mercoledì 26 febbraio 2014

La politica renziana è biclassista?


La politica renziana è biclassista?

Se non ricordo male, Norberto Bobbio diceva che la cultura e la politica, sono da millenni, proprio come ora, divise in “destra e sinistra”. E se questa dicotomia sia filosofica che politica ha una così certa longevità, vuol dire che destra e sinistra sono entrambe insostituibili.
Perciò oggi sarebbe un imbecille atto di presunzione pensare o peggio tentare di edificare qualcosa di solido a sinistra riducendo in macerie la destra e a destra, su o con le macerie della sinistra.
Il secolo scorso si è chiuso col fallimento del nazifascismo poi seguito dal fallimento del comunismo. Ma come era prevedibile, i popoli democratici, proprio perché liberi di governarsi, hanno reintrodotto dalla finestra le stesse ideologie cacciate dalla porta.
La sinistra comunista e la destra capitalista, fascista (e per ultimo nobilitata liberista), convivono ancora da cane e gatto a livello planetario, e speriamo non fino all'estinzione dell'umanità, posto che serve una speciale intelligenza filosofica e politica per rendere artificialmente convergenti e complementari gli interessi naturalmente divergenti e conflittuali di lavoratori e padroni.
Perciò è una criminale falsificazione voler convincere i popoli liberi che un sistema solo comunista è perfettamente funzionale per gli imprenditori sui quali viene poi scaricato il costo complessivo dello Stato; così come il sistema solo liberale è a misura per lavoratori dipendenti e per la marea crescente di individui incapaci o impossibilitati a produrre.
Corbellerie. Lo avranno capito anche gli idioti che il sistema troppo comunista è un inferno per imprenditori onesti; così come il troppo liberale lo è per i lavoratori onesti.
L’Italia ha una quantità spaventosa di poveri, disoccupati, sottoccupati, cassintegrati, invalidi e pensionati; ma quelli che si arrendono sono gli imprenditori con un carico di incombenze burocratiche e fiscali omicide, a dimostrazione che non basta definire liberale il sistema Italia per renderlo funzionale ai lavoratori autonomi, se poi sul groppone li si scarica (a colpi di tasse rapina) il peso economico dell’intero popolo, a prescindere che produca utile o danno alle imprese.
Allora è evidente che un popolo libero non può disfarsi del libero mercato altrimenti muore di fame in un sistema comunista. Ma non può disfarsi nemmeno della politica comunista che è garanzia di sopravvivenza per quella marea crescente di soggetti a cui non è stato insegnato, o non è insegnabile a produrre autonomamente. 
Quindi è chiaro che nelle democrazie la competizione fra imprenditori e lavoratori, ricchi e poveri, vecchi e giovani, uomini e donne, istruiti e ignoranti, indotta dalla guerra comunismo-liberismo non può che generare barbarie. E se cambiamo i nomi un miliardo di volte alla conflittuale dicotomia comunismo-liberismo, il risultato non cambia, perché gli interessi sinistri dei lavoratori e destri dei padroni resteranno tali finché ci sarà un lavoratore da sfruttare e un padrone sfruttatore, nella misura in cui lui poi è sfruttato dallo Stato.
Quindi chi lavora col lanciafiamme per spegnere l'incendio sociale, o è un farabutto o è matto da legare. E ha fatto benissimo Renzi a muoversi politicamente da eretico sdoganando Berlusconi. Perché “E’ LA COOPERAZIONE, NON LA COMPETIZIONE FRA CLASSI SOCIALI A GARANTIRE LA PACE E LA CIVILTA’”. Il resto è guerra civile camuffata da cultura e politica democratica.
Ed è semplice capire perché l’Umanità si è salvata per millenni col potere culturale, economico e politico concentrato nelle mani dei ricchi sfruttatori e non di rado anche assassini; mentre rischia di estinguersi ora che le legali conquiste sociali dei lavoratori hanno corroso il potere dei ricchi fino a farli fuggire come lepri alla vista del cacciatore (vedi Fiat).
Perché i ricchi non campano due giorni di seguito se non sfruttando al doppio ogni soggetto produttivo: usandolo da lavoratore e consumatore. Mentre i poveri e i pensionati campano da dio a spese dei ricchi fino ad estinguerne la razza e poi a spese dello Stato fino a portarlo al default.
Lo so; è allucinante che la salvezza dei popoli possa venirci solo dal crimine dei padroni e non dalla legalità dei lavoratori, ma è così. Il rapporto numerico lavoratori-padroni è pericolosamente sbilanciato (una volta lessi che eravamo 93 a 7 e ora sarà certo peggiorato). Sfruttando l’enorme massa dei lavoratori, si riesce a salvare gli imprenditori. Ma nessuna salvezza dei lavoratori (non abbastanza produttivi per la fame insaziabile del fisco) potrà scaturire dallo sfruttamento dei padroni, perché ai padroncini onesti non resta che il suicidio dove comandano politicamente i lavoratori e ai padrononi la fuga.
Possiamo quindi concludere che il comunismo è una bellissima utopia; ma senza libero mercato, i ricchi mangiano caviale russo e i poveri aria inquinata.
Perciò nei popoli liberi è impensabile che il potere sia lasciato nelle mani solo dei ricchi o solo dei poveri, solo dei padroni o solo dei lavoratori; e sarebbe igienico che entrambi seppellissero l’ascia di guerra per cercare una “politica biclassista” che faccia i ricchi meno rapaci e i poveri meno parassiti. Alla faccia dei sindacalisti, politici e giornalisti arruffapopoli, abituati ad appiccare incendi sociali e a lucrare carriere fingendo di spegnerli.
Ormai c'è poco da falsificare; le responsabilità dello sfascio sono chiare pure allo scemo del paese. La crescita del PIL in un sistema sociale, garantisce che il potere dei ricchi è in crescita; mentre il calo, (la recessione senza via d’uscita, l’esplosione di fallimenti e disoccupati, e la crescita incontenibile di debito pubblico), garantiscono che per i ricchi (i Silvio), che non sono scappati nottetempo in mutande, tira aria di ghigliottina comunista.
Ora non ditemi che ancora non mi sono spiegato perché l’Italia si è trasformata da Paese di lavoratori emigranti, in Paese di padroni delocalizzanti. Grazie all’istruzione di massa, il potere è scivolato forse irreversibilmente dai padroni ai lavoratori, che ora possono incassare e spendere ricchezza senza garantire profitto alle imprese o allo Stato e persino garantendo fallimenti a catena; e da burosauri possono istigare al suicidio gli imprenditori e indebitare lo Stato, in attesa del collasso. E tutto a norma di legge, tutelato e garantito da magistrati e giornalisti con prosciutti interi incollati sugli occhi.
Ieri era il crimine dei padroni la disgrazia dei popoli; ora è la legalità culturale, sindacale, giudiziaria, burocratica e politica dei lavoratori a mettere in fuga i padroni e spingere i sistemi sociali prima al default e poi alla guerra civile.
Lo Stato ha tutto il potere di decidere (attraverso il costo del lavoro e il fisco) quanti lavoratori tenere attivi e quanti lasciare a spasso o peggio distruttivi. Ma i soldi per mantenere inoperosi quei soggetti, e in aggiunta la classe dirigente parassita, corrotta e ladra, che finge di governarli, non si possono rapinare ai piccoli imprenditori onesti che non avendo le risorse per fuggire da l’Italia come i grossi, finiscono istigati al suicidio. Perché questo è un feroce crimine da Stato totalitario di cui dovranno vergognarsi l’Italia e l’intera Europa, se nemmeno l'attuale e coraggioso Premier Renzi riuscirà a porre riparo.

