domenica 9 ottobre 2011

Siamo alla rottamazione dei pupi dei ventriloqui


Il minimo che si possa fare è gridare al miracolo, perché in Italia i ventriloqui dell’impresa, della finanza e del sindacato, di punto in bianco e senza preavviso hanno minacciato di rottamare tutti i pupi che sono al potere, e miracolo dei miracoli, parlano con la loro bocca.
Ad aprire questa innovativa stagione, per ora sono due super imprenditori, pronti (si dice in giro) a catapultarsi in politica: Diego Della Valle e Luca Cordero di Montezemolo, ma anche disponibili a fare squadra, con tutti gli onesti e capaci di buona volontà.
Marchionne ha tentato di far cambiare idea a Montezemolo, ma non è riuscito perché il soggetto in questione non è abituato alle inversioni di marcia dopo le partenze a razzo: quando decide, parte e arriva puntuale come un cronometro. Però il nostro Montezemolo ora starebbe per sconfinare dalla formula Uno, alla politica Zero ch’è quanto dire.
Da imprenditore miliardario, poteva condizionare la politica di destra e sinistra, mentre da politico schierato o di qua o di là, avrebbe un’influenza quantomeno dimezzata o letteralmente nulla come quella di Berlusconi passato da dio del mercato, a presunto imputato da rispedire al mercato, o assicurare alle patrie galere.
Insomma, per un imprenditore, che da battitore libero condiziona la politica a 360 gradi, (lui detta e il politico scrive) entrare in politica è un salto “mortale”, come se un primatista mondiale medaglia d'oro si facesse amputare una gamba per correre più veloce.
Nelle democrazie la politica dipende dalla miscela delle classi sociali e relativa produttività, mica dal teatrino dei politicanti. Se la cultura, come in Italia, ha formato il 93% di lavoratori dipendenti, e solo il 7% di imprenditori, e tutti vessati da fisco, banche e alcuni anche dalla mafia; la politica liberale, da chiunque provenga, è miracolosa quanto un bicchiere di minerale nella cura del tumore.
La cultura può impiegare decenni, ma riesce sempre a correggere gli errori della politica. Mentre gli errori della cultura, (vedi comunismo) non è bastato un secolo di politica liberale a sanarli e forse sono ormai insanabili.
L’abolizione della proprietà privata e lo sterminio dei padroni avrebbe dovuto cambiare la faccia della civiltà umana, e s’è visto come l’ha cambiata. Perchè il vero rompicapo non è impedire ai ricchi di rubare, (basta un campo di sterminio); ma convincere poi i poveri a produrre ricchezza lavorando e pagando tasse invece di banchieri e industriali.
Purtroppo il comunismo lo hanno rottamato ad Oriente, ma lo hanno esportato in Occidente. E i lavoratori sono convinti che la rapina dei padroni per via sindacale, burocratica, fiscale e giudiziaria, è la migliore garanzia per conservare i posti di lavoro e il salario garantito, La parola d’ordine è: conservi il lavoro se fai fallire l’impresa.
E pure se l'Italia economica ha un piede e mezzo nel baratro, non ci facciamo mancare fiumi di intellettuali, sindacalisti e politici comunisti impegnati ad accrescere i posti di lavoro riducendo le imprese al fallimento. Questa logica farà pure a cazzotti col liberismo, ma ahinoi è l'unica vincente in democrazia. Quando i lavoratori superano il 50% (e lo superavano già nel 1948, ora siamo al 93%) l'unica politica accettata dal popolo è quella comunista in difesa dei salari. Anche volendo, come si può spiegare a quel 93% di lavoratori, che solo il 7% di imprese è una condizione patologica e a rischio fallimento per qualunque Stato che si definisse liberale?
Il 7% di consenso degli imprenditori è un’entità politica persino eccessiva per un posto di consigliere comunale a Roccacannuccia; ma per chiunque stia al potere, prima, durante e dopo Berlusconi, promettere di dare lavoro e salvare l'Italia con quei numeri è una truffa.
Certo che il potere si può sempre acquisirlo coi voti dei lavoratori, come ha fatto il nostro Premier. Ma poi i posti di lavoro chi li puntella se le imprese sono tre quarti alla bancarotta? Vorrei sbagliarmi, ma sul latte versato in sei decenni di comunismo ammazza piccoli imprenditori onesti e salva miliardari e banchieri, con la santa benedizione di politici, giudici, sindacalisti e giornalisti, ormai è inutile piangere.
Lo Stato ha le stesse problematiche della famiglia; se due coniugi hanno un solo figlio basta il reddito di un coniuge per tutta la famiglia, se ne hanno quattro devono lavorare entrambi, e se di figli ne hanno dieci, prima o poi i genitori dovranno rassegnarsi (in mancanza di sostegno pubblico o privato) a rubare per integrare il reddito onesto insufficiente con quello disonesto.
Così come la famiglia numerosa, anche lo Stato di diritto finisce per deragliare nell'illegalità, se il rapporto fra chi produce e chi spende è sbilanciato come una famiglia con poco reddito e molta prole.
Se una famiglia con un solo figlio ruba, va sbattuta in galera e buttata la chiave. Ma se una con dieci figli che non può mantenere, si trova nella condizione o di rubare o di ammazzarli, per quelli e solo per quelli, e ve lo ripeto a scanso di equivoci, solo per quelliil furto è eroismo.
Per la stessa ragione, le democrazie 
con una classe lavoratrice elefantiaca e una imprenditoriale nana, diventano un covo di politici, banchieri e imprenditori ladri, nel disperato tentativo di conservare la pace sociale producendo una adeguata produttività di ricchezza per tutto il popolo.
Augurarsi in queste barbare condizioni che ci capiti una classe dirigente onesta al posto di quella berlusconiana inaffidabile (a sentire i comunisti) è come augurarsi che scoppi presto la guerra civile per fame.
I politici, gli imprenditori e i banchieri ladri non piacciono a nessuno,  ma i galantuomini in questo tragico momento sarebbero un suicidio per la prolifica famiglia Occidentale che ha troppi lavoratori col diritto di mangiare, ma non abbastanza imprenditori col dovere di assumere, produrre, pagare e contribuire onestamente.
E temo che l'Occidente che si è coccolato gli irresponsabili e i parassiti per sei decenni, i ladri dovrà tenerseli tutti, ringraziarli, e pregare Dio che glieli conservi e moltiplichi, perchè il numero di bocche da sfamare ma rese improduttive dalla cultura, politica e giustizia illiberale, ormai è ovunque apocalittico.

sabato 1 ottobre 2011

Se c'è un popolo democratico c'è democrazia.


