lunedì 6 marzo 2017

Dove si insegna responsabilità?


Premesso che non sono un addetto ai lavori; se mai dovessi definire con un aggettivo la qualità della cultura Italiana, direi “galleggiante”, perché nessun problema viene analizzato dalla scuola, dalla stampa e men che meno dalla politica, in maniera così profonda e oggettiva da portarlo a soluzione.
E un caso emblematico di pressappochismo pedagogico e giuridico, è quello dello studente del Pininfarina di Moncalieri, che si ritrova sballottato fra galera e premio Nobel, per aver venduto a prezzi stracciati, per due anni, merendine ai compagni di scuola.
Lui trattato come uno spacciatore di droga, ma premiato da genio dell’imprenditoria; e l’intero apparato della scuola che per due anni non ha visto, non ha sentito, non ha parlato e comunque non ha fermato l’illecito che avrebbe dovuto vedere e fermare: tutti salvatori della patria.
Questo problema non va lasciato irrisolto e in putrefazione, perché è significativo di un Paese che è già scivolato (in ogni senso possibile e immaginabile) da quinta potenza mondiale europea, in tribù sottosviluppata dell’Africa.
E’ tutto in caduta libera, dalla qualità dell’istruzione, alla libertà di stampa (che ci vede oltre il settantesimo posto), alla certezza del diritto, alla competitività e produttività, alla giustizia sociale, alla democrazia incompiuta, e con disoccupazione giovanile al 40 %.
Siamo ad un passo dalla dittatura. Le istituzioni democratiche si sono dimostrate in blocco inadeguate a governare questo Paese e questo popolo. Eccellenti nel rastrellare tributi, (più dai barboni che dai banchieri) ma scadenti nel trasformarli in servizi.
Perciò, visto che la scuola è sorgente di barbarie, quando non lo è di civiltà, va chiarito con urgenza se quella italiana va premiata o bastonata, visto che usa le tasse degli imprenditori per formare solo disoccupati o emigranti, e scoraggiare, punire o scorticare vivi quelli che dimostrano un naturale talento per l’autonomia imprenditoriale.
Tutto l’apparato culturale, burocratico, giudiziario e fiscale italiano è studiato per distruggere l’Italia e gli italiani distruggendo imprenditori e mercato. E’ penalizzante per chi ha voglia di produrre ricchezza per tutti e premiante per chi si limita a toglierla agli altri da ladro, o a spenderla per se da parassita.
Perciò l’Italia andrebbe reinventata a 360 gradi, (culturale e giuridico in primis) perché allo stato delle cose, con gli italiani così malformati, malinformati e mal governati, persino il Padreterno avrebbe difficoltà a salvarci, salvandola.
E in tutto questo casino spicca l’assordante silenzio della magistratura, che non ha obbiezioni da muovere davanti allo scandalo di un alunno 16enne punito e premiato dalla stessa istituzione che aveva l’obbligo di insegnargli la legalità.
Siamo certi che sia da Stato di diritto, che una istituzione possa auto denunciarsi per inadempienza formativa, denunciando quel ragazzo di cui era responsabile, punendolo col 6 in condotta, con 15 giorni di sospensione e servizi sociali e 5000 euro e passa di multa; e poi, da giudice di se stessa, si auto assolva premiandolo e mandandolo ad un corso speciale per imprenditoria?
Un tale diceva che la repubblica delle banane, non nasce nel parlamento o nel tribunale, ma nelle aule scolastiche e di conseguenza nelle redazioni. Tutto ciò è vero o falso? A voi l’ardua sentenza. Io nel mio piccolo temo che questo non sia più un caso politico da repubblica delle banane, ma sia già degenerato in caso clinico da strizzacervelli. 

Nemmeno le democrazie sono colombe della pace


Questa mattina, dopo il primo caffè, il cervello mi ha sfornato una domanda da miliardi di dollari, a cui nessun intellettuale (almeno credo) ha saputo mai ipotizzare una risposta che sembri logica. Così ho deciso, non essendo un addetto ai lavori, di mettere la palla al centro, per chiunque si sente coraggio e capacità di giocarsela.
E la domanda sarebbe questa: perché le finte democratiche colombe della pace (almeno quanto gli avvoltoi delle dittature) sono omologate più per il trasporto di cannoni, bombe atomiche o fallimenti di Stati, che lavoro e salario dignitoso?
Se nemmeno la guerra fra poveri può essere fermata con un armistizio che  non sia caricatura, dobbiamo dedurre che l’uomo è il peggiore errore di Dio come ipotizzato da qualcuno, perché ha il cervello naturalmente contaminato dal virus della violenza e della guerra, oppure sono gli untori della cultura e della politica a trasformare gli uomini in bestie?
E per cortesia non venite a dirmi che in giro ci sono tracce di culture, politiche e popoli progrediti e pacifici. L’Occidente ha al suo attivo almeno 25 secoli di super cultura filosofica prima e matematica poi, esportata a livello planetario. E non c’è ancora un’oasi di pace, in cui i bambini, le donne, gli anziani, i deboli e i poveri non vengano abusati e sterminati come formiche.
Allora, delle due l’una: lasciamo che la bestia uomo, con la sua naturale predisposizione alla guerra stermini la specie? Oppure condanniamo la cultura per truffa continuata e aggravata, per averci promesso democrazie, prosperità e pace da homo sapien; ma restituito oligarchie, distruzione ambientale, omicidi, genocidi e guerre da homo homini lupus, o homo demens, che nemmeno gli strizza sanno rendere inoffensivo.
Io, da semi analfabeta vi ho posto la domanda; ora tocca a voi classe dirigente super acculturata sfornare una risposta convincente, considerando che oggi non solo i meno abbienti fuggono da sfruttamento, fame e guerra, in cerca di un decente futuro; ma persino gli abbienti non più in buona salute, vanno a caccia di "buona morte", per quanto gli avete fatto odiare la vita priva di amore, usata e disumanizzata da l'immondo interesse per il dio denaro.

martedì 21 febbraio 2017

Come spidocchiare l'albero del mercato.


