giovedì 29 giugno 2017

Italia ridotta a discarica di umanità indifferenziata


Non posso affermare con cognizione di causa che l’Umanità ha del sapere una percezione quasi strabica, ma a naso temo proprio di si. Solo quando il sapere senza il capire ha generato danni irreparabili, ci rendiamo conto della differenza che c'è fra la scuola che produce tasselli di sapere, e la stampa che con lavoro certosino li compone in mosaico per aiutare persino chi sa poco o non sa niente, a capire, o almeno a percepire i contorni della realtà oggettiva e non vivere e morire come l'asino nel frastuono.
L’Europa e l’Italia in primis stanno affrontando il problema immigrati e relativo salvataggio in mare, con l’intelligenza di chi non sa cogliere la differenza fra sapere e capire. I più si ammirano la scartoffia incorniciata del proprio titolo di studio, con l’aria soddisfatta di chi si crede arrivato al traguardo del capire, ma gira in tondo come l'ubriaco che ha perduto la via di casa, e quando tutto gli andrà da dio, in punto di morte capirà che è stato un pozzo di scienza, un industriale del sapere, ma della realtà non ha colto nemmeno i contorni.
Il grande Henri Poincaré, forse doveva viaggiare verso il traguardo del capire, se un giorno ebbe ragione di affermare, che “La scienza è fatta di dati, come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa.”
La scuola forma intagliatori di pietre, produttori e distributori di sapere, ma solo ad alcuni speciali muratori del giornalismo riesce il miracolo di trasformare le pietre in casa, di impiegare il sapere per capire e aiutare a capire.
E per la carestia di muratori, è una immane fatica d'Ercole zigzagare nella babele dei media italiani per tentare di capire quanto c’è di saggio o di folle aver convogliato sulle coste libiche un numero spropositato di navi per salvare immigrati a rischio annegamento. E quanto sia da ospedale psichiatrico aver stabilito a livello UE che debbano essere solo italiani i porti su cui scaricare questa umanità indifferenziata (santi mischiati a briganti, vittime mischiate a carnefici) che si muovono ininterrottamente da l’Africa a l’Europa.
Ma per capire perché l’altruismo pur sacrosanto del salvataggio degli immigrati potrebbe trasformarsi in autolesionismo e persino in genocidio, dovremmo stabilire se come popolo, e quindi dal punto di vista socio-politico-economico, siamo potenzialmente più bagnanti alla ricerca di un salvagente o bagnini attrezzati al salvataggio.
E se guardiamo i fatti italiani ed europei  da questa diversa e più ampia angolazione, non ci vuole mica Einstein per capire che siamo poveri bagnanti, a cui i bagnini UE lanciano ciambelle di salvataggio in cemento armato, per tenersi a galla.
Siamo un popolo indebitato da fare schifo, abbiamo poveri italiani che se avessero un paio di scarpe senza buchi fuggirebbero in Africa a piedi, abbiamo suicidi a grappoli di ex lavoratori o piccoli imprenditori rimasti senza salario o profitto, con famiglia da mantenere e mutui da sanare, abbiamo famiglie che si sfasciano per le difficoltà economiche, donne assassinate, figli abbandonati o uccisi per mancanza di fiducia nelle istituzioni esistenti, anziani non autosufficienti e con pensioni da fame che non si sa bene dove scaricare. E abbiamo una classe dirigente insaziabile, che pesa come un macigno su troppi italiani a rischio annegamento sulla terra ferma, nell'oceano dei debiti e delle tasse.
Insomma, a livello di popolo, siamo come un pescatore con famiglia affamata al seguito, che ha guadagnato il largo alla ricerca di pesce. A un certo punto intercetta un barcone che sta affondando ed è carico di viaggiatori, si precipita a soccorrerli, ma non butta in mare i suoi familiari, per riempirsi la barca di campioni di nuoto. Fa salire a bordo chi è davvero a rischio annegamento, distribuisce i salvagente che avanzano, lascia in mare chi non può soccorrere senza rischio per sé, e corre a portare in salvo il carico di veri disperati che ha soccorso.
Questo sarebbe un esempio di salvataggio intelligente di cui nella UE non c’è traccia. Noi invece istighiamo pure i morti a montare sui mezzi di soccorso quasi senza bagnarsi i piedi, avendo disseminato le coste libiche di bagnini e di ciambelle. Ci mancava da esca lo "Ius soli", ma provvederemo.
Azzerando il rischio annegamento, ch'è umano azzerare, invogliamo l’Africa a farsi una crociera in Italia, e con la possibilità di disperdersi clandestinamente in Europa a caccia di euri. E giacché siamo sulla via della genialità politica, chiamiamo anche le donne a l'ottavo mese di gravidanza a correre qua a partorirsi un italiano, a sanarci la carestia demografica, e pazienza se per quella intellettiva non basterebbero nemmeno sessanta milioni di prof. Basaglia.
Ma davvero l’Italia può reggere ancora per molto a questa ondata inarrestabile di umanità indifferenziata, che ci si ferma sul groppone se non sa usare l’Italia da trampolino per disperdersi illegalmente nella UE, che di immigrati non vuole nemmeno sentir parlare? Io la domanda ve l'ho abbozzata, voi datevi la risposta.

martedì 27 giugno 2017

La guerra tra ricchi è scatenata solo dai ricchi?

