mercoledì 23 agosto 2017

Due tiranni al prezzo di uno


Se derubi qualcuno di qualcosa di materiale, un panino, un fico, un grappolo d'uva, sei uno sporco ladro. Se evadi 1 centesimo di tasse sei uno schifoso evasore da impiccare burocraticamente se non ti affretti a farlo fisicamente. Ma se la refurtiva fiscale è milionaria o miliardaria e tu la trasferisci in un paradiso fiscale, sei un oculato investitore o un esperto finanziere.
E se risucchi il cervello ad un intero popolo, con una istruzione e informazione costruita a misura per scimunirlo e rassegnarlo a conservarsi per sette decenni la classe dirigente che lo asserve invece di servirlo, puoi fregiarti a vita del titolo di professore, giornalista, scrittore, opinionista, commentatore politico e persino nobel per la letteratura.
Ti basta aver spacciato la cultura comunista come salvifica per i poveri, per i lavoratori, per i disoccupati, per i barboni; e non importa una mazza se poi di fatto hai facilitato, moltiplicato e consolidato l'arricchimento dei super capitalisti, delle multinazionali della produzione, commercio e finanza mondiale. Il suicidio dei piccoli lavoratori autonomi, la devastazione delle famiglie, e l’irreparabile impoverimento della classe media.
Eri, sei, è rimarrai in eterno un onestissimo intellettuale, sindacalista, burocrate, politico e giornalista maxista e gramsciano. A parole nemico giurato dei banchieri che ti foraggiano, e strenuo difensore dei barboni e dei poveri, di cui hai moltiplicato a livello pandemico la razza, e impestato l'Occidente, fino a farne il paradiso dei massacratori di cervelli, commercianti di schiavi. e banchieri strozzini; e l'inferno per lavoratori, disoccupati, poveri, pensionati e schiavi, attirati da tutti gli angoli del pianeta, in Europa, col miraggio de l'arricchimento.
Il comunismo è un disco rotto da un quarto di secolo, ma i sacerdoti della cultura comunista sanno ancora come distillare carriere e profitti astronomici ubriacando di minchiate gli squattrinati che lo ascoltano come musica celestiale.
In cento anni, a colpi di sindacalismo, burocrazia e giustizia comunista, hanno sterminato i piccoli lavoratori autonomi onesti, e hanno reso talmente criminali le multinazionali e le banche per reggere a l’urto di tanti parassiti, corrotti e irresponsabili comunisti, che oggi è facilissimo puntare il dito contro il potere economico: il capitalismo selvaggio.
Ma sono i comunisti che lo hanno legittimato così, per sfruttare vantaggi economici per sé, da tiranni del potere politico, con l’encomiabile funzione di difenderci dalla rapacità dei padroni e banchieri, ma assolta con tale “intelligenza”, da uccidere gli amici barboni, e ingrassare da schifo i nemici banchieri. 

giovedì 10 agosto 2017

Ignoranza o conoscenza, dov'è il guasto?

Da qualche secolo, il mondo della cultura, scimmiottando Platone e Pitagora alla rovescia, è riuscito a diffondere la convinzione demenziale che tutto il buono che c’è nei sistemi sociali è merito della conoscenza e tutto il cattivo è imputabile a l’ignoranza. Ma è proprio l’esatto contrario. E oggi nella UE, persino lo scemo del paese può provarne la falsificazione.
Se sul pianeta Terra fosse stato impossibile sopravvivere senza istruzione e progresso scientifico e tecnologico, l’uomo non sarebbe mai nato; perché le scimmie, da cui discende, si sarebbero estinte non avendo prof., scuole, università e master da frequentare. Invece, le scimmie ignoranti, ma alunne diligenti della natura incontaminata, hanno generato uomini tanto intelligenti da sopravvivere per svariati millenni senza quel pseudo sapere scientifico oggi certificato (come unica fonte di salvezza dell’umanità) da diplomi, lauree, master fasulli e cattedre caricatura.
E col sapere arrivò l’invasione dei sapienti, dei cattedratici, degli accademici, delle teste d’uovo, dei sottuttoio, dei cacasenno mangiasoldi e sfascia tutto, e l’originaria dittatura del caos naturale, (o disordine dinamico come lo hanno sempre definito i veri filosofi) si convertì in dittatura del casino scientifico, tecnologico, politico, giudiziario, burocratico, sindacale, fiscale e finanziario ormai ingovernabile.
Al disordine dinamico di Madre Natura che ha nutrito, formato e salvato l’uomo ignorante e suoi diretti antenati scimmie per decine di millenni, si è sostituito “l’ordine scientifico” che in meno di un secolo ha devastato il pianeta, e ha rincretinito l’uomo a tal punto, che non ci sono più i singoli uomini o i singoli eserciti che si combattono, ma gli Stati super tecnologici, che studiano costantemente come sterminarsi.
Zavorrando gli arsenali di bombe atomiche e armamenti assortiti, o scatenando come antipasto le guerre della disinformazione ideologica, le commerciali e finanziarie, le fughe di segreti di Stato, o gli attacchi hacker planetari, e aspettando l’arrivo dei governanti matti al punto giusto per distruggere il Pianeta ed estinguere la razza umana con una perfetta guerra atomica scientificamente preparata.
Ovviamente preceduta dalle esplosioni atomiche esperimentali, avversate a parole ma tollerate di fatto dalla comunità mondiale, che imponendo sanzioni economiche caricatura agli Stati canaglia, è come punisse preventivamente il rischio di sterminio de l’Umanità a colpi di multe, manco fossero violazioni del divieto di sosta.
Insomma, domandiamoci: e’ veramente la mamma dei cretini sempre incinta, ad aver reso l’Umanità devastante e ingovernabile peggio di un cavallo pazzo? Oppure sono i moderni platoni e pitagori del caxxo che non travasano più nei sistemi sociali, quei bei cretini naturali di una volta, che capivano tutto senza sapere niente. Oggi la scuola forma “cicciemme”, cretini culturalmente modificati, talmente zavorrati di sapere spazzatura, da non capire che la libertà incondizionata delle democrazie, se “poco illuminati”, (cioè carenti di neuroni, ma ricchi di titoli), può renderli pericolosi a tutto tondo, (a 960 gradi) come mine vaganti, o peggio, bombe atomiche già  sganciate.

martedì 8 agosto 2017

Il prof. D. Fusaro critica il mercato


Segue mio commento, a questo interessante post del filosofo prof. Diego Fusaro pubblicato su FB. che dice:

"E' bene che se ne prenda pacatamente atto, senza agitarsi e senza diffamare secondo le usuali categorie in voga del pensiero unico: la cosiddetta critica (intellettuale, accademica, giornalistica) analizza ormai solo fenomeni marginali (zingari, rom, immigrati, veganesimo, omosessualità, femminicidio, ecc.) per avere così l'alibi per non prendere mai in esame la contraddizione principale: l'economia di mercato che tutti rende alienati e che non cessa di fondarsi su sfruttamento, precarizzazione e offesa permanente della dignità umana."
Prof Diego Fusaro