Un tale di cui mi sfugge il nome, diceva che il mondo non ha più bisogno di super pensatori, tutto il buono che c’era da pensare è già stato pensato da millenni, c’è solo da attuarlo, se e quando ci sarà la volontà. Non ci vogliono grandi testoni per uscire dalla barbarie, ne servono a milioni solo per entrarci.
Nei sistemi sociali in buona salute, il denaro ha la stessa funzione vitale dell’acqua nel corpo umano; è utile se bagna e nutre l’intero corpo sociale e se evapora grazie a consumi e risparmi; invece è devastante e assassino se piove come una bomba d’acqua, (su bersagli mirati) grazie a sovvenzioni, esenzioni e appalti truccati.
Va da se, che tutto il denaro erogato dai politici è devastante, perché finisce per surrogare la produttività privata di lavoratori e imprenditori, a cui non resta che fingersi idonei alla raccolta: i lavoratori perché disoccupati, malati o invalidi, e i grossi imprenditori perché capaci di moltiplicarlo, finanziando una attività che ha tutta l’aria di essere fortemente produttiva, ma è già progettata a l’origine, per il fallimento da onestissimi “prenditori mordi e fuggi".
Allora le devastazioni sociali le produce chi fa piovere denaro su imprese nate per fallire, (come fanno le grandi banche finanziando imprese cotte, decotte e stracotte) e lo stato che spende spande e ruba senza curarsi se la ricchezza erogata disseta o avvelena la collettività.
Quindi, mettiamoci tranquilli. L’economia italiana, come un albero da frutto che non fruttifica più, non va estirpata e cambiata, va solo "spidocchiata", liberata dai parassiti che favoriscono la produttività dei rami alti, accessibili solo a chi ha guadagnato un gradino privilegiato o alto nella scala sociale, e la impediscono, alla grande massa dei lavoratori e piccoli imprenditori che finisce ricacciata con criminale abuso di potere nel sottoscala della povertà.
E le zecche e i pidocchi resistenti a qualunque trattamento fin qui tentato, sono tutti annidati nelle istituzioni pubbliche preposte a liberarci. Sono gli Stati elefantiaci, con le loro intoccabili e onestissime burocrazie: amministrative, sindacali, culturali, finanziarie e tributarie, il più grande problema de l’Umanità spacciato per miracolosa soluzione.
Ora provate ad immaginarvi un albero, ricco di rami bassi carichi di frutti, e avrete già chiaro come deve essere potato a regola d’arte un sistema socio-economico per essere realmente produttivo. La ricchezza deve essere prodotta dai rami che arrivano a terra per essere accessibile a tutti, moribondi compresi.
Se invece la raccolta dei frutti necessita di strumenti speciali, perché l’albero dell’economia produce salari e profitti, ma solo sui rami alti e altissimi, riservati alle elites culturale, finanziaria, sindacale o politica, vuol dire che il libero mercato è già stato convertito in monopolio, dai potenti che sanno, hanno o possono.
Non c’è mica bisogno di farsi venire l’emicrania per capire se l’Italia è Stato di diritto o “stato dei dritti”. Se sui rami bassi dell’albero del mercato non c’è produttività; se i salari dignitosi e i profitti onesti non sono reperibili manco sfregando la lampada d’Aladino; la disoccupazione, i fallimenti e la povertà sono in costante lievitazione, allora vuol dire che lo Stato, con la sua legatissima politica, giustizia, burocrazia, sindacato, scuola, stampa e fisco, si è trasformato da soluzione in problema. E c’è un solo modo per rendere produttivo in basso l’albero del mercato, stroncare la vegetazione alta, ricchissima di privilegi per burocrati parassiti, sindacalisti e politici acefali e banchieri rapaci.

martedì 14 febbraio 2017

Quel crimine legalizzato chiamato spread


L’Italia è una bellissima Casa Comune, tirata su in mezzo secolo di sviluppo, ma che potrebbe disfarsi come una ricotta malfatta, perché edificata con mattoni presi in prestito dagli strozzini spacciati per filantropi. Perciò è casa dei banchieri, bancari e loro soci in affari.
Tanto è, che nei successivi venti anni di “Seconda Repubblica”, nessuna politica rossa o nera è riuscita a governare gli italiani per ventiquattro ore di fila, se non continuando a ridistribuire la “povertà”, cioè i soldi presi in prestito dagli strozzini, lasciando disoccupati i lavoratori e falliti gli imprenditori, e facendo esplodere letteralmente il debito pubblico, i privilegi alla classe dirigente, la protezione e il salvataggio di multinazionali e banche, e la rapina tributaria dei piccoli contribuenti.
Allora dovremmo considerare “ricchezza” solo i soldi prodotti e distribuiti dagli imprenditori ai lavoratori sotto forma di salari e di tasse allo Stato; e “povertà”, i soldi prestati dagli strozzini allo Stato, e capaci di asfissiare qualunque popolo disoccupato, fallito e improduttivo, perché si ritrova squattrinato, con una montagna di pensionati da mantenere, interessi passivi da pagare e un debito pubblico crescente e incancellabile.
Ora calma, non affrettatevi a salvare gli italiani ammazzando banchieri e bancari, come fossero tutti nipotini di Stalin e Hitler, perché anche loro hanno una funzione costruttiva e vitale in ogni popolo. E a loro insaputa si sono ritrovati in questo circuito finanziario vizioso, incestuoso, che genera ricchezza finta, negando, scoraggiando o uccidendo salari e profitti veri.
Basta obbligarli a finanziare singole persone fisiche o giuridiche e impedirgli di finanziare gli Stati indebitati e corrotti, comprando a strozzo debito pubblico e mantenendo una classe dirigente di coglioni spendaccioni, che si credono capaci di una oculata politica imprenditoriale e occupazionale, mentre fanno piovere velenosa povertà spacciata per miracolosa ricchezza.
L’inghippo che potrebbe far saltare la pentola dell’economia mondiale sotto pressione finanziaria è proprio questo. La produzione, il risparmio e la spesa hanno imboccato a nostra insaputa un percorso patologico che sfugge da decenni agli stessi banchieri, imprenditori, politici e giudici.
Finché l’intera classe dirigente sarà in grado (spendendo debito pubblico, carta straccia come le cambiali protestate e gli assegni a vuoto) di conservarsi il potere e i privilegi astronomici, avrà più convenienza a tenere in buona salute o a salvare le banche, che a rendere il popolo, produttivo di salari e profitti.
Quindi, strozzare gli Stati con uno spread rapina fingendo di finanziarli, andrebbe dichiarato crimine contro l’Umanità,  e perseguito e punito come tale. L’usura non è beneficenza a favore di un individuo, e lo spread alle stelle è usura di un intero popolo, e obbliga la politica a reperire la montagna di interessi passivi da pagare, (solo l’Italia ne sborsa oltre 70 miliardi annui) con una feroce rapina tributaria che toglie persino le elemosine agli accattoni e istiga al suicidio anche imprenditori con le palle, per proteggere o salvare multinazionali e banche.
I popoli hanno sempre avuto bisogno dei banchieri con la vocazione di ossigenare di ricchezza fresca il mercato; invece ora sono rassegnati a farsi asfissiare e uccidere da finanzieri e fiscalisti che hanno lacerato a tal punto il tessuto sociale da tenere in guerra finta comunisti e fascisti e in guerra vera e sanguinosa uomini contro donne, genitori contro figli, figli contro genitori, vecchi contro giovani, padroni contro lavoratori, venditori contro consumatori, esattori contro contribuenti, politici e giudici contro onesti, insomma tutti contro tutti.
A questa guerra civile spacciata per pace sociale va dato un taglio netto dichiarando fuorilegge negare credito alle imprese oneste e concederlo agli Stati e relativa classe politica e dirigente stupida o ladra, con la sola fissazione di arricchire a l’infinito, impoverendo e sterminando demograficamente un popolo come quello italiano, che fu di geni, santi, navigatori ed eroi.

