lunedì 25 luglio 2016

Dittature politiche e culturali



Dittature politiche e culturali

L'umanità è sempre stata afflitta da due forme di tragico totalitarismo: quello politico posto in essere dai politici; e quello culturale addebitato alla politica, ma posto in essere dal mondo della cultura. 
Giusto per capirci, il politico è come il netturbino, si muove nella sporcizia già prodotta da altri. Quindi il governo non è sporcaccione perché sporca lui, ma perché non ce la fa a ripulire il sistema sociale e ambientale di tutta la monnezza fisica, giuridica e morale prodotta dalle classi sociali potenti, agiate e privilegiate, per conservarsi o migliorarsi tali. 
Oggi il grosso del letame lo produce il mondo della cultura, facendoci credere che i depositari delle soluzioni mancate sono i Premier ciarlatani, invece è il mondo accademico e derivati straripante di cerebrolesi che sporcano invece di pulire, che creano i problemi che sono preposti a risolvere, e poi ci speculano su barche di miliardi, conservandoseli. 
I sistemi sociali moderni non sono più governabili da un solo individuo per poter dire quando non funzionano il Premier è responsabile. Ci sono decine di migliaia di soggetti teoricamente super qualificati che mandano avanti un governo, ed è stupido oltre che disonesto scaricare la responsabilità sul Premier invece di prendersi il fastidio di cercare, nella chilometrica catena di comando, gli anelli arrugginiti responsabili del diluvio universale di disastri umani, ambientali, giuridici ed economici, che da mezzo secolo sospingono l'Italia verso l'Africa. 
Voi mi direte, allora gli strozzini della finanza non hanno colpe? No che non l’hanno. Se i professori, i giornalisti e i professionisti la smettessero di mettersi al servizio dei mille potentati sindacali, politici, economici e mafiosi che schiavizzano, sfruttano e uccidono i popoli; i politici corrotti e ladripersino i banchieri miliardari andrebbero in giro col cappello in mano da accattoni. 
Ma oggi i migliori accademici sono manager strapagati di politici e banchieri per mettere a loro servizio le armi culturali più sofisticate, moderne ed efficaci, che li mantengano potenti e intoccabili, magari spacciandoli pure per filantropi.

mercoledì 20 luglio 2016

Autonomi sono soltanto i perdenti.



Autonomi sono soltanto i perdenti.

Nella storia giuridica dell’uomo, il perdente ha la funzione di collezionista di sconfitte e fallimenti solo se è idiota. Perché l’obbligo di qualificarsi perdente sul campo, per la gioia del vincente, non glielo ha imposto mica il padreterno o ordinato il dottore.
Nello sport, cento o centomila perdenti si offrono da avversari in competizione, per portare alla vittoria un solo campione. Mentre nella politica e nel mercato si sa a priori chi è nato vincente. E la massa dei perdenti si offre in pasto a quel solo vincente, per certificare che lui è il primo attore e gli altri stupide comparse.
Quindi in democrazia, il concetto di vincente è rovesciato. Poiché la quantità vince sulla qualità, la maggioranza su l’opposizione, gli stupidi sugli intelligenti; questi devono prendere atto, che essendo minoranza, sono giuridicamente privi di potere reale, (in quanto privi di potere politico). E non gli serve un accidente imboscarsi nel potere economico da imprenditori onesti e capaci, perché finiscono peggio delle vecchiette scippate in uscita da l’ufficio postale: facili prede di sindacalisti, burocrati, ispettori corrotti, giudici rassegnati, fiscalisti, strozzini e mafiosi.
Allora diciamocela chiara chiara. I veri autonomi a questo mondo sono i perdenti, (reali o legali), che sono e restano tali dalla nascita alla morte. I vincenti invece hanno bisogno che i perdenti certifichino la loro vittoria finta legale e finta democratica, subendo sconfitte, umiliazioni e rapine a tutto campo e per tutta la vita.
Allora a guastare le democrazie non sono le maggioranze idiote e strapotenti, ma le minoranze intelligenti e rassegnate,  ahinoi sconfitte per legge in quanto minoranze. 
Sono gli imprenditori e i liberi professionisti che si mettono in competizione nel democratico libero mercato pur sapendo che se onesti e intelligenti gli toccherà annegare ne l’odio classista sindacalmente benedetto, sancito e tutelato, nello strozzinaggio bancario, nella concorrenza sleale, nella corruzione politica, nella demenza burocratica e nella puntuale rapina tributaria e mafiosa.
Allora, cari piccoli padroni e professionisti onesti, per voi è davvero una gioia competere dove è certo che ne uscirete sconfitti: cornuti e mazziati; se sprovvisti di una solida vocazione alla disonestà, alla truffa, alla rapina, alla corruzione, evasione, elusione, fallimenti pilotati ecc.?
Il liberismo serve solo a certificare la vittoria inarrestabile del comunismo in quanto maggioritario. Dopo sette decenni di democrazia ammazza padroni italiani, il rapporto numerico fra dipendenti e autonomi è tanto sbilanciato: 93  a  7 (in tempi di vacche grasse), che solo gli stupidi, (e fra questi io ci sono stato dentro con tutte le scarpe) possono pensare di esistere pienamente come cittadini liberi di produrre e contribuire, dove il potere legale di comandare lo hanno per l’eternità i 93, pure se tutti idioti o matti da legare, e il dovere di ubbidire, pagare, fallire o suicidarsi lo hanno i 7 pure se in fila indiana tutti einstein. (E la fuga della Fiat da l’Italia e il fallimento delle banche ne sono la ciliegina sulla torta).
Allora sono i 7 padroni vincenti in quanto intelligenti, ma perdenti in quanto minoranza, a mettere in crisi i sistemi sociali, perché sono incapaci di spiegare ai 93 lavoratori e pensionati sindacalizzati e politicizzati comunisti, che loro non hanno alcuna necessità (di scendere in campo) di assumerli e pagare stipendi e pensioni, per guadagnarsi l’inestimabile piacere di fallire: possono anche limitarsi a produrre ricchezza onesta per sé e la loro famiglia e lasciare che tutto vada in malora, visto che sono condannati per legge a iniziare da ricchi padroni e finire da miserabili accattoni, se non si affrettano a rubare, sfruttare, avvelenare, corrompere, evadere, eludere.
Se per mantenere i dipendenti, i pensionati e la classe dirigente idiota e ladra, l’imprenditore e il professionista onesto (quasi fossero panda a rischio estinzione) devono riciclarsi da ladri e truffatori odiati, corruttori incriminati, evasori perseguitati, e alla meglio, morire da poveri falliti, tanto vale che prendano atto a l’origine, che se i piccoli padroni, politicamente perdenti in quanto minoranza, chiudessero in massa: i lavoratori e i pensionati, vincenti in quanto schiacciante maggioranza, ubriachi di potere sindacale e legale, ma privi di potere reale, (cioè lavoro e pensione) non avrebbero di che vivere, né loro, né i loro geniali protettori comunisti.
Invece si è lasciato ai sindacalisti e politici mancini la piena libertà di convincere chi trae la propria sopravvivenza dal salario o pensione da fame, che i lavoratori vincono solo se i padroni perdono, chiudono, falliscono, delocalizzano e ancora meglio se levano il disturbo con la canna del gas.
E dove questa “verità evangelica da manicomio” è stata ed è universalmente accettata; del fallimento dei padroni onesti europei e italiani in primis, gli unici esseri viventi che non sentiranno alcuna mancanza, saranno: mosche, zanzare, blatte, zecche e pidocchi. 

sabato 16 luglio 2016

Chi dovrebbe risanare le democrazie?