Caro professore, nello scontro fra collettivismo comunista e mercato ĺiberale, il collettivismo è schiattato e il mercato è da curare. Ma per capire di che male è morto il morto, non va fatta certo la terapia al morto e l'autopsia al vivo. Perciò lei sarà super credibile se vorrà informarci, previa autopsia, di cosa è schiattato il comunismo. E lo sarà ancora di più se vorrà lasciare il mercato alle amorevoli cure dei liberali. 
Lei ha ragione a definire orrenda la faccia del capitalismo, ma nemmeno i connotati del defunto comunismo mi sembravano quelli bellissimi di papà Marx. Mi corregga se sbaglio.
Comunismo e capitalismo non sono due neonati appena partoriti e immuni da contaminazioni post parto, ma due pugili "suonati", vissuti per tre quarti di secolo sul ring della guerra fredda, apposta per cambiarsi i connotati e se possibile accopparsi.  
Poi, da un quarto di secolo, il capitalismo è sceso vincitore dal ring, ma ha preso tante di quelle legnate prima di accoppare il comunismo, da farci sospettare che il comunismo si sia finto morto, e che il capitalismo si stia fingendo vivo per scommessa.
Oggi l'Umanità avrebbe bisogno di un esercito di intellettuali liberi che la aiutino a capire prima di agire o reagire, ma di questi, salvo rari esemplari numericamente ininfluenti, sembrerebbe estinta la razza.
Gli ideologi comunisti che criticano le deformità mostruose del capitalismo come il prof. Fusaro con queste parole: "l'economia di mercato che tutti rende alienati e che non cessa di fondarsi su sfruttamento, precarizzazione e offesa permanente della dignità umana", sono credibili quanto il famoso bue che disse cornuto a l'asino.
E cosa ha fatto il comunismo di tanto nobile per non offendere la dignità umana? Comunismo e capitalismo hanno gettato entrambi l'umanità nella mer..., sabotandosi reciprocamente o la produttività economica o la giustizia sociale, o entrambe.
Se è vero come è vero che il comunismo non è morto solo di morte naturale, ma anche di legnate da guerra fredda est ovest; perché noi italiani dovremmo essere così ingenui da credere che il capitalismo mondiale sia sceso dal ring senza un graffio, e che la sua orrenda mostruosità di democrazia finta e tirannide vera, così abilmente descritta dal prof. Fusaro, siano i suoi connotati naturali, e non le cicatrici purulente subite dal comunismo?
I sistemi sociali sono fatti e resi equamente produttivi dagli uomini. Chi crede di poter compensare con la quantità di ricchezza la qualità scadente della cultura dei singoli e dei popoli, di governo democratico ancora non ci ha capito una mazza. Senza cultura degna di questo nome, non ci sono soltanto popoli che muoiono di povertà, ma anche popoli che agonizzano e muoiono di ricchezza prodotta, ma mai perequata.
Solo la cultura può rendere la democrazia migliore della dittatura. Ma se chi è preposto alla formazione e informazione, non sa ancora come fare gli italiani, per l'Italia già fatta da un secolo e mezzo, e si gingilla accusando il capitalismo economico e politico di offendere la dignità umana: allora siamo al bue che strapazza l'asino chiamandolo cornuto.
Lei caro professore, ha gli strumenti culturali e intellettivi per rendere a l'Italia un ottimo servizio formando e informando gli italiani, sui pregi del collettivismo ancora mutuabili nel mercato globale.
Ma se ha voglia di rendersi credibile quando parla di mercato e capitalismo, non tenga due piedi in una scarpa, non insegni comunismo e critichi il capitalismo.
Lasci la cultura dove tutti hanno ragione anche quando hanno torto. E si assuma la responsabilità facendo politica, dove pure la pioggia di ferragosto che alleviasse la siccità, è imputabile in automatico al governo ladro.

Cordiali saluti franco luceri.

martedì 1 agosto 2017

Guardie orbe e ladri lince



Ora volete sapere dove è il trucco usato dai nostri politici per rimanere al potere anche senza governare, solo per derubare il popolo e mangiarsi vivo lo Stato? Semplice. Immaginatevi due giocatori a un tavolo di ping pomg: se i comunisti e i liberali si “pingpongono” la responsabilità dello sfascio, possono farlo finché campano e persino a l’infinito se mai fossero immortali. I comunisti accusano i capitalisti di essere ingordi, rapaci, criminali, e questi restituiscono al mittente la responsabilità chiamandoli corrotti e parassiti. E quei poveracci degli elettori, utenti e contribuenti italiani finiscono scimuniti come asini nel frastuono. E continuano a sprecare il loro ex ora finto potere sovrano spostando inutilmente consenso da sinistra a destra e da destra a sinistra.
In Italia, per nostra fortuna, abbiamo ancora poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco, che ci rendono un servizio da eroi. Ma provate a immaginare che succederebbe se in un posto ci fosse una guardia in disservizio permanente effettivo e un ladro attivo h24. Nel senso che la guardia sembra che faccia diligentemente il proprio dovere per come accorre tempestiva alle chiamate dei derubati, ma quando incrocia il ladro che sta ripulendo un derubato, gli facilita il compito eclissandosi, per poi correre a fuochi sparati, a raccogliere la denuncia, ma sapendo bene che il furto è andato a buon fine per il ladro, grazie alla sua eroica collaborazione omissiva di guardia disonesta.
Da quando gli Stati comunisti si sono volatilizzati, i politici comunisti son finiti tutti in cassa integrazione non avendo più un loro sistema socio economico collettivista da rendere produttivo. Quindi nel libero mercato, e per giunta globale, la loro presenza è giustificata dal fatto che le democrazie sono tali se oltre alla maggioranza di governo c'è una opposizione che vigila. Quindi servono le guardie del comunismo per prevenire o reprimere i furti del capitalismo.
Ma ahinoi, salvo rarissime eccezioni che in democrazia non cavano un ragno dal buco, le nostre guardie comuniste sono “finte”, si sono prostituite a peso d’oro ai ladri del mercato nazionale e globale. Lasciano a multinazionali e banchieri la libertà di derubare gli italiani anche della vita, ove non bastasse la borsa, e poi fingono di correre a sirene spiegate in soccorso degli ultimi, ma avendo assunto l’obbligo legalizzato di servire i primi, gli avvelenatori, truffatori e corruttori del mercato, e ancora più e meglio la finanza strozzina, che li finanzia e li protegge.
Tutto l’apparato pubblico italiano comunista ha una efficienza a dir poco miracolosa ne l’impedire che i cleptomani del capitalismo subiscano danni o perdite ne l’esercizio delle loro "legalissime" funzioni accumulatrici finanziarie e tributarie. E ora che la refurtiva italiana sembra scarseggiare, a causa di milioni di disoccupati e milioni di poveri, stanno importando extracomunitari a "navate", per garantire continuità lavorativa ai “filantropi” della finanza.
Io non ho soluzioni per la catastrofe Italia, ma ora che lo sapete, fidatevi solo di voi stessi. Comunisti e liberali sono compagni di merende; sul piatto della in-giustizia sociale pesano uguali, sono associati per fare i ricchi più ricchi facendo i poveri più poveri.
L'unica possibilità che hanno gli italiani di salvarsi, è smetterla di cercare altre prove di colpevolezza a carico di politici, giudici, burocrati, intellettuali, industriali e banchieri e iniziare a cercare attenuanti. 
Seccata nel 1989 la sorgente mondiale di produttività comunista, a l'Umanità, mica solo a l'Italia, è rimasto il libero mercato. Ora immaginate voi in che guaio si troverebbe tutta la politica destra e sinistra, se continuasse a farsi la guerra, ignorando che ha solo il mercato come "unica sorgente di reddito superstite", sopravvissuta allo sconvolgimento tellurico della fine ingloriosa del collettivismo, cioè dello Stato autonomo, datore di lavoro per tutti ed equo produttore di reddito.
In un secolo, tutti i popoli comunisti si sono fumati tragicamente l'interesse collettivo. Ora dovrebbero scegliere di continuare a farsi la guerra destri e mancini, demolire lo schifosissimo libero mercato che tiene in vita sette miliardi di umani, (pur perdendone per strada per disuguaglianza una bella fetta) e sperare che al secondo tentativo, lo Stato collettivista diventi realtà oggettiva, prima che per fame, epidemie, carestie e guerre, de l'Umanità non sia rimasto manco un vago ricordo.
Ecco perché non è igienico suggerire ai comunisti di continuare a fare la guerra a quei schifosi dei capitalisti, se l'unico forno capace di sfamare l'Umanità è rimasto il libero mercato globale. Tu consiglieresti al Matteo di continuare a fare la guerra al Silvio nazionale, perché la salvezza italiana passa solo dal suo fallimento? Vai tranquillo, che dopo una sonora pernacchia, il Matteo (che il cervello non se lo è ancora bevuto) ti dirà, matto provaci tu!