lunedì 6 febbraio 2017

Politica da mutande sui pantaloni


Copio da l'amico FB Vincenzo Grecchi, questo interessante commento:
''Se l'attivo viene favorito nella sua attività, arricchisce lo Stato che quindi può aiutare il bisognoso a fare qualcosa di utile.''
Ciò mi conferma che, (emergenze escluse), la buona politica non è quella che inizia col distribuire risorse, ma quella che facilita il compito dei soggetti attivi di produrre e pagare tasse, in modo che poi lo Stato possa aiutare i bisognosi a pesare sempre meno sui soggetti attivi, rendendosi utili in tutto o in parte.
Invece in Italia non si sente un discorso di produzione che preceda la perequazione manco a scomodare Google. A tempo pieno si parla sempre e solo di tre cose:
1)  In che modo lo Stato aiuta i piccoli imprenditori, scorticandoli vivi fiscalmente, ad evadere, fallire o impiccarsi. I ricchi ad eludere, licenziare o delocalizzare. E i banchieri a strozzarci.
2)  In che modo lo Stato truffa i bisognosi veri, vittime di malattie, carestie e calamità naturali, e arricchisce i finti, a spese di Pantalone.
3)    In che modo arricchisce gli addetti alla macchina pubblica di compensi immeritati e astronomici, o lascia che controllori e controllati onesti fino alla lira, arricchiscano come maiali coi soldi dei contribuenti.
Se avessero inventato il Nobel per la migliore politica fallimentare, a l’Italia nessuno avrebbe potuto insidiare il primato, in questi ultimi sette decenni di  pseudo sviluppo culturale, economico e democratico.
Quindi non c’è soluzione possibile dove le risorse di qualunque razza non seguono il percorso fisiologico produzione-perequazione: nel senso che le banche finanziano, gli imprenditori assumono, fanno profitti, pagano salari e finanziano di tasse lo Stato; ma il percorso patologico inverso: quando lo Stato è governato da una classe dirigente per quattroquinti idiota e per un quinto pure criminale, perché lascia disoccupati i lavoratori, facendo fallire gli imprenditori, e attinge ricchezza pubblica direttamente dagli strozzini.
Così il fallimento a grappolo delle imprese, la disoccupazione giovanile al 40%, l’evasione astronomica e il debito pubblico ormai insanabile, sono la conseguenza di una politica da manicomio, alla rovescia, da mutande sui pantaloni, che spreca, ruba o distribuisce risorse a spese delle future generazioni, sperando che la politica onesta di domani poi sappia sanare i debiti.
Quindi urge restituire alla pastorizia e agricoltura, eserciti di contadini prestati da cacasenno alla incultura, e a cui sfugge un piccolo particolare: per ridistribuire la ricchezza pubblica servono soggetti intelligenti, ma per produrre ricchezza privata onesta che tenga in buona salute a 360 gradi qualunque sistema sociale, ci vogliono geni e con gli attributi da leoni.
Tutti gli altri sono zavorra pubblica, volano di fallimenti, pompieri finti che spengono l’incendio devastante della guerra fra poveri con la benzina dei finti servizi pubblici che asservono chi dovrebbero servire.
E menomale che ci resta ancora una minoranza di VERI EROI pubblici e privati, che arrischia la vita anche gratis e persino spendendo in proprio per salvare vite umane e persino un animale in pericolo.
Finché le risorse pubbliche resteranno in mano a parassiti, ladri e dementi, l’Italia potrà avere un brillante futuro ma solo con un intervento personale del Padreterno.


martedì 31 gennaio 2017

Tesi, antitesi e sintesi alla contadina.


Non mi hanno mai chiesto di semplificare la filosofia di Hegel, per consumatori contadini al mio livello, ma questa mattina ho pensato che forse poteva giovarmi indurre tesi e antitesi a fare autocritica, a firmare l’armistizio, e a tuffarsi insieme mano nella mano nel bagno purificatore di una sintesi accettabile.
E a questo punto serve, a me, e a chi volesse seguirmi, uno sforzo di fantasia da ospedale psichiatrico per immaginarci una lavatrice impegnata a centrifugare due paia di mutande: una bianca che chiamiamo tesi e che sta sempre ad urlare che è lei la più bella in quanto bianca, e una nera, antitesi, che non mancando di decibel, urla a sua volta che la migliore e lei in quanto nera.
A questo punto la sintesi (la lavatrice) decide di partire a tavoletta, sapendo bene che uno scuotimento maggiore avrebbe prodotto una moderata usura nel tessuto, tanto da trasferire tracce di bianco sul nero  (cioè di tesi nell’antitesi) e  di nero sul bianco, (cioè di antitesi nella tesi) senza impoverire la resistenza del tessuto e la funzionalità di entrambe.
E fu così che la tesi e l’antitesi si rassegnarono al reciproco rispetto, convinte finalmente che non possono negarsi a vicenda, posto che nel condominio lavatrice (cioè nella sintesi) sono condannate a mischiarsi tanto più indissolubilmente, quanto più si sentono incontaminabili e uniche.
E ancora peggio, nella lavatrice della storia, (in quanto sintesi dei fatti concreti, delle vicende umane) comunismo e liberismo (che non sono mutande) sono ormai reciprocamente contaminati, ed è demenziale che entrambi fingano di farsi la guerra di giorno, se poi di notte sono i comunisti a soccorrere e persino arricchire i banchieri, (Vedi Italia, UE e BCE). E i liberisti ad accrescere nei sistemi sociali la classe media benestante, e a garantire un minimo vitale ai poveri (Vedi la buonanima della Prima Repubblica).
Allora credo che si debba sbattere in lavatrice comunismo e liberismo, per  nettare pregiudizi e falsificazioni culturali, mediatiche, politiche, economiche e giudiziarie, create apposta per convertire o per spostare ingenui verso la religione comunista o la liberale, ma scatenando devastazioni di tutte le razze e costante guerra tra poveri.  
Non so se qualche imprenditore fulminato ha mai sognato di notte di estinguere la razza dei lavoratori e di fare del liberismo la religione mondiale. Invece sappiamo tutti, perché ce lo ha detto la storia, che i lavoratori del mezzo mondo rosso hanno sognato ad occhi aperti per un secolo di estinguere la razza dei padroni vampiri, dei Putin e Trump sfruttatori, affamatori, evasori, elusori e corruttori. E come è finita? 
Il sogno si è tramutato in incubo solo per i lavoratori: il comunismo mondiale s’è ristretto nella lavatrice della storia, come un indumento mal lavato, (vedi Putin amico di Berlusconi e ora pure di Trump) fino a consegnare ai padroni planetari del potere economico, il potere politico di liberaltiranni presenti e forse pure futuri.
Allora apriamola sta caxxo di distilleria, e pazienza s'è clandestina. Troviamo ciò che c'è di buono e di insostituibile nel comunismo da mutuare nel liberismo per renderlo meno violento e vampiresco.

Il Comuliberismo o il Libercomunismo è l'unica sintesi politica che riconoscendo pari dignità a tutto il buono comunista e liberale, alla lunga potrebbe restituire al mondo la pace e la prosperità negateci da un secolo e passa di demenziali e devastanti e genocide guerre ideologiche.

giovedì 26 gennaio 2017

SOS Italia, cercasi Premier componibile.


