lunedì 16 maggio 2016

Produrre o fallire questo è il problema

Produrre o fallire questo è il problema
Se fra le preoccupazioni di noi umani non è mai rientrata, né mai rientrerà quella del rifacimento della "volta celeste", costruita dal Padreterno miliardi di anni fa, con un tale spreco di inossidabili materie prime da renderla forse immortale; non possiamo certo esimerci dal capire in che condizioni versano "i sottostanti 205 cieli appesi a casaccio, denominati Stati”, (gioia dei ricchi e incubo quotidiano dei poveri) sempre a rischio collasso, manco fossero appesi a quattro lacci di scarpe sfilacciati.
E quindi noi italiani, per tentare di capire, dovremmo rivolgerci due domande interconnesse: in questi ultimi sette decenni di democrazia il mondo della cultura ha predisposto il popolo ad auto governarsi da sovrano o da somaro? E lo Stato, con la sua milionaria classe dirigente, si è realmente organizzato da Stato liberale, con la necessità di rendere competitivo e produttivo il popolo, e in aggiunta di proteggerlo dai disonesti, perché Pantalone non finisca rapinato dalla mafia, prima ché tassato dallo Stato, che di tasse vive e senza tasse muore?
E qua la risposta è unica: in Italia ci manca il popolo sovrano, ma pure lo Stato di diritto, perché la lotta (forse finta) fra comunisti e liberali ha impedito e impedisce a chi governa di dare al Paese i connotati dello Stato sociale al servizio dei poveri, più lo Stato liberale al servizio dei ricchi. E quando i poveri si impiccano e i ricchi scappano per non fallire, uno si domanda: ma i nostri comunisti e liberisti, oltre che a tentare di superarsi a vicenda con ideologie demenziali, a che diavolo servono?
Il comunismo è stato ormai declassato dalla storia a ideologia genocida, e magari sarà ancora imbattuto a livello planetario; ma a giudicare da come funziona il liberismo ne l’intero Occidente e nella UE in primis, credo si possa affermare senza paura di smentite, che il comunismo sarà pure imbattibile come ideologia criminale, ma in quanto a demenza, il liberismo attuale non teme confronti.
Marx pensò un sistema Stato comunista autonomo, grazie a l’abolizione della proprietà privata; ma la scarsa produttività sociale portò il mezzo mondo comunista alla bancarotta prima di un secolo. Invece i liberisti hanno pensato un sistema Stato fallito a prescindere, dipendente al 100% dal popolo contribuente, e quindi corroso da evasione tributaria, ruberie, truffe, indebito assistenzialismo, speculazioni, strozzinaggio, mafia, corruzioni dilaganti e recessioni pilotare, perciò ingovernabile soprattutto ora che non esiste più il mercato chiuso, e nella competizione globale, ai danni economici interni si aggiungono quelli mondiali.
E il sistema ibrido italiano comunista liberista è ancora più idiota: è straripante di comunisti “finti mangia padroni” che dovrebbero avere interesse a risanare e conservare ricco lo Stato, ma non riescono ad impedire che i ricchi fuggano prima della visita di Equitalia; né che la classe media venga quotidianamente tassata e ripulita da malfattori pubblici e privati, prima che gli esattori di Equitalia presentino il conto aggiungendo danno a danno.
E il consenso in perenne carestia, induce i politici a ricercarlo ossessivamente offrendo lo Stato spalancato, a parassiti pubblici e privati, ladri, evasori, truffatori, sfruttatori, speculatori, usurai, mafiosi e corruttori professionisti, che lo ripuliscono dai contanti e lo rimpinzano di cambiali.
Ora ditemi voi se per il popolo italiano non è un affare poter disporre al prezzo di uno, di due meravigliose opzioni politiche omicide: morire di comunismo parassita + liberismo demenziale.
Un quarto di secolo fa i russi si sono liberati del comunismo perché hanno capito che era perfetto per reggere alla guerra fredda Russia-America, ma impoverendo e uccidendo solo comunisti.
L’Italia invece ha sposato felicemente il comunismo e gli ha offerto di mangiarsi il Paese, potendo disporre di una razza speciale di cuochi liberisti (unici e soli responsabili dello sfascio italiano): gli imprenditori  illusi e i loro lavoratori ciechi che hanno accettato l’ingrato compito di apparecchiargli la tavola, producendo ogni anno 100 miliardi di interessi passivi per gli strozzini della finanza padroni del debito pubblico italiano; e gli altri 700 per i disservizi della elefantiaca burocrazia comunista di ottimo appetito, insediata pure nelle sottoscale, scantinati, ammezzati e cessi delle istituzioni italiane, come la tenia parassita che divora e uccide il disgraziato che la ospita.

In Italia i furti sono a norma


In Italia i furti sono a norma

Una volta le leggi le facevano i legislatori, e gli azzeccagarbugli si industriavano a trovare l’inganno, le smagliature nella trama legislativa che non scoraggiavano o incoraggiavano il crimine o ne impedivano la repressione e quindi garantivano la parziale o totale impunità.
Fino a mezzo secolo fa, questa categoria di super professionisti capaci di aggirare la legge e di gabbare politici e giudici non era poi così numerosa. Ma da allora la lenta pioggerella è diventata diluvio universale, visto che ora l’Italia ha avvocati, professionisti, consulenti, tecnici di tutte le razze e burocrati in quantità industriale, e non è più l'inganno a disarmare la legge, (a bagnarle le munizioni), ma è la legge che arma e favorisce l’inganno, il crimine e l’impunità.
Le lobby, le corporazioni, le consorterie, le burocrazie, le associazioni e i sindacati ormai bruciano il legislatore su l’anticipo: pensano l’inganno e poi trovano il modo di obbligare la politica a confezionare la legge a misura; così l’inganno finisce inglobato nella legge: perfettamente legalizzato. 
Il crimine, l’abuso, l’appropriazione, l’omissione e la falsificazione diventano legali: pane quotidiano. Ed è quanto basta per rendere inoffensiva la magistratura che poi non ha alcun potere sui crimini a norma di legge, o sugli inganni legalizzati. Anzi, i giudici rischiano l’incriminazione se osano perseguirli.
Così per questa via, la burocrazia pubblica e il groviglio inestricabile delle professioni, associazioni e sindacati che sono una altrettanto potente burocrazia privata, ha raggiunto livelli di strapotere e immunità tali, (altro che impunità) da portarsi al guinzaglio come cagnolini, i legislatori e i governanti, mentre la magistratura si dibatte impotente nel farraginoso groviglio legislativo: tenta di indagare ma poi è costretta ad archiviare per anni e decenni. Perché ne l'ex Belpaese, ormai non v’è abuso pubblico (o abuso privato benedetto dalla burocrazia) che non sia rigorosamente a norma. Da noi le leggi si applicano solo per i nemici e si interpretano per gli amici, portatori sani di denaro, potere, favori.
Solo le intercettazioni scoperchiano il vaso di pandora. Ma chiaramente bisogna aspettare che sia proprio il farabutto in un momento di distrazione, a scivolare sulla buccia della banana che s'è sgranocchiato, e ad incriminarsi e sbattersi in galera da solo, fornendo via telefono le prove della colpevolezza sua, della sua cricca o peggio consorteria o massoneria di cui ne è componente o capo.
Insomma siamo alla giustizia affidata al buon cuore dei criminali, perché le classi dirigenti disoneste di questa povera Italia, in sette interminabili decenni si sono fatte confezionare una tante quantità di leggi “ad”: personam, casta, corporazione, sindacato, consorteria, associazione a delinquere, che per reprimere la montagna dei “crimini” che si consumano quotidianamente, "a norma", ci servirebbe l'attuale organico di magistrati moltiplicato per un milione: roba da sogno.
Viviamo in un mondo alla rovescia e abbiamo ancora difficoltà ad accettare che i veri tiranni italiani non sono più i politici che ormai devono rubare per comprarsi il potere. Sono i burocrati e i professionisti con agganci pubblici che quel potere lo hanno a tempo indeterminato e ne abusano in assoluta e perfetta legalità. Hanno si il problema della spartizione della refurtiva miliardaria di cui si appropriano, ma dividendo bene la torta, si comprano l’intero Parlamento e l’intero Governo: dispensando qualche posto di lavoro, qualche vestito firmato, qualche biglietto di viaggio, qualche passaggio in barca o in elicottero, un orologio ecc. ecc.
Ma per la stampa italiana, miope o complice, la nostra classe politica sarebbe una “casta” intoccabile e inamovibile di dittatori strapotenti e ladri. Poveri illusi loro e poveri noi; quando ci accorgeremo che usando i politici da utili idioti, quelle povere vittime indifese e innocenti della burocrazia, sindacato, associazioni, professioni, e finanza,  si sono già fottute popolo e Stato, non ci rimarrà manco trippa per gatti scaduta.

domenica 8 maggio 2016

S.O.S. Politica, cercasi Machiavelli pure usati.


