoi che centri !
A Schettino è successo proprio questo a l’isola del Giglio: pensava di “inchinarsi” da vero capitano, ma “uno scoglio gli ha tagliato la strada”, trasformando un capitano “ nel modo giusto”, in assassino “ nel posto sbagliato”. 
Ora il problema è capire se i prof. Merville della scuola italiana stanno sfornando in ogni campo della scienza, capitani Achab o capitani Schettino. Perché se hanno smesso la superba produzione di cacciatori di Moby Dick, per sfornare pescatori a strascico di scogli, sulla politica italiana intelligente e onesta e sul futuro dell’Italia la lapide si poteva già posarla prima di assemblare la Concordia.
Io non so se sia mai esistita una scienza alle quattro stagioni; ma se il mondo della cultura pretende che la politica possa e debba governare con uguale efficacia qualunque popolo le si offra: ignorante o istruito, idiota o intelligente, onesto o farabutto, perché stiamo buttando da sei decenni un mare di miliardi in istruzione e informazione? Forse lo facciamo sperando che un popolo istruito e informato possa auto governarsi con una politica meno idiota dell’attuale.  
Ma se i mugnai della scuola consegnano ai fornai della politica “crusca sociale” invece di “farina”, come dire un popolo “sformato dalla scuola"; pretenderlo poi “formato dalla politica", a colpi di leggi, decreti, regolamenti, sentenze e galere, e trasformato in popolo civile, intelligente, onesto e produttivo, è roba da manicomio.
Se tutta la responsabilità del funzionamento complessivo dello Stato ricade sulla politica, che ci costa 25 miliardi annui, è giustissimo aggiungere altri 45 miliardi per l’istruzione, solo se i prof. ci restituiscono capitani Achab cacciatori di balene; ma se in ogni campo sfornano solo "pescatori a strascico di stronzi di mare", (leggi scogli e catastrofi), i soldi sono buttati dalla finestra: non ci sarà mai una politica e una giustizia in grado di convertire in popolo, un gregge di umani col “neurone rincoglionito”, e non per carenza di autostima, ma per delirio d'onnipotenza.

martedì 15 luglio 2014

Solo i "delegislatori" possono salvare i popoli


Solo i "delegislatori" possono salvare i popoli

Se per convenzione consideriamo la legalità una religione indiscutibile, pur sapendo che nelle leggi non ci può essere niente di sacro, perché di infallibile negli umani non c’è un accidente; quando da l’ottuso rispetto di quelle leggi ne consegue lo sfascio insanabile dello Stato e un popolo ingovernabile, l’intera classe dirigente che avrà operato “acriticamente” nel rispetto di quelle leggi “sacre di nome e sacrileghe di fatto”, finirà screditata e combattuta, o peggio travolta come una casta di idioti, irresponsabili, corrotti, impunibili o impuniti.
Io non sono un addetto ai lavori in filosofia del diritto, e non ho la più pallida idea se l’unica cura alternativa a l’anarchia, che è il tumore dei sistemi sociali, sia la “legalità presunta intelligente”, degli Stati “stupidi ma presunti di diritto”. Perché se così è, scusatemi, e rassegniamoci pure alla religione della legalità, e allo sfascio che ne consegue.
Ma se, in qualche angolo sperduto del Mondo, esiste un modo per proteggere un popolo dal manicomio dell’anarchia, con “una forma di legalità meno sacra ma più intelligente”, (e scusate se sbaglio), ma credo che filosofi e giuristi destri e mancini dovrebbero sbranarsi fra loro per trovarla, prima che la rabbia induca i popoli crocefissi dalla “sacra ma poco intelligente legalità”, a sconquassare alla cieca, sacro e profano in una sanguinosa guerra fratricida.
A questo mondo, di sacro e di venerabile dovrebbe esserci solo la vita e la dignità di ogni singolo essere umano e il rispetto della natura”. Gli Stati che invece di servire, asservono uomini e cose, possono accreditarsi come “Stati di  diritto” quanto gli pare, con leggi e pomposi parlamenti, governi e magistrature nazionali e internazionali, ma poi restano sempre i fatti: lo sfascio insanabile, a testimoniare della reale incultura e inciviltà delle classi dirigenti che usano, sfruttano e calpestano i popoli fingendo di governarli.
Se dovessimo fare un elenco delle leggi che in Italia (in campo economico e di giustizia sociale) hanno fatto solo danni, ci converrebbe quello opposto, delle leggi che hanno fatto solo utile: finiremmo prima di iniziare. “Le leggi sindacali ci hanno liberato dal rischio che qualche imprenditore matto ci offra un posto di lavoro. E per fortuna le leggi tributarie stanno ripulendo l’Italia da quelli sozzoni degli imprenditori sfruttatori, ladri, falsificatori ed evasori, per conservare sotto vuoto spinto i super meritevoli corruttori”.
Quindi, più che di legislatori per “fare” leggi, in Italia ci vorrebbero i “delegislatori” per mettere in discussione quelle da manicomio, e correggerle, e magari riparare i danni arrecati alle vittime.
Perché in Italia, allo stato delle cose, non tre, ma nemmeno trentattre gradi di giudizio basterebbero per fare giustizia degna di questo nome, se nessuna delle leggi in vigore può essere messa in discussione fuori dalla Corte Costituzionale, che è un organo talmente microscopico e limitato come numero di addetti, (ne servirebbero moltiplicati per mille o diecimila) e lento come servizio, che una legge ha tutto il tempo di uccidere un intero sistema sociale in tutte le sue sfaccettature, prima che la Corte Costituzionale “uccida” la legge assassina. (vedi porcellum).
Se dopo sette decenni di sacro rispetto della legge il Presidente Napolitano ha dovuto profetizzare il peggio con parole inequivocabili: “Se i giovani non trovano lavoro per l’Italia è finita”; e di rincalzo il Dott. Feltri su “il Giornale ha sviluppato una analisi impietosa con la stessa musica: “Senza imprese è tutto inutile”; allora dobbiamo deciderci a stabilire se lo sfascio è dovuto a un attacco di stupidità collettiva del popolo, classe dirigente compresa; oppure a l’applicazione acritica delle leggi in materia di occupazione e tributi, da parte dei poteri esecutivo e giudiziario, anche quando è sfacciatamente evidente la loro distruttività.
Come chiudere imprese per irregolarità e persino per errori formali (senza danni di nessun genere e per nessuno) invece di correggerli e sanarli, evitando di trasformare un popolo di lavoratori occupati, produttivi e contributivi quanto basta per essere autosufficiente, in una bomba sociale tanto aggrovigliata e straripante di disoccupati, evasori, truffatori, corrotti, corruttori, falliti, tartassati, usurai e usurati, poveri, immigrati, farabutti e arrabbiati di tutte le razze, da perderne il controllo.
Se con un piccolo sovrapprezzo la cicogna avesse potuto portarci oltre ai neonati, quel "lavoro per i giovani" salva Italia, la nostra classe dirigente primatista in distruzione di imprese avrebbe potuto continuare a dedicarsi indisturbata alla sua attività. Ma come dice il Dott. Feltri: "Senza imprese e tutto inutile".
E le imprese non le porta la cicogna e non crescono nemmeno sotto i cavoli; hanno bisogno di un terreno giuridico e burocratico un po' più sterile per la classe dirigente pubblica e un po' più fertile per gli imprenditori onesti, se si vuole che la loro produttività di occupazione, profitti e tasse, (oggi miraggio), ci liberi da quella tragica "FINE" giustamente temuta dal Presidente Napolitano.

