giovedì 4 aprile 2013

Processate la cultura, non i politici.



Processate la cultura, non i politici.

E’ vero, non c’è un modo diverso per vederli all’opera: si deve per forza incendiare la casa per avere l’intervento dei pompieri, o minarla per vedere all’opera gli artificieri. Ma cosa va fatto per avere una squadra di operosi restauratori politici, nella CASA COMUNE ITALIA, prima che venga giù come una ricotta malfatta e si finisca tutti per accoppare i potenti in una rabbiosa guerra civile?
L’attuale generazione dei Robespierre sprovvista di ghigliottine, per non morire d’inedia s’è procurata ogni tanto un Andreotti in odor di mafia da processare, un Craxi corrotto da far morire in esilio o un genio del crimine come Berlusconi, per vivacizzare le aule di giustizia per un ventennio.
E pure, un modo alternativo per procurare clienti illustri alla “signora guillotten”, il mondo della cultura lo avrebbe decapitando le idee e le ideologie idiote, prima che possano accoppare interi popoli come il comunismo, il liberismo, o entrambi in guerra fra loro come in Italia da 65 anni.
In mancanza di re Luigi XVI e consorti da accoppare, gli attuali Robespierre italiani giocano al gatto e topo con i Berlusconi e affini; e forse farebbero bene a domandarsi, prima che sia tardi, se i popoli sono barbari:
1°  perché tale è la natura umana.
2° o perché la cultura occidentale induce ogni singolo individuo (peggio s’è molto istruito) a condannare ossessivamente le azioni altrui, per risparmiarsi, da “portatore sano” di idee da manicomio, la camicia di forza.
Se in Italia il governo è sempre stato una specie di conclave alla rovescia, dove si entra papa e si esce, (altro che cardinale) prete spretato, e magari ammanettato, (se si tratta del “papi” di Arcore) senza avere il potere reale di licenziare nemmeno un cameriere di Palazzo Chigi, figuriamoci un ministro, allora, qualcosa di profondamente guasto nella cultura filosofico giuridica italiana c’è.
E insabbiare questo problema è un attentato al popolo e al suo sacrosanto diritto di autogovernarsi per vivere e non per schiattare. Per 65 anni abbiamo affrontato i problemi cambiando i politici invece della cultura politica da manicomio d’Aversa. Ora siamo arrivati anche a processarli invece di processare le idee. Quindi il popolo si predispone ancora oggi a truffare sé stesso, visto che avrebbe bisogno di una esplosione di posti di lavoro e di PIL, ma si è affidato ad una classe politica capace solo di spendere poco, invece di produrre molto.
Insomma, sindacalisti e dipendenti hanno fatto ricca l’Italia, ma ora dovrebbero affidare il potere agli imprenditori per far ripartire la produttività ed evitare l’imminente default, ma non lo faranno.
Agli imprenditori italiani agonizzanti, i sindacalisti e i comunisti hanno il potere di riservare in esclusiva tre cose: tasse, manette o corda per impiccarsi; anche se da venti anni insistono a farsi rappresentare politicamente dall’imprenditore più capace e potente d’Italia: Berlusconi. E se è questo il trattamento riservato allo strapotente, immaginate cosa è in grado di fare, questo Paese, ad un qualunque imprenditore onesto che osasse fare politica !
Il potere dei lavoratori è così radicato, esteso, inossidabile e potente come una dittatura, che agli imprenditori non comunisti, restano tre sole cose a loro insindacabile scelta: fallimento, galera o cassa da morto.
Guardatevi intorno, gli imprenditori italiani stanno fallendo in massa, e i titolari di nuove imprese sono tutti immigrati di colore. Nei mercati di paese, un imprenditore di pelle chiara, sembra un immigrato clandestino in Africa, per la schiacciante maggioranza di imprenditori di colore che vendono beni e servizi più competitivi dei suoi.
A questo ci ha portato il comunismo: ha il merito di aver fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale e degli italiani un popolo ricco, ma porterà tutto e tutti al fallimento, tenendo ancora gli imprenditori sul banco degli imputati, per risparmiare all’idea comunista vera e liberale finta, la camicia di forza.
Nella dittatura italiana, il potere liberale non tornerebbe più agli imprenditori nemmeno con la guerra civile, perché degli imprenditori capaci di investire autonomamente ricchezza propria e produrre ricchezza per tutti pagando salari e tasse, si è estinta la razza almeno da tre decenni.
Perciò, caro Presidente Napolitano, si risparmi pure un travaso di bile. I popoli non si salvano all’ultimo secondo del suo mandato come vuole fare lei. Trenta anni fa avrebbe dovuto vederla l’urgenza di trasformare questo Paese da comunista a liberale e non l’ha vista. Ora lo spieghi lei ai suoi procuratori d’assalto che fermando Berlusconi (il maggior contribuente d’Italia) stanno segando il ramo su cui siedono. E se riuscirà a convincerli avrà salvato l’Italia: senza tecnici e senza saggi.
Dopo 65 anni di istruzione obbligatoria, in Italia abbiamo cervelli pensanti (professori, dottori e tecnici) da impestare il pianeta; ma ci mancano le mani operose di imprenditori onesti e capaci, perseguitati, rapinati e distrutti dai comunisti manettari e tassatori, e dai banchieri usurai, con la santa benedizione dei liberali, troppo impegnati a fare profitti per capire che in un Paese ibrido: comu-liberista, a trovarsi per primi nei guai sarebbero stati i liberali col dovere di produrre, rubare o impiccarsi, e non i comunisti con lo strapotere di tassare e sperperare.

mercoledì 27 marzo 2013

Scienza politica o letteratura?