S.O.S. Politica, cercasi Machiavelli pure usati.

Due grandi filosofie hanno segnato la storia umana dell’ultimo secolo: la comunista egualitaria che ha portato mezzo mondo a l’implosione dopo decenni di scarsa produttività economica; e la liberista elitaria che ora tiene a rischio guerra mondiale l’intero pianeta, per eccessiva produttività, ma inesistente giustizia.
Partendo dalla ovvia constatazione che il mondo non è fatto di soli intelligenti e che un sistema sociale accettabile non può perdersi pezzi di umanità per strada, i comunisti risolsero il problema della impossibile competizione fra diseguali, rendendo giuridicamente tutti uguali.
Mentre i liberali si illusero e si illudono che gli intelligenti, messi in competizione, producano per tutti, esclusi e poco o niente produttivi compresi. Non è andata così: gli inclusi non producono anche per gli esclusi. E la quantità di umani di tutte le razze, geni compresi, che il liberismo si sta perdendo per strada è allucinante.
Perciò i sistemi sociali andrebbero pensati per gli stupidi, in modo da essere accessibili e produttivi per tutti. Ciò che oggi producono i potenti sarebbe pure sufficiente, se la loro ingorda avidità non fosse incontenibile e ingovernabile.
Insomma, il mondo comunista è schiattato perché non ha saputo produrre abbastanza per tutti gli uguali; mentre quello liberista rischia la terza guerra mondiale, avendo imparato a perequare non la mostruosa produttività dei ricchi a sostegno dei poveri, ma le elemosine dei poveri per tentare di saziare i ricchi insaziabili.
Perciò, creare leggi astruse e farraginose che impediscono una dignitosa integrazione produttiva onesta persino ai soggetti mediamente istruiti, è politica criminale, perché espone la maggioranza dei cittadini alla rapacità di burocrati, professionisti, sindacalisti e banchieri, e mette la magistratura di fronte ad una tale montagna di ingiustizie pseudo legali, difficili o impossibili da perseguire, fino a paralizzarla.
Comunismo e liberismo (così concepiti), non sono in grado di assicurare un futuro a l’Umanità: il primo perché povero di ricchezza, il secondo di giustizia. Infatti, nei sistemi liberali, gli imprenditori non si arrendono per mancanza di politica intelligente e onesta, (a tanto sono abituati da millenni) ma per l’anomala latitanza di giornalisti e giudici, che si rendano disponibili a difendere i piccoli imprenditori massacrati da sindacalismo, burocrazia, fisco, usura e mafia; e non solo come ora, per certificarne il decesso a pagamento.
Robert Maynard Hutchins, diceva che “è improbabile che la morte della democrazia sia un assassinio perpetrato mediante un’imboscata. Sarà piuttosto una lenta estinzione per apatia, indifferenza e sottonutrizione”.
Come dire, che nelle democrazie, la responsabilità dello sfascio è così ben diluita e spalmata su tutta la classe dirigente pubblica e privata, che in Italia, nemmeno azzerando politicamente la Prima Repubblica con la coraggiosa operazione “Mani Pulite”, si è riusciti a costruire una Seconda che non continui a sterminare imprenditori onesti e incolpevoli lavoratori, tenendo a l’ingrasso milioni di “parassiti”: corrotti, corruttori, truffatori, bancarottieri, ciarlatani, buffoni, strozzini, esattori conto proprio, faccendieri e farabutti.
E a questo punto una domanda sorge spontanea: tutto questo è imputabile in esclusiva alle due ideologie sempre in guerra, con la comunista sopravvissuta persino a l'implosione del mezzo mondo comunista (vedi Italia ed UE); oppure dobbiamo dedurre con Hutchins, che anche il farmaco “democrazia” non manca di effetti collaterali?

giovedì 5 maggio 2016

Attenti ai sovrani raglianti


Attenti ai sovrani raglianti

Da bambini facevamo attenzione a non finire su l’elenco dei cattivi, per stazionare in quello dei buoni, guardati dal maestro/a con occhio di riguardo.
Ma poi da grandi, visto che alla prevenzione dei crimini non si dedica proprio nessuno, e la classe dirigente italiana s’è impestata pericolosamente di cattivi, vuol dire che quel tipo di distinzione non riesce manco ai giudici.
Così alla rispettabile età di quasi 75 anni, e con scarsi mezzi culturali, facendo tesoro degli incontri giusti e sbagliati che mi ha riservato la vita, mi sono inventato un test, sia pure empirico e grossolano, per tentare di distinguere alla meno peggio i buoni veri dai finti, ed ho capito che ora gli adulti, diversamente dai bambini, vanno divisi in: somari e sovrani.
Ma voi mi direte, e come si fa, se la lunghezza delle orecchie più o meno pelose non garantisce un bel niente? Tranquilli, non è facile, ma nemmeno impossibile.
Se vi capita di parlare con una persona di problemi sociali, politici, economici o altro, fate attenzione a dove va a pararsi col discorso. Se è intelligente, dello sfascio italiano non può che sentirsi corresponsabile in quanto cittadino sovrano, e vi parlerà subito delle colpe della sua categoria, vi accennerà almeno ai suoi errori personali e concluderà ipotizzando qualche soluzione, non importa quanto giusta, sbagliata, possibile o impossibile.
Mentre se è stupido, per l’identico argomento, tirerà fuori un elenco alfabetico di nomi di colpevoli (preferibilmente politici) e perciò meritevoli di incriminazioni e condanne; ma non perdete tempo a cercare il suo nome, perché su quel elenco fatto in casa, il suo nome non c’è mai stato, non c’è, e non ci potrà mai essere. Per gli stupidi e i matti i colpevoli si sprecano, ma sono sempre concentrati sul fronte opposto, sono gli altri che sbagliano, omettono, evadono, rubano o uccidono. 
L’intelligente, per ogni problema che riesce a percepire e approfondire, sapendosi parte responsabile, in quanto cittadino sovrano, si sforza di immaginare una soluzione che curi o migliori il sistema; mentre l’idiota, sentendosi immacolato come un fiocco di neve appena caduta, (lui sempre vittima e gli altri sempre carnefici) vi dirà chi sono i colpevoli e quali condanne senza sconti e abbuoni meritano, e delle soluzioni correttive, manco a parlarne.
Così l’elenco dei sovrani e dei somari potete arricchirlo ogni giorno, sottoponendo a questa rozza analisi tutti quelli che vi capitano a tiro. I sovrani inizieranno a parlarvi di guasti relativi alla classe sociale di cui loro stessi fanno parte; mentre i somari non vi parleranno mai di sistema da correggere, perché per loro il sistema è più che perfetto, è sacro, sono i guastatori che vanno sbattuti in galera. Tanto fra gli onesti che poi dovranno buttare il sangue per mantenerli, loro non ci sono e non ci saranno mai, facendo parte delle categorie privilegiate che incassano esentasse.

