martedì 12 aprile 2016

E’ la democrazia, bellezza


E’ la democrazia, bellezza

Allo stato delle cose urge una premessa: l’umanità è lanciata come un toro infuriato verso la democratizzazione dei sistemi socio economici, ma poi non riesce a rassegnarsi allo sfascio, perché le classi dirigenti stanno ancora cercando il libretto di istruzioni filosofico per capire come guidare la macchina democratica senza sfracellare popolo e Stato. E dopo tre, quattro o cinquemila anni, sembrerebbe proprio lavoro da padreterni renderla utile e non letale alla collettività.
Ci sono buone possibilità che il principio filosofico su cui si fonda la democrazia, nato forse prima di Platone, abbia una punta di irrazionalità di troppo; posto che abilita la maggioranza e solo la maggioranza a governare, mentre lascia alla minoranza la discrezionalità di contrastare le scelte di governo a parole, ma senza il minimo potere legale e reale di fermarle se sbagliate.
E siccome dalla storia dell’uomo si evince senza ombra di dubbio che gli intelligenti e gli onesti sono come i panda, due razze a rischio estinzione, ne consegue che la democrazia è il festival degli stupidi promossi per legge a classe dirigente, con l’obbligo di governare, ma indirizzati e corretti dalle organizzazioni sindacali.
Così si attribuisce alla stessa classe sociale dei lavoratori, unica ad essere maggioritaria in qualunque tempo e luogo, da qui a l’estinzione de l’umanità, il potere politico di governare e il potere sindacale di opporsi a se stessa, mandando in tilt la democrazia.
Che è come obbligare un onesto a rubare, ma in compenso promuoverlo anche giudice di se stesso e quindi libero di condannarsi. E se è appena più intelligente di una capra (direbbe Sgarbi) si assolve, partendo da un semplice ragionamento: in democrazia si attribuisce a cani e porci il potere-dovere di governare, pur sapendo che in quella funzione falliscono pure i geni. E' ovvio che poi questi si sentano legittimati a qualunque abuso, posto che alla funzione di governo non possono sottrarsi, e se pure assegnano ad un avversario la funzione di Premier, vedi Berlusconi, lo fanno dopo aver convertito Palazzo Chigi in mattatoio, e hanno la certezza matematica che da lì non esce vivo.
In conclusione, la tanto sbandierata bellezza della democrazia, fatta di poteri che fanno e contropoteri che controllano è una favoletta. Il contropotere sindacale degli imprenditori che sono una risibile e rissosa minoranza, è una autentica caricatura (vedi la storia dello stramiliardario Berlusconi, politicamente e giudiziariamente cornuto e mazziato, e i piccoli imprenditori italiani affidati alla sua infallibile protezione, ormai tutti ladri, falliti o suicidi).
La maggioranza politica può fermarla o indirizzarla solo la maggioranza sindacale, ma la politica dei lavoratori e il sindacato dei lavoratori sono come un cane a due teste, morde il doppio, ma non è mica tanto fesso da mordere se stesso, quando ha le chiappe imprenditoriali a portata di Equitalia.
Certo, c’è pure il potere giudiziario che sembrerebbe indipendente, ma lo è solo in teoria. Perché essendo soggetto alla legge, e composto da soli lavoratori dipendenti, finiscono per essere tutti dipendenti dal potere elefantiaco legislativo-sindacale dei lavoratori.
Se i singoli rubano ci sono le leggi per perseguirli, ma se l’intero sistema politico sindacale riduce il popolo al suicidio e lo Stato allo sfascio, (facendo lievitare a l’infinito gli imprenditori falliti e quindi i lavoratori disoccupati) nessuno ha il potere di tirare almeno il freno a mano prima che la macchina della democrazia col suo carico umano inerme vada a sfracellarsi ne l’abisso del default.
A me sfugge il percorso logico che a suo tempo indusse Marx ad inventare il comunismo, ma sicuramente capì che la convivenza pacifica lavoratori-padroni è guerra affaristico mafiosa camuffata da mercato, e tanto valeva elevare i lavoratori a padroni di sé stessi, facendo dello Stato un ricco datore di lavoro unico per tutti.
Ma come finì questa storia lo sappiamo. Ora in Occidente e forse a livello planetario la guerra lavoratori-padroni è ripresa alla grande senza esclusione di colpi, così il formicaio dei disoccupati in giro per il mondo cresce in maniera esponenziale e nella stessa misura decresce l’armata brancaleone dei piccoli imprenditori ormai costretti a delinquere o suicidarsi.
La classe dei lavoratori, plagiata da un potere politico-sindacale idiota e ladro, non ha alcuna voglia di smetterla di suicidarsi uccidendo i piccoli imprenditori. Così i grossi, (la cosiddetta “razza padrona”, le lobby imprenditoriali e finanziarie) non ci pensano manco lontanamente a firmare un armistizio, visto che i rappresentanti della classe operaia sono così sensibili alla corruzione, che comprarseli in blocco e affamare, truffare, avvelenare milioni di lavoratori, ormai è semplice quanto un gioco innocuo per bambini scemi.
A questo punto che fare? Il mondo viene da millenni di dittature dei padroni e non è proprio il caso di ritornarci. Volente o nolente, ci resta solo da vaccinare i rappresentanti sindacali e politici dei lavoratori, che oggi si fingono feroci nemici dei padroni, ma sempre e solo per costringerli a mettere a l’ingrasso le mazzette che stanno per allungargli sotto banco, in cambio di leggi ad lobby, ad personam, e ora, ultima in ordine cronologico, ad fidanzatum.
Ad onor del vero, fra i potenti, gli onesti e gli intelligenti ci sono sempre stati e ancora ci sono, a destra e a sinistra. Ma in quanto minoranza, in democrazia non hanno fatto e non fanno la storia. C’è solo da sperare che si rimettano in moto almeno in futuro, altrimenti siamo spacciati.

venerdì 1 aprile 2016

La democrazia, e chi l’ha vista?



La democrazia, e chi l’ha vista?

