mercoledì 28 febbraio 2018

Che Dio ci guardi dal cortocircuito politica-finanza.


Chi si è inventato la democrazia ha commesso il peccato originale di credere che la maggioranza sociale legittimata a governarla, col tempo potesse subire variazioni; si da rendere certa l'alternanza di tutte le classi sociali al potere. Invece è assolutamente impossibile che i pochi ricchi diventino maggioranza, per avere titolo legale di governare la democrazia anche solo per un giorno.
Infatti da tre millenni i poveri sono una maggioranza numericamente crescente e i ricchi una minoranza super crescente, tanto anoressica e incurabile che nemmeno la cultura e la scienza hanno saputo porre rimedio a questo rompicapo. Temo perciò che la democrazia, sia sempre stata o quantomeno si sia ridotta ad un tragico miraggio, ad una forma di totalitarismo suicida.
I ricchi padroni incontrastati del potere economico, in quanto minoranza, non hanno mai avuto e mai avranno accesso legale al potere politico, ma ci sguazzeranno dentro lo stesso a colpi di corruzione, facendo di quel potere un uso criminale, sempre più a loro vantaggio e a danno dei lavoratori, grazie ai galantuomini del sindacato e della politica, che fingono di rappresentare i poveri, ma poi se li svendono ai ricchi (vedi la condizione pietosa e sempre più precaria dei lavoratori e pensionati italiani sindacalizzati,  comunisti veri e liberisti finti.)
Quindi, chi dice di saper tenere separato il potere politico da quello economico, si predispone ad ingrassare suinamente, lasciando che i ricchi mettano le loro sporche mani nelle casse dello Stato, dopo aver pagato il biglietto d'accesso (leggi la mazzetta o la tangente) al politico o al burocrate maneggione, corrotto e farabutto: (il signor 10% e passa), che in questo modo si vende ai ricchi, la pelle e la vita dei poveri, dei disoccupati, dei pensionati, di tutti i lavoratori dipendenti, e dei piccoli lavoratori autonomi che se onesti, finiscono puntualmente in condizioni di suicidio.
Due sono le razze di cannibali nell'umanità: i politici comunisti corrotti commercianti a l'ingrosso di poveri, e gli affaristi industriali e finanziari corruttori che se li comprano al prezzo di carne da macello per sfruttarli e ucciderli a piacimento. (Vedi immigrazione selvaggia). Perciò attenti alle supposte politiche e finanziarie. Politici e banchieri sono compagni di merende da prima che Cristo camminasse per terra. 
Il politico (potente) che si dice immune da corruzione, sta solo aggiornando il listino prezzi, sta calcolando a quanto vendersi oggi la carne umana italiana o d'importazione e l'industriale e il banchiere a che percentuale di corruzione gli conviene comprarla. Come ingrassare di mazzette miliardarie la ruota del mercato, perché la politica famelica finta comunista e finta liberale, giri sempre pro paperoni super miliardari, anche quando in apparenza sembra arricchire i lavoratori e le piccole e piccolissime imprese.
In Italia, gli unici in perfetta salute economica sono i giornalisti al servizio dei politici comunisti finti mangia Berlusconi. E il Berlusconi liberale finto mangia comunisti.
E la terza gamba politica, quella degli (onesti onesti onesti fino alla lira), non entreranno certo nella stanza dei bottoni per fracassarla: al millenario rapporto incestuoso politica affari alla lunga finiranno per rassegnarsi allegramente pure loro. 
Visto che la politica di unità nazionale alla luce del sole, la cosiddetta TERZA VIA, (la renzusconi) è avversata, schifata e combattuta a 960 gradi (angolo solido sferico) persino dai neonati in sala parto. Perché così, a fine legislatura, gli elettori saprebbero a quali eletti presentare il conto e pretendere il risarcimento per la malapolitica, spesso, troppo spesso assassina. 

domenica 25 febbraio 2018

In Italia, i cittadini sovrani chi li ha visti?


Solo approdando su un'isola deserta, sconosciuta e inesplorata ci si può sentire liberi e proprietari di qualcosa. Ma nei sistemi democratici modello Italia, la libertà e la proprietà sono una truffa giuridica prima ed economica poi. E su l'uguaglianza e la giustizia meglio stendere un velo pietoso.
Ti costruisci una casa più blindata di una cassaforte, ti chiudi dentro, ma non sei né libero, né padrone di niente. Mentre tu dormi e sogni come migliorarti la vita con i frutti della tua intelligenza e del lavoro onesto; i signori legislatori romani possono decidere in che modo toglierti la borsa e la vita, istigarti al suicidio, o farti fuggire, pure se sei industriale, banchiere, o potente miliardario.
La libertà e la proprietà in democrazia ci offuscano la mente, e non ci fanno prendere atto, che nella condizione di semplice "cittadino onesto", sei un soprammobile nelle mani del potere, anzi dei "poteri irresponsabili", che possono scegliere liberamente di servirti, servirsi, asservirti, istigarti al suicidio, costringerti a rinunciare alle tue radici, alla terra in cui sei nato, agli amici ai parenti e fuggire come un ladro di galline anche se sei il più specchiato dei galantuomini. 
Non sono certo che un sistema sociale così malridotto come lo è l’Italia possa dirsi ancora democratico. Temo sia diventato paradiso per falsi comunisti e inferno per veri liberali.

martedì 13 febbraio 2018

Resuscitate la democrazia col Nazareno


E mica ci vuole un genio per far passare il "potere" come legalità e il "contro potere" come crimine. Chi ha il potere dalla parte del manico, può affondarti la lama nel cuore, e incarcerarti come assassino. Vedi Enzo Tortora.
Nemmeno gli storici sono liberi di raccontarci la verità. Tanto è che degli orrori del fascismo e nazismo ci hanno gonfiato il cervello, ma le Foibe non erano da scongelare e servire sui libri di storia come orrore comunista, e le hanno custodite gelosamente da segreti di Stato.
Se al potere fossero arrivati i fascisti, avrebbero fatto l'esatto contrario: occultato l'Olocausto e servito le Foibe come prova inoppugnabile dei crimini comunisti.
Il bravo Norberto Bobbio diceva che: la cultura e la politica sono divise in destra e sinistra sin dalla notte dei tempi. Quando abusa la sinistra si ribella la destra o viceversa. 
E quando il potere dichiara violento il contropotere, è come se denunciasse se stesso per aver abusato a tal punto del potere legale, da indurre alla ribellione e persino al crimine il contropotere.
Salvo rare eccezioni, la legalità e la moralità di un popolo sono sempre merito della classe dirigente se è impegnata a servirlo con grande senso dello Stato. O viceversa, sono la sua colpa peggiore, sono crimine legalizzato, se si auto accredita del diritto di abuso, sfruttamento e persino asservimento del popolo, istigandolo così a ribellarsi al potere “legale” violando la legge.
Basta pensare alle “legalissime” persecuzioni burocratiche e tributarie che in sette decenni hanno fatto fallire o istigato al suicidio centinaia di piccoli imprenditori, devastato o reso precaria la vita dei lavoratori privati, terremotato matrimoni, famiglie, rapporti umani e condizioni sociali.
Ora i nodi stanno venendo al pettine, il potere comunista vacilla e il contropotere fascista avanza. E non sarà più un gioco da bambini convincere il popolo italiano che in questi sette decenni di “demotirannia” non è stata la politica burocratico, sindacal, tributaria comunista a devastare l’Italia, ma la fascista fantasma avvolta in lenzuolo bianco e armata di manganello e olio di ricino, che ha fatto fallire le imprese, scappare le multinazionali e reso rapaci o fallite le banche.
Oggi sostituire la politica rossa con la nera, è semplice come bere un bicchier d’acqua, ma cambiamo solo colore alla dittatura. Invece avremmo un drammatico bisogno di "democrazia ambidestra", con lavoratori e padroni, poveri e ricchi, fascisti e comunisti che dialogano alla ricerca del bene comune per la pace sociale.
Qualche anno fa, una coppia di matti tentò la mutazione genetica della politica italiana, col nome di Nazareno, ma manco fosse nato un essere deforme, buttarono subito il bambino con l’acqua sporca. Se qualcuno ha voglia di tentare la respirazione bocca a bocca a quel embrione di democrazia meno disumana di quella attuale, si affretti, forse abbiamo ancora speranza di salvarci. Altrimenti ……

domenica 11 febbraio 2018

Ti senti generale? Combatti i problemi.