Scienza politica o letteratura?
Gli italiani possono essere incolpati di qualunque misfatto, ma ritenerli incapaci di ponderare la scelta dell'inquilino di Palazzo Chigi è decisamente ingeneroso. E’ vero, in 65 anni non abbiamo azzeccato un solo Premier che non sia entrato papa e uscito cardinale, che non sia entrato senatore a vita come Monti e uscito suonato per l'eternità, o che non sia entrato galantuomo e uscito gaglioffo come Berlusconi: ma è davvero tutto imputabile al singolo Premier o alla scienza politica?
Per caricarlo di maggiore autorevolezza, prima di consegnargli le chiavi, (e con la certezza che ci avrebbe restituito l’Italia rivoltata come un calzino) abbiamo promosso il prof. Mario Monti “senatore a vita”. Bene! anzi male: ce lo hanno restituito “suonato”, per la quantità di danni che è riuscito a totalizzare nel tempo record di dodici mesi e per la quantità di consenso e prestigio internazionale che s'è fumato.
Insomma, abbiamo un Palazzo del Governo di tutto rispetto, ma non abbiamo azzeccato un solo professore, un accademico, uno scienziato, una testa d’uovo, o almeno un politico professionista capace di governare insieme Italia e italiani.
Se da vivo avesse potuto gettare uno sguardo sulla nostra scombinata democrazia, il grande scrittore francese Paul Valery, ci avrebbe suggerito come Premier un letterato e mai uno scienziato: posto che “la Scienza è soltanto l’insieme delle ricette che riescono sempre”. Mentre quelle italiane che riescono qua ma non là, oggi ma non domani, ai tiranni ma non agli onorevoli, sono letteratura di infimo ordine.
Quindi il ricettario di politica economica di Palazzo Chigi, pieno zeppo di “ricette” mai riuscite, mal riuscite o che mai riusciranno; va strappato dalle mani degli scienziati e consegnato agli scrittori di fantascienza, che a giudicare dalle condizioni italiane, certo ne capiscono di più.
Non è possibile governare un popolo, dove il consolidamento di un potere pubblico si ottiene governando male, o fingendo di governare come Bersani, o illudendosi di riuscirci come Berlusconi, o rifiutandosi, per guadagnare consensi a palate come Grillo.
Dove le leggi che aiuterebbero il popolo a vivere vengono abrogate anche di notte, mentre i privilegi per la casta, i rimborsi elettorali, i premi di maggioranza sfacciatamente incostituzionali, e la porcata planetaria del “Porcellum” restano immutabili. Alla faccia di quel fesso di Pantalone che paga tutto a piè di lista.
Che cosa si può fare di buono in un sistema sociale dove un cittadino che non esercita correttamente un suo diritto, rischia di perderlo, o che lo acquisisca un altro al posto suo; mentre gli uomini di Stato, singolarmente o collegialmente hanno il doppio potere: di governare il popolo, o i caxxi propri, e nessuno che possa fare in loro vece ciò che hanno il potere di fare male o non fare.
A cosa servono il potere legislativo, esecutivo e giurisdizionale, se sono indipendenti e autonomi e nessuno di loro può interferire o impedire l’abuso di potere di un altro? 
Senza un potere gerarchicamente superiore legittimato a mettere riparo alle mostruosità politiche, burocratiche e giudiziarie italiane, a che serve un Presidente della Repubblica che non può imporre al Parlamento di cambiare la legge elettorale o cambiarla lui? A che serve un Presidente del CSM che deve osservare in silenzio le mostruosità della giustizia penale che riduce al suicidio i Tortora, o peggio quella tributaria, che stermina da decenni milioni di imprenditori, e se osa aprire bocca rischia un linciaggio mediatico?
Insomma, Valery ci ha azzeccato in pieno. Nell’Italia dei  comici e dei demagoghi, dei professori, dottori, direttori e presidenti del calibro di Bersani, Berlusconi, Monti e Grillo, si può importare con successo qualunque porcheria letteraria dall’altro capo del mondo; ma della ricetta scientifica della Merkel, i nostri fanta-scienziati  non saprebbero proprio che farsene.
Ma un Presidente della Republica che potesse disfarsi della carica formale di Presidente del CSM, per acquisire quella sostanziale di Presidente della Corte Costituzionale, in modo da negare l'approvazione di nuove leggi truffa e dichiarare incostituzionali tutte le vecchie, che calpestando la migliore Costituzione del mondo hanno distrutto in un colpo solo l'Italia e gli italiani, riporterebbe la nostra politica nell'alveo naturale della scienza.

sabato 23 marzo 2013

Copiate la Merkel


Copiate la Merkel

L’Unione Europea fa acqua da tutte le parti, perché scimmiottando Russia e Cina ha avvertito si la necessità di sfrattare il comunismo e consegnare le chiavi di casa al liberismo: ma il comunismo non ha ancora liberato l'Europa, né il liberismo l'ha occuparla degnamente. Singolarmente o in guerra fra loro, si sono dimostrate entrambe ideologie da bancarotta.
Quindi l’UE si è ridotta ad una specie di limbo, ma tendente più all’inferno che al paradiso; perché al 99% i popoli continuano a preferire lo Stato comunista datore di salari, pensioni e super interessi passivi, scorticando il mercato che assume, produce e paga, fino a farlo fallire.
Come dire: i comunisti rimangono in casa da sfrattati, e i liberisti, nuovi assegnatari, pagano l’affitto restandone fuori. In tutta la UE solo la Germania ha trovato la soluzione all'ormai secolare rompicapo comunismo-liberismo, mentre gli altri ballano pericolosamente sull’abisso del default, continuando a farsi la guerra e incolpando la Germania del fallimento della Unione Europea, dove la circolazione del denaro ha superato la velocità della luce, ma il buon senso è congelato coma l’acqua nei tubi al polo nord.
I tedeschi hanno capito, prima di tutti, che la vera soluzione non passa dal disfarsi dei Bersani e Berlusconi esiliandoli in una Siberia artificiale al centro della UE, ma congelando le ideologie da manicomio, in modo che comunisti e liberisti la smettano di essere cocciutamente al servizio delle rispettive congreghe o peggio di sé stessi, e si mettano invece al servizio dei cittadini che nella loro guerra dissennata soccombono a milioni. Proprio come sta avvenendo in Italia.
Non so se quello tedesco si possa definire consociativismo di seconda generazione; ma la Germania ha trovato il modo di garantire la sopravvivenza dei disoccupati, non scorticando di tasse le imprese e riducendole al fallimento, ma finanziandole per tenerle vive e produttive, e poi tassarle di conseguenza.
Nell'Italia, ex  "patria del diritto", la politica del bene comune e quindi la giustizia, sono all’anno zero, visto che risultiamo imbattibili a livello UE quanto a femminicidi criminali e imprenditoricidi a norma di legge.
Mentre comunisti e liberisti italiani uscivano dalle rispettive caverne, per farsi la guerra fracassando una clava sulla testaccia di Berlusconi o di Bersani, quel diavolo del Beppe Grillo che una ne pensa e cento ne fa, ha minato di M5S  tutta l’Italia, per accoppare l’intera fauna politica, passata dal consociativismo ladrone della prima repubblica, al bipolarismo ladro e schizoide della seconda. 
Sapranno Bersani e Berlusconi sminarsi le rispettive caverne rendendole comunicanti, o fra pochi mesi, l’M5S di Grillo scriverà la parola fine alla loro ingloriosa carriera?