lunedì 30 giugno 2014

A chi serve l' immunità ?

A chi serve l' immunità ?
Per capire più di quanto la babele mediatica italiana voglia comunicarci, dovremmo partire da questa premessa: ai politici onesti bastano e avanzano i giudici onesti per sentirsi in una botte di ferro. E anche i giudici onesti, si sentono altrettanto protetti da legislatori galantuomini.
Se poi un popolo è così malridotto da doversi inventare una speciale protezione a difesa dei politici o dei giudici, da una minoranza di indegni servitori dello Stato che vogliono fare lotta politica con le sentenze o rendere inoffensivi i giudici con le leggi; allora l’immunità è come una toppa peggiore del buco, perché ricuce gli strappi fra potenti, ma lasciando col c..o scoperto i Tortora non organici alle “caste”, o appesi da salami al gancio della macelleria gli illustrissimi signor nessuno.
I cittadini vogliono la certezza che l’Italia è governata da politici onesti e protetta da giudici onesti. Ma se i politici non si fidano dei giudici e vogliono indossare il giubbotto antiproiettile de l’immunità, o i giudici dei politici, e si tengono stretto quello de l’irresponsabilità; cosa proteggerà poi dalle vessazioni dei potenti i semplici cittadini onesti, che non si sono mai laureati a pieni voti né ladri né corruttori, per comprarsi leggi o sentenze ad personam?
L’istituto de “l’Immunità” è stato giustamente introdotto dal 1948 a protezione dei politici onesti da eventuali giudici “ideologizzati”, perché l’Italia era appena uscita a brandelli da una guerra sanguinosa e i cervelli bacati non erano solo di marca politica.
Ma ora, dopo sette decenni di democrazia, un giudice che usasse il suo potere nella lotta politica, contro un parlamentare onesto, non sarebbe un comune ladro di galline, ma un criminale che mette in guerra i poteri dello Stato pensati per cooperare, non per confliggere; e quindi attenta in un colpo solo alla democrazia, alla pace sociale e allo Stato di diritto.
E’ vero che “l’Immunità serve a proteggere il politico onesto da un eventuale giudice “svitato”; ma poi chi proteggerà i cittadini onesti da quello stesso giudice che nessuno si preoccuperà mai di sbattere fuori dai palazzi della giustizia, non essendo più pericoloso per la “casta”? Allora forse è meglio evitare di tappare i buchi della giustizia malata, riempiendo di toppe la politica a colpi di leggi pro casta, o ad personam. Né va pretesa l’irresponsabilità assoluta dei magistrati per proteggerli dai politici mangia giudici.
Se in giro ci sono ancora giudici o politici col cervello bacato da pregiudizi ideologici o ipersensibili alle bustarelle, vanno convinti a cambiare mestiere o sbattuti in galera, perché la loro funzione è garantire la pace sociale a protezione degli onesti, non la guerra civile (camuffata da Stato di diritto) a vantaggio dei farabutti.
Il legislatore italiano ha già ammorbato lo Stato con migliaia di leggi che hanno reso l’aria irrespirabile agli onesti e vitale ai farabutti. Forse è il caso che si impegni per i prossimi sette decenni a delegiferare, abrogare, evitare strappi giudiziari, da ricucire poi erigendo il muro dell’immunità fra politici ignoranti e giudici irresponsabili, e chiamando poi quel fesso di Pantalone ad impiccarsi per pagare a piè di lista i danni da guerre istituzionali.
Gli italiani onesti, è da mezzo secolo almeno che maledicono questo tipo di politica e giustizia manicomio, mentre i ladri commossi ringraziano che, listino prezzi alla mano, possono comprarsi interi pezzi di stato come fossero beni di largo consumo in un grande magazzino: dalla patente di guida per ciechi, alle lauree aggiudicate al miglior offerente, alle cure mediche sprint, all’invalidità fasulla, al posto di lavoro pubblico, all’appalto truccato (vedi Mose ed Expo), alla sentenza di assoluzione, e magari con annesso risarcimento, e da evasore, persino la patente di contribuente onesto bollata e vidimata.
In questa povera Italia, non c’è controllato disonesto che non abbia cultura accademica su come trasformare un controllore corrotto, in un "tris acrobatico di scimmiette fameliche” che intascano bustarelle alla velocità della luce, giustappunto per non vedere, sentire, parlare.

