venerdì 14 giugno 2013

Grillo non si lavò le mani


Grillo non si lavò le mani
Fosse pure il peggiore criminale dell’Universo, noi italiani dovremmo a Beppe Grillo riconoscenza secolare per aver tentato di  liberarci dalla più devastante delle mistificazioni culturali, che ci induce a credere che in democrazia l'intera classe dirigente: dai professori, professionisti, giornalisti e fino ai giudici, debba aspettare che i politici  facciano politica o ci mandino in bancarotta.
Tutto falso. Grillo ci ha dimostrato che non serve salire o scendere in politica per fare politica. Lui coordina un quarto dei politici italiani senza essere politico e senza una tessera di partito; ma avendo capito, primo e unico in Italia, che la democrazia è il governo del popolo, non dei politici. 
E se un popolo con decine di milioni fra diplomati e laureati aspetta e spera nei professionisti della politica, come il contadino guarda in cielo sperando che le nuvole gli innaffino l’insalata, e pazienza se poi gliela grandinano, allora un popolo così, di politica democratica, non vive.
In democrazia i politici stanno alla politica, non più dei giornalai al giornalismo. Sono collettori non produttori di politica. Firmano o approvano migliaia di leggi, ma niente di ciò che fanno è opera di un solo politico. Ci vogliono interi eserciti di consulenti e di tecnici che realizzano prodotti finiti, ma collegialmente, perché la complessità della politica necessita di una cultura interdisciplinare di cui nessun singolo soggetto è autosufficiente.
Quindi i partiti e i politici sono semplici contenitori della politica che gli italiani hanno la bontà di riversargli. Come i giornalai aspettano il lavoro dei giornalisti trasformato in giornali da vendere.
Ecco perché a Grillo dovremmo fare un monumento da vivo, per aver liberato gli italiani dalla idea demenziale che si debba aspettare con pazienza che i professionisti della politica facciano politica, impiegando eserciti di tecnici e consulenti strapagati, e magari più ignoranti di loro.
La buona politica in democrazia sorge, non piove. E se un popolo di diplomati e laureati, di Beppe Grillo ne ha uno solo disposto a sporcarsi le mani gratis, a mettersi in gioco per la collettività, sia pure a sbagliare e a pagare, allora quel popolo non merita di fallire una volta, ma mille.
Tutti quegli intellettualoni che hanno sostenuto Grillo, pensando poi di usarlo, e ora lo criticano perché sta perdendo potere, sono l'Italia peggiore, sono l’invasione di locuste che ha raso al suolo popolo e Stato, usando la cultura (acquisita al 90% a spese della collettività che butta il sangue) solo per egoistici e miopi interessi individuali, e mai gratuitamente in funzione del bene comune.
Quella gente non merita di vivere in democrazia, perché mai spenderà i suoi soldi o la sua cultura a vantaggio di tutti; ma solo per  derubare o rovinare tutti a vantaggio proprio.
Perciò, grazie Beppe Grillo per aver liberato questo Paese dalla schifosa mistificazione che riconosce alla classe intellettuale il diritto e l'autorevolezza culturale e morale di criticare la qualità della politica altrui, senza mai sentire il dovere di dimostrare la propria, se non da tecnico o consulente strapagato ed esente da qualunque responsabilità.
Il tuo linguaggio necessariamente aggressivo fornisce ai tuoi avversari l'alibi per attaccarti, e induce non certo i migliori dell'M5S a mettersi contro di te, a farsi espellere o a lasciarti. Non preoccuparti, tu hai già vinto così. Hai dimostrato che la "casta" italiana, considerata inamovibile e strapotente da milioni di Pilato che ci mangiano a lavarsi le mani; per te che hai capacità e coraggio di sporcartele, ha la consistenza della ricotta fresca, ti basta indurre gli elettori italiani adulti e vaccinati a farsela in un sol boccone.
Io non ho l'abitudine di fidarmi delle parole altrui e non ho votato per il tuo movimento. Ma per quello che hai già fatto, mi sento il dovere di ringraziarti. Hai cambiato una grossa fetta dei politici romani. Ora però,  a cambiare politica devono pensarci loro.

venerdì 7 giugno 2013

L'Italia va ricostruita non spolverata


L’Italia va ricostruita non spolverata

Forse un sistema sociale funzionante ancora non lo ha visto nessuno. Dei due modelli politici arrivati fino a noi: quello comunista è fallito nel vano tentativo di produrre ricchezza sfruttando tutta la forza lavoro; ma anche quello liberale, lasciando ai cittadini la libertà di sfruttare capitale e lavoro, salvo poi requisirgli la ricchezza con imposizioni tributarie tanto feroci contro i poveri e finte contro i ricchi, da affamare gli onesti, ingrassare gli strozzini e indebitare gli Stati. In altre parole, lo Stato di diritto continua ad esistere solo come finzione giuridica, visto che i poveri continuano ad essere prede dei ricchi e dello Stato, a norma di legge. E quella di un imprenditore istigato al suicidio per tasse o usura, o non è considerata dalla legge “notitia criminis”, o non è tale per la magistratura italiana, o la stampa non sente il dovere di informarci.
Solo comunismo o solo liberismo?
Chi pensasse ancora che il mondo si salva solo col comunismo o solo col liberismo o con entrambi in competizione come due squadre di calcio impegnate a divertire i tifosi della squadra vincente e rendere idrofobi quelli della perdente, anziché salvare l'intero popolo: di politica non ha capito una mazza. Perché spacca lo Stato in squadre ferocemente antagoniste: fascisti-comunisti, berlusconisti-antiberlusconisti, ricchi-poveri, padroni-lavoratori, vecchi-giovani, giudici-politici, burocrati-utenti, uomini-donne, figli-genitori, nordtassato e sudmafioso/evasore/parassita, devastanti quanto una guerra civile.
Ma la chiave c’è?
E certo che la soluzione c’è. Basta ricopiare, nel governo degli Stati, gli stessi principi solidali che da millenni rendono inossidabile l’istituzione della famiglia, dove non maneggiano denaro cani e porci, ma solo chi dimostra di saper produrre “valore aggiunto”, perchè la ricchezza disponibile, poca o molta che sia, deve bastare a garantire vita e salvezza a tutti. Non giustizia sociale truffa, dove ci sono quelli che si danno fuoco, schiacciati dall’irresponsabilità altrui, e gli utili idioti del potere che massacrano intere classi sociali e partono felici alle Maldive ad abbronzarsi.
Responsabilità
A tutti i livelli va riaperta la stagione della responsabilità. La classe dirigente di un popolo ha nelle sue mani la vita del popolo, ma la propria se la tiene al sicuro da un’altra parte. Questo è il problema. Dovrebbe soccombere come l’autista di un autobus, che è libero di usare i comandi di quel mezzo, e di avere nelle proprie mani la vita dei passeggeri, ma se causa un incidente è il primo a tirare le cuoia.
Nessuno sarà mai preoccupato di arrischiare la vita altrui, se la propria può conservarsela al fresco, come il generale che osserva a distanza di sicurezza, col cannocchiale, i soldati che ha mandato a morire.
Perciò, per liberare l’Italia dagli idioti e parassiti, dovremmo convertire i potenti della cultura, politica, giustizia, sindacato e burocrazia in altrettanti autisti di autobus, che sapendo di coinvolgere se stessi oltre ai passeggeri, eviterebbero quelle manovre azzardate che hanno trasformato l’Italia, in un paradiso in terra per potenti irresponsabili e ladri, e cimitero per impotenti onesti.

lunedì 13 maggio 2013

Guerra fra poveri



Guerra fra poveri
Ho sempre pensato che in Italia solo la riduzione delle tasse avrebbe potuto salvarci. Invece ho sempre sbagliato, come chi si illude di vedere la luna, ma nel migliore dei casi sta vedendo solo la mezza faccia visibile.