martedì 19 marzo 2013

Censire per governare



Censire per governare
Solo dopo aver studiato la storia e la geografia del popolo italiano con un censimento a regola d’arte, la politica e la giustizia potrebbero promettere di svoltare o invertire la marcia che sta portando popolo e Stato alla distruzione. Ma visto che di censimenti non parlano nemmeno le teste d’uovo della cultura o dell’informazione, la possibilità concreta che i poteri italiani cambino musica è a dir poco remota.
Voi direte, ma perché la buona politica non può prescindere da un censimento ben fatto e aggiornato all’anno in corso? Per la stessa ragione per cui un capo cuoco non può approntare un accettabile menù, prima di aver contato il numero, l’appetito e il portafoglio dei suoi commensali.
In Italia chi sa dirci quanti sono i cittadini dipendenti e autonomi che sanno, vogliono e possono lavorare, quale lavoro creerebbero, quale accetterebbero, a che prezzo, in quale luogo, per quanto tempo. E quanti sono i nuclei familiari, quanti da aiutare e quanti tassare. Quante donne cercano lavoro, e quante stipendiare perché casalinghe con figli a carico, (e quindi già super produttive per la collettività). A quanti anziani non autosufficienti garantire a loro scelta, assistenza invece di pensione. E via elencando per chilometri.
Essendo qualcosa di molto simile alla buona ristorazione, la politica deve essere diversificata per soddisfare decentemente tutti: chi si aspetta che gli servano una super bistecca alla fiorentina, chi una minestrina perché è malato o sdentato, chi pane e acqua perché è indigente, chi un biberon di latte per crescere e chi una flebo per tirare a campare.
Allora, qualunque politica che non parta da un censimento, per stabilire la consistenza numerica e l’assortimento delle classi sociali e relativi bisogni primari e secondari, è politica truffaldina e suicida perché impedisce al popolo di produrre e allo Stato di spendere per governare il progresso, e non come ora in Italia il regresso del popolo, del territorio, della sovranità e con ripercussioni europee.
Le istituzioni che si rassegnano ad esercitare un potere scollegato dalla realtà oggettiva, possono sopravvivere solo palleggiandosi la responsabilità di cui non conoscono nemmeno il nome, incollandosi il sedere alla poltrona e pregando che non arrivi il falegname degli elettori a scollarglielo.
In Italia siamo messi proprio così dall’asilo al Presidente della Repubblica. Le scelte più intelligenti che possano fare i nostri "potentinpotenti", finiscono, (con i comunisti e fascisti che si palleggiano disoccupati, esodati, falliti, suicidi, rapaci, criminali e debito galattico) per cozzare con una realtà a loro sconosciuta, fatta di pochi produttori e molti consumatori, di molti mangianti e pochi paganti.

sabato 16 marzo 2013

Papa Nuovo politica nuova



Papa Nuovo politica nuova
In una manciata di secondi il Vaticano ha mostrato al mondo da dove deriva l’immortalità millenaria della Chiesa, rispetto alla mortale meschinità della politica italiana, europea, mondiale.
Basta pescare da dove finisce il mondo, un uomo pulito, un cervello non contaminato dalla ingordigia per la ricchezza, un Papa Francesco degno di questo nome, che faccia sentire l’ultimo povero del mondo, Suo degno fratello, e il gioco è fatto.
Un Papa che puoi trovartelo sull’autobus  in giro per Roma , o a spingere il carrello della spesa, a pagare alla cassa e tornare a piedi in Vaticano, è un Papa pulito che in poche ore ha regalato autorevole continuità alla Chiesa e speranza di futuro, all’intera comunità mondiale.
Tutte le vittime della idiota cultura e politica italiana possono tirare un sospiro di sollievo: è già passata la nottata. La luce che si vede in fondo al tunnel è a dir poco accecante. Ci basta pescare un Papa per palazzo Chigi, che non sia finanziariamente radioattivo e con braccino corto, che paghi ogni passo con i soldi propri, che sia arrivato in Italia dalla fine del Mondo e il gioco è fatto.
Qua non c’è un solo giornalista e un solo politico che non abbia interpretato da matto il responso elettorale, fino a rendere ingovernabile un insignificante fazzoletto di terra come l’Italia. Governare l'Italia straripante di Mario Monti è più semplice del bere un bicchiere d’acqua, perché chi è delegato a farlo, deve spaccarsi il cervello per trovare le soluzioni, non gli alleati. Gli alleati con cui governare gli sono già stati imposti dal popolo, ed è  antidemocratico delegittimarli per crearsi l'alibi di rifiutarli.
Otto milioni di italiani hanno delegato Grillo a cambiare l’Italia, ma venti milioni hanno chiesto a Bersani e Berlusconi di conservare l’esistente governando con gli attributi, perché alla prossima fermata è già capolinea, e per Bersani e Berlusconi il potere politico sarà un lontano ricordo.
Allora pensate davvero che venti milioni di italiani abbiano lasciato a Bersani e Berlusconi il potere tirannico di scegliere il salto nel buio alleandosi a Grillo o il risanamento conservativo del sistema Italia magari con l'aiuto di Monti?
Si chiama Bersani il problema italiano; perché questo signore non ha capito che i dieci milioni di italiani che hanno votato Berlusconi, non sono diversi dai dieci che hanno votato lui. Non sono la schiuma sociale di cui schifarsi, criminalizzando l’avversario. Perché il capolinea è dietro l’angolo, e lo è per il PD e per il PDL.
Se non si rassegnano a riciclarsi con urgenza da avversari in alleati, perché la campagna elettorale è finita e il popolo italiano ha deciso, sposati o rottamati, faranno la fine dei topi all’uscita dalla tana: il vecchio gatto Monti, e il nuovo gatto Grillo, se li faranno in un boccone.
Bersani svegliati: in democrazia gli alleati come i genitori non si scelgono. Prendere o lasciare. La matematica elettorale ha già scelto per te: Berlusconi, o Berlusconi più Monti, o è la fine.