In Italia, due schieramenti politici: comunisti e fascisti, si sono combattuti così bene per sette decenni, da dimenticarsi che sconfiggere gli avversari con la POLITICA CONTRO, (ai politici allunga la carriera e gonfia il portafoglio),  ma l'assenza di una intelligente POLITICA PRO, alla lunga, impoverendo la classe media uccide i poveri.
Se vedete un politico che si gira di spalle al problema, come se la realtà oggettiva per lui fosse invisibile, e gioca a combattere un avversario politico, invece di un problema drammatico, vi consiglio di fargli una sonora pernacchia.
E poi urlargli nelle orecchie, ah genio, se proprio cerchi il fronte di guerra dei problemi che affliggono i poveri e gli indifesi, gira il culo di 360 gradi, lo hai alle spalle.
Anche dopo mille governi e mille diversi regimi, i problemi non cambiano perché i cagasotto giocano a cambiare le facce della politica, stupidamente ritenuta nemica; ma solo combattendoli con le giuste soluzioni.
Chi si sente gli attributi, e sta solo pugnalando alle spalle un avversario politico, provi ad affrontare un problema longevo quanto matusalemme, tipo istruzione, salute, sicurezza, lavoro, casa, famiglia, pensione e giustizia vera, e dopo si sentirà un idiota per aver giocato alla guerra con gli spaventapasseri della politica destra e mancina.
Nelle democrazie, di invincibile vi è una sola cosa, i problemi, che ormai hanno trasformato l'Italia in un campo di sterminio.
Fare la guerra ai politici, ma a spese dei contribuenti, ai potenti ma a spese degli impotenti, è come sparare sulla croce rossa:  è roba da eunuchi.

martedì 6 febbraio 2018

Mezzi e finalità


Il più tragico errore del mondo della cultura, causa dei peggiori disastri italiani, è quello di enfatizzare e caricare di valore salvifico l'uso oculato e persino geniale di singoli mezzi, (come ha fatto Renzi con gli 80 euro e tutti i Premier italiani in 7 decenni di politica tassa ruba e sperpera) ma senza aver mutato la finalità, né  corretta di un miliardesimo di grado.
Impiegare un mezzo in modo intelligente e persino geniale, non rende più intelligente la finalità per cui è impiegato. E se questa è da ospedale psichiatrico non bastano secoli a correggerla.
La russia comunista arrivò a  Seconda Potenza Mondiale, ma nemmeno l'impiego di mezzi finanziari faraonici bastò a salvarle la vita.
È da un quarto di secolo che la destra e la sinistra politica, fanno a gara per chi spende di più nel salvataggio de l'Italia statalista, (uscita dopo mezzo secolo con le ossa rotte da l'operazione Mani Pulite) e il risultato è stato ed è una produzione intensiva di debito pubblico, povertà privata e crimini di tutte le razze in lievitazione.
Ci vuole una diversa visione per spingere il treno Italia comunista sul binario del risanamento moderatamente e gradatamente liberista, (proprio per non cadere ne l'eccesso opposto) ed evitare l'epilogo tragico di una guerra civile o peggio della dittatura.
Usare mezzi nuovi per finalità vecchie, è come costruire un piano nuovo su una casa pericolante, terremotata o costruita sulla sabbia.
Il resto è aria fritta.

domenica 4 febbraio 2018

La Storia e la riforma Boschirenzi


Che ci piaccia o no, la “storia insegna a tutti gli esseri umani”, ma non si perde in chiacchiere a giudicarli singolarmente: li assolve o li condanna in blocco come popolo, con sentenza complessiva e inappellabile. Promuovendo o bocciando il sistema socio politico economico che ha saputo darsi il mondo della cultura, è come se sparasse nei suoi confronti un unica sentenza di assoluzione o di condanna.
Non sta lì a contare ad uno ad uno quante teste d’uovo ci  sono nella scuola, quanti laureati e masterizzati sono finiti nelle singole professioni, redazioni, istituzioni, imprese, banche, sindacati, partiti, o in fuga verso altri popoli meno stupidi di quello italiano.
Non la intriga per niente stilare l’elenco dei buoni e cattivi, geni e idioti, galantuomini e farabutti. Ha giudicato con questo tipo di logica il popolo russo comunista, il popolo tedesco nazista, il popolo italiano fascista.
Ora è sul punto di sparare la sentenza riguardo al popolo italiano democratico, con milioni di intellettuali geni, ma con un sistema Stato elefantiaco, costoso e ladro che più non si può. E non c’è bisogno di aspettare le motivazioni della sentenza per capire con che razza di aggettivo vorrà giudicarci in blocco.
Al meglio ci chiamerà irresponsabili e falliti per l’enormità del debito pubblico, ladroni per la corruzione, cog....ioni per il sindacalismo che ha promesso garanzie e tutele ai lavoratori, ma facendo fallire le imprese, ha fatto sparire del lavoro pure le impronte digitali, e ha ingrassato i maiali delle speculazioni finanziarie, che a loro volta (comprando debito pubblico a vagonate, con interessi da strozzini) hanno scippato i popoli della sovranità monetaria, e della libertà politica di spendere o risparmiare: insomma del diritto di salvarsi.
La storia sta urlando da mezzo secolo ai cacasenno della classe dirigente italiana, straripante di geni: ah str..zi, avete formato un popolo ignorante, individualista, egoista e opportunista che si sta facendo governare da un branco di cog...ni. Ora, oltre allo stipendio grasso, volete pure l’applauso?
Quando la smettete di coltivare i vostri singoli orticelli e curate la buona salute del sistema Italia, prima che si scateni una sanguinosa guerra civile?
Non conta una pippa curare la scelta di un singolo Premier o un singolo Ministro, e giudicare con indulgenza o ferocia singole scelte, di singoli uomini, se poi il sistema (quasi fosse un treno che viaggia su rotaie) sembra spinto senza alternativa nella solita direzione dello sfascio, e non c’è modo di farlo deviare e manco deragliare.
Perché la storia sia abbastanza indulgente da rimandarci a settembre, dovremmo dare potere agli intelligenti e ignorare gli stupidi. Ma facciamo l’esatto contrario. 
Per tre anni abbiamo giocato alle riforme istituzionali col governo Renziboschi, impegnando l’intero Paese a giudicare la riforma della Costituzione firmata da una Ministra e da un Premier entrambi avvocati, e quale è stato il risultato? Una montagna di miliardi buttata dalla finestra.
Quella che chiamiamo Costituzione è di fatto l’Atto Costitutivo dello Stato. Mi spiegate perché un simile mostruoso lavoro debba portare la firma di una giovane donna, (sia pure laureata in legge) caricata poi di tutta la responsabilità se l’attuale scienza costituzionale fa miracoli o acqua da tutte le parti?
Il lavoro e la responsabilità per una riforma costituzionale decente avrebbero dovuto assumerselo i due o trecento costituzionalisti che abbiamo in Italia. Come dire che era compito del Ministro dell’istruzione, impegnare tutte le sedi universitarie d’Italia per fornire un ventaglio di soluzioni diverse e lasciare la scelta al Ministro delle riforme, alla Corte Costituzionale e agli italiani.
Invece abbiamo liberato le università dal dovere di insegnare e le abbiamo caricate del diritto di criticare, promuovere o bocciare gli avvocati Boschi Renzi, che solo la stupidità di una classe politica incapace poteva caricare di una simile MOSTRUOSA incombenza. Dimenticando quanto sangue ci è costata la democrazia e la Carta Costituzionale.
Così tutti i cacasenno italiani della scuola e della stampa si sono lanciati a l’arrembaggio non per giudicare la riforma secondo scienza e coscienza, ma secondo fede politica. E poiché i detrattori hanno vinto e i sostenitori perso, dopo la riforma Berlusconiana, anche la Boscirenziana è finita al macero, con grande "gioia" di Pantalone che per tre anni ha finanziato l’aria fritta della cultura giuridica Italiana, che ormai fa ridere a scoppia pancia persino i polli.


sabato 27 gennaio 2018

La scuola di imprenditoria chi l'ha vista?