Al mezzo problema noto, arcinoto e inflazionato di come e quanto ridurre la massa di denaro trasferita con le tasse dai contribuenti allo Stato; vi è l'altro mezzo problema invisibile e inesplorato di come trasformare quel denaro in servizi pubblici essenziali per qualunque popolo degno di dirsi civile e progredito, senza che l'assalto alla diligenza da parte dei banditi di tutte le razze, converta una fettina/ona di quella ricchezza pubblica, in refurtiva privata.

Quindi la classe politica e giudiziaria onesta, rischia di trovarsi come un asino in mezzo al frastuono: quello dei contribuenti che non vogliono pagare troppe tasse, soprattutto se hanno il problema di difendersi l'essenziale per non sprofondare nella povertà e oltre; e quello dei dipendenti pubblici chiamati a produrre migliori servizi, ma ad un costo inferiore, (che è come volere moglie ubriaca e botte piena)  dovendo compensare la fettina/ona di ricchezza pubblica volatilizzata a partire dai finti ciechi protetti da professionisti e burocrati ladroni, agli appaltatori corrotti, ai manager ingordi, e fino al pezzo di casta dei politici ladri, per fortuna nel mirino dei magistrati

Allora, continuiamo pure a parlare di tasse da ridurre, ma anche di come farle arrivare sane e salve ai dipendenti pubblici onesti, che da sempre hanno l'onere, ma non l'onore di trasformarle in servizi. 

Perchè se dal contribuente al dipendente pubblico le tasse subiscono sfridi, cali, scremature, alleggerimenti, appropriazioni ed evaporazioni tali da arrivare più che dimezzate, (peggio dell'acqua perduta per strada nelle condotture di un acquedotto colabrodo) l'Italia e gli italiani salvati dalla riduzione delle tasse e dai servizi pubblici eccellenti per qualità e quantità, resteranno utopia all'infinito.

E di concreto ci sarà solo la guerra fra poveri, senza un possibile armistizio. Contribuenti a rischio povertà o suicidio da una parte, e dall'altra i dipendenti pubblici onesti, accomunati a tutti i ladri che derubando lo Stato per arricchire.

E ciò è altrettanto disonesto, come riversare nel calderone unico degli "evasori"; gli evasori di necessità, (eternamente perseguitati da Equitalia per furto di bruscolini e anche solo per errori formali) agli evasori miliardari, agli elusori, ai falsificatori di bilanci, ai mafiosi e agli esportatori di capitali nei paradisi fiscali puntualmente favoriti e protetti da troppi potenti disonesti del sistema Italia ingovernabile, di cui la stampa faziosa e complice ne fa da complemento d'arredo.

giovedì 25 aprile 2013

Un Letta a due piazze


Un Letta a due piazze
In Italia abbiamo un solo cognome al vertice della politica, che sia spalmato su tutto l’Arco Costituzionale: quello di Enrico Letta del PD, nipote di Gianni Letta del PDL.
E poiché l’Italia deve uscire in tutta fretta da una lunghissima stagione di contrapposizioni ideologiche, veti incrociati, letargo intellettuale, sonno della ragione, dove il dialogo in funzione del bene comune è stato classificato come il peggior crimine politico da combattere: "inciucio"; per un governo delle larghe intese che salvi l’Italia dal burrone dove sembra in caduta libera, serviva una famiglia priva di paraocchi per cavalli, dove, almeno per vincoli parentali, i comunisti guardassero anche a destra e i liberisti anche a sinistra.
Così il Presidente Napolitano, che per acume politico non è secondo a nessuno, ha incaricato Enrico Letta di fare il governo delle larghe intese o il governissimo come si usa chiamarlo: speriamo che almeno questa sia la volta buona.
Un tale diceva che al mondo non c’è niente che sia abbastanza irrazionale, che poi ripetuto all’infinito non finisca per sembrarci giusto, intelligente e persino geniale. Aveva ragione.
La politica contrapposta in campagna elettorale, ma che continua tale per l’intera legislatura impedendo qualunque tentativo embrionale di dialogo, (altro che inciucio) è il peggiore crimine politico in democrazia, dove le scelte del popolo sovrano non sono sindacabili. I rappresentanti del popolo legittimati ad accedere in Parlamento sono già perfettamente selezionati. A nessuno, e ripeto nessuno, (prima di tre gradi di giudizio) è consentito distribuire patenti di legittimità, illegittimità o "impresentabilità". Solo la magistratura può delegittimare un parlamentare dopo un normale iter giudiziario.
Un giudice che azzardasse un aggettivo improprio prima della sentenza, e tale da far temere che possa avere dei pregiudizi nei confronti  di una delle parti in causa, verrebbe ricusato subito.
I legislatori invece si sono riservati il privilegio di coltivare e moltiplicare i problemi drammatici che dovrebbero combattere, combattendo con chi avrebbero il dovere di dialogare per risolverli.
A questa mostruosità, i politici e l’intera classe dirigente italiana, mettono puntualmente riparo quando devono dividersi la torta delle risorse disponibili (perchè quello e solo quell'istante non è inciucio). Ma finita la spartizione, riprende la contrapposizione  in modo che l’intera Italia vada in malora con il suo carico di problemi irrisolti e cittadini ridotti alla fame o al suicidio.
Il Parlamento è il “pronto soccorso” dove il “bene comune o se vi piace, la giustizia sociale”, arriva malato per farsi curare. Ora immaginatevi che razza di accoglienza gli riservano i sanitari della politica italiana, se impiegano mesi, anni o decenni litigando fra loro, prima di stabilire quanto vantaggio personale ne traggono a curarlo, e quanto danno possono arrecare agli avversari lasciandolo schiattare.
Danneggiare poche migliaia di persone con un comportamento antisindacale è un illecito forse da codice penale. Immaginate che razza di crimine commettono i politici che invece di assolvere alla funzione di legislatori, cambiando le leggi sbagliate, tipo il “porcellum universalmente criticato”, e migliaia di altre mostruosità giuridiche, si infilano la toga di pubblici ministeri per processarsi e impedirsi reciprocamente di governare, impoverendo così i 30 milioni di italiani di classe media e riducendo alla fame 20 milioni e passa di poveri.
La presenza di un Al Capone o di un Adolf Hitler nel Parlamento Italiano può sindacarla solo la magistratura con tre gradi di giudizio. Chiunque delegittimi un parlamentare anche solo un giorno prima, delegittima quel pezzo di popolo sovrano che se lo è scelto come proprio rappresentante politico: e questo potere non lo ha nemmeno il Presidente della Repubblica e nemmeno tutte e cinque le alte cariche dello Stato in seduta comune.
Solo una sbornia di demenza collettiva ha potuto indurre i politici e i giornalisti a considerare per un ventennio la legislatura un’appendice di campagna elettorale, dove continuare ad usare colpi bassi per atterrare l’avversario con cui si aveva il dovere di dialogare. Come se la politica degna di questo nome, non fosse altro che un bottino di guerra fra opposti schieramenti armati di clava anziché di idee e progetti da mediare e perfezionare.
Ora un semino di dialogo e con grande senso di unità lo ha gettato il Presidente Napolitano incaricando l’unico politico di sinistra che non studia la destra come un fronte nemico da bombardare. Speriamo che ci sia gente capace di innaffiarlo; perché se tutti si dicono disposti a sostenere qualunque Premier, purché realizzi gli otto punti di riforme di Berlusconi e forse altrettanti di Grillo, e poi ci sono altri otto punti dei PD, è come rimandare Enrico Letta all’asilo, e imporgli, per non sbagliare il compitino, di farlo sotto dettatura di Berlusconi a destra, PD al centro e  Grillo a sinistra.
Perché se la politica dei veti incrociati continuerà con questa musica che ha già distrutto l’Italia; tempo un anno e gli italiani romperanno disco e giradischi.