Ma davvero in Italia la colpa è solo dei governanti, o centrano pure i governati? E’ solo il governo ladro e la Roma ladrona che ci stanno guastando tutto, oppure ci si mettono d’impegno anche giudici e giornalisti nel far apparire criminale la classe politica che è solo stupida e illusa?
Pensando di vivere in un Paese democratico, fa scelte di governo per un popolo, ma se ne ritrova un altro che non è manco parente lontano del primo e capace di sabotarle tutte fino all’ultima lira.
Come quel tale specializzato a preparare coda alla vaccinara, che conservò lo stesso menù anche dopo che lo assunsero da cuoco all’asilo, e si scandalizzava perché tutti chiedevano minestrine, dopo aver sputato nei suoi piatti di code.
Chi governa non sbaglia politica, sbaglia popolo. Prepara le sue pietanze per un certo tipo di avventori, ma ai tavoli se ne ritrova altri che hanno cambiato gusti, necessità, aspirazioni, cultura. Ecco perché serve il censimento della popolazione per sapere se la politica deve sfornare code alla vaccinara, o biberon di latte con biscottini al plasmon. 
E’ per questa ragione che Berlusconi, da dio del mercato, ha fatto diciotto anni di buchi nell’acqua con la sua politica. E pure ha una squadra di cuochi ministeriali da premio nobel. Il nostro Tremonti come ministro dell’economia è caposcuola a livello planetario, ma in Italia non cava un ragno dal buco: per risparmiare anche sull’aria, visto che ci manca pure quella, non accende nemmeno i fornelli.
Quindi la domanda che rimane senza risposta è questa: ci siamo attrezzati di politici per governare la democrazia alternando le classi sociali al potere; ma col 93% di dipendenti e il 7% di imprenditori, una democrazia da governare alternando dipendenti e imprenditori , l'abbiamo ancora, o ce la siamo fumata?
Perché se l’accesso al potere di quel ridicolo 7% di imprenditori è diventato matematicamente impossibile, (più di quanto lo è stato per le donne l'accesso al potere politico) governare la non democrazia italiana, con mezzi democratici, è ovvio che debba essere una bancarotta continuata. L'asino dell'imprenditoria è già schiattato da un pezzo sotto il carico crescente di lavoratori privati, pubblici e immigrati che di diritto o di fatto mangiano grazie agli imprenditori.
Ecco perché tutte le promesse di Berlusconi, intrufolato in politica,  usando i media come piede di porco per operare il miracolo dell'alternanza degli imprenditori al potere legale (mai visto in sei decenni) sono diventate in blocco promesse da marinaio.
Berlusconi che cosa poteva fare a Roma, se gli italiani che può rappresentare lui imprenditore miliardario si contano sulle dita di una mano? Ma quand’anche avesse il consenso plebiscitario di quel 7% di imprenditori, non si dimentichi (tanto non glielo faranno dimenticare) che è grazie al 63% dei lavoratori dipendenti ch’è arrivato a quel 70% iniziale di consensi.
E quella schiacciante maggioranza sociale non gli ha consentito e non gli consentirà mai di dimenticarsi di fare politica salariale comunista, anche se vorrebbe fare politica liberale dei profitti per l’armata brancaleone degli imprenditori illusi, non per salvare l'Italia, ma almeno tentare.
Soltanto con quel misero 7% di consensi dei lavoratori autonomi, Berlusconi non sarebbe arrivato neanche a consigliere comunale di Arcore, altro che Premier. E il 93% di italiani con un lavoro dipendente, la politica liberale sono in grado di trasformarla di fatto e di diritto in politica comunista.
Ecco perché Berlusconi i suoi miraggi se li riporta ad Arcore, ancora incartati e infiocchettati. Il ponte sullo stretto di Messina, la burocrazia che s’ammazza di lavoro a trasformare le tasse in servizi tali da far impennare la produttività industriale come la moto di Valentino Rossi; la riduzione delle tasse per evitare l’evasione che è una forma di legittima difesa dalle vessazioni tributarie; la giustizia riformata e giusta come una bilancia elettronica; ad uno ad uno sono diventati i sogni degli illusi berlusconiani.
In Italia e nel mondo è così schiacciante la maggioranza dei dipendenti e aspiranti tali, che si travasano da un continente all’altro chiedendo politica comunista, lavoro remunerato e garantito; che coloro che si candidano a nutrire i nostri dipendenti pubblici e privati di politica liberale, a base di code alla vaccinara in salsa piccante, coi ministri Brunetta e Sacconi che servono ai tavoli: le code rischiano di doversele ingoiare loro, intere e crude.
Anche con dieci lauree e dieci master a testa, quello che i giovani italiani chiedono a Berlusconi è un lavoro dipendente, ricco, pubblico, sindacalizzato e libero da responsabilità.
Che se la facciano gli illusi come lui una scorpacciata di code alla vaccinara, di rischio d'impresa, di concorrenza del mercato globale,  di banche col braccino corto, di fisco con le mani lunghe e morso da vampiro, di burocrazia sfaticata e ladra e di giustizia addrucoiucoiu, perchè tutto questo per un galantuomo, più che indigesto, è letale.

giovedì 29 settembre 2011

Dov'è l'uscita dal tunnel?