Una volta gli artigiani sudavano sette camicie per convincere gli apprendisti a cui avevano insegnato un mestiere redditizio, a rimanere con loro da dipendenti. Perché i ragazzi svegli avevano fretta di diventare imprenditori, assumere apprendisti e guadagnare, così ringraziavano educatamente i loro prof con i calli, e si licenziavano molto prima dei 21 anni. 
Quindi serviva una specie di lavaggio del cervello o un ricco salario per indurre un apprendista a rassegnarsi a dipendere a vita da un padrone.
Oggi gli apprendisti vanno dal sindacato o dal giudice del lavoro per conservarsi dipendenti sfruttati e mal pagati, quasi percependo l'autonomia imprenditoriale come una malattia invalidante o del tutto mortale.
Il popolo italiano si è illuso che i dipendenti della scuola, più propriamente chiamati Professori, non avessero alcuna difficoltà a formare datori di lavoro, produttori di profitti onesti, capaci di assumere e pagare salari e tasse.
Ma nella classifica nazionale delle buone intenzioni che hanno già lastricato e continuano a lastricare a meraviglia le vie dell'inferno italiano, prima in assoluto, è l'aver pensato che i dipendenti della scuola, potessero formare imprenditori, prima, più e meglio degli artigiani analfabeti di una volta.
Non è andata così. Il mercato italiano si è quasi svuotato di imprenditori bianchi e si sta riempiendo di colorati. Nemmeno con una sfilza di laure e master la scuola italiana riesce a convincere i suoi laureati ad ambire al profitto onesto anziché un salario di fame in Italia.
Al meglio produce precari della scuola o della pubblica amministrazione, o cervelli in fuga, o maratoneti dei concorsi pubblici. 3000 che si contendono un solo posto da infermiere.
Così siamo diventati la Repubblica del "ca..ctus", (mica delle banane mi corregge una amica). Siamo la caricatura d'Europa e forse del mondo, con mortalità imprenditoriale pandemica, disoccupazione e sindacalismo stellare, debito pubblico galattico, competitività e produttività da mercato rionale delle pulci, politica cleptomane e giustizia a babbo morto.
I comunisti hanno promesso posti fissi e certi a vagonate sette decenni fa, ora restituiscono pasti caldi probabili o improbabili alla Caritas (dovendoli contendere a milioni di immigrati, a cinque milioni di disoccupati italiani e a venti milioni di poveri, pensionati compresi) e il tutto finanziato a colpi di rapine tributarie che fanno fallire, suicidare o scappare gli imprenditori.
Speriamo che ce la faccia almeno Dio a mandarcela buona!

lunedì 22 gennaio 2018

Italia, carro con cavallo cotto a puntino


Questo post è del 2014 rimasto come bozza sul mio blog. Ma ahinoi, è ancora maledettamente attuale. 

L’Italia è l’ultimo Paese al mondo per produttività economica onesta e primo per debito pubblico utilizzato per l’arricchimento "legale" delle “caste”. Ma se il carrozzone del sistema Stato, regge, pur appesantito da una marea di poveri, disoccupati, pensionati e ladri; il cavallo dell’imprenditoria che "dovrebbe" tirarlo, ce lo presentano azzoppato, ma, come dicono a sud, è "cotto alla pignata”.
I costi astronomici per far girare improduttivamente le ruote al carro Stato, hanno ridotto pelle e ossa il cavallo imprenditoriale a cui non rimane più nemmeno la coda per liberarsi dalle mosche. Davanti agli imprenditori italiani “onesti”, sepolti vivi di tasse e persecuzioni burocratiche, i profitti corrono come miraggi inafferrabili, (in direzione dei criminali) e restano le perdite, le chiusure, i fallimenti, i suicidi, quando tutto va a meraviglia.
Spezzare economicamente il carro Stato, sarebbe come innescare la guerra civile a l’istante. Ma uccidere lentamente il cavallo imprenditoriale che lo tira, imponendogli di pagare sprechi e ruberie a piè di lista, (costringendolo a rubare o fallire) alla lunga porta insieme popolo e Stato in un burrone ancora più profondo.
Quindi la classe dirigente non ha più uno straccio di alibi che giustifichi la catena chilometrica dei suoi fallimenti, dovuti alla troppa spesa per la finta manutenzione del carro Italia, e poca per portare almeno acqua al cavallo morente.
Voi mi direte, ma non avevamo un cavallo imprenditoriale da quarta o quinta potenza mondiale? Certo, lo avevamo nella Prima Repubblica, ma solo perché la politica corrotta, indebitando lo Stato, lo manteneva a brioche anziché biada. Poi la Seconda ha trovato più giusto ingrassare il carro e scorticare vivo il cavallo, fino a ridurre al suicidio i piccoli imprenditori onesti e far scappare le Fiat.
Ieri ho trovato per caso i numeri della composizione delle classi sociali del 2011 (quando, secondo Berlusconi si faticava a trovare un tavolo al ristorante per il tutto esaurito). Ipotizzando per assurdo che la mortalità delle imprese si sia fermata:  su 41,3 milioni di contribuenti, 2,1 milioni sono imprenditori, 2 milioni vivono di reddito di fabbricati, e 1,4 milioni sono soci di qualche società. In totale, 5 milioni e mezzo di soggetti autonomi, hanno l’obbligo di mantenere 35,8 milioni fra dipendenti e pensionati, più tutto il carico di ladroni, spreconi e truffatori pubblici e privati.
Insomma hanno l’obbligo di “andare a morì ammazzati” se non si rassegnano a portarsi sul groppone 60 milioni di cittadini, con un carico di caste sprecone e ladre da terrorizzare qualunque individuo che non abbia già consegnato il cervello a l’ammasso.
E non basta; con quei numeri, crearsi una rappresentanza politica che non serva per auto truffarsi, è impensabile. Infatti, i piccoli imprenditori hanno provato per venti anni a farsi rappresentare dal “collega” ricco Berlusconi sperando di poter passare ben presto dal furto alla legalità. Ma la sua fine politica è più che eloquente per capire in che pietanza trasformano il cavallo imprenditoriale a l’uscita dal mattatoio burocratico fiscale.
Non potrei giurare che il Berlusconi Premier sia stato consapevole nel ventennio passato, di aver illuso i lavoratori autonomi facendoli credere che la sua “doppia” presenza di imprenditore e governatore garantiva in Italia almeno tracce di liberismo alternative al comunismo: cioè vera democrazia derivante da l'alternanza delle classi sociali al potere per una vera giustizia sociale.
Sarà pure a sua insaputa, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: si è carcerato da sé, contribuendo ad un ventennio “sinistro”. Gli imprenditori non si sono mai visti votare compatti per Berlusconi, (mai visti in circolazione Agnelli e De Benedetti berlusconiani) ma se pure lo avessero votato in massa, tutti i 5 milioni di autonomi, con quali voti gli imprenditori avrebbero potuto mandare Berlusconi al potere e pretendere da lui (appeso ad uno Scilipoti) una spruzzatina d’assaggio di governo liberale?
Andandoci a Palazzo Chigi con la maggioranza di voti di lavoratori e pensionati, (36 milioni), Berlusconi non ha potuto fare altro che politica salariale e pensionistica, spacciandola per politica dei profitti. Per assicurare stipendi e pensioni, cioè la normale ritinteggiatura al carro traballante Italia, ha continuato per un ventennio a scimmiottare i comunisti macellando cavalli. 
Ora però, con la benedizione del “pseudopotente” Berlusconi, in affidamento ai servizi sociali, il “veterinario” Renzi ha promesso di resuscitare il "quatrupede", infilando alcune banconote nella busta paga dei lavoratori, e augurandosi che non finiscano nelle fauci dei “cravattari”, altrimenti in bocca al cavallo, magari torneranno, ma per finirlo di strozzare.
Va da sé, che quelli italiani sono ormai numeri da finta democrazia. Il martellamento dell’informazione idiota ci ha convinto che "la qualità della pietanza politica" dipende dal cuoco di Palazzo Chigi. Cambia, cambiando Premier. Se si chiama Berlusconi è uno schifo, ma ora che si chiama Renzi è una leccornia. Corbellerie. 
La politica è come il menù del ristorante; chiunque entri da cuoco a Palazzo Chigi deve adattare la disponibilità economica, alle necessità delle classi sociali, che della politica sono commensali fissi. Se quella cucina sfornasse miracoli, avremmo dalla sera alla mattina la piena occupazione, i pensionati felici, gli imprenditori produttivi e contributivi e le caste libere di arricchirsi onestamente: invece, anche i santi del quadro, sono spinti a rubare per conto del fisco o impiccarsi.
Così il “carro” Italia sembra sempre tirato a lucido, con un sovraccarico di brioche per le caste, ma il “cavallo” dell'imprenditoria condannato a rubare o fallire, è ormai “cotto alla pignata".