Viste le condizioni pietose in cui s’è ridotta l’Italia e gli Italiani, una domanda sorge spontanea. Ma davvero noi stiamo cercando disperatamente un uomo solo al comando, che sia abbastanza forte, da affidargli, con funzione di Premier-tiranno, le chiavi della stanza dei bottoni di Palazzo Chigi?
Dai sondaggi risulterebbe che almeno 80% degli italiani si augura  di trovare presto un Premier si con le palle, ma componibili-scomponibili, magari attacco a baionetta, o in mancanza a vite, ma passo grosso, sviamento mediatico: modello Letta. Con conversione istantanea o quantomeno rapida da gallo a cappone.
E questa è l’unica certezza italiana su cui, da qui a l’estinzione de l’umanità, “non ci pioverà mai governo ladro” !!!!
Noi italiani abbiamo il drammatico bisogno di un uomofortealcomando, che scatti su l’attenti agli ordini sociali, sindacali, corporativi, giudiziari, mediatici, finanziari, nazionali, europei, mondiali e globali, con la certezza che fino a quando sarà lui il Premier, dovrà ubbidire o levare il disturbo.
L’uomoforte Berlusconi ha governato l’Italia per venti anni, ed ha apportato tali e tanti cambiamenti migliorativi, che gli è andata da dio se non li hanno cambiato irreversibilmente pure i connotati.
Smettiamola di recitare la parte dei poveri governati, malgovernati, da governanti idioti, matti o ladri, che fa ridere i polli nazionali e mondiali. I premier italiani provvisti di attributi fissi, hanno il potere del due di briscola in una partita a scopa …. pensa tu quelli con palle a strappo!!!
L’Italia cadde, cade e cadrà in frantumi fino alla prossima guerra civile o mondiale, se non rinunceremo d’urgenza a l’attuale potere esecutivo granitico come una ricotta malfatta.
Tutto questo vi scatena una incontenibile risata, perché pensate che non sia dimostrabile numeri alla mano. Invece vi sbagliate. E’ la disinformazione e la mistificazione mediatica che vi impedisce di vedere che la riforma costituzionale Boschi-Renzi con un 40% di SI è stata promossa dagli italiani, ma bocciata dai poteri sindacali, padronali e finanziari, perché spostava potere dalle regioni allo Stato, e forse consolidava il potere di quella pseudoricotta chiamata Premier.
Chi vi dice che col referendum gli italiani hanno bocciato la riforma, dice il falso, perché su 40 e passa milioni di elettori non abbiamo nemmeno quattro in grado di giudicare secondo scienza e coscienza la qualità di quella riforma. E quindi il voto referendario è stato un qualunquissimo voto di fiducia a Renzi per il 40%. Mentre gli altri mille arruffapopoli ne hanno incassato il 60% cumulatico, condominiale, da spartire fra destra, sinistra, avanti, dietro, sopra e sotto, che diviso per l'intera armata brancaleone si riduce ad un misero zerovirgola.
Quindi noi italiani siamo stati salvati a forza dalla riforma Renzi, dopo la Berlusconi, perchè forse avrebbe reso “premiercentrico” quel potere esecutivo, che noi italiani siamo allenati a sabotare già ne l’utero materno.


giovedì 19 gennaio 2017

La marcia su Roma degli italiani sovrani


Perché la politica smetta di essere un affare per i governanti e una iattura per i governati, serve qualche piccolo aggiustamento legislativo che riporti i servi nella stalla e i regnanti nella reggia, del tipo:
  1. Chi governa avrebbe il diritto di continuare a vivere da strapagato cittadino di serie A, a spese dei contribuenti, solo dopo aver garantito a tutti, nessuno escluso: casa, istruzione, salute, reddito, famiglia e futuro. E se non provvedesse con i soldi pubblici, prima rendendo produttive le imprese e occupati i lavoratori e poi tassandole; le vittime della propria stupidità o disonestà politica, dovrebbe risarcirle di tasca propria.
  2. Ogni addetto alle istituzioni, oltre alla responsabilità individuale, andrebbe assoggettato, alla ancora inesistente responsabilità “collegiale”, per il sacrosanto principio della reciprocità. Perché se l’intero popolo italiano è tenuto a mantenere agiatamente l’intera classe dirigente che lo governa; quella stessa classe privilegiata, se inadempiente, deve pagare di tasca propria il mantenimento della minoranza di soggetti, a cui ha negato il diritto ad una vita normale, come giustamente sancito dalla attuale Carta Costituzionale.
  3. I soggetti pubblici che si rendessero inadempienti non dovrebbero pagare penalmente con la galera i danni arrecati, ma essere ripuliti di tutti i loro averi fino al risarcimento totale, o in alternativa, avviati ai lavori forzati se ciò che hanno non basta a risarcire le vittime.
  4. Non servono costose cabine elettorali e votazioni caricatura per selezionare una vera classe dirigente. Chi si trova oggi al governo di qualunque istituzione: dal passacarte al presidente; dovrebbe scegliere se rimanere a governare, ma assumendosi la piena responsabilità, o liberare la poltrona per altri aspiranti governanti, ma collegialmente omni responsabili nei confronti di ogni singolo cittadino sovrano e dell’intero popolo.
  5. Oggi in Italia gli unici responsabili totali sono i cittadini sovrani, pur ridotti dalle istituzioni del finto Stato di diritto a vivere e morire da servi o peggio da somari. Dopo queste mini riformine, ai lavori forzati (sostitutivi della galera) dovrebbe andarci l'intera classe dirigente del finto potere democratico. Della “mediocrazia” affidata a cani e porci in quanto esenti da qualunque concreta responsabilità civile, penale, amministrativa individuale e collegiale.
  6. Tutti legittimati a uccidere a norma delle 300.000 leggi da manicomio italiane, che rimarrebbero tutte perfettamente in vigore ma per sindacare e punire i comportamenti incostituzionali dei governanti a danno dei governati: dei servi a danno dei sovrani.
  7. Il problema della attuale ingovernabilità italiana è insignificante. Una volta approvate queste leggine attuative dei dettami costituzionali fin qui disattesi, il caos si muterebbe in ordine da sé.
  8. Oggi abbiamo cittadini sovrani che muoiono affamati e congelati, e sudditi politico-amministrativo-giudiziari finanziari e fiscali, che corrono a svernare al sole delle Maldive gonfi di ricchezza pubblica trafugata ai contribuenti ridotti al suicidio.
  9. Se i controllori fossero chiamati a rispondere insieme ai controllati, delle condizioni di ogni singolo cittadino e complessive dello Stato, la dittatura si tramuterebbe in democrazia. I cittadini tornerebbero sul trono da sovrani, e i servi istituzionali inadempienti, finirebbero nella stessa merda in cui da sette decenni costringono gli italiani.

lunedì 9 gennaio 2017

Costituzione con peccato originale?


In teoria, il bilanciamento dei poteri democratici dovrebbe assicurare pace e prosperità a qualunque popolo sovrano. Ma in Italia assicura la guerra civile a tempo indeterminato, la moltiplicazione esponenziale dei poveri e la concentrazione di ricchezza nelle mani di pochi ricchi, corrotti o mafiosi.

Allora delle due l’una: o manca il bilanciamento dei poteri, o c’è troppa mafia fra i potenti, e alla lunga i controllori finiscono a compagni di merende dei controllati.

Tutte le medicine fin qui esperimentate, per salvare il salvabile, quantomeno nelle democrazie, sono risultate come toppe peggiori del buco, o al meglio, come i “bugiardini nelle scatole delle medicine, per dirla con Nicola Cariglia, impareggiabile direttore di Pensalibero.

Perché se l’Atto Costitutivo di uno Stato democratico nasce col peccato originale, e sancisce le colpe senza comminare le pene, chi poi andrà ad esercitare i poteri pubblici sarà tanto spietato per le colpe altrui e indulgente per le proprie, che enormi masse di cittadini finiranno ricacciati ne l’inferno della povertà, i piccoli imprenditori si suicideranno a grappoli, i grandi fuggiranno a gambe levate, e i detentori del potere si godranno il paradiso, anzi i paradisi naturali, finanziari e fiscali in perfetta impunità, quando il collasso del sistema coinvolgerà anche i grandi istituti finanziari.

Insomma, le democrazie come diligenze senza cocchiere, garantiscono uno schifosissimo presente e nessun futuro. Nei cosiddetti Stati democratici, le colpe pubbliche e i relativi colpevoli, restano impuniti, anche quando sono gli elettori a comminare pene nelle cabine elettorali.

La mafia politica non ha difficoltà a far rientrare dalla finestra i non eletti che gli elettori hanno cacciato dalla porta. Se bastassero le cabine elettorali per selezionare la migliore classe dirigente, la corretta manutenzione e la buona salute delle democrazie, io qua non avrei avuto certo diritto di parola, e dopo 25 secoli forse nemmeno Platone.