E se ancora pensate che contro questa gente, l’immunità per i parlamentari o l’irresponsabilità assoluta per i giudici siano una terapia miracolosa, passatevi la mano sul fondoschiena e sicuramente di scimmia vi troverete la coda. 

domenica 22 giugno 2014

La quarta Alta s-Carica dello Stato italiano


La quarta Alta s-Carica dello Stato italiano

La cura dei sistemi sociali sembrerebbe proprio qualcosa di miracoloso. In un secolo di comunismo, chissà quanti milioni di teste d’uovo russe e cinesi si sono cimentate con entusiasmo e fiducia nella rianimazione del collettivismo, prima di arrendersi al mercato.
In Italia abbiamo già sprecato sette decenni di cultura e politica cosiddetta democratica, senza riuscire almeno per un giorno a diventare quello “Stato Normale” a cui ambiva il presidente D’Alema: (ma nemmeno un piccolo staterello normale con la minuscola). E quel che è peggio, ancora evitiamo di farci le due domande fondamentali: 
1°- ma siamo ridotti così perché gli Stati che contano nel Mondo ci combattono perché ci odiano; o ci hanno sempre amato alla follia, per succhiarci il sangue, e quando il “vampiro” Berlusconi gli ha chiuso i rubinetti delle trasfusioni, in crisi di astinenza si sono scatenati a combatterci per indurci a scaricarlo?
2°- nel tragico ventennio berlusconiano è stato lo “strapotere” del “vampiro Silvio” a ridurci così; oppure in Italia quella di Premier è la più grande finzione giuridica di “Carica dello Stato”, spacciata per “Alta”, mai inventata da mente umana, con l’encomiabile finalità di impedire il ritorno della dittatura, ma realizzando quella ben peggiore dell’irresponsabilità, corruzione e sfascio a tutto tondo?
Insomma, “il ventre molle” della democrazia italiana starebbe proprio nel potere del Premier, classificato “Alta Carica dello Stato”, (ma unica con le gambe segate) a cui si chiede di avere senso dello Stato e di essere “super partes” nel perseguire il bene comune. Salvo poi finire svilito o sabotato, in mano a mille parlamentari col potere di bocciarlo se fa a cazzotti con i loro interessi particolari: il potere del proprio partito, e l’ingozzamento ossessivo del proprio insaziabile appetito.
Questo è il problema italiano. Delle 5 Alte Cariche dello Stato, quella di Premier offre un “potente finto”, in pasto ai potenti veri, nazionali e internazionali, con la possibilità, niente affatto remota, che possano strappargli i canini, vedi Berlusconi, e sbranarsi popolo e Stato.
Perciò l’Italia non è morta di criminale dittatura berlusconiana come pensano quelli con le fette di prosciutto sugli occhi, ma di errore costituzionale: di sbilanciamento di poteri e quindi di democrazia malata. Ci si affida fiduciosi “all’unto del signore”, considerando realmente il Premier, la quarta Alta Carica dello Stato: una istituzione super partes come il Presidente della Repubblica.
Ma ahinoi, il Premier è l’unica “Alta s-Carica dello Stato”, essendo condizionata e assoggettata alla super visione del Parlamento e quindi della politica di parte, maestra in quel gattopardismo conservatore dei privilegi per i privilegiati e sfruttamento intensivo per gli altri.
Non mi sembra malvagio che le scelte del Premier e del governo siano sottoposte al consenso di altri organi super partes, come i Presidenti di Camera e Senato, la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica.
Ma che senso ha sottoporre a l’approvazione dei Parlamentari, dei partiti e dei loro sindacati (“portatori sani”, di interessi particolari o peggio personali) la politica “super partes” del governo, chiamato a rendere compatibili i mille interessi nazionali che nascono conflittuali: di genere, età, parentela, famiglia, condizione sociale, istruzione, fede religiosa, residenza ecc.
Insomma, i poteri del Governo andrebbero ripensati in senso rafforzativo, per evitare l’ennesimo aborto della riforma dello Stato. Fatta dai liberali sotto Berlusconi, “abortita” con referendum dai comunisti e riproposta oggi con drammatico ritardo dagli stessi comunisti e con l’appoggio esterno di Berlusconi a Renzi. Ora auguriamoci che la medicina arrivi prima del decesso, e non annacquata.