Nel 1947, i Padri Costituenti italiani, tentarono di fornirci la Repubblica Democratica con tanto di libretto di istruzioni accessibili pure allo scemo del villaggio, se mai in futuro, a qualche imbranato della classe dirigente fosse venuto il dubbio, che in alternativa, uno Stato di diritto si potesse fondare anche su altri valori e per finalità diverse dal lavoro onesto, quali disoccupazione, invalidità fasulle, furti pubblici e privati, ecc. ecc.
Ma nemmeno l’estrema semplificazione dell’Atto Costitutivo, stilato con queste inequivocabili parole: “La Repubblica democratica è fondata sul lavoro", è bastata a convincere la classe dirigente italiana che la divergenza di interessi fra imprese e lavoratori, è come la febbre, è un sintomo fisiologico da tenere sotto controllo, “da governare”, non è una malattia da debellare, uccidendo popolo e Stato.
Ma siccome la classe dirigente italiana per “intelligenza” non è mai stata seconda a nessuno, e anzi ha sempre esportato con successo i suoi lampi di genio; in sette decenni di sindacalismo è riuscita a portare sottozero la febbre dello sfruttamento criminale dei lavoratori italiani, sterminando gli imprenditori onesti e cancellando del lavoro giustamente retribuito pure le impronte digitali. Ma ad onor del vero, l'intero Occidente sembra afflitto dalla patologia dello "zerovirgola" in fatto di produttività politicamente e sindacalmente studiata, voluta e benedetta.
E siccome le nazioni povere non se la passano meglio, è costante la marea di lavoratori che corrono in giro per il mondo a caccia di lavoro dignitosamente retribuito, ma trovano solo negrieri capaci di scaricarli in mare o nel migliore dei casi in un ghetto per profughi disoccupati, posto che la malattia dello sfruttamento del lavoro, cioè di mettere a frutto le capacità del lavoratore a beneficio della impresa che incassa profitti, del lavoratore che incassa salari, e attraverso le tasse a vantaggio della intera collettività, è stata definitivamente debellata.
L’aver sconfitto il male endemico dello sfruttamento del lavoratore, antico quanto l’uomo, è un successo di cui i sindacalisti di entrambi i fronti, “capitale e lavoro” possono andare orgogliosi, insieme a politici, burocrati e giudici che hanno legalizzato e protetto le loro scelte ”geniali”, che nella migliore delle intenzioni avrebbero portato l’Occidente produttivo, progredito e civilizzato al massimo del suo splendore, ma lo hanno condannato alla distruzione totale.
Aver pensato di garantire lavoro ben retribuito, a prescindere dalla produttività, facendo impiccare gli imprenditori onesti e rendendo criminali e strozzini i disonesti  è roba che nemmeno Basaglia avrebbe osato contestare, posto che la Costituzione ha legittimato la maggioranza dei cittadini ad avere un lavoro (art 1) ad organizzarsi in partiti politici per autogovernarsi da Palazzo Chigi (art 49) e in quanto lavoratori, unirsi sindacalmente (art 39) per fingere di contestare e indirizzare le proprie scelte di governo sempre a danno degli imprenditori. 
Come dire che la Costituzione ha messo nelle mani della stessa classe sociale immutabilmente maggioritaria, i lavoratori dipendenti, (perciò unica e sola col diritto di governare) il diritto sindacale di scioperare e rivendicare sempre maggiori diritti, fingendo di opporsi alle proprie scelte di governo.
E così, al sabotaggio della democrazia ci hanno pensato gli stessi Padri Costituenti, istituendo la dittatura politico-sindacale che mette i lavoratori nella condizione di governare e di fingere di opporsi a se stessi in quanto immutabile classe di governo.  Ma quel che peggio, rendendo impotente la Corte Costituzionale, visto che i danni a questo Paese non scaturivano né scaturiscono dalla violazione, ma dal rigoroso rispetto del l’Atto Costitutivo.
Come si possa ora dopo sette decenni riportare in vita il malato e rendere fisiologica la febbre dello sfruttamento del lavoro, che è la finalità cardine di qualunque Stato di diritto, io non lo so.
Ma ho la certezza matematica che più crescono i lavoratori protetti sindacalmente e messi a carico di quei poveri disgraziati che vorrebbero produrre, più diventa proibitivo assumere, fare profitti e pagare salari e tasse, in un mondo dove la parola d’ordine ormai è gettatevi in mare che la nave affonda, visto che politici, burocrati, giudici, sindacalisti e banchieri sono pronti ad ammazzare persino le loro rispettive madri per non mollare la loro personale ciambella di potere e arricchimento a cui sono ancorati.
In un sistema così, sarà pure blasfemo paragonare la condizione del piccolo imprenditore onesto a quella di ebreo condannato allo sterminio. Ma se in Italia (patria del diritto) i piccoli imprenditori si tolgono la vita senza un lamento, senza aver mai chiesto aiuto ad un prete, un maresciallo o un giudice, magari non saremo proprio uno Stato nazista che ti uccide fisicamente, ma ti umilia e ti calpesta obbligandoti a rubare e affamare lavoratori, clienti, fornitori e la propria famiglia per pagare tasse impossibili.

E ora una domanda da miliardi di miliardi di dollari. Fino a quando i popoli sbranati da fame, guerre e malattie, lasceranno le classi dirigenti idiote italiane ed europee libere di spacciare come geniale salvataggio dei lavoratori, lo sterminio "legale" degli imprenditori onesti?

martedì 22 marzo 2016

Il cane alla catena chiamato Premier


Il cane alla catena chiamato Premier
L'Italia sta andando in frantumi, ma non c'è modo di curarla perché le istituzioni sono blindate contro chi vuole risanarle. Politica, giustizia, burocrazia, sindacato e finanza sono come fortezze autonome e inespugnabili. E la stampa che dovrebbe fare da pronto soccorso alle vittime, è così malridotta, e da così lungo tempo, che un quarto di secolo fa, il 21 aprile del 1991, un Cervello Fiorentino, (con la maiuscola) giornalista ed editore, mi scriveva questo della stampa italiana. ''Non sono facili i contatti con la consorteria di coloro che possono rendere prestigiose le loro sciocchezze solo perché, tramite la rete delle amicizie, riescono a stamparle.'' ''E' bello che lei scriva quel che scrive. Ne ho tratto conforto in tanto conformismo che ha reso davvero affascinante la saggezza dell'uomo della strada.''
E l’Italia, da Repubblica fondata sul lavoro, è rimasta per sette decenni affidata alla saggezza dell'uomo della strada (come dire, senza stampa); che se per sua disgrazia non aveva peli sulla lingua, le istituzioni provvedevano a "dargli sepoltura" negandogli un lavoro o distruggendogli persino quello autonomo che s'era inventato. Quanta possibilità di cambiare musica politica e giudiziaria ci sia attualmente in Italia, io per il bene dei miei figli mi auguro molta. E questa è la sola ragione per cui non mi permetto di criticare il Premier che spediscono da capro espiatorio a Palazzo Chigi, sapendo che in quel posto c'è denaro da maneggiare, ma manca il potere di farlo con onestà e intelligenza in funzione del bene comune, e non a vantaggio delle famose ''consorterie'', oggi moltiplicate a livello pandemico.
In Italia ci sono sessanta milioni di soggetti responsabili, meno uno, l’inquilino di Palazzo Chigi che le teste d’uovo italiane considerano omniresponsabile anche delle cacche di cane sui marciapiedi. Per me è responsabile quanto un cane alla catena. L’Italia è grossomodo nelle condizioni di una automobile prossima alla rottamazione; se tu hai un auto così, e l’affidi anche a l’autista più scalcinato del mondo, non hai difficoltà a distingue se ciò che non va è dovuto a l’inefficienza dell’auto o a l’imperizia del guidatore.
Ma ciò che non va in una nazione, viene addebitato pari pari al “governo ladro, pioggia compresa”, anche se il resto delle istituzioni sono talmente impestate di stupidi e criminali spalmati a regola d’arte su tutto il territorio nazionale, e a tutti i livelli, e da svariati decenni, che a titolo di esempio basta il solo salto di qualità romano per darvi una idea del livello di sprofondamento: Roma da ladrona a mafiosa e Milano lavora per soffiarle il primato.
In una automobile difettosa si può anche erroneamente imputare a l’autista la puzza del gas di scarico, se vi risulta che quello ha mangiato fagioli.
Ma i difetti italiani non sono elencabili nemmeno su l’enciclopedia Trecceni. Pensate davvero che basti mandare un inquilino a Palazzo Chigi, onesto e intelligente, di quelli che non mangiano fagioli, per riavere indietro l’Italia col tubo di scappamento profumato?
Abbiamo esperimentato venti o trenta inquilini diversissimi per passare dal governo ladro al governo filantropo, ma pur avendoli carbonizzati con critiche al vetriolo, abbiamo ottenuto l'effetto opposto.  Berlusconi era di destra e non poteva che essere un farabutto a prescindere. Così siamo passati ai super cervelli di sinistra: Prodi, Monti, Fornero e Letta quali miracoli hanno lasciato a l’Italia e agli italiani? E del Matteo Renzi siamo davvero felici come una pasqua?
Noi riteniamo che Palazzo Chigi sia collocato a monte, e che sia la sorgente della buona o cattiva qualità della politica; invece è una valle di lacrime, è il collettore di tutta la monnezza e i liquami dell’intero Paese. Matteo Renzi sarà pure come lo dipingono i più: una lingua camminante. Ma si perde tempo a cambiarlo. Su sessanta milioni di italiani, neonati e moribondi compresi, da alternare uno al giorno a Palazzo Chigi. di sicuro, uno capace di governare gli italiani non lo troveremmo. 
Nemmeno i tiranni più feroci e sanguinari sono unici responsabili della barbarie di una dittatura. Pensare che in una democrazia tutto lo sfascio della macchina Stato sia imputabile a l’autista che la guida e per buona misura al suo meccanico, è demenziale e genocida (e le teste d'uovo dove le mettiamo, e le lobby dove le mettiamo, e la mafia legale e criminale dove la lasciamo?). E' un lavoro da sette fatiche di Ercole trovare i responsabili dove tutti sono liberi e tutti hanno potere. Ma se pensiamo di cavarcela a buon mercato, dotandoci di un capro espiatorio preventivo, sia pure doppio, come può essere il tandem Renzi-Boschi, di democrazia non abbiamo capito una mazza.