Credo si possa accettare per vero che le guerre fra poveri sono scatenate dai ricchi avidi o criminali. E nei rari casi in cui i ricchi arrivano a farsi la guerra, vuol dire che sono diventati stupidi? 
Stupidi come quei coniugi che viziano i figli ben oltre le loro disponibilità economiche, poi non reggono più alle loro insensate o folli pretese, iniziano a litigare fra loro, e alla fine si separano per non accoltellarsi.
Oggi i ricchi italiani sono messi proprio così. Per decenni hanno fatto fronte a qualunque folle rivendicazione sindacale e rapina tributaria, e si sono persino rassegnati a considerare la corruzione, la concussione, la truffa, il falso in bilancio, l'evasione, l'elusione o il finto fallimento, come regole non scritte ma immutabili del finto libero mercato italiano.
Questo ha portato pace e benessere fra i lavoratori sindacalizzati, e guerra fra gli imprenditori stupidi, per una ragione semplice semplice: è verissimo che aumentando i salari lievitano i consumi e i profitti per le imprese; ma in un Paese come l’Italia, piegato e piagato da sette decenni di sindacalismo, burocrazia e politica da ospedale psichiatrico, ormai, tra fallimenti di banche e imprese, svendite, chiusure o delocalizzazioni, si fatica persino a trovare le impronte digitali delle imprese italiane oneste e capaci di attrarre consumatori, fare profitti e pagare tasse. Invece si sprecano quelle che levano il disturbo, a qualsiasi costo e con qualunque mezzo.
Quindi, l'aumento salariale, genera si aumento di consumi e profitti, ma per due tipi di imprese: quelle nazionali studiate per truffare, evadere e fallire (e perciò criminalmente competitive); e le grandi multinazionali dei paesi a basso costo salariale e a basso o inesistente carico tributario, che si fiondano in Italia, almeno da un paio di decenni, con prezzi e qualità irresistibili per la massa dei lavoratori e pensionati che avendo sempre meno risorse da spendere, comprano dalle imprese estere e fanno fallire le nazionali.
Era lapalissiano, che i lavoratori e i pensionati, in quanto unici detentori del potere numerico e politico per fare leggi e governare il Paese,  abusando da tiranni del loro potere sindacale, legislativo, burocratico, giudiziario e mediatico, alla lunga avrebbero impiccato popolo e Stato, mettendo in crisi il mondo dell’imprenditoria, del lavoro e della finanza.
Ma ad onor del vero, servivano banchieri e imprenditori acefali, per farsi coinvolgere, in una guerra tra ricchi scatenata da sindacalisti e politici comunisti, fino al punto da farli scappare da l’Italia (vedi Agnelli & C.).
Se prendiamo per buona questa citazione di Sartre, “quando i ricchi si fanno la guerra sono i poveri a morire”, siamo indotti a pensare che i poveri siano solo vittime predestinate. Muoiono nelle guerre fra poveri sfruttati dai ricchi, e muoiono nelle guerre fra ricchi, quasi usati da scudi umani per salvare la vita dei ricchi salvandogli la borsa.
Ma la questione potrebbe essere più complicata del solito, perché è vero che i ricchi conoscono a meraviglia il mestiere di sfruttatori di poveri, ma in democrazia i lavoratori e i pensionati (in quanto schiacciante maggioranza) sono la classe sociale governante non governata. Sono talmente numerosi da poter impedire da tiranni l’alternanza al potere dei ricchi, anche se non avessero mai inventato sindacalismo e comunismo.
Sono il potere politico, burocratico, mediatico e giudiziario, ma non basta, sono anche il potere economico, posto che il grosso delle tasse lo pagano lavoratori e pensionati. Allora è tutto da studiare se i ricchi si fanno la guerra e uccidono poveri da sfruttatori e strozzini per arricchire, o se ormai lo fanno per salvarsi la vita da ricchi, salvandosi almeno la borsa, il potere economico, posto che in democrazia tutti gli altri poteri sono monopolizzati dalla classe povera e media.
Per millenni i ricchi sono stati sempre e solo carnefici. Ma ora le democrazie stanno scombinando i ruoli. C’è forse il rischio che i ricchi stiano finendo anche loro da vittime negli ingranaggi della competizione selvaggia, di cui i lavoratori e pensionati, potrebbero non essere solo vittime, ma magari inconsapevoli carnefici, se grazie al loro intoccabile potere politico, sindacale, burocratico, giudiziario e mediatico possono arrogarsi il diritto di consumare più ricchezza di quanta ne producono, e sottrarla ai ricchi di diritto o di fatto, costringendo i piccoli imprenditori al suicidio e i grossi alla fuga? Meditiamo gente, prima che l'acqua ci arrivi alla gola.