Invece le democrazie malate restano ancora risanabili quanto le dittature, solo a colpi di ghigliottina. Quindi, più che la politica, la burocrazia e la giustizia, andrebbe ripensata la cultura, la filosofia, il diritto costituzionale, in modo che le democrazie non nascano peccaminose, capaci di dichiarare sovrano il popolo e poi ridurlo a somaro, capaci di mettere il lavoro a fondamento dello Stato, ma poi di fatto riservarlo ai figli dei Presidenti e dei ministri, e a tutti gli altri valigia da emigrante o fune da suicida.

La notte di capodanno, un ex  imprenditore malato avrebbe cenato con due uova lesse se la solidarietà sociale non si fosse sostituita alla schifosa inadempienza pubblica. E il giorno di capodanno un ventenne laureato è andato a festeggiarsi il compleanno lavorando in nero da facchino 10 ore per 15 euro.

Nemmeno il ricchissimo vocabolario italiano ha aggettivi adeguati a qualificare la nostra “amatissima” classe dirigente, che ha ridotto il popolo “sovrano” a questo drammatico livello di rassegnazione: i laureati sanno di dover scappare da l’inferno e i lavoratori di dover restare a morire.



venerdì 30 dicembre 2016

“Soluzione finale”, ma alla Platone e Pitagora.


Forse quel matto sanguinario di Hitler non si è portato con sé solo sei milioni di ebrei, ma avrà predisposto l’Umanità "razionale" a l’estinzione, visto che in sette decenni, giustamente, nessun intellettuale ha osato riesumare l’aggettivo “finale” a completamento della parola “soluzione”, che ancora ci ricorda bene la ferocia e la follia nazista; ma peggio, si è data indegna sepoltura, anche alla semplice e razionale parola “soluzione” ormai soppiantata e sepolta viva dalla demenziale parola “caos”.
E non è tanto tragico che non vi sia nessun uomo di scienza che vada oltre la forma e la dimensione della banana, per reinventare un modello di civiltà compatibile e sostenibile che salvi il genere umano, se non da l’estinzione, almeno dalla sanguinaria dittatura del caos; ma che nessun organo d’informazione italiano e forse mondiale abbia ancora trovato il coraggio di intestare provocatoriamente una rubrica “soluzione finale”, e non per riservarla agli attuali nipoti svitati de l’Adolf, che forse non mancheranno, ma ai degni nipoti di Pitagora, Platone, Galilei, Darwin, Giordano Bruno, Freud, fino ad Einstein ed oltre.
Io faccio parte, degli addetti ai lavori, e persino indegnamente, solo nel campo della “agri-coltura”, quindi non è “pro domo mia” che sto esprimendo questa umilissima opinione, peraltro provocata da un eloquente titolo su Facebook a firma de l’amico Massimo Maccabi Benonci, che recita così:

“cadremo nel nazismo; è i più scandalizzati saranno quelli che lo hanno voluto”.

Allora volete continuare a sprecare il 2017 come l’anno che sta per finire, o volete almeno tentare di reinventarvi un modello di filosofia inclusiva per una “casa comune” che non affami, non sfrutti e non tenga a l’addiaccio e non costringa al terrorismo e alla guerra miliardi di persome? O aspettiamo da irresponsabili come teme il bravo M.M.Benocci di ricadere nel nazismo?
Io nel mio piccolo, posso solo affidare questo post, a l’amico giornalista dott. Nicola Cariglia, nonché direttore di Pensalibero.it, augurandomi che apprezzi la mia umile provocazione e voglia rilanciarla, ospitandola.
E concludo alla Martufello maniera, "io di più ninzò", ora tocca a voi, degni nipoti di Platone e Pitagora, battere un colpo, evitando che il genere umano arretri nel nazismo.

venerdì 23 dicembre 2016

La pagnotta sociale ricchi-poveri


Non so, se sia stato mai dimostrato scientificamente, ma a naso, temo che l’Umanità sia nata, dalle caverne e forse da l’uomo scimmia, come una pagnotta spaccata in due, ricchi e poveri.
Perciò, in bene o in male, è sempre e solo l’imbottito sociale, la classe media a fare la differenza. Quella fetta di popolazione più o meno spessa, insinuata fra ricchi e poveri, che produce o succhia risorse a entrambi.
Nel genere umano, tutta l’evoluzione o l’involuzione è merito o colpa dei saggi, ricchi e potenti della classe media. Da lì si attingono le mille professioni che garantiscono sviluppo scientifico, progresso economico e rappresentanza democratica.
Chi dallo sfascio italiano estrapola e assolve alcune professioni o poteri e ne incrimina altri, fa un ottimo lavoro di falsificazione truffaldina della realtà a danno dei cittadini poveri, e spesso a protezione dei ricchi.
Dove il popolo democratico si è imbottito la pagnotta ricchi-poveri con una elefantiaca classe media, (ma i ricchi arricchiscono e i poveri aumentano e impoveriscono) non c’è solo il governo ladro da sistemare sul banco degli imputati, ma l’intera farcitura sociale di professori, professionisti, giornalisti, sindacalisti e piccoli imprenditori, da cui si mutuano le rappresentanze socio-politiche-economiche.
Quindi, è da questa premessa che bisogna partire per tentare di mettere ordine al caos che sembra sul punto di inghiottire l’Italia. Le colpe dello sfascio italiano vanno equamente divise su tutta la classe media.
E’ una criminale mistificazione attribuire colpe ai barboni e ai banchieri, dimenticando che la mostruosa classe dirigente privata e pubblica ha la funzione di appuntire i canini ai barboni, e limarli ai banchieri.
Ma se ingrassa come una scrofa, lavorando a l’aumento dei poveri e a l’impunità dei ricchi, delle due l’una: o l’Umanità non ha ancora una cultura scientifica e democratica degna di questo nome, o la classe dirigenziale sta facendo della cultura un uso ingordo o letteralmente criminale.
Si è collocata nella pagnotta sociale, ricchi-poveri, come una schifosissima mortadella per cani, e va estirpata con urgenza, se in Italia c’è ancora qualcosa da sottrarre alle grinfie dei potenti della cultura, degli utili idioti del sindacato, degli irresponsabili della burocrazia, dei burattini della politica, e dei poveri illusi o criminali del mercato.