martedì 25 luglio 2017

La stupidità dei burotiranni


Poiché riguarda otto decimi della popolazione mondiale, e scusatemi l’ottimismo, nessun legislatore ha mai osato considerare reato la stupidità. Invece, nelle classi dirigenti pubbliche e private, insaccate di laureati e masterizzati acefali, si dovrebbe considerarla reato penale, perché uccide mille volte più della malversazione, corruzione, concussione, falso in atto pubblico ecc. ecc.
Ma quei due decimi di intelligenti, pure se realmente tali, (e ri-scusatemi due volte l’ottimismo se una non basta) non hanno potere, sono  sequestrati dagli otto decimi di stupidi, che in assenza di legale opposizione (il rapporto numerico così mostruosamente sbilanciato, non lo ha consentito, non lo consente e non lo consentirà nemmeno al Padreterno) diventano tiranni inamovibili, impuniti e impunibili.
Tanto è che in Italia, nel primo mezzo secolo di democrazia, la classe pseudo “dirigente” aveva già raso al suolo questo povero Paese, e pure è rimasta ad ultimare il lavoro a regola d’arte; visto che la corruzione, che riguarda sempre un numero insignificante di addetti, è stata perseguita penalmente; ma la stupidità che riguardava e riguarda il grosso della politica, burocrazia e professioni, è ancora ai posti di combattimento per succhiare ricchezza privata e trasformarla in proprietà privata, o peggio, servizi pubblici omicidi.
Nello Stato gli addetti sono tutti liberissimi di comportarsi da stupidi, perché la stupidità, che nel privato è considerata inadempienza della prestazione lavorativa, nel pubblico è titolo di merito per una veloce e brillante carriera, altro che reato!!!
Allora si capisce chiaramente quale è il tumore mortale delle democrazie: l’impossibilità che affligge politici, burocrati e giudici intelligenti, di risanare il sistema, non solo cambiando le leggi e obbligando i cittadini a rispettarle, ma l’intera classe dirigente pubblica e privata, a tenere in buona salute il sistema Stato, o quantomeno “mollare la grana indebitamente percepita e levare il disturbo”.
Insomma, per scoraggiare la corsa alla carriera di irresponsabile burocrate, non più definibile “culodipietra”, oggi che timbra o delega altri alla timbratura e corre a farsi i caxxi propri, il reato di inadempienza per stupidità dovrebbe essere considerato reato penale, perché non produce solo danni economici, ma uccide cittadini, distrugge famiglie, imprese, posti di lavoro, profitti, PIL e tasse per lo Stato.
Allora è una idiozia colossale che il legislatore non si sia conservato il potere di obbligare i burocrati e i loro onestissimi compagni di merende delle professioni, ad assumersi la totale responsabilità del funzionamento dello Stato, e ancor peggio, che lo abbia tolto pure alla magistratura, visto che l’operazione ‘’manipulite’’ si abbatté come un uragano azzerando politici e partiti; ma su burocrazia e professioni, straripante di acefali irresponsabili, passò e passa senza danni come una innocua brezza primaverile. E nella Capitale ormai non ci arrivano più manco gli spifferi!

Insomma, nella democraticissima Italia, dove la quantità vince sulla qualità; la forza numerica dei burocrati e professionisti responsabili, sopravvissuti a sette decenni di burotirannia, è così silenziosa da farci sospettare che ormai anche loro si siano lasciati prendere prigionieri per sfinimento, avendo smesso persino di abbaiare alla luna.

lunedì 17 luglio 2017

Chi fa è rovinato se fa bene


Sapete quale argomento vi assottiglia drasticamente il parco degli amici reali e pure di quelli virtuali sui media? Indurre chi ne sa più di voi a discutere con la massima onestà intellettuale, di colpe della scuola e della stampa. Se invece girate la frittata, cercando i meriti della cultura e le colpe della politica, della finanza e persino della giustizia, ogni ventiquattro ore vi troverete investiti da un nubifragio di amici nuovi, desiderosi di seguirvi come foste il Messia numero2.
Ma a costo di rimanere con un unico amico, me stesso; non smetterò mai di domandarmi e domandare, a chi ne dovrebbe sapere più di me, e non vuole vivere da trescimmietta, perché la ricchezza prodotta dagli analfabeti o quasi con lavoro manuale, a partire dal 1948 ad oggi è bastata a formare e a foraggiare in Italia una classe dirigente elefantiaca di milioni di professori e professionisti con vocazione a l’accumulo di potere, denaro e irresponsabilità; mentre la stessa marea di laureati, masterizzati, burocrati e manager, continua a cancellare del lavoro manuale anche le impronte digitali, tanto che faticano ad assicurare persino ai loro stessi figli un posto di netturbino o lavacessi, e se particolarmente bravi li condannano a l’emigrazione?
I cafoni hanno prodotto fiumi di ricchezza per “dott. e prof.” che ora li ripagano producendo montagne di debito pubblico, e la distruzione quasi totale del lavoro sicuro e dignitosamente retribuito.
Dove è l’inghippo? Non sarà che l’uomo del dire fatica a maturare e a migliorarsi, perché le sue responsabilità le ha scaricate pari pari su l’uomo del fare?
I maestri del blablà, possono accreditare, e con la stessa semplicità screditare chiunque gli pare. E non è facile stabilire se il fango gettato con le parole, è giustamente accusatorio o scandalosamente diffamatorio.
Mentre i fatti, a differenza delle parole, sono immediatamente visibili. E gli eventuali effetti negativi che scaturiscono dalle azioni lo sono ancor più dei positivi; e inchiodano alle proprie responsabilità civili, penali, tributarie e finanziarie tutti gli illusi che agiscono.
Illusi, perché l’Umanità continua a negare a sé stessa, che “il Mondo, (diceva Einaudi) non è mosso, come da molti si crede, dagli interessi, ma dalle idee; e quelle che muovono e fanno agire gli uomini, non è certo siano sempre quelle feconde, anzi non è piccola la probabilità che le idee generatrici di moto siano più facilmente quelle infantili e distruttive ma popolari che non quelle fornite di spirito di verità”.
Allora dovremmo smetterla di tenere incollati sul banco degli imputati coloro che agiscono e sbagliano in quanto teste di rapa; per alternarli, almeno a titolo di discussione alle teste d’uovo che sfornano e diffondono idee da ospedale psichiatrico.
E come qualsiasi prodotto umano, possono essere salvifiche o assassine, e persino genocide come lo sono state nazismo, fascismo e comunismo, e come lo è il liberismo globalizzato (ritenuto perfetto a prescindere, anche se ormai è da decenni ingovernato e ingovernabile) studiato da prof e dott per sfruttare e sterminare tutti i piccoli e piccolissimi illusi del lavoro autonomo, e ingrassare fino a l’indecenza intellettuali, multinazionali e banchieri.
Il mondo straripa di prof, Manager stramiliardari, che ingrassano ben oltre l’indecenza ingravidando i cervelli dei governanti con idee a volte geniali e a volte demenziali. Ed è una truffa colossale a danno dell’intero genere umano, che in aggiunta alle loro sacrosante idee geniali, debbano continuare a lucrare profitti astronomici, anche per quelle “infantili e distruttive”, che nel migliore dei casi condannano i popoli a tirare la cinghia, e persino le cuoia, precipitando in un drammatico default o peggio guerra civile.
Allora, quando è che potremo vedere a l’opera almeno un prototipo di tribunale fallimentare, che per dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, metta sotto accusa gli uomini del fare, ma prosegua, (sia pure gattonando come i neonati per non cadere) sulla sconosciuta via del buonsenso, incriminando anche quelli del dire?
Gli ideologi, che lucrano compensi faraonici per le loro idee geniali, ma soprattutto sfornando o sposando idee o ideologie assassine o genocide, come quelle che in meno di un secolo potrebbero portare alla sostituzione e poi anche a l'estinzione, quel nobilissimo popolo italico di ex santi, ex eroi, ex navigatori ed ex geni, ormai declassati ad impotenti e fallimentari, se solo osano proporsi da autonomi e onesti sacerdoti del fare.