Temo che l’Occidente sia vittima di una convinzione tanto sbagliata da mandare in liquefazione il cervello persino agli intellettuali. Crediamo che tutte le rivoluzioni debbano partire dalla ribellione della maggioranza del popolo, come fu per la rivoluzione Francese. Invece non è così. A correggere monarchie, oligarchie e dittature è giusto che ci pensi la maggioranza dei cittadini che ne è vittima.
Ma in democrazia, la maggioranza è carnefice, si autogoverna da sovrana, e dovrebbe pure ribellarsi a sé stessa? Quindi è stupido pensare che al risanamento di uno Stato democratico provveda la maggioranza che lo sta  governando.
A quel lavoro devono dedicarsi i danneggiati: chi è tagliato fuori dal potere di governo ma della maggioranza ne subisce i danni, cioè la minoranza: gli intelligenti, onesti e capaci, che sono fuori dal potere politico, non avendo i numeri per governare.
Ma chi ha intelligenza nelle democrazie non si muove, per la stupida convinzione che solo la massa ha la forza per fare cambiamenti rivoluzionari, o perché ha più convenienza a vendersi al potere, che rischiare in proprio combattendolo. Ed è così che le democrazie mal governate si autodistruggono dopo una lenta agonia, dopo aver portato devastazione e morte al popolo e allo Stato.
Secondo Robert Maynard Hutchins  ‘‘ è improbabile che la morte della democrazia sia un assassinio perpetrato mediante un’imboscata. Sarà piuttosto una lenta estinzione per apatia, indifferenza e sottonutrizione.’’ E l’Italia è ridotta così. La minoranza colta che dovrebbe liberare il Paese dalla maggioranza idiota e ladra, compete con essa a chi ruba e distrugge di più.

venerdì 8 luglio 2016

Dal Comunismo al Liberismo


Dal Comunismo al Liberismo:
Dall'abolizione della proprietà, a l'omicidio dei proprietari

L’umanità si arrampica sugli specchi da svariati millenni alla ricerca della civiltà e della pace, illudendosi di usare correttamente cultura, politica, giustizia ed economia, ma ci vuole poco per capire che dalle caverne non è ancora uscita, perché non ha nemmeno abbozzato una risposta a queste domande preliminari: la responsabilità dei fallimenti socio economici è più spostata verso la politica o verso la cultura, posto che in democrazia i professori e i professionisti hanno il potere di progettare il sistema sociale a misura delle risorse materiali disponibili, formando e informando quotidianamente le risorse umane appropriate?
E se il mondo della cultura formasse cittadini intelligenti e onesti, come si potrebbe ritrasformarli in idioti e matti nelle cabine elettorali, quel tanto che basta per indurli a dotarsi di rappresentanti politici di infimo ordine morale e culturale, come quelli italiani e direi pure europei a giudicare dalle condizioni della UE e BCE?
Ma le teste d’uovo della cultura ci fanno credere che la colpa dello sfascio è ascrivibile alla sola politica e questa ha fatto in modo di liberarsene inventandosi la UE e BCE e scaricando su di loro la responsabilità dello sfascio delle singole nazioni. Così gli italiani e gli europei (inglesi in primis) sono indotti a linciare la burocrazia idiota UE che si occupa ossessivamente della forma e misura delle banane, mentre loro continuano a confermare al potere i propri arruffapopoli inconcludenti, o ladroni.
Ma non si va da nessuna parte se non affermando con forza che il popolo non ha la politica che merita, ma quella che si è progettata il mondo della cultura formando cervelli e informando cittadini e quindi l’intera classe dirigente fatta di politici, giudici, burocrati, sindacalisti, giornalisti, imprenditori e banchieri compresi.
Allora nella Repubblica delle banane chiamata Italia chi sono i tiranni: i ladri della politica o gli idioti della cultura che con i loro indottrinamenti fasulli li hanno promossi tutti a classe dirigente?
La cultura Occidentale ha sempre perseguito la grandiosa finalità di indurre vero regresso sociale, spacciandolo per progresso economico, che finge di liberare gli schiavi, sfruttando, perseguitando e uccidendo chi, autonomamente tenta di  liberarsi.
Dalla filosofia, alla teologia e passando per le scienze giuridiche e finanziarie, tutto contribuisce a impedire la liberazione reale dei singoli che ne hanno volontà, capacita e risorse.
Ecco perché gli inglesi si sono defilati dal progetto UE, perché da li arriva finta vita libera agli schiavi, passando per la schiavizazione dei liberi.
La politica può solo garantire libertà produttiva ai soggetti autonomi; ma se il mondo della cultura sforna solo soggetti dipendenti, che con una o più lauree chiedono lavoro, invece di inventarlo e offrirlo, non c’è politica che possa miracolarci. Caricando il costo faraonico dello Stato sugli autonomi, uccide i pochi autonomi, senza riuscire a salvare dipendenti e pensionati che ormai sono una inarrestabile valanga umana improduttiva.

sabato 25 giugno 2016

Quel cane per ciechi chiamato finanza


Quel cane per ciechi chiamato finanza

La prima domanda a cui rispondersi in fatto di politica e finanza, è se sia ancora la politica a condurre la finanza, o la finanza la politica: posto che sono entrambe interdipendenti come il cieco e il cane che lo guida. Resta solo da capire se attualmente in Europa sia ancora la politica a condurre il cane, o il cane a portarsi al guinzaglio la politica.
A sentire Henry Miller, che in democrazia “i ciechi conducono i ciechi”, dovremmo accettare per buono che ormai non ci sono più vedenti: gli eletti ciechi conducono gli elettori ciechi. E allora è da capire se ai banchieri sia rimasta una scorta di diottrie sufficienti a portarsi al guinzaglio l’intera umanità orba, oppure, ahinoi, anche la finanza che si arroga la funzione di cane per ciechi, va in giro con occhiali neri e bastone bianco.
A giudicare dalle condizioni dell’Europa, e di quanto i 28 sono felici di dirsi ed essere popoli UE, si deduce che anche i banchieri europei non ci vedono ad un palmo dal naso, posto che i ricchi inglesi scelgono con referendum di uscire dalla UE, mentre i poveri di Grecia e Italia pagherebbero un occhio per fuggire pure di notte.
Quindi, se la BCE è riuscita egregiamente a scontentare sia i ricchi che i poveri d’Europa, c’è da chiedersi ancora: ma nel mondo della formazione e informazione (da cui tutto ha origine) ci sono ancora abbastanza vedenti, o essendo minoranza, in democrazia è come fossero tutti ciechi pure là?
Scegliere di uscire dalla UE è stato segno di lungimiranza o pericolosa miopia? I banchieri inglesi si stanno imponendo da primi attori nel mondo della politica finanziaria, o si sono montati la testa, e la scelta di uscirne, ben presto si tramuterà da oculata in dissennata e li condannerà ad una lunga e lenta recessione, che non aiuterà certo l’integrazione e la pace sociale in un mondo pericolosamente minato da povertà, immigrazione e terrorismo sempre più ingovernabili.
Certo ci vorrà il senno di poi per stabilire se la scelta di rottamare l’Europa è vincente o suicida per i 28 Stati UE che non hanno mai ultimato la costruzione politica. Resta però inconfutabile il fatto, che i 7 decenni di pace che ci ha garantito, non sono un traguardo da poco. Speriamo di non doverli mai rimpiangere, pur ricchi di ingiustizia illegalità e violenza.
Insomma, siamo sempre “ai ciechi che conducono i ciechi”, o miracolooo!, agli inglesi è tornata la vista ?