mercoledì 14 dicembre 2016

Solo la coscienza collettiva induce evoluzione


In Italia, chi sta contribuendo meglio alla maturazione della coscienza collettiva? L’istruzione, l’informazione, la giustizia, il mercato, la religione, o niente e nessuno, posto che l’intero sistema sta portando alla massima maturazione la in-coscienza individuale, in modo da uccidere la collettiva? Questo concetto mi premeva sulla bocca dello stomaco, e mi sono liberato. 
Io non ho i mezzi culturali per stabilire chi sia ancora in grado di aiutare questo tipo di maturazione salva popolo italiano, (e sempre che non siano già scaduti i termini), quindi passo la parola alla nostra ir-responsabile classe dirigente, inutilmente affaccendata ad impastare la quarta ciambella senza buco del quarto governo senza consenso.
Chi crede che la politica democratica ha il potere di maturare nel popolo la consapevolezza di essere una comunità indivisibile, seppellendo, schiacciando e asfissiando ogni singolo cittadino con una quantità disumana di leggi, decreti, regolamenti e norme attuative, finge di non vedere che proprio le leggi, (e in Italia si teme possano essere dalle 200 alle 300 mila) stanno mettendo a dura prova anche i massimi cultori del diritto, oltre che istigare nei singoli un livello di egoismo e bestialità cavernicola.
Ma guai a pensare che siano le leggi, gli avvocati e i giudici a generare involuzione, sfascio, disordine, insicurezza e fallimento a 360 gradi. Questa gente si illude di curare la coscienza collettiva malata a colpi di sentenze, ma acuisce la miopia, la stupidità, l’egoismo e persino la bestialità dei singoli, perché aggredisce la malattia giusta, ma con la medicina sbagliata.
Non è l’Atto Costitutivo di uno Stato, né la caterva di codici che ne seguono, ad indurre coscienza collettiva nei singoli, si da farne un popolo veramente solidale. La consapevolezza individuale che la democrazia è il governo del popolo, e che non si salva nessuno dove non si salvano tutti, temo possa indurla solo la vera filosofia e la vera religione, il vero codice morale e la vera responsabilità collegiale se mai si decidessero di introdotta.
Tutto il resto è aria fritta della migliore qualità per trasformare in autolesionisti gli individui afflitti da ego ipertrofico, che per scarsa coscienza collettiva, mai si eleveranno di fatto a popolo sovrano.
E pure Pirandello ha tentato di maturare la nostra coscienza con parole inequivocabili: “E non vuoi capire che la tua coscienza significa appunto “gli altri dentro di te?””.
Perciò, operare a proprio vantaggio e a danno della collettività, è una forma raffinata di suicidio, scambiata per successo. Quando ancora il patriottismo aveva un senso, bastò Garibaldi a fare unita l'Italia; ma a trasformare gli italiani, da campioni di anarchia, rissosità, egoismo e in-coscienza collettiva, in un popolo unito, solidale e sovrano, non è ancora riuscito nessuno.

venerdì 9 dicembre 2016

Perché la guerra è inevitabile

Cito a memoria; forse quel matto sanguinario di Hitler ha colto nel segno affermando che la razza umana è diventata forte nella lotta e non potrà che perire in una pace prolungata. E la ragione per cui la politica non ha la forza di impedire la guerra, anzi deve affrettarsi a scatenarla dove la finta pace produce più barbarie che civiltà, (vedi Italia) è facile da capire.
Non esiste popolo al mondo abbastanza intelligente da consumare le risorse disponibili sul suo territorio, nella quantità necessaria a vivere, senza arrecare danni a sé, ad altri popoli, o a l’ambiente.
Per bestiale egoismo, (e chiedo scusa alle bestie) il potente tende sempre ad abusare del proprio potere, (soprattutto in democrazia) arraffando privilegi per se, e togliendo agli impotenti persino il diritto di respirare.
E il mondo della cultura si è sempre dimostrato incapace (o complice?) di scongiurare con adeguata istruzione e informazione, la barbarie dell’egoismo in tempo di pace. Così i politici devono rassegnarsi a saziare la fame patologica dei potenti, affamando gli impotenti, o colonizzando altri popoli più deboli a caccia di risorse, o scatenando guerre locali e mondiali per affamare poveri e ingrassare ricchi.
Questa è la patata bollente che gli onesti tentano di sottrarre al fuoco, mentre gli utili idioti dei disonesti, lavorano per impedirglielo.
C’è da vergognarsi anche solo a pensarlo; ma forse quel matto di Hitler aveva ragione. Non esiste popolo che non tenti di procurarsi un “bottino di guerra”, usando per il furto con scasso, la cultura, le leggi o il finto libero mercato in tempo di pace; salvo passare alle vie di fatto, armi alla mano, quando non basta la pace, per saziare i potenti.
Ecco perché è stato ed è difficile organizzarci politicamente in Stati Uniti d’Europa. Fu una impresa a suo tempo entrare formalmente ne l’Europa socio economica, perché da l’Europa dei banchieri non si esce vivi, e la cui finalità è fare i ricchi tedeschi, inglesi e francesi, più ricchi ancora, a danno dei restanti Stati poveri come Grecia e Spagna, o geograficamente a rischio invasione come l’Italia, che a sud è la porta d’ingresso a l’Europa, ed è priva di porta, serratura e portinaio.
Così l’Italia è esposta a l’invasione di tutti quei popoli che a sud e ad est del mondo hanno subito la colonizzazione culturale o bellica che li ha resi o conservati poveri. Quindi il vero problema italiano non sono gli immigrati con i quali ci tocca dividere il nostro finto benessere, garantito da un debito pubblico stratosferico, ma i popoli ricchi d’Europa e del mondo, che ricchi vogliono conservarsi a spese nostre, usando la cultura e la pseudo-pace da piede di porco o la guerra per il furto con scasso.
La cultura e le leggi sono sempre al servizio della politica, che si finge libera, ma è la “sguattera del Guatemala” dei ricchi. Ci fa vedere gli immigrati e i barboni come problema, e i banchieri come soluzione. Ma la verità è sepolta da millenni sotto la vergognosa menzogna che i ricchi subiscono i poveri; ma di fatto, i poveri vengono lasciati ignoranti per ucciderli, ove non si potesse rapinarli e conservarli poveri.
In Italia, e in ogni angolo del pianeta, l’1% della popolazione possiede il 50% della ricchezza prodotta. E in democrazia non hanno ancora inventato una dieta dimagrante per banchieri, che conservi in vita i barboni, né ingrassante per barboni che non uccida i banchieri. La cultura non riesce o non vuole formare cittadini autonomi. E la politica e la giustizia sono ormai rassegnate a governare i sistemi sociali con gli impotenti che da asini tirano il carro per produrre ricchezza, la classe media che si ritiene in diritto di arraffare la sua parte, e i potenti che lasciano a professionisti e piccoli imprenditori l’illusione di poter diventare benestante classe media a tempo indeterminato, salvo poi azionare le idrovore fiscali e finanziarie (o in mancanza la guerra) che li ripulisce tutti come lische di pesce.
Quindi, l’intera classe dirigente lavora di fino, per assicurare una parvenza da Stato di diritto a questo gran casino di ingiustizia sociale, salvo poi pretendere che il governo, ma soprattutto il Premier cavi dal fuoco le patate della povertà prima che diventino carboni, senza torcere il pelo ai ricchi che vogliono anzi pretendono le loro patate della ricchezza cotte a regola d’arte, infiocchettate e consegnate a domicilio in porto franco.
Ed è chiaro anche allo scemo del paese, che il governo e il Premier, pure se volessero, vedi il povero Matteo Renzi, non hanno il potere di impedire che la stampa istighi gli elettori a bocciare la politica e le riforme del governo, ove mai, (e qua si rischia di sconfinare nel mondo dei sogni) tentasse di evitare il massacro dei poveri senza abusare mortalmente dei ricchi.
La lampada di Aladino oggi è in mano ai banchieri, che hanno tutto il potere di condizionare e costringere i governi degli Stati a rischio default come l’Italia, alla peggiore politica pro-poveri e alla migliore pro-ricchi. Ed è un illuso chi crede che in democrazia i Premier posseggano la formula magica della produzione e perequazione pacifica; posto che sono di fatto delegati alla peggiore giustizia sociale e persino alla distruzione. Anche al massimo livello di potere, sono ridotti a complementi d’arredo della valigetta atomica, per portare guerra e morte dove la colonizzazione fintamente pacifica, culturale ed economica, non bastasse a garantire sicurezza e vita ai paperoni.