lunedì 22 aprile 2013

Muratori conto proprio


Muratori conto proprio
Il grande Henri Poincarè diceva: “La scienza è fatta di dati, come una casa di pietre. Ma un mucchio di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa”.
Quindi, in democrazia, il mucchio di partiti e istituzioni diventa Casa Comune, solo se il cemento del buon governo riesce a dare forma e solidità al tutto. Perché se l'assemblaggio si pretende di realizzarlo con lo sputo del malgoverno, che spacca, rottama, frantuma e ammucchia invece di unire, non bastano mille anni per mettere in piedi e funzionante un vespasiano!!
Se il cemento viene rubato e impiegato tutto per assicurare finta funzionalità ai singoli partiti e singole istituzioni, in guerra reciproca a tempo indeterminato, lasciando che lo Stato si riduca in un mucchio di pietre costose quanto lingotti, ma scollate come le macerie di una costruzione terremotata, allora la Casa Comune diventa un incubo per tutti gli onesti pagatori e una refurtiva per ladri.
Con i poteri privati e pubblici che danno l’illusione di produrre scuole, ospedali, strade, infrastrutture di tutte le razze, ma realizzate solo per l’arricchimento degli addetti ai lavori corrotti e mafiosi, riempite di dipendenti che non hanno alcun dovere di rendere un servizio, o lasciate incompiute, o offerte finite e arredate di tutto punto, ai professionisti del vandalismo o del furto che corrono a smontarsi una porta, un lampadario, un condizionatore, un bagno pubblico e a convertirlo d’urgenza in privato.
Un mese prima delle elezioni, in Italia avevamo il PDL in liquefazione, così ha vinto il PD e in 50 giorni ha dato prova lampante di essere un partito evaporato, incapace di fare un governo e persino di eleggere il proprio Presidente della Repubblica pur avendo tutti i voti per farlo, e persino la disponibilità del PDL a votarglielo.
Quindi l’anomalia italiana sta nello avere architetture partitiche e istituzionali solidissime, ma mai incollate e rese co-operative, perché alla salvezza dello Stato, ogni singolo soggetto della nostra classe "dirigente?" antepone il consolidamento della propria casta, partito, sindacato, istituzione, cordata mafiosa o potere e arricchimento personale.
E’ una colossale truffa sostenuta dal mondo dell’informazione, per far apparire i partiti sempre in disfacimento, in liquidazione fallimentare, salvo cambiare qualche sigla e qualche segretario e farli ricomparire più nuovi e lucidi di prima.
I problemi veri sono della società che paga falsi muratori politici, giornalisti complici e giudici impegnati a difendere lo Stato dal popolo, quando il vero problema è come difendere il popolo dallo Stato, i cittadini onesti dai burocrati macellai, gli impotenti dai potenti, che da 65 anni impiegano il cemento del buon governo, non per trasformare i mattoni sciolti delle istituzioni in Casa Comune, ma per consolidare il loro potere di burocrati, sindacalisti, partiti e singoli politici, che crescono e durano inestirpabili quanto gramigna.
Vedrete, il tempo di prendere il caffé al bar e il gommista avrà riparato la gomma bucata al PD che ripartirà alla grande con un altro autista che sarà la copia sputata di Bersani, per portarsi a rimorchio, come la cosa più normale del mondo, lo stesso Stato sfasciato, ingovernato e ingovernabile di prima; e pazienza se sarà un suicidio per i segretari di partito di destra e di sinistra, a cui si chiede solo di delegittimarsi reciprocamente per impedire qualunque forma di governo degna di questo nome.
Così tutti cercano e spendono soldi, ma nessuno produce istruzione, informazione, sanità, lavoro, previdenza e giustizia, (insomma valore aggiunto) perché nessuno a destra e sinistra produce politica: tutti rubano la malta cementizia dalla CASA COMUNE, (i soldi dei contribuenti) e chiamano politica il correre ad incollare mattoni in casa propria, nel partito, o peggio, nel conto in banca personale in un paradiso fiscale, alla faccia di milioni di genitori e figli, che la casa se la sognano, che il lavoro lo perdono e che il fisco, nella latitanza assoluta della giustizia, li riduce al suicidio “a norma di legge”.
La classe dirigente pubblica e privata andrebbe inchiodata alle proprie responsabilità, perché dove si riconosce alla legge il potere di uccidere la morale, fino a far apparire gaglioffo un galantuomo e benefattore un ladrone; la voragine di ingiustizia sociale che si crea fra super ricchi e strapoveri, difesi e indifesi, garantiti e rapinati, solo una feroce guerra civile può colmarla: ma con una toppa largamente peggiore del buco.
Insomma, le democrazie hanno un solo problema, ed è culturale: formare cittadini pacifici e dialoganti, uomini capaci di vedere e perseguire il bene comune; perché a formare buffoni, demagoghi, arruffapopoli, ladroni, anarchici e urlatori inconcludenti, ci riescono già divinamente professori e giornalisti. E di ciò, gli ultimi due mesi di politica italiana ci hanno offerto una prova scientifica inconfutabile.
Allo stato delle cose, sarà pure lavoro da Padreterno trasformare le regge dei governanti famelici italiani, in Casa Comune dei governati affamati: ma come direbbe quel tale, è l’unica finalità degna di un uomo. 
E per nostra fortuna, che Dio ce lo conservi, ri-abbiamo il Presidente Napolitano alla guida dell'Italia sulla corsia di emergenza:  attenzione, gli airbag sono tutti scoppiati da venti anni, guai a disturbare il guidatore.