venerdì 31 gennaio 2014

La transpolitica italiana


La transpolitica italiana
In Italia i nostri politici soffrono di disturbi dell’identità di genere "politico": come dire, non sono né carne né pesce; visto che quelli che promettono comunismo aiutano le multinazionali, le banche e le assicurazioni ad arricchire e poi spostare la sede legale o i profitti nei “paradisi fiscali”; mentre chi promette liberismo, impicca di tassi a strozzo e tasse rapina la “risibile minoranza delle piccole imprese”, per garantirsi il consenso dei lavoratori e quindi il diritto di governare.
Cercando di capire se è meglio il comunismo del liberismo, l'Occidente ha sprecato 65 anni ed è ad un passo dal baratro; mentre l’Oriente è scappato un attimo a Casablanca da comunista squattrinato, ha cambiato "sesso", ed è tornato liberale: e ora la Cina è PRIMA POTENZA MONDIALE.
Come faccia in Italia un politico a promettere comunismo, lavoro e giustizia sociale, se da venti anni si scontra con la destra berlusconiana inossidabile alle persecuzioni giudiziarie; e come possa la destra promettere liberismo, in una Italia allagata culturalmente, mediaticamente e giuridicamente di comunismo fino al midollo, io non l’ho ancora capito.
Insomma, ci sentiamo assediati da troppi politici e troppa politica, ma è tutta “transpolitica”: come dire politica in crisi d’identità di genere politico.
Quella che si spaccia per comunista: è liberale alla bancarotta; e quella che si dice liberale: fa politica comunista per raccogliere il consenso della classe sociale maggioritaria, cioè i lavoratori; ma così facendo uccide le piccole imprese e mette in fuga le grosse: le “FIAT”.
Perciò noi italiani dovremmo deciderci se essere un Paese comunista, con uno Stato reso ricco e solido da un popolo sfruttato e schiavo; o liberale, con il popolo libero di rubare succhiandosi lo Stato come un ossobuco. Oppure creare un nuovo modello con i comunisti e i liberali che la smettano di spacciare entrambe le ideologie truffa come salvifiche religioni, e costruire insieme una "Casa Comune", dove il popolo non debba conquistarsi da terrorista o mafioso il diritto alla vita (in galera); né lo Stato finisca vittima degli assalti alla diligenza delle "consorterie mafiolegali", pubbliche o private a caccia di profitti e potere.
E per arrivare a questo ambizioso traguardo il popolo deve sapere che uno Stato ricco si costruisce solo con politica comunista che rende il popolo schiavo e povero; mentre la politica liberale porta allo svuotamento e alla bancarotta dello Stato, grazie alla libertà anarchica ed egoista di ogni singolo cittadino, di arricchire derubandolo.
Alla vera democrazia e alla vera giustizia sociale ci si arriva solo se la classe dirigente smette di rincretinirci con mezze verità comuniste e liberali fasulle: posto che in un Paese veramente democratico non si salva niente e nessuno se non salvando TUTTO e TUTTI: lavoratori, imprese, Stato, comunisti e liberisti.
Prima ce lo ficchiamo in testa meglio è: al mondo non ci sono più popoli abbastanza stupidi da lasciarsi violentare da una tirannia comunista schiavista; né da una tirannia liberale truffa, che ti consente di vivere o di arricchire, ma solo illecitamente, giusto per fare più ricchi i ricchi e più poveri i poveri.
Quindi, chi usa la democrazia italiana per inquinarla di comunismo sfruttatore e di liberismo truffa, prima o poi verrà chiamato a pagare il conto "salato".

domenica 26 gennaio 2014

Rottamare gli autisti politici o il catorcio Italia?


Rottamare gli autisti politici o il catorcio Italia?
Che della vecchia classe dirigente ci sia poco da salvare, è chiaro anche allo scemo del paese. E dopo Berlusconi, Renzi ha sfondato una porta aperta parlandoci di rottamazioni e ricambi generazionali della classe dirigente.
Però quello è solo lo spicchio insignificante dell’intero e vero problema. Ancora nessuno ha provato a domandarsi: ma del sistema Italia nel suo complesso, (depurato dagli addetti idioti e disonesti), cosa si può ancora ricavare? Quale istituzione, può iniziare subito a garantirci una decente funzionalità, se depurata dai vecchi marpioni del potere?
La scuola, la sanità, i trasporti, la previdenza, le amministrazioni periferiche, il lavoro privato, l’impresa, le tasse, le banche, le assicurazioni o la magistratura? Io dico, nessuna di queste. Siamo alla cancrena istituzionale al 1000%.
Chi pensasse che bastano pochi correttivi sul fronte della burocrazia sfaticata, politica ladra ed Equitalia rapace, si ricreda con urgenza e provi ad ascoltare questa storia.
Un giovane trova la sua prima occupazione a 600 euro mensili, ma a venti chilometri da casa. E' un avvenimento storico, in un Paese col 40% e passa di giovani disoccupati.
Gli amici ci mettono una piccola automobile gratis, ma deve farsi il passaggio di proprietà a suo nome e partono le prime 500 euro per un’auto che ne vale 50. Poi vanno in pellegrinaggio alla ricerca di una compagnia di assicurazione non esperta in salassi e partono altri 1100, poi ancora 150 di bollo, deve fare il collaudo e passa dal meccanico per una messa a punto da 200 euro, collaudo compreso, poi passa dal distributore e ci mette le prime 10 euro per andare a guadagnarne 20.
Per un catorcio ricevuto in regalo, ma che gli garantisce la mobilità e quindi la possibilità di lavorare e mantenersi ha speso già 2000 euro di amici e parenti finanziatori. Ne guadagnerà in un anno, al netto delle spese di benzina, 3600. Ma poi ci sono gomme, olio, riparazioni varie (qualche multa che è sempre gradita) e rischia di non riuscire nemmeno a mantenere l’auto (anzi il catorcio) con quello che prende di stipendio.
Per mangiare, vestirsi e vivere è possibile solo grazie alla famiglia, ma questo lusso lo Stato te lo consente solo se paghi le tasse. E con quali soldi un giovane si procura la casa, si sposa, fa figli e paga tasse per mantenere anche lo Stato?
Quindi la rottamazione della classe dirigente non cambia di una virgola le condizioni di quel 40% di giovani da cui dipende il futuro economico degli anziani. Se pure lavorassero tutti, non sarebbero in grado nemmeno di mantenere se stessi, manco se lo Stato azzerasse le tasse e gli 850 miliardi che gli servono se li procurasse svendendo l'Italia.
Allora dobbiamo guardare i problemi di casa nostra da un altro punto di vista. Forse il tempo della rottamazione degli autisti politici è passato. Cambiando autista, le prestazioni di un auto possono cambiare dalla notte al giorno. Ma un’auto prelevata dalla pressa dell'auto demolitore la puoi affidare ad una squadra di campioni mondiali di formula uno, ma non caveranno un ragno dal buco.
Quindi l’Italia aveva bisogno di autisti politici, burocratici e giudiziari degni di questo nome, 40 anni fa. Oggi ha solo bisogno di uno sfascia carrozze di fiducia. Visto che i farabutti non hanno difficoltà a difendersi dalle fastidiose punture delle zanzare giudiziarie; mentre i galantuomini devono subire immobili i salassi mortali dei vampiri finanziari e sorridere per non indispettirli.
Muovere un mattone a questo Paese, che non ha più un solo mattone né pubblico, né privato integro, è più complicato che riportare in vita Pompei e pompeiani a prima de l'eruzione del 79 d. C.