venerdì 7 luglio 2017

Dio ci salvi dal rotto della cuffia!


La generazione dei 75-80enni italiani, figli di lavoratori e piccoli imprenditori, si è trovata a dover ricostruire il sistema socio-economico devastato dal nazifascismo; ma dopo aver ricevuto, (a colpi di diplomi e lauree) la “cultura” per farlo, ha creduto di riuscirci al meglio, riempiendo i piatti di pietanze reali: benessere, giustizia e pace per i più. 
Salvo poi accorgersi, dopo mezzo secolo, e grazie a l'operazione ''Manipulite'', che non era solo il salario e il profitto onesto dei cittadini (perché più istruiti dei loro genitori) a riempire i piatti, ma c'era molta finanza creativa pubblica. La politica seminava benessere per raccogliere consenso: ma quel benessere scaturiva solo in parte dalla tassazione della reale e onesta produttività sociale.
La ricchezza finta e la refurtiva vera si sprecavano. La classe politica onesta fino alla lira l'attingeva dalle banche, facendo lievitare il debito pubblico e gli interessi usurari.
Quindi la mia generazione dei 75-80enni (io ne avrò 76 fra giorni) ha finito per consegnare ai figli, i piatti culturali di sempre, ma non sono più vuoti, e da riempire di giustizia sociale; sono già stracolmi di tasse e interessi passivi da pagare. Come dire di leccornie per burocrati, banchieri, sindacalisti, esattori, arruffapopoli assortiti e avanzi per disoccupati, sottoccupati, sfruttati e barboni.
Quindi ai figli e nipoti non fa schifo il lavoro, perché sono viziati e bamboccioni, ma la mancanza di lavoro giustamente remunerato e quindi l’assenza di futuro. Sanno che non potranno mai sposarsi, comprare casa e procreare, essendo nati indebitati. Se mai avranno la fortuna di produrre ricchezza da schiavi; a colpi di rapine tributarie, dovranno garantire pranzi succulenti alla classe dirigente e agli strozzini, e rassegnarsi a frugare nei cassonetti alla ricerca di avanzi se tutto gli andrà da dio.
Questo dovrebbe indurci tutti a comprendere che l'Italia così malmessa, è figlia delle nostre buone intenzioni di "Padri intelligenti come capre" (e mi scuso con le capre per lo "sgarbato" accostamento). Pensavamo di lastricare di giustizia sociale il paradiso, abbiamo lastricato l’inferno, di liquami di fogna morale e giuridica: di truffe, furti e rapine legali o legalizzate con criminale abuso di potere.
Perciò, ora urge un nuovo patto intergenerazionale, che induca bisnonni, nonni, padri, figli e nipoti a smetterla di cercare colpevoli, (visto che il giudice Di Pietro ha già fatto buchi ne l’acqua). 
Si apparecchi il tavolo della giustizia sociale, in modo da non indurre la generazione che dovrà inventarsi il futuro che noi le abbiamo negato, a sputare nel piatto, e a spingerci tutti, ormai indebitati da fare schifo o alibabà stracolmi di refurtiva, nel burrone del default, della guerra civile o al meglio della dittatura.