sabato 17 giugno 2017

E di libertà vogliamo parlare?



domenica 11 giugno 2017

Menù Soluzioni


Solo i fatti caricano di senso i vuoti paroloni delle democrazie, confermando o smentendo che cultura, politica, giustizia e mercato, siano serviti realmente per salvare poveri e ricchi; o ahinoi, hanno fatto schiattare di sfruttamento e persecuzione criminale i poveri, per accrescere e concentrare l’arricchimento legale dei ricchi.
Se il Padreterno creando l'Universo ha fatto cose ben più grandi dello sfamare a pani e pesci un limitato numero di persone affamate; perché non ha voluto impedire almeno una delle due cause di sfascio garantito dei sistemi sociali di qualunque razza; cioè il disumano impoverimento dei poveri, o l’insensato e crescente arricchimento dei ricchi?
Ferocemente promosso e tutelato dagli utili idioti delle “legatissime” istituzioni democratiche, che usano il potere politico maggioritario dei nostri poveri italiani in costante lievitazione, per concentrare ricchezza in mano ad un numero sempre più esiguo di ricchi, che corrono in mare ad importare poveri davvero, ma poi li salvano per finta, sfruttandoli quanto e più dei poveri italiani.
Avesse impedito almeno questo; il Padreterno non avrebbe lasciato a noi la patata bollente delle bellissime ma finte democrazie, così inadatte a garantire a tutti un minimo vitale di giustizia sociale, da convertirsi, (vedi Italia) in schifose, incorreggibili, disumane dittature del caos, scusate volevo dire del bordello burocratico.
Con una classe amministrativa e dirigente di oltre cinque milioni di addetti, (ma qualcuno parla pure di sei) che si è ritagliata per sé, tali e tanti privilegi, irresponsabilità, furti e impunità, vivendo ben oltre le proprie capacità produttive e facendo solo danni; che allo stato delle cose, lascia ai propri figli, (dopo averli assicurato una laurea) un debito pubblico astronomico, e se gli andrà da dio, (raccomandazione permettendo) un lavoro di apprendistato per 400 euro mensili, (se e quando li incassano realmente) o l’emigrazione max a 25 anni.
E a questo livello di sfascio, c’è una sola considerazione da fare: se l’arricchimento dei ricchi è fisiologico, non lo ha impedito Dio e non può impedirlo nessuno; i saggi della cultura e i potenti della politica e della giustizia, che ci stanno a fare così numerosi, se si dicono impegnati a garantire la legalità anche a beneficio degli ultimi, ma poi gli ultimi, i disperati, lievitano manco fossero pandori, e continuano a schiattare da formiche sotto un diluvio di iniquità e violenza, spacciata per giustizia sociale?
Persino nella ricca, progredita e pacifica Italia, c’è ancora una minoranza di donne povere, che trova più sicuro, per le proprie disumane condizioni fisiche, psicofisiche o economiche, in alternativa al suicidio, partorire e uccidere il neonato, anziché affidarsi a quel esercito di “benefattori” che occupano le istituzioni per sfruttarle a proprio esclusivo vantaggio, e alla faccia di chi non sa, non ha, non può.
Salvo nobilissime eccezioni, gli addetti pubblici sono tanto idioti o rapaci nel tutelarsi i propri interessi, che stanno obbligando le donne a spartirsi così freneticamente fra casa e lavoro, pur avendo figli piccoli e piccolissimi da accudire, da renderle matte, feroci o scimunite a tal punto, da dimenticarsi i figli in macchina sotto il sole per cinque ore, con epilogo drammatico.
Di questo porcaio italiano, se ci sono saggi, ricchi e potenti che conservano ancora un barlume di coscienza e dignità, qua pubblicamente e concretamente dovrebbero vergognarsi e dissociarsi.
Io ne parlo da tre decenni, ma abbaio alla luna. Ho iniziato a scrivere quasi da semi analfabeta, alla notizia per me sconvolgente pubblicata dal “Quotidiano di Lecce”, nel 1985-7 (non ricordo più) di una vedova giovanissima con figli da mantenere, che dopo aver chiesto invano aiuto a mezzo mondo, aveva ammazzato i figli e si era suicidata.
Tre decenni sono passati senza che la classe dirigente italiana si sia accorta quale scia di morti per ingiustizia sociale si sta lasciando alle spalle, persino fra gli stessi dipendenti pubblici. Chiamare democrazia, Stato di diritto e giustizia sociale una simile vergogna, è roba da barbari o da matti.