A parte gli esseri umani razionali che si adattano al mondo solo per sfruttarlo; i matti e i criminali della cultura e della politica si pongono nei confronti dei popoli con lo spirito di salvatori, per liberarli da un pericolo che loro credono imminente o un bisogno che ritengono insoddisfatto. Così hanno origine tutte quelle “buone intenzioni” che poi finiscono per lastricare le vie dell’inferno.
Persino le “grandi” idee filosofiche e politiche del secolo scorso sono nate come medicine per liberare il genere umano da una schiavitù economica, politica, religiosa o razziale, prima di propagarsi come pandemie per la loro dilagante imbecillità: vedi comunismo, fascismo, nazismo, e via elencando.
Perciò, tutta l’attività umana che si prefigge di modellare i sistemi sociali nasce con funzione terapeutica, ma spesso si sviluppa con effetti patologici indebolendo o lacerando completamente il tessuto sociale sul versante della produttività economica e su quello dei rapporti familiari, sociali e solidaristici.
I Saddam, i Gheddafi e persino i Bin Laden, nascono convinti di avere la forza di liberare i popoli da qualche politica o religione pericolosa. Ma, a lavoro ultimato a regola d’arte, li liberano dalla malattia, liberandoli dalla vita.
L’idea comunista teorizzata da Marx, (le cui origini si perdono nella notte dei tempi e sono antecedenti persino a Platone), ha liberato il mondo dalla piaga dei padroni rapaci, trasformandolo in un cronicario di lavoratori emigranti, disoccupati, incapaci o sfruttati tre volte: dai caporali, padroni e fisco.
L’idea demenziale che si possano salvare i poveri cancellando i ricchi dalla faccia della terra, è vecchia quanto l’uomo, è sopravvissuta all’implosione del comunismo, e temo possa sopravvivere persino all’estinzione dell’Umanità.
Parafrasando Schiller, sarei tentato di affermare, che contro la stupidità del comunismo, persino i demoni del capitalismo, lottano invano.
E così l’ennesima medicina del capitalismo che si difende dal comunismo e dal rischio fallimento sempre incombente, facendo dilagare il mondo di ricchi rapaci, truffatori, inquinatori, bancarottieri, evasori, elusori e genocidi.
Tanto che uno si vergogna a pensarlo persino nel chiuso della sua mente, che per ora non c’è rimedio. Un mondo senza padroni rapaci, non può che essere straripante di dipendenti incapaci di procurarsi persino pane ed acqua.
Ed è più esposto alle carestie, pestilenze e guerre di uno dove i lavoratori si lasciano sfruttare per arricchire i padroni, ma poi li usano per tamponare con i loro lingotti, le emergenze di tutte le razze.
Insomma, un sistema sociale che macella i ricchi è come un carro bestiame senza ammortizzatori. Sulla strada del mercato nazionale corre una meraviglia, ma dalle mulattiere del mercato globale ne esce sfracellato. E visto che accoppare la povertà trasformando anche gli accattoni in miliardari è un’utopia; non ci rimane che un mondo dove i poveri lavoratori arricchiscono i ricchi padroni, ma poi li usano da ammortizzatori di avversità economiche, ambientali e sociali, per mantenere tutte le categorie di cittadini non autosufficienti. Quindi le politiche che proteggono una sola classe sociale sono antidemocratiche, demenziali e criminali.
L’idea che i ricchi possano e debbano arricchire senza sfruttare i poveri, e in aggiunta farsi carico delle mille emergenze nazionali firmando cambiali, se non è da manicomio ci passa molto vicino. I popoli vivono solo di ricchezza prodotta con il lavoro, e in parte accumulata dai ricchi e restituita a garanzia della pace sociale. La ricchezza sognata non ha mai saziato nessuno.
Chi nella società o nello Stato abusando delle leggi o del potere, ostacola o impedisce la produttività di ricchezza onesta, ch’è l’equivalente della vita di un popolo, è un terrorista attentatore alla pace sociale.
E’ abominevole che ci siano poteri democratici in grado di ostacolare o impedire il lavoro e la vita degli onesti, dove proprio quegli onesti detentori della sovranità legittimano lo Stato ad utilizzarla per eliminare i disonesti, non certo per asfissiare ed estinguere la razza degli imprenditori e politici onesti.
Perché un sistema in cui la presunzione di innocenza non vale per tutti i cittadini (dove i politici e gli imprenditori sono presunti colpevoli e condannati a prescindere), è un sistema che può anche arrogarsi il titolo formale di Stato di diritto, ma nei fatti rimane un regime criminale, dove nessuno ha più il controllo della giustizia, e la sparuta minoranza di imprenditori e politici che resiste alla disonestà dilagante, non ha che la giustizia divina a cui rivolgersi.
Uno Stato che ritrasforma in galantuomini migliaia di ladri, truffatori e assassini, lasciando prescrivere i loro reati, ma perseguita per tutta la vita un evasore di 1 centesimo anche dopo averlo ridotto al suicidio, non è uno Stato di diritto, ma una Torre di Babele condannata a passare dal caos alla guerra civile.
Le pezze politiche che tentano di metterci in Italia gli addetti ai lavori sono ridicole dopo sei decenni di politiche strabiche e di giustizie addrucoiucoiu.
Questo Stato va ripensato dalle fondamenta del sistema economico e liberato dai tentacoli mortali della burocrazia ladra e della giustizia cieca, prima che sia il popolo a metterci pesantemente le mani.
In democrazia i cittadini onesti sono i padroni dello Stato e i servitori evasori, untori e assassini sono i funzionari pubblici incontrollati e incontrollabili. La lotta all’evasione dovrebbero farla i contribuenti che pagano le tasse e incassano servizi da ultimo mondo (vedi diecine o centinaia di bambini infettati in ospedale a Roma). Il vero evasore italiano, è chi spreca, ruba e trasforma impunemente le tasse, il sangue dei contribuenti, in disservizi omicidi.

martedì 27 settembre 2011

Governi e Ministeri a manovella

I tempi cambiano, e quel povero economista che osò affermare che “l’economia va tanto meglio quanto meno i politici ci mettono le mani”; oggi si starà proteggendo dal linciaggio rintanato in qualche caverna, visto che i sistemi economici occidentali, sono paralizzati da recessioni e stagnazioni a catena “se la politica non ci mette le sue pesanti manone”, con un nubifragio di esenzioni e finanziamenti, per fertilizzare il terreno economico occidentale, più improduttivo di ricchezza onesta delle sabbie del deserto del Sahara.
Una volta i sistemi economici erano una specie di moto perpetuo. Dopo girata la chiave del quadro e avviati come il motore dell’automobile, non si fermavano più, per l’alternanza delle generazioni di lavoratori e i serbatoi della benzina finanziaria a pieno fisso. Oggi pure le banche sono a corto di denaro liquido, vero, sicuro e onesto. Hanno titoli “tossici” ammucchiati sotto gli scantinati o sulle terrazze, ma di ricchezza vera e prodotta da lavoro vero, che non sia una truffa o una rapina, non vi è più traccia.
Allora tutti invocano in pellegrinaggio, la Confindustria italiana in primis, “la mano santa della politica”, una manovrina a sostegno dell’economia, che in tempi non proprio remoti sosteneva la politica con vagonate di prodotto interno lordo tassabile a strangola imprese e ammazza imprenditori onesti.
Ora, ultimata a regola d’arte la selezione della “specie padrona”, (con imprenditori rapaci che oggi rischiano solo soldi altrui) serve la mano santa dei ministri dell’economia per sganciare denari e delle finanze per rinunciare a riprenderseli con gli interessi a strozzo come è sempre andato di moda nel tassare i poveri cristi e proteggere le multinazionali.
E proteggendo oggi e proteggendo domani, la macchina dei governi, di destra, sinistra, avanti e dietro, sopra e sotto, è diventata, al pari dell’economia, come quelle Balilla scassate di una volta, che si avviavano a manovella, solo dopo che una diecina di energumeni si erano dannati girando quella stramaledetta ferraglia prima di convincerle tossendo e starnutendo ad avviarsi.
Oggi non basta più girare la chiave del quadro con la legge finanziaria di fine anno per far ripartire le economie occidentali come fossero Mercedes.
Siamo tornati ahinoi alle Balilla scassate, che una volta viaggiavano in sovraccarico di passeggeri, possibilmente energumeni, per disporre del facchinaggio sufficiente a riavviare il motore a spinta ogni volta che con un colpo di tosse si fermava.
Dopo quello delle finanze italiano, col terzo debito pubblico del mondo, alla manovella si sono ridotti tutti i governi e i ministeri, non solo italiani, ma anche europei e americani, con i ministri e sottosegretari che devono destreggiarsi fra faccendieri, speculatori, intrallazzatori, corruttori e simili “esperti in manovelle” per darci almeno l’illusione che l’economia è sul punto di passare dall’immobilità al moto.
Voi pensate davvero che alle condizioni in cui siamo ridotti si possa essere così fiscali da proibire all’esercito di faccendieri corruttori, (che buttano il sangue “nostro” a tenere in movimento la balilla scassata dell’economia) di sporcarsi come mugnai disonesti della farina dei finanziamenti ed esenzioni che maneggiano?
No. Sterminata la razza degli imprenditori degni di questo nome che mettevano mano al loro portafoglio, per dare salari agli altri, profitto a sé e tasse allo Stato, i politici non l’hanno più questo grandioso privilegio da Stato di diritto. C’è il rischio che debbano istituire l’albo dei corruttori, per disporre di energumeni alla manovella della Balilla del Governo e relativo ministero dell’economia.
Chi ha strappato dalle mani dei governi democratici  il potere di controllo sulla produzione di ricchezza privata e soprattutto sullo sperpero criminale di quella pubblica centrale e periferica, ora dovrà rassegnarsi a riempirli di corruttori veri e di imprenditori finti, per poter balbettare dell’economia italiana, europea, occidentale, coi dovuti scongiuri: “e pur si muove”.
Ormai è tardi per piangere sul latte versato, con i piccoli imprenditori onesti immolati sull’altare della legalità e della lotta all’evasione, da sindacalisti, burocrati, esattori e anche qualche giudice che di legale non hanno nemmeno le mutande, lanciati come ferrari a scannare poveracci e proteggere miliardari.
E ora vediamo dove lo trovano questi spadaccini pubblici, forti con i deboli e deboli con i forti, il coraggio di mangiare nel piatto dei disonesti veri, (quelli che hanno protetto per sei decenni in cambio di bustarelle) facendoli sputare evasioni ed elusioni, prima che l’Italia democratica esali l’ultimo respiro.