lunedì 21 novembre 2016

Alle "finteprede" occidentali non difetta l'appetito


Per millenni l’Umanità ha subito danni per scarsa cultura, ma da decenni sta morendo di falsa cultura. Gli intellettuali non lavorano più come una volta per rendere la realtà visibile ai poco istruiti; perché avendo estinto quasi completamente la razza dei non vedenti, a colpi di istruzione locale e informazione mondiale, possono asservire i popoli solo falsificando o peggio capovolgendo la realtà.
Così chi cerca salario o profitto, continua a cercare o a intraprendere, in un mondo inquinato da doppia falsificazione culturale e giuridica, per adattarlo agli sporchi e sterminati interessi dei potenti a spese degli impotenti. A danno dei piccoli lavoratori autonomi che tentano di produrre ricchezza, senza capire perché falliscono pur sapendo produrre; a danno della marea crescente dei disoccupati; e dei pochi politici onesti e generosi che vorrebbero governare la realtà, ma fanno solo buchi ne l’acqua, perché i bari della cultura gliela rappresentano capovolta.
Dopo un secolo di sindacalismo e comunismo, ancora percepiamo i poveri come prede dei ricchi, e nessuno si domanda perché oggi i grandi predatori del mercato e della finanza, (i Berluschi e i Trampi) hanno la necessità di fiondarsi personalmente in politica, da bersagli mobili, per non finire predati, e più poveri dei poveri.
Scalare la politica da ricchi, non è solo una impresa difficile, ma a dir poco tragica per sé, la famiglia e la proprietà, perché si finisce aggrediti e spolpati da una quantità sterminata di nuovi predatori travestiti da prede.
Nessuno si pone questa domanda da trilioni di dollari: perché i super accumulatori di profitti, modello Berlusconi o Trump, che nel mercato divorano prede, dettano legge, e non hanno rivali, di colpo avvertono la necessità di infilarsi senza maschera protettiva, in quel nido di vespe che è la politica asservita a l'informazione, col rischio di rimetterci la borsa e la vita?
Perché nel mondo globalizzato, dove la democrazia si esporta a cannonate, l’economia è diventata come un tavolo da gioco truccato. La classe media finta comunista e finta liberale tiene banco, in nome della classe povera, e gioca per conto proprio contro la classe ricca, di imprenditori e banchieri, con carte talmente truccate, da spennare i ricchi e uccidere i poveri.
Quindi l’economia mondiale, diventata sicura come un terno secco sulla ruota di bologna, costringe imprenditori e banchieri, in costante rischio fallimento, di deragliare dal mercato dove sono predatori, alla politica dove diventano prede, nella speranza di poter cambiare le carte da gioco truccate dal mondo della cultura baro e rapace, radicato nei poteri pubblici e professionali, che riesce ad ingrassare spennando i ricchi, e fingendo di salvare poveri.
Allora va denunciata questa schifosa falsificazione, che induce i poveri a continuare a sentirsi prede dei ricchi, odiarli e combatterli, e i ricchi a non capire che in ogni campo sono le teste d’uovo della cultura che ormai tengono banco e giocano con carte truccatefingendosi legali rappresentanti dei poveri e reali difensori dei ricchi, ma rendendo infernale la vita ai primi, precaria ai secondi, e garantita solo la loro rapacità e impunità crescente.
Questa è l’unica vera ragione per cui, dopo la fine del comunismo, nelle democrazie finte liberali i ricchi diventano più ricchi ma criminali e i poveri più poveri. Perché il mondo della cultura si è accaparrato il filone aurifero inesauribile del finto salvataggio dei lavoratori, coi soldi dei padroni, arricchiti con una mano e rapinati con due, se non si affrettano a trovare riparo in politica confezionandosi leggi a misura per non tornare poveri.
Una volta erano i padroni i veri tiranni dell’Umanità, liberi di salvarla o ucciderla. Ma ora che la razza dei disoccupati e dei poveri (orfani di comunismo) è diventata sterminata e ingovernabile, è nata la razza dei “cacasennorossoneri”, tutti finti difensori dei barboni coi soldi dei banchieri.
Senza produrre mai un centesimo bucato di utile, con la sola vocazione del “tassaspendiruba”, rendono infernale la vita dei poveri e allucinante quella dei ricchi, che come pugili suonati si rifugiano ne l’angolo della pseudo politica liberale o si aggrappano ai loro nerboruti avversari comunisti, come i berlusca e i tramp per non finire atterrati.

venerdì 11 novembre 2016

Le democrazie, squisite come le polpette di pane


E’ tipico di noi poveri umani, inventare una truffa filosofica nuova per scacciare una vecchia. Ma in politica questo espediente è risultato fallimentare, visto che non c’è liberismo al mondo in grado di liberarci dal comunismo, nemmeno quando ci dicono che è morto e sepolto da un quarto di secolo abbondante.
Persino l’America, che è sempre stata la più mangia comunisti del mondo, era felice come una pasqua di essere governata per la prima volta da una donna di sinistra; ma dalle urne è saltato fuori un Trump, indigesto presidente maschio e liberista.
Ora gli americani stanno urlando per il mal di pancia, e si ingoierebbero una bomba atomica a testa per tentare di curarsi l’ingombro. A 25 secoli da l’invenzione della democrazia, (ci chiediamo ancora come farla funzionare) e a un quarto di secolo dalle fine del comunismo mondiale, ancora l’Umanità è attaccata al comunismo come il neonato al seno materno, e odia cordialmente il liberismo che promette il paradiso in terra ma ai poveri restituisce l’inferno: e pure con l’obbligo di procurarsi la legna e di darsi fuoco da sé.
Insomma il liberismo è pietanza alternativa al comunismo, proprio come le polpette del panettiere, impastate col pane stantio, anziché la carne fresca del macellaio, accessibile solo ai Bush, Soros, Rockefeller e Trump assortiti.
Questa è la ragione per cui il governo del popolo non può che essere comunista, perché una maggioranza di lavoratori esiste da sempre, ma una maggioranza di miliardari non l’hanno ancora inventata. Il liberismo, (governo dei miliardari) è il governo dei pochi ricchi, con i voti truffati, plagiati, estorti ai molti poveri. E’ la dittatura dei meno, camuffata da democratico governo dei più.
Voi dite che le democrazie funzionano solo se realizzano l’alternanza delle classi sociali al potere. Ma i ricchi, per arrivare e rimanerci in politica, devono truffare il popolo per ottenerne il consenso. Allora smettiamola di considerare salvifiche le democrazie comuniste che non hanno la più pallida idea di cosa sia la produzione, e quelle liberali, che manco vocabolario alla mano riescono a capire la perequazione. O ricchi e poveri, alla faccia di comunismo e liberismo, si rassegnano a governare insieme, o sarà in eterno barbarie vera, e civiltà finta.