domenica 15 giugno 2014

Il peggior crimine è la stupidità collettica


Il peggior crimine è la stupidità collettiva
L’Umanità è talmente ossessionata e attrezzata da millenni a combattere il crimine, ricorrendo persino alla soppressione fisica dei criminali, da non prendere più nemmeno in considerazione che la stupidità produce danni ben peggiori, soprattutto in democrazia, dove liberamente possiamo scegliere di essere o indurre altri ad essere: onesti, disonesti o peggio stupidi, salvo poi soccombere insieme a chi abbiamo danneggiato.
Se per assurdo i fornai andassero in giro ad incendiare coltivazioni di grano per protestare contro i contadini, ci troveremmo di fronte ad una forma di crimine idiota che coinvolge nel danno gli stessi criminali: perché niente grano per i contadini, niente grano per i mugnai, niente farina per i fornai, niente pane per il popolo.
E se questo esempio è facilmente comprensibile perché evidenzia che il danno maggiore non lo subirebbero i contadini, (a cui certo non manca una scorta di sementi per una nuova coltivazione) ma con effetto domino l’intero popolo, fornai compresi; non sempre la stupidità collettiva ha effetti sociali immediati ed evidenti da indurre al buonsenso i singoli o le classi sociali.
Quindi, sottovalutando gli effetti della stupidità, i popoli liberi si sono rassegnati a combattere il crimine, ma lo portano in lievitazione come i fornai la farina. E i crimini che ora in Italia stanno destando il massimo scandalo, sono la corruzione nei lavori pubblici di MOSE ed EXPO.
Come se l’Italia fosse passata da quinta potenza mondiale a “prima impotenza planetaria”, per i soli ladri di MOSE ed EXPO. Invece non sono solo i crimini ad aver messo in ginocchio l’Italia e gli italiani, ma le devastazioni da stupidità a cui ancora si dedicano indisturbati, e persino sostenuti, applauditi, promossi, premiati e arricchiti, un cospicuo numero di onestissimi "sciroccati" della cultura, politica, sindacato, credito, e fisco, dimenticando che nelle democrazie liberali, i coltivatori di grano (leggi di profitti, salari e tasse) non sono più gli Stati comunisti, ma “i contadini” dell'imprenditoria privata, in regime di libero mercato globale.
E bruciare il grano (cioè il profitto) agli imprenditori, con leggi sul lavoro e sindacali da ospedale psichiatrico, credito da strozzini legalizzati e tasse rapina, è suicida perché genera effetti a catena devastanti e ingovernabili: lascia i mulini bancari senza “grano”, il forno Stato senza la “farina delle tasse”, e gli italiani senza “lavoro, pane, servizi, dignità e vita”.
E se in Italia siamo così mal ridotti economicamente, le ipotesi possibili sono solo due: o ci si sono rincoglioniti per strada gli imprenditori; o incendiarie sono  diventate le "legalissime" rappresentanze sindacali e politiche che hanno il potere di sfruttare, danneggiare o distruggere gli imprenditori onesti, danneggiando l’intero sistema economico nazionale.
Se gli imprenditori italiani “ladri, corruttori e sfruttatori”, spostandosi all’estero ridiventano campioni di produttività onesta, vuol dire una sola cosa: salvo eccezioni, fra le rappresentanze sociali, culturali, sindacali e politiche italiane la stupidità è di casa. E nell’ultimo trentennio si sono dedicate in maniera ossessiva (e quindi socialmente suicida) alla distruzione del “grano delle imprese”, per indurle a corrompere (e quindi finanziare di mazzette miliardarie la politica), o (se oneste) a delocalizzare, o se straniere, a tenersi a distanza di sicurezza dal velenoso suolo italico.
E non c’è padreterno in grado di far capire alla mostruosa maggioranza dei percettori di reddito fisso: professori, sindacalisti, politici, giudici, banchieri, dipendenti e pensionati, che l’asino imprenditoriale ormai anoressico, non riesce, da oltre trenta anni, a sopportare in esclusiva il rischio e danno che ora deriva anche dalla concorrenza globale, in aggiunta alla nazionale, nemmeno corrompendo e rubando da assassini.
Perciò “se vi riesce”, chiedetevi: esiste al mondo una impresa che possa realizzare onestamente e a regola d’arte il Mose o l’Expo, senza chiudere per bancarotta, posto che nella filiera economica italiana, in assenza assoluta di responsabili pubblici, gli unici che ci rimettono la borsa e la vita sono gli imprenditori privati onesti?
Bruciare il profitto” ai contadini dell’imprenditoria, a colpi di rivendicazioni sindacali selvagge, burocrazia inqualificabile, politica ladra, e giustizia a babbo morto, è stupidità collettiva legalizzata. Pensare di far crescere l’occupazione portando le imprese al fallimento è un misto di imbecillità e follia inarrestabile; che dopo un quarto di secolo dalla fine del comunismo, in Italia continua indisturbato.
Anche senza i danni da globalizzazione, gli incendi economici prodotti dalla cultura idiota e relativa politica, sono persino d’avanzo a garantirci sfascio in costante lievitazione. Il resto è consequenziale come bruciare i campi di grano ai contadini.
E pure la soluzione è semplice. Il rapporto fra imprenditori onesti e imprenditori criminali è almeno di diecimila a uno. Ma per quel “UNO DISONESTO” si è scatenata contro la classe sociale che tenta di produrre ricchezza onesta “buttando il sangue”, un livello di aggressività sindacale, burocratica, usuraia e fiscale tale da mandare l’intero sistema in tilt.
Il livello di complicità mafiosa fra politica e affari è diventato allucinante. I lavori pubblici in Italia hanno costi astronomici rispetto al resto del mondo, per effetto della corruzione. Ma voi avete mai sentito che la magistratura persegue i ladri, recupera la refurtiva astronomica e risarcisce gli imprenditori onesti derubati dalle tasse rapina, inviando alle singole vittime un simbolico centesimino di euro, come a dire stiamo tentando di fare giustizia per voi? Lungi sia!!! La refurtiva sottratta ai ladri è sempre insufficiente per pagare le guardie, e giù altre tasse e altri danni scaricati sugli onesti come fossero bruscolini.
Nessuno si preoccupa di indurre i lavoratori pubblici e privati sindacalizzati ad un comportamento meno idiota nei confronti dei contadini dell’imprenditoria, che distribuendo lavoro e salario garantiscono dignità e vita. E miracolo dei miracoli evitano ancora, dopo sette decenni di persecuzioni, il default o la guerra civile a popolo e Stato.
Insomma l’Italia, dal punto di vista culturale, è provvista di un ottimo sistema immunitario contro l’intelligenza e pro stupidità. In soccorso di un povero che ruba per non morire, giustamente diamo la vita; ma ad un ricco che ruba per non finire derubato, (dovendo tenere in vita lo Stato con milioni di dipendenti e pensionati) gli offriremmo una robusta fune già assicurata ad un ramo, senza mai domandarci: oggi l’Italia ha un potere pubblico elefantiaco, irresponsabile e famelico; se quel ricco tornasse onesto, quanto impiegherebbero a sbranarselo?