venerdì 12 aprile 2013

La povertà è mutata da endemica in pandemica



La povertà è mutata da endemica in pandemica
I saggi, i ricchi, i potenti, i privilegiati del nord non potevano capire, e infatti non hanno capito, quando la naturale tendenza alla solidarietà meridionale non bastava più ad affrontare il problema endemico, secolare, della povertà dei terroni, ma serviva Politica con la maiuscola, per evitare il rischio che l'endemia muti in pandemia, prima dal sud al nord, e ora dall’Italia all’UE.
Questa è la ragione che ha fatto lievitare l’antipolitica in Italia, grazie  a Beppe Grillo che ha colto per primo il segnale inquietante della povertà italiana e ha addentato una grossa fetta di potere ai belli addormentati della politica: Bersani, Berlusconi, Monti & C.
Ora la spoletta è tirata e la bomba potrebbe esplodere. Alcuni ipotizzano che a Grillo non basti più una fetta di potere e vorrebbe tutta la torta (io temo che si sia già pentito per quel boccone gigante che potrebbe andargli di traverso). Ma neanche a Bersani e Berlusconi va giù che gliela strappino sotto il naso, però hanno ancora spesse fette di mortadella sugli occhi e non possono capire che il loro potere rischia di evaporare come l’alcool in una bottiglia a cui Grillo ha rimosso il tappo.
Negli ultimi tre decenni, comunisti e liberali italiani hanno affrontato la questione PIL: competitività e produttività, per uscire vincenti sull’avversario che governa, facendogli incancrenire il problema. Ma visto che la guerra non ha mai prodotto vincitori; i vecchi avversari politici abituati a combattersi fra loro invece di combattere i problemi, saranno ben presto spazzati via, se non coglieranno al pari della Merkel l’urgenza di stringere un’alleanza comunisti-liberali almeno in acciaio inox, per affrontare il problema della povertà italiana, che da secolare rompicapo dei terroni, (affidato alle amorevoli cure della rapina tributaria, usura, corruzione e mafia, tanto dai polentoni non ci sarebbe mai arrivato) si è tramutato in pandemia nazionale, con rischio di contagio UE.
Senza una sfilza di suicidi di imprenditori del nord e la vittoria di Grillo, i politici e gli intellettuali italiani alla mortadella non avrebbero ancora capito che la globalizzazione dell’economia, spostando competitività e produttività dall’Europa all’Asia, ha sfrattato la povertà dalla Cina e l’ha costretta ad imboscarsi nel sud Europa, dove stupidità, miopia, corruzione, ignoranza e mafia, le offrono, vedi Italia, un habitat regale.
Naturalmente Bersani non ha capito che Grillo non vuole governare, ma indurlo a guardare il problema dilagante, che tutta la sinistra ha lasciato per venti anni in mano al perseguitato fisso Berlusconi, aspettando che gli esploda, per raccogliere la massima eredità di consenso politico. Ma fra i due litiganti, è arrivato Grillo ad addentargli una grossa fetta di potere e ora sta costringendo gli avversari Bersani e Berlusconi ad allearsi e affrontare il problema a quattro mani, oppure rimanere stupidamente nemici e finire nel bidone della immondizia politica al prossimo e imminente passaggio elettorale.

martedì 9 aprile 2013

E' tutto da rifare



E' tutto da rifare

La vera causa dei problemi italiani sta nelle leggi sul lavoro e tributarie che spostando potere dai padroni, ai lavoratori e pensionati, hanno operato il miracolo dell’arricchimento dell’intero popolo per mezzo secolo e passa. Ma col passaggio dell’economia, da chiusa a globale, quella giustizia da equa è diventata iniqua.

La politica consociativa della Prima Repubblica, artefice del bum economico pre-globalizzazione, non ha saputo, voluto o potuto riadattare nella Seconda, le vecchie leggi al nuovo mercato, spostando potere in direzione opposta: dai lavoratori alle imprese, per compensare il calo di competitività del nostro sistema economico, ed evitare recessioni, fallimenti, licenziamenti e impoverimenti in massa.
Più le imprese macinano perdite, più vengono caricate di tasse per garantire ai lavoratori e pensionati pubblici e privati, continuità o crescita nel livello di benessere acquisito. Tutti hanno pensato che così il mercato italiano si sarebbe ripulito dalle piccole imprese incapaci di reggere la concorrenza; invece sono state le grosse e produttive a fuggire per prime dall’Italia, fino alla storia recente degli imprenditori italiani che si suicidano, sapendo bene che con l’attuale sistema legislativo, non esiste giudice che possa aiutare gli imprenditori onesti, senza finire lui stesso in galera: perché il massacro sindacale e fiscale degli imprenditori, in Italia è a norma di legge.
I beni o servizi che da noi costano 100, in Cina costano 10. Quindi la lenta agonia delle imprese italiane che continuano a subire tasse crescenti per profitti calanti o inesistenti, è sancita dalla legge. Ad ogni imprenditore onesto in difficoltà servirebbero tre giudici banditi, che violando per tre successivi gradi di giudizio, le leggi sul lavoro e tributarie, lo salvassero da sicuro massacro: cosa meno probabile di un sei al superenalotto.
Perciò gli imprenditori che per decenni hanno avuto fiducia nella giustizia italiana, ora preferiscono levare il disturbo da sé, ad una impossibile sentenza che li liberi dalla valanga di tributi che la politica idiota e la burocrazia menefreghista, irresponsabile o peggio criminale gli fanno piovere addosso.
Soltanto i lavoratori e pensionati avrebbero i numeri per consentire alla politica il salvataggio delle imprese italiane, cambiando le leggi e restituendo agli imprenditori il diritto di fare profitti e pagare salari e tasse, senza il dovere di concludere una vita onesta e una fede incrollabile nella giustizia con due metri di corda, dopo aver tentato la via altrettanto suicida dell’evasione tributaria, nella vana attesa che finisca la recessione o la bulimia fiscale: la tassazione delle perdite dove non ci sono profitti.
Ma per i lavoratori e pensionati, questo implicherebbe un arretramento nei diritti acquisiti: e una cambiale in bianco in tal senso non l’hanno ancora firmata e non la firmeranno mai per nessuno schieramento politico, né di destra, né di sinistra.
I governi Berlusconi hanno avuto valanghe di voti dai lavoratori e pensionati, maggioranze plebiscitarie, ma per pretendere più soldi per sé e più tasse per le imprese. Quindi hanno costretto Berlusconi a sfasciare, anche ciò che voleva e poteva risanare.
Ora, nemmeno la sinistra di Bersani ha il consenso per riportare in equilibrio la giustizia sociale, che così rischia di condannarci tutti alla distruzione, perchè un mercato fatto solo di arricchimento crescente, se non l’hanno ancora inventato per  le banche che falliscono a grappoli; si potrà mai garantirlo ai soli lavoratori e pensionati? No, è socialmente suicida.
L’Italia è ferma da sei anni nella recessione, che per le imprese significa impoverimento o fallimento, e per troppi imprenditori anche suicidio. Ma lo Stato e il popolo dei lavoratori e pensionati non sentono ragione: spremono gli imprenditori come limoni con tasse crescenti fino a farli fallire. Peccato che dei soldi rubati agli imprenditori, solo le briciole vengono impiegate per sfamare i poveri, ma il più, va ad ingrassare i ricchi.
Tutti pretendono gran parte dei profitti degli imprenditori; ma quando la politica economica comincia a regalargli perdite per anni, il socio Stato non solo si sottrae alla condivisione, ma ne accelera la fine continuando a tassare in maniera crescente fino al fallimento delle imprese o alla distruzione degli imprenditori: un milione di licenziamenti nel solo 2012.
Una volta i padroni rapaci condividevano con i lavoratori solo l’impoverimento, e trattenevano la ricchezza per sé. Oggi questo sistema si è capovolto, ma rimanendo rigorosamente criminale. I profitti di una impresa sono di sessanta milioni di padroni, mentre le perdite, di padrone ne hanno uno solo: quel fesso dell’imprenditore che si dissangua di pagamenti in attesa  di fallire.
Solo dalle demenziali leggi sul lavoro e tributarie dipende l’ingovernabilità e il fallimento dell’Italia, Spagna, Grecia e forse anche Francia e oltre; speriamo che almeno l’UE trovi la forza e il buon senso per metterci una toppa che non sia peggiore del buco.
Ma in attesa, bisogna gridarlo forte e chiaro: le finte democrazie che succhiano il sangue a venti milioni di poveri, (fino ad istigare disoccupati, pensionati o imprenditori in difficoltà al suicidio) per garantire privilegi, sprechi e ruberie ad un milione di parassiti e ladri pubblici e privati sono tirannie criminali, anche se affidate a soggetti di indiscutibile onestà, come lo sono le cinque più alte cariche dello Stato, e in primis la Presidente Boldrini che di fronte al dramma dei suicidi ha confessato con grande onestà: non avrei mai immaginato che in Italia potesse esserci questo livello di povertà. Invece è molto peggiore di quanto lei possa immaginarselo. Se non ci fossero le famiglie a fare costantemente da ammortizzatore sociale, le leggi e la burocrazia di questo Stato spingerebbero due italiani su tre a farla finita.
Presidenti Boldrini e Grasso, siete le due nuove risorse di speranza per questo Paese. Ma solo il Padreterno  potrebbe illuminarvi a capire in quale abisso sono sprofondati gli italiani poveri, in conseguenza di un sistema legislativo scadente e scaduto, in mano ad una burocrazia che eccelle solo per stupidità o criminalità: e perciò assassina con gli onesti e protettiva con i criminali.
Metteteci il cuore: perché il solo cervello dei saggi da strapazzo ha fatto troppi danni. Seguite la coraggiosa Boldrini fra la gente, senza aspettare i funerali, le lacrime e le urla di contestazione e troverete la chiave per salvarvi, salvando l’Italia, che ha in troppe leggi asociali e burocrazia idiota un tumore incurato e speriamo non incurabile.