Trump o non Trump questo è il problema


Dopo la fine della ideologia e degli Stati comunisti duri a morire, l’elezione  di Trump a Presidente degli Stati Uniti, ha messo fine alla razza dei politici comunisti sopravvissuti un altro quarto di secolo, riciclandosi amministratori di condominio.
Non dovendo più governare uno Stato pianificatore, datore di lavoro, produttore di ricchezza e distributore di salari per tutti, i politici sinistri si sono specializzati nella facile scienza del “tassa, spendi e ruba” a spese degli imprenditori; e quelli di destra vi si sono adeguati, perché rischiavano di passare per corrotti o mafiosi se correvano in soccorso del mondo economico in disfacimento aiutando gli imprenditori a produrre e pagare tasse per scongiurare il default dello Stato.
Ma ora finalmente la stagione della politica condominiale spacciata per liberale è finita, lo hanno decretato gli elettori americani chiamando un liberale produttore di ricchezza a governare l’America, e bocciando gli esattori di ricchezza altrui, che con la loro politica del tassa e spendi, in un quarto di secolo hanno generato tale e tanta depressione economica nel mondo, da ridurre Europa e America con le pezze in culo.
Finalmente i lavoratori americani hanno capito a loro spese che gli imprenditori non sono surrogabili per chi voglia fuggire dalla vita precaria con un lavoro e salario garantito. O la ricchezza la producono gli imprenditori e la condividono con lavoratori e Stato, oppure la politica si limita a spellare vivi i contribuenti e a gonfiare il debito pubblico.
Esattamente ciò che fanno gli amministratori di condominio che da mini esattori raccolgono denari dai condomini e spendono. Ma con l’aggravate che gli amministratori non rubano e i politici non fanno altro, posto che la fine del comunismo ha esentato tutti: mancini e diritti dalla gigantesca rogna della produttività economica.
E gli unici che conservano ancora interesse a produrre sono gli imprenditori, che o producono o falliscono. Allora la politica non può essere più affidata a soggetti che non pagano in proprio le tragiche conseguenze da ridotta o mancata competitività e produttività.
Tutto ciò gli americani lo hanno capito a loro spese. Dopo che i comunisti mangiapreti e i sindacalisti mangia padroni si sono lasciati alle spalle una scia di devastazione economica e sociale insanabile, gli americani hanno cambiato la serratura alla Casa Bianca perché i comunisti non abbiano più accesso con la funzione idiota di esattori, visto che a quella  di produttori non solo ci hanno rinunciato, ma sono anche geni ne l’impedirla, riducendo i piccoli al fallimento o suicidio e le multinazionali alla delocalizzazione, evasione o elusione.

giovedì 10 novembre 2016

Il desiderio di ordine è il solo ordine del mondo


In Italia stiamo sprofondando nel caos, o siamo ad un passo da quella suprema perfezione teorizzata da Ferdinando Galiani (noto come l’Abate)  con queste parole: “Perché una nazione possa arrivare a un supremo grado di perfezione, bisogna che i governanti rilascino molto disordine mescolato con l’ordine, molte pressioni in contrasto con molte ragioni, molte leggi con molte infrazioni, molte regole con molte eccezioni”.
Da due secoli e mezzo la politica rispetta scrupolosamente la ricetta Galiani, mischiando ordine e caos a vagonate, ma invece di correre verso la perfezione siamo a un passo dalla devastazione. Siamo tutti vittime della stupidità suicida di una classe dirigente che il Galiani lo avrà studiato sottosopra. E’ super competente dal punto di vista scientifico, ma a dir poco analfabeta dal punto di vista pratico, per la cura maniacale che ci mette ne l’asservire l’uomo al capitale, mandando il mondo a puttane.
E va detto, ad onor del vero, che saggi. ricchi e potenti non si prendono nemmeno il fastidio di salvare i loro figli e nipoti nel sistema Italia assassino di umani a 360 gradi, dalle sale parto ai posti tomba.
Gran parte della popolazione italiana risiede in zone sismiche, e vive con la spada di damocle del terremoto fissa sulla testa. Migliaia di geometri, ingegneri, architetti, geologi, sismologi e vulcanologi, sanno perfettamente in che razza di edifici pericolanti mandano i loro figli a studiare e poi a lavorare, ma avendo il patrimonio immobiliare come unica fonte di guadagno, non possono permettersi il lusso di renderlo resistente ai terremoti. Perché solo la distruzione fornisce terreno fertile a l’arricchimento individuale, e alla bancarotta nazionale e mondiale.
Così condannano i loro figli e quelli altrui a studiare in scuole fatiscenti e pericolanti, non solo in caso di terremoto, ma anche alluvione, allagamento, frana, voragine, amianto, e mille altri problemi legati alla scadente qualità degli immobili vecchi mal tenuti, e nuovi progettati per cadere e produrre occupazione e profitto alle lobby de l’edilizia, finanza, professioni e sindacato che da lì mangiano, anzi arricchiscono.
Come dire che “la natura e il capitale umano”, vengono brutalmente asserviti a quello finanziario, culturale, giuridico e sindacale.
Quindi, per indurre un popolo a pensare e agire in modo intelligente, si dovrebbero retribuire i lavoratori occupati, nella misura in cui producono, e gli intellettuali disoccupati, nella misura in cui hanno pensato talmente bene il sistema, ponendo le cose al servizio degli uomini e non viceversa, che il sistema è talmente produttivo di reddito onesto, che può retribuirli anche lasciandoli disoccupati.
Quindi, chi si è affaticato i muscoli cerebrali, per progettare un sistema a misura d’uomo, poi dovrebbe essere retribuito più quando si gratta la pancia che quando sembra indaffarato a salvare capre e cavoli, ma non salva più nemmeno formiche.
Allora è evidente l’insanabile conflitto d’interesse (e qua Berlusconi non centra una mazza) che c’è fra il lavoratore e il professionista. Il lavoratore vorrebbe non ammalarsi mai per non perdere giorni o settimane di salario e l’imprenditore di profitto; ma questo è un lusso che il medico che vive di malati non può permetterselo, e così preferisce curare anziché prevenire.
E alle stesse condizioni si troverebbero gli avvocati e i giudici se riuscissero a prevenire le controversie risparmiando tempo e denaro. E non andrebbe meglio ai tecnici dell’edilizia se progettassero immobili antisismici, e agli ingegneri meccanici auto che non si guastano e che non uccidono la gente, regalando lavoro e profitto a meccanici e pompe funebri.
E che mangerebbero le imprese stradali se non facessero le strade col tarlo, che si bucano subito dopo il collaudo  e  i ponti collaudati a Natale e crollati a Santo Stefano? E che farebbe l’Imps se i lavoratori e imprenditori producessero tanta ricchezza da potersi garantire da sé una comoda pensione? E i consulenti se non ci fossero tasse rapina da pagare, e i burocrati se non ci fossero cittadini da schiavizzare e rapinare, e i banchieri a chi rifilerebbero i mutui a strozzo?
Insomma per non farla lunga, in ogni angolo del pianeta, il “vero progresso scientifico” si regge sul finto progresso economico e vera devastazione politica, morale, umana. Dipende tutto dagli scienziati se l’umanità si salva o muore, la politica non centra una mazza. L’unica colpa che ha la politica, è non aver capito che non ha colpeche i veri salvatori o assassini dell’umanità sono le teste d’uovo (rapaci) di cui oggi è allagato il mondo.
E quelli hanno da sempre tutto l’interesse ad accreditarsi gli onori e a scaricarsi gli oneri, facendoci credere che persino la pioggia inopportuna è colpa del governo ladro
In altre parole la politica è talmente stupida, salvo rare eccezioni, da pensare di poter governare la cultura e suoi sacerdoti, che in nome della politica ma a proprio vantaggio, incasinano “galianamente” il mondo fino ad uccidere umani a milioni.
Magari questa mia analisi da contadino ignorante non scatenerà certo l’entusiasmo incontrollato delle teste d’uovo. Ma un intellettuale degno di dirsi tale, Georges Duhamel, osservando come era ridotta l’Europa, dopo due secoli di super perfetta cura Galiani, concluse, con una punta di rassegnazione, che “il desiderio di ordine è il solo ordine del mondo