martedì 21 giugno 2016

Basaglia, ora vestici tu.


 Basaglia, ora vestici tu.

Se gli intelligenti sono stati, sono, e forse resteranno in qualunque popolo risibile minoranza, che funzione potranno mai avere in democrazia, dove l’acquisizione e l’esercizio del potere richiedono quantità di consensi, non qualità; maggioranze stupide, non minoranze intelligenti; fede, non senso critico e saggezza?
A naso, direi nessuna funzione che non sia distruttiva. Gli intelligenti servono solo a generare contrapposizioni, guerre ideologiche, politiche, finanziarie, individuali, familiari e collettive, nazionali e mondiali.
Perché non si rassegnano a pensare e agire in ubbidienza ai molti stupidi, “potenti in quanto maggioranza sociale, sindacale, politica”, e tentando di limitare i loro danni, diventano essi stessi volano di pazzia, perché istigano gli stupidi a ribellarsi al loro tentativo di renderli almeno inoffensivi.
Insomma la democrazia è il più potente sistema di tortura psicologica per soggetti pensanti, perché gli offre due possibilità di scelta: adeguarsi agli stupidi e vivere in pace; o ribellarsi e vivere in guerra con chi non ha alcun interesse a salvare niente e nessuno, e quindi è capace di portare lo scontro al massimo livello di distruttività suicida, omicida e persino genocida.
E quando la guerra si scatena fra coniugi, col meno intelligente che preferisce gli eccessi alla moderazione e al dialogo, quella è una famiglia rovinata, se il più saggio non smette di contrapporsi a l’altro, per non istigarlo a ribellarsi e a sfoggiare tutta la propria naturale devastante distruttività.
E se la "pochezza intellettiva dei popoli”, incomincia a generare carestia economica, il più saggio della famiglia, o il meno stupido, tenta di evitare che il coniuge “allegro” impieghi soldi in spese superflue e persino dannose. Ma proprio questa è la scintilla che incendia la benzina delle liti coniugali spesso cruente. Così anche i figli si sentono nel giusto a combattersi fra loro, poi con i genitori e il manicomio è garantito.
E in questo casotto di famiglia disgraziata, la politica non ha soluzioni; anzi le contrapposizioni ideologiche, economiche, calcistiche e persino religiose in aggiunta alle politiche, fanno sentire normali i coniugi che si contrappongono per “dialogare”, e poi finiscono per "accoltellarsi".
La cultura potrebbe (il condizionale è d’obbligo) insegnare almeno a chi ha normali capacità, a fingere di condividere le idee altrui anche quando non lo convincono, perché dalla guerra coniugale fra intelligenti e meno, non esce vivo nessuno; mentre la finta pace, alla lunga potrebbe produrre una “normalità” meno devastante della guerra, che rischia di degenerare in femminicidi, pluriomicidi o suicidi.
Il soggetto intelligente è stato creato da Dio per fare cose grandiose autonomamente, ma non per procreare da solo: deve accoppiarsi con un altro soggetto di sesso opposto, fosse pure totalmente scimunito: perchè Dio fa dipendere la procreazione dalla diversità di genere, non dalla intelligenza dei coniugi.
In coppia si procrea e solo in coppia si possono crescere figli, col coniuge più intelligente, che senza far pesare la propria “presunta”, “sempre e solo presunta superiorità”, si sforza di dialogare, convincere, integrarsi, o integrare il diverso da sé.
Dio ha creato l'uomo e la donna talmente distanti e diversi, che è come se ogni essere umano nascesse col suo opposto maschio o femmina appiccicato di spalle, in modo che entrambi vedano da opposte angolazioni tanto da pensare esattamente alla rovescia. Solo l'amore produce il miracolo di rendere compatibili o sopportabili le naturali incompatibilità uomo-donna.
E il rapporto pacifico che ne consegue, insegna con l’esempio ai figli a dialogare e interagire, a non contrapporsi fra loro prima, e a non ribellarsi ai genitori, ai superiori, allo Stato in età adolescenziale e adulta. Senza questo esempio di intelligente moderazione familiare, che renda gli individui veramente umani e razionali, la famiglia si riduce a succursale di manicomio.
E con le famiglie (che sono le cellule fondamentali dello Stato) ridotte prima moralmente e poi finanziariamente a brandelli dalla cultura individualista e relative leggi demenziali; per tenere a bada mezza dozzina di coniugi e figli prevaricatori, una dozzina di padreterni al governo manco ci basta.
Ormai il mondo straripa di intolleranti, che anziché rimodellare le proprie, sulla scorta delle idee opposte degli altri, cambiano ossessivamente interlocutore, alla ricerca del “signor si” che porti conferma e appagamento al loro smisurato ego ipertrofico, facendoli sentire razionali, anche quando sono matti da legare.
Le loro farneticazioni convincono chi li conosce, e sa di non poter trasformare il loro monologo in dialogo, a sfoggiare la migliore mimica facciale, per sparargli massimo ogni trenta secondi, un “si caro hai ragione”, unica medicina capace di ammansire i matti, anche da pluri, multi, extra, super e mega laureati.
Dalla chiusura dei manicomi ad oggi, le contrapposizioni ottuse e feroci di tutte le razze, persino fra poteri dello Stato che si combattono a spese dei contribuenti, hanno finito per impestare l’Italia (e mi sa pure l’intero Occidente progredito a caxo) di razionali finti e matti veri, a milioni.
Viviamo in uno Stato fallito a 360 gradi da mezzo secolo, ma un politico, un burocrate, un giudice, un sindacalista, un banchiere, un giornalista, un professore, un professionista che spontaneamente confessi un proprio errore a danno del sistema, non c’è. E' vero che l'Italia è un disastro, fra povertà, improduttività, ingiustizia, corruzione, femminicidi, omicidi e suicidi, ma per ogni singolo italiano c'è un unico responsabile per tutta questa robaccia:  sono sempre e solo gli altri  a fare danni, lui solo utile. 
Perciò, in previsione che una a testa possa non bastarci, ci servono 120 milioni di camicie di forza, per incominciare a consegnare al dott. Basaglia gli smidollati cronici della classe dirigente italiana, portatori “sani” della pazzia collettiva delle divisioni conflittuali, che in sette decenni ci ha impestati tutti, facendo de l’Italia un ingovernabile manicomio, ricco solo di debito pubblico, disoccupazione, fallimenti, crollo demografico, divorzi, femminicidi, suicidi e omicidi.