domenica 13 marzo 2016

La Germania è la maestra d’Europa e noi i somari

La Germania è la maestra d’Europa e noi i somari
Qui lo dico e qui lo nego: sembra che nella UE ci sia un rebus gelosamente occultato dalla classe dirigente, in mancanza di una spiegazione logica per disseppellirlo.
Io non ho una spiccata vocazione come custode del cimitero, per tumulazioni di segreti di Stato e simili; ma siccome da “Pensalibero” transitano intelligenze di tutte le razze, gradirei sottoporre a chi si sente il coraggio, questo quesito:
Su internet si legge che la Germania ha un debito pubblico superiore a quello italiano, ne l’ordine del 150 % del PIL. E qualche anno fa contendeva il primato a l’Irlanda, ora non so come sta messa. Io non posso garantirvi che ciò corrisponda a vero.
Però una cosa è chiara pure a me che sono duro di comprendonio. E’ da un quarto di secolo che la Germania insegna, rimanda a settembre tutti gli Stati somari d’Europa e alcuni (vedi Grecia) li boccia. Noi tentiamo di infilarci nella categoria dei secchioni che studiano e sono promossi, ma i nostri Premier sono iscritti alla scuola della Merkel, da l’asilo nido in poi e scavano la strada Italia-Germania e Italia-America per farsi interrogare e promuovere. Ma tornano a casa sempre bacchettati a regola d’arte. E a Berlusconi è successo pure di peggio.
Allora, chi ha capito questo rebus, sa spiegarmi perché Merkel e Hollande sono i docenti d’Europa e gli altri sono tutti dementi da bacchettare? (A parte gli inglesi che in Europa ci stanno con la loro moneta e alle loro condizioni.)
E’, o non è un controsenso, che gli Stati viziosi debbano insegnare ai virtuosi? Noi non siamo certo stinchi di santo, ma se corrisponde a vero che le nostre banche reggono le tempeste del mercato meglio di quelle tedesche e forse pure francesi, (e forse pure americane, che sono affondate a centinaia nell’ultima mareggiata) e il nostro debito pubblico non è a quel livello: me lo spiegate voi perché i nostri Premier in Europa e peggio in Germania, ci vanno sempre col cappello in mano e se lo riprendono sfondato?
E’ così difficile per greci e italiani copiare la politica tedesca? Non per diventare i professori UE, ma almeno per non essere in eterno sbeffeggiati da somari?

A naso, credo che i tedeschi e forse anche i francesi hanno capito come autopromuoversi docenti. Posto che la moglie ubriaca e la botte piena sono utopia; per far decollare il prodotto interno lordo bisogna immolare le banche su l’altare delle imprese. Se invece si vogliono le banche solide e il PIL esplosivo, bisogna sognarseli di notte dopo una sbronza, ma col rischio che si convertano in incubi.

sabato 5 marzo 2016

Il vero salva, il falso uccide.


Il vero salva, il falso uccide.

Sono un cittadino italiano di 74 anni stanco di aspettare la politica salvifica. Ho iniziato a scrivere nel 1987 su qualunque giornale ha avuto la bontà di ospitarmi, e dal 2011 solo su internet. In 29 anni, ho modificato a tal punto le mie vecchie opinioni da non riconoscerle più come mie. Ma una non la modificherò nemmeno in punto di morte. 
Siamo indotti a pensare che è la crescita della scienza e della intelligenza umana a produrre un sacco di guai al pianeta e a l’umanità; io invece sono fermamente convinto che sia la crescita patologica dell'ignoranza, stupidità e follia a mettere in forse il futuro de l’uomo, anche se i più si spacciano per scienziati o addetti ai lavori.
Come tutti sappiamo la storia della democrazia si perde nella notte dei tempi, ma le teste d’uovo del potere, non hanno ancora sviluppato una politica intelligente per governarla. La stampa ha dimostrato di saper combattere le dittature, inducendo il popolo a disfarsene; ma nelle democrazie, dove dovrebbe cambiare musica, aiutando il popolo a selezionare una buona classe politica e poi affiancarla nel duro lavoro di governo, la stampa continua a combatterla per sfruttarla, dimenticando che i governanti sono là in nome e per conto del popolo.
Dice di fare gli interessi del popolo, ma combatte chi il popolo ha voluto al potere, così collabora attivamente allo sfascio, e alla lunga attenta alla democrazia. Dopo aver affiancato la magistratura nello smantellamento della prima repubblica italiana, la stampa ha collaborato ad abbattere il Premier eletto Berlusconi e ora siamo già al terzo governo non eletto, che ci sta facendo rimpiangere tutti i danni finti che attribuivano al Cav. per mandarlo a casa.
Nei moderni sistemi democratici, che siano comunisti o liberali, nessuno è obbligato a restare al proprio Paese, né a lavorare, pagare tasse e mantenerlo. Quindi andrebbero (il condizionale è d’obbligo) create le giuste condizioni culturali e giuridiche per invogliare la gente a produrre, (a rendere felice il matrimonio capitale-lavoro) altrimenti si annega tutti nelle parole vuote e nello sfascio pieno.
Ora c’è qualcuno che può dimostrarmi che in Italia abbiamo le migliori condizioni per indurre gli italiani a rimanere da dipendenti e collaborare con chi avvia una impresa e può offrire un salario? Penso che manco Giulio Verne troverebbe la fantasia necessaria per affermare che la politica italiana ha creato le giuste condizioni per ampliare l’offerta di lavoro, riconoscendo agli imprenditori il diritto di fare profitti, e non il quadruplo dovere di lasciarsi rapinare dai burocrati, sindacalisti, esattori e strozzini tutti onesti fino alla lira.
No, nella politica italiana si spreca solo la stupidità perché tali sono istruzione e informazione. Si vuole allargare il mercato del lavoro, mandando in giro Equitalia a consegnare ai piccoli imprenditori onesti la fune per impiccarsi, e di rincalzo i banchieri e gli speculatori finanziari per stringere il capestro usuraio e accelerare la dipartita dei "padroni": perché secondo i geni della classe dirigente e governante italiana questo crea il clima di fiducia e di ottimismo adatto per indurre imprenditori e lavoratori a creare ricchezza e condividerla con lo Stato.
E dopo sette decenni c’è il serio rischio che la stupidità sia già degenerata in follia collettiva. Lo Stato consuma, spreca e ruba e non produce un centesimo. E per incoraggiare chi è in grado di produrre e finanziare di tasse lo Stato, lo istiga a rinunciare, o lo chiude per fallimento dopo decenni di persecuzioni, e quando il lavoro gli riesce a regola d’arte lo istiga pure a levare il disturbo.
Quindi l’unico dubbio che mi assilla è se devo considerare l’intera classe dirigente italiana idiota o matta. Se al governo ci fosse un allevatore di pennuti saprebbe che alle galline non va torto il collo per non perdere la produzione di uova, altrimenti fallisce il pollaio. Ma lo Stato italiano, fra i polli della burocrazia e finanza, e le galline de l’imprenditoria, non ha dubbi su chi convenga accoppare.
Tutti vorremmo le giuste condizioni occupazionali perché i migliori cervelli sfornati dalle nostre università non siano costretti a lasciare l’Italia e a rischiare a l'estero persino la vita. E qual è la più oculata risposta politica per indurli a restare? Aumento delle tasse alle imprese, lotta a l’evasione di chi ha consumato pure gli occhi per piangere, revoca dei crediti alle piccole imprese, e protezione, esenzione e salvataggi di vampiri e strozzini assortiti che producono fiumi di ricchezza, ma privatizzano i profitti e socializzano le perdite. Salvo poi cambiare nazione quando non trovano più pascolo in Italia.
Va detto però ad onor del vero, che nel marciume italiano, che da sette decenni istiga al suicidio imprenditori e lavoratori onesti, non c'è traccia di "notitia criminis": è tutto talmente legale e costituzionale, che ancora la magistratura non vede, non sente, non parla.