giovedì 29 giugno 2017

Italia ridotta a discarica di umanità indifferenziata


Non posso affermare con cognizione di causa che l’Umanità ha del sapere una percezione quasi strabica, ma a naso temo proprio di si. Solo quando il sapere senza il capire ha generato danni irreparabili, ci rendiamo conto della differenza che c'è fra la scuola che produce tasselli di sapere, e la stampa che con lavoro certosino li compone in mosaico per aiutare persino chi sa poco o non sa niente, a capire, o almeno a percepire i contorni della realtà oggettiva e non vivere e morire come l'asino nel frastuono.
L’Europa e l’Italia in primis stanno affrontando il problema immigrati e relativo salvataggio in mare, con l’intelligenza di chi non sa cogliere la differenza fra sapere e capire. I più si ammirano la scartoffia incorniciata del proprio titolo di studio, con l’aria soddisfatta di chi si crede arrivato al traguardo del capire, ma gira in tondo come l'ubriaco che ha perduto la via di casa, e quando tutto gli andrà da dio, in punto di morte capirà che è stato un pozzo di scienza, un industriale del sapere, ma della realtà non ha colto nemmeno i contorni.
Il grande Henri Poincaré, forse doveva viaggiare verso il traguardo del capire, se un giorno ebbe ragione di affermare, che “La scienza è fatta di dati, come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa.”
La scuola forma intagliatori di pietre, produttori e distributori di sapere, ma solo ad alcuni speciali muratori del giornalismo riesce il miracolo di trasformare le pietre in casa, di impiegare il sapere per capire e aiutare a capire.
E per la carestia di muratori, è una immane fatica d'Ercole zigzagare nella babele dei media italiani per tentare di capire quanto c’è di saggio o di folle aver convogliato sulle coste libiche un numero spropositato di navi per salvare immigrati a rischio annegamento. E quanto sia da ospedale psichiatrico aver stabilito a livello UE che debbano essere solo italiani i porti su cui scaricare questa umanità indifferenziata (santi mischiati a briganti, vittime mischiate a carnefici) che si muovono ininterrottamente da l’Africa a l’Europa.
Ma per capire perché l’altruismo pur sacrosanto del salvataggio degli immigrati potrebbe trasformarsi in autolesionismo e persino in genocidio, dovremmo stabilire se come popolo, e quindi dal punto di vista socio-politico-economico, siamo potenzialmente più bagnanti alla ricerca di un salvagente o bagnini attrezzati al salvataggio.
E se guardiamo i fatti italiani ed europei  da questa diversa e più ampia angolazione, non ci vuole mica Einstein per capire che siamo poveri bagnanti, a cui i bagnini UE lanciano ciambelle di salvataggio in cemento armato, per tenersi a galla.
Siamo un popolo indebitato da fare schifo, abbiamo poveri italiani che se avessero un paio di scarpe senza buchi fuggirebbero in Africa a piedi, abbiamo suicidi a grappoli di ex lavoratori o piccoli imprenditori rimasti senza salario o profitto, con famiglia da mantenere e mutui da sanare, abbiamo famiglie che si sfasciano per le difficoltà economiche, donne assassinate, figli abbandonati o uccisi per mancanza di fiducia nelle istituzioni esistenti, anziani non autosufficienti e con pensioni da fame che non si sa bene dove scaricare. E abbiamo una classe dirigente insaziabile, che pesa come un macigno su troppi italiani a rischio annegamento sulla terra ferma, nell'oceano dei debiti e delle tasse.
Insomma, a livello di popolo, siamo come un pescatore con famiglia affamata al seguito, che ha guadagnato il largo alla ricerca di pesce. A un certo punto intercetta un barcone che sta affondando ed è carico di viaggiatori, si precipita a soccorrerli, ma non butta in mare i suoi familiari, per riempirsi la barca di campioni di nuoto. Fa salire a bordo chi è davvero a rischio annegamento, distribuisce i salvagente che avanzano, lascia in mare chi non può soccorrere senza rischio per sé, e corre a portare in salvo il carico di veri disperati che ha soccorso.
Questo sarebbe un esempio di salvataggio intelligente di cui nella UE non c’è traccia. Noi invece istighiamo pure i morti a montare sui mezzi di soccorso quasi senza bagnarsi i piedi, avendo disseminato le coste libiche di bagnini e di ciambelle. Ci mancava da esca lo "Ius soli", ma provvederemo.
Azzerando il rischio annegamento, ch'è umano azzerare, invogliamo l’Africa a farsi una crociera in Italia, e con la possibilità di disperdersi clandestinamente in Europa a caccia di euri. E giacché siamo sulla via della genialità politica, chiamiamo anche le donne a l'ottavo mese di gravidanza a correre qua a partorirsi un italiano, a sanarci la carestia demografica, e pazienza se per quella intellettiva non basterebbero nemmeno sessanta milioni di prof. Basaglia.
Ma davvero l’Italia può reggere ancora per molto a questa ondata inarrestabile di umanità indifferenziata, che ci si ferma sul groppone se non sa usare l’Italia da trampolino per disperdersi illegalmente nella UE, che di immigrati non vuole nemmeno sentir parlare? Io la domanda ve l'ho abbozzata, voi datevi la risposta.

martedì 27 giugno 2017

La guerra tra ricchi è scatenata solo dai ricchi?

Credo si possa accettare per vero che le guerre fra poveri sono scatenate dai ricchi avidi o criminali. E nei rari casi in cui i ricchi arrivano a farsi la guerra, vuol dire che sono diventati stupidi? 
Stupidi come quei coniugi che viziano i figli ben oltre le loro disponibilità economiche, poi non reggono più alle loro insensate o folli pretese, iniziano a litigare fra loro, e alla fine si separano per non accoltellarsi.
Oggi i ricchi italiani sono messi proprio così. Per decenni hanno fatto fronte a qualunque folle rivendicazione sindacale e rapina tributaria, e si sono persino rassegnati a considerare la corruzione, la concussione, la truffa, il falso in bilancio, l'evasione, l'elusione o il finto fallimento, come regole non scritte ma immutabili del finto libero mercato italiano.
Questo ha portato pace e benessere fra i lavoratori sindacalizzati, e guerra fra gli imprenditori stupidi, per una ragione semplice semplice: è verissimo che aumentando i salari lievitano i consumi e i profitti per le imprese; ma in un Paese come l’Italia, piegato e piagato da sette decenni di sindacalismo, burocrazia e politica da ospedale psichiatrico, ormai, tra fallimenti di banche e imprese, svendite, chiusure o delocalizzazioni, si fatica persino a trovare le impronte digitali delle imprese italiane oneste e capaci di attrarre consumatori, fare profitti e pagare tasse. Invece si sprecano quelle che levano il disturbo, a qualsiasi costo e con qualunque mezzo.
Quindi, l'aumento salariale, genera si aumento di consumi e profitti, ma per due tipi di imprese: quelle nazionali studiate per truffare, evadere e fallire (e perciò criminalmente competitive); e le grandi multinazionali dei paesi a basso costo salariale e a basso o inesistente carico tributario, che si fiondano in Italia, almeno da un paio di decenni, con prezzi e qualità irresistibili per la massa dei lavoratori e pensionati che avendo sempre meno risorse da spendere, comprano dalle imprese estere e fanno fallire le nazionali.
Era lapalissiano, che i lavoratori e i pensionati, in quanto unici detentori del potere numerico e politico per fare leggi e governare il Paese,  abusando da tiranni del loro potere sindacale, legislativo, burocratico, giudiziario e mediatico, alla lunga avrebbero impiccato popolo e Stato, mettendo in crisi il mondo dell’imprenditoria, del lavoro e della finanza.
Ma ad onor del vero, servivano banchieri e imprenditori acefali, per farsi coinvolgere, in una guerra tra ricchi scatenata da sindacalisti e politici comunisti, fino al punto da farli scappare da l’Italia (vedi Agnelli & C.).
Se prendiamo per buona questa citazione di Sartre, “quando i ricchi si fanno la guerra sono i poveri a morire”, siamo indotti a pensare che i poveri siano solo vittime predestinate. Muoiono nelle guerre fra poveri sfruttati dai ricchi, e muoiono nelle guerre fra ricchi, quasi usati da scudi umani per salvare la vita dei ricchi salvandogli la borsa.
Ma la questione potrebbe essere più complicata del solito, perché è vero che i ricchi conoscono a meraviglia il mestiere di sfruttatori di poveri, ma in democrazia i lavoratori e i pensionati (in quanto schiacciante maggioranza) sono la classe sociale governante non governata. Sono talmente numerosi da poter impedire da tiranni l’alternanza al potere dei ricchi, anche se non avessero mai inventato sindacalismo e comunismo.
Sono il potere politico, burocratico, mediatico e giudiziario, ma non basta, sono anche il potere economico, posto che il grosso delle tasse lo pagano lavoratori e pensionati. Allora è tutto da studiare se i ricchi si fanno la guerra e uccidono poveri da sfruttatori e strozzini per arricchire, o se ormai lo fanno per salvarsi la vita da ricchi, salvandosi almeno la borsa, il potere economico, posto che in democrazia tutti gli altri poteri sono monopolizzati dalla classe povera e media.
Per millenni i ricchi sono stati sempre e solo carnefici. Ma ora le democrazie stanno scombinando i ruoli. C’è forse il rischio che i ricchi stiano finendo anche loro da vittime negli ingranaggi della competizione selvaggia, di cui i lavoratori e pensionati, potrebbero non essere solo vittime, ma magari inconsapevoli carnefici, se grazie al loro intoccabile potere politico, sindacale, burocratico, giudiziario e mediatico possono arrogarsi il diritto di consumare più ricchezza di quanta ne producono, e sottrarla ai ricchi di diritto o di fatto, costringendo i piccoli imprenditori al suicidio e i grossi alla fuga? Meditiamo gente, prima che l'acqua ci arrivi alla gola.