venerdì 23 settembre 2011

Berlusconi non fugge dai mulini a vento


Da quando la politica non può più mettere le mani nelle tasche degli italiani, né dello Stato, perché sono sfondate le prime e stracolme di cambiali le seconde, si dice che l’Italia ha un governo che non governa, con un Premier che fa politica solo per sottrarsi alla giustizia a colpi di leggi ad personam.
Ma se per voi tutto ciò è vangelo, provatevi a governare il sistema economico italiano che dopo sei decenni non è ancora adulto, è un neonato che si agita davanti alle mammelle dei finanziamenti e delle esenzioni, ma in perfetta sincronia finisce di produrre ricchezza privata, quando finisce di succhiare ricchezza pubblica.
E visto che Confindustria continua a chiedere al governo di spingere l'economia che rischia di fermarsi del tutto; è necessario stabilire se in Italia abbiamo un  Premier  che  sa governare,  vuole governare ed ha il potere di governare.
Perché se il dio degli imprenditori italiani, Silvio Berlusconi, non sapesse rendere produttiva l’Italia, col terzo debito pubblico del mondo che abbiamo da ripianare, saremmo alla frutta. Se invece non volesse renderla produttiva e preferisse che lo caccino a pedate come sta rischiando, come ipotesi mi sembra improponibile. Oppure (in linea con la migliore tradizione) ha un potere smisurato per tassare poveri e arricchire ricchi, ma ha potere sottozero per risanare il Paese. Come dire che  può fare politica ma solo sotto dettatura di Confindustria, Banche, Burocrazia, Sindacati, ecc. ecc. che in coro gridano abbassa le tasse e aumenta i finanziamenti.
E se questa che credo io è l’ipotesi più probabile: in Italia il premier ha il potere di un due di briscola in una partita a scopa. Ed è un autentico suicidio liberarci di questa legge elettorale che a detta dei politologi mancini, da a Berlusconi un potere di tiranno.
E per fortuna che ha il potere di governare l’Italia come un regime totalitario, e le lobby se lo stanno facendo alla griglia come un filetto di manzo! E se invece dello strapotere “porcellum” avesse il minipotere “matterellum”, non è che per caso dovrebbe sottoporsi nudo a perquisizione sia all’entrata che all’uscita, per avere accesso a Palazzo Chigi, e magari alzare il dito come a scuola per essere autorizzato a correre in bagno prima di bagnarsi.
Attenzione, l’Italia è alla frutta perché ha centrato diecine di presidenti che si sono rassegnati all’impotenza del potere del Premier visto che di quel potere o non sapevano che farsene o non avevano il coraggio di usarlo. Invece l'illuso Berlusconi aveva tutte le buone intenzioni a cambiare la "brutta faccia" politico-economica di questo Paese, ma anche le sue stanno lastricando le vie dell’inferno, per l’opposizione feroce di chi ha il potere di arricchire di denaro e irresponsabilità a danno dell’Italia e degli italiani, e di quel potere non si lascerà alleggerire manco morto, da un Premier impotente, perchè perseguitato e isolato.
Allora che facciamo? Ci teniamo l'unico donchisciotte che ci è capitatoe che senza potere sta facendo da argine allo strapotere delle lobby e delle caste, o glielo consegnamo incartato come pacco regalo per continuare a mangiarsi l'Italia  fino alla bancarotta?
Prima di affrontare questo dilemma io non mi sono fatto mancare niente. Ho vagliato persino l'ipotesi che Berlusconi possa essere complice di quelle lobby mangia Italia. Ma se da imprenditore a politico è passato da collezionista di amici a produttore industriale di nemici, persecutori, matti che lo prendono a pietre e ora abbiamo anche gli istigatori di matti, l'ipotesi della complicità fra compagni di merende miliardarie non mi riesce di tenerla in piedi nemmeno sulle stampelle. 
All'uomo Berlusconi hanno affibbiato tutti i crimini di questo mondo; e se pure si inventassero un'altra vagonata da giustificare l'appellativo di "gaglioffo", l'affidabilità del Berlusconi governatore non subirebbe uno sfrido di mezzo grammo, perchè è l'unico spericolato donchisciotte "provvisto di attributi" che si lancia contro i mulini a vento privati e pubblici rischiando la sua pelle per salvare certamente i suoi denari, ma di riflesso anche i nostri.
E visto che ormai non abbiamo scelta, quanto a ciambelle di salvataggio: o ci attacchiamo a Silvio, o ci attacchiamo al tram.

venerdì 9 settembre 2011

In Italia i Premier sono carnefici o vittime?