lunedì 13 giugno 2016

Da l'olocausto al default



Da l’olocausto al default

Forse noi umani abbiamo una predisposizione naturale a passare da una filosofia tirannica genocida ad una democratica suicida. Tanto è che per fuggire dalla ferocia allucinante dello sterminio nazista, mezzo mondo si è buttato fra le braccia del comunismo, credendolo la prima, vera, religione salvifica. Ma anche questa filosofia, ora indissolubilmente mischiata al liberismo, non riesce ad evitare che i popoli UE scivolino da l’olocausto al default: che poi è lo sterminio degli Stati insolventi: dalla soppressione criminale di popoli ritenuti nemici, alla “soppressione legale” di popoli amici, sterminati a norma di legge da strozzini ed esattori killer della produttività privata.
E se questa è la fotografia a colori della UE, qualunque burocrate, politico o giudice attenti alla vita di un individuo o peggio di una famiglia, ostacolandone o uccidendone la produttività economica: fosse pure il presidente del mondo, è un feroce assassino. E come tale, andrebbe reso inoffensivo, non certo sbattendolo in galera, altrimenti là finirebbero tre quarti di "umani"; ma impedendogli di affamare la gente, distruggendole la produttività, che è come uccidere fisicamente un popolo.
Entrare in casa di una famiglia in difficoltà, e con abuso di potere pubblico privarla di tutto ciò che ha, perché è economicamente inadempiente, è evoluzione liberalcomunista del nazismo. Le istituzioni finanziarie italiane a caccia di debitori insolventi sono arrivate alla abominevole condizione di pignorare i giocattoli dei figli dei debitori, (bambole e tricicli) di interrompere il servizio idrico o elettrico a famiglie povere, numerose e inadempienti perché senza lavoro o ridotte al fallimento da decenni di rapine pubbliche finanziarie e fiscali.
Questi crimini andrebbero perseguiti dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, se là non si ronfasse alla grande. In Grecia, ma anche in Italia, la gente si suicida o sviene per strada piegata e piagata dalle difficoltà economiche, perché per decenni e decenni lo Stato liberale di diritto, ma comunista di fatto, si è arrogato il potere di rapinare tributariamente e finanziariamente gli individui, senza mai assumersi il dovere di renderli realmente e onestamente produttivi.
Anzi, se qualcuno era tanto ingenuo da produrre per la collettività assumendo e pagando salari, erano così determinati ed efficaci nel creargli ostacoli burocratici e tributari da farne un imprenditore ladro, sfruttatore, evasore o corruttore nell’idiota tentativo di salvarsi. Oppure fallito o suicida, se era ancora più ingenuo da opporre resistenza morale a l’istigazione a delinquere che gli arrivava, e continua ad arrivargli, dalle istituzioni legali e liberali di nome, ma nazicomuniste di fatto.
Allora, insieme ai singoli Stati che non hanno rispetto dei cittadini, andrebbe fermata l’Unione Europea perché rapinando a colpi di spread pilotato i singoli Stati poveri, sta aggravando le difficoltà e uccidendo esseri umani a milioni.
Se il rigore contabile degli Stati fosse in grado di rilanciare la produttività economica, sarebbe benedetto anche a firma di Adolf Hitler o Joseph Vissarionovich Stalin, ma quel finto rigore legale non ferma la fame feroce dei lupi istituzionali, quindi è e resta criminale, da qui all’estinzione dell’Umanità, posto che per rilanciare la produttività dei popoli non serve inferocire gli agnelli sociali, ma ammansire i lupi istituzionali: burocrazia finanza e fisco.
Il lavoro politico realmente risolutivo è tutto a l’interno di ogni singolo Stato: è di natura burocratica, e chi parla di interventi sociali è un gran truffatore. Lo Stato deve limitarsi a rendere produttivo il popolo, e deve considerare contribuenti, non tutti i soggetti registrati a l’anagrafe, ma quelli che è stato capace di rendere concretamente produttivi.
Perché tassare tutti a tappeto, defunti compresi, per redditi non ancora o mai prodotti è crimine nazista. E per ogni imprenditore che arriva per persecuzioni burocratiche, finanziarie e fiscali all’esasperazione del suicidio, ci sono centinaia di famiglie di operai senza lavoro e guadagno spinte a forza nel buio tunnel della povertà, da cui in Italia, per via onesta, non è prevista uscita.
L’Italia staziona in queste barbare condizioni pseudo legali, da sette decenni. E chi osa opporre resistenza morale al cannibalismo finanziario e fiscale, finisce macellato come un agnellino. E la colpa è addebitabile a tutte le istituzioni, ma non al Premier insediato a Palazzo Chigi. Quello non si può criticarlo, per una ragione non logica, ma super logica che vado a spiegare.
Se tu porti dal meccanico una automobile che non funziona, e quello te la restituisce guasta come prima, ti affretti a portarla al secondo, poi al terzo, poi al cinquantesimo e se tutti te la riportano indietro sfasciata sul carro attrezzi, sei legittimato a chiamare incapaci ad uno ad uno tutti quei meccanici che non l’hanno riparata, soltanto dopo aver trovato il soggetto capace di restituirtela marciante: altrimenti chiamare incapaci i cinquanta meccanici che hanno fallito nella riparazione della tua auto irreparabile, è diffamazione penalmente perseguibile.
Io non ho il conto aggiornato dei meccanici politici che in Italia hanno fallito miseramente alla loro funzione di Premier, (mi sembra 26, persino il gigante economico Berlusconi) ma è lapalissiano che questo Paese non ha ancora centrato il salvatore degli italiani, e finché non imbrocchiamo il padreterno per un simile miracolo, dichiarare incapaci in fila indiana tutti gli illusi poveracci che si alternano da sette decenni nel mattatoio politico di Palazzo Chigi è demenziale e suicida, perché ormai irreparabile e ingovernabile, ad opera di burocrati irresponsabili e rapaci, strozzini ed esattori potrebbe essere l’intera Italia.