giovedì 4 aprile 2013

Processate la cultura, non i politici.



Processate la cultura, non i politici.

E’ vero, non c’è un modo diverso per vederli all’opera: si deve per forza incendiare la casa per avere l’intervento dei pompieri, o minarla per vedere all’opera gli artificieri. Ma cosa va fatto per avere una squadra di operosi restauratori politici, nella CASA COMUNE ITALIA, prima che venga giù come una ricotta malfatta e si finisca tutti per accoppare i potenti in una rabbiosa guerra civile?
L’attuale generazione dei Robespierre sprovvista di ghigliottine, per non morire d’inedia s’è procurata ogni tanto un Andreotti in odor di mafia da processare, un Craxi corrotto da far morire in esilio o un genio del crimine come Berlusconi, per vivacizzare le aule di giustizia per un ventennio.
E pure, un modo alternativo per procurare clienti illustri alla “signora guillotten”, il mondo della cultura lo avrebbe decapitando le idee e le ideologie idiote, prima che possano accoppare interi popoli come il comunismo, il liberismo, o entrambi in guerra fra loro come in Italia da 65 anni.
In mancanza di re Luigi XVI e consorti da accoppare, gli attuali Robespierre italiani giocano al gatto e topo con i Berlusconi e affini; e forse farebbero bene a domandarsi, prima che sia tardi, se i popoli sono barbari:
1°  perché tale è la natura umana.
2° o perché la cultura occidentale induce ogni singolo individuo (peggio s’è molto istruito) a condannare ossessivamente le azioni altrui, per risparmiarsi, da “portatore sano” di idee da manicomio, la camicia di forza.
Se in Italia il governo è sempre stato una specie di conclave alla rovescia, dove si entra papa e si esce, (altro che cardinale) prete spretato, e magari ammanettato, (se si tratta del “papi” di Arcore) senza avere il potere reale di licenziare nemmeno un cameriere di Palazzo Chigi, figuriamoci un ministro, allora, qualcosa di profondamente guasto nella cultura filosofico giuridica italiana c’è.
E insabbiare questo problema è un attentato al popolo e al suo sacrosanto diritto di autogovernarsi per vivere e non per schiattare. Per 65 anni abbiamo affrontato i problemi cambiando i politici invece della cultura politica da manicomio d’Aversa. Ora siamo arrivati anche a processarli invece di processare le idee. Quindi il popolo si predispone ancora oggi a truffare sé stesso, visto che avrebbe bisogno di una esplosione di posti di lavoro e di PIL, ma si è affidato ad una classe politica capace solo di spendere poco, invece di produrre molto.
Insomma, sindacalisti e dipendenti hanno fatto ricca l’Italia, ma ora dovrebbero affidare il potere agli imprenditori per far ripartire la produttività ed evitare l’imminente default, ma non lo faranno.
Agli imprenditori italiani agonizzanti, i sindacalisti e i comunisti hanno il potere di riservare in esclusiva tre cose: tasse, manette o corda per impiccarsi; anche se da venti anni insistono a farsi rappresentare politicamente dall’imprenditore più capace e potente d’Italia: Berlusconi. E se è questo il trattamento riservato allo strapotente, immaginate cosa è in grado di fare, questo Paese, ad un qualunque imprenditore onesto che osasse fare politica !
Il potere dei lavoratori è così radicato, esteso, inossidabile e potente come una dittatura, che agli imprenditori non comunisti, restano tre sole cose a loro insindacabile scelta: fallimento, galera o cassa da morto.
Guardatevi intorno, gli imprenditori italiani stanno fallendo in massa, e i titolari di nuove imprese sono tutti immigrati di colore. Nei mercati di paese, un imprenditore di pelle chiara, sembra un immigrato clandestino in Africa, per la schiacciante maggioranza di imprenditori di colore che vendono beni e servizi più competitivi dei suoi.
A questo ci ha portato il comunismo: ha il merito di aver fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale e degli italiani un popolo ricco, ma porterà tutto e tutti al fallimento, tenendo ancora gli imprenditori sul banco degli imputati, per risparmiare all’idea comunista vera e liberale finta, la camicia di forza.
Nella dittatura italiana, il potere liberale non tornerebbe più agli imprenditori nemmeno con la guerra civile, perché degli imprenditori capaci di investire autonomamente ricchezza propria e produrre ricchezza per tutti pagando salari e tasse, si è estinta la razza almeno da tre decenni.
Perciò, caro Presidente Napolitano, si risparmi pure un travaso di bile. I popoli non si salvano all’ultimo secondo del suo mandato come vuole fare lei. Trenta anni fa avrebbe dovuto vederla l’urgenza di trasformare questo Paese da comunista a liberale e non l’ha vista. Ora lo spieghi lei ai suoi procuratori d’assalto che fermando Berlusconi (il maggior contribuente d’Italia) stanno segando il ramo su cui siedono. E se riuscirà a convincerli avrà salvato l’Italia: senza tecnici e senza saggi.
Dopo 65 anni di istruzione obbligatoria, in Italia abbiamo cervelli pensanti (professori, dottori e tecnici) da impestare il pianeta; ma ci mancano le mani operose di imprenditori onesti e capaci, perseguitati, rapinati e distrutti dai comunisti manettari e tassatori, e dai banchieri usurai, con la santa benedizione dei liberali, troppo impegnati a fare profitti per capire che in un Paese ibrido: comu-liberista, a trovarsi per primi nei guai sarebbero stati i liberali col dovere di produrre, rubare o impiccarsi, e non i comunisti con lo strapotere di tassare e sperperare.

mercoledì 27 marzo 2013

Scienza politica o letteratura?