giovedì 7 marzo 2013

Bipolarismo uguale a guerra politica



Bipolarismo uguale a guerra politica
La politica italiana ha raggiunto un tale livello di stupidità e follia che temo non ci si possa più salvare mettendo in mano a pochi il potere politico di 47 milioni di elettori.
Chi ha ricevuto il potere di governare il Paese, cioè PD, PDL, M5S non sembra conoscere la differenza fra campagna elettorale e governo.
Proprio come il soldato giapponese che avendo perduto i contatti con il suo esercito e non sapendo che la guerra era finita, continuò a combattere per anni un nemico inesistente; la classe politica italiana probabilmente non sa ancora che la campagna elettorale 2013 è finita e che ora ha l’obbligo di governare e continua a screditare gli avversari e continuerebbe per un intero quinquennio di legislatura ri.ri.ri.mandando l’Italia a pu….ne.
La Costituzione impone ai singoli politici di governare lo Stato nell’interesse dell’intero popolo; e quindi impone ai grossi partiti di trovare una linea politica utile all’Italia non alla loro congrega.
Invece, ci tocca sentire Bersani che bussa alla porta di Grillo che non ha i voti per governare e gliela sbattono sul grugno. E a sua volta Berlusconi bussa alla porta di Bersani per fare un governo insieme, ma quello è talmente rintronato che non solo la sbatte in faccia a Berlusconi, ma lo dice e lo ripete a scanso di equivoci che con la destra non ci sarà mai un dialogo finchè la destra sarà inquinata dalla presenza di Berlusconi.
In questo modo offende sia i dieci milioni di elettori che hanno votato la destra, sia l’intero partito PDL, come se si trattasse di un esercito di burattini con cui non si può avere nessun dialogo indipendente dal burattinaio di Arcore che gli tira i fili.
Fatto fuori il burattinaio, i burattini ridiventerebbero degnissimi onorevoli autonomamente pensanti e parlanti con cui trattare singolarmente o come partito. Basaglia è morto, per sua fortuna, di morte naturale, ma davanti a tanta imbecillità e follia incurabile chiamata politica, temo si sarebbe suicidato.
Questi irresponsabili giocano con la vita degli italiani e non gliene fotte un accidente della sfilza di omicidi e suicidi che si consumano per difficoltà economiche.
Con uno Stato che ha toccato in massimo livello di discredito mondiale ed un debito incolmabile, questi sciroccati giocano ancora a fare campagna elettorale, guerra bipolare, quando avrebbero dovuto già comporre un governo o un programma condiviso.
Allora io mi domando, è possibile che la Costituzione che condiziona la politica a non fare leggi sbagliate, lasci poi ad una casta di incapaci la libertà di spacciare per governo del Paese, la campagna elettorale e la guerra fra partiti che prosegue per l’intera legislatura impiccando di ruberie, sprechi e malgoverno l’Italia e gli italiani? 
Questo è un attentato alla democrazia che gli organi giudiziari nazionali e internazionali avrebbero già dovuto reprimere da decenni, perchè della "CARTA DEI DIRITTI DELL'UOMO", questa gente ne fa un uso intensivo seduta al WC di casa sua e persino al Parlamento italiano, dove parlare all'avversario è delitto.

lunedì 4 marzo 2013

la tomba della democrazia



la tomba della democrazia
Ogni popolo balla da 25 secoli sulla tomba della sua democrazia, illudendosi di festeggiarne la rinascita ad ogni passaggio elettorale; ma ahinoi questa gli corre davanti inafferrabile come un miraggio.

E temo che si sia arrivati a tanto, perché agli Stati democratici presunti di diritto si sono paralizzate due gambe su tre. La gamba della competizione partitica elettorale legislativa corre a razzo, mentre la gamba di governo e quella giudiziaria, (che avrebbero dovuto puntare con assoluta terzietà al bene comune, non agli interessi di bottega) si sono anchilosate, per lo strapotere mafioso e totalizzante dei partiti.

E’ verissimo che non c’è democrazia senza partiti. Ma è altrettanto vero che lo Stato di diritto non vede mai la luce, se l’influenza partitica indispensabile in campagna elettorale, continua a proiettare la sua ombra demagogica e mafiosa anche sul potere esecutivo e giudiziario, vanificandone la funzione.
Un politico che conduce una campagna elettorale rabbiosa contro gli  avversari candidati come lui a governare, se risulta vincitore deve affrettarsi a dialogare con tutti i partiti perdenti, perché si assumerà l’obbligo di governare l’intero popolo: chi ha votato lui e chi ha votato i suoi avversari. Ma puntualmente, il veleno seminato ad arte in campagna elettorale per accoppare gli avversari, continua, (con la complicità dei media) a fare vittime inquinando il potere esecutivo e giudiziario per l’intera legislatura, alla faccia del bene comune.
Insomma, mettere in moto una campagna elettorale faziosa è alla portata di qualunque scemo di paese, ma a fine campagna, passare dalla faziosità alla verità, per non inquinare e paralizzare il governo e la magistratura, è un lavoro da padreterni sconosciuto a noi poveri umani.
Il vincitore che si aspetta l'incarico a governare dal Presidente della Repubblica, non si affretta a spegnere o rallentare la sua personale macchina del fango elettorale, (forse perchè il controllo gli è stato scippato dai media?) chiamare intorno ad un tavolo i suoi avversari per discutere civilmente di come governare il Paese, ma fa come quel cretino che aveva urgente bisogno della bicicletta di sua cognata che abitava nella casa accanto, ma pretendeva che dovesse essere quella che lui definiva “la puttana di mia cognata” ad offrirgliela, e non lui a chiederla con garbo, sapendo bene che quella era una donna onesta, proprio perché alle sue avances aveva resistito.
Risposta ad un lettore
Chi si illude che gli elettori italiani portati all’esasperazione dalla crisi, rispondano (fra sei mesi o un anno) con un consenso plebiscitario del 60% e passa a favore di un solo partito, per risolversi il problema economico, eternamente irrisolto, ha fatto i conti senza l’oste.
Sessantacinque anni di istruzione, sia pure di pessima qualità, hanno dato al popolo italiano gli strumenti, non per scegliersi i migliori rappresentanti politici, ma per diversificare a tal punto la scelta, da non dare mai la maggioranza assoluta dei consensi ad un solo partito.
Quindi il popolo italiano non vuole essere più governato da un solo premier e un solo partito, ma da un “GOVERNO CONDOMINIALE” con più partiti rassegnati a governare nell’interesse del Paese.
Insomma, una riedizione alla luce del sole del vecchio CONSOCIATIVISMO MA IN FUNZIONE DEL BENE COMUNE anzichè della mafia partitica come nella Prima Repubblica.
Perciò temo che il movimento di Grillo abbia già sfruttato la fase ascendente, e se non saprà muoversi da “COGOVERNATORE” in questa legislatura, dialogando alla pari con Bersani, Berlusconi e Monti, alle prossime avrà un calo spaventoso.
L’epoca dei consensi plebiscitari alla Mussolini e Hitler e dei poteri assoluti è finita. Prima lo capiremo tutti e meglio sarà.
La legge sul premio di maggioranza stravolge le scelte degli elettori italiani che vogliono Palazzo Chigi trasformato in condominio per i COGOVERNATORI di PD-PDL-M5S e magari pure Monti.
Perchè si sono rotti i “gioielli di famiglia” a sentirsi ripetere ogni elezione, che l’Italia va a fondo perchè è un Paese ingovernabile, non avendo espresso una maggioranza schiacciante e chiara per poter consegnare ad un solo finto premier le chiavi di un finto governo a default garantito.