La liberaldemocrazia è una bolla scoppiata



La liberaldemocrazia è una bolla scoppiata

Modificare la destinazione d’uso di un oggetto è pericoloso: se provi a convertire una bicicletta in trattore, perdi la bicicletta, ma non guadagni il trattore: finisci appiedato. Cambiare una cosa in un’altra sfacciatamente diversa o opposta è rischioso; farlo con un popolo, uno Stato, una ideologia o un sistema legislativo è suicida.
Per questa ragione il mondo sta venendo giù come una ricotta malfatta, perché si è cercato di convertire tutti i sistemi Stato comunisti in liberali, e l’effetto è visibile anche allo scemo del paese. A cominciare dall’Italia, il cambiamento filosofico, giuridico, amministrativo liberale, è stato affidato a furor di popolo, alla stessa classe dirigente comunista che aveva portato l’Italia alla bancarotta.
Nel passaggio dal comunismo al liberismo non si è tentato nemmeno di cambiare o rinunciare ad un lavacessi o passacarte pubblico per non perdere consenso. E come fa la politica che ha bisogno dell’ovetto fresco del consenso a rinunciare o scontentare sei milioni di galline fra dipendenti, dirigenti e famigli, soci e compari che con l’indotto assommano almeno a 25 milioni di italiani?
Come dire che nel privato si può anche sconvolgerla la destinazione d’uso, ma nella burocrazia non si muove foglia che il burocrate comunista non voglia. Perciò, i politici italiani liberali, lo Stato liberale se lo sogneranno a vita, mentre gli imprenditori, si sveglieranno dall’incubo dello Stato comunista vero e liberale finto fatto di disservizi, ruberie, parassitismi, e abusi di potere, solo da morti, forse !!!!!!!!
E’ chiaro quindi che passare dall’uguaglianza comunista alla competizione liberale resterà all’infinito un pio desiderio, perché gli addetti pubblici rifiuteranno in massa il passaggio e gli imprenditori si ritroveranno iscritti alle olimpiadi del libero mercato, pur conservando come palla al piede, i dis-servizi comunisti (dall’asilo nido al posto tomba) e il costo per saldarli a colpi di stangate tributarie.
Insomma, non si modifica la destinazione d’uso della classe imprenditoriale, prima di aver modificato le istituzioni dello Stato, e l’esercito della classe “dirigente” libera di abusare a piacimento del potere.
Perché se il mercato finisce assoggettato allo Stato, allora gli imprenditori smettono di essere soggetti autonomi produttivi, e si convertono in dipendenti dei dipendenti pubblici, liberi di giocarseli come il gatto col topo, sfruttandoli  o accoppandoli a piacimento, senza dover rendere conto a nessuno, come non rendono conto se al lavoro arrivano in orario, se timbrano il cartellino personalmente o affidandolo ad un collega, se  rimangono in ufficio o vanno a divertirsi o a svolgere un altro lavoro a pagamento, se si assentano dalla stanza, se si leggono il giornale invece di assolvere alle loro mansioni o se le assolvono alla velocità della luce, dopo aver incassato altrettanto velocemente una mazzetta di contanti o di favori.
Insomma, così come è concepito adesso lo Stato liberale, non diventa mai ex Stato comunista, ma resta culturalmente, giuridicamente, tributariamente e moralmente comunista sfegatato, anche quando fa in modo che siano i tromboni di destra ad occupare Palazzo Chigi e a pavoneggiarsi come se stessero governando davvero una liberal-democrazia. Con l’unica differenza che i comunisti governano da liberi in giro per il mondo a spassarsela e a rastrellare Rolex, mentre i liberali esercitano il loro potere sbattuti come burattini fra udienze giudiziarie e arresti domiciliari, quando gli va da dio.
Imprenditori e berlusconi assortiti possono inventarsi chilometri di crimini, di delitti, di truffe e corruzioni per non soccombere al massacro di un popolo improduttivo perché finto liberale, abbarbicato come l’edera al parassitismo comunista, ma non vanno da nessuna parte, perché una conversione d’uso da comunismo a liberismo, non si inizia nel mercato massacrando, rapinando e riducendo al suicidio i piccoli imprenditori perseguitandoli da evasori e ladri di Stato, ma selezionando una classe dirigente pubblica con vocazione a competere, a guadagnare compensi nella misura in cui i servizi pubblici hanno già reso produttive le imprese private.
Perché accreditarsi persino un premio di produttività per i servizi pubblici da terzo mondo che hanno fatto arretrare l’Italia in Africa riducendola al default in cinque decenni di comunismo, e due di finto liberismo, può anche essere legalmente liberale, ma resta sostanzialmente comunista, perché a fallire o ad impiccarsi non sono solo i venditori di bruscolini, che trattandosi di “poveri ignoranti” sarebbe quasi accettabile; ma a collassare sono i geni del mercato e della finanza e le loro cordate di imprese miliardarie, (l’ABI parla di 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie, e oltre un milione di debitori insolventi o falliti e l’intera UE non se la passa meglio) allora il problema è davvero spaccacervelli !!!!


martedì 31 maggio 2016

A Renzi urge avvocato del diavolo.




A Renzi urge avvocato del diavolo.