Scienza politica o letteratura?
Gli italiani possono essere incolpati di qualunque misfatto, ma ritenerli incapaci di ponderare la scelta dell'inquilino di Palazzo Chigi è decisamente ingeneroso. E’ vero, in 65 anni non abbiamo azzeccato un solo Premier che non sia entrato papa e uscito cardinale, che non sia entrato senatore a vita come Monti e uscito suonato per l'eternità, o che non sia entrato galantuomo e uscito gaglioffo come Berlusconi: ma è davvero tutto imputabile al singolo Premier o alla scienza politica?
Per caricarlo di maggiore autorevolezza, prima di consegnargli le chiavi, (e con la certezza che ci avrebbe restituito l’Italia rivoltata come un calzino) abbiamo promosso il prof. Mario Monti “senatore a vita”. Bene! anzi male: ce lo hanno restituito “suonato”, per la quantità di danni che è riuscito a totalizzare nel tempo record di dodici mesi e per la quantità di consenso e prestigio internazionale che s'è fumato.
Insomma, abbiamo un Palazzo del Governo di tutto rispetto, ma non abbiamo azzeccato un solo professore, un accademico, uno scienziato, una testa d’uovo, o almeno un politico professionista capace di governare insieme Italia e italiani.
Se da vivo avesse potuto gettare uno sguardo sulla nostra scombinata democrazia, il grande scrittore francese Paul Valery, ci avrebbe suggerito come Premier un letterato e mai uno scienziato: posto che “la Scienza è soltanto l’insieme delle ricette che riescono sempre”. Mentre quelle italiane che riescono qua ma non là, oggi ma non domani, ai tiranni ma non agli onorevoli, sono letteratura di infimo ordine.
Quindi il ricettario di politica economica di Palazzo Chigi, pieno zeppo di “ricette” mai riuscite, mal riuscite o che mai riusciranno; va strappato dalle mani degli scienziati e consegnato agli scrittori di fantascienza, che a giudicare dalle condizioni italiane, certo ne capiscono di più.
Non è possibile governare un popolo, dove il consolidamento di un potere pubblico si ottiene governando male, o fingendo di governare come Bersani, o illudendosi di riuscirci come Berlusconi, o rifiutandosi, per guadagnare consensi a palate come Grillo.
Dove le leggi che aiuterebbero il popolo a vivere vengono abrogate anche di notte, mentre i privilegi per la casta, i rimborsi elettorali, i premi di maggioranza sfacciatamente incostituzionali, e la porcata planetaria del “Porcellum” restano immutabili. Alla faccia di quel fesso di Pantalone che paga tutto a piè di lista.
Che cosa si può fare di buono in un sistema sociale dove un cittadino che non esercita correttamente un suo diritto, rischia di perderlo, o che lo acquisisca un altro al posto suo; mentre gli uomini di Stato, singolarmente o collegialmente hanno il doppio potere: di governare il popolo, o i caxxi propri, e nessuno che possa fare in loro vece ciò che hanno il potere di fare male o non fare.
A cosa servono il potere legislativo, esecutivo e giurisdizionale, se sono indipendenti e autonomi e nessuno di loro può interferire o impedire l’abuso di potere di un altro? 
Senza un potere gerarchicamente superiore legittimato a mettere riparo alle mostruosità politiche, burocratiche e giudiziarie italiane, a che serve un Presidente della Repubblica che non può imporre al Parlamento di cambiare la legge elettorale o cambiarla lui? A che serve un Presidente del CSM che deve osservare in silenzio le mostruosità della giustizia penale che riduce al suicidio i Tortora, o peggio quella tributaria, che stermina da decenni milioni di imprenditori, e se osa aprire bocca rischia un linciaggio mediatico?
Insomma, Valery ci ha azzeccato in pieno. Nell’Italia dei  comici e dei demagoghi, dei professori, dottori, direttori e presidenti del calibro di Bersani, Berlusconi, Monti e Grillo, si può importare con successo qualunque porcheria letteraria dall’altro capo del mondo; ma della ricetta scientifica della Merkel, i nostri fanta-scienziati  non saprebbero proprio che farsene.
Ma un Presidente della Republica che potesse disfarsi della carica formale di Presidente del CSM, per acquisire quella sostanziale di Presidente della Corte Costituzionale, in modo da negare l'approvazione di nuove leggi truffa e dichiarare incostituzionali tutte le vecchie, che calpestando la migliore Costituzione del mondo hanno distrutto in un colpo solo l'Italia e gli italiani, riporterebbe la nostra politica nell'alveo naturale della scienza.

sabato 23 marzo 2013

Copiate la Merkel


Copiate la Merkel

L’Unione Europea fa acqua da tutte le parti, perché scimmiottando Russia e Cina ha avvertito si la necessità di sfrattare il comunismo e consegnare le chiavi di casa al liberismo: ma il comunismo non ha ancora liberato l'Europa, né il liberismo l'ha occuparla degnamente. Singolarmente o in guerra fra loro, si sono dimostrate entrambe ideologie da bancarotta.
Quindi l’UE si è ridotta ad una specie di limbo, ma tendente più all’inferno che al paradiso; perché al 99% i popoli continuano a preferire lo Stato comunista datore di salari, pensioni e super interessi passivi, scorticando il mercato che assume, produce e paga, fino a farlo fallire.
Come dire: i comunisti rimangono in casa da sfrattati, e i liberisti, nuovi assegnatari, pagano l’affitto restandone fuori. In tutta la UE solo la Germania ha trovato la soluzione all'ormai secolare rompicapo comunismo-liberismo, mentre gli altri ballano pericolosamente sull’abisso del default, continuando a farsi la guerra e incolpando la Germania del fallimento della Unione Europea, dove la circolazione del denaro ha superato la velocità della luce, ma il buon senso è congelato coma l’acqua nei tubi al polo nord.
I tedeschi hanno capito, prima di tutti, che la vera soluzione non passa dal disfarsi dei Bersani e Berlusconi esiliandoli in una Siberia artificiale al centro della UE, ma congelando le ideologie da manicomio, in modo che comunisti e liberisti la smettano di essere cocciutamente al servizio delle rispettive congreghe o peggio di sé stessi, e si mettano invece al servizio dei cittadini che nella loro guerra dissennata soccombono a milioni. Proprio come sta avvenendo in Italia.
Non so se quello tedesco si possa definire consociativismo di seconda generazione; ma la Germania ha trovato il modo di garantire la sopravvivenza dei disoccupati, non scorticando di tasse le imprese e riducendole al fallimento, ma finanziandole per tenerle vive e produttive, e poi tassarle di conseguenza.
Nell'Italia, ex  "patria del diritto", la politica del bene comune e quindi la giustizia, sono all’anno zero, visto che risultiamo imbattibili a livello UE quanto a femminicidi criminali e imprenditoricidi a norma di legge.
Mentre comunisti e liberisti italiani uscivano dalle rispettive caverne, per farsi la guerra fracassando una clava sulla testaccia di Berlusconi o di Bersani, quel diavolo del Beppe Grillo che una ne pensa e cento ne fa, ha minato di M5S  tutta l’Italia, per accoppare l’intera fauna politica, passata dal consociativismo ladrone della prima repubblica, al bipolarismo ladro e schizoide della seconda. 
Sapranno Bersani e Berlusconi sminarsi le rispettive caverne rendendole comunicanti, o fra pochi mesi, l’M5S di Grillo scriverà la parola fine alla loro ingloriosa carriera?