giovedì 23 gennaio 2014

La pentola sinistra “scuperchiata”


La pentola sinistra “scuperchiata”

Per un imprevisto “spunto pressorio”, alla pentola sinistra italiana è saltato il “Cuperlo”. Dopo due decenni ininterrotti di antiberlusconismo ossessivo, ottimo per fermare la politica altrui in assenza di una propria, Renzi e Berlusconi hanno messo fine alla guerra fredda, alla stagione dell’immobilismo, e ora a destra e sinistra inizieranno i mal di pancia.
L’Italia è da così tanto tempo istruita, informata e governata da anarchici, che è più facile ritrasformare in un foglio integro un mucchio di coriandoli; che in democrazia il popolo italiano che ha un senso dello Stato così deficitario, da accettare qualunque cambiamento, purché nell’orto altrui.
Insomma, dopo i “Fini”, i “Casini”, gli “Alfano”, i Bersani, alla pentola sinistra è saltato il “Cuperlo”. Perché ogni politico pretende, da buon individualista, di imporre agli altri la propria linea politica, o si dissocia, si dimette e si crea il partito personale, alimentando il caos in un sistema politico ormai da decenni senza più né capo né coda.
Tutti pretendono il ruolo di primi attori, presidenti e segretari di partito, per tracciare e asfaltare la propria strada politica, e non battere mai quella altrui per non passare da “comparse”.
Quindi, mettere insieme una maggioranza di consensi in Italia, per una linea politica che la minoranza sappia di dover accettare, come in ogni democrazia che si rispetti. è lavoro da padreterni.
Però Renzi e Berlusconi hanno fatto il miracolo di accordarsi, e ora bisogna vedere nei rispettivi partiti, quanti “benaltristi” lavoreranno per dimostrare scientificamente che la montagna ha partorito un topolino. Che si poteva fare diversamente, meglio e di più, perché gira gira, la nuova legge elettorale, se mai ci sarà, sarà figlia di un rapporto incestuoso liberalcomunista, una bastardina di razza suina: figlia di porcellum e tanto basta!!!

Perciò Cuperlo si è affrettato a mollare la poltrona di Presidente, perché la maggioranza del partito ha accettato la linea politica di Renzi. E ora vedremo quante coliche accuserà il fronte berlusconiano, e sapremo finalmente da quale direzione arriva la maledetta febbre anarchica che mina da troppi decenni, con una proliferazione patologica di partiti e politici inutili, la salute della incompiuta democrazia italiana.

sabato 11 gennaio 2014

Produrre o perequare: questo è il problema politico.


Produrre o perequare: questo è il problema politico.

Posto che nessun genio riuscirà mai ad inventare una politica definitiva e risolutiva di tutti i problemi, senza rischi o danni per i singoli, i popoli o gli Stati; è chiaro che la migliore classe politica non è quella che difende la bontà del sistema o pretende di perfezionarlo all'infinito, ma quella che si affretta come il gommista a riparare subito le forature per far ripartire la macchina.
E qua i problemi si fanno seri, perché a fingersi con le gomme bucate, sono sempre i ricchi, che invece andrebbero tassati con moderazione per soccorrere i poveri, per riparare le vere forature di chi, per un deficit culturale, finanziario, fisico o intellettivo, non ha potuto produrre ricchezza o ne ha subito un danno, e se abbandonato a sé stesso, o peggio perseguitato da fuorilegge, rischia di diventare un pericolo per sé o per l’intera collettività.
Ma in Italia la politica fallisce puntualmente l’obbiettivo da 65 anni, e persino il “messia” prof. Monti, più qualificato del presidente degli Stati Uniti, che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi italiani con la bacchetta magica, ha finito di impoverire anche la classe media che è il polmone finanziario di ogni democrazia che si rispetti. E la ragione la sanno bene gli economisti, secondo i quali “l’economia va tanto meglio, quanto meno i politici ci mettono le mani”.
In realtà, il politico liberale che va in soccorso agli imprenditori o ai banchieri per aiutarli a produrre ricchezza, è meno qualificato di un contadino che corre in soccorso di un chirurgo in sala operatoria porgendogli la zappa come fosse bisturi. Se poi si tratta di un politico comunista che si spaccia per liberale, ma è un genio ne l’accoppare imprenditori, il danno non è scientificamente quantificabile.
In altri termini, la politica, per mettere le mani sui soldi e infarinarsi come mugnaia, finisce per occuparsi di produttività e trascura la perequazione, la GIUSTIZIA sociale, e il risultato italiano è già eloquente da sé.
Da questo e solo da questo deriva lo sfascio, la mortalità delle imprese e l’esplosione della povertà. Le multinazionali non accettano a farsi insegnare il mestiere d’imprenditore dai politici e nemmeno dagli economisti, che magari nella loro vita non hanno prodotto personalmente una quattro soldi bucata, e delocalizzano (vedi Fiat). E i piccoli imprenditori si rassegnano ad evadere, a chiudere, a fallire, a suicidarsi, in attesa che sia il sistema a collassare.
Insomma, diciamola chiara chiara, la politica che finge di sostenere la produttività di ricchezza, si impegna a risolvere il problema inesistente del fare soldi, di cui i ricchi sono maestri, ma lascia incancrenire il problema millenario della povertà, in attesa della guerra civile.
A questo punto voi mi direte, ma allora neghi che nel mondo ci sono i periodi di recessione che interrompono lo sviluppo e necessitano del sostegno politico? Certo, lo nego e lo rinego. Non ho prove scientifiche inconfutabili, (sarei il padreterno!) ma ho il sospetto che le recessioni siano finte, pilotate per far fallire le imprese e arricchire le banche. (Forse l’ultima autentica è stato il crollo della borsa del 29).
Quando una impresa porta i suoi libri contabili in Tribunale, per le banche inizia la festa, perché perdono la cartastraccia che hanno prestato, ma incamerano e mettono in vendita gli immobili delle imprese fallite che tengono ipotecati in garanzia e che valgono cento o mille volte di più.
Lo sviluppo è indotto dalle banche che prestano denaro alle imprese per farle fare profitti e pagare tassi e tasse. Ma anche le recessioni sono indotte dalle banche, che chiudendo il rubinetto del credito e facendo fallire le imprese, è come orientassero il vento dei profitti verso di loro: iniziano ad ingrassare svendendo i beni ipotecati in garanzia e comprando debito pubblico a tassi usurai.