Dopo aver fallito come avvocato del diavolo di Berlusconi, sto ritentando l’avventura suicida col Premier Renzi, non perché ritengo che la sua politica sia migliore, ma perché temo, (e Dio sa se mi auguro di sbagliare) che l’Italia sia già ingovernabile, spiaggiata come una balena che ha perduto l’orientamento, e non per colpa della politica o del mercato.
In nome della pluralità de l’informazione si è lasciato a cani e porci il diritto di fare confusione, in un Paese a corto di chiarezza. E’ bastato che pochi disonesti pennivendoli si esercitassero nel linciaggio del Premier Berlusconi e tutti a scimmiottarli con una ottusità mai riscontrata in altre generazioni di giornalisti.
Nessuno che ad oggi si sia posto la domanda, ma il potere di un Premier è superiore a quello di un tiranno? Perché se, a memoria d’uomo, nessun tiranno ha mai avuto abbastanza potere da governare bene un popolo già ingovernabile di suo, (Gorbaciov capì che la Russia comunista era già alla frutta, e invece di governarla, si affrettò a cambiarla) sperare che un cambiamento risolutivo riesca ad un Premier italiano, a cui la Costituzione attribuisce il potere del due di briscola in una partita a scopa, è di una ingenuità apocalittica.
Non ci sono democrazie al mondo in cui il Premier sia più impotente di quello italiano, che ha grossomodo la funzione di  imbuto: restituisce ciò che immetti. Versi dissenso, conflitti, rivendicazioni, scontri violenti, e raccogli riforme finte mai risolutive, cambiamenti truffa gattopardiani di ottima qualità.
E’ vero che governo del popolo, non vuol dire che tutti i sessanta milioni di italiani debbano andare a Palazzo Chigi a governarsi; ma chi ha eletto un governo deve garantire una solida maggioranza per incassare vere riforme o deve affrettarsi a delegittimarlo e sfrattarlo. Perchè un premier ha due sorgenti da cui attingere potere dal consenso: la classe dirigente insediata in tutte le istituzioni e nella società civile; oppure il mondo imprenditoriale e finanziario.
Pensare che la feroce opposizione, e la contestazione sindacale a tempo pieno, possano obbligare il Premier a fare più politica a vantaggio dei poveri che dei ricchi è un attacco di stupidità che in Italia dura da sette decenni, con risultati inequivocabili. Una volta il lavoro si sprecava, ora, grazie ai sindacati, al lavoro hanno grattato pure le impronte digitali, per renderlo introvabile.
La politica democratica è di una semplicità sconcertante: o la fornitura di potere al Premier se la aggiudicano i lavoratori, per ottenere buona politica salariale, oppure se la aggiudicano a strozzo i banchieri ed è tutto grasso, scusate, spread che cola.
Quindi, un popolo democratico intelligente dovrebbe sapere che in una democrazia i colpevoli si sprecano in tutte le istituzioni, ma non nel governo che è subalterno alle lobby culturali, sociali ed economiche, che non si fanno scrupolo ad usare la giustizia come pesante mezzo di condizionamento.
In Italia, i sindacati dei lavoratori, col sostegno interessato dei giornali comunisti, si sono specializzati a combattere il governo ladro da loro stessi eletto, a colpi di scioperi servaggi, scontri con la polizia, incendi di auto e cassonetti, sfondamento di vetrine e di banche, lanci di pietre, mazze di legno e tubi di ferro per affrontare le forze dell’ordine, con la certezza di poter ridurre i doveri dei lavoratori e aumentarne diritti. E come è andata a finire è sotto gli occhi di tutti.
Perciò se vi capita di sentire qualche genio prendersela con Renzi che non sta governando bene il Paese o lo sta rovinando, affrettatevi a renderlo inoffensivo con una pernacchia. Perché ostacolare il lavoro infame del governare un popolo, senza proporre né apportare reali miglioramenti, se non nella paralisi del sistema, attenta alla vita del popolo, e lo condanna al totalitarismo.
L’idea malsana che la protesta possa impedire il malgoverno è da ospedale psichiatrico. Ci sono due modi per evitare che il governo faccia danni: non riempire Palazzo Chigi di guastatori o frattarli. Ma quelli che mandi a governare, puoi controllarli non paralizzarli. Perchè privarli del consenso dei lavoratori e pensionati, è il modo giusto, anzi geniale, per aiutare multinazionali e banchieri ad aggiudicarsi la fornitura di consenso al governo, a tassi usurai per le banche e tasse rapina per quel cornuto e mazziato di Pantalone.
Questo Paese si è riempito di sindacalisti, giornalisti, e urlatori di tutte le marche coalizzati a contestare il Premier come fosse l’unico ostacolo alla giustizia sociale e allo Stato di diritto. Ministri e sottosegretari, con mariti, amanti, fidanzati, soci e compari confezionano leggi ad personam alla velocità di un bottonificio, e se non si fanno prendere con le dita sporche di marmellata nessuno si sogna di sospettare che un ministro possa fare più danni di un Premier.
Insomma lo avrebbe capito anche lo scemo del Paese come si tratta col potere esecutivo in democrazia. Il consenso è la moneta a corso legale per comprare diritti. Voi avete visto mai banchieri incappucciati e armati affrontare le forze dell’ordine per rivendicare più diritti e meno doveri? E pure, senza sindacati comunisti urlatori, i banchieri ora sono i tiranni di fiducia in Italia, in Europa, in America e nel mondo.
Zitti zitti, senza sfasciare un Premier vecchio e rifarsi uno nuovo, usando da piede di porco il governo dei lavoratori, voluto e benedetto dai sindacati e poi paralizzato dagli stessi, hanno scardinato i diritti del lavoro e li hanno convertiti in diritti della finanza, diventando padroni della borsa e della vita dei popoli.
E’ vero, in Occidente i ricchi arricchiscono; ma è per l’eccelsa qualità della politica fascista o per lo schifo senza pari di quella comunista, sindacalista, giustizialista, fiscalista e sfascista demenziale?
Delegittimando ad uno ad uno per sette decenni, tutti i governi, dopo averli eletti e benedetti, l’intera classe dirigente italiana ha condannato a l’esilio le multinazionali e i laureati, i portafogli  e i cervelli, i paperoni e gli istruiti, quanto basta per renderci ricchi sfondati di invalidi, disoccupati, pensionati, immigrati, banchieri ed esattori vampiri per una lunga guerra fra poveri.

sabato 21 maggio 2016

L'italiano povero è "carne da boja"

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L'italiano povero è "carne da boja"