mercoledì 27 febbraio 2013

filologia finanziaria



Filologia finanziaria
Io non saprei se in 24 secoli Platone ha cambiato idea sull’opportunità di impiegare i filosofi in politica per ottenere il massimo rendimento al minimo costo; ma temo che per il terzo millennio cristiano l’Umanità dovrà mettere i filosofi in cassa integrazione e attrezzarsi di filologi finanziari.
Si dovrà inventare e con molta sollecitudine, se ancora non c'è, la “filologia finanziaria”, per misurare l’impatto economico, il costo, l'utile o il danno prodotto dalle parole dei politici nel mercato globale, infestato di trapezisti finanziari che leggono persino il labiale dei governanti per capire se lanciarsi o no in un triplo salto mortale speculativo di un certo prodotto, o giocare a rapinare questo o quel popolo (che si ritrova un debito sovrano astronomico e una politica idiota) facendogli impazzire lo spread, e ricavando profitti astronomici a basso rischio.
Quindi, è passato il tempo in cui la filosofia era determinante per acquisire e usare al meglio il potere politico, ora ci serve la filologia, ci servono gli esperti di filosofia economica che conoscano come le loro tasche l’impatto finanziario delle parole idiote sulla bocca dei governanti scemi.
Ogni parola politica ha per i popoli un prezzo. Si dovrebbe stilare e aggiornare continuamente il listino, per sapere quanto ci costano in crolli di borsa, rialzi di spread e debito sovrano, le minchiate degli arruffapopoli in guerra fra loro per consolidarsi un potere ormai inesistente, a spese di quel fesso del Pantalone italiano ridotto con le pezze al culo.
Ormai le bombe atomiche sono state declassate dalla politica economica in giocattoli per la prima infanzia, roba da asilo nido, perché basta scatenare una guerra finanziaria occulta a base di crolli di borsa, impennate di spread ed esplosione di debiti sovrani, per macellare un intero popolo con grande educazione e senza un solo decibel di rumore.
Il pensiero di Platone ha condizionato il mio dal 1987, ad oggi, quando ho sentito Bersani sbattere la porta in faccia a Berlusconi e stendere un tappeto rosso a Grillo, nel tentativo di governare l’ingovernabile Italia.
E mi è venuto il sospetto, che anche Platone, incuriosito dal mio scritto, si sia rimesso a studiare l’impatto finanziario delle parole politiche inquinanti; per evitare che dopo 24 secoli l’Umanità sia sempre costretta ad affidarsi ai suoi discenti, ma privilegiando quelli che la lingua se la sono già accorciata o staccata di netto a morsi sapendo bene di poter scatenare una guerra speculativa mondiale, con una parola politicamente intelligente, ma finanziariamente suicida.

mercoledì 6 febbraio 2013

Vedere col cervello


Vedere col cervello
Se da giovane mi avessero detto che ci vede meglio un cieco genio, di un vedente idiota, avrei pensato subito di essere in compagnia di un matto. Bene, da vecchio, sono disposto a scommettere che è così. A noi umani non serve a niente vedere con gli occhi, se poi non siamo in grado di capire. Ecco perché il genio cieco vede più dell’idiota vedente, che anche a scontrarsi frontalmente con la verità la scambia per menzogna. E magari raccoglie il “culo” di una bottiglia di vetro felice di aver trovato un diamante.
E’ passato quasi un quarto di secolo dal crollo del Muro di Berlino, e solo la Germania, in tutta l’Europa, ha saputo trarre vantaggi dalla fine del comunismo. Invece noi italiani abbiamo impiccato l’Italia politicamente, perdendo la sovranità monetaria, ed economicamente, accumulando un debito stratosferico che ci ha portato ad un passo dal default.
Tutti hanno sotto gli occhi l’esempio della Germania liberale che ha inglobato la Germania comunista fino a raggiungere un livello di solidità e affidabilità, da dettare legge in Europa, da sola.
Un popolo di vedenti avrebbe un sussulto a pensare che l’Italia unita ha impiegato 150 anni per fallire. In Germania hanno capito che la formula miracolosa dello sviluppo non sta nella guerra destra e sinistra vecchia come il cucco, ma nella reciproca cooperazione.
Nel 1989, anno della caduta del Muro di Berlino, i liberali non si sono liberati dei comunisti con la bomba atomica o nei campi di sterminio infornandoli in massa, ma gli hanno stretto la mano, e in un quarto di secolo hanno sviluppato la Germania est, quanto e forse meglio della ovest.
Tutto questo è sotto gli occhi di mezzo miliardo di europei vedenti, ma solo oculisticamente, visto che tutti falliscono e la Germania arricchisce. Quando la cancelliera Merkel vede i nostri politici comunisti e liberali rotolarsi nel fango di scandali spesso gonfiati ad arte per strapparsi il potere reciprocamente, di sicuro si scompiscia dalle risate,  (sapendo che ormai l’Italia in Europa ha il potere di un due di briscola in una partita a scopa) ma si guarda bene dall’indicare “la stretta di mano comunisti liberisti”, come la sola via d’uscita per evitare che siano i generali a dover mettere riparo al fallimento dei politici vedenti, ma resi ciechi da un tragico accanimento ideologico destra-sinistra, fascisti-comunisti, che cova perfettamente sotto la cenere come il fuoco da 65 anni.
Grazie alla guerra ideologica, il nord d’Italia ricco e produttivo è stato usato per sfruttare il sud, ma ora ne sta subendo lo sfruttamento. A dimostrazione che in qualunque razza di guerra non ci sono altro che sconfitti. I soli e veri vincenti sono quelli che portano a rottamazione le ideologie, in modo da costringere gli ideologi fasulli all'armistizio.
Perciò, Bersani, Monti e Berlusconi ve lo consiglio: rottamate le ideologie prima che gli italiani rottamino voi.
Senza il comunismo, i lavoratori italiani non avrebbero conquistato la dignità e il rispetto di uomini nemmeno fra mille anni. E senza le imprese italiane, avrebbero dovuto vivere da emigranti per tutta la vita, o da delinquenti o mafiosi nel loro Paese.
Allora lo capiscono anche gli idioti che la politica è una medicina bicomponente: ed è una truffa spacciare per medicina miracolosa il solo comunismo o il solo liberismo, o alternarle al governo, per distruggere in tutta fretta ciò che di buono ha introdotto il liberismo o il comunismo.
Per evitare la guerra civile che in Italia sta dietro l’angolo, serve politica Merkel: una miscela bilanciata di comunismo e liberismo. Perché la delegittimazione dell’avversario politico, a cui si dedicano anima e corpo Bersani e Monti contro Berlusconi, ricambiati con altrettanta cortesia, serve sicuramente per attrarre consensi e salvare i politici: ma uccidendo la politica, l'Italia e gli italiani.