sabato 17 giugno 2017

E di libertà vogliamo parlare?



domenica 11 giugno 2017

Menù Soluzioni


Solo i fatti caricano di senso i vuoti paroloni delle democrazie, confermando o smentendo che cultura, politica, giustizia e mercato, siano serviti realmente per salvare poveri e ricchi; o ahinoi, hanno fatto schiattare di sfruttamento e persecuzione criminale i poveri, per accrescere e concentrare l’arricchimento legale dei ricchi.
Se il Padreterno creando l'Universo ha fatto cose ben più grandi dello sfamare a pani e pesci un limitato numero di persone affamate; perché non ha voluto impedire almeno una delle due cause di sfascio garantito dei sistemi sociali di qualunque razza; cioè il disumano impoverimento dei poveri, o l’insensato e crescente arricchimento dei ricchi?
Ferocemente promosso e tutelato dagli utili idioti delle “legatissime” istituzioni democratiche, che usano il potere politico maggioritario dei nostri poveri italiani in costante lievitazione, per concentrare ricchezza in mano ad un numero sempre più esiguo di ricchi, che corrono in mare ad importare poveri davvero, ma poi li salvano per finta, sfruttandoli quanto e più dei poveri italiani.
Avesse impedito almeno questo; il Padreterno non avrebbe lasciato a noi la patata bollente delle bellissime ma finte democrazie, così inadatte a garantire a tutti un minimo vitale di giustizia sociale, da convertirsi, (vedi Italia) in schifose, incorreggibili, disumane dittature del caos, scusate volevo dire del bordello burocratico.
Con una classe amministrativa e dirigente di oltre cinque milioni di addetti, (ma qualcuno parla pure di sei) che si è ritagliata per sé, tali e tanti privilegi, irresponsabilità, furti e impunità, vivendo ben oltre le proprie capacità produttive e facendo solo danni; che allo stato delle cose, lascia ai propri figli, (dopo averli assicurato una laurea) un debito pubblico astronomico, e se gli andrà da dio, (raccomandazione permettendo) un lavoro di apprendistato per 400 euro mensili, (se e quando li incassano realmente) o l’emigrazione max a 25 anni.
E a questo livello di sfascio, c’è una sola considerazione da fare: se l’arricchimento dei ricchi è fisiologico, non lo ha impedito Dio e non può impedirlo nessuno; i saggi della cultura e i potenti della politica e della giustizia, che ci stanno a fare così numerosi, se si dicono impegnati a garantire la legalità anche a beneficio degli ultimi, ma poi gli ultimi, i disperati, lievitano manco fossero pandori, e continuano a schiattare da formiche sotto un diluvio di iniquità e violenza, spacciata per giustizia sociale?
Persino nella ricca, progredita e pacifica Italia, c’è ancora una minoranza di donne povere, che trova più sicuro, per le proprie disumane condizioni fisiche, psicofisiche o economiche, in alternativa al suicidio, partorire e uccidere il neonato, anziché affidarsi a quel esercito di “benefattori” che occupano le istituzioni per sfruttarle a proprio esclusivo vantaggio, e alla faccia di chi non sa, non ha, non può.
Salvo nobilissime eccezioni, gli addetti pubblici sono tanto idioti o rapaci nel tutelarsi i propri interessi, che stanno obbligando le donne a spartirsi così freneticamente fra casa e lavoro, pur avendo figli piccoli e piccolissimi da accudire, da renderle matte, feroci o scimunite a tal punto, da dimenticarsi i figli in macchina sotto il sole per cinque ore, con epilogo drammatico.
Di questo porcaio italiano, se ci sono saggi, ricchi e potenti che conservano ancora un barlume di coscienza e dignità, qua pubblicamente e concretamente dovrebbero vergognarsi e dissociarsi.
Io ne parlo da tre decenni, ma abbaio alla luna. Ho iniziato a scrivere quasi da semi analfabeta, alla notizia per me sconvolgente pubblicata dal “Quotidiano di Lecce”, nel 1985-7 (non ricordo più) di una vedova giovanissima con figli da mantenere, che dopo aver chiesto invano aiuto a mezzo mondo, aveva ammazzato i figli e si era suicidata.
Tre decenni sono passati senza che la classe dirigente italiana si sia accorta quale scia di morti per ingiustizia sociale si sta lasciando alle spalle, persino fra gli stessi dipendenti pubblici. Chiamare democrazia, Stato di diritto e giustizia sociale una simile vergogna, è roba da barbari o da matti.


martedì 6 giugno 2017

Menù Soluzioni


Il meglio della “cultura italiana truffaldina” si sviluppa su tre filoni diversi, ma con la comune finalità di acchiappare e sfruttare il potere democratico, fingendo di aiutare il popolo a governarsi.
in questa loro pregevole funzione, le tre razze di arruffapopoli sindacali, mediatici e politici, non si lasciano mai sorprendere impreparati. Da furbi mestieranti del blablà, conoscono e usano questa formula magica strappa applausi garantiti: “dobbiamo dire no”, E poi di seguito ci seppelliscono vivi di problemi vecchi quanto il cucco, da cui non hanno la più pallida intenzione, né la capacità di liberarci.
E in sette decenni ci hanno allenato a “dire no” a qualunque problema“agli italiani che si impiccano, ai pensionati che rovistano nella monnezza, ai campani che si ammalano di cancro, agli studenti che lasciano l’Italia, ai liguri che sprofondano nel fango, ai posti di lavoro a rischio della Indesit o dell’Ilva, agli impiegati di Meridiana o Alitalia, agli imprenditori del veneto strozzati dalle tasse, ai bambini del quartiere Tamburi di Taranto, alle vittime dell’amianto, ai giudici condannati a morte dalla mafia, agli esodati, ai professori precari, agli agricoltori pugliesi, ai pescatori siciliani, a chi vive in macchina perché lo Stato gli ha portato via la casa, o a chi si imbarca su un barcone della morte perché non ha più uno stato a casa sua”.
Mentre sul fronte opposto, i presunti saggi e potenti del governo, rispondono con altrettanta finta onestà e competenza. “Non c’è la soluzione, va trovata”: è aperto o stiamo per aprire un tavolo di trattative con le parti sociali, che poi sono gli arruffapopoli di cui sopra, impegnati a trarre il massimo profitto paralizzando il governo e assaltando la diligenza, con questa superba conclusione spellamani.
Se tutti costoro non fossero uomini e donne, ma istituti finanziari, se tutti costoro non fossero sangue e carne, ma gruppi petroliferi, li avreste già salvati da un pezzo. E’ tempo che ve ne andiate, e lasciate il governo del Paese a chi ha onestà e coraggio e nessun delinquente a casa propria”. Tutti fanno sfoggio di  onestà e coraggio, ma di intelligenza e competenza, manco a parlarne per sbaglio.
Perciò io chiederei umilmente, a chi non ama né esattori, né banchieri, né petrolieri, di spiegarmi questo: un Premier che non volesse comportarsi da bimbominchia o vampiro, a chi dovrebbe chiedere i soldi per fare ciò che ha promesso di fare, posto che nella UE, tutti i governi spendono soldi rapinati a Pantalone o mutuati dalle banche?
Se il Premier a caccia di sangue finanziario fresco, non può succhiarsi da vampiro i lavoratori in calo e i disoccupati e sottoccupati in crescita, i piccoli imprenditori che chiudono, falliscono o si suicidano, gli esodati e i pensionati, e non può attaccarsi alla giugulare dei banchieri strozzini, a quali caxxo di donatori può spillare euri?
Che fa, converte Palazzo Chigi in zecca dello Stato per stampare moneta a ciclo continuo e fronteggiare le richieste demenziali di un popolo indotto da eserciti di cacasenno a chiedere di più e produrre di meno? O rompe il salvadanaio di figli e nipoti a caccia di centesimini disoccupati?
Perciò, stanco di vivere da utile idiota in questo Paese paralizzato proprio da chi dovrebbe governarlo cercando le migliori soluzioni possibili, ho chiesto al direttore Nicola Cariglia di “Pensalibero” che ringrazio per l’ospitalità, di avviare la rubrica Menù Soluzioni
Chi volesse inventare uno straccio di futuro per il popolo italiano, compatibile con i 27 stati UE, non si dilunghi ad elencare problemi, (ne abbiamo già a strafottere) ma arrivi qua attrezzato per risolvere almeno uno, dichiarando quanto costa la terapia, chi la compra, chi la vende, chi è il medico curante, e con i soldi di quale categoria di soggetti produttivi si arriva alla soluzione.
Chi non ha la giusta preparazione interdisciplinare per dimostrare numeri alla mano, come produrre un euro di utile qua, senza generare due di danno più in là, ha tutta la mia gratitudine se si astiene dal proporre papocchi, a cui ci pensano già egregiamente le istituzioni italiane facendo danni da sette decenni.
Io sono un umile opinionista dilettante di 75 anni e di scarsa cultura. Qua e ora mi dichiaro pubblicamente colpevole, perché unendomi per tre decenni al coro dei “diciamo no” allo sfascio nazionale, nel mio piccolo, ho contribuito per ignoranza ad incasinarlo meglio. 
Così ho deciso, smetto di scimmiottare i "diciamo no", recito il mea culpa, e vado a caccia di “diciamo si”: di persone di buona volontà disposte a fare squadra, su questa miracolosa oasi di buonsenso chiamata Pensalibero, e determinate a salvare il salvabile. Buon lavoro a chi vorrà contribuirvi.