domenica 7 febbraio 2016

I cacasenno come i "bravi" di Don Rodrigo

I cacasenno come i bravi di Don Rodrigo

Un popolo che "pensa" come "fare" per rendere compatibile e produttivo il proprio sistema sociale, nel contesto mondiale che ne ospita almeno altri 200, è di sicuro un popolo intelligente. Ma uno che pensa come distruggere persino l’immenso lavoro che ne verrebbe conservando in buona salute il giardinetto di casa propria, ha nel mondo della cultura e nella classe dirigente pubblica e privata, un allagamento di borseggiatori e tracce di pensatori.
E siccome si vive solo facendo bene, dopo aver pensato bene: fingere di pensare per l’intera vita, consumando la ricchezza prodotta da altri, senza generare tre soldi di valore aggiunto, serve solo a garantire piena occupazione parassita agli intellettuali e piena disoccupazione, disperazione ed esodi biblici ai lavoratori.
Alle fiumane di individui capaci di vivere solo facendo, ma che gli viene impedito in un mondo dove il denaro è fagocitato dai “cacasenno, che ai pochi manovali occupati garantiscono solo sfruttamento e alla stragrande maggioranza “il rogo della disoccupazione” avrebbe detto oggi Don Milani.
Pianificare la produttività dei popoli, è stato, ne l’ultimo secolo, un rompicapo “intellettuale” per il mezzo mondo comunista che poi è miseramente fallito.
Ma la lezione non è servita ai popoli liberali, che forti di eserciti di economisti, finanzieri e fiscalisti, che succhiano ricchezza come vampiri, da giugulari pubbliche e private, ancora si dedicano con passione a fingere di pianificare e incentivare lo sviluppo privato “impiccando imprenditori e licenziando operai” e a fingere di contenere il debito pubblico continuando a farlo esplodere per decenni a colpi di privilegi, corruzioni e appalti truccati, innescando interi lustri di recessione e stagnazione, e succhiandosi il Mondo e l’Umanità come un osso buco.
Quando vedete in giro gente col colletto bianco, la cravatta, il telefono in una mano e la borsa ne l’altra, scendere da un SUV luccicante come la porta di un bordello, con autista e segretaria al seguito, grattatevi come al passaggio di un carro funebre, perché trattasi di “pensatori, professionisti, affaristi o burocrati ultima generazione”, che non sono impegnati a pensare la funzionalità e compatibilità globale dei sistemi Stato, grazie al lavoro onesto dei popoli, ma lo sfruttamento intensivo di tutto ciò che è trasformabile in ricchezza per sé e morte per gli altri.
I geni del mondo della cultura che pensano di normalizzare l’Umanità combattendo “diversità e disuguaglianza”, non hanno capito che nel Creato quelle sono soluzioni, non problemi. Anche là ci sono Troike, Bildemberg, Fondi Monetari, Banche Mondiali e strozzini di tutte le razze: si chiamano predatori e mangiano prede. Ma ognuno di loro “rende utilità ambientale per quanto mangia”.
Il predatore mangia miliardi di volte più della preda, ma produce altrettanta utilità, in modo da non attentare mai alla buona salute del Pianeta. Tanto è, che nessuno ha mai considerato il leone insanguinato (mentre squarta e divora la preda), al pari di un banchiere strozzino. Il leone mangia miliardi di volte più della formica, ma pur considerandolo Re del Creato, non pensiamo mai che sia giusto passargli la testa nella ghigliottina come un Re Luigi XVI e consorte.
Invece noi europei e italiani in primis abbiamo individuato nella Troika e nella Merkel, i due nemici da cui difenderci uscendo dalla UE. Ma quelli sono falsi problemi. Il vero rompicapo, è che “i nostri leoni della cultura mangiano troppa ricchezza altrui senza produrre equivalente utilità, né per le banche, né per le imprese, né per lo Stato”, fino ad impedire persino l’occupazione alle “formiche del fare”, a cui non resta che rubare o emigrare.
Tutto ciò non può che produrre fallimenti privati, indebitamenti pubblici e banchieri vampiri, che trovando ne l’economia privata solo sofferenza finanziaria e perdita continua di interessi e capitali, tentano di rimanere in vita comprando a strozzo debiti sovrani, ma è come se curassero il tumore al cervello col lavaggio dei piedi; posto che è l’economia pubblica finanziata dal fisco ad allattarsi alla privata, salvo che quella non resiste mai alla tentazione di svenare i contribuenti invece di mungerli.
Perciò il mondo non si risana impedendo ai banchieri di sfruttare l’economia mondiale, ai predatori di nutrirsi di prede. Perché i sistemi sociali restano in vita se il mondo della finanza trova convenienza a finanziare le imprese, che sfruttando pensatori e lavoratori producono profitto per sé, salari per i lavoratori, interessi per le banche e tasse per lo Stato. Ma se intellettuali ed economisti sanno organizzare a regola d’arte solo fallimenti, truffe, bancherotte e corruzioni intensive: "crolli e funerali economici", non c’è Troika e Merkel che possano tenere in vita in eterno la UE.
Non esiste potere politico o finanziario che possa accrescere i neuroni agli “ercolini ladri miliardari della burocrazia e professioni assortite”. Nessuno si accorge che l’economia privata non sta morendo di usura o di rapina fiscale, ma di mancato finanziamento, e quindi di mancato sfruttamento della forza lavoro, perché allo Stato, alle banche e alle imprese, i burocrati costano troppi furti miliardari, e rendono pochi spiccioli.
I pensatori degni di questo nome hanno determinato e accompagnato il progresso dell’Umanità per millenni, creando fiumi di lavoro ai manovali. Ora si stanno impegnando a far morire di disoccupazione e guerra fra poveri tutto il genere umano, che corre in giro per il mondo alla disperata ricerca di un lavoro e di un salario che non c'è.
Finché sono stati i banchieri a tenere banco, lavoro e vita, sia pure povera, non sono mancati a nessuno. Poi l’intera Umanità è finita allagata dal diluvio universale dei “professionisti e burocrati cacasenno”, (dei massacratori di cervelli avrebbe detto Twain) e nel letto matrimoniale capitale-lavoro si sono insinuati a norma di legge gli “ercolini ladri” della burocrazia e famelici delle professioni.
Così il grosso imprenditore deve riciclarsi in sfruttatore criminale, per riuscire a distillare dal lavoro, la montagna di profitti necessaria a saziare la fame ossessivo compulsiva di interessi ai banchieri, tasse agli esattori e tangenti ai burocrati, sempre insufficienti a sfamare intellettuali e professionisti infiltrati da topi nei poteri dello Stato. E l’unico profitto riservato ai piccoli imprenditori onesti e illusi, non va oltre la pistola o la fune per suicidarsi.
A difendere i popoli da un regnante o un dittatore, bastavano e basterebbero le ghigliottine; ma da milioni e milioni di “cacasenno”, di bravi di Don Rodrigo, che continuano ad impedire il matrimonio, la convivenza e persino l’armistizio fra capitale e lavoro, solo Dio potrebbe difenderci, sempre che non avesse altro da fare.



sabato 30 gennaio 2016

I politologi stanno per inventare la carriola.



I politologi stanno per inventare la carriola

Se riuscite ad immaginare un ingegnere meccano che sta ancora studiando il funzionamento della carriola, ma dai meccanici pretende la costruzione di automobili perfette; allora non avrete difficoltà a capire quanto sono ridicoli i machiavelli della cultura italiana, che da millenni studiano inutilmente come far funzionare una carriola democratica, ma dai Premier pretendono utopiche democrazie con produttività e legalità da formula uno.
Quando ormai è lapalissiano che non esiste un modo per governare insieme, la fame fisiologica dei poveri sfruttati e quella patologica dei ricchi sfruttatori, senza ridurre lo Stato alla bancarotta.
Perché il meglio che possa fare un Premier, è lasciare il popolo libero di produrre; ma se la classe intellettuale non ha ancora istruito i poveri alla produttività e i ricchi a l'onestà: farà prima una cicogna a recapitare con volo interplanetario un neonato, che un Premier ad assicurare, almeno alla vigilia de l'estinzione de l'Umanità, uno Stato ricco ad un popolo improduttivo e ladro, fuori e dentro lo Stato.

sabato 23 gennaio 2016

Le ostetriche politiche imbranate



Le ostetriche politiche imbranate

E’ sempre rischioso stravolgere la destinazione d’uso di un oggetto. Se provi a convertire una bicicletta in trattore, finisci appiedato: perdi la bicicletta, ma non guadagni il trattore. Mutando una cosa in un’altra sfacciatamente diversa o peggio opposta si rischia di perdere tutto. Ma farlo con un popolo, uno Stato, una ideologia o un sistema legislativo è letteralmente suicida.
Per questa ragione il mondo sta venendo giù come una ricotta malfatta, perché si è cercato di convertire tutti i sistemi Stato comunisti in liberali, e l’effetto è visibile anche allo scemo del paese. A cominciare da l’Italia, il cambiamento liberale, è stato affidato a furor di popolo, alla stessa classe dirigente comunista che aveva portato l’Italia alla bancarotta, con mezzo secolo di comunismo sfegatato.
Nel passaggio dal comunismo al liberismo non si è tentato nemmeno di cambiare o rinunciare ad un lavacessi o un passacarte pubblico (manco se reo confesso) per non perdere consenso. Come dire che nel privato si può anche sconvolgerla la destinazione d’uso, ma nella burocrazia non si muove foglia che il burocrate comunista non voglia. Perciò, i politici italiani liberali, lo Stato liberale se lo sogneranno a vita, mentre gli imprenditori, si sveglieranno da l’incubo dello Stato comunista vero e liberale finto fatto di disservizi, ruberie, parassitismi, e abusi di potere, in aggiunta alla competizione selvaggia o disonesta solo da morti, forse !!!!
E’ chiaro quindi che passare da l’uguaglianza comunista alla competitività liberale resterà a l’infinito un pio desiderio, perché gli addetti pubblici rifiuteranno in massa il passaggio e gli imprenditori si ritroveranno iscritti alle olimpiadi del libero mercato, con la palla al piede dei dis-servizi e furti comunisti, da pagare a colpi di stangate tributarie assassine.
Insomma, non si modifica la destinazione d’uso della classe imprenditoriale, prima di aver modificato le istituzioni dello Stato, e l’esercito della “classe dirigente” libera di abusare del potere.
Perché se il mercato finisce assoggettato allo Stato, allora gli imprenditori smettono di essere soggetti autonomi e responsabili anche delle cacche di cane sui marciapiedi, e si convertono in dipendenti dei dipendenti pubblici irresponsabili, liberi di giocarseli come il gatto col topo, sfruttandoli  o accoppandoli a piacimento, senza dover rendere conto a nessuno, come non rendono conto se al lavoro arrivano in orario, se timbrano il cartellino personalmente o affidandolo ad un collega, se  rimangono in ufficio o vanno a divertirsi o a svolgere un altro lavoro a pagamento, se si assentano dalla stanza, se si leggono il giornale invece di assolvere alle loro mansioni o se le assolvono alla velocità della luce, solo dopo aver incassato altrettanto velocemente una mazzetta di contanti o di favori.
Insomma, così come è concepito adesso lo Stato finto liberale, non diventa mai ex Stato comunista, ma resta culturalmente, giuridicamente, economicamente, tributariamente e moralmente comunista, anche quando fa in modo che siano i tromboni politici di destra ad occupare Palazzo Chigi e a pavoneggiarsi come se stessero governando davvero una liberal-democrazia. Con l’unica differenza che i comunisti governano da liberi in giro per il mondo rastrellando Rolex, mentre i liberali esercitano il loro potere sbattuti come burattini fra udienze giudiziarie e arresti domiciliari, quando proprio gli va da dio.
Imprenditori, banchieri e berlusconi assortiti possono inventarsi chilometri di crimini, delitti, truffe, corruzioni, conflitti d’interesse e bunga bunga per non soccombere al massacro di un popolo improduttivo perché finto liberale, abbarbicato come l’edera al parassitismo comunista, ma non vanno da nessuna parte, perché il comunismo si può anche convertirlo in liberismo, ma solo iniziando dallo Stato, altrimenti rimane finto a vita.
Non si inizia dal mercato, massacrando, rapinando e riducendo al suicidio i piccoli imprenditori, perseguitandoli da evasori e ladri di Stato, ma selezionando una classe dirigente pubblica con vocazione a competere, a guadagnare compensi nella misura in cui i suoi servizi pubblici hanno già reso produttive le imprese private. Non sulla promessa di renderle tali nel prossimo millennio.
Perché accreditarsi persino un premio di produttività per i servizi pubblici da terzo mondo che hanno fatto arretrare l’Italia in Africa in cinque decenni di comunismo, e due di finto liberismo, può anche essere legalmente liberale, ma resta sostanzialmente comunista, perché a fallire o ad impiccarsi non sono solo i venditori di bruscolini, che trattandosi di “poveri ignoranti” se non è accettabile, è quantomeno comprensibile; ma a collassare sono i giganti del mercato e della finanza e le loro cordate di imprese miliardarie, (l’ABI parla di 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie, e oltre un milione di debitori insolventi o falliti) allora il problema del liberismo e comunismo finti, è proprio da spaccacervelli.
Nessun popolo può dipendere esclusivamente dal mercato, perché il mercato ha salite e discese come le montagne russe senza cinture di sicurezza. Non può risparmiare i barboni perché  non risparmia i banchieri. Ma il mondo finanziario è adulto e vaccinato per il rischio di impresa, invece il popolo non lo sarà mai. I bisogni umani sono costanti, e il welfare non si potrà mai adeguarlo alle impennate e ai crolli mortali del mercato assassini dei poveri.
Le banche italiane sono già sopravvissute a sette anni di recessione, perché nella UE “il pronto soccorso finanziario è h24” come è giusto che sia per salvare capre e cavoli. Certo è allucinante salvare imprenditori e banchieri, cioè “i Renzi e i Boschi”, dove ci sono barboni che muoiono per strada. Ma il mezzo mondo comunista, sotto la minaccia della guerra atomica, ha esperimentato la ricetta opposta. Senza i banchieri e le banche del mondo liberista accoppati per legge, ha moltiplicato, affamato e ucciso popoli in mezzo mondo.
E al punto in cui siamo, la gente non sa più se ripararsi sotto l’ombrello bucato della “civiltà occidentale”, dove diluvia catastrofi culturali, politiche, giudiziarie, fiscali e finanziarie, in aggiunta alle naturali, o riguadagnare da barbone la libertà. A sentire e vedere in televisione tutti questi tromboni del potere di destra e sinistra pubblicizzare la bontà delle loro scelte e denigrare quelle degli altri, c’è da dubitare seriamente che i comunisti protettori dei lavoratori si siano accorti che in Italia non hanno più lavoratori da proteggere; e fra poco, nemmeno i liberali avranno più imprese e banche da salvare. Dopo l’America, con 500 banche fallite, anche la UE ha le sue Lehman Brothers che rischiano di fallire a grappoli o a cordate intere, se i tromboni del potere non si danno una calmata.
I politici sono come le ostetriche, possono dirsi buoni se portano a buon fine la gravidanza sociale, smettendo di accanirsi a salvare i ricchi per non uccidere i poveri, o i poveri per non uccidere i ricchi. Se no, al pari delle ostetriche imbranate, il politici macellai che non riescono a moderare il loro accanimento ideologico, dovendo salvare partoriente e nascituro, lavoratori e padroni, risparmiatori e banchieri, meglio farebbero, per il loro e nostro bene a levare il disturbo.

domenica 17 gennaio 2016

Dallo Stato comunista allo stato caporale.


Dallo Stato comunista allo stato caporale.

L’Umanità rincorre almeno da diecimila anni il miraggio della pace. Più gli corre dietro, più il miraggio accelera e si rende inafferrabile. E posto che l’unica finalità alternativa alla pace è la guerra; resta solo da capire se è ancora valida l’intuizione di Marx riguardo al lavoro, come mezzo per fondare uno Stato di  diritto che persegua la pace sociale e mondiale.
E per quel poco che ho capito io, nessuno ha ancora inventato un elemento alternativo al lavoro, altrettanto valido su cui fondare lo Stato. Quindi può dirsi Stato, solo l’istituzione che attraverso il lavoro garantisce dignità e vita a l’intero popolo. E ferma restando questa concretissima e immutabile finalità, l’unico soggetto oggi capace di perseguirla, (alternativo allo Stato comunista ormai rottamato a livello mondiale) è l’impresa.
Da quanto premesso si deduce chiaramente che tutta la costruzione filosofico-giuridica posta a fondamento degli Stati liberali è spazzatura allo stato puro, perché del comunismo hanno rottamato tutto ma non la cultura maxista che giustamente negli Stati socialisti considerava il padrone un nemico da combattere e da accoppare giuridicamente.
Giustissima pretesa quando gli Stati erano datori di lavoro, produttori di ricchezza in proprio e pagatori di salari; ma oggi quel modello di Stato non c’è più, quindi manca lo Stato. Quello frettolosamente battezzato liberale, per colmare il vuoto giuridico lasciato dal defunto Stato comunista, di fatto è uno Stato caporale che assume lavoratori in proprio ma li paga con i soldi altrui tar-tassando le imprese. E in tutto ciò non ci sarebbe nulla di male, se dovendosi porre al servizio dei lavoratori, lo Stato avesse capito l’importanza prima di tassarle, di proteggere le imprese per salvaguardare lavoro, guadagno, e pace sociale per tutti.
Invece, come un cane tignoso incurabile, nessuno è riuscito a debellare negli ex Stati comunisti riciclati finti liberali e caporali veri, la cultura del disprezzo e dell’odio nei confronti degli imprenditori e dei banchieri, considerati padroni sfruttatori, corrotti, evasori, elusori, falsificatori, truffatori, bancarottieri e ladri. E chi più ne ha più ne metta.
Insomma, giusto per capirci, una classe dirigente di oltre sei milioni di addetti pubblici, fra politici, giudici, burocrati, giornalisti e professionisti che in Italia lavorano in perfetta sincronia per sfruttare e derubare due milioni di imprenditori presunti evasori e nemici del popolo e dello Stato, di cui una sfacciata maggioranza di pezzenti che producono appena per vivere e che affamano i loro figli per pagare le tasse, o che attingono prestiti usurai per pagare tasse rapina, non poteva che generare quel collasso socio, politico, economico, che porta gli Stati al default e i popoli alla guerra civile.


E pure il concetto filosofico su cui potrebbero reggersi gli ex Stati comunisti oggi caporali è semplice. L’Italia continuerebbe ad essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, se solo si ricordasse che oggi il vero Stato è l’impresa, perché è l’impresa che mantiene popolo e Stato. E chi abusando del potere pubblico uccide o istiga alla fuga o al suicidio gli imprenditori che dovrebbe proteggere, condanna in un colpo solo alla fame e guerra civile popolo e Stato.

giovedì 8 ottobre 2015

Saldi di fine democrazia: due tiranni al prezzo di uno

Saldi di fine democrazia: due tiranni al prezzo di uno

Vorrei sbagliarmi, ma sembra proprio che si debba aspettare la lenta maturazione millenaria degli umani per vedere i problemi risolti: forse !!!. 
Prima che quel tale inventasse la ruota, i pesi se li portavano sul groppone gli umani cavernicoli, in misura delle capacità individuali. Ora il peso insopportabile dello sfascio del sistema sociale e del sistema Stato ce lo portiamo tutti noi cavernicoli di ultima generazione, perché gli addetti ai lavori non hanno ancora inventato la ruota politica che ci affranchi dalla fatica dell’autogoverno intelligente, dai più definito rozzamente democrazia, senza nemmeno sapere cosa è.
Purtroppo, non disponiamo ancora di “intellettuali con l’intelletto”, illuminati di luce propria alla Socrate maniera, produttori di cultura. Abbiamo solo “intellettuali con l’interruttore”, che si alimentano grazie al servizio culturale nazionale o mondiale, come fosse l’Enel, o rimangono al buio pesto. Insomma ruminano cultura altrui vecchia di millenni, ottima per il passato, ma pericolosa per il presente e letale per il futuro.
Perciò sprechiamo il tempo a volerci affrancare dal peso dei problemi, se i moderni Socrate non hanno ancora inventato la ruota culturale che ci alleggerisca il lavoro.
In Europa abbiamo imprenditori e banchieri ricchi sfondati che sembrano tiranni per come sottopongono a sfruttamento intensivo interi popoli e interi continenti. Ma abbiamo anche popoli super specializzati a sabotare qualunque forma di produttività onesta con prestazioni lavorative e rivendicazioni sindacali terroristiche, da bancarotta garantita.
Insomma, per non farla lunga, abbiamo il potere economico dei padroni sfruttatori, in guerra con quello sindacal-politico di lavoratori e pensionati che non si lasciano sfruttare, anzi specializzati a distruggere o sfruttare più di quanto producono.
E questi due mostruosi tiranni sono così ferocemente antagonisti, e così perfettamente bilanciati come potere, che in sette decenni non si è ancora riusciti a fare dell’Italia quel famoso Paese “normale” di dalemiana memoria, anzi il sistema sta colando a picco come un Titanic, con orchestra strombazzante a bordo, con i carnefici e le vittime inconsapevolmente uniti dallo stesso infame destino.
Perché è sacrosanto liberare gli sfruttati dagli sfruttatori. Ma liberare i lavoratori dal dovere di lavorare e produrre, e gli imprenditori da quello di assumere, produrre e pagare, è genocidio, posto che l’Umanità sopravvive di lavoro o si estingue.
Il sindacato e la politica che ostacolano o impediscono alle imprese e banche di rendere produttiva la forza lavoro, istigando i lavoratori a sabotare le imprese e odiare gli imprenditori come fossero negrieri e assassini, alla lunga si rendono responsabili non solo di omicidio, ma di genocidio, perché la disoccupazione, o induce gli onesti disperati al suicidio o li trasforma in criminali. E immaginare un futuro roseo per gli europei, stretti fra due tiranni che hanno già sciupato sette decenni per combattersi, è stupidità.
franco luceri

sabato 26 settembre 2015

Qua un "Premier Dio" non basta


Qua un "Premier Dio" non basta

Scorticando vivo Pantalone al limite del genocidio, cultura, politica e finanza italiana hanno ammalato lo Stato di gigantismo burocratico e il popolo di nanismo economico. E avendo reso cronicamente improduttivo il nano, ora il gigante sopravvive collezionando debito pubblico e senza una classe politica col potere reale di invertire la rotta.
Stabilire se lo sfascio è imputabile al nano o al gigante è lavoro da padreterno. Sta di fatto che in Italia la politica di sinistra non ha difficoltà a crearsi consenso assumendo dipendenti pubblici, distribuendo appalti truccati alle multinazionali (oneste fino alla lira, non oltre) e scaricando il costo sui piccoli imprenditori (unici che siano realmente tar-tassabili) fino ad istigarli al furto, al suicidio o omicidio come quel contadino che ha ammazzato un uomo per il furto di un melone.
Mentre la politica di destra che vuole meno Stato e più mercato, fa buchi ne l’acqua, perché il “più mercato” si ottiene solo col “meno Stato”ma siccome da quello orecchio  burocrati e professionisti italiani non ci sentono, il più mercato della destra liberale resta e resterà a l’infinito tragica utopia per gli illusi che ancora si sentono capaci di vivere onestamente di lavoro autonomo: poveracci !!!!
Questa è la ragione per cui l’elettorato italiano vota sinistra, perché la sinistra qualche assaggino di occupazione pubblica lo promette e lo da, (vedi Renzi) anche con lo Stato in punto di morte. Mentre la destra, con il suo fantascientifico “meno Stato e più mercato”, (vedi Berlusconi), promette milioni di posti di lavoro privati, ma poi riesce solo a garantire milioni di fallimenti, licenziamenti e delocalizzazioni, con lo Stato che non smette mai di mangiarsi i piccoli imprenditori (vivi e morti) e mettere in fuga le multinazionali che si rifiutano di pagare tangenti, e il tutto, “a norma di legge”, (suicidio di centinaia di piccoli imprenditori onesti compreso).
Allora chiediamoci: magari la politica sarà stata indotta ad inventarsi più posti di lavoro pubblici per sopperire alla carenza dei privati. Ma poi, se lo Stato continua a falcidiare le piccole imprese e mettere in fuga le grosse, non genera più disoccupazione privata di quanta ne risolve con l’occupazione pubblica?
Quindi è urgente stabilire se va messo a dieta lo Stato e a l’ingrasso l’economia con politica di destra (per ora mai vista, solo sognata); o è meglio continuare con quella statalista di sempre, che porta consenso garantito a sinistra, ma evaporazione dei partiti di destra, e suicida trasmutazione antidemocratica.
Posto che in Italia gli “intellettuali cane da guardia”, disposti ad addentare le chiappe politico-burocratiche in difesa del popolo sovrano, sono ancora tutti da inventare. E non si capisce se dottori, professori, giornalisti, professionisti e sindacalisti, siano stati tutti castrati a forza, o si siano venduti a caro prezzo al potere politico per spacciare come legale, questo grandioso livello di “in-giustizia sociale”, con una massa di poveri incalcolabile, e oltre il 50% di giovani disoccupati, tutti rapinati della borsa e della vita, per garantire potere e irresponsabilità a l’intellighenzia italiana.
Un programma astronomico esteso dalle sale parto ai posti tomba, che impegna centinaia di migliaia di dirigenti, direttori e presidenti, con guadagni doppi e tripli del Presidente Obama, per portare l’Italia ad un passo dalla guerra civile.
E meno male che tanti bei “cervelli” hanno solo finto di salvare popolo e Stato; altrimenti, come primo piatto avrebbero preteso di mangiarsi viva l’Italia, e per secondo si sarebbero cannibalizzati a crudo pure gli italiani.
Nemmeno la dittatura si lascia governare da un solo feroce dittatore, senza un esercito di sottotiranni che lo puntellano come una casa in costruzione. 
Quindi, una democrazia, che sia realmente il governo del popolo, posta al servizio del popolo (non a l’asservimento) e quindi si adegui ai bisogni del popolo onesto, (non a quello corrotto o mafioso italiano), un “Premier Dio” non basta a governarla, servono intellettuali con attributi "da cani da guardia" che puntino dritti alle chiappe degli assassini dei poveri, dei deboli, degli indifesi; perché con quelli "da sottotiranni", che agguantano gli onesti alla giugulare, siamo almeno da mezzo secolo imbattibili esportatori mondiali.

mercoledì 26 agosto 2015

Scienza uguale politica

Scienza uguale Politica

lunedì 6 luglio 2015

Contrordine: detassa ma spendi


Contrordine: detassa, ma spendi

Mi sa che in Italia il buon governo è condannato a restare utopia ancora per qualche millennio. Dopo i governi Berlusconi perseguiti per illeciti di tutte le razze (abigeato escluso); anche i tre successivi Premier di sinistra, sono stati bocciati dalla Consulta per non aver scongelato gli stipendi degli statali (forse congelati da Berlusconi nel 2009?), per aver congelato l’adeguamento delle pensioni al costo della vita; e in ultimo dalla Corte dei Conti, per non aver ridotto l’intollerabile pressione fiscale, “per restituire capacità di spesa a famiglie e imprese”.
Ora stabilire quanto è costata realmente agli italiani l’operazione congelamento, lunga sei anni è un lavoraccio. Ma se è facile capire che una politica sbagliata produce danno ai danneggiati, serve un esercito di strizza cervelli per capire perché la stessa politica di risparmio della spesa ha istigato al suicidio centinaia di piccoli imprenditori e ora qualcuno anche grosso.
La politica che ha sottratto una barca di miliardi a pensionati e dipendenti pubblici, avrà fatto risparmiare tante tasse agli imprenditori, o no? Come ha fatto ad istigarli al suicidio, se da contribuenti hanno versato meno tasse allo Stato? Oppure le piccole imprese hanno subito la riduzione dei profitti, per la ridotta capacità di spesa delle famiglie, e una imposizione tributaria crescente: e i miliardi incassati e risparmiati, se li sono pappati gli angioletti candidi candidi della classe dirigente?
Insommadopo il congelamento delle pensioni dichiarato fuorilegge dalla Consulta, a cui la politica "dolorante" sta cercando di mettere riparo (così dicono); ora altra tegola, la stessa Corte Costituzionale ha imposto ai politici di rivedere contratti e stipendi della P.A. bloccati da sei anni. La sentenza non varrà per il passato, ma dal 2016 potrebbe costare fino a 13 miliardi all'anno.
E terza tegola; la Corte dei Conti ha dichiarato “intollerabile” qualunque aumento della pressione fiscale. A lanciare l’allarme è la Presidente delle sezioni riunite della Corte dei Conti in sede di controllo, Enrica Laterza, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2014. "Va restituita capacità di spesa a famiglie e imprese”.
 E se così stanno le cose, una domanda sorge spontanea: se la politica ha fatto solo danni, per sei anni consecutivi, domani cosa può fare di utile? Non può più congelare le pensioni, non può più congelare gli stipendi degli statali, non può tassare oltre, manco lo scemo del paese: e allora la montagna di miliardi per tappare questi due bucherelli, e risanare il debito pubblico da dove la pesca? Forse dilatando la voragine del debito e accelerando il default?
Temo che “fuori di melone”, in Italia non è finita solo la politica, ma proprio come temeva Camus, l’intero popolo. Chiedere al governo di abbassare le tasse e aumentare stipendi e pensioni: è come imporre al fornaio di comprare meno farina ma consegnare più pane. 
Spero con tutto il cuore di sbagliarmi; ma il contrordine di "detassare e spendere", quando il calo dei profitti e la crescita dei tributi ha già sterminato la piccola imprenditoria italiana e dovrebbe passare alla grossa; è un segnale di pericolo come il teschio stampato sui pali dell'alta tensione, per suggerire agli addetti ai lavori tributari, di tenersi a distanza di sicurezza dalla classe dirigente: professionisti, burocrati, industriali, banchieri.

lunedì 22 giugno 2015

L'Italia è un bluff

L’Italia è un bluff
Per domande così complesse io non sono attrezzato; ma prima di dare la croce addosso al Premier di turno, chi attrezzato lo è, farebbe bene a chiedersi se la politica dispone ancora degli ingredienti necessari a cuocere quel famoso menù del "Buon Governo" che ci indurrebbe a sperare nel futuro, garantendo: istruzione, informazione, casa, famiglia, salute, salario o profitto, pensione e sicurezza per tutti.
Io, sulla disponibilità degli ingredienti necessari a fare de l'Italia un Paese normale, ho qualche dubbio; posto che noi italiani, dal mare, stiamo recuperando solo cadaveri, malati da curare, partorienti da assistere, neonati da salvare, e validissimi lavoratori a decine di migliaia, ma che ancora non abbiamo manco una vaga idea di come impiegare.
Tanto è che di nostro abbiamo solo pensionati da mantenere, disoccupati da cassintegrare, esodati da sistemare, invalidi e falsi invalidi da foraggiare, imprenditori da dichiarare falliti, evasori, truffatori, corruttori, e corrotti e ladri da ingrassare, nonché un debito pubblico sempre crescente, da ripianare con un PIL sempre calante.
E non basta; in tutta la UE, i banchieri e i finanzieri che dovrebbero evitare i collassi economici finanziando insieme Stati e imprese, sono essi stessi bisognosi di salvataggio, ovviamente a spese di chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere, come va di moda da un ventennio e oltre.
Perciò alla classe politica le sarà rimasta, come ricchezza spendibile, al massimo un mini specchio su cui arrampicarsi; mentre i popoli a rischio default, ubriachi da disinformazione e propaganda elettorale, chiedono ancora pranzi di gala, a politici che dopo spartita la torta fra loro, non hanno da distribuire manco panini ammuffiti.
Perciò, anche se questa analisi non descrive fedelmente la realtà; si capisce bene che al governo dei popoli occidentali ormai ci vorrebbe il Padreterno; perché consegnare il potere ai migliori professionisti della politica, ma non avere gli “ingredienti” con cui rifornirli, serve solo a farli sentire impotenti, falliti e stupidi, quando si rendono conto che senza "risorse", non va oltre il buco nell'acqua persino il super governo Monti-Fornero; oppure, se sono stupidi, è come istigarli a delinquere, sentendosi “padreterni”.
Va da se, che se proprio ci preme il futuro, non possiamo più affidare il potere a nani e ballerine; sarebbero facili prede di caste burocratiche e lobby economico finanziarie che se li farebbero da antipasto a spese di quello squattrinato di Pantalone. Il futuro dell’Occidente e dell’Italia in primis, passa da una accuratissima selezione della classe politica e burocratica, da sostenere con "consenso plebiscitario", nella speranza che ci levi dal caos della "anarchia sfascista" in cui ci hanno cacciati in sette decenni di finta democrazia.

So bene che la mancanza di dissenso trasforma anche le migliori democrazie in dittature. Ma ormai non possiamo ignorare i danni prodotti da l'intero popolo italiano: elettori ed eletti, che in assenza di leggi degne di questo nome, vera giustizia e vera informazione, hanno scambiato il libertinaggio per libertà. E per arricchire dove era impossibile arricchire, si sono prostituita pure la madre, e hanno sfasciato a 360 gradi anche ciò che era impossibile sfasciare. Vorrei proprio sbagliarmi; ma con questa finta democrazia, che ha convertito il popolo da sovrano di diritto "a somaro di fatto", per l’Italia, per la UE, e forse per l’intero Occidente non c’è futuro.