giovedì 31 gennaio 2013

Dalla reggia alla stalla


Dalla reggia alla stalla
Le condizioni di salute del nostro Paese peggiorano a vista d’occhio, e i più sono indotti a credere che la malattia sia imputabile ai governi di sinistra o a quelli più recenti di destra. Ma temo che non sia così. 
Da mezzo secolo c'è una costante in ogni scandalo italiano. Abbiamo più generali che soldati; più controllori che controllati: ma dove c'è qualcuno da controllare, manca puntualmente il controllore. Vedi ultimo fattaccio alla banca MPS.
Se in democrazia alteri il principio giuridico che il popolo è sovrano e l’intera classe dirigente è subordinata e suddita del popolo e di ogni singolo cittadino onesto; qualunque successivo accanimento legislativo e giudiziario per mettere riparo allo sfascio, incollando un controllore alle spalle di ogni controllato, aggiunge caos a caos, fallimento a fallimento.
Ed è in questo barbaro modo, che i nostri solerti legislatori hanno totalizzato fino a 300.000 leggi nel tentativo di fare dell’Italia un Paese “normale”, ma ne è venuta fuori una caricatura di Stato di diritto, e una perfettissima irriformabile dittatura.
E tale rimarrà per altri mille anni, a dispetto di qualunque colorazione politica futura del governo, se gli addetti ai lavori si accaniranno a correggere lo Stato, ma senza mai domandarsi se la loro politica è rispettosa della sovranità popolare. Se il popolo è ancora sovrano nella sua reggia o confinato da somaro nella stalla.
Perché la conditio sine qua non del buon funzionamento delle democrazie, è che il popolo resti sovrano, non dentro, ma fuori dalle cabine elettorali, protetto a vita da eventuali sopraffazioni burocratiche e giudiziarie, dalla classe politica preposta a conservare sovrani i cittadini onesti. Ma anche dalla classe giudiziaria che esercita il potere in nome degli onesti, per impedire ai disonesti di fare danno, e per fermare il legislatore che sconfinasse nell’incostituzionalità, spostando 60 milioni di italiani  dalla privilegiata condizione di detentori del potere democratico e sovrani da servire, a quella di somari e servitori tartassati e usurati da burocrati, politici, giudici e banchieri.
Provate a chiedere in giro, se oggi gli onesti si sentono ancora sovrani intoccabili, nei rapporti con la burocrazia, la giustizia, le banche, il fisco e la politica che vive giorno e notte con le mani nelle tasche degli italiani e vi prenderanno a pomodori e uova marce, perché la condizione degli italiani onesti è ormai “abominevole” diceva un tale, quantomeno da mezzo secolo.
La Costituzione aveva spostato il potere dallo Stato al popolo, perché basta questo per garantire funzionalità alle democrazie. Basta che ci sia una istituzione che protegga il popolo dallo Stato, per avere una democrazia degna di questo nome. Ma se l’intera foresta vergine di istituzioni mangiasoldi è pensata per proteggere lo Stato dal popolo, (e manco per scherzo i cittadini onesti dai vampiri pubblici), allora, alla faccia della democrazia e Stato di diritto, si finisce per riportare il potere a marcia indietro dal popolo allo Stato, declassando così qualunque democrazia in dittatura.
E tanto basta per istigare i disonesti a salvarsi intrecciando rapporti incestuosi con i poteri e i potenti pubblici sensibili alle valige milionarie o alle mazzette di voti mafiosi.
Quindi è inutile fingere di risanare la democrazia, se non si ha la minima intenzione di riconsegnare il potere al popolo, ritrasferendo i cittadini sovrani (a cui oggi basta una missiva di Equitalia per indurli al suicidio) dalla stalla alla reggia.
Ad un cittadino onesto si può chiedere rispetto per le istituzioni e gli addetti, ma se questi hanno acquisito il potere di terrorizzare persino individui come Raul Gardini costretto a finanziare di tangenti miliardarie una intera classe politica e poi a togliersi la vita; e insieme a lui altri politici e imprenditori che persino da onesti ebbero il terrore di affrontare la giustizia di “mani pulite” e  preferirono il suicidio; immaginate con che stato d’animo un povero cristo di semplice cittadino già servo dalla nascita, può affrontare un errore giudiziario o fiscale, se un gigante dell'informazione e un galantuomo come Enzo Tortora ci rimise la pelle.
Da sempre le leggi di uno Stato di diritto hanno la funzione teorica di impedire ai disonesti di fare danno: ma in Italia il risultato è una crescita patologica di criminali aiutati a delinquere e di onesti ostacolati o impediti a fare utile, fino a ridurli al suicidio.
Lo Stato si è arrogato il potere tirannico di proibire agli italiani persino di lavorare e mantenere la famiglia onestamente, se non sono in grado di rubare e finanziare di tasse rapina i furti dello Stato e relativi addetti. E questo è come declassare i sovrani in somari.
Se prendi un giudice onesto e lo sposti in una galera a cinque stelle e gli triplichi lo stipendio, puoi benissimo dire che gli stai riservando un trattamento speciale, e sembrerebbe vero: soltanto che così trasformi (a norma di legge) un galantuomo, da onesto a farabutto , da guardia a ladro.
Rousseau e Montesquieu teorizzarono lo spostamento del potere  dallo Stato al popolo, perché questo è l'unico e solo modo  per far funzionare la democrazia. "Chi esercita il potere pubblico dovrebbe servire il popolo sovrano, libero di eliminare chi ne abusa in sua vece, asservendo o servendosi del potere invece di servire".
Ma ormai le leggi sono pensate per stendere tappeti rossi sul cammino dei gaglioffi e disseminare di mine antiuomo quello dei galantuomini per schiavizzarli e sfruttarli da finti liberi. E se non si pone mano a cambiare il sistema legislativo e riportare nell’alveo da Stato di diritto, il potere oggi tirannico di politici, burocrati e giudici: non c’è barba di politico, di giudice e di riforma che possa cavare un solo ragno dal buco.