venerdì 19 gennaio 2018

Enologi e sommelier culturali.

È inutile girarci intorno come il cane che si morde la coda. Il giornalista, (come il sommelier che si scandalizza del vino che sa di tappo o di aceto) tende a meravigliarsi giustamente della qualità morale, culturale e politica di un popolo; ma il professore, proprio come l'enologo, se la può ridere sotto i baffi, perchè sa bene se ha formato cervelli o vasi da notte, se ha annacquato a tal punto la cultura da riempire la "bottiglia sociale" di stupidità anzichè intelligenza.
Perchè se ha formato idioti, parassiti e irresponsabili, mostri che in tenera età ammazzano per noia, e mostri che al potere si mangiano popolo e Stato, non ha mica bisogno di annusare il tappo per valutare la qualità del suo "vino".

domenica 14 gennaio 2018

In Italia i protettori di poveri sono razza protetta



In Italia, l'onestà intellettuale della classe dirigente è da Nobel. Incassano compensi astronomici, oltre mezzo milione di euro l'anno di soldi pubblici, di tasse dei cittadini, e poi girano per televisioni dichiarando con angelico candore di fare politica per i poveri. 
E bisogna ammetterlo, quanto a coerenza e onestà sono imbattibili, posto che la razza degli italiani che si arricchiscono di povertà, grazie alla loro oculata politica lunga tre quarti di secolo, ha incrementi demografici da formicaio, persino gente che ha difficoltà a trovare un cartone e una panchina per non morire congelato sotto la neve.
In un vero Stato di diritto, e con veri magistrati, a questi indefessi protettori di poveri, verrebbe garantita la stessa dignitosa agiatezza economica che garantiscono ai loro amatissimi protetti.
Ma in Italia cerchiamo invano da sette decenni un pubblico ministero o quanto meno un giudice, che avendo letto i primi 4 articoli della Costituzione, abbia una mezza idea di cosa è, se non proprio la giustizia sociale, (scandalosamente negata a milioni di italiani calpestando la Costituzione) almeno la coerenza o la decenza.
Ma l'unica razza protetta in Italia è quella dei finti protettori dei poveri che ingrassano a spese di Pantalone imboscati nelle istituzioni statali o parastatali, per conservarsi e lievitarsi la razza degli esclusi, che per loro sono "grasso che cola".

Ricchi e poveri stringetevi la mano o affonderemo



venerdì 12 gennaio 2018

I costruttori di Titanic inaffondabili.

Credo che l'Umanità, unita in Stati o Federazioni di Stati, sia divisa in quattro grandi classi sociali:
1) i cacasenno rapaci: i progettisti e costruttori di specchietti per allodole, impropriamente definiti Stati, trattandosi sempre e comunque di Titanic inaffondabili finchè galleggiano.
2) gli illusi: l'equipaggio del più bel sistema di galleggiamento del mondo pensato e costruito a caxxo, da matti che si credono razionali e affidato a stupidi che si credono geni. (La classe dirigente italiana ed europea.)
3) i sognatori: i passeggeri (i popoli UE) che credono di godersi la vita, mentre consegnati ad un branco di rapaci e di cialtroni, se la stanno fumando.
4) i clandestini acquattati da topi nella stiva puzzolente, e rassegnati a raccogliere briciole di vita, dagli avanzi altrui. (Disoccupati, sottoccupati, immigrati ed esclusi parziali o totali di tutte le tazze).

domenica 7 gennaio 2018

Il mercato è calvo perde autonomi.

Considerare dipendente un lavoratore è giusto. Ma considerare autonomo un padrone è demenziale, posto che oggi, a dipendere dal salvataggio politico, sono più i banchieri dei barboni. La Caritas per il salvataggio dei barboni esiste, non fa scandalo ed è giusto che esista. Ma se la politica si improvvisasse Caritas per i piccoli imprenditori rovinati, o per il salvataggio di banchieri, azionisti e risparmiatori, scoppierebbe  la terza guerra mondiale, e magari atomica.
Se i padroni fossero davvero autonomi come li definisce il codice civile, in Italia potrebbero pure suicidarsi i piccoli penalizzati dalla politica idiota. Ma se persino i banchieri non riescono a rimanere autonomi senza tirare le cuoia, vuol dire che la qualifica di AUTONOMi giuridicamente appioppata ad imprenditori e professionisti, è vergognosa falsificazione, è finzione giuridica idiota e devastante quanto una guerra mondiale.
Non esiste una condizione disagiata dei poveri, che alla lunga non riesca a minare la condizione fintamente agiata dei ricchi.
Comunisti e sindacalisti hanno creduto di potersi allattare a l'infinito alle mammelle dei padroni, fossero pure venditori di caldarroste o bruscolini. Ma ora, avendo già estinto la razza dei piccoli padroni onesti, si trovano a stringere un pugno di mosche finanziarie, perchè i banchieri in un mercato in recessione costante o crescente sono dipendenti dalla Caritas politica, che esista o no, quanto e più dei barboni.

sabato 30 dicembre 2017

Politica, causa ed effetto.

Temo sia stupido definire politica una sommatoria di effetti positivi e negativi; e non le azioni umane che ne sono la causa.
Politica può dirsi solo ciò che causa effetti, e di cui si conoscono i promotori responsabili.
Un proiettile uccide, ma in quanto effetto materiale non subisce condanna. In galera ci va chi lo ha causato premendo il grilletto.
Quindi, aveva perfettamente ragione Camus a dire: "quando saremo tutti colpevoli, sarà la democrazia".
Quella che imputiamo ai governanti come politica, è solo la sommatoria degli effetti generati dalle scelte sociali stupide, egoiste e persino criminali.
Quindi le democrazie muoiono per assenza di responsabili politici ben definiti. È l'intero popolo che si rende causa politica della buona o cattiva salute di uno Stato.
Se un popolo ha più voglia di scioperare che lavorare, di rivendicare e consumare più di quanto produce; alla lunga si rende causa della contrazione del PIL e del conseguente calo dei tributi. A questa sommatoria di effetti si da stupidamente il nome di politica e la si addebita al governo ladro e ai banchieri strozzini.
Ma è come incriminare il bossolo di omicidio e sbattere in galera l'effetto, dopo aver assolto quel gran farabutto dell'assassino che ne è la causa.
Quindi in democrazia i politici non fanno politica, ma ragioneria. Contabilizzano gli effetti della politica sindacale dei lavoratori e degli imprenditori, dei professionisti, dei burocrati e dei giudici, come dire lo sfascio, e se ne assumono la responsabilità.
Insomma, Camus ci ha azzeccato in pieno: in democrazia, generatore di politica intelligente o demenziale è il popolo. Ma alla sommaroria degli effetti, cioè allo sfascio, si da il nome di politica e si imputa al premier del governo ladro, o a qualche ministro/a che ci sta sui maroni.

venerdì 22 dicembre 2017

Piove, governo derubato!