lunedì 29 maggio 2017

Sul pianeta Terra, siamo padroni o servi?


Davanti a l'immagine del globo terrestre straripante di specie animali e vegetali, e con l’intestazione, “Il pianeta è anche loro non solo nostro”, ti viene il sospetto che l’autore sia un tantino impedito, a spacciare una ovvietà da asilo nido, come l’ultima grande scoperta scientifica de l’Umanità. Ma è l’esatto contrario. Per la cultura umana passata e presente, questo concetto è più ostico che ovvio.
Nel disperato (e mal riuscito) tentativo di rendere produttivi i rapporti fra individui e fra popoli, gli scienziati si sono scordati di rendere tali anche i rapporti fra gli uomini (oggi sette miliardi) e gli altri esseri viventi, o peggio, fra umani e pianeta.
Tanto è bastato a fare di quella umana, la più feroce razza predatrice del Mondo, così superficiale, ottusa, ingorda e spietata, da diventare devastante per i popoli poveri, per la biodiversità, per la buona salute del pianeta, e quindi suicida.
E con una scienza così approssimativa e autolesionista, da illuderci di poter adattare il pianeta a l’uomo, anziché l’uomo al pianeta, non siamo più in grado di sapere se la distruttività umana ha già raggiunto il punto di non ritorno.
Io non ho la più pallida idea se sia scientificamente possibile una inversione ad U della attuale cultura genocida, per ripensare e per rifare compatibile il rapporto uomo-pianeta, rendendo realmente sapiens, ciò che da qualche secolo è degenerato in demenz.
Ma a sentire Somerset Maugham, è impossibile qualunque manovra correttiva, perché “gli uomini hanno un’idea incredibilmente sbagliata della loro posizione nella natura; e questo errore è inestirpabile”.
Ci sentiamo padroni del mondo, ma ci comportiamo da stupidi e rissosi inquilini di un immenso condominio, tanto complesso e imponderabile per la nostra mini intelligenza, che il grande antropologo, psicologo e filosofo francese Claude Lévi Strass, ha dato l’ultimo colpo di grazia alla nostra presunta superiorità, affermando che “Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui”.
Come dire, siamo l’unica razza animale, che pur insegnandoci da millenni a crescere e moltiplicarci in pace; da qualche secolo, grazie a l’intensiva istruzione di massa, ci siamo in/voluti in specie culturalmente modificata per distruggere più che per consumare, e siamo tanto ottusi, rapaci, devastanti e suicidi, da rischiare "l’autosfratto", per estinzione.  

Nel mondo della cultura, politica, giustizia e mercato, ci servirebbero soggetti capaci di smentire Maugham e Lévi Strass; speriamo che  il Creatore voglia darci una mano, mettendo in produzione assaggio almeno una mezza dozzina di  umani, meno pessimisti, ma vaccinati come Einstein, contro il delirio d'onnipotenza.