Quindi, a fare la differenza in democrazia, non è il basso o l'alto numero di asini che un popolo ha, ma quanti di quei “sovrani raglianti” finiscono elevati a classe dirigente, pubblica e privata, per distruggere con la loro sconfinata insipienza, egoismo, disonestà e persino pazzia, popolo e Stato.

mercoledì 4 maggio 2016

Sognando dittature alla rovescia




Sognando dittature alla rovescia

Dopo sette decenni di politica da strapazzo, chi in Italia riuscisse a salvare gli italiani, avrebbe un tale plebiscito di consensi, da inchiodarlo al potere a vita. Si troverebbe a subire suo malgrado una forma di dittatura alla rovescia, col popolo in veste di tiranno, che volendo godersi al potere chi lo ha finalmente salvato, farebbe del suo salvatore il primo "governante tiranneggiato" nella storia de l’Umanità.
Ma quel UNO che salva insieme Italia e Italiani, o esiste, conosce la medicina, ma non ha potere sul malato; oppure ha potere sul malato, ma non conosce la medicina. Sta di fatto, che la classe politica italiana, che per il potere e il denaro commetterebbe un omicidio in contanti e persino un genocidio a rate, da sette decenni non va oltre l’occupazione delle "Poltrone". Cerca inutilmente di salvare la baracca Italia, per farsi confermare e "tiranneggiare al potere", ma fa solo danni colposi o dolosi, e finisce per subire solo sfratti, giudiziari o elettorali.
Per troppi decenni la politica ha indotto a colpi di persecuzioni burocratiche e tributarie i piccoli lavoratori autonomi a convertirsi in dipendenti, (estinguendo così la razza degli artigiani e commercianti onesti), e le multinazionali a fuggire a intere cordate da l’Italia, tanto da convincere persino la Fiat a levare il disturbo. E ora che il progetto politico suicida è stato ultimato a regola d’arte, quel risibile 5% di piccoli imprenditori illusi che ancora sopravvive in pre-fallimento, si arrampica sugli specchi in attesa del default finale.
Quindi, Padreterno escluso, senza imprese e lavoratori privati che mantengano economicamente lo Stato pagando le tasse, chi possa salvare l’economia pubblica rendendo produttiva la privata non è ancora nato: di sicuro nascerà, ma quando, lo sa solo LUI.
Per ora, al sistema Italia, il mondo delle scienze sta offrendo un contributo in risorse umane super qualificate. Sforna scienziati e miracoli alla velocità di un bottonificio. Che poi mutuati tutti in politica, o nella PA, stanno operando salvataggi socio-politico-economici a dir poco grandiosi e crescenti, con Monti, Letta e Renzi, impegnati a migliorare da par loro, la politica UE di Prodi.
Ma soprattutto a scongiurare la sicura catastrofe economica innescata dalle scelte liberali di quel matto di Berlusconi, che sognava una Italia con i professori che “insegnano a dire”; finanziati e salvati da quegli analfabeti suicidi “maestri del fare”, chiamati imprenditori. Pensa tu che idea bislacca! 

L’Italia salvata dagli analfabeti (anziché da prof e dott.) che da imprenditori ancora non si rassegnano a rubare e corrompere in massa, per non affrontare da suicidi le stangate tributarie necessarie ad ingrassare la famelica classe dirigente italiana (e in parte pure europea), che ha un sacco di buone ragioni per amare alla follia la razza tignosa degli imprenditori poveri e onesti, (almeno quanto l'Adolf, quella ebraica) tutti meritevoli di una legale e pulita “soluzione finale”, decisamente più scientifica e meno rozza e incompiuta di quella de l’imbianchino teutonico suicida.

martedì 19 aprile 2016

I Premier sono soci o servi muti delle lobby?


I Premier sono soci o servi muti delle lobby?

Non ho idea di come se la passino le altre democrazie occidentali quanto a qualità de l'informazione; ma temo che quella italiana abbia una grande responsabilità per il caos e lo sfascio in cui siamo sepolti. E la ragione è alla portata di qualunque cervello. Chiunque vada a Palazzo Chigi per governare l’Italia, prima viene definito salvatore della patria, poi portatore sano di conflitto di interessi, poi protettore di lobby, amico di banchieri, massoni, e talvolta anche mafiosi, e in conclusione grandissimo farabutto da eliminare.
Ma è proprio vero che i peggiori crimini li commettono a Palazzo Chigi il Premier e i Ministri, visto che entrano puntualmente tutti cardinali e ne escono tutti preti spretati? Oppure quando stampa, burocrazia, sindacati e finanza urlano in coro che il governo sta governando da cani, è proprio quello il momento ideale per confermarlo al potere e proteggerlo con un consenso plebiscitario da tiranno. Sapendo bene che in Italia si è legittimati ad esercitare il potere esecutivo, per sfornare decreti “pro saggi, ricchi e potenti”; o nottetempo, farsi sfuggire di mano qualche briciola “pro poveracci”, prima che le lobby si accorgano del fattaccio e sciolgano i cani del giornalismo per ridurti a brandelli.
E’ così che sono riusciti a mettere Berlusconi politicamente sulla sedia a rotelle, a sfrattare Prodi e a lasciarlo sulla porta del Quirinale già vestito in pompa magna da Presidente, a ridicolizzare gli scienziati Monti e Fornero, e a non fargli manco scaldare la sedia al povero Letta; pensa tu quanta difficoltà avranno a farsi in un boccone l’agnellino da latte Renzi, se smette di salvare banche, finanziare petrolieri, e aiutare multinazionali comprando aerei per allevarci dentro le galline a spese di quel cornuto e mazziato di Pantalone.
L’impareggiabile Bertrand Russell diceva che “i nove decimi delle attività di un governo moderno sono dannose (e te credo!!! non hanno altra funzione che fare i ricchi più ricchi e i poveri più poveri, e defunti ancora meglio); dunque, peggio sono svolte, meglio è ”.
Perciò il Premier va tenuto sotto controllo, quando, sepolto vivo di elogi mediatici sperticati prende possesso del “Palazzo” e parte sparato, da servo muto, a tutelare i “paperoni” suoi mandanti, finanziatori e sostenitori.
Mentre quando, quella stessa stampa che lo ha sostenuto, gli urla dietro che sta rovinando popolo e Stato, vuol dire che il Premier, tentando di sfilare le mani dalle tasche ormai sfondate del povero Pantalone, senza manco osare accostarle a quelle delle lobby, ha fatto scattare, come fosse un antifurto, l’avvio automatico di produzione industriale di me... mediatica per assicurargli una indegna sepoltura politica.