I più sono convinti che l’Italia è in crisi per la cattiva politica, soprattutto di Premier e governo, ma questa è una mezza verità, e perciò, totale menzogna; posto che in democrazia non esiste una sola istituzione che non sia contrapposta ad un’altra, con il potere di impedirle di fare danni. Forse lo sfascio del potere esecutivo, consegue da un altrettanto longevo sfascio legislativo, ma tenuto in ombra dalla stampa italiana, complice  della politica malata, che a colpi di leggi fuorilegge ha reso la giustizia “che è soggetta alla legge”, inerme, e perciò inadempiente.
Io sono più vecchio della democrazia italiana, ma sono stato plagiato così bene dalla nostra bella dis-informazione, che solo da qualche anno (e ne ho quasi 75), sto incominciando a dubitare che oltre alla guerra, come dicono gli addetti: “troppo seria da lasciare solo ai generali”, ci sia pure la politica, l’informazione e la giustizia, da tenere sotto osservazione.
E altrettanto avrà pensato il Giudice Mattarella, che appena eletto Presidente della Repubblica, senza scomodare la politica che lo aveva voluto al Quirinale, si rivolse alla giustizia con queste illuminanti parole: "I magistrati non siano né burocrati, né protagonisti". Come dire: parlò alla nuora (i magistrati), perché suocera intenda (i legislatori e i governanti).
Da doppio Presidente, si augurò che in Italia quelle due patologie trovino la giusta cura. E per non equivocare le responsabilità dei magistrati sempre e solo "soggetti alla legge", forse sarebbe il caso di prendere atto che la fonte delle patologie giudiziarie è esterna e doppia: prima culturale e poi politica; e non c'è cura giudiziaria possibile dove la politica resta sotto l’interessata tutela di intellettuali e giornalisti, che se la proteggono come una gallina dalle uova d'oro, per conto delle potenti lobby culturali e finanziarie a cui loro si abbeverano.
Le leggi impongono ai magistrati di recuperare “le refurtive”, cioè i soldi dei contribuenti, che per via politica, burocratica o finanziaria si sono trasformati in furti e truffe; ma invece, di caricarli su un conto risarcimento curato dai magistrati, per restituirli alle vittime: alle vedove e agli orfani dei contribuenti falliti o suicidi, vengono riaccreditati alle stesse istituzioni pubbliche che rubano e sprecano così bene il sangue di Pantalone, da fingere di accorgersi delle emorragie di furti o ammanchi astronomici, solo dopo che le forze dell’ordine, i magistrati o qualche eroico giornalista ne ha denunciato il sanguinamento.
Allora, dopo sette decenni, forse sarebbe il caso di far entrare la logica risarcitoria (ancora latitante) nelle aule della giustizia italiana, posto che i soldi rubati alle istituzioni sorde, mute e cieche, non sono altro che tasse non trasformate in servizi, e quindi soldi sottratti, anzi rapinati con criminale abuso di potere ai contribuenti onesti, ma che in mano a burocrati stupidi o disonesti si convertono da ricchezza pubblica in refurtiva privata per classe dirigente  “onesta fino alla lira, e non oltre".
Alla faccia degli imprenditori falliti o suicidi, alla faccia dei disoccupati abbandonati senza lavoro e risorse, alla faccia delle donne licenziate perché incinte e costrette ad abortire, alla faccia dei pensionati con assegno sociale di 240 euro mensili e chiamati pure a restituire a l’IMPS importi che l’ente ha sbagliato a pagare, in un Paese dove il fiume di ricchezza che prende la via dei paradisi fiscali, è inquantificabile e inarrestabile. 
Perciò urge una filosofia giudiziaria diversa da quella che ha fatto i cittadini onesti italiani, cornuti e mazziati per sette decenni, con la magistratura che riconsegna la refurtiva recuperata dai rapporti incestuosi fra politici-burocrati-imprenditori, non ai contribuenti derubati come sarebbe logico, ma alle stesse istituzioni in cui sguazzano da padroni gli stessi incapaci o ladri della politica e burocrazia responsabili di inadempienza, abuso di potere, falso in atto pubblico, truffa, corruzione, concussione, appropriazione, ecc. ecc. ecc.
Ma di restituire le refurtive miliardarie recuperate, ai milioni di italiani onesti, vittime di politica ladra e giustizia inadempiente, ancora non se ne parla. Se un povero ruba una mela per non morire, la giustizia "burocratizzata" corre ad arrestare il povero, non gli addetti pubblici che lo hanno derubato pure della dignità oltre che della vita. 
Ma a questo rompicapo dovranno pur dedicarsi gli addetti ai lavori, visto che qua non rischia solo l’Italia; l’intero Occidente è vittima di comunismo e liberismo acefali che ci stanno portando dritti alla terza guerra mondiale, per la mostruosa enormità delle ingiustizie generate, e mai sanate dai giudici ridotti a notai, perché trattasi di ingiustizie a norma di legge, volute e benedette, da intellettuali, giornalisti, professionisti, sindacalisti e banchieri.
Questa è la causa delle due patologie giudiziarie coraggiosamente denunciate dal Presidente Mattarella al suo insediamento. Il giudice che sa di non poter fare giustizia applicando la legge italiana (pro ladri e truffatori), si rassegna e la applica acriticamente producendo tutta l’ingiustizia voluta e programmata dai ladri del potere; mentre il giudice che non si rassegna ad essere portatore sano di ingiustizia legalizzata, finisce per sconfinare nel protagonismo. (Vedi operazione “mani pulite” con cui l’ex PM Di Pietro cancellò una intera classe politica che aveva al suo attivo, mezzo secolo di "dis-onorato servizio").
Perciò, considerare malata la giustizia italiana e tentare di curarla, è come somministrare l’antipiretico a l’infermiera, per abbassare la febbre al suo paziente. La giustizia malata (per troppo burocratismo e tracce ormai introvabili di protagonismo) ha come causa scatenante un sistema culturale, politico e finanziario “in putrefazione”. E non c’è niente di più gattopardesco che moralizzare la giustizia, a colpi di finte riforme, per conservare idiota la cultura e l'informazione, corrotta la politica, rapace la finanza e agonizzanti in massa gli italiani onesti. E in primis, i piccoli imprenditori sterminati come ebrei dal nazismo.
Lo so, molti, leggendo questa roba, si staranno domandando, a quale strizza cervelli è scappato di mano il firmatario della presente. E siccome il matto in questione non vuole guastare a nessuno il bel giudizio (interessato?) che ha delle istituzioni e degli addetti italiani, prova a riformulare la domanda: voi pensate che in Italia ci sia davvero una politica e giustizia da Stato di diritto?
Bene, allora sappiate che il vostro perfettissimo Stato, ha le forze dell’ordine più “criminali” di tutto il pianeta. Chiunque venga chiamato ad arrestare ladri o ladre di prodotti alimentari nei supermercati, da qualche anno, paga di tasca propria i prodotti sottratti e lascia liberi i ladri (di necessità come li chiamano ora) a correre a sfamare i propri figli, invece di trascinarli ammanettati davanti al giudice.
Sapendo bene che in Italia, quanto ad istituzioni e addetti, abbiamo davvero “di tutto di più” come recitava quello spot RAI, ma la giustizia spicciola per i poveracci, ormai è affidata alla sensibilità e forse pure al portafoglio degli eroi delle forze dell’ordine, e a qualche rivoluzionario, come il Pretore di Nardò Angelo Sodo che mezzo secolo fa, mandò assolto il ladro per fame, inventandosi la giustizia giusta per gli ultimi e quindi odiata a morte dai primi.

Perché dal punto di vista giuridico, proprio come diceva Giuseppe Gioachino Belli, l'italiano povero era, è, e rischia di restare a tempo indeterminato “carne da boja", in quello che voi considerate da sette decenni un civilissimo Stato di diritto, che tale è, soltanto per i banchieri non certo per i barboni.