martedì 6 giugno 2017

Menù Soluzioni


Il meglio della “cultura italiana truffaldina” si sviluppa su tre filoni diversi, ma con la comune finalità di acchiappare e sfruttare il potere democratico, fingendo di aiutare il popolo a governarsi.
in questa loro pregevole funzione, le tre razze di arruffapopoli sindacali, mediatici e politici, non si lasciano mai sorprendere impreparati. Da furbi mestieranti del blablà, conoscono e usano questa formula magica strappa applausi garantiti: “dobbiamo dire no”, E poi di seguito ci seppelliscono vivi di problemi vecchi quanto il cucco, da cui non hanno la più pallida intenzione, né la capacità di liberarci.
E in sette decenni ci hanno allenato a “dire no” a qualunque problema“agli italiani che si impiccano, ai pensionati che rovistano nella monnezza, ai campani che si ammalano di cancro, agli studenti che lasciano l’Italia, ai liguri che sprofondano nel fango, ai posti di lavoro a rischio della Indesit o dell’Ilva, agli impiegati di Meridiana o Alitalia, agli imprenditori del veneto strozzati dalle tasse, ai bambini del quartiere Tamburi di Taranto, alle vittime dell’amianto, ai giudici condannati a morte dalla mafia, agli esodati, ai professori precari, agli agricoltori pugliesi, ai pescatori siciliani, a chi vive in macchina perché lo Stato gli ha portato via la casa, o a chi si imbarca su un barcone della morte perché non ha più uno stato a casa sua”.
Mentre sul fronte opposto, i presunti saggi e potenti del governo, rispondono con altrettanta finta onestà e competenza. “Non c’è la soluzione, va trovata”: è aperto o stiamo per aprire un tavolo di trattative con le parti sociali, che poi sono gli arruffapopoli di cui sopra, impegnati a trarre il massimo profitto paralizzando il governo e assaltando la diligenza, con questa superba conclusione spellamani.
Se tutti costoro non fossero uomini e donne, ma istituti finanziari, se tutti costoro non fossero sangue e carne, ma gruppi petroliferi, li avreste già salvati da un pezzo. E’ tempo che ve ne andiate, e lasciate il governo del Paese a chi ha onestà e coraggio e nessun delinquente a casa propria”. Tutti fanno sfoggio di  onestà e coraggio, ma di intelligenza e competenza, manco a parlarne per sbaglio.
Perciò io chiederei umilmente, a chi non ama né esattori, né banchieri, né petrolieri, di spiegarmi questo: un Premier che non volesse comportarsi da bimbominchia o vampiro, a chi dovrebbe chiedere i soldi per fare ciò che ha promesso di fare, posto che nella UE, tutti i governi spendono soldi rapinati a Pantalone o mutuati dalle banche?
Se il Premier a caccia di sangue finanziario fresco, non può succhiarsi da vampiro i lavoratori in calo e i disoccupati e sottoccupati in crescita, i piccoli imprenditori che chiudono, falliscono o si suicidano, gli esodati e i pensionati, e non può attaccarsi alla giugulare dei banchieri strozzini, a quali caxxo di donatori può spillare euri?
Che fa, converte Palazzo Chigi in zecca dello Stato per stampare moneta a ciclo continuo e fronteggiare le richieste demenziali di un popolo indotto da eserciti di cacasenno a chiedere di più e produrre di meno? O rompe il salvadanaio di figli e nipoti a caccia di centesimini disoccupati?
Perciò, stanco di vivere da utile idiota in questo Paese paralizzato proprio da chi dovrebbe governarlo cercando le migliori soluzioni possibili, ho chiesto al direttore Nicola Cariglia di “Pensalibero” che ringrazio per l’ospitalità, di avviare la rubrica Menù Soluzioni
Chi volesse inventare uno straccio di futuro per il popolo italiano, compatibile con i 27 stati UE, non si dilunghi ad elencare problemi, (ne abbiamo già a strafottere) ma arrivi qua attrezzato per risolvere almeno uno, dichiarando quanto costa la terapia, chi la compra, chi la vende, chi è il medico curante, e con i soldi di quale categoria di soggetti produttivi si arriva alla soluzione.
Chi non ha la giusta preparazione interdisciplinare per dimostrare numeri alla mano, come