C’è da dire però, in difesa dei politici, che a differenza di burocrati, giudici e pennivendoli, pagano salato i loro errori: vedi Craxi e Berlusconi. Insomma, i politici alla lunga truffano sé stessi oltre ai cittadini, se invece di tassare le grosse imprese nei periodi di sviluppo e le banche durante le recessioni pilotate, corrono ad aiutarle, tassando e affamando proprio i soggetti che dovrebbero aiutare: i lavoratori e i piccoli imprenditori squattrinati; predisponendo il tutto alla guerra civile.

lunedì 6 gennaio 2014

La storia di un blogger fatto in casa

La storia di un blogger fatto in casa

Se a settanta anni qualcuno mi avesse detto che avrei raccontato su Internet la mia storia di blogger, gli avrei riso in faccia, perché io sapevo per sentito dire che nel mondo esisteva Internet, ma non avevo la più pallida idea di come entrarci e muovermi in quel labirinto, finché un giorno mio nipote di 13 anni, mago del computer, sapendo che mi dilettavo a scrivere opinioni su diversi giornali, decise di intestarmi un blog su Google e a bruciapelo mi chiese come volessi chiamarlo. Io, tra l’incuriosito e il preoccupato, sparai: “il rebus della cultura”, che era il titolo di un articolo che mi accingevo a scrivere.
E partendo dal diploma di ragioniere mai usato, un lavoro autonomo di agente di commercio stroncato dal fisco nel 1987, la passione prima per la filosofia e poi per il giornalismo (da dilettante), sin dal 1985, politicamente vergine e ignorante come un somaro, nonché rigorosamente povero ma liberissimo, mi ritrovai a zampettare sul web, a scrivere e pubblicare sul mio blog e su altri che bontà loro ancora si mostrano interessati.
Dopo due anni e mezzo, e un paio di centinaia di post lasciati in giro per il solo gusto di comunicare, finalmente ho capito perché “la cultura è un rebus”. Stampa e televisione servono per diffondere l’idea che i popoli sono condizionati dai governi, e i governi nazionali sono mossi come burattini dalle lobby economiche mondiali che operano al pari di dittature, sfruttando e schiavizzando tutto e tutti.
E questa visione semplicistica, che ci fa immaginare il mondo come popolato da dittatori politici e finanziari occulti e potentissimi, capaci di pianificare e condizionare la vita di interi popoli e interi continenti, fino a rendere finta ogni libera forma di autogoverno democratico, è da manicomio.
Padreterno a parte, nessun umano è in grado di portarsi a rimorchio un popolo libero come fosse una mandria di pecore. Certo ci sono forme di condizionamento culturale, politico e giudiziario che addomesticano un popolo rendendo inoffensivi gli eretici, fino a quando chi governa sa inventarsi un modo per sfamare i più in un sistema economico produttivo.
Ma in mancanza di pane e lavoro, nemmeno i carri armati pieni zeppi di dittatori sanguinari e bombe atomiche pronte all'uso, riescono a tenere a bada un popolo arrabbiato perché affamato.
Allora l’idea che nel mondo ci siano solo tiranni politici o economici, come vengono definiti: (cito a memoria e scusate eventuali errori) la Bildemberg, la Trilateral, la BCE, il FMI e le banche mondiali che possono tutto il bene per loro e il male per i popoli, e di cui alcuni pennivendoli ci riempiono il cervello dentro e fuori Internet, è ad uso e consumo dei fessi.

Certo che al massimo livello economico e politico questi leoni della finanza ci sbranano per non sbranarsi fra loro; ma gli tocca finanziare migliaia di esperti in plagio culturale, per spacciarsi come “poteri forti” e impedire al formicaio umano, “ai molti fessi sfruttati e affamati da pochi furbi”, di prendere coscienza che trattasi di “furbi fessi”, cioè di tiranni di carta velina, che solo ubriacando i popoli di disinformazione riescono ad evitare l’esplosione della loro fame e rabbia, più ingovernabile e devastante dell’uragano assassino delle Filippine.

domenica 29 dicembre 2013

Il salvagente?


Il salvagente?
Il prof. Alberoni conclude il suo bellissimo articolo “L’Italia al tempo del pensiero distrutto”, su “il Giornale” del 23/12, con queste inequivocabili parole: “la scienza è semplificazione, il genio è semplificazione e la verità è semplice”. Allora l’Italia sta annegando nella complessità culturale a basso anzi bassissimo contenuto di verità. Come dire, nella menzogna.
Per nostra disgrazia, sulla Terra, l’intera Umanità, (mica solo l’Italia!)  vive nella stessa condizione di un gruppo di naufraghi aggrappato ad un pezzo di legno sbattuto da un mare in tempesta. Non ci resta che alleggerire il carico dalle cose inutili, costose o nocive, prima che i matti provino ad alleggerirlo dalle persone, come fecero nel secolo scorso i nazisti con quella loro genialata da manicomio chiamata “soluzione finale”.
Allora, va individuato il pezzo di legno che tiene a galla il popolo, e gli va riservata tutta la vernice protettiva possibile, cercando nella foresta delle istituzioni democratiche, i rami verdi da salvare. Domandandoci:
Ci salva lo Stato comunista che producendo ricchezza propria salvava tutti, ma nel mondo è già fallito 24 anni fa; o quello liberale modello Italia che scanna gli imprenditori rapinandoli di tasse (per aiutarli....) a produrre, ma che finisce ad un passo dal default sperperando e rubando da cani?
Ci salvano i lavoratori che una volta cercavano il lavoro duro perché redditizio, e ora grazie ai sindacati chiedono solo salario o pensione; o gli imprenditori che offrono molto lavoro e poco salario, per reggere a l’urto nazionale di usurai e esattori, e mondiale della competitività selvaggia?
Ci salvano i contadini che producono cose che ci riempiono lo stomaco; o gli intellettuali che ci svuotano il cervello fingendo di renderci capaci di analisi e sintesi intelligenti e risolutive dei problemi? Campa cavallo......!
Ci salva la classe dirigente sprecona o ladra, oppure la famiglia capace di autentici atti di eroismo per tenere in vita le persone uccidendo le cose: vendendo casa, auto, mobili, vestiti, e impegnando o vendendo pure gli anelli nuziali, i regali di compleanno, o di comunione e cresima dei figli?
Allora ci vuole poco per capire che oltre alla famiglia, i popoli naufraghi hanno un solo galleggiante a cui aggrapparsi: gli imprenditori. Unica razza di umani capaci di tenere in vita quel sistema complesso chiamato mercato, che genera valore aggiunto col contributo materiale e intellettivo dell’intera popolazione, dal feto al defunto compreso.
Quindi, dopo lo Stato comunista ormai fallito; l’ultimo asse di legno a cui può aggrapparsi l’umanità, è l’istituzione inclusiva del libero mercato; che dove non è governato da cani, produce utilità col contributo di tutti e per tutti. O li uccide in massa se impedito a produrre valore aggiunto onesto, da una burocrazia acefala, in uno Stato manicomio.