martedì 19 marzo 2013

Censire per governare



Censire per governare
Solo dopo aver studiato la storia e la geografia del popolo italiano con un censimento a regola d’arte, la politica e la giustizia potrebbero promettere di svoltare o invertire la marcia che sta portando popolo e Stato alla distruzione. Ma visto che di censimenti non parlano nemmeno le teste d’uovo della cultura o dell’informazione, la possibilità concreta che i poteri italiani cambino musica è a dir poco remota.
Voi direte, ma perché la buona politica non può prescindere da un censimento ben fatto e aggiornato all’anno in corso? Per la stessa ragione per cui un capo cuoco non può approntare un accettabile menù, prima di aver contato il numero, l’appetito e il portafoglio dei suoi commensali.
In Italia chi sa dirci quanti sono i cittadini dipendenti e autonomi che sanno, vogliono e possono lavorare, quale lavoro creerebbero, quale accetterebbero, a che prezzo, in quale luogo, per quanto tempo. E quanti sono i nuclei familiari, quanti da aiutare e quanti tassare. Quante donne cercano lavoro, e quante stipendiare perché casalinghe con figli a carico, (e quindi già super produttive per la collettività). A quanti anziani non autosufficienti garantire a loro scelta, assistenza invece di pensione. E via elencando per chilometri.
Essendo qualcosa di molto simile alla buona ristorazione, la politica deve essere diversificata per soddisfare decentemente tutti: chi si aspetta che gli servano una super bistecca alla fiorentina, chi una minestrina perché è malato o sdentato, chi pane e acqua perché è indigente, chi un biberon di latte per crescere e chi una flebo per tirare a campare.
Allora, qualunque politica che non parta da un censimento, per stabilire la consistenza numerica e l’assortimento delle classi sociali e relativi bisogni primari e secondari, è politica truffaldina e suicida perché impedisce al popolo di produrre e allo Stato di spendere per governare il progresso, e non come ora in Italia il regresso del popolo, del territorio, della sovranità e con ripercussioni europee.
Le istituzioni che si rassegnano ad esercitare un potere scollegato dalla realtà oggettiva, possono sopravvivere solo palleggiandosi la responsabilità di cui non conoscono nemmeno il nome, incollandosi il sedere alla poltrona e pregando che non arrivi il falegname degli elettori a scollarglielo.
In Italia siamo messi proprio così dall’asilo al Presidente della Repubblica. Le scelte più intelligenti che possano fare i nostri "potentinpotenti", finiscono, (con i comunisti e fascisti che si palleggiano disoccupati, esodati, falliti, suicidi, rapaci, criminali e debito galattico) per cozzare con una realtà a loro sconosciuta, fatta di pochi produttori e molti consumatori, di molti mangianti e pochi paganti.

sabato 16 marzo 2013

Papa Nuovo politica nuova



Papa Nuovo politica nuova
In una manciata di secondi il Vaticano ha mostrato al mondo da dove deriva l’immortalità millenaria della Chiesa, rispetto alla mortale meschinità della politica italiana, europea, mondiale.
Basta pescare da dove finisce il mondo, un uomo pulito, un cervello non contaminato dalla ingordigia per la ricchezza, un Papa Francesco degno di questo nome, che faccia sentire l’ultimo povero del mondo, Suo degno fratello, e il gioco è fatto.
Un Papa che puoi trovartelo sull’autobus  in giro per Roma , o a spingere il carrello della spesa, a pagare alla cassa e tornare a piedi in Vaticano, è un Papa pulito che in poche ore ha regalato autorevole continuità alla Chiesa e speranza di futuro, all’intera comunità mondiale.
Tutte le vittime della idiota cultura e politica italiana possono tirare un sospiro di sollievo: è già passata la nottata. La luce che si vede in fondo al tunnel è a dir poco accecante. Ci basta pescare un Papa per palazzo Chigi, che non sia finanziariamente radioattivo e con braccino corto, che paghi ogni passo con i soldi propri, che sia arrivato in Italia dalla fine del Mondo e il gioco è fatto.
Qua non c’è un solo giornalista e un solo politico che non abbia interpretato da matto il responso elettorale, fino a rendere ingovernabile un insignificante fazzoletto di terra come l’Italia. Governare l'Italia straripante di Mario Monti è più semplice del bere un bicchiere d’acqua, perché chi è delegato a farlo, deve spaccarsi il cervello per trovare le soluzioni, non gli alleati. Gli alleati con cui governare gli sono già stati imposti dal popolo, ed è  antidemocratico delegittimarli per crearsi l'alibi di rifiutarli.
Otto milioni di italiani hanno delegato Grillo a cambiare l’Italia, ma venti milioni hanno chiesto a Bersani e Berlusconi di conservare l’esistente governando con gli attributi, perché alla prossima fermata è già capolinea, e per Bersani e Berlusconi il potere politico sarà un lontano ricordo.
Allora pensate davvero che venti milioni di italiani abbiano lasciato a Bersani e Berlusconi il potere tirannico di scegliere il salto nel buio alleandosi a Grillo o il risanamento conservativo del sistema Italia magari con l'aiuto di Monti?
Si chiama Bersani il problema italiano; perché questo signore non ha capito che i dieci milioni di italiani che hanno votato Berlusconi, non sono diversi dai dieci che hanno votato lui. Non sono la schiuma sociale di cui schifarsi, criminalizzando l’avversario. Perché il capolinea è dietro l’angolo, e lo è per il PD e per il PDL.
Se non si rassegnano a riciclarsi con urgenza da avversari in alleati, perché la campagna elettorale è finita e il popolo italiano ha deciso, sposati o rottamati, faranno la fine dei topi all’uscita dalla tana: il vecchio gatto Monti, e il nuovo gatto Grillo, se li faranno in un boccone.
Bersani svegliati: in democrazia gli alleati come i genitori non si scelgono. Prendere o lasciare. La matematica elettorale ha già scelto per te: Berlusconi, o Berlusconi più Monti, o è la fine.