martedì 12 aprile 2016

E’ la democrazia, bellezza


E’ la democrazia, bellezza

Allo stato delle cose urge una premessa: l’umanità è lanciata come un toro infuriato verso la democratizzazione dei sistemi socio economici, ma poi non riesce a rassegnarsi allo sfascio, perché le classi dirigenti stanno ancora cercando il libretto di istruzioni filosofico per capire come guidare la macchina democratica senza sfracellare popolo e Stato. E dopo tre, quattro o cinquemila anni, sembrerebbe proprio lavoro da padreterni renderla utile e non letale alla collettività.
Ci sono buone possibilità che il principio filosofico su cui si fonda la democrazia, nato forse prima di Platone, abbia una punta di irrazionalità di troppo; posto che abilita la maggioranza e solo la maggioranza a governare, mentre lascia alla minoranza la discrezionalità di contrastare le scelte di governo a parole, ma senza il minimo potere legale e reale di fermarle se sbagliate.
E siccome dalla storia dell’uomo si evince senza ombra di dubbio che gli intelligenti e gli onesti sono come i panda, due razze a rischio estinzione, ne consegue che la democrazia è il festival degli stupidi promossi per legge a classe dirigente, con l’obbligo di governare, ma indirizzati e corretti dalle organizzazioni sindacali.
Così si attribuisce alla stessa classe sociale dei lavoratori, unica ad essere maggioritaria in qualunque tempo e luogo, da qui a l’estinzione de l’umanità, il potere politico di governare e il potere sindacale di opporsi a se stessa, mandando in tilt la democrazia.
Che è come obbligare un onesto a rubare, ma in compenso promuoverlo anche giudice di se stesso e quindi libero di condannarsi. E se è appena più intelligente di una capra (direbbe Sgarbi) si assolve, partendo da un semplice ragionamento: in democrazia si attribuisce a cani e porci il potere-dovere di governare, pur sapendo che in quella funzione falliscono pure i geni. E' ovvio che poi questi si sentano legittimati a qualunque abuso, posto che alla funzione di governo non possono sottrarsi, e se pure assegnano ad un avversario la funzione di Premier, vedi Berlusconi, lo fanno dopo aver convertito Palazzo Chigi in mattatoio, e hanno la certezza matematica che da lì non esce vivo.
In conclusione, la tanto sbandierata bellezza della democrazia, fatta di poteri che fanno e contropoteri che controllano è una favoletta. Il contropotere sindacale degli imprenditori che sono una risibile e rissosa minoranza, è una autentica caricatura (vedi la storia dello stramiliardario Berlusconi, politicamente e giudiziariamente cornuto e mazziato, e i piccoli imprenditori italiani affidati alla sua infallibile protezione, ormai tutti ladri, falliti o suicidi).
La maggioranza politica può fermarla o indirizzarla solo la maggioranza sindacale, ma la politica dei lavoratori e il sindacato dei lavoratori sono come un cane a due teste, morde il doppio, ma non è mica tanto fesso da mordere se stesso, quando ha le chiappe imprenditoriali a portata di Equitalia.
Certo, c’è pure il potere giudiziario che sembrerebbe indipendente, ma lo è solo in teoria. Perché essendo soggetto alla legge, e composto da soli lavoratori dipendenti, finiscono per essere tutti dipendenti dal potere elefantiaco legislativo-sindacale dei lavoratori.
Se i singoli rubano ci sono le leggi per perseguirli, ma se l’intero sistema politico sindacale riduce il popolo al suicidio e lo Stato allo sfascio, (facendo lievitare a l’infinito gli imprenditori falliti e quindi i lavoratori disoccupati) nessuno ha il potere di tirare almeno il freno a mano prima che la macchina della democrazia col suo carico umano inerme vada a sfracellarsi ne l’abisso del default.
A me sfugge il percorso logico che a suo tempo indusse Marx ad inventare il comunismo, ma sicuramente capì che la convivenza pacifica lavoratori-padroni è guerra affaristico mafiosa camuffata da mercato, e tanto valeva elevare i lavoratori a padroni di sé stessi, facendo dello Stato un ricco datore di lavoro unico per tutti.
Ma come finì questa storia lo sappiamo. Ora in Occidente e forse a livello planetario la guerra lavoratori-padroni è ripresa alla grande senza esclusione di colpi, così il formicaio dei disoccupati in giro per il mondo cresce in maniera esponenziale e nella stessa misura decresce l’armata brancaleone dei piccoli imprenditori ormai costretti a delinquere o suicidarsi.
La classe dei lavoratori, plagiata da un potere politico-sindacale idiota e ladro, non ha alcuna voglia di smetterla di suicidarsi uccidendo i piccoli imprenditori. Così i grossi, (la cosiddetta “razza padrona”, le lobby imprenditoriali e finanziarie) non ci pensano manco lontanamente a firmare un armistizio, visto che i rappresentanti della classe operaia sono così sensibili alla corruzione, che comprarseli in blocco e affamare, truffare, avvelenare milioni di lavoratori, ormai è semplice quanto un gioco innocuo per bambini scemi.
A questo punto che fare? Il mondo viene da millenni di dittature dei padroni e non è proprio il caso di ritornarci. Volente o nolente, ci resta solo da vaccinare i rappresentanti sindacali e politici dei lavoratori, che oggi si fingono feroci nemici dei padroni, ma sempre e solo per costringerli a mettere a l’ingrasso le mazzette che stanno per allungargli sotto banco, in cambio di leggi ad lobby, ad personam, e ora, ultima in ordine cronologico, ad fidanzatum.
Ad onor del vero, fra i potenti, gli onesti e gli intelligenti ci sono sempre stati e ancora ci sono, a destra e a sinistra. Ma in quanto minoranza, in democrazia non hanno fatto e non fanno la storia. C’è solo da sperare che si rimettano in moto almeno in futuro, altrimenti siamo spacciati.

venerdì 1 aprile 2016

La democrazia, e chi l’ha vista?



La democrazia, e chi l’ha vista?

Nel 1947, i Padri Costituenti italiani, tentarono di fornirci la Repubblica Democratica con tanto di libretto di istruzioni accessibili pure allo scemo del villaggio, se mai in futuro, a qualche imbranato della classe dirigente fosse venuto il dubbio, che in alternativa, uno Stato di diritto si potesse fondare anche su altri valori e per finalità diverse dal lavoro onesto, quali disoccupazione, invalidità fasulle, furti pubblici e privati, ecc. ecc.
Ma nemmeno l’estrema semplificazione dell’Atto Costitutivo, stilato con queste inequivocabili parole: “La Repubblica democratica è fondata sul lavoro", è bastata a convincere la classe dirigente italiana che la divergenza di interessi fra imprese e lavoratori, è come la febbre, è un sintomo fisiologico da tenere sotto controllo, “da governare”, non è una malattia da debellare, uccidendo popolo e Stato.
Ma siccome la classe dirigente italiana per “intelligenza” non è mai stata seconda a nessuno, e anzi ha sempre esportato con successo i suoi lampi di genio; in sette decenni di sindacalismo è riuscita a portare sottozero la febbre dello sfruttamento criminale dei lavoratori italiani, sterminando gli imprenditori onesti e cancellando del lavoro giustamente retribuito pure le impronte digitali. Ma ad onor del vero, l'intero Occidente sembra afflitto dalla patologia dello "zerovirgola" in fatto di produttività politicamente e sindacalmente studiata, voluta e benedetta.
E siccome le nazioni povere non se la passano meglio, è costante la marea di lavoratori che corrono in giro per il mondo a caccia di lavoro dignitosamente retribuito, ma trovano solo negrieri capaci di scaricarli in mare o nel migliore dei casi in un ghetto per profughi disoccupati, posto che la malattia dello sfruttamento del lavoro, cioè di mettere a frutto le capacità del lavoratore a beneficio della impresa che incassa profitti, del lavoratore che incassa salari, e attraverso le tasse a vantaggio della intera collettività, è stata definitivamente debellata.
L’aver sconfitto il male endemico dello sfruttamento del lavoratore, antico quanto l’uomo, è un successo di cui i sindacalisti di entrambi i fronti, “capitale e lavoro” possono andare orgogliosi, insieme a politici, burocrati e giudici che hanno legalizzato e protetto le loro scelte ”geniali”, che nella migliore delle intenzioni avrebbero portato l’Occidente produttivo, progredito e civilizzato al massimo del suo splendore, ma lo hanno condannato alla distruzione totale.
Aver pensato di garantire lavoro ben retribuito, a prescindere dalla produttività, facendo impiccare gli imprenditori onesti e rendendo criminali e strozzini i disonesti  è roba che nemmeno Basaglia avrebbe osato contestare, posto che la Costituzione ha legittimato la maggioranza dei cittadini ad avere un lavoro (art 1) ad organizzarsi in partiti politici per autogovernarsi da Palazzo Chigi (art 49) e in quanto lavoratori, unirsi sindacalmente (art 39) per fingere di contestare e indirizzare le proprie scelte di governo sempre a danno degli imprenditori. 
Come dire che la Costituzione ha messo nelle mani della stessa classe sociale immutabilmente maggioritaria, i lavoratori dipendenti, (perciò unica e sola col diritto di governare) il diritto sindacale di scioperare e rivendicare sempre maggiori diritti, fingendo di opporsi alle proprie scelte di governo.
E così, al sabotaggio della democrazia ci hanno pensato gli stessi Padri Costituenti, istituendo la dittatura politico-sindacale che mette i lavoratori nella condizione di governare e di fingere di opporsi a se stessi in quanto immutabile classe di governo.  Ma quel che peggio, rendendo impotente la Corte Costituzionale, visto che i danni a questo Paese non scaturivano né scaturiscono dalla violazione, ma dal rigoroso rispetto del l’Atto Costitutivo.
Come si possa ora dopo sette decenni riportare in vita il malato e rendere fisiologica la febbre dello sfruttamento del lavoro, che è la finalità cardine di qualunque Stato di diritto, io non lo so.
Ma ho la certezza matematica che più crescono i lavoratori protetti sindacalmente e messi a carico di quei poveri disgraziati che vorrebbero produrre, più diventa proibitivo assumere, fare profitti e pagare salari e tasse, in un mondo dove la parola d’ordine ormai è gettatevi in mare che la nave affonda, visto che politici, burocrati, giudici, sindacalisti e banchieri sono pronti ad ammazzare persino le loro rispettive madri per non mollare la loro personale ciambella di potere e arricchimento a cui sono ancorati.
In un sistema così, sarà pure blasfemo paragonare la condizione del piccolo imprenditore onesto a quella di ebreo condannato allo sterminio. Ma se in Italia (patria del diritto) i piccoli imprenditori si tolgono la vita senza un lamento, senza aver mai chiesto aiuto ad un prete, un maresciallo o un giudice, magari non saremo proprio uno Stato nazista che ti uccide fisicamente, ma ti umilia e ti calpesta obbligandoti a rubare e affamare lavoratori, clienti, fornitori e la propria famiglia per pagare tasse impossibili.