sabato 31 maggio 2014

Politica tartufata


Politica tartufata

Credo che nella nostra amata-odiata UE, la grattatina di tartufo stia diventando l’ingrediente necessario per presentare le schifezze politiche, come leccornie per palati “raffinati” (alla carta abrasiva). Se mi passate il paragone, direi che fra la politica “pulita”, e quella “tartufata”, c’è la stessa differenza che passa fra il profumo che profuma e il deodorante che ti rende sopportabile la puzza.
In Italia, la politica senza correttivi, è sparita da così tanti decenni, che gli elettori italiani ormai sono indotti a sputare nel piatto della politica buona se mai gli capita, e a divorarsi la cattiva. E più ne mangiano, più si avvelenano il futuro.
Perché la VERA POLITICA, di cui non c’è traccia da mezzo secolo, ha la sola funzione di RENDERE AUTONOMAMENTE PRODUTTIVI I SINGOLI CITTADINI, PER METTERE POI LO STATO A CARICO DEL POPOLO, TASSANDOLI.
MENTRE L’ESATTO CONTRARIO, IL POPOLO A CARICO DELLO STATO, E’ POLITICA AL TARTUFO: RIESCE EGREGIAMENTE A QUALUNQUE CRETINO, LASCIARE DISOCCUPATO IL 50% DI GIOVANI  E POI INNAFFIARE DI RISORSE PUBBLICHE PADRI E NONNI PERCHE’ POSSANO MANTENERLI OGGI, MA POI CONSEGNARGLI IN EREDITA’ UNO STATO INDEBITATO O FALLITO.
Col popolo a carico dello Stato, la classe dirigente ha gioco facile a spacciare per intelligenza politica, la propria stupidità. Diventa difficile capire che la politica non sta creando le condizioni culturali e socio economiche perché almeno i laureati e super laureati diventino imprenditori autonomamente produttivi e contributivi.
In Italia, eserciti di pensionati dovrebbero vivere con le tasse pagate dai figli, ma i figli, soprattutto se laureati, sono esclusi da qualunque occupazione individualmente e socialmente produttiva, sono disoccupati a tempo pieno o in alternativa emigranti.
Chi ha inventato l’istruzione e la pensione, ha attentato a l’equilibrio socio economico degli Stati. Una volta gli artigiani si prendevano a carico i ragazzi a 6-7 anni, e dopo averli imparato un mestiere che li rendeva autonomi e liberi, dovevano sequestrarli per non perderli. Fra i 25 e i 30 anni erano tutti artigiani autonomi, sposati, padri, produttivi e contribuenti. Oggi i dipendenti devono incatenarsi sul posto di lavoro per evitare il licenziamento.
L’altro problema è la pensione. Gli artigiani vecchio modello, se in buona salute, rimanevano capitani della loro impresa e produttivi fino alla morte. Oggi abbiamo i pre-pensionati e i finti invalidi dalla nascita. E sui milioni di parassiti e ladri di Stato stendiamo pure un velo pietoso per amor di Patria.
Nei sistemi tartufati, all’italiana, il cordone ombelicale dei neonati viene reciso fisicamente dalla madre, ma riattaccato giuridicamente alla foresta delle istituzioni pubbliche che provvedono a rendere ogni singolo cittadino dipendente dallo Stato (da formare e perfezionare come disoccupato, parassita, truffatore o ladro) fino alla morte. Quindi, per l’intera vita, incapace di ragionare, procreare, produrre e contribuire autonomamente da adulto libero.
Se oggi a Gesù venisse la malaugurata idea di tornare fra gli umani, temo che nemmeno Lui sarebbe in grado di sfuggire al pensiero unico, al plagio della politica tartufata italiana, che induce l’intera classe dirigente di sinistra e destra o se volete pseudo comunista e pseudo liberale, a vergognarsi di tassare i cittadini italiani, ma non di indebitare lo Stato per mantenerli.
No. La politica che può tassare il popolo e mantenere lo Stato, ha molto di cui essere orgogliosa: vuol dire che lo ha reso produttivo. La maschera in faccia per non vergognarsi deve calarsela la classe dirigente italiana, che a “giusto” compenso per le devastazioni prodotte nel sistema socio-economico, tassa imprenditori e lavoratori che sono alla canna del gas fino ad istigarli a delinquere o al suicidio.
Perciò il delitto politico da cui tutti prendono le distanze, non è tassare il popolo per mantenere lo Stato; ma tassare lo Stato fingendo di salvare il popolo a colpi di esenzioni, riduzioni di tasse, sussidi, stipendi e pensioni, privilegi e furti assortiti, che in un colpo solo (impedendo persino ai geni di produrre onestamente) distruggono il futuro del popolo e dello Stato.
La politica che non ha ragione di ricorrere al plagio culturale per camuffare la propria nullità, è quella che rende i singoli cittadini autonomi e produttivi, per avere poi il sacrosanto diritto di tassarli. Nelle nazioni veramente progredite, le tasse sono tre volte più alte di quelle italiane, ma la gente ha guadagni adeguati e protezioni pubbliche integrali: diritti, non favori.
Perché trasformare un popolo di imprenditori capaci di pagare tasse e mantenere lo Stato, in un allagamento di dipendenti e pensionati che non si sa bene come e chi possa mantenerli, è l’ultima forma legalizzata di “democrazia poco democratica, ma molto, molto, molto genocida”.
Anche Renzi ha dovuto ricorrere alla "grattatina di tartufo" di 80 euro in busta paga per rendere commestibile la sua offerta politica. Ma almeno lui sta dimostrando di avere un vasto programma di rottamazione del sistema marcio Italia (con sette decenni di "onorata" conservazione), cosa che ci fa ben sperare nel ritorno della politica e giustizia "pulita": vitale per gli onesti e letale per i farabutti. Prima che sia tardi.