lunedì 16 maggio 2016

Produrre o fallire questo è il problema

Produrre o fallire questo è il problema
Se fra le preoccupazioni di noi umani non è mai rientrata, né mai rientrerà quella del rifacimento della "volta celeste", costruita dal Padreterno miliardi di anni fa, con un tale spreco di inossidabili materie prime da renderla forse immortale; non possiamo certo esimerci dal capire in che condizioni versano "i sottostanti 205 cieli appesi a casaccio, denominati Stati”, (gioia dei ricchi e incubo quotidiano dei poveri) sempre a rischio collasso, manco fossero appesi a quattro lacci di scarpe sfilacciati.
E quindi noi italiani, per tentare di capire, dovremmo rivolgerci due domande interconnesse: in questi ultimi sette decenni di democrazia il mondo della cultura ha predisposto il popolo ad auto governarsi da sovrano o da somaro? E lo Stato, con la sua milionaria classe dirigente, si è realmente organizzato da Stato liberale, con la necessità di rendere competitivo e produttivo il popolo, e in aggiunta di proteggerlo dai disonesti, perché Pantalone non finisca rapinato dalla mafia, prima ché tassato dallo Stato, che di tasse vive e senza tasse muore?
E qua la risposta è unica: in Italia ci manca il popolo sovrano, ma pure lo Stato di diritto, perché la lotta (forse finta) fra comunisti e liberali ha impedito e impedisce a chi governa di dare al Paese i connotati dello Stato sociale al servizio dei poveri, più lo Stato liberale al servizio dei ricchi. E quando i poveri si impiccano e i ricchi scappano per non fallire, uno si domanda: ma i nostri comunisti e liberisti, oltre che a tentare di superarsi a vicenda con ideologie demenziali, a che diavolo servono?
Il comunismo è stato ormai declassato dalla storia a ideologia genocida, e magari sarà ancora imbattuto a livello planetario; ma a giudicare da come funziona il liberismo ne l’intero Occidente e nella UE in primis, credo si possa affermare senza paura di smentite, che il comunismo sarà pure imbattibile come ideologia criminale, ma in quanto a demenza, il liberismo attuale non teme confronti.
Marx pensò un sistema Stato comunista autonomo, grazie a l’abolizione della proprietà privata; ma la scarsa produttività sociale portò il mezzo mondo comunista alla bancarotta prima di un secolo. Invece i liberisti hanno pensato un sistema Stato fallito a prescindere, dipendente al 100% dal popolo contribuente, e quindi corroso da evasione tributaria, ruberie, truffe, indebito assistenzialismo, speculazioni, strozzinaggio, mafia, corruzioni dilaganti e recessioni pilotare, perciò ingovernabile soprattutto ora che non esiste più il mercato chiuso, e nella competizione globale, ai danni economici interni si aggiungono quelli mondiali.
E il sistema ibrido italiano comunista liberista è ancora più idiota: è straripante di comunisti “finti mangia padroni” che dovrebbero avere interesse a risanare e conservare ricco lo Stato, ma non riescono ad impedire che i ricchi fuggano prima della visita di Equitalia; né che la classe media venga quotidianamente tassata e ripulita da malfattori pubblici e privati, prima che gli esattori di Equitalia presentino il conto aggiungendo danno a danno.
E il consenso in perenne carestia, induce i politici a ricercarlo ossessivamente offrendo lo Stato spalancato, a parassiti pubblici e privati, ladri, evasori, truffatori, sfruttatori, speculatori, usurai, mafiosi e corruttori professionisti, che lo ripuliscono dai contanti e lo rimpinzano di cambiali.
Ora ditemi voi se per il popolo italiano non è un affare poter disporre al prezzo di uno, di due meravigliose opzioni politiche omicide: morire di comunismo parassita + liberismo demenziale.
Un quarto di secolo fa i russi si sono liberati del comunismo perché hanno capito che era perfetto per reggere alla guerra fredda Russia-America, ma impoverendo e uccidendo solo comunisti.
L’Italia invece ha sposato felicemente il comunismo e gli ha offerto di mangiarsi il Paese, potendo disporre di una razza speciale di cuochi liberisti (unici e soli responsabili dello sfascio italiano): gli imprenditori  illusi e i loro lavoratori ciechi che hanno accettato l’ingrato compito di apparecchiargli la tavola, producendo ogni anno 100 miliardi di interessi passivi per gli strozzini della finanza padroni del debito pubblico italiano; e gli altri 700 per i disservizi della elefantiaca burocrazia comunista di ottimo appetito, insediata pure nelle sottoscale, scantinati, ammezzati e cessi delle istituzioni italiane, come la tenia parassita che divora e uccide il disgraziato che la ospita.

In Italia i furti sono a norma


In Italia i furti sono a norma

Una volta le leggi le facevano i legislatori, e gli azzeccagarbugli si industriavano a trovare l’inganno, le smagliature nella trama legislativa che non scoraggiavano o incoraggiavano il crimine o ne impedivano la repressione e quindi garantivano la parziale o totale impunità.
Fino a mezzo secolo fa, questa categoria di super professionisti capaci di aggirare la legge e di gabbare politici e giudici non era poi così numerosa. Ma da allora la lenta pioggerella è diventata diluvio universale, visto che ora l’Italia ha avvocati, professionisti, consulenti, tecnici di tutte le razze e burocrati in quantità industriale, e non è più l'inganno a disarmare la legge, (a bagnarle le munizioni), ma è la legge che arma e favorisce l’inganno, il crimine e l’impunità.
Le lobby, le corporazioni, le consorterie, le burocrazie, le associazioni e i sindacati ormai bruciano il legislatore su l’anticipo: pensano l’inganno e poi trovano il modo di obbligare la politica a confezionare la legge a misura; così l’inganno finisce inglobato nella legge: perfettamente legalizzato. 
Il crimine, l’abuso, l’appropriazione, l’omissione e la falsificazione diventano legali: pane quotidiano. Ed è quanto basta per rendere inoffensiva la magistratura che poi non ha alcun potere sui crimini a norma di legge, o sugli inganni legalizzati. Anzi, i giudici rischiano l’incriminazione se osano perseguirli.
Così per questa via, la burocrazia pubblica e il groviglio inestricabile delle professioni, associazioni e sindacati che sono una altrettanto potente burocrazia privata, ha raggiunto livelli di strapotere e immunità tali, (altro che impunità) da portarsi al guinzaglio come cagnolini, i legislatori e i governanti, mentre la magistratura si dibatte impotente nel farraginoso groviglio legislativo: tenta di indagare ma poi è costretta ad archiviare per anni e decenni. Perché ne l'ex Belpaese, ormai non v’è abuso pubblico (o abuso privato benedetto dalla burocrazia) che non sia rigorosamente a norma. Da noi le leggi si applicano solo per i nemici e si interpretano per gli amici, portatori sani di denaro, potere, favori.
Solo le intercettazioni scoperchiano il vaso di pandora. Ma chiaramente bisogna aspettare che sia proprio il farabutto in un momento di distrazione, a scivolare sulla buccia della banana che s'è sgranocchiato, e ad incriminarsi e sbattersi in galera da solo, fornendo via telefono le prove della colpevolezza sua, della sua cricca o peggio consorteria o massoneria di cui ne è componente o capo.
Insomma siamo alla giustizia affidata al buon cuore dei criminali, perché le classi dirigenti disoneste di questa povera Italia, in sette interminabili decenni si sono fatte confezionare una tante quantità di leggi “ad”: personam, casta, corporazione, sindacato, consorteria, associazione a delinquere, che per reprimere la montagna dei “crimini” che si consumano quotidianamente, "a norma", ci servirebbe l'attuale organico di magistrati moltiplicato per un milione: roba da sogno.
Viviamo in un mondo alla rovescia e abbiamo ancora difficoltà ad accettare che i veri tiranni italiani non sono più i politici che ormai devono rubare per comprarsi il potere. Sono i burocrati e i professionisti con agganci pubblici che quel potere lo hanno a tempo indeterminato e ne abusano in assoluta e perfetta legalità. Hanno si il problema della spartizione della refurtiva miliardaria di cui si appropriano, ma dividendo bene la torta, si comprano l’intero Parlamento e l’intero Governo: dispensando qualche posto di lavoro, qualche vestito firmato, qualche biglietto di viaggio, qualche passaggio in barca o in elicottero, un orologio ecc. ecc.
Ma per la stampa italiana, miope o complice, la nostra classe politica sarebbe una “casta” intoccabile e inamovibile di dittatori strapotenti e ladri. Poveri illusi loro e poveri noi; quando ci accorgeremo che usando i politici da utili idioti, quelle povere vittime indifese e innocenti della burocrazia, sindacato, associazioni, professioni, e finanza,  si sono già fottute popolo e Stato, non ci rimarrà manco trippa per gatti scaduta.