martedì 22 gennaio 2013

I vuoti a perdere della politica

I vuoti a perdere della politica

Il grande filosofo, storico e politologo Norberto Bobbio, nel suo libro “destra e sinistra”, ci conferma che questo tipo di divisione filosofico-politica si perde nella notte dei tempi. E pure noi occidentali abbiamo ancora il problema, non di come governarle le democrazie, ma di come inventarcele, posto che fra quelle comuniste rottamate da 23 anni, e quelle liberiste a cui tutti sembrerebbero aspirare a parole, sono proprio queste che non si sa bene se considerarle agonizzanti o inesistenti.
Allora è giusto concludere che la democrazia, come la giustizia, il diritto, la morale, la cultura e qualunque regola, principio, legge inventata dall’uomo, non funziona per il solo fatto di chiamarsi tale, ma se è guidata da soggetti muniti di patente, ma non per carriole. E a quanto sembra, le democrazie occidentali sono guidate tutte, nel migliore dei casi, da neo patentati spingi carriole.
America ed Europa fecero il diavolo a quattro per costringere la Russia a convertirsi al liberismo, perché volevano competere alla pari. Ma ora in Russia e Cina il "comu-liberismo" è da formula uno; e in Europa e America le civilissime democrazie liberali sono nel migliore dei casi sulla sedia a rotelle, e nel peggiore in coma farmacologico assistito.
In 23 anni abbiamo potuto toccare con mano e a nostre spese, che il passaggio dalla dittatura comunista alla democrazia liberale è facile come una bevuta, solo in Russia e Cina. Mentre il passaggio dalla democrazia irresponsabile e sprecona, a quella produttiva e contributiva è assolutamente utopico, per carenza di soggetti  intelligenti, in quanto responsabili.
L’Occidente si è preoccupato di gettare all’Oriente la propria ciambella di salvataggio per aiutarlo ad uscire vivo dalla dittatura comunista. Ma ora che il problema di rimanere in vita nel liberismo lo abbiamo noi occidentali; l’Oriente ci ributta indietro la nostra ciambella, (ripiena a regola d’arte di cemento armato) seppellendoci di prodotti competitivi con relativa razzia di profitti sufficienti a comprarsi in contanti l’intero pianeta, uomini, animali, cose, territori, Stati e debiti sovrani.
L’Occidente ha sottovalutato la pericolosità della convivenza comunismo-liberismo nei sistemi democratici, che il potere reale lo garantiscono più ai governati che ai governanti.
La politica può essere double face come il cappotto; ma proprio come quello, se ne può rendere operativa, o solo la faccia liberale che consente al popolo di fare utile, o quella comunista che gli impedisce di fare danno.
Ma se impedisci di fare danno alla classe sociale dei dipendenti pubblici e privati, non ci sono problemi, ma se pensi di governare gli imprenditori con la stessa politica, ottieni come risultato il crollo dell’economia e la bancarotta dello Stato. Perché agli imprenditori devi consentire di fare utile, e solo ai fuorilegge puoi impedire che facciano danno, altrimenti gli imprenditori chiudono o delocalizzano, dopo aver tentato inutilmente la salvezza nella truffa, evasione, elusione, devastazione ambientale, corruzione ecc. ecc.
Ecco perché le democrazie sono sempre in un mare di guai.
Perché l’unica politica preferita dai comunisti è impedire al popolo di fare danno e consentire invece ai dipendenti pubblici le forme più fantasiose e criminali di parassitismo, improduttività, irresponsabilità e latrocinio.
Mentre ai liberisti piace la politica opposta, che impedisca ai dipendenti pubblici di abusare del potere, ma che consenta ai grossi imprenditori di produrre fiumi di denaro sporco e persino insanguinato, per arricchire in assoluta impunità; e ai piccoli subire una tale persecuzione burocratica e fiscale, da ridursi in pochi anni al fallimento o peggio al suicidio.
Purtroppo la filosofia della legge uguale per tutti è fallimentare; e non perché non è bello che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge, ma perché la legge uguale per onesti e disonesti non l’hanno ancora inventata.
Il legislatore non si muove mai per regolare i rapporti umani, se non per arginare le emergenze criminali, impedendo ai disonesti di fare danno. E quella stessa legge, pone tanti di quei divieti, sbarramenti e penali, da scoraggiare o impedire letteralmente agli onesti persino di soffiarsi il naso, ma mai ai disonesti di devastare il pianeta e sfruttare e uccidere l’Umanità.
Così il vecchio mondo per galantuomini è diventato mondo per gaglioffi, dove la qualità della vita è abominevole per i primi e paradisiaca per i secondi.
Il bisogno di delimitare la libertà dei disonesti ha indotto gradatamente il legislatore a fare leggi da Stato di polizia che hanno finito per incentivare il crimine invece di ostacolarlo, posto che la risposta repressiva della magistratura, per ovvie ragioni di superlavoro e farraginosità legislativa, è tardiva, blanda, inefficace.
E così gli onesti, nel migliore dei casi si fermano a guardare come insieme al mercato, va a fondo popolo e Stato.