martedì 16 maggio 2017

Menù soluzioni

E’ vero che a questo mondo non c’è limite al peggio; ma se ci fosse un tizio talmente fulminato da ammazzare un farmacista perché non ha ancora inventato il farmaco per la sua malattia incurabile, si dovrebbe riaprire un manicomio, sbatterlo dentro e buttare la chiave.
Ma se il matto accoppa farmacisti, a corto di farmaci inesistenti, grazie a dio ci manca; in compenso, abbiamo l’intero popolo italiano così plagiato dalla cultura, da incriminare (scimmiottando scuola e stampa) i farmacisti della politica, perché gli scienziati della politica, invece delle soluzioni, li riforniscono di medicine placebo, di pannicelli caldi per incancrenire i problemi fino alla distruzione totale dei sistemi sociali.
Tanto è, che quando spostiamo di peso i Machiavelli dalla politologia alla politica, dalle università a Palazzo Chigi, dal dire al fare, ci rendiamo conto che inventare parole, è un gioco innocuo per bambini scemi, ma tramutarle in soluzioni ammazza problemi, e non popoli, è un altro paio di maniche.
Considerare l’Università la sede dei padreterni, e Palazzo Chigi l’asilo dei bimbiminchia aggiunge danno a danno; perché poi i padreterni, spostati di peso da l’insegnamento, al “governamento“, del malato ne organizzano il funerale al posto della guarigione, (dopo Prodi, vedi Monti e Fornero).
La politica va inventata e attuata, non con atti terroristici, o pilotando la macchina del fango, o condannando i politici per crimini inesistenti, salvo poi assolverli dopo averli rovinati o distrutti.
Palazzo Chigi è solo la farmacia italiana numero uno. Ed è uno sprovveduto chi si scandalizza di non trovare là tutte le medicine salva Italia, che gli accademici non hanno ancora inventato, prodotto e distribuito. Come formare cittadini intelligenti e onesti, come contenere o debellare l’immigrazione clandestina, o il tracollo del sistema economico per scarsa competitività, o per globalizzazione selvaggia, o per strozzinaggio mondiale, o per devastazione ambientale irreversibile, come quella generata da l’uso dei prodotti chimici, amianto, plastica ecc. ecc.
Io non sono un giornalista, e ho sempre introdotto le mie opinioni in punta di piedi e direi pure scalzo per non disturbare. Ma sono alle soglie dei 76, e ancora non riesco a vedere l’Italia come una Casa Comune, uno Stato di diritto, una Repubblica democratica, e con una classe dirigente che abbia in mano la chiave per un futuro meno scandaloso e drammatico per popolo e Stato.
Così ho deciso: o cambio o smetto. Ho informato il dott. Nicola Cariglia, direttore di Pensalibero.it  (il favoloso giornale che ospita le mie opinioni), del mio interesse a mettere in relazione chiunque voglia completare le analisi esistenti, inventando soluzioni sostenibili e ho avuto l’OK.
Chi pensa come me, che il giornalista debba sentirsi come un informatore medico, un rappresentante che mette in relazione i produttori coi venditori di medicine, i politologi coi politici che le acquistano per conto di burocrati e giudici col potere di curare e guarire; si candidi a diffondere questo concetto, e contribuisca a fermare la giostra dei matti, dove tutti siamo impegnati, (io da tre decenni) a bacchettare i politici, perché sprovvisti delle soluzioni attuabili ed efficaci, che la scienza politica non ha ancora inventato.
Questo non significa che domani si debbano mettere tutti i giornalisti e i giudici in cassa integrazione, o che debbano smetterla di criticare o perseguire i politici stupidi, corrotti o ladri; ma che le colpe per le soluzioni mancanti, vadano divise fra scienziati e manovali, fra politologi e politici; perché usare sempre e solo il Premier e il governo da capro espiatorio, è come tirare la coda a l’asino per farlo avanzare.
Analizzando i fatti, positivi o negativi, ci eleviamo a giudici di chi ne è stato l’artefice. Mentre proponendo soluzioni, ci esponiamo al giudizio altrui, ed è una posizione poco gradita dal mondo della cultura che ama lucrare carriere, guadagni e privilegi, su l’incapacità o disonestà della classe dirigente, e lascia che i sistemi sociali vadano in malora, dalle sale parto ai posti tomba.
Io cerco soggetti che non hanno paura a giudicare e nemmeno ad esporsi al giudizio altrui, proponendo la soluzione di qualche problema. La Redazione di Pensalibero sta predisponendo un indirizzo email specifico per tentare di dar vita a questo progetto. Ma chi ha voglia, coraggio e capacità di contribuire con le sue idee, può anche lasciare qua il suo recapito (nello spazio commenti) e sarà contattato. L’Italia non ha mai smesso di produrre cittadini generosi e capaci, qualcosa ne verrà fuori. Buon lavoro.
Franco Luceri



giovedì 27 aprile 2017

Urge rivoluzione a 960°


Chi ha detto che “il buono è già stato pensato tutto, va solo ripensato”, credo ci abbia servito una grande verità su piatto d’argento.
Le successive novità filosofiche e matematiche a supporto delle ideologie politiche, sono servite e servono per metterci tutti contro tutti, e sono diventate letali quanto una guerra atomica.
“Massacrando cervelli” avrebbe detto Twain, con formazione e informazione truffa, hanno spento le capacità creative e critiche dei più, per accrescere i poteri e i guadagni delle élite culturali, sindacali, burocratiche, politiche e finanziarie rapaci.
Quindi, a queste “teste d’uovo”che ci spacciano il “nuovo” come salvifico, va detto un secco basta. Da decenni ci garantiscono il salvataggio di una formica, alla modica spesa, dei disoccupati che crescono, dei piccoli imprenditori che falliscono o si arrendono, di grosse imprese che scappano o banche che collassano, e travasi di Umanità ai quattro venti per fame, guerra o terrorismo.
La bella civiltà moderna, contaminata dalla stupidità dei sapienti e dalla rapacità dei potenti, è come un mucchio di biglie di vetro lanciate sotto i nostri piedi per paralizzarci o atterrarci e romperci le ossa. Non c’è più un mattone sicuro, rischiamo costantemente la vita, anche solo a grattarci l’ombelico da fermi in casa nostra.
Le certezze e le garanzie sono riservate a farabutti, violenti, rapaci e matti del potere culturale, sindacale, burocratico, politico e finanziario. Onesti, pacifici e intelligenti devono prepararsi a reggere lo scontro adattandosi, o consegnandosi prigionieri ai farabutti, nella speranza di salvare almeno il capocollo se gli va da dio.
Dovremmo tornare in retromarcia a tutto il vecchio che è stato pensato bene, secoli prima di Cristo, ma il tempo è scaduto, ed è impossibile disfarci del nuovo senza estinguere la razza umana. Allora dobbiamo reintrodurre con dosaggio compatibile, i correttivi capaci di spostare potere dai disonesti agli onesti, perché oggi i sistemi, non importa se democratici o tirannici, sono una istigazione a delinquere pure per i santi del quadro.
Una volta c’erano categorie di individui della cui moralità nessuno osava dubitare. Il genitore, il maestro, il prete, la suora, il maresciallo, il sindaco e il giudice erano garanzia di buonsenso e rettitudine. Poi, insieme alla morale, si sono liquefatte ed evaporate politica e giustizia: e da lì, salario, profitto e tasse.
Ora è già rischioso fidarsi di se stessi, e fidarsi degli altri è un tentato suicidio. Di quali potenti o istituzioni possiamo avere cieca fiducia? Dei legislatori, burocrati, giudici, avvocati, sindacalisti, professionisti,  esattori e fiscalisti? Di “nessuno“, se non hai mangiato almeno nello stesso piatto con uno di loro. De l’uomo di fiducia s’è estinta la razza. Insomma: “non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi” direbbe Longanesi.
Inventando diritti a vagonate, senza doveri e senza responsabilità per nessuno dei finti saggi e potenti che impestano il mondo, e peggio per i miliardari che se lo spolpano vivo, si è ridotto l’intero pianeta a un mucchio di letame infetto e l’Umanità in malato terminale.
C’è da moderare i diritti suicidi di oggi, reintroducendo con lento e costante dosaggioi doveri e le responsabilità di ieri, a tutti i livelliServe una rivoluzione copernicana morale, culturale, giuridica ed economica, affidata a soggetti incontaminati dalla attuale cultura rapace e suicida, da troppi decenni al servizio dei cannibali del sindacato, burocrazia, professioni, politica e finanza.
Corriamo a farci un bagno di vecchio per cercare il nuovo a misura d’uomo non ancora inventato; perché le teste d’uovo della cultura e politica, fingono di non sapere che la democrazia, al pari di una automobile, ha bisogno dei benzinai per muoversi, ma soprattutto dei meccanici per rimanere o tornare in buona salute.
In Italia, la sola benzina del consenso basterebbe a tenere funzionante l’automobile, persino se guidata da un Premier ubriaco e senza parente; se un numero crescente di meccanici della cultura, preposti alla manutenzione e riparazione del sistema, non si prostituisse con regolarità alle lobby sindacali, politiche e finanziarierealizzando una autentica circonvenzione di popolo incapace, plagiato da istruzione e informazione, e lasciato volutamente al buio, (povero di creatività e senso critico) per asservirlo e rapinarlo invece di servirlo.