Piove, governo derubato! Aridateci nostro vecchio governo ladro.
Se in Italia il massimo potere esecutivo è fuori da Palazzo Chigi, tanto che un ministro chiede un favore da accattone con il cappello in mano, non lo ottiene, e finisce persino vittima della gogna mediatica, allora c'è da preoccuparsi seriamente se la funzione del governo italiano e relativi ministri, è ancora quella di gestire il massimo potere esecutivo governando, o lasciandosi governare dai mille potentati e corporazioni nazionali ed europei, vero potere esecutivo occulto.
Il governo italiano è come un vigile fermo ad un incrocio con semaforo rosso. Ha il potere di rimanere là, immobile come uno stoccafisso per l'intera legislatura, lasciando che il traffico impazzisca, ma non può accendere il verde e governare, perchè quel potere non lo ha più nemmeno il premier.
La stanza dei bottoni che doveva essere occupata dalla politica, ormai da svariati decenni è riservata al mercato. I banchieri accendono e spengono il verde per salvare e il rosso per uccidere. Ma peggio, usano l'informazione per mettere   il popolino in sintonia con i loro sragionamenti, fino a giurare che i crimini  in fatto di banche fallite e di risparmiatori truffati, non li ha commessi l'alta finanza, con i suoi controllati orbi e i suoi controllori ciechi, ma gli ultimi due donchisciotte della politica, Renzi e Boschi, che avranno ostacolato a tal punto i mulini a vento del mercato o della finanza, da indurli alla guerra mediatico giudiziaria per estrometterli.
Secondo la stampa italiana, il nostro sfascio economico e finanziario non è imputabile agli intellettuali della finanza che da decenni riducono imprese e banche al fallimento, ma agĺi ultimi due manovali di Palazzo Chigi, che da poveri governati, hanno osato improvvisarsi governanti.
È vero la MEB ha sbagliato. Ha pensato che in veste di ministro avrebbe avuto autorità, autorevolezza e capacità per affrontale gli squali dell'alta finanza, se non da una posizione privilegiata, almeno da pari a pari e incassare il salvataggio della banca Etruria e dei risparmiatori, con la semplicità di una bevuta d'acqua. Invece lei che voleva salvare banca e risparmiatori s'è buscata un linciaggio mediatico di tutto rispetto. E i lupi famelici della finanza che hanno fatto fallire imprese e banche e rovinato un mare di italiani si sono finti tutti vittime della strapotente MEB in evidente conflitto di interessi . Ormai la politica sporca va cercata tutta ne l'informazione al servizio di banchieri e industriali, perciò disinformazione.

mercoledì 20 dicembre 2017

L'istruzione ci rende tolleranti?


Che l'istruzione renda più intelligenti gli individui è tutto da dimostrare; visto che accettiamo per vera la diversità e unicità fisica di ogni individuo rispetto a l'intera comunità mondiale; ma poi, manco fossimo precavernicoli ci scandalizziamo che non ha solo il corpo diverso da ogni altro umano, ma unica ha pure la capoccia.
E ogni volta che ha la sfacciataggine di pensare diversamente dal soggetto con cui parla, merita di essere contestato verbalmente, se non la smette aggredito o denunciato, e se manco la magistratura provvede a tagliargli la lingua, in casi estremi ammazzato.
A questa logica da manicomio criminale d'Aversa, si ispirano i rapporti di sette miliardi di umani, che non solo si combattono fra popoli, si derubano fra Stati, Regioni, Province e Comuni; ma si combattono fra amici, si accoltellano fra tifosi, passanti e avventori, fra iscritti alla stessa associazione, congrega, sindacato, partito, società, istituzione, ecc. Ma non disdegnano nemmeno di litigare, combattersi, perseguitarsi e ammazzarsi con una ferocia che non teme confronti nel mondo animale, fra consanguinei, conoscenti, fidanzati, coniugi, figli, genitori, compari e comari.
A l'appello mancavano solo gli scontri di civiltà e le guerre di religione, ma ora ci siamo attrezzati pure di quelli. E gli scontri da perversione sessuale, per accaparrarsi una eredità, o per rapacità finanziaria ormai sono materia da strizzacervelli.
Insomma per non farla lunga, l'istruzione, fornendoci una base culturale comune, (filosofica, teologica, matematica, giuridica ecc.) ci fa credere simili; ci illude di poter trovare un altro soggetto pensante uguale a noi, con cui dialogare, (la cosiddetta anima gemella). Salvo poi sbranarla da cannibali, non solo se ci delude mutando le sue convinzioni che inizialmente  sembravano gemelle alle nostre, ma se pronuncia una parola a cui lei da un senso positivo, e noi negativo.
In un mondo letteralmente allagato di intellettuali e tecnici di tutte le razze, di pedagogisti e di psicologi aggiusta neuroni, soffriamo tutti della tristemente famosa "incomunicabilità" così ben descritta da Pirandello. E a cui nemmeno milioni anzi miliardi di leggi, al servizio di avvocati, e magistrati riescono a mettere riparo, a portare ordine, civiltà, pace.
Se attraverso l'istruzìone e l'informazione, il mondo della cultura, continuerà ad accrescere le diversità intellettive di ogni soggetto, ma anche l'idiota intolleranza al diverso e mutevole pensiero altrui; fra qualche secolo nessuno sarà  in grado di contendere agli istruiti, maestri di intolleranza, (italiani in primis) se mai fosse istituito, il premio Nobel per la pace precavernicola: “tutti contro tutti”.


venerdì 15 dicembre 2017

Filosofia o Poesia? Questo è il problema.



mercoledì 6 dicembre 2017

La cattiva politica per i ricchissimi è ottima.