martedì 17 dicembre 2013

political nonsense


Quando la politica un senso non ce l’ha
Uno Stato comunista che rinuncia al monopolio della produttività di ricchezza, e si converte al liberismo, non dovrebbe avere potere legale di ostacolare la produttività privata o chiudere imprese; perché il valore di una impresa non dipende dal solo imprenditore, ma anche dalle banche che l’hanno finanziata, dagli operai che l’hanno resa produttiva, ma soprattutto dalla burocrazia e professioni che rendono o no il sistema economico competitivo e produttivo.
E poi con quale logica si punisce un imprenditore per i suoi illeciti, scaricando il danno su diecine, centinaia o migliaia di dipendenti che finiscono alla fame o manovalanza del crimine? Le imprese fuorilegge dovrebbero essere commissariate non chiuse.
Anche perché ostacolare o impedire la produttività delle imprese e dei lavoratori, è come lavorare alla distruzione del popolo e dello Stato: è roba da crimine contro l’Umanità, posto che senza soldi si muore.
Le leggi, così come concepite in Italia, sono quanto di più idiota ha pensato l’uomo, perché con esse il legislatore presume che ciò che lui ha pensato nel momento di legiferare, sia realizzabile dal popolo, alla lettera e senza variazioni, pure se la realtà oggettiva è stata sconvolta da una quantità spaventosa di variabili che hanno modificato popolo, territorio e sovranità.
Già, una volta, in condizioni normali, fra il dire e il fare di mezzo c’era il mare. Oggi, fra un progetto politico e la sua realizzazione c’è almeno l’oceano in tempesta, a giudicare non solo dall’alta mortalità delle imprese, ma dalle migliaia di opere pubbliche, curate da burocrazia e politica, rimaste incompiute, alla vigilia del collaudo o affidate ai guastatori liberi di demolirle o depredarle.
Quindi ci vorrebbe molta elasticità nelle imposizioni legislative, oppure si dovrebbe riconoscere al potere giudiziario un margine di discrezionalità nel distinguere le violazioni colpose, dolose o inevitabili quanto una legittima difesa.
Un sistema sociale innovativo e funzionante dovrebbe essere organizzato come una industria automobilistica: che alla progettazione, realizzazione e commercio delle auto, affianca dei centri di manutenzione e riparazione, dove l’opera dei meccanici è ancora più determinante di quella del progettista, perché sono chiamati ad assicurare la reale funzionalità del mezzo, sanando anche eventuali errori di progettazione.
Mentre, gli o-rrori del legislatore, non hanno sul territorio le officine e i meccanici che riparino guasti, avvitino bulloni, cambino pezzi, per evitare che il sistema socio economico finisca paralizzato da leggi che nessuno ha il potere di modificare, né cancellare. (Un esempio allucinante il Porcellum) Le leggi hanno il merito di rendere in teoria tutti i cittadini uguali. Ma siccome di fatto non si nasce e non si diventa mai uguali, allora i tribunali dovrebbero essere le officine meccaniche della legge, o per riparare quelle guaste, o per assicurare impunità a chi, in condizioni estreme di pericolo o di bisogno ha dovuto violarle.
Un sistema sociale vincolato ad un sistema legislativo poco elastico e censurato da una magistratura senza discrezionalità “legale”, è condannato a l’autodistruzione, perché solo il Padreterno è in grado di far seguire ad un progetto, una fedele realizzazione, anche in condizioni socio, politico, economiche, culturali e ambientali, tanto diversificate, da rendere impossibile la posa della prima pietra, o il completamento dell’opera.
Allora ci vorrebbe un potere centrale meno presuntuoso, che non arrivi a pensare che l’evasione delle tasse, nei momenti di drammatica recessione, vada perseguita fino a buttare per strada gli operai e istigare al suicidio l’imprenditore.
Il vero danno non lo crea chi sottrae denari allo Stato per mantenere operai, che licenziati e posti a carico dello Stato costerebbero mille volte di più alla collettività.
Il vero crimine lo commette la politica con leggi che obbligano gli imprenditori a fare profitti in Italia ed esportarli, oppure a creare una florida azienda in Italia sfruttando le capacità degli operai, e poi buttarli a mare e delocalizzarla, perché la politica è tanto idiota da non adeguare il costo dello Stato alle variazioni della produttività, anzi, più cala la competitività e la produttività, più lo Stato tassa le imprese per farle chiudere, fallire o scappare.
Quindi, ciò che manca nei sistemi sociali non sono i legislatori, i progettisti di leggi intelligenti, che per quanto possano esserlo non ci daranno mai leggi perfette. Ma i meccanici giudiziari che le adattino ai bisogni e aspettative del popolo.
Se in una zona povera si impongono le stesse tasse di una ricca, la povera si paralizza, le imprese chiudono e la gente ruba per mangiare. E poi far ripartire l’economia diventa un miraggio, vedi sud Italia.
Allora uno Stato che non è attrezzato ad adattare le leggi al popolo, dovrebbe avere il buon senso di tollerare l’evasione tributaria di un imprenditore che è utile nella sua zona, ma non riesce ad esserlo altrettanto per lo Stato, per colpa dello Stato. Perché in Italia gli evasori “onesti” (che oggi chiamano di necessità) sono gli eroi del terzo millennio, subiscono i rigori di leggi idiote, e burocrazie demenziali, per svolgere in condizioni di estrema difficoltà finanziaria, l’encomiabile compito di mantenere in vita dipendenti e sistema economico, evitando che collassi e non riparta mai più come adesso.
Fra qualche anno, (o mese) per evitare la guerra civile per l’esplosione della disoccupazione, lo Stato dovrà girare casa per casa e pregare in ginocchio gli imprenditori evasori di riaprire le imprese, di assumere lavoratori e di pagare tasse se, quando e quanto riusciranno a pagare.
Con le leggi attuali, e con la feroce lotta all’evasione, il sistema economico italiano è diventato rachitico, perché non si adeguano le tasse alla produttività di ricchezza che cresce nei periodi di sviluppo e crolla nelle recessioni.
Le tasse si impennano quando la produttività crolla e le imprese chiudono, perché il costo della macchina dello Stato è sempre crescente (di sprechi e ruberie) e nessuno si preoccupa di adeguarlo al PIL nazionale. La politica che con leggi idiote impoverisce il sistema economico, la società e lo Stato, non è politica sbagliata, è omicida: dove gli imprenditori vengono condannati al fallimento ed istigati al suicidio con persecuzioni tributarie naziste, non c’è niente che possa sfuggire al default.
Far mancare ad un popolo i soldi che servono per vivere, è come ucciderlo. Quindi nessuna istituzione pubblica dovrebbe arrogarsi il potere di ostacolare o chiudere una impresa, salvo che non sia scientificamente dimostrata la sua pericolosità sociale. Affamare un popolo, ostacolando, distruggendo o rubando ricchezza, dovrebbe essere considerato criminale al pari del genocidio e punito di conseguenza. 
Il diritto alla vita dei singoli e dei popoli non dovrebbe subire prevaricazioni da nessun potere, perché affamare un individuo impedendogli di essere produttivo col suo lavoro onesto, è come istigarlo a delinquere, e in galera dovrebbe andarci per intero la classe dirigente, che ha smesso da un pezzo di difendere i cittadini dallo Stato e difende lo Stato dai cittadini. (Di tutti gli imprenditori che si sono suicidati per persecuzione tributaria, nessun politico o burocrate è finito in galera) E questo è il risultato!!!
Come si possono punire gli illeciti di un imprenditore, (al 99% istigati da leggi balorde e burocrazie acefale) chiudendo l’impresa e gettando sul “rogo della disoccupazione” direbbe Don Milani, centinaia o migliaia di lavoratori? Questi sono crimini da dittatura, non da Stato di diritto. L’impresa ha nel l’imprenditore il responsabile legale, ma a produrre profitti è il servizio bancario e la professionalità dei lavoratori. Quindi l’impresa, che non è nociva per la collettività, non dovrebbe essere chiusa: si dovrebbe spostare la responsabilità legale da l’imprenditore ad un gruppo di lavoratori qualificato a risponderne, o in mancanza alla banca creditrice.

In un sistema socio-economico liberale, qualunque interferenza violenta dello Stato sulla singola impresa, tale da attentarne la produttività e mettere in forse la sopravvivenza dei lavoratori, il dovere fiscale dell’imprenditore, nonché i suoi bisogni e quelli della sua famiglia, è crimine comunista legalizzato.

giovedì 28 novembre 2013

Legalità o giustizia?