Gli analisti  politici spaccano il capello in quattro criticando la legge finanziaria del governo Berlusconi, cioè il modo con cui la destra impiega la ricchezza nazionale per risolvere i problemi di giustizia sociale del popolo e quelli non meno pesanti del rischio bancarotta dello Stato. Ch’è come criticare un accattone per il modo balordo con cui spende i suoi denari, dimenticando che a differenza del pensionato, l’accattone non dispone di una pensione costante o crescente tale da poter soddisfare al meglio i suoi bisogni, ma di elemosine probabili ed eternamente insufficienti.
E a meno di non ritenere che la voragine di debito pubblico in Italia l’ha scavata Berlusconi a mani nude, o che le tasse sarebbero persino d’avanzo a ripianare il debito e ad arricchire gli italiani poveri se non fossero spese da cani e da ladri, ne consegue che in Italia, tutti gli analisti e i commentatori (salvo rarissime eccezioni) sono strabici: chi guarda la politica non vede il mercato, e chi vede il mercato è politicamente cieco.
Invece, politica e mercato sono così interdipendenti e influenti nel conservare o lacerare il tessuto sociale e la relativa produttività economica e contributiva dei cittadini, che è miope criticare Berlusconi per come spende il denaro pubblico, senza stabilire mai se è sufficiente l’elemosina che incassa, o se andrebbe incentivata la produttività dei piccoli imprenditori, dei grandi o delle banche, posto che su quarantadue milioni scarsi di soggetti produttivi solo il sette per cento sfrutta da imprenditore un filone economico da cui scaturisce il famoso prodotto interno lordo o ne crea uno nuovo produttivo.
E se proprio il governo va criticato per il modo in cui impiega le elemosine sempre insufficienti delle tasse; Multinazionali, Banche e Consulenti che trasformano il loro dovere contributivo nel crimine dell’evasione fiscale, scippando i governi di migliaia di miliardi, andrebbero incriminati per attentato alla democrazia, perché non c’è democrazia al mondo che possa risolvere il problema delle risorse economiche inadeguate se la scuola non forma soggetti intellettualmente produttivi spendibili sul mercato e il mercato non li assume, produce e paga le tasse. Ma con il 25-30% di giovani laureati ma disoccupati, tutto ciò non s’è mai visto. I lavoratori vengono sfruttati da negri e i mini imprenditori rapinati di tasse al posto di banchieri e industriali.
E siccome io sono convinto, ma vi prego di smentirmi se ne avete le prove, che sia più forte il mercato nel condizionare la politica per via legale e criminale, di quanto la politica con le sue leggi lumaca possa influenzare il mercato, soprattutto ora ch’è diventato globale, credo che almeno i cani sciolti dell’informazione, che rifiutano il padrone e la minestra garantita, non dovrebbero lasciarsi influenzare dalla massa schiacciante dei pennivendoli impiegati a linciare il “governo ladro” e assolvere da 63 anni “i poveri imprenditori e banchieri derubati”, ma guarda caso, padroni dell’informazione cartacea e televisiva e di una massa di ricchezza evasa annualmente, pari o superiore ad una manovra finanziaria.

domenica 21 agosto 2011

Tiro alla fune incrociato

















Se il cervello umano ha avuto una evoluzione decisamente superiore a quella dei nostri progenitori animali da cui ci dicono di discendere, è perchè la cultura e la politica ci hanno talmente bombardato di problemi irrisolvibili da costringerci a pensare un modo per risolverli e vivere (se siamo onesti), o aggirarli per sopravvivere (se siamo stupidi), o scaricarli come una valanga omicida sugli altri per arricchire (se siamo criminali).
Quindi, fatto salvo che negli umani i problemi servono, perché la morte cerebrale (leggi stupidità e criminalità) è dovuta all’assenza e non alla presenza di problemi, dobbiamo però stabilire qual è la capacità di sopportazione dei popoli (oltre che dei singoli) che al sovraccarico rispondono con rivoluzioni e guerre civili, e della natura che scatena mutazioni climatiche niente affatto gradevoli per l’Umanità.
Oggi, la comunità mondiale, con i suoi sei sette miliardi di uomini, è organizzata in modo tale che qualunque potere tenti di esercitare una forza, ha una controforza in grado di ostacolarlo fino ad azzerarne gli effetti.
Insomma siamo al tiro alla fune incrociato. Ovunque tentiamo di tirare o spingere per risolvere un problema, con onestà e intelligenza, c’è una forza uguale e contraria che ce lo impedisce. Ed è come se concimassimo il terreno su cui i problemi sono piantati, fino a far crescere di dimensioni galattiche proprio quelli che ci diciamo impegnati anima e corpo ad estirpare.
Ed è questa la ragione per cui non esiste a livello planetario un solo premier che abbia la forza, il potere di cavare un ragno dal buco, anche quando ha la quantità e qualità dei mezzi per farlo.
Allora dobbiamo cercare di capire in che modo si può accrescere il potere di chi governa, senza trasformarlo in tiranno e azzerare il potere sovrano dei governati.
In Italia, il potere del Premier è decisamente inferiore a quello tedesco, che pure ha alle spalle una storia di tirannia non certo migliore della nostra.
Allora, che le teste d’uovo della politologia si mettano in moto per capire come si conciliano gli interessi divergenti o contrapposti di popolo e Stato, elettori ed eletti, sovranità e rappresentanza, utenti ed enti ecc. ecc.
Posto che lo Stato e il popolo in teoria avrebbero lo stesso interesse a che i cittadini siano tutti intelligenti, onesti, produttivi e contributivi, ma di fatto, i singoli soggetti privati e i dipendenti pubblici (cioè utenti ed enti) hanno interessi contrapposti.
Il cittadino onesto vorrebbe più controlli pubblici, il dipendente pubblico onesto più organico e migliore stipendio per produrre servizi pubblici accettabili senza ammazzarsi di lavoro. Ma non avendo mai, né l’organico sufficiente né lo stipendio degnamente remunerativo, il rapporto utenti-enti è una guerra civile camuffata, dove i furbi ingrassano e i fessi schiattano.
Insomma, smettiamola di nasconderci dietro un dito che mi sembra piuttosto idiota in tempi di recessione cronica e di bancarotta nazionale e planetaria.
Se davanti c’è un bambino che sporca sgranocchiando un pacco di patatine e dietro di lui un netturbino con la scopa che cerca di porre rimedio; il bambino non sarà mai indotto ad un comportamento intelligente, se intorno a lui la sporcizia regna sovrana, e se suo padre ha pagato le tasse per aver un netturbino che gli va di dietro con la scopa, non per imparargli l’educazione, l’igiene e il rispetto del luogo pubblico, ma per indurlo a sporcare, perché la zozzeria sociale è per i netturbini lavoro e salario e per le municipalizzate della nettezza urbana tutto grasso che cola.
E dagli asili nido ai cimiteri, e passando per scuole, ospedali, redazioni, fabbriche, comuni, province, regioni, tribunali e ministeri, è sempre e solo la filosofia del tiro alla fune a regnare sovrana per gli onesti, ingenui e fessi, e per i furbi e criminali, quella dell’ungi l’asse che la ruota gira, per trasformarsi la matrigna feroce e cieca dello Stato ammazza onesti, in madre complice e protettiva per criminali. 