Da Marx in poi, il tentativo di estinguere la razza dei ricchi, i poveri continuano a farlo, ma sempre più inutilmente; posto che persino nei sistemi comunisti finiti in bancarotta da un quarto di secolo, si riuscì a delegittimare l’accumulo e il possesso di ricchezza, con l’abolizione del diritto di proprietà, ma la razza ingorda dei ricchi, continuò, continua e continuerà a crescere di fatto, fino a l’estinzione de l’Umanità.
Mentre, ad eliminare i poveri, i ricchi non ci pensano manco in sogno, perché di quelli ne fanno triplo uso: come lavoratori sfruttabili a basso costo, come risparmiatori oculati e come consumatori con le mani bucate. E non hanno alcun interesse ad affamarli troppo come lavoratori, per non trovarseli troppo squattrinati o tirchi come risparmiatoti e consumatori.
Insomma, giusto per capirci, se si potesse impedire ai padroni di spostarsi da un paese a l’altro, andando a caccia di lavoratori poveri per produrre in maniera competitiva, e di consumatori ricchi da spennare con prezzi truffa o rapina, i migliori sindacalisti dei lavoratori sarebbero ancora i padroni, perché costretti a remunerare nel giusto i lavoratori, per trovarseli ben disposti e attrezzati come risparmiatori o consumatori.
Ma i grandi padroni, braccati da comunismo, sindacalismo e strozzinaggio finanziario e fiscale assassino di piccoli e medi imprenditori, nel mercato globale sono diventati ballerini acrobatici per tenersi stretta la "borsa salva vita". Saltano anzi volano da uno Stato a l’altro a caccia di bassi costi per produrre beni o servizi e di alti ricavi per vendere, nonché di un sicuro paradiso fiscale per mettere l’indebito arricchimento, "la borsa di pelle umana" al riparo da strozzini ed esattori.
Come si risolve questo rompicapo? Comunismo e sindacalismo hanno fatto danni incalcolabili, perché non hanno castigato i paperoni, (le multinazionali), ma i venditori di caldarroste e bruscolini, fino a costringerli a chiudere, fallire e persino suicidarsi.
Il livello di feroce antagonismo culturalmente, sindacalmente e politicamente indotto in Italia, fra lavoratori e padroni non sembra destinato ad affievolirsi, perché comunisti, sindacalisti, strozzini e fiscalisti lavorano di fino per spegnere gli incendi con lanciafiamme a benzina super.
Allo stato delle cose non è possibile sognare una classe operaia che rinsavisca e sposti la sua fiducia, sia pure critica, dal comunismo e sindacalismo che hanno reso feroce il libero mercato, ai piccoli padroni che non hanno alcun interesse ad affamare i lavoratori a cui hanno insegnato un mestiere, per non costringerli a  vendere ad altri padroni più generosi la loro prestazione lavorativa, o a consegnare i loro risparmi o i loro consumi a padroni stranieri.
Speriamo che il buon senso torni a prevalere almeno in Italia, dove una straripante maggioranza di disoccupati, lavoratori poveri, pensionati al minimo e zero imprenditori onesti e produttivi, ha finito per convertire la democrazia, in dittatura sindacalcomunista, con montagne di leggi idiote e di burocrazie irresponsabili e cleptomani, tanto da farci correre a l’impazzata verso l’autodistruzione.


domenica 3 dicembre 2017

Il renzusconismo è problema o soluzione?


Ma è davvero la fine del mondo se Renzi e Berlusconi si inventano un programma politico economico comune e vi collaborano alla luce del sole?
E’ davvero così blasfemo desiderare (dopo sette decenni di sfascio socio politico economico) che il programma politico comunista e il programma economico liberale siano reciprocamente compatibili, complementari e sostenibili, posto che non esiste paese al mondo dove si possano pagare salari e tasse, dopo aver prodotto perdite e fallimenti?
Il vero scandalo non è un prete ed una suora che si sposano, ma un prete che fa sesso in monastero, con una suora che si prostituisce.
Nella Prima Repubblica era prassi consolidata che quei preti spretati degli imprenditori inducessero le suorine ingenue ingenue della politica comunista a prostituirsi, ad accettare “mazzette” e a restituire appalti truccati, finanziamenti a fondo perduto, esenzioni di imposte, o salari convenienti, o controlli finti, perché senza questo po’ po’ di favori, elargiti sotto banco dalla politica comunista “onesta fino alla lira” al mercato “ladro a prescindere”, non esiste impresa capace di reggere a l’alto costo del lavoro, alle turbolenze sindacali, alle persecuzioni burocratiche e alle rapine tributarie, se non fa profitti, se non ha i ricavi che superano i costi.
Ma nemmeno così la politica ha saputo assicurarsi il controllo del mercato, né il mercato della politica; a tal punto, che oggi in Italia è diventato improbabile tutto, dal lavoro, al salario al profitto: dalla vita dei barboni, a quella dei banchieri.
Dal punto di vista numerico, la razza degli imprenditori è così esigua, che non avrà mai potere politico. Così come la razza dei lavoratori è una maggioranza tanto schiacciante da avere il monopolio del potere politico, ma zero potere economico in uno Stato indebitato e a rischio default.
Facendo la guerra agli imprenditori per sette decenni, politici, sindacalisti, burocrati e giudici hanno azzerato per i lavoratori il diritto al salario prima e alla pensione poi.
Le piccole imprese continuano a chiudere e le grandi licenziano e delocalizzano, facendoci sapere che i consumatori non corrono rischi, anzi ci guadagnano, perché gli imprenditori vanno a comprare in Cina a dieci e in Italia tornano a  vendere tranquillamente a cento, dopo aver incaricato la politica di curare l’ammortizzazione sociale, distribuendo denari e allargando il debito pubblico in modo da fare degli italiani (al servizio di multinazionali e banchieri) un popolo di buoni consumatori con le mani bucate, anzi suicidi.
Insomma, diciamola chiara chiara, continuando a gettare benzina sul conflitto lavoratori politicamente potenti, contro padroni economicamente potenti e liberi di andare dove caxxo gli pare, si va nella solita direzione dello sfascio e alla lunga della guerra civile. 
Il mercato globalizzato e mobile, è in costante anzi frenetico movimento come un’auto da corsa. Non mette radici dove trova un potere politico, burocratico e sindacale tanto idiota da pensare che i posti di lavoro e i salari si difendono, anzi si accrescono facendo fallire le imprese piccole e scappare notte tempo le grosse come la Fiat, che non semina più salari in Italia producendo auto, ma torna a mietere profitti vendendo le auto prodotte altrove con salari e tasse competitive.
In Italia i buoi sono già scappati da almeno due decenni, ma ora abbiamo due allevatori, Renzi e Berlusconi, tanto stupidi da voler chiudere insieme la stalla vuota, col rischio di finire incriminati per furto di bestiame.
Magari Renzi non ne trarrebbe vantaggi immediati, ma Berlusconi si. E anche il mio carissimo amico procuratore, sia pure da l’aldilà, vedrebbe realizzata la sua ironica profezia. Avendo calcolato che al povero Berlusconi, per diventare indiscusso primatista mondiale, mancava una sola incriminazione per abigeato, per furto di bestiame.
E non vorrei che dudù e l’agnellino, magari con la complicità di Renzi, siano di provenienza illecita. Voi che dite, quei due non me la contano giusta, è il caso di denunciarli emtrambi?

giovedì 30 novembre 2017

Sono gli uomini che qualificano i mezzi.

Abbiamo il pessimo vizio di qualificare i mezzi buoni o cattivi come fossero uomini. Il miglior coltello del mondo è tale in mano al macellaio, ma diventa arma del delitto in mano ad un assassino. Per 25 secoli, in occidente ci siamo dissetati tutti alla stessa sorgente filosofica, teologica e giuridica. Ma ne sono scaturiti secoli luminosi e secoli bui , perchè gli uomini sono liberi di modificare la destinazione d'uso di mezzi  grandiosi come la cultura, il diritto, la democrazia, la giustizia o la religione.
Allora smettiamola di scimunire difendendo una ideologia e combattendo un altra. L'unico vero problema de l'umanità sono gli uomini. Questi e solo questi hanno il potere, usando qualunque mezzo disponibile, di nutrire o affamare, difendere una vita o toglierla. E della selezione di chi mandiamo al potere che dovremmo preoccuparci seriamente. Il resto è aria fritta.

martedì 21 novembre 2017

Gli italiani vogliono il pesce o la canna per pescarselo?