domenica 4 maggio 2014

Ritorno alle origini


Ritorno alle origini

La condizione culturale, economica e morale, quasi disperata dell’Italia, mi ha indotto a riflettere su cosa possa inibire la civiltà e precipitare nella barbarie un popolo; e credo che l’errata distribuzione dei costi e dei ricavi, (come dire: l’ingiustizia sociale) alla lunga possa danneggiare un popolo fino alla totale distruzione.
L’Italia, madre e padre di tutte le ingiustizie, ha la guerra civile dietro l’angolo, perché la chiave della giustizia sociale comunista si è spezzata nella serratura da un quarto di secolo, e quella liberale è in progettazione da sette decenni.
E in attesa della futura giustizia intelligente, i conti dobbiamo farceli con quella comunista e liberale in guerra fra loro a tempo indeterminato, tanto da aver cancellato anche le impronte digitali del diritto al lavoro per i dipendenti, cancellando il diritto alla vita onesta per gli imprenditori.
Insomma siamo nella mer…
La scienza è ormai come una automobile forata e senza ruota di scorta. Si prende in carico un problema che necessita di una soluzione e ne restituisce mille perfettamente incancreniti. Filosofi, economisti e giornalisti giocano allo scarica barile: o si contestano reciprocamente le soluzioni ideologiche e perciò fasulle che sfornano a ciclo continuo, oppure ribaltano sulla politica la responsabilità dello sfascio, e questa si affretta a chiamare in correità, giudici, burocrati sindacalisti e professionisti, oppure vanno tutti sul sicuro incriminando di evasione fiscale i piccoli imprenditori a cui non sono rimasti più nemmeno gli occhi per piangere.
Insomma, siamo fortunati, abbiamo tutto ciò che serve per “ritornare alle origini”, retrocedendo nella barbarie, perché il comunismo ha tirato le cuoia, ma da noi governa; e il liberismo che sembrava un primatista mondiale, è ingessato come un salame da un miliardo di politiche di emergenza per tenercelo in piedi artificialmente.
Quindi, ciò che producono le imprese basta solo agli "umani di buon appetito": super imprenditori, banchieri e classe dirigente ladra, con la santa benedizione dei comunisti che si limitano a perequare da cani le briciole che cadono di bocca ai banchieri, e a strappare di tasse rapina persino le viscere ai mini imprenditori onesti fino a ridurli a barboni o peggio a suicidi. E quanto tutto questo possa dirsi Stato di diritto e giustizia sociale ve lo lascio immaginare.
Per l’equa distribuzione di costi e ricavi fra Stato e contribuenti forse ci toccherà aspettare il Padreterno, perché agli umani addetti ai lavori continua a sfuggire un particolare fondamentale. Per produrre ricchezza onesta a qualunque livello, si sopportano dei costi prevedibili, ma anche una marea di costi imprevedibili. E quando i secondi superano i primi, il profitto si trasforma in perdita.
Il giorno prima della vendemmia, il Padreterno che ti grandina il raccolto, ti scarica addosso un costo imprevedibile, e addio profitto. Naturalmente, il Padreterno, pur potendo scatenare l’inferno in terra, non è ancora riuscito a battere politici, giudici, burocrati, banchieri, sindacalisti e professionisti in fatto di grandinate devastanti; e ancora peggio, la classe dirigente in questione non si è ancora posto il problema di come ripartire i costi imprevisti fra le classi sociali, per evitare che chi produce sia indotto a licenziare, chiudere o delocalizzare, se puntualmente le perdite superano i profitti.
Il buon senso imporrebbe di scaricare i massimi costi imprevisti sulle due classi sociali che hanno le spalle larghe e robuste: quella numerosa dei lavoratori e pensionati e quella ricca delle multinazionali e dei banchieri. Ma è già blasfemo pensarlo; perché nel sistema Italia sono le piccole imprese (in costante rischio fallimento) e i relativi dipendenti precari a doversi fare carico di costi e danni esterni all’impresa: da mal funzionamento dello Stato, disonestà degli addetti, calamità naturali, recessioni e stagnazioni mondiali, guerre, mafia, e quanto altro.
Ma questa via è a scorrimento veloce verso la guerra civile. I danni e le perdite “eccezionali” subiti dagli imprenditori andrebbero “socializzati”, (al pari dei profitti) per proteggere dalla disoccupazione chi lavora, dal fallimento chi produce, e lo Stato, dalla perdita definitiva di tasse.
Ma se i dipendenti, i pensionati e i banchieri, (che hanno una rappresentanza politica così inossidabile da legittimarsi persino l’omicidio) alzano le barricate a protezione delle loro classi sociali, scaricano tutti i costi imprevisti ed eccezionali sui piccoli imprenditori, come fossero ebrei da sterminare, e inducono barbarie senza via d’uscita per due elementari ragioni: primo, perché si tratta di imprese povere che mai potranno sopportare quei costi; secondo, si tratta di una classe sociale che nel 2011 era di soli due milioni di addetti, su 41 milioni di contribuenti, e dopo l’oculata politica di Monti, Letta e prossima di Renzi, sarà all’estinzione.
Quando ero ragazzo raccontavano spesso la storiella di un tale che aveva un cavallo da tiro che da solo poteva trainarsi il mondo, ma il suo padrone, intelligente come una capra, (direbbe Sgarbi) lo usava per le passeggiate. Per i carichi pesanti legava l’asino davanti al carro e il cavallo dietro, e puntualmente ogni settimana, di super lavoro ammazzava un asino.
In Italia, la cultura, la politica e la giustizia sembrerebbero pensate in esclusiva da quel ammazza  asini. Se invece analizzassimo senza prosciutti sugli occhi il problema del lavoro autonomo, capiremmo che l’attività di piccolo imprenditore (peggio se onesto), una volta ricca, privilegiata e ambita, si è ridotta ad un calvario. Per l’alto rischio economico, (al pari dei lavori umilianti, sporchi o pesanti) si è resa appetibile (in mancanza d’altro) solo agli immigrati, mentre il numero degli addetti italiani è in caduta libera, da oltre un decennio.
Come dire che l’Italia  ha nei dipendenti, pensionati e banche, un ottimo cavallo da tiro per i grossi carichi tributari, ma al pari dello scemo del paese, continua a scaricare tutto sull’asino della piccola imprenditoria, che inizialmente tenta di tenersi a galla ricorrendo agli usurai, evadendo le tasse, e sperando che la politica rinsavisca, poi schiatta. E insieme a quel asino schiatta l’Italia.