Legalità o giustizia?
Uno si domanda, ma perché i popoli odiano i burocrati e i giudici che applicano le leggi, ma non i politici irresponsabili che le confezionano?
Per la stessa ragione per cui noi consideriamo rozzo l’infermiere che ci sforacchia il sedere con una iniezione dolorosa, (e magari quello ha due mani di velluto) ma non l’industria farmaceutica che ha confezionato l’intruglio assassino.
Come la medicina nelle fiale, anche le leggi non danneggiano nessuno nella Gazzetta Ufficiale. La dolorosa stupidità del legislatore inizia a produrre effetti devastanti solo quando gli "infermieri" della burocrazia e giustizia incominciano a sforacchiarci di penali e sentenze che mettono a dura prova la vita dei singoli e dei popoli.
Come le leggi che impediscono ai sindaci di spendere soldi anche quando li hanno già nel cassetto della scrivania, per pagare i fornitori che non pagati falliscono. O le leggi che impediscono ai cittadini di fare qualunque lavoro persino in casa propria, come imbiancare i muri con l’aiuto di un amico, senza incorrere nella violazione e nel rigore di una vagonata di leggi le cui penali non sono pagabili nemmeno vendendo la casa o regalandola al comune.
Questa è la vera causa della paralisi del sistema economico, del fallimento delle imprese e dell’esplosione di disoccupati e di poveri. In Italia è legale solo "giocare con le parole". Ma “fare”, fosse pure grattarsi il naso sigillati vivi in una cassa da morto insonorizzata e a porte chiuse, per non disturbare il legislatore, è criminale a prescindere. Ne sanno qualcosa gli imprenditori e i lavoratori italiani onesti.
Ora immaginatevi la montagna di lavori che andrebbero fatti sul territorio italiano perché i nubifragi, i terremoti e gli uragani non diventino assassini come in Sardegna; e le vagonate di leggi e codici che violeremmo noi cittadini e i sindaci se osassimo “fare“ anche gratuitamente nello Stato Italiano che si arroga il potere di autorizzare tutto ai delinquenti e vietare tutto ai galantuomini, e a tragedia consumata, intervenire poi con le casse da morto e i funerali di Stato.
Allora si capisce chiaramente che razza di caricatura di Stato di diritto è diventata l’Italia, se oltre ad avere a Roma un esercito di azzeccagarbugli con funzione paralizzante, abbiamo burocrati e giudici che adempiono alla funzione esecutiva e giudiziaria acriticamente come notai, applicando leggi che non consentono più ai cittadini nessuna forma di lavoro onesto che non implichi una chilometrica autorizzazione burocratica preventiva e un considerevole esborso di denaro prima che il lavoro in questione produca utili per lo stesso lavoratore e anche se produrrà perdite.
Quindi è urgente, per evitare che si scateni una guerra civile, che il legislatore centrale faccia autocritica, posto che le uniche due mansioni in cui "eccelle" sono le tasse e la tumulazione delle vittime della sua secolare abulimia legislativa schizoide, che ha indotto al crimine persino burocrati e giudici, rispettosi della legge.
E pure, quattro decenni fa, prima che i burocrati e i giudici italiani si rassegnassero ad applicare acriticamente leggi immorali e irrazionali; una coppia di carabinieri portò davanti al Pretore un ladro di frutta preso in fragranza di reato, e il giudice lo rimandò libero e incensurato quando sentì che aveva rubato perché i suoi figli non mangiavano da tre giorni.
Allora smettiamola con queste leggi romane che hanno scimunito e paralizzato totalmente le istituzioni periferiche e i cittadini onesti, nonché l’intero sistema economico e indebitato lo Stato a rischio default. Le leggi sono il massimo strumento per indurre civiltà nei popoli. Ma se il rispettarle induce barbarie; se nel rapporto enti-utenti la Carta dei Diritti dell’Uomo finisce insozzata quanto uno zerbino, e gli onesti istigati al suicidio, le leggi vanno buttate nel WC e tirato lo sciacquone, proprio come fece il Pretore (da buon padre di famiglia) che mandò assolto il ladro.
E’ più che ovvio che non si debba mai legittimare l’anarchia, consentendo ad ogni singolo cittadino di mettere in discussione le leggi, che invece vanno rispettate. Ma bisogna gridarlo forte e chiaro, che i giudici che applicano a danno dei cittadini, leggi che calate nel singolo caso concreto si dimostrano lesive persino della Carta dei Diritti dell’Uomo; più che da giudici, operano da irresponsabili custodi della "legalità irrazionale", omicida per il singolo, e suicida per la collettività.

Se quel Pretore avesse spedito il ladro in galera, nessuno avrebbe potuto contestargli la sentenza. Ma avrebbe agito da notaio custode della legalità, non certo da giudice paladino della giustizia, che se indipendente e autonomo dalla politica, è ben altra cosa.

venerdì 22 novembre 2013

Leggi senza collaudo



Leggi senza collaudo
Se escludiamo Pitagora, i cui numeri non danno ancora segni d'invecchiamento e reggono ai mutamenti ambientali e culturali dell’Umanità; non c’è altro intellettuale al mondo che abbia pensato qualcosa di tanto perfetto e duraturo da non essere smentito negli anni, secoli o millenni successivi, o abbia progettato qualcosa di realizzabile utilmente in ogni tempo e luogo, e fruibile da chiunque senza danni o guasti omicidi.
Allora, tutto ciò che è umano, o è fresco di giornata, ancora inutilizzato, oppure sta subendo o ha subito l’usura del tempo, il controllo di qualità della storia che ne ha messo in luce le vistose crepe che giustificherebbero la riparazione e il collaudo come l'automobile, o peggio la rottamazione come il comunismo, il fascismo, il nazismo.
Ma anche il liberismo e la globalizzazione iniziano a presentare crepe che renderebbero necessario il passaggio dal meccanico per una messa a punto generale; ma il legislatore, (diversamente dall'ingegnere) non prevede per i suoi mezzi legislativi, un centro collaudi, una linea di officine e meccanici che impediscano alle leggi di muoversi seminando danni e persino catastrofi, e finendo per diventare come una toppa peggiore del buco. (Giusto per un esempio tutto italiano: la legge Bossi-Fini o peggio la Severino, nata con le quattro gomme bucate e forse pure quella di scorta.
Quindi è evidente che le critiche a legislatori e governanti sono idiote come la riscoperta dell’acqua  tiepida. Le leggi come le automobili, o nascono difettose, o sono soggette ad usura, o sono perfette in un certo tempo e luogo e per un certo popolo, o per una certa classe sociale, o per certi cittadini, ma sono devastanti per altri. Vedi quel capolavoro di porcellum nato male e vissuto peggio: nessuno lo vuole, ma nessuno lo cambia.
La funzione della burocrazia e giustizia, è decisamente più utile, perché calando le leggi nella realtà oggettiva ne rilevano i guasti, più e meglio degli ingegneri legislativi che le hanno progettate e montate, e se ne avessero il potere potrebbero mettere riparo, o almeno rallentare, o minimizzare la loro distruttività.
Perciò a salvare un popolo non è tanto la qualità della politica e delle sue leggi che sono nel migliore dei casi contorte come tutto il pensiero umano; ma il livello di discrezionalità e di potere che si riconosce a burocrati e giudici, (oggi sottozero) nel proporre correttivi al legislatore, e nel sospendere l’applicazione di leggi sicuramente democratiche, ma con guasti tali da seminare più ingiustizie e morte di comunismo e nazismo assommati.
Il mondo è passato definitivamente dal comunismo al liberismo da 24 anni, e sarebbe stato igienico sottoporre a revisione l’intero parco macchine legislative (italiano e forse mondiale); ma ahinoi, in materia di diritto tributario abbiamo una vagonata di leggi comuniste, che in linea con un secolo di filosofia maxista considerano ancora problema, ciò che per l'intero pianeta oggi è soluzione: la proprietà privata, l'impresa, gli imprenditori, il libero mercato, il profitto. E abbiamo addirittura leggi borboniche mai abrogate o modificate che nessuno osa mettere in discussione.
Quindi, l’Italia, è prossima al default, non perché è carente la progettazione e la costruzione legislativa dello Stato, (che da qui alla fine del mondo avrà sempre qualcosa di rotto o difettoso) ma la manutenzione periferica inesistente, per evitare che lo Stato, con le sue leggi, diventi per i soggetti più deboli, anziché un salvagente, uno schiacciasassi omicida, senza che gli addetti centrali e periferici si sentano assassini, come invece lo sono ferocemente contro gli eroi della piccola imprenditoria italiana marchiati “evasori”, ladri di Stato, pur essendo i veri derubati, ridotti alla chiusura, al fallimento, alla fame, al suicidio, alla pazzia, e le cui conseguenze si ripercuotono anche sui lavoratori dipendenti e su tutto lo Stato, attentando alla pace sociale e alla democrazia.