E ora una domanda da miliardi di miliardi di dollari. Fino a quando i popoli sbranati da fame, guerre e malattie, lasceranno le classi dirigenti idiote italiane ed europee libere di spacciare come geniale salvataggio dei lavoratori, lo sterminio "legale" degli imprenditori onesti?

martedì 22 marzo 2016

Il cane alla catena chiamato Premier


Il cane alla catena chiamato Premier
L'Italia sta andando in frantumi, ma non c'è modo di curarla perché le istituzioni sono blindate contro chi vuole risanarle. Politica, giustizia, burocrazia, sindacato e finanza sono come fortezze autonome e inespugnabili. E la stampa che dovrebbe fare da pronto soccorso alle vittime, è così malridotta, e da così lungo tempo, che un quarto di secolo fa, il 21 aprile del 1991, un Cervello Fiorentino, (con la maiuscola) giornalista ed editore, mi scriveva questo della stampa italiana. ''Non sono facili i contatti con la consorteria di coloro che possono rendere prestigiose le loro sciocchezze solo perché, tramite la rete delle amicizie, riescono a stamparle.'' ''E' bello che lei scriva quel che scrive. Ne ho tratto conforto in tanto conformismo che ha reso davvero affascinante la saggezza dell'uomo della strada.''
E l’Italia, da Repubblica fondata sul lavoro, è rimasta per sette decenni affidata alla saggezza dell'uomo della strada (come dire, senza stampa); che se per sua disgrazia non aveva peli sulla lingua, le istituzioni provvedevano a "dargli sepoltura" negandogli un lavoro o distruggendogli persino quello autonomo che s'era inventato. Quanta possibilità di cambiare musica politica e giudiziaria ci sia attualmente in Italia, io per il bene dei miei figli mi auguro molta. E questa è la sola ragione per cui non mi permetto di criticare il Premier che spediscono da capro espiatorio a Palazzo Chigi, sapendo che in quel posto c'è denaro da maneggiare, ma manca il potere di farlo con onestà e intelligenza in funzione del bene comune, e non a vantaggio delle famose ''consorterie'', oggi moltiplicate a livello pandemico.
In Italia ci sono sessanta milioni di soggetti responsabili, meno uno, l’inquilino di Palazzo Chigi che le teste d’uovo italiane considerano omniresponsabile anche delle cacche di cane sui marciapiedi. Per me è responsabile quanto un cane alla catena. L’Italia è grossomodo nelle condizioni di una automobile prossima alla rottamazione; se tu hai un auto così, e l’affidi anche a l’autista più scalcinato del mondo, non hai difficoltà a distingue se ciò che non va è dovuto a l’inefficienza dell’auto o a l’imperizia del guidatore.
Ma ciò che non va in una nazione, viene addebitato pari pari al “governo ladro, pioggia compresa”, anche se il resto delle istituzioni sono talmente impestate di stupidi e criminali spalmati a regola d’arte su tutto il territorio nazionale, e a tutti i livelli, e da svariati decenni, che a titolo di esempio basta il solo salto di qualità romano per darvi una idea del livello di sprofondamento: Roma da ladrona a mafiosa e Milano lavora per soffiarle il primato.
In una automobile difettosa si può anche erroneamente imputare a l’autista la puzza del gas di scarico, se vi risulta che quello ha mangiato fagioli.
Ma i difetti italiani non sono elencabili nemmeno su l’enciclopedia Trecceni. Pensate davvero che basti mandare un inquilino a Palazzo Chigi, onesto e intelligente, di quelli che non mangiano fagioli, per riavere indietro l’Italia col tubo di scappamento profumato?
Abbiamo esperimentato venti o trenta inquilini diversissimi per passare dal governo ladro al governo filantropo, ma pur avendoli carbonizzati con critiche al vetriolo, abbiamo ottenuto l'effetto opposto.  Berlusconi era di destra e non poteva che essere un farabutto a prescindere. Così siamo passati ai super cervelli di sinistra: Prodi, Monti, Fornero e Letta quali miracoli hanno lasciato a l’Italia e agli italiani? E del Matteo Renzi siamo davvero felici come una pasqua?
Noi riteniamo che Palazzo Chigi sia collocato a monte, e che sia la sorgente della buona o cattiva qualità della politica; invece è una valle di lacrime, è il collettore di tutta la monnezza e i liquami dell’intero Paese. Matteo Renzi sarà pure come lo dipingono i più: una lingua camminante. Ma si perde tempo a cambiarlo. Su sessanta milioni di italiani, neonati e moribondi compresi, da alternare uno al giorno a Palazzo Chigi. di sicuro, uno capace di governare gli italiani non lo troveremmo. 
Nemmeno i tiranni più feroci e sanguinari sono unici responsabili della barbarie di una dittatura. Pensare che in una democrazia tutto lo sfascio della macchina Stato sia imputabile a l’autista che la guida e per buona misura al suo meccanico, è demenziale e genocida (e le teste d'uovo dove le mettiamo, e le lobby dove le mettiamo, e la mafia legale e criminale dove la lasciamo?). E' un lavoro da sette fatiche di Ercole trovare i responsabili dove tutti sono liberi e tutti hanno potere. Ma se pensiamo di cavarcela a buon mercato, dotandoci di un capro espiatorio preventivo, sia pure doppio, come può essere il tandem Renzi-Boschi, di democrazia non abbiamo capito una mazza.

domenica 13 marzo 2016

La Germania è la maestra d’Europa e noi i somari

La Germania è la maestra d’Europa e noi i somari
Qui lo dico e qui lo nego: sembra che nella UE ci sia un rebus gelosamente occultato dalla classe dirigente, in mancanza di una spiegazione logica per disseppellirlo.
Io non ho una spiccata vocazione come custode del cimitero, per tumulazioni di segreti di Stato e simili; ma siccome da “Pensalibero” transitano intelligenze di tutte le razze, gradirei sottoporre a chi si sente il coraggio, questo quesito:
Su internet si legge che la Germania ha un debito pubblico superiore a quello italiano, ne l’ordine del 150 % del PIL. E qualche anno fa contendeva il primato a l’Irlanda, ora non so come sta messa. Io non posso garantirvi che ciò corrisponda a vero.
Però una cosa è chiara pure a me che sono duro di comprendonio. E’ da un quarto di secolo che la Germania insegna, rimanda a settembre tutti gli Stati somari d’Europa e alcuni (vedi Grecia) li boccia. Noi tentiamo di infilarci nella categoria dei secchioni che studiano e sono promossi, ma i nostri Premier sono iscritti alla scuola della Merkel, da l’asilo nido in poi e scavano la strada Italia-Germania e Italia-America per farsi interrogare e promuovere. Ma tornano a casa sempre bacchettati a regola d’arte. E a Berlusconi è successo pure di peggio.
Allora, chi ha capito questo rebus, sa spiegarmi perché Merkel e Hollande sono i docenti d’Europa e gli altri sono tutti dementi da bacchettare? (A parte gli inglesi che in Europa ci stanno con la loro moneta e alle loro condizioni.)
E’, o non è un controsenso, che gli Stati viziosi debbano insegnare ai virtuosi? Noi non siamo certo stinchi di santo, ma se corrisponde a vero che le nostre banche reggono le tempeste del mercato meglio di quelle tedesche e forse pure francesi, (e forse pure americane, che sono affondate a centinaia nell’ultima mareggiata) e il nostro debito pubblico non è a quel livello: me lo spiegate voi perché i nostri Premier in Europa e peggio in Germania, ci vanno sempre col cappello in mano e se lo riprendono sfondato?
E’ così difficile per greci e italiani copiare la politica tedesca? Non per diventare i professori UE, ma almeno per non essere in eterno sbeffeggiati da somari?