lunedì 7 aprile 2014

L’uomo giusto al posto giusto


L’uomo giusto al posto giusto
Da quando ho sentito al telegiornale che hanno chiuso un bar per 7 euro di evasione fiscale, e sfrattato una famiglia per l'ammanco di 3 euro nel canone di locazione; una domanda continua a rimbalzarmi nel cervello con una risposta che non mi piace affatto.
Se l’uomo giusto al posto giusto può fare miracoli; perché l’Italia continua ad essere così carente di queste risorse di qualità, e a fare solo miracoli alla rovescia, con un popolo rassegnato al sud e secessionista al nord?
I nostri padri e nonni hanno versato fiumi di sangue per rifarci giusto il “posto” italico reso sbagliato dal nazifascismo. E noi figli e nipoti abbiamo impiegato ossessivamente 65 anni per farci, a colpi di diplomi, lauree e master, cittadini giusti per l’Italia giusta; ma ancora non azzecchiamo un italiano che valga un pelo di chi per secoli ha fatto del Belpaese il paradiso del mondo.
Ma quale accidenti di ingrediente è mancato alla nostra frittata culturale per nutrire i cittadini giusti per un Paese che giusto lo era già nel 1948? Manco uno: ne abbiamo da spreco. 
Io ho disprezzato cordialmente professori e giornalisti fino a settanta anni, considerandoli gli industriali di una fabbrica di idioti e farabutti, a pieno regime, ma ora temo di aver preso una cantonata. Di aver sofferto di miopia per settantanni senza accorgermi.
Il capolavoro di involuzione morale che interessa l’intero popolo italiano, salvo eccezioni, è imputabile solo alla politica, che in quanto democratica, mal si concilia con l’affermazione di leader responsabili.
E se tu ad un Einstein togli la responsabilità, ne fai a l’istante un cretino. E toglila a sei milioni di classe dirigente e ti ritrovi con sei milioni di individui culturalmente e giuridicamente impeccabili, ma moralmente sbagliati, indotti a comportarsi da idioti o criminali, rinnegando quella “diligenza del buon padre di famiglia”, (la "responsabilità”) che una volta era il faro morale e giuridico del popolo italiano.
Si cari italiani, chiudere un bar per 7 euro di evasione o gettare per strada una famiglia per l’ammanco nel canone di locazione di 3 euro per spese bancarie, sono enormità da scemo del Paese.
E pure questi fattacci ci arrivano quotidianamente a carrettate da funzionari, ispettori e giudici con un patrimonio culturale apprezzato ovunque nel mondo, ma da noi condannati a fare solo danni, per evitare di incorrere nel reato di omissione di atti di ufficio, (o qualcosa di peggio) opponendo resistenza morale alla legge che ti lascia libero si di pensare da intelligente, ma solo se ti affretti ad agire da idiota, chiudendo un bar e sfrattando una famiglia, per un ammanco stratosferico di 10 euro, in un Paese dove i lava cessi del Parlamento incassano stipendi da Presidente Obama. E su quello che rubano i politici meglio stendere un velo pietoso.
Aver attribuito alla burocrazia e giustizia italiana potere di vita o di morte nei confronti dei cittadini, ma averla privata di quel margine fisiologico di discrezionalità che le consenta di mettere "responsabilmente" riparo alle carenze o distorsioni della legge, ha reso idiota anche chi come individuo è nato genio.
Insomma, nel fu Belpaese, c’è libertà assoluta di furto: si può rubare impunemente privati e Stato; ma se un burocrate o giudice volesse tirar fuori tre euro per evitare lo sfratto a quella famiglia, deve andare prima dal legislatore a farsi fare la legge, o deve chiamare il Presidente del Consiglio come ha fatto Gerri Scotti volendo rinunziare alla pensione di Onorevole, o deve martellare per mesi l’opinione pubblica come ha fatto la squadra di Grillo, per riuscire a restituire allo Stato una parte dei compensi obbligatoriamente percepiti dagli Onorevoli M5S. Perché in Italia è severamente proibito rinunciare ad un diritto, rifiutando ciò che il Ministero delle Finanze dello Stato italiano alla bancarotta pretende di accreditarti.
Di tanto danno sono responsabili le industrie formative di cervelli, scuola e stampa, come io stupidamente pensavo prima; oppure, come penso ora è tutta colpa del legislatore, che avendo privato le classi dirigenti anche della minima discrezionalità di violare la legge quando questa collide ferocemente con la morale e con il buon senso, (come istigare gli imprenditori al suicidio per evasioni risibili, e persino, (roba da manicomio) per aver rifiutato dallo Stato l’IVA a credito) ne ha fatto una razza speciale di irresponsabili che hanno distrutto l’Italia, pur rimanendo singolarmente onesti e affidabili.
Qualcuno potrebbe obbiettare che dalla discrezionalità non si può distillare giustizia. Sacrosanto. Allora provi a distillarla dalla irresponsabilità di politici ladroni e burocrati e giudici seppelliti vivi sotto montagne di leggi, decreti e regolamenti, che li impediscono di tassarsi di dieci euro per risparmiare al barista la chiusura del bar e alla famiglia lo sfratto.
Prima o poi la vita ci obbliga a dimetterci dalla ricca e comoda carriera di struzzi e a ricostruirci quella faticosa (o come disse quel tale, "abominevole") di uomini, chiedendoci più spesso cosa noi possiamo dare allo Stato, come hanno fatto Scotti e Grillo e alcuni manager pubblici pronti al taglio dei loro compensi; e non cosa possiamo togliere o pretendere dallo Stato come la massa dei rapaci.
Quindi non basta una classe politica intelligente per rendere tale un popolo. Ma se scuola e stampa sono riuscite a formarlo a regola d’arte, (tanto è che i laureati italiani a l’estero sono super gettonati) un sistema legislativo idiota basta e avanza per deformarlo moralmente, scoraggiando e punendo il senso critico degli onesti e capaci, e premiando la stupidità e l’irresponsabilità. E a lavoro completato, col popolo che ruba lo Stato per difendersi dalla burocrazia rassegnata a rubare il popolo, per ingrassare la politica, solo il Padreterno può metterci riparo.