sabato 20 agosto 2011

Dove è scarsa la cultura è inesistente la politica



Ogni mattina vado a fare la spesa in un paese vicino, e c’è sempre fermo un mezzo della nettezza urbana con il relativo addetto che chiacchiera con i residenti, perché il grosso del suo lavoro di pulizia lo hanno già fatto i cittadini evitando di sporcare. L’esatto contrario di Napoli, dove i cittadini forse non si divertono a sporcare, ma se i netturbini dovessero pulire da soli tanta “monnezza” schiatterebbero di lavoro.
Così ho capito come si riduce alla bancarotta un sistema sociale democratico. Inventando due diversi filoni di servizi pubblici finti con i denari della collettività: uno per pulire dove ci sono sporcaccioni; e l’altro per moltiplicarne la razza.
Sono entrambi validissimi per fare apparire civile e funzionante un sistema sociale da rottamazione, pensato per conservarsi ignorante, egoista, ladrona, corrotta, violenta e sozzona, una quantità crescente di individui, che possono “rompere” e scaricare “i cocci” (i costi del risanamento) sulla collettività, passando per lo Stato. Un modo complesso di pensare e gestire uno Stato, ma solo in apparenza: ch’è come ammazzarsi di lavoro per asciugare il pavimento allagato, ma senza mai chiudere il rubinetto che lo allaga, perché di quel lavoro ne è una sicura sorgente di reddito.
Insomma, i servizi pubblici che fingono di garantirci a spese di tutti un ambiente a misura d’uomo, sono una raffinata forma di doppia istigazione a delinquere, un moltiplicatore di soggetti asociali: i disonesti privati che si sentono incentivati a sporcare, rompere, avvelenare, danneggiare, deturpare, devastare e derubare, tanto loro incassano e Pantalone paga; e i truffatori pubblici che se la prendono comoda e non puliscono o non risanano, perché quel fesso di Pantalone paga sempre e comunque, anche se, “a servizio pubblico ultimato a regola d’arte, la cacca non gli arriva più al mento ma alla bocca”. Vedi la Napoli 2011 e poi muori!
Perciò, tutte le scelte politiche che attribuiscono allo Stato (coi denari dei contribuenti), la manutenzione e riparazione del sistema, e mai del cervello di chi lo danneggia e di chi incassa indebitamente lo stipendio per conservarlo danneggiato, sono politiche truffa che portano (inesorabilmente, sia pure dopo cinquanta anni, o settantacinque come il comunismo russo), alla bancarotta economica o alla guerra, perché moltiplicano in maniera esponenziale la peggiore fauna sociale, incentivando l’illegalità privata e l’irresponsabilità pubblica.
Chi crede che solo i Paesi con una montagna di denari come la Svizzera, possono permettersi servizi pubblici civili, ha capito poco. Civili sono solo gli Stati che scoraggiano o non incentivano l’inciviltà del popolo, per poi fingere di recuperare la civiltà con servizi pubblici truffa straripanti di parassiti, che come in Italia martirizzano i loro colleghi capaci e volenterosi se tentano di “servire”, oltre agli onesti della società chiamati a rubare o fallire per pagare i disservizi spacciati per servizi.

mercoledì 17 agosto 2011

I Premier sono ormai guidatori guidati

C’è una domanda che sembra sparita dal menù culturale italiano. Ma le varie istituzioni democratiche: istruzione, informazione, politica, giustizia, mercato e sindacato, interagiscono da sistema, o no? posto che tutti pretendiamo che il Premier abbia la responsabilità dell’intero Stato (pulci comprese), ma scateniamo il finimondo se osa assumerla nell’unico modo in cui si può essere responsabili: esercitando (sia pure per scherzo) il suo potere di controllo su una sola di quelle incontrollate e ormai incontrollabili istituzioni.
Purtroppo in Italia i Presidenti del Consiglio di qualunque colorazione politica possono abbracciare un palo dell’alta tensione a mani nude senza rischio di folgorazione, ma se osano sfiorare con il mignolo asciutto e pure incartato di nastro isolante l’istituzione dei magistrati, professori, giornalisti, professionisti, confindustriali, sindacalisti e banchieri sono spacciati.
E’ talmente assurdo ciò che gli italiani pretendono dal Premier (cioè la responsabilità assoluta senza l’ombra del potere di controllo), che è come imputare al proprietario di un taxi, la responsabilità per danni a persone e cose, ma pretendere che nell’auto in corsa, sieda sul sedile posteriore, a rispettosa distanza dall’acceleratore, dal volante, dai freni e da quanto servirebbe per guidare responsabilmente un’auto, senza ammazzarsi o ammazzare.
Come se la democrazia fosse una specie di pilota automatico, abbiamo tolto ai governanti persino il controllo dei loro bisogni fisiologici, perché così, secondo i geni della politologia moderna, le democrazie sono funzionanti e protette dal rischio d’involuzione totalitaria.
Invece non funziona un bell’accidente di niente, perchè ci sono milioni di braccia e gambe che si agitano, ma non una testa che abbia il potere di pensare e fare sistema, se ne ha le capacità. E quello della giustizia è l’ultimo dei problemi italiani, essendo conseguenziale al problema della scuola, sanità, previdenza, trasporti, stampa, mercato e burocrazia in generale di cui il governo non ha più il controllo da decenni, dopo averlo abbandonato nelle mani di sindacalisti e associazioni di categoria rigorosamente miopi e irresponsabili.
E a quanto sembra ormai il problema è planetario. Nessun Premier è in grado di difendere il suo popolo dalle guerre economiche fra speculatori di borsa. Nemmeno il “dio” Obama può proteggersi dal rischio default, perché non ha il controllo del mercato globale e nemmeno nazionale. Pensate un po’ cosa possa fare per l’Italia il nostro mini parafulmine Silvio Berlusconi, con il terzo debito pubblico del mondo da ripianare, con lo sputtanamento quotidiano a cui è sottoposto da giudici, giornalisti e politici dell’opposizione, e con un mercato globale impazzito e fuori controllo, che come un coyote si ciba solo di carcasse di Stati in presunta difficoltà economica, fino a farla diventare vera.
Ecco perché Berlusconi ha sempre avuto stampato un sorriso da distributore automatico di ottimismo; perché se pure c’è stata un’epoca in cui la politica poteva permettersi il lusso di dire la verità, oggi con il morto in casa, deve mettere festa da ballo, se vuole tenere lontani dalla borsa i coyote: i portatori sani di bancarotta.
Quindi la politica, la giustizia e l’informazione moralmente e giuridicamente impeccabili come il Vangelo, oggi sono la corda per impiccare il sistema Stato, se dopo aver lasciato che un premier si insedi al governo, ritenendolo affidabile, lo combattono per 18 anni senza avere il potere di sfrattarlo, ma avendone fin troppo per attirare i coyote sulla carcassa Italia.