A naso, credo che i tedeschi e forse anche i francesi hanno capito come autopromuoversi docenti. Posto che la moglie ubriaca e la botte piena sono utopia; per far decollare il prodotto interno lordo bisogna immolare le banche su l’altare delle imprese. Se invece si vogliono le banche solide e il PIL esplosivo, bisogna sognarseli di notte dopo una sbronza, ma col rischio che si convertano in incubi.

sabato 5 marzo 2016

Il vero salva, il falso uccide.


Il vero salva, il falso uccide.

Sono un cittadino italiano di 74 anni stanco di aspettare la politica salvifica. Ho iniziato a scrivere nel 1987 su qualunque giornale ha avuto la bontà di ospitarmi, e dal 2011 solo su internet. In 29 anni, ho modificato a tal punto le mie vecchie opinioni da non riconoscerle più come mie. Ma una non la modificherò nemmeno in punto di morte. 
Siamo indotti a pensare che è la crescita della scienza e della intelligenza umana a produrre un sacco di guai al pianeta e a l’umanità; io invece sono fermamente convinto che sia la crescita patologica dell'ignoranza, stupidità e follia a mettere in forse il futuro de l’uomo, anche se i più si spacciano per scienziati o addetti ai lavori.
Come tutti sappiamo la storia della democrazia si perde nella notte dei tempi, ma le teste d’uovo del potere, non hanno ancora sviluppato una politica intelligente per governarla. La stampa ha dimostrato di saper combattere le dittature, inducendo il popolo a disfarsene; ma nelle democrazie, dove dovrebbe cambiare musica, aiutando il popolo a selezionare una buona classe politica e poi affiancarla nel duro lavoro di governo, la stampa continua a combatterla per sfruttarla, dimenticando che i governanti sono là in nome e per conto del popolo.
Dice di fare gli interessi del popolo, ma combatte chi il popolo ha voluto al potere, così collabora attivamente allo sfascio, e alla lunga attenta alla democrazia. Dopo aver affiancato la magistratura nello smantellamento della prima repubblica italiana, la stampa ha collaborato ad abbattere il Premier eletto Berlusconi e ora siamo già al terzo governo non eletto, che ci sta facendo rimpiangere tutti i danni finti che attribuivano al Cav. per mandarlo a casa.
Nei moderni sistemi democratici, che siano comunisti o liberali, nessuno è obbligato a restare al proprio Paese, né a lavorare, pagare tasse e mantenerlo. Quindi andrebbero (il condizionale è d’obbligo) create le giuste condizioni culturali e giuridiche per invogliare la gente a produrre, (a rendere felice il matrimonio capitale-lavoro) altrimenti si annega tutti nelle parole vuote e nello sfascio pieno.
Ora c’è qualcuno che può dimostrarmi che in Italia abbiamo le migliori condizioni per indurre gli italiani a rimanere da dipendenti e collaborare con chi avvia una impresa e può offrire un salario? Penso che manco Giulio Verne troverebbe la fantasia necessaria per affermare che la politica italiana ha creato le giuste condizioni per ampliare l’offerta di lavoro, riconoscendo agli imprenditori il diritto di fare profitti, e non il quadruplo dovere di lasciarsi rapinare dai burocrati, sindacalisti, esattori e strozzini tutti onesti fino alla lira.
No, nella politica italiana si spreca solo la stupidità perché tali sono istruzione e informazione. Si vuole allargare il mercato del lavoro, mandando in giro Equitalia a consegnare ai piccoli imprenditori onesti la fune per impiccarsi, e di rincalzo i banchieri e gli speculatori finanziari per stringere il capestro usuraio e accelerare la dipartita dei "padroni": perché secondo i geni della classe dirigente e governante italiana questo crea il clima di fiducia e di ottimismo adatto per indurre imprenditori e lavoratori a creare ricchezza e condividerla con lo Stato.
E dopo sette decenni c’è il serio rischio che la stupidità sia già degenerata in follia collettiva. Lo Stato consuma, spreca e ruba e non produce un centesimo. E per incoraggiare chi è in grado di produrre e finanziare di tasse lo Stato, lo istiga a rinunciare, o lo chiude per fallimento dopo decenni di persecuzioni, e quando il lavoro gli riesce a regola d’arte lo istiga pure a levare il disturbo.
Quindi l’unico dubbio che mi assilla è se devo considerare l’intera classe dirigente italiana idiota o matta. Se al governo ci fosse un allevatore di pennuti saprebbe che alle galline non va torto il collo per non perdere la produzione di uova, altrimenti fallisce il pollaio. Ma lo Stato italiano, fra i polli della burocrazia e finanza, e le galline de l’imprenditoria, non ha dubbi su chi convenga accoppare.
Tutti vorremmo le giuste condizioni occupazionali perché i migliori cervelli sfornati dalle nostre università non siano costretti a lasciare l’Italia e a rischiare a l'estero persino la vita. E qual è la più oculata risposta politica per indurli a restare? Aumento delle tasse alle imprese, lotta a l’evasione di chi ha consumato pure gli occhi per piangere, revoca dei crediti alle piccole imprese, e protezione, esenzione e salvataggi di vampiri e strozzini assortiti che producono fiumi di ricchezza, ma privatizzano i profitti e socializzano le perdite. Salvo poi cambiare nazione quando non trovano più pascolo in Italia.
Va detto però ad onor del vero, che nel marciume italiano, che da sette decenni istiga al suicidio imprenditori e lavoratori onesti, non c'è traccia di "notitia criminis": è tutto talmente legale e costituzionale, che ancora la magistratura non vede, non sente, non parla.