giovedì 7 marzo 2013

Bipolarismo uguale a guerra politica



Bipolarismo uguale a guerra politica
La politica italiana ha raggiunto un tale livello di stupidità e follia che temo non ci si possa più salvare mettendo in mano a pochi il potere politico di 47 milioni di elettori.
Chi ha ricevuto il potere di governare il Paese, cioè PD, PDL, M5S non sembra conoscere la differenza fra campagna elettorale e governo.
Proprio come il soldato giapponese che avendo perduto i contatti con il suo esercito e non sapendo che la guerra era finita, continuò a combattere per anni un nemico inesistente; la classe politica italiana probabilmente non sa ancora che la campagna elettorale 2013 è finita e che ora ha l’obbligo di governare e continua a screditare gli avversari e continuerebbe per un intero quinquennio di legislatura ri.ri.ri.mandando l’Italia a pu….ne.
La Costituzione impone ai singoli politici di governare lo Stato nell’interesse dell’intero popolo; e quindi impone ai grossi partiti di trovare una linea politica utile all’Italia non alla loro congrega.
Invece, ci tocca sentire Bersani che bussa alla porta di Grillo che non ha i voti per governare e gliela sbattono sul grugno. E a sua volta Berlusconi bussa alla porta di Bersani per fare un governo insieme, ma quello è talmente rintronato che non solo la sbatte in faccia a Berlusconi, ma lo dice e lo ripete a scanso di equivoci che con la destra non ci sarà mai un dialogo finchè la destra sarà inquinata dalla presenza di Berlusconi.
In questo modo offende sia i dieci milioni di elettori che hanno votato la destra, sia l’intero partito PDL, come se si trattasse di un esercito di burattini con cui non si può avere nessun dialogo indipendente dal burattinaio di Arcore che gli tira i fili.
Fatto fuori il burattinaio, i burattini ridiventerebbero degnissimi onorevoli autonomamente pensanti e parlanti con cui trattare singolarmente o come partito. Basaglia è morto, per sua fortuna, di morte naturale, ma davanti a tanta imbecillità e follia incurabile chiamata politica, temo si sarebbe suicidato.
Questi irresponsabili giocano con la vita degli italiani e non gliene fotte un accidente della sfilza di omicidi e suicidi che si consumano per difficoltà economiche.
Con uno Stato che ha toccato in massimo livello di discredito mondiale ed un debito incolmabile, questi sciroccati giocano ancora a fare campagna elettorale, guerra bipolare, quando avrebbero dovuto già comporre un governo o un programma condiviso.
Allora io mi domando, è possibile che la Costituzione che condiziona la politica a non fare leggi sbagliate, lasci poi ad una casta di incapaci la libertà di spacciare per governo del Paese, la campagna elettorale e la guerra fra partiti che prosegue per l’intera legislatura impiccando di ruberie, sprechi e malgoverno l’Italia e gli italiani? 
Questo è un attentato alla democrazia che gli organi giudiziari nazionali e internazionali avrebbero già dovuto reprimere da decenni, perchè della "CARTA DEI DIRITTI DELL'UOMO", questa gente ne fa un uso intensivo seduta al WC di casa sua e persino al Parlamento italiano, dove parlare all'avversario è delitto.

lunedì 4 marzo 2013

la tomba della democrazia



la tomba della democrazia
Ogni popolo balla da 25 secoli sulla tomba della sua democrazia, illudendosi di festeggiarne la rinascita ad ogni passaggio elettorale; ma ahinoi questa gli corre davanti inafferrabile come un miraggio.

E temo che si sia arrivati a tanto, perché agli Stati democratici presunti di diritto si sono paralizzate due gambe su tre. La gamba della competizione partitica elettorale legislativa corre a razzo, mentre la gamba di governo e quella giudiziaria, (che avrebbero dovuto puntare con assoluta terzietà al bene comune, non agli interessi di bottega) si sono anchilosate, per lo strapotere mafioso e totalizzante dei partiti.

E’ verissimo che non c’è democrazia senza partiti. Ma è altrettanto vero che lo Stato di diritto non vede mai la luce, se l’influenza partitica indispensabile in campagna elettorale, continua a proiettare la sua ombra demagogica e mafiosa anche sul potere esecutivo e giudiziario, vanificandone la funzione.
Un politico che conduce una campagna elettorale rabbiosa contro gli  avversari candidati come lui a governare, se risulta vincitore deve affrettarsi a dialogare con tutti i partiti perdenti, perché si assumerà l’obbligo di governare l’intero popolo: chi ha votato lui e chi ha votato i suoi avversari. Ma puntualmente, il veleno seminato ad arte in campagna elettorale per accoppare gli avversari, continua, (con la complicità dei media) a fare vittime inquinando il potere esecutivo e giudiziario per l’intera legislatura, alla faccia del bene comune.
Insomma, mettere in moto una campagna elettorale faziosa è alla portata di qualunque scemo di paese, ma a fine campagna, passare dalla faziosità alla verità, per non inquinare e paralizzare il governo e la magistratura, è un lavoro da padreterni sconosciuto a noi poveri umani.
Il vincitore che si aspetta l'incarico a governare dal Presidente della Repubblica, non si affretta a spegnere o rallentare la sua personale macchina del fango elettorale, (forse perchè il controllo gli è stato scippato dai media?) chiamare intorno ad un tavolo i suoi avversari per discutere civilmente di come governare il Paese, ma fa come quel cretino che aveva urgente bisogno della bicicletta di sua cognata che abitava nella casa accanto, ma pretendeva che dovesse essere quella che lui definiva “la puttana di mia cognata” ad offrirgliela, e non lui a chiederla con garbo, sapendo bene che quella era una donna onesta, proprio perché alle sue avances aveva resistito.
Risposta ad un lettore
Chi si illude che gli elettori italiani portati all’esasperazione dalla crisi, rispondano (fra sei mesi o un anno) con un consenso plebiscitario del 60% e passa a favore di un solo partito, per risolversi il problema economico, eternamente irrisolto, ha fatto i conti senza l’oste.
Sessantacinque anni di istruzione, sia pure di pessima qualità, hanno dato al popolo italiano gli strumenti, non per scegliersi i migliori rappresentanti politici, ma per diversificare a tal punto la scelta, da non dare mai la maggioranza assoluta dei consensi ad un solo partito.
Quindi il popolo italiano non vuole essere più governato da un solo premier e un solo partito, ma da un “GOVERNO CONDOMINIALE” con più partiti rassegnati a governare nell’interesse del Paese.
Insomma, una riedizione alla luce del sole del vecchio CONSOCIATIVISMO MA IN FUNZIONE DEL BENE COMUNE anzichè della mafia partitica come nella Prima Repubblica.
Perciò temo che il movimento di Grillo abbia già sfruttato la fase ascendente, e se non saprà muoversi da “COGOVERNATORE” in questa legislatura, dialogando alla pari con Bersani, Berlusconi e Monti, alle prossime avrà un calo spaventoso.
L’epoca dei consensi plebiscitari alla Mussolini e Hitler e dei poteri assoluti è finita. Prima lo capiremo tutti e meglio sarà.
La legge sul premio di maggioranza stravolge le scelte degli elettori italiani che vogliono Palazzo Chigi trasformato in condominio per i COGOVERNATORI di PD-PDL-M5S e magari pure Monti.
Perchè si sono rotti i “gioielli di famiglia” a sentirsi ripetere ogni elezione, che l’Italia va a fondo perchè è un Paese ingovernabile, non avendo espresso una maggioranza schiacciante e chiara per poter consegnare ad un solo finto premier le chiavi di un finto governo a default garantito.