sabato 13 agosto 2011

L'anarco democrazia italiana









Intellettuali e giornalisti si lambiccano il cervello per analizzare e criticare la politica,  fingendo di non sapere che essa può fare solo leggi buone o cattive, ma è la cultura a curare la formazione degli uomini (politici compresi), dopo che il Padreterno s’è preso il fastidio di crearli. E non mi sembra che una legge buona per governare gli onesti e intelligenti, (quelli formati dalla ex buona cultura italiana) resti tale anche per governare i figli di quella cattiva, S-formati in sei decenni di  D-istruzione e DIS-informazione di massa.
Che in Italia la politica buona si sia rarefatta come l’ossigeno in una porcilaia, voi intellettuali, professionisti e giornalisti ce lo ricordate ogni giorno, da diciotto anni, imputando il fattaccio a Berlusconi; ma vi siete mai chiesti se la società degli onesti e intelligenti non vi si sia per caso ristretta come per un lavaggio culturale sbagliato?
Il popolo che i comunisti hanno preso in carica nel 1948, anno della Costituzione, non era certo costituito solo da stinchi di santo: ma i briganti saranno stati una minoranza, se la politica ebbe il potere di varare una Costituzione che il mondo ancora ci invidia.
Se oggi la politica italiana ha il primato mondiale per produzione di leggi truffa e rapina, è perché la società, figlia degli intellettuali, della televisione, dei giornali, giornalisti e professionisti è straripante di santi riciclati in briganti, per vendere al migliore offerente esami e lauree nella scuola, per ammalare i pazienti invece di curarli, per corrompere o farsi corrompere per una pensione d’invalidità fasulla (magari di cieco che legge giornali e guida auto da corsa), per corrompere magistrati e trasformare in vincenti cause perdenti, per scrivere da pennivendoli a vantaggio di qualcuno e a danno di un altro, per ammansire il fisco sotto banco, per costruire fuorilegge o devastare l’ambiente, per ridurre al fallimento un galantuomo e aiutare un mafioso a derubarlo, per aggiudicarsi un appalto e dividere gli utili con burocrati (sempre presunti innocenti) e politici (sempre presunti colpevoli).
E questo elenco di malefatte private e pubbliche ormai è lungo abbastanza per farci migliaia di volte il giro del mondo, ma io mi fermo qui. Voi intanto iniziate a riflettete. Per governare gli italiani di ieri (altra gente, altra cultura e altra morale) la Costituzione era persino d’avanzo. Ma se oggi rastrellassimo tutte le più belle leggi, anzi codici del pianeta, non saremmo in grado di riconvertire in santi nemmeno i briganti di Rocca Cannuccia.
Perciò il vero problema, è che i sacerdoti della cultura, non ci pensano affatto a vergognarsi per “l’eccellente” fauna sociale che stanno S-formando da sei decenni; anzi sarebbero felici come una pasqua, se i politici italiani, invece di andare e rimanere a Roma a governarci con la loro “pessima” politica, si attrezzassero di biglietto d’andata in Parlamento per vergognarsi e di ritorno in giornata a casa loro per levare il disturbo.
Purtroppo, per noi umani, le anime brutte non si governano con leggi norvegesi per anime belle, disarmando i poliziotti e armando i Breivik assassini. Quindi in Italia la politica ha un solo antidoto contro il veleno della cultura: descolarizzare: distribuire carriole invece di cattedre, zappe invece di redazioni, pecore da pascolare, invece di clienti, utenti e contribuenti onesti, che cultura prima, e politica poi, riducono alla fame e al suicidio.

mercoledì 3 agosto 2011

Sudditi, sovrani o sonnambuli?



Le democrazie e le dittature si alternano da svariati millenni come le guerre e le paci, i giorni e le notti, l’inverno e l’estate, le carestie e le abbondanze, la salute e la malattia, la vita e la morte; e ancora nessuno è in grado di impedire l’involuzione totalitaria della democrazia, informando i cittadini che la loro condizione giuridica è cambiata da sudditi a sovrani proprietari dello Stato, e che l’unico modo per salvarsi è salvare, con una forma intelligente di auto governo, capre e cavoli, popolo e Stato.
Perché a differenza di ciò che pensano i più, le dittature sono il giorno e le democrazie sono la notte dei popoli. In una dittatura è come vivere un interminabile giorno senza notte. La ferocia e il terrore dei tiranni tiene svegli gli individui e non li induce ad abbassare la guardia. Invece nella notte senza giorno della democrazia siamo tutti indotti ad appisolarci dal benessere, dalla libertà, dai diritti sindacali garantiti e dall’impunità.
Certo di non dover agire da suddito “contro il tiranno”, il cittadino sviluppa una mania ossessivo compulsiva “pro domo sua”. E tutelare a livello maniacale i propri interessi individuali a danno di altri o della collettività o dello Stato, soprattutto nel mondo economico e finanziario (dove la ferocia competitiva è ormai religione da mezzo secolo), è come continuare a pensare e agire “contro”, da suddito, e non da cittadino sovrano, finendo così per trasformare il “governo ladro” e lo Stato sfruttatore in tiranni veri.
Se i comportamenti del cittadino sovrano continuano ad essere quelli giusti e obbligati del suddito che ha nello Stato un nemico da combattere o da cui difendersi, allora la condizione di cittadino è solo una stupida finzione giuridica.
Nella interminabile notte democratica, ci addormentiamo sudditi ma non ci svegliamo sovrani, ahinoi rimaniamo sudditi sonnambuli che replicano da automi suicidi (contro sè stessi), ciò che giustamente pensavano e facevano da svegli e consapevoli nel giorno senza notte della dittatura (contro il tiranno).
Temo quindi che questa sia una delle ragioni che fanno pendolare da millenni l’Umanità dalla democrazia alla tirannia. L’incapacità cronica del mondo della cultura di interrompere in democrazia la formazione di sudditi che poi si muovono da sonnambuli  a caccia di tiranni inesistenti, finendo per rendere tali: politici, giudici, burocrati, sindacalisti, imprenditori e banchieri. Posto che lo Stato non è altro che il popolo che governa sé stesso e la dicotomia popolo-Stato è finta: lo Stato è il popolo con funzione e potere politico; e il popolo è una collettività di individui sovrani e liberi di governarsi su una porzione di territorio definita Stato. 
E a suo tempo Rousseau aveva profetizzato con queste parole inequivocabili la bancarotta dei cittadini sovrani: “Se ci fosse un popolo di dei si governerebbe democraticamente. Un governo così perfetto non è adatto agli uomini”.

lunedì 1 agosto 2011

In democrazia tutti colpevoli



Per quante rivoluzioni possa inventarsi, il mondo della cultura è sempre piantato ad un bivio come un palo di luce affogato nel cementato: o insegna al popolo a preferire l’intelligente politica della formica e risparmia oggi per mangiare domani; o in linea con l’attuale moda italiana gli insegna a rivendicare e pretendere la politica demenziale della cicala, dei diritti senza doveri, delle raccomandazioni e corruzioni, delle invalidità e pensioni fasulle, delle lauree aggiudicate al migliore offerente, dei mutui facili, del passo più lungo della gamba, e finché dura, ingrassa a spese di deboli e indifesi.
E quando lo Stato rischia il collasso, gli intellettuali acefali si lanciano all’assalto delle mangiatoie del potere per riciclarsi da politici, illudendosi di non finire poi assediati dal partito trasversale delle spese pazze e delle ruberie di cui sono stati il braccio e la mente, conto proprio e conto terzi.
Insomma, è inutile spappolarsi il cervello alla ricerca di una verità fresca di giornata che ci spieghi differenze e relazioni fra democrazia e dittatura, legalità e illegalità, giustizia e politica, cultura e politica, mercato e cultura e fra politica e mercato: perché non c’è più niente di nuovo sotto il sole.
Che sia intelligente o idiota, la politica è la meno responsabile in una società democratica. Ci sono mille poteri pubblici e privati, a cominciare da giustizia, burocrazia, professioni, mercato, sindacato, finanza e stampa, in grado di immobilizzare o muovere i politici come incolpevoli marionette.