domenica 7 febbraio 2016

I cacasenno come i "bravi" di Don Rodrigo

I cacasenno come i bravi di Don Rodrigo

Un popolo che "pensa" come "fare" per rendere compatibile e produttivo il proprio sistema sociale, nel contesto mondiale che ne ospita almeno altri 200, è di sicuro un popolo intelligente. Ma uno che pensa come distruggere persino l’immenso lavoro che ne verrebbe conservando in buona salute il giardinetto di casa propria, ha nel mondo della cultura e nella classe dirigente pubblica e privata, un allagamento di borseggiatori e tracce di pensatori.
E siccome si vive solo facendo bene, dopo aver pensato bene: fingere di pensare per l’intera vita, consumando la ricchezza prodotta da altri, senza generare tre soldi di valore aggiunto, serve solo a garantire piena occupazione parassita agli intellettuali e piena disoccupazione, disperazione ed esodi biblici ai lavoratori.
Alle fiumane di individui capaci di vivere solo facendo, ma che gli viene impedito in un mondo dove il denaro è fagocitato dai “cacasenno”, che ai pochi manovali occupati garantiscono solo sfruttamento e alla stragrande maggioranza “il rogo della disoccupazione” avrebbe detto oggi Don Milani.
Pianificare la produttività dei popoli, è stato, ne l’ultimo secolo, un rompicapo “intellettuale” per il mezzo mondo comunista che poi è miseramente fallito.
Ma la lezione non è servita ai popoli liberali, che forti di eserciti di economisti, finanzieri e fiscalisti, che succhiano ricchezza come vampiri, da giugulari pubbliche e private, ancora si dedicano con passione a fingere di pianificare e incentivare lo sviluppo privato “impiccando imprenditori e licenziando operai” e a fingere di contenere il debito pubblico continuando a farlo esplodere per decenni a colpi di privilegi, corruzioni e appalti truccati, innescando interi lustri di recessione e stagnazione, e succhiandosi il Mondo e l’Umanità come un osso buco.
Quando vedete in giro gente col colletto bianco, la cravatta, il telefono in una mano e la borsa ne l’altra, scendere da un SUV luccicante come la porta di un bordello, con autista e segretaria al seguito, grattatevi come al passaggio di un carro funebre, perché trattasi di “pensatori, professionisti, affaristi o burocrati ultima generazione”, che non sono impegnati a pensare la funzionalità e compatibilità globale dei sistemi Stato, grazie al lavoro onesto dei popoli, ma lo sfruttamento intensivo di tutto ciò che è trasformabile in ricchezza per sé e morte per gli altri.
I geni del mondo della cultura che pensano di normalizzare l’Umanità combattendo “diversità e disuguaglianza”, non hanno capito che nel Creato quelle sono soluzioni, non problemi. Anche là ci sono Troike, Bildemberg, Fondi Monetari, Banche Mondiali e strozzini di tutte le razze: si chiamano predatori e mangiano prede. Ma ognuno di loro “rende utilità ambientale per quanto mangia”.
Il predatore mangia miliardi di volte più della preda, ma produce altrettanta utilità, in modo da non attentare mai alla buona salute del Pianeta. Tanto è, che nessuno ha mai considerato il leone insanguinato (mentre squarta e divora la preda), al pari di un banchiere strozzino. Il leone mangia miliardi di volte più della formica, ma pur considerandolo Re del Creato, non pensiamo mai che sia giusto passargli la testa nella ghigliottina come un Re Luigi XVI e consorte.
Invece noi europei e italiani in primis abbiamo individuato nella Troika e nella Merkel, i due nemici da cui difenderci uscendo dalla UE. Ma quelli sono falsi problemi. Il vero rompicapo, è che “i nostri leoni della cultura mangiano troppa ricchezza altrui senza produrre equivalente utilità, né per le banche, né per le imprese, né per lo Stato”, fino ad impedire persino l’occupazione alle “formiche del fare”, a cui non resta che rubare o emigrare.
Tutto ciò non può che produrre fallimenti privati, indebitamenti pubblici e banchieri vampiri, che trovando ne l’economia privata solo sofferenza finanziaria e perdita continua di interessi e capitali, tentano di rimanere in vita comprando a strozzo debiti sovrani, ma è come se curassero il tumore al cervello col lavaggio dei piedi; posto che è l’economia pubblica finanziata dal fisco ad allattarsi alla privata, salvo che quella non resiste mai alla tentazione di svenare i contribuenti invece di mungerli.
Perciò il mondo non si risana impedendo ai banchieri di sfruttare l’economia mondiale, ai predatori di nutrirsi di prede. Perché i sistemi sociali restano in vita se il mondo della finanza trova convenienza a finanziare le imprese, che sfruttando pensatori e lavoratori producono profitto per sé, salari per i lavoratori, interessi per le banche e tasse per lo Stato. Ma se intellettuali ed economisti sanno organizzare a regola d’arte solo fallimenti, truffe, bancherotte e corruzioni intensive: "crolli e funerali economici", non c’è Troika e Merkel che possano tenere in vita in eterno la UE.
Non esiste potere politico o finanziario che possa accrescere i neuroni agli “ercolini ladri miliardari della burocrazia e professioni assortite”. Nessuno si accorge che l’economia privata non sta morendo di usura o di rapina fiscale, ma di mancato finanziamento, e quindi di mancato sfruttamento della forza lavoro, perché allo Stato, alle banche e alle imprese, i burocrati costano troppi furti miliardari, e rendono pochi spiccioli.
I pensatori degni di questo nome hanno determinato e accompagnato il progresso dell’Umanità per millenni, creando fiumi di lavoro ai manovali. Ora si stanno impegnando a far morire di disoccupazione e guerra fra poveri tutto il genere umano, che corre in giro per il mondo alla disperata ricerca di un lavoro e di un salario che non c'è.
Finché sono stati i banchieri a tenere banco, lavoro e vita, sia pure povera, non sono mancati a nessuno. Poi l’intera Umanità è finita allagata dal diluvio universale dei “professionisti e burocrati cacasenno”, (dei massacratori di cervelli avrebbe detto Twain) e nel letto matrimoniale capitale-lavoro si sono insinuati a norma di legge gli “ercolini ladri” della burocrazia e famelici delle professioni.
Così il grosso imprenditore deve riciclarsi in sfruttatore criminale, per riuscire a distillare dal lavoro, la montagna di profitti necessaria a saziare la fame ossessivo compulsiva di interessi ai banchieri, tasse agli esattori e tangenti ai burocrati, sempre insufficienti a sfamare intellettuali e professionisti infiltrati da topi nei poteri dello Stato. E l’unico profitto riservato ai piccoli imprenditori onesti e illusi, non va oltre la pistola o la fune per suicidarsi.
A difendere i popoli da un regnante o un dittatore, bastavano e basterebbero le ghigliottine; ma da milioni e milioni di “cacasenno”, di bravi di Don Rodrigo, che continuano ad impedire il matrimonio, la convivenza e persino l’armistizio fra capitale e lavoro, solo Dio potrebbe difenderci, sempre che non avesse altro da fare.



sabato 30 gennaio 2016

I politologi stanno per inventare la carriola.



I politologi stanno per inventare la carriola

Se riuscite ad immaginare un ingegnere meccano che sta ancora studiando il funzionamento della carriola, ma dai meccanici pretende la costruzione di automobili perfette; allora non avrete difficoltà a capire quanto sono ridicoli i machiavelli della cultura italiana, che da millenni studiano inutilmente come far funzionare una carriola democratica, ma dai Premier pretendono utopiche democrazie con produttività e legalità da formula uno.
Quando ormai è lapalissiano che non esiste un modo per governare insieme, la fame fisiologica dei poveri sfruttati e quella patologica dei ricchi sfruttatori, senza ridurre lo Stato alla bancarotta.
Perché il meglio che possa fare un Premier, è lasciare il popolo libero di produrre; ma se la classe intellettuale non ha ancora istruito i poveri alla produttività e i ricchi a l'onestà: farà prima una cicogna a recapitare con volo interplanetario un neonato, che un Premier ad assicurare, almeno alla vigilia de l'estinzione de l'Umanità, uno Stato ricco ad un popolo improduttivo e ladro, fuori e dentro lo Stato.