Va detto però ad onor del vero, che non sono solo le leggi comuniste a sfasciare l’Italia, ma ci sono le finte liberali, quelle che legittimano il salvataggio o l'arricchimento dei paperoni, e la macellazione quotidiana degli agnelli sacrificali: gli illusi del libero mercato, troppo mercato, ma sempre poco libero.

martedì 1 ottobre 2013

Governanti a loro insaputa


Governanti a loro insaputa

L’intera classe dirigente italiana fissata da venti anni col “farabutto” Berlusconi non si accorge che il problema è un altro. Nel mercato globale, le nazioni povere producono, inducendo in quelle ricche che falliscono, un tale groviglio di problemi socio economici che politici e giudici non sono più in grado di governare con leggi e sentenze che tengano le imprese nel guardrail della competitività e produttività, e non le mandino fuori strada, generando una carneficina di falliti e disoccupati.
Legislatori e giudici non riescono più ad adeguare tempestivamente l’ordinamento giuridico e giudiziario ai cambiamenti fulminanti del mercato globale, almeno per conservare la produttività delle grosse imprese nazionali, e non indurle a delocalizzare.
Posto che la normalità italiana è caricare le piccole imprese di costi e incombenze antieconomiche che le riducono alla fame, istigando gli imprenditori a delinquere, truffare, rubare, evadere ne l’illusione di tornare alla legalità il mese o l’anno successivo, quando lo sviluppo scaccerà la recessione, (campa cavallo!!!!) e finendo puntualmente falliti, in galera o suicidi, perché in Italia, non c’è niente di più stabile della recessione.
Nel mercato globale, anche il venditore di bruscolini è tenuto a rispettare le leggi del libero mercato se ha voglia di esistere produttivamente. Ma se le leggi nazionali antieconomiche gli impediscono di essere competitivo, imponendogli costi di produzione e tassazione dei profitti (anzi delle perdite) anche cento o mille volte superiore, lo istigano all’evasione fiscale, o letteralmente a delinquere, nell'illusione di evitarsi il fallimento o il suicidio.
Naturalmente, le multinazionali con la valigia della delocalizzazione già preparata, reagiscono alle leggi e alle sentenze nazionali che sono in antitesi con il libero mercato, cambiando aria, come ha fatto la Fiat & C.
Quindi, i politici e i giudici italiani, stanno usando Berlusconi da paravento per impedirci di vedere che i problemi economici nazionali da suicidio per lavoratori, disoccupati e piccole imprese, con lui non centrano una mazza.
Centra invece la lentezza dei governanti (Berlusconi compreso) nel prendere atto dei problemi tipo Telecom, Ilva, Alitalia, senza aspettare l'emergenza per legiferare; o rassegnarsi da giudice ad applicare leggi che sono la malattia spacciata per cura: o da burocrate scaricando il groviglio di costi e furti pubblici sulle piccole imprese che non sono in grado di sostenerli, mentre le grandi li affrontano avendo con lo Stato rapporti a due mani: prendono dieci di sovvenzioni ed esenzioni con una mano e versano cinque di tasse con l’altra, salvo poi a delocalizzare quando lo Stato smette di dare. E’ tutta qua la politica economica oculata dell'intero Occidente ex ricco.
Insomma, l’economia globalizzata sta minando la pace sociale delle “ex potenze mondiali”, dove politici e giudici sono in grado di fingere di governare la classe dipendente indebitando lo Stato, ma non la mostruosa complessità del mercato globale, che spinge le economie nazionali, ricche solo di costi e furti pubblici, al default e gli imprenditori e dipendenti privati al macello.
In Italia si sono inventati Berlusconi come paravento numero uno, per occultare alla gente che il vero problema è il costo stratosferico dello Stato. Berlusconi ha tentato di mettere a dieta la balena pubblica, ma come un “pinocchio” c’è finito nella sua pancia con tutte le scarpe, e a seguire papà “geppetto”, il suo elettorato che da venti anni lo legittima a governare, pagando salato i danneggiamenti reciproci di questo bipolarismo da manicomio.
A destra e a sinistra si ostinano a non vedere che il problema degli Stati ricchi d’Europa e America non è la politica ladra, ma il PIL in caduta verticale. Negli Stati poveri del mondo, fare profitti è una passeggiata, perché costa cinquanta o cento volte meno. E non c’è politica e giustizia che possa reggere alla guerra della competitività orientale, dove producono tutti e rubano pochi, a differenza dell’Italia che ha nel furto l'unica fonte di sostentamento.
Perciò, che Dio salvi l’Italia, da chi combatte per arrivare al potere, senza aver capito che alle leggi ghigliottina del mercato globale non si sfugge; e la politica (di destra e sinistra) che mette all’ingrasso lo Stato con tasse crescenti, generando una carneficina di falliti e disoccupati, diventa suo malgrado complice di ricchi e banchieri e assassina di poveri.
Curare con la giusta politica e giustizia la bulimia pubblica per frenare l’anoressia privata è un lavoro da padreterni. Ma solo imponendo allo Stato una graduale e sostenibile dieta dimagrante, si può liberare il popolo da mezzo secolo di rapine tributarie, che ormai lo hanno portato a un passo dalla guerra civile.

E chi non credesse ancora che tutto l’Occidente exricco è in serie difficoltà economiche; con queste parole di Obama: (Corriere della sera 30/9/13) sa come è messa in questo momento anche l’America.


“Se il Congresso sceglierà di chiudere il governo» lasciando scattare lo shutdown ci sarà un «impatto immediatamente su tutta l'economia, il peggiore dalla seconda guerra mondiale». Obama fa sentire la sua voce sul rischio shutdown, che in caso di mancato accordo fra repubblicani e democratici sul bilancio provvisorio scatterà alla mezzanotte americana (le 6 di mattina in Italia)”.