Perciò la civiltà democratica è sempre a trazione culturale. Ma se il locomotore ha solo quattro o cinque cavalli intellettuali come ai tempi di Platone o Pitagora è inevitabile che il pesante treno sociale arranchi sulla via del progresso. Invece corre sparato verso l’autodistruzione, se ha come l’Italia quattro milioni di Platone e altrettanti di Pitagora che accerchiano e condizionano la politica per arricchire producendo danno aggiunto anziché valore aggiunto. E solo una cosa potrebbe salvare la politica, il popolo bue dissanguato per mantenerli e lo Stato a rischio bancarotta: distribuire più carriole che cattedre, più zappe che scrivanie, più sgabelli che poltrone, più carta igienica che carta moneta.


Una volta l’intelligenza si spremeva dai popoli affamando i pensatori (che a stomaco vuoto ragionano da dio) e sfamando i manovali (che a stomaco pieno rendono di più). E in Italia temo si debba arretrare almeno di qualche centimetro nel passato, per non arrischiare chilometri di futuro. 

lunedì 11 luglio 2011

L'arte nobile della politica



Non sono un esperto in rilevazioni statistiche; ma a giudicare dal rapporto numerico fra candidati ed elettori, credo che almeno 1 italiano su 1000 si dedichi all’arte “nobile” della coltivazione politica, e 999 cercano inutilmente di coglierne i frutti, salvo poi accontentarsi di quelli acerbi o marci; posto che l’albero di quella democratica, oggi proposto, anzi imposto a cannonate come alternativo alla tirannide,  non dà frutti maturi in nessun angolo del pianeta.
E a naso, qualche inghippo filosofico ci sarà sicuramente da qualche parte, visto che di democrazie funzionanti nelle super progredite Europa e America non c’è traccia, ma peggio, gli addetti ai lavori sono ben lontani dal porvi rimedio, e non si sa bene se per ignoranza o sporco interesse.
Ma se è consentito azzardare un’ipotesi molto italiana, credo che le democrazie siano diventate il paradiso delle minoranze che fanno opposizione e l’inferno della maggioranza che governa. Anche le minoranze che condizionano la maggioranza all’interno del governo se la spassano a meraviglia, mentre il partito di maggioranza relativa che ha le chiavi del governo, (oggi Berlusconi e ieri Prodi) esce puntualmente con le ossa rotte.
Però il grande Montanelli lo aveva già capito diciotto anni fa, visto che sconsigliò Berlusconi a scendere in politica per governare l’Italia, con due parole inequivocabili: “ti distruggeranno”.
Forse economicamente non dovrà mai correre alla Caritas per un boccone caldo o un ombrello sulla testa; ma dal punto di vista morale, se Berlusconi non fosse stato coriaceo quanto e più di un coccodrillo, un elefante o un dinosauro, per quello che ha subito e sta subendo credo che siano andati ben oltre la distruzione.
Va da sé quanto sia miope attribuire tanta responsabilità a Berlusconi e niente a Fini che lo ha portato e tenuto al governo e a Bossi che lo puntella fino alla morte, ma per dettargli, (a mano armata di ricatti “ministeriali”) la sua politica. E niente all’opposizione di qualunque altro colore.
E per capire questo mostruoso paradosso, provate ad immaginarvi per assurdo che il manager Fiat, Marchionne, attribuisca al più cretino dei suoi dipendenti lo stesso suo potere, ma zero responsabilità, e lo paghi con lo stesso identico stipendio che stacca per sé. Chi pensate sia ammattito dei due?
Bene, questo assurdo non è esistito, non esiste e non esisterà mai in economia, ma è la normalità in politica, dove gli italiani sono chiamati a pagare allo stesso prezzo una squadra (con alloggio a Palazzo Chigi) che ha la responsabilità di tenere in vita questo Paese (come Marchionne la Fiat); e una, che senza avere la minima responsabilità, ha il potere di urlare che lo stanno demolendo, ma senza la più pallida idea di come salvarlo.
Purtroppo in democrazia l’opposizione non ha il dovere di fare politica, pur avendo il potere. Così può spendersi da arruffapopoli nel pubblicizzare se stessa, e sputtanare l’Italia e gli Italiani, sputtanando a livello mondiale chi governa, per andare a scaldare le poltrone di palazzo Chigi al posto suo e a spese di quel cretino di Pantalone.
Questa è la ragione per cui i partiti di opposizione di destra e sinistra in Italia sono sopravvissuti oltre sei decenni alla fine del fascismo e oltre venti alla fine del comunismo: perché hanno diritti illimitati e doveri zero.
Chi si oppone al governo non deve presentare un suo programma politico alternativo, sottoscriverlo e lasciare al popolo la libera scelta di cambiare governatore. Quindi, qualunque cretino può candidarsi nei partiti di estrema destra e sinistra che non aspirano a governare, incassare lo stesso stipendio di chi se lo fa quadrato per evitarci la bancarotta, e utilizzare i soldi dei contribuenti per pubblicizzare se stesso sputtanando l’Italia.
Chi pensate che sia il fesso della situazione: chi incassa esentasse lo stipendio per grattarsi l’ombelico a casa sua o andare a pisciare in Parlamento, o chi si fa un mazzo così a palazzo Chigi ed è responsabile anche delle cacche di cane sui marciapiedi di Pechino oltre che della spazzatura di Napoli?
Perciò il problema è che oggi le democrazie sono “penelopiane”, hanno una squadra di muratori “fessi” omni-responsabili per costruire di giorno e una di “furbi” omni-irresponsabili per demolire di notte. E se la prima squadra non riesce a produrre più di quanto distrugge la seconda è bancarotta garantita.
I Marchionne e i lavacessi pagati in politica allo stesso prezzo, con lo stesso potere,  ma con diversa finalità e responsabilità sono qualcosa di mostruoso. E questa temo possa essere la causa o concausa, per cui trovare una democrazia funzionante ormai è lavoro da padreterni.