sabato 23 gennaio 2016

Le ostetriche politiche imbranate



Le ostetriche politiche imbranate

E’ sempre rischioso stravolgere la destinazione d’uso di un oggetto. Se provi a convertire una bicicletta in trattore, finisci appiedato: perdi la bicicletta, ma non guadagni il trattore. Mutando una cosa in un’altra sfacciatamente diversa o peggio opposta si rischia di perdere tutto. Ma farlo con un popolo, uno Stato, una ideologia o un sistema legislativo è letteralmente suicida.
Per questa ragione il mondo sta venendo giù come una ricotta malfatta, perché si è cercato di convertire tutti i sistemi Stato comunisti in liberali, e l’effetto è visibile anche allo scemo del paese. A cominciare da l’Italia, il cambiamento liberale, è stato affidato a furor di popolo, alla stessa classe dirigente comunista che aveva portato l’Italia alla bancarotta, con mezzo secolo di comunismo sfegatato.
Nel passaggio dal comunismo al liberismo non si è tentato nemmeno di cambiare o rinunciare ad un lavacessi o un passacarte pubblico (manco se reo confesso) per non perdere consenso. Come dire che nel privato si può anche sconvolgerla la destinazione d’uso, ma nella burocrazia non si muove foglia che il burocrate comunista non voglia. Perciò, i politici italiani liberali, lo Stato liberale se lo sogneranno a vita, mentre gli imprenditori, si sveglieranno da l’incubo dello Stato comunista vero e liberale finto fatto di disservizi, ruberie, parassitismi, e abusi di potere, in aggiunta alla competizione selvaggia o disonesta solo da morti, forse !!!!
E’ chiaro quindi che passare da l’uguaglianza comunista alla competitività liberale resterà a l’infinito un pio desiderio, perché gli addetti pubblici rifiuteranno in massa il passaggio e gli imprenditori si ritroveranno iscritti alle olimpiadi del libero mercato, con la palla al piede dei dis-servizi e furti comunisti, da pagare a colpi di stangate tributarie assassine.
Insomma, non si modifica la destinazione d’uso della classe imprenditoriale, prima di aver modificato le istituzioni dello Stato, e l’esercito della “classe dirigente” libera di abusare del potere.
Perché se il mercato finisce assoggettato allo Stato, allora gli imprenditori smettono di essere soggetti autonomi e responsabili anche delle cacche di cane sui marciapiedi, e si convertono in dipendenti dei dipendenti pubblici irresponsabili, liberi di giocarseli come il gatto col topo, sfruttandoli  o accoppandoli a piacimento, senza dover rendere conto a nessuno, come non rendono conto se al lavoro arrivano in orario, se timbrano il cartellino personalmente o affidandolo ad un collega, se  rimangono in ufficio o vanno a divertirsi o a svolgere un altro lavoro a pagamento, se si assentano dalla stanza, se si leggono il giornale invece di assolvere alle loro mansioni o se le assolvono alla velocità della luce, solo dopo aver incassato altrettanto velocemente una mazzetta di contanti o di favori.
Insomma, così come è concepito adesso lo Stato finto liberale, non diventa mai ex Stato comunista, ma resta culturalmente, giuridicamente, economicamente, tributariamente e moralmente comunista, anche quando fa in modo che siano i tromboni politici di destra ad occupare Palazzo Chigi e a pavoneggiarsi come se stessero governando davvero una liberal-democrazia. Con l’unica differenza che i comunisti governano da liberi in giro per il mondo rastrellando Rolex, mentre i liberali esercitano il loro potere sbattuti come burattini fra udienze giudiziarie e arresti domiciliari, quando proprio gli va da dio.
Imprenditori, banchieri e berlusconi assortiti possono inventarsi chilometri di crimini, delitti, truffe, corruzioni, conflitti d’interesse e bunga bunga per non soccombere al massacro di un popolo improduttivo perché finto liberale, abbarbicato come l’edera al parassitismo comunista, ma non vanno da nessuna parte, perché il comunismo si può anche convertirlo in liberismo, ma solo iniziando dallo Stato, altrimenti rimane finto a vita.
Non si inizia dal mercato, massacrando, rapinando e riducendo al suicidio i piccoli imprenditori, perseguitandoli da evasori e ladri di Stato, ma selezionando una classe dirigente pubblica con vocazione a competere, a guadagnare compensi nella misura in cui i suoi servizi pubblici hanno già reso produttive le imprese private. Non sulla promessa di renderle tali nel prossimo millennio.
Perché accreditarsi persino un premio di produttività per i servizi pubblici da terzo mondo che hanno fatto arretrare l’Italia in Africa in cinque decenni di comunismo, e due di finto liberismo, può anche essere legalmente liberale, ma resta sostanzialmente comunista, perché a fallire o ad impiccarsi non sono solo i venditori di bruscolini, che trattandosi di “poveri ignoranti” se non è accettabile, è quantomeno comprensibile; ma a collassare sono i giganti del mercato e della finanza e le loro cordate di imprese miliardarie, (l’ABI parla di 200 miliardi di euro di sofferenze bancarie, e oltre un milione di debitori insolventi o falliti) allora il problema del liberismo e comunismo finti, è proprio da spaccacervelli.
Nessun popolo può dipendere esclusivamente dal mercato, perché il mercato ha salite e discese come le montagne russe senza cinture di sicurezza. Non può risparmiare i barboni perché  non risparmia i banchieri. Ma il mondo finanziario è adulto e vaccinato per il rischio di impresa, invece il popolo non lo sarà mai. I bisogni umani sono costanti, e il welfare non si potrà mai adeguarlo alle impennate e ai crolli mortali del mercato assassini dei poveri.
Le banche italiane sono già sopravvissute a sette anni di recessione, perché nella UE “il pronto soccorso finanziario è h24” come è giusto che sia per salvare capre e cavoli. Certo è allucinante salvare imprenditori e banchieri, cioè “i Renzi e i Boschi”, dove ci sono barboni che muoiono per strada. Ma il mezzo mondo comunista, sotto la minaccia della guerra atomica, ha esperimentato la ricetta opposta. Senza i banchieri e le banche del mondo liberista accoppati per legge, ha moltiplicato, affamato e ucciso popoli in mezzo mondo.
E al punto in cui siamo, la gente non sa più se ripararsi sotto l’ombrello bucato della “civiltà occidentale”, dove diluvia catastrofi culturali, politiche, giudiziarie, fiscali e finanziarie, in aggiunta alle naturali, o riguadagnare da barbone la libertà. A sentire e vedere in televisione tutti questi tromboni del potere di destra e sinistra pubblicizzare la bontà delle loro scelte e denigrare quelle degli altri, c’è da dubitare seriamente che i comunisti protettori dei lavoratori si siano accorti che in Italia non hanno più lavoratori da proteggere; e fra poco, nemmeno i liberali avranno più imprese e banche da salvare. Dopo l’America, con 500 banche fallite, anche la UE ha le sue Lehman Brothers che rischiano di fallire a grappoli o a cordate intere, se i tromboni del potere non si danno una calmata.
I politici sono come le ostetriche, possono dirsi buoni se portano a buon fine la gravidanza sociale, smettendo di accanirsi a salvare i ricchi per non uccidere i poveri, o i poveri per non uccidere i ricchi. Se no, al pari delle ostetriche imbranate, il politici macellai che non riescono a moderare il loro accanimento ideologico, dovendo salvare partoriente e nascituro, lavoratori e padroni, risparmiatori e banchieri, meglio farebbero, per il loro e nostro bene a levare il disturbo.

domenica 17 gennaio 2016

Dallo Stato comunista allo stato caporale.


Dallo Stato comunista allo stato caporale.

L’Umanità rincorre almeno da diecimila anni il miraggio della pace. Più gli corre dietro, più il miraggio accelera e si rende inafferrabile. E posto che l’unica finalità alternativa alla pace è la guerra; resta solo da capire se è ancora valida l’intuizione di Marx riguardo al lavoro, come mezzo per fondare uno Stato di  diritto che persegua la pace sociale e mondiale.
E per quel poco che ho capito io, nessuno ha ancora inventato un elemento alternativo al lavoro, altrettanto valido su cui fondare lo Stato. Quindi può dirsi Stato, solo l’istituzione che attraverso il lavoro garantisce dignità e vita a l’intero popolo. E ferma restando questa concretissima e immutabile finalità, l’unico soggetto oggi capace di perseguirla, (alternativo allo Stato comunista ormai rottamato a livello mondiale) è l’impresa.
Da quanto premesso si deduce chiaramente che tutta la costruzione filosofico-giuridica posta a fondamento degli Stati liberali è spazzatura allo stato puro, perché del comunismo hanno rottamato tutto ma non la cultura maxista che giustamente negli Stati socialisti considerava il padrone un nemico da combattere e da accoppare giuridicamente.
Giustissima pretesa quando gli Stati erano datori di lavoro, produttori di ricchezza in proprio e pagatori di salari; ma oggi quel modello di Stato non c’è più, quindi manca lo Stato. Quello frettolosamente battezzato liberale, per colmare il vuoto giuridico lasciato dal defunto Stato comunista, di fatto è uno Stato caporale che assume lavoratori in proprio ma li paga con i soldi altrui tar-tassando le imprese. E in tutto ciò non ci sarebbe nulla di male, se dovendosi porre al servizio dei lavoratori, lo Stato avesse capito l’importanza prima di tassarle, di proteggere le imprese per salvaguardare lavoro, guadagno, e pace sociale per tutti.
Invece, come un cane tignoso incurabile, nessuno è riuscito a debellare negli ex Stati comunisti riciclati finti liberali e caporali veri, la cultura del disprezzo e dell’odio nei confronti degli imprenditori e dei banchieri, considerati padroni sfruttatori, corrotti, evasori, elusori, falsificatori, truffatori, bancarottieri e ladri. E chi più ne ha più ne metta.
Insomma, giusto per capirci, una classe dirigente di oltre sei milioni di addetti pubblici, fra politici, giudici, burocrati, giornalisti e professionisti che in Italia lavorano in perfetta sincronia per sfruttare e derubare due milioni di imprenditori presunti evasori e nemici del popolo e dello Stato, di cui una sfacciata maggioranza di pezzenti che producono appena per vivere e che affamano i loro figli per pagare le tasse, o che attingono prestiti usurai per pagare tasse rapina, non poteva che generare quel collasso socio, politico, economico, che porta gli Stati al default e i popoli alla guerra civile.


E pure il concetto filosofico su cui potrebbero reggersi gli ex Stati comunisti oggi caporali è semplice. L’Italia continuerebbe ad essere una Repubblica democratica fondata sul lavoro, se solo si ricordasse che oggi il vero Stato è l’impresa, perché è l’impresa che mantiene popolo e Stato. E chi abusando del potere pubblico uccide o istiga alla fuga o al suicidio gli imprenditori che dovrebbe proteggere, condanna in un colpo solo alla fame e guerra civile popolo e Stato.