venerdì 27 settembre 2013

Il Mistero Berlusconi


Il Mistero Berlusconi
Se fra le cose che ho evitato di approfondire nella mia vita sentendomi incapace, ci avessi infilato anche il rompicapo Berlusconi, mi sarei evitato di scrivere una cinquantina di fesserie, per concludere dopo venti anni, che di lui non ci ho ancora capito niente. Ma giuro, questa è l'ultima.
Sarò sicuramente blasfemo; ma secondo me Berlusconi, come mistero impenetrabile, è secondo solo alla Santissima Trinità. Chi cercasse prove che B. è il diavolo, avrebbe l’imbarazzo della scelta. E chi lo volesse santo ne troverebbe altrettante. Insomma, Berlusconi non è un mistero, ma IL MISTERO.
Cercare il bandolo della matassa nel groviglio delle opinioni pro e contro che lo riguardano è un lavoro per il quale oggi non mi sento più attrezzato, e venti anni fa credevo di aver capito tutto. Ma non si può capire niente, perché non c’è niente di vero e di logico nei fatti attribuiti a B. da inquisitori, sostenitori e detrattori.
Come fa un imprenditore ladro, che arricchisce cercando e pagando complicità e protezioni istituzionali a 360 gradi, a riciclarsi in politico filantropo, e a totalizzare un numero incalcolabile di nemici a livello nazionale e mondiale?
Ma se era un genio nell’associazionismo a delinquere, forse anche mafioso, (a sentire giudici e giornalisti) come ha fatto da politico a diventare una schiappa internazionale, un fabbricante di nemici che lo combattono e si augurano che tiri presto le cuoia o che lo accoppi qualcuno?
Perché i farabutti di cui è allagata l’Italia, dovrebbero temere e odiare di più il farabutto Berlusconi, portatore di affari sporchi, che i giudici guastatori? Ma Berlusconi è davvero un ladro, un evasore, un approfittatore? Oppure lo combattono perché non è abbastanza losco per i farabutti italiani, e più che portatore è guastatore di affari? Se nel suo ventennio da Premier ladro, gli illeciti si è dovuto cercarli spiando dal buco della serratura, nella sua stanza da letto, nelle sue mutande e in quelle improbabili delle sue escort, perché non vi erano conti bancari sporchi di soldi rubati, ma solo regalati, che marca di farabutto è mai questo Berlusconi?
Si fa una intera carriera di imprenditore che ruba e evade per arricchire, e poi va ad espiare i suoi peccati in politica per impoverire pagando un esercito di avvocati, di spese processuali e di escort per affogare i suoi guai giudiziari alla faccia dei suoi persecutori: B. è carnefice o vittima?
Tutto ciò che Berlusconi ha toccato come imprenditore è diventato oro; ma ciò che lo ha sfiorato da politico, anche solo per caso o per sbaglio è diventato escremento infetto del diavolo.
Qua cari italiani i conti non tornano: le prove del Berlusconi farabutto sono paraplegiche, e quelle del galantuomo sciancate. Io credo che come imprenditore abbia dovuto adeguarsi e rubare per non morire derubato. Poi stanco di farsi usare da burattino, si è illuso di avere talento come burattinaio politico, ma il lavoro gli è riuscito a metà: ha acquisito il potere, ma gli hanno impedito di governare il risanamento italiano. Così ha concluso la sua storia, passando da sfruttatore economico in costante arricchimento, in politico assediato e carcerato, per impedirgli di liberare e salvare il Paese dalla mafia delle caste, corporazioni, sindacati e banche strozzine.

Questa in sintesi mi sembra una storia passabile del Mistero Berlusconi; del don Chisciotte che non si è accorto di lottare contro poteri più forti di lui, che per combatterlo hanno ucciso l’Italia e gli italiani e sterminato peggio di ebrei, la razza operosa e onesta dei piccoli imprenditori, oltre a far scappare i grossi.

domenica 11 agosto 2013

Analisi d'impatto ambientale


Analisi d'impatto ambientale

Certo, dal punto di vista giuridico Berlusconi ci garantisce da venti anni che in Italia abbiamo l’opposizione liberale al comunismo, e quindi la democrazia. Ma è solo da cento giorni che tenta col governo Letta di riempire la forma democratica, di sostanza economica, che non è garantita come pensano i più dalla alternanza delle classi sociali al potere, ma se destra e sinistra insieme nello stesso governo, si inventano una qualche forma di convergenza, che renda governabili le ingovernabili democrazie all'italiana, salvando lavoratori e padroni.
I partiti, si chiamano così, perché rappresentano una parte specifica della collettività: e non fanno certo mistero della loro vocazione a tutelare solo gli interessi dei dipendenti, o solo degli autonomi.
Allora qualcuno può dimostrarmi che la salvezza di uno Stato passa dal salvare i soli lavoratori con un governo comunista o i soli padroni con uno liberale? Se c’è fatemelo sapere.
Ma in attesa di essere smentito, io continuo a pensare che i governi monocolore, solo comunisti o solo liberali, solo destri o solo sinistri sono una truffa: sono l’autostrada a scorrimento veloce verso il default. Sono a scivolamento garantito dell’Italia verso l’Africa, non un avanzamento ne l’UE.
Ci vuole un governo arcobaleno, "consociativo", con i mille interessi di parte, divergenti a l’origine,  (di cui sono portatori sani i singoli partiti) poi costretti a convergere verso il bene comune.
E’ solo questo tipo di cultura politica, e ripeto, è solo questo tipo di cultura politica, che può garantire governabilità alle democrazie. La sola presenza dei partiti l’un contro l’altro armati, mediaticamente e giudiziariamente, garantisce solo rissosità e sfascio: governi truffa di destra e sinistra, che in 20 anni hanno ridotto l’Italia ad un ammasso di macerie.
Va da sé che il primo Governo degno di dirsi tale, è proprio quello Letta-Alfano che si vuole accoppare, con l’alibi fornito fresco fresco dalla Cassazione, che non si possano sopportare i galantuomini di sinistra mischiati al farabutto Berlusconi. Perché, il consociativismo che ha fatto della Prima Repubblica, la quinta potenza mondiale, cosa è stato se non una miscela di galantuomini e farabutti ma impegnati a salvare insieme capre e cavoli, padroni e lavoratori?
Se ora faranno cadere il governo Letta-Alfano, uccidendo la neonata governabilità, dopo venti anni di guerra civile camuffata da bipolarismo, una ulteriore scivolata di questo Paese verso l’Africa, non ce la leva nessuno.
Allora mi piacerebbe sapere se la magistratura, in quanto terzo potere dello Stato, ha, al pari del Parlamento e del Governo, l’obbligo di controllare l’impatto ambientale delle sue sentenze, posto che il procedimento “mani pulite” ha azzerato una intera classe politica e tirato giù la Prima Repubblica; mentre l’attuale condanna di Berlusconi,  rischia di far cadere il primo governo democratico della Seconda, con conseguenze socio-politico-economiche incalcolabili.
Non sono un addetto ai lavori in campo giuridico, ma temo sia stato inopportuno affidare il procedimento penale a carico di un leader politico, ad un gruppo ristrettissimo di giudici, dimenticando che l’impatto politico della sentenza di condanna di un leader, equivale, in uno Stato democratico, ad uno sconvolgimento tellurico.
Il problema non è se Berlusconi va o no processato e condannato (è chiaro che come cittadino deve avere un trattamento normale). Ma è il Berlusconi rappresentante di dieci milioni di elettori sovrani che non doveva essere affidato ad un manipolo di giudici qualsiasi, senza una seria verifica d’impatto ambientale della eventuale sentenza di condanna sul governo, i mercati, lo spread, ecc. a cura del CSM e magari anche del Presidente della Repubblica.
Quanto meno per rispetto a Napolitano che ha voluto Berlusconi al governo delle larghe intese e che considera un crimine oltre che una iattura la caduta del governo. Condannare Berlusconi ora è stato a dir poco inopportuno. Anche perché la democrazia in questo Paese è garantita proprio dai dieci milioni di elettori che votano Berlusconi, come unica e sola alternativa liberale al comunismo.


Con questo ultimo atto la magistratura ha dimostrato che non ha difficoltà ad abusare del suo potere, contro la politica divisa, rissosa e impotente, che mai riuscirà a riformare l’ordinamento giudiziario. Ai politici servono 500 parlamentari per riformare la giustizia; mentre ai giudici basta un PM giustizialista di buona volontà, per garantire alla Seconda repubblica la stessa fine ingloriosa della Prima, ma questa volta con un serio rischio aggiuntivo di guerra civile.