Temo che a sfasciare l'Italia abbia contribuito in massa l'intera classe dirigente. E luce in fondo al tunnel per ora non si vede.
A dare il via, ci ha pensato la cultura e la politica comunista formando gli italiani come popolo dipendente a fortissima vocazione sindacale, da immettere nel libero mercato prima e globalizzato poi, e quindi come un macigno al collo dei piccoli imprenditori, o come una palla al piede di multinazionali e banche. 
E a questa mostruosa pedagogia genocida, che ha formato e forma milioni di laureati condannati alla disoccupazione, sfruttamento o emigrazione (ma manco uno con la vocazione di offrire lavoro da imprenditore invece di cercarlo a vita da dipendente) l'economia finta liberale non ha opposto resistenza, perché così estingueva gradatamente la razza dei piccoli padroncini e concentrava il potere economico nelle mani di multinazionali mordi e fuggi e banchieri rapaci, fino a renderli tanto potenti da costringere o convincere l'intera classe politica comunista idiota e liberale irresponsabile, a colpi di corruzione e valige milionarie, a finanziare o salvare la grande economia e mandare a picco popolo e Stato.
Fu così che la nostra smidollata classe politica, consegnò la florida economia italiana (che era costituita da piccoli agricoltori, artigiani e commercianti) alle multinazionali mordi e fuggi, che restano in Italia finché possono mangiarsela viva e morta; e come ciliegina sulla torta avvelenata, consegnò la sovranità monetaria del popolo italiano alla BCE e alle banche nazionali, col diritto insindacabile di scegliere se scommettere su l'economia privata finanziando le imprese, o buttare a mare i piccoli imprenditori negandoli i finanziamenti e comprando debito pubblico a strozzo, a rischio default.
Ora che il lavoro è stato completato a regola d'arte, i piccoli imprenditori perseguitati da burocrazia e fisco hanno tirato le cuoia, le multinazionali ricche mod. Fiat si son date alla fuga, le banche succhiano soldi dallo Stato, o bidonano risparmiatori, le imprese dell'occidente sono offerte a saldi di fine stagione alle ricchissime imprese d'oriente, non c'è più niente da demolire, ci sono solo montagne di macerie economico finanziare da rimuovere come dopo il passaggio di un terremoto, un uragano, uno tsunami.
Ci servirebbe quel popolo autonomo che eravamo, che al pesce servito a tavola, preferiva la canna da pesca per procurarselo la sé. Ma alla prima sostituzione di popolo, si sono dedicati anima e corpo, professori, giornalisti, sindacalisti, politici e giudici, con la giusta pedagogia e giurisprudenza per convertire in dipendente un popolo con spiccata vocazione autonoma, perciò capace di uscire indenne o quasi dalle dittature criminali o dalle democrazie demenziali.
E la seconda sostituzione di popolo è in atto, da che hanno aperto l'Italia a l'invasione multietnica a 360 gradi, e non oso immaginare quale devastante intruglio socio politico economico possa conseguire. 

lunedì 20 novembre 2017

Se le parole non partoriscono fatti.


Con le parole si aiutano i popoli a vivere, ma solo se si riesce a riempirgli le menti prima e gli stomaci poi. Altrimenti si spreca il loro tempo, denaro e potere, per condannarli a morire di lenta e inesorabile guerra fra poveri. Perciò sarebbe igienico domandarsi: ma di cultura ancora si mangia?
In fatto di cultura io non sono certo un addetto ai lavori, ma avendo il sospetto che le parole che seguono abbiano una grande (e magari pure immensa) capacità formativa, domando a voi che ne sapete più di me, ma hanno anche capacità produttiva, posto che la produttività di ricchezza, persino degli occidentali super civili, democratici e produttivi, da decenni ormai è in caduta libera?
E la guerra fra poveri è così cruenta, che sulla legalità (e lungi a parlare di moralità) dei poteri e dei potenti culturali, politici ed economici, temo non ci resti che stendere un velo pietoso.

Le parole che seguono, sono una piccola parte di recensione di un libro di poesie, trovata per caso su internet, che ci pongono questa domanda da miliardi di dollari: ma di cultura ancora mangiano tutti o solo gli addetti?

"Egloghe raffinate, spesso superbe nell'enfatizzazione stilistica che esalta eleganza espressiva e assoluta padronanza del verbo, in una forma linguistica di grande effetto; un quadro descrittivo che tutto contiene e che attraverso la parola, qui sciolta dai vincoli compressivi, ben definisce lo stilema lirico, e assume, ne l’inciso, la sua cifra, la sua libera forma, accoglie ed alterna emozioni e pensieri, tutti ben distribuiti dall'istinto poetico che arriva nelle oscure profondità dell'anima, e da esse rinascenti e riaffioranti il loro rituale svolgimento, scandisce il suo fine nel lume della nostra memoria, dove interna al divenire, è atta, nella sua mutevolezza, ogni introspezione, rappresentazione e sconfinata apertura della mente:
una silloge dove chi scrive e chi legge è chiamato a sentire e seguire un’interconnessione di suoni e di segni che prova a scardinare il senso classico dell’espressione poetica, così come lo intendiamo, e dove i luoghi di parola si mescolano a un recesso di vita, a un non dato o non detto che non si ritraggono, ma si intrecciano alla nostra storia nella quale rinnovare, vicino alla dimenticanza, sentimenti e sensazioni, come una promessa fatta contro l’irrigidimento di se stessi e il suo superamento".

domenica 19 novembre 2017

La democrazia in buona salute chi l'ha vista?

Possono dirsi democratici i sistemi sociali che hanno la destra politica senza potere di governo, capace solo di produrre fiumi di ricchezza disonesta, legittimando multinazionali d'assalto e finanza strozzina; e la sinistra straripante di consensi, incollata al governo, ma incapace di produrre una quattro soldi bucata di valore aggiunto che non derivi da rapina tributaria, corruzioni, sperperi, e appropriazioni legalizzate e non, fino a ridurre i popoli alla fame e alla disperazione? Certamente no. 
Un popolo che in democrazia ha potere di autogoverno, finisce per affidarlo ai partiti che promettono a l'ingrosso. E poiché lavoratori e pensionati sono una schiacciante maggioranza, finiscono per estorcere alla politica (con l'arma del voto) il diritto di lavorare e produrre sempre meno, e incassare e spendere sempre più. Come dire: più salari per noi e meno profitti per i poveri sventurati della PMI.
A questa demenziale e suicida pretesa del popolo di sfasciare economicamente lo Stato, di debito pubblico, tutta la politica finisce per rassegnarsi ed adeguarsi.
La sinistra comunista (tassa e spendi) non ci pensa due volte, tanto rapina di tasse la classe sociale dei piccoli padroni che riduce al fallimento e fa passare tutto ciò come salvataggio dei lavoratori e del sistema che si impegna a distruggere.
E la destra "liberale", che ha bisogno di lavoratori produttivi ormai inesistenti, finge di combattere la politica comunista dei diritti senza doveri, ma di fatto la imita e la emula per assicurare agli imprenditori (corrompi e ingrassa o mordi e fuggi) almeno un popolo di consumatori spendaccioni smidollati che facciano girare il denaro come profitti alle imprese e tasse allo Stato quanto basta per non mandarlo in default.
Ma un sistema economico artificialmente, anzi fintamente produttivo finisce per spaccare il popolo in poveri crescenti, ricchi calanti, e una classe media condannata a vivere di arricchimento oggi e impoverimento domani, quando le finte vacche grasse finiscono nel mattatoio dei tecnici Monti e Fornero per salvare lo Stato, indebitato dalle scelte di un popolo ubriaco fradicio di diritti fantasma, promessi sempre e mantenuti mai, dalla politica ladra al servizio della finanza nazionale e mondiale.

venerdì 17 novembre 2017

Le parole che non salvano, che fanno?


Ma di cultura ancora si mangia?
Con le parole si aiutano i popoli a vivere, ma solo se si riesce a riempirgli le menti prima e gli stomaci poi. Altrimenti si spreca il loro tempo, denaro e potere, per condannarli a morire di lenta e inesorabile guerra fra poveri.
In fatto di cultura io non sono certo un addetto ai lavori, ma avendo il sospetto che le parole che seguono abbiano una grande (e magari pure immensa) capacità formativa, domando a voi che ne sapete più di me, ma hanno anche capacità produttiva, posto che la produttività di ricchezza, persino degli occidentali super civili, democratici e produttivi, da decenni ormai è in caduta libera?
E la guerra fra poveri è così cruenta, che sulla legalità (e lungi a parlare di moralità) dei poteri e dei potenti culturali, politici ed economici, temo non ci resti che stendere un velo pietoso.