venerdì 4 aprile 2014

Processare le idee per assolvere gli uomini


Processare le idee per assolvere gli uomini

Credo che i più siano rassegnati a l’impossibilità di capire perché la bellissima filosofia egualitaria comunista ha generato tanto sfascio a livello mondiale; e ora, la altrettanto bella filosofia liberale sta paralizzando l’Occidente super civile e progredito. Ma se allarghiamo lo sguardo alle religioni, troviamo che i problemi delle teologie sono analoghi a quelli delle filosofie: singolarmente tutte le idee sembrano belle, ma diventano tutte devastanti quanto guerre atomiche, dovendo interagire con altre idee contrapposte.
Ecco perché, a venticinque anni dalla fine del comunismo e settanta dalle Fosse Ardeatine, in Italia siamo a l'anno zero quanto a giustizia sociale.
E se in Europa la politica fosse stata degna di questo nome, in tanto tempo, almeno la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avrebbe dovuto diventare superata e inutile: invece è l’unica istituzione ad avere ancora senso, in un Continente dissennato, e per un Paese caricatura come l’Italia, dove minacce di secessione, omicidi, suicidi di imprenditori, femminicidi, falliti e disoccupati sono il piatto forte dell’informazione quotidiana, perché l’immobilismo politico (berlusconisti e antiberlusconisti) ha scimmiottato quello culturale: comunismo contro liberismo e viceversa.
E nemmeno in manicomio si sarebbe potuto pensare per gli italiani un sistema sociale dove chi ha il dovere di produrre ricchezza per tutti, (cioè gli imprenditori) è privato totalmente del diritto di spenderla; e chi ha il potere di rubarla o sperperarla (la classe dirigente pubblica) non ha alcun dovere né responsabilità verso chi l’ha prodotta, anzi ha il potere tirannico di ridurre gli imprenditori onesti al suicidio (quelli che non avendo rubato al pari della politica e burocrazia, non possono certo finanziarle pagando tasse rapina).
E se per questo si debbano condannare i politici, ma assolvere gli intellettuali: professori, professionisti, burocrati e giornalisti; allora io da eretico incallito preferisco dissociarmi e condannare la cultura prima e più della politica.
E non certo con l’intenzione idiota di svuotare le galere dai politici incapaci o rapaci e riempirle di intellettuali. Ma per processare a monte le idee filosofiche contrapposte, scatenando la guerra dei cervelli pensanti, e fermare quella fra popoli resi poi inermi o egoisti o secessionisti o guerrafondai per carenza di cultura razionale.
La guerra fra scuole di pensiero antagoniste lascia sul campo meno morti di due popoli che si combattono con le armi; ma guai a pensare che le “guerre di religione” siano a costo zero. Perché poi, le calamità politico-economiche che seguono, sono la conseguenza di una filosofia o teologia che ha avuto la forza di affermarsi, ma combattendo un’altra.
Io non sono un addetto ai lavori in campo culturale o politico; ma chi lo è, provi a chiedersi questo: oggi l’Italia è il paradiso degli immigrati in cerca di lavoro dipendente e l’inferno degli imprenditori che chiudono, falliscono, si suicidano o delocalizzano, (persino il Presidente di Confindustria Squinzi ha minacciato di emigrare): chi pensate che ha vinto la “guerra di religione” fra ideologie contrapposte nella buonanima del Belpaese: l’armata brancaleone dei berlusconisti o l’esercito sterminato di quelli che lavorano ad impiccare di tassi e tasse gli imprenditori, per poi ridere in faccia a chi li chiama comunisti?
Ma ridono per stupidità; perché  dopo venti anni di berlusconismo inconcludente ancora non si sono chiesti: ma se il 90% degli elettori italiani sono lavoratori dipendenti o pensionati, perché ai comunisti moralmente impeccabili, preferiscono quel “farabutto” di Berlusconi? Dipendenti e pensionati che lo votano sono forse idioti o farabutti? O non essendo tali hanno capito che Berlusconi è l’unico politico che “vuole ma non può”. Lo perseguitano per impedirgli di azzerare milioni di rendite di ciarlatani e parassiti destri e sinistri. Così i lavoratori si rassegnano al meno peggio, continuando a preferire il “Berlusconi carcerato”, ai “carcerieri comunisti”.
Sartre diceva: “quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire”: parole sante. Le asettiche “guerre di religione”, per l’acquisizione, lo sfruttamento e il controllo del sapere, avere e potere, hanno come effetto ultimo la sanguinosa “guerra fra poveri”.
E temo che chi voglia salvare banchieri e barboni, debba processare a monte le idee di qualunque razza , (soprattutto quelle “contro” e mai “per”) prima che diventino ingovernabili calamità come il comunismo, il fascismo o peggio il nazismo, capaci di rincretinire o ammattire interi popoli e per secoli, rendendo vittime gli stessi filosofi, economisti o politici che per cronica miopia le promuovono e difendono, fino a non sapere più come arginarne gli effetti.
Franco Luceri