lunedì 14 gennaio 2013

L'antidoto al veleno politico



L'antidoto al veleno politico
Conquistare il consenso sociale aiutando i cittadini a spendere più di quanto producono è la formula vincente di qualunque politica democratica, ma anche quella che condanna un intero popolo e Stato al fallimento. Questa in sintesi, la storia dello sfascio italiano irreversibile.
Un popolo che ha versato fiumi di sangue per uccidere un dittatore e darsi una democrazia; senza una valida guida culturale è indotto a governarsi nell’unico modo facile in cui a questo mondo ci si migliora la vita: lavorando meno e spendendo di più.
Perciò, il mondo della cultura che induce un popolo a saltare dalla padella di una dittatura omicida, assolve egregiamente alla sua funzione, solo se poi lo convince a non cadere nella brace dell’autogoverno spendaccione e ladrone suicida.
Non è un lavoro alla portata di qualunque cervello; e al 99% è solo il senno di poi che ci rende edotti, come noi italiani, che ci siamo autogovernati da autolesioni, puntando alla democrazia come fosse una strada a scorrimento veloce verso la qualità della vita: anzi del facile arricchimento, dell'arrampicata sociale, fatta di meno fatica e più guadagno, di meno doveri e più diritti.
Ma siccome questi privilegi non li finanzia personalmente il Padreterno a costo zero, ma i banchieri a strozzo; un popolo ignaro, che li accetta come espressione del buon cuore politico e del miracolo culturale: quando lo Stato sarà ad un passo dal default, per improduttività cronica e latrocinio pubblico e privato, avrà difficoltà persino a farsi prestare una corda per impiccarsi,
In conclusione, ogni cittadino democratico dovrebbe diffidare da qualunque cultura e politica che gli migliora o salva la vita, senza chiedergli altro che consenso politico, o fornirgli una laurea al costo di un leccalecca,  una operazione chirurgica miracolosa ma gratuita, un lavoro pubblico al costo di una tessera di partito, una misera tangente per una pensione di cieco falsa, un appalto truccato miliardario per un 10% di tangente, finanziamenti a fondo perduto, esenzioni e via elencando per svariati chilometri.
Indurre miglioramenti artificiali nella qualità di vita degli individui, senza passare da più lavoro, più guadagno e più tasse, ma solo da crescente indebitamento pubblico, è salvifico per la generazione presente ed omicida per la futura.
Gli italiani si sono autogovernati proprio così, accettando dalla cultura e dalla politica un miglioramento innaturale, non da lavoro e guadagno onesto, ma da rapporti privati e pubblici al meglio incestuosi, resi possibili solo conservando il popolo accuratamente ignorante pur con lauree e master, per impedirgli di vedere che accumulando debito pubblico per le prossime generazioni, da mezzo secolo sta vivendo da parassita mantenuto a spese loro.
I prossimi voti saranno per l'Italia e gli italiani un passaggio epocale, speriamo che capiscano che la medicina dei doveri è amara ma salvifica, mentre i diritti senza doveri, il guadagno senza lavoro è il veleno mortale che ci sta uccidendo.

mercoledì 2 gennaio 2013

Democrazie Vajont



Democrazie Vajont
Chi non ha la sfortuna di credere ciecamente nella democrazia, poi non ha difficoltà ad osservare che i relativi sistemi legislativi, burocratici e giudiziari sono come le dighe malfatte, prima o poi cedono alla mostruosa pressione degli egoismi sociali in tempi di vacche magre, costringendo il legislatore a regolare per legge persino la forma e misura delle banane.
Ma uno Stato che rende obbligatoria la formazione culturale di ogni singolo cittadino, e poi si ritrova con un popolo tanto ingovernabile da dovergli regolamentare non solo i rapporti umani, per evitare la guerra tra poveri, ma anche il colore dei ravanelli o dei finocchi, quanto meno dovrebbe domandarsi se sono fasulli i professori a formare da cani i cittadini,  o i legislatori a governarli.
La cultura ha sempre formato cittadini di qualità, che antepongono il rispetto delle leggi morali alla loro stessa vita, e quindi, per loro, le regole legislative non hanno senso: le rispettano anche dove e quando ancora non esistono.
Ma la politica ha comunque necessità di legiferare per impedire ai disonesti di fare danni e consentire agli onesti di fare utile. Il guaio è, che essendo le leggi erga omnes, la politica finisce per impedire agli onesti di fare utile, ma non ai disonesti di fare danno, poiché questi si predispongono l’inganno molto prima che la politica litigiosa riesca a darsi la legge, dopo decenni e decenni di crimini efferati: vedi primato italiano di femminicidi. 
In Italia il legislatore ha totalizzato un record mondiale di leggi, (venti anni fa si parlava di trecentomila) ma senza impedire nemmeno il record mondiale di corruzione pubblica nella burocrazia e nella politica, e l’esplosione di criminalità privata economica e persino parentale, in ogni possibile rapporto umano.
Allora viene spontaneo considerare il sistema legislativo democratico come la fragile diga del Vajont condannato a cedere alla pressione dell’egoismo privato e del crimine pubblico, perché le pene uguali per tutti, non ostacolano i gaglioffi dal fare danno ma solo gli onesti dal fare utile, seppellendoli di ostacoli, divieti, penali, costi preventivi e lungaggini burocratiche sormontabili solo a colpi di tangenti o mafia.
Perciò io temo che un popolo reso così ingovernabile dall'eccesso di pseudo-governo, da abulimia legislativa, non abbia alcuna possibilità di salvarsi, se non liberando dalle formalità legislative chi non ha mai violato la legge e va invogliato a fare utili, e non certo impedito a fare danni, come fosse stato partorito gaglioffo all'origine.
Le leggi repressive in Italia hanno solo represso l'imprenditoria legale e fatto da volano al crimine pubblico, prima che privato; e senza correttivi giuridici intelligenti, con relativo disboscamento di lacci e lacciuoli paralizzanti solo per galantuomini, la distruzione del popolo e dello Stato è più che garantita.
Per una ragione facile facile: il 99% delle leggi hanno la funzione di impedire ai disonesti di fare danno; e come è giusto che sia, sono farcite di divieti, sbarramenti, incombenze burocratiche chilometriche e penali da suicidio. Ma senza le leggi che consentano agli onesti di fare utile, (in Italia non le hanno ancora inventate: barbone romano multato di 3000 euro perchè vendeva accendini in luogo pubblico invece di rubare, che vergogna...!) questi si ritrovano il cammino costellato di trabocchetti e tagliole legislative che alla lunga li costringono a delinquere e sperare di farla franca, con l'aiuto della prescrizione, o nel peggiore dei casi delle sentenze a babbo morto, che sono la massima velocità della giustizia italiana.