Le parole che seguono, sono una piccola parte di recensione di un libro di poesie, trovata per caso su internet, che ci pongono questa domanda da miliardi di dollari: ma di cultura ancora mangiano tutti o solo gli addetti?

"Egloghe raffinate, spesso superbe nell'enfatizzazione stilistica che esalta eleganza espressiva e assoluta padronanza del verbo, in una forma linguistica di grande effetto; un quadro descrittivo che tutto contiene e che attraverso la parola, qui sciolta dai vincoli compressivi, ben definisce lo stilema lirico, e assume, ne l’inciso, la sua cifra, la sua libera forma, accoglie ed alterna emozioni e pensieri, tutti ben distribuiti dall'istinto poetico che arriva nelle oscure profondità dell'anima, e da esse rinascenti e riaffioranti il loro rituale svolgimento, scandisce il suo fine nel lume della nostra memoria, dove interna al divenire, è atta, nella sua mutevolezza, ogni introspezione, rappresentazione e sconfinata apertura della mente:
una silloge dove chi scrive e chi legge è chiamato a sentire e seguire un’interconnessione di suoni e di segni che prova a scardinare il senso classico dell’espressione poetica, così come lo intendiamo, e dove i luoghi di parola si mescolano a un recesso di vita, a un non dato o non detto che non si ritraggono, ma si intrecciano alla nostra storia nella quale rinnovare, vicino alla dimenticanza, sentimenti e sensazioni, come una promessa fatta contro l’irrigidimento di se stessi e il suo superamento".

lunedì 13 novembre 2017

Gabbia per gatti, leoni e matti


Temo che il mondo sia ormai più organizzato a speculare sulle parole che a trarre profitto dai fatti. Quindi non esistono più le parole asettiche: o fanno utile, o non possono che fare danno, posto che impegnano miliardi di persone in discorsi che aggrovigliano i problemi anziché dipanarli.
Come le parole ricchi e poveri su cui si specula da millenni senza capire che razza di politica serve per assicurare pacifica e produttiva convivenza, fra: padroni e lavoratori; istruiti e ignoranti; geni e stupidi; potenti e impotenti, sazi e affamati; forti e deboli; sani e malati.
Anzi la cultura e la politica, pur sapendo che ricchi e poveri sono due razze interdipendenti, lavorano per impedire a l'Umanità di capire come si possa arrivare a l'armistizio fra lavoratori che cercano pane, e padroni che vorrebbero profitto onesto, ma sono istigati da un sistema criminale a sfruttare lavoratori, truffare clienti, bidonare banchieri, corrompere burocrati, politici ed esattori, e accumulare da cannibali il massimo arricchimento.
Un secolo fa, il signor Marx si permise di progettare come soluzione politico economica lo sterminio giuridico dei singoli padroni con l’abolizione della proprietà privata, in modo da elevare lo Stato a padrone e datore di lavoro unico.
E dopo tre quarti di secolo, il bellissimo castello di sabbia costruito sulla sabbia, è stato spazzato via dallo tsunami liberista, a conferma che nessun popolo è in grado di produrre ricchezza pubblica senza padroni privati.
Allora la filosofia politica dovrebbe porsi il problema, (ma è ancora alle aste, agli uncini e non conosce manco le tabelline), su come tenere insieme nella gabbia planetaria, i padroni del lavoro, e i padroni del capitale: come dire i gatti e i leoni senza farli ammattire.
Posto che dalle caverne ad oggi, il mondo della cultura e della politica è riuscito egregiamente ad affamare e uccidere lavoratori, ma la razza dei padroni e la loro smania accumulatrice non l’ha mai insidiata nessuno.
Persino nei Paesi comunisti, i padroni spariti d’incanto per tre quarti di secolo, sono spuntati dal nulla come funghi nel bosco, alle prime piogge liberiste. I modi per affamare e uccidere lavoratori si sprecano, ma i padroni c’erano già nelle caverne; e non c'è cultura al mondo che possa convertire un padrone in lavoratore.
Anche se a pensarci bene, essendo entrambi interdipendenti, quindi dipendenti uno da l’altro, definire autonomo l’imprenditore è una bestialità giuridica millenaria, (come chiamare maratoneta uno senza gambe) posto che la sua mobilità economica è dovuta solo a l'impiego di lavoratori dipendenti con la funzione di stampelle.
Allora va stabilito una buona volta per tutte, che il rapporto conflittuale gatti prede e leoni predatori, si raffredda in un solo modo. Sfamando finanziariamente i leoni per primi e i gatti per secondi. Invece ai leoni umani, a colpi di sindacalismo e fisco comunista e finanza nazista, si è riservato il trattamento opposto e con risultati che più devastanti non si può.
Tutte le garanzie per i lavoratori conquistate in un secolo di sindacalismo idiota, hanno ridotto al fallimento o istigato al suicidio milioni di piccoli imprenditori, di leoncini lattanti, ma i leoni adulti del mercato globale, i padroni delle multinazionali: banche, petrolio, materie prime, sanità, cultura, trasporti, comunicazione e guerra, sono diventati feroci tiranni, liberi di salvare o uccidere popoli e Stati a loro insindacabile giudizio.
Garantire ai lavoratori, legale diritto alla vita con salario o pensione, è ineccepibile, (e chi potrebbe mai contestarlo?) ma è economicamente più devastante del peggior comunismo russo e cinese assommati. Vedi Italia e vedi UE. Perché prescindendo dalla competitività e produttività di ricchezza complessiva, attenta persino alla sopravvivenza dei grandi industriali e banchieri, fino a renderli feroci per non soccombere.
Quindi, per evitare che i padroni sviluppino una fame di arricchimento innaturale, patologica, va messa a dieta la classe dirigente pubblica di ingordi, irresponsabili e ladri; e ai leoni del mercato, va garantito un livello di ricchezza proporzionale al numero dei lavoratori che assumono e pagano, per non istigarli a licenziare anziché assumere, come va di moda oggi. Perché poi rifinanziarli o esentarli dalle imposte per indurli a riassumere è demenziale.
A giudicare dalla feroce bestialità delle poche decine di paperoni mondiali pigliatutto, padroni della pace e della guerra, verrebbe spontaneo pensare che oggi gli umani hanno urgente bisogno del dott. Marx e di una sua flebo gigante di comunismo, per curare il liberismo che sta avvelenando rapporti umani, devastando famiglie, impoverendo popoli e indebitando Stati.
Invece è il comunismo la vera malattia, di cui s’è fatto uso e abuso come fosse medicina miracolosa.
L'unico modo per proteggere la vita dei lavoratori è rendere umani i padroni come sono stati per millenni, perché istigare i gatti ad odiare e combattere i leoni come unici veri nemici de l'umanità è cultura e politica da ospedale psichiatrico.
Quando il sindacalismo comunista non esisteva, i padroni non hanno mica estinto la razza dei lavoratori, mangiandoseli per millenni e millenni. Oggi grazie alla protezione sindacale li lasciano disoccupati, li sfruttano, li avvelenano, li uccidono con lavori rischiosi o li deportano da bestie nei paesi ricchi. Questo è tutto, il resto è aria fritta.
Affamare un lavoratore che cerca pane onesto per la sua famiglia è un crimine che grida vendetta. Ma avete mai provato ad immaginare che razza di rabbia esplosiva può covare un imprenditore onesto che si è ipotecata la proprietà, la famiglia e la vita, per fare profitti onesti, assumendo e pagando lavoratori, producendo beni e servizi che il mercato richiede e apprezza, ma per i moderni “Stati di diritto caricatura”, è un fuorilegge da dichiarare fallito e istigare al suicidio, se non si è rassegnato ad affamare i lavoratori e la propria famiglia, per foraggiare o corrompere una classe dirigente insaziabile e irresponsabile di burocrati, esattori, politici e giudici che non è igienico definire criminali, ma definirli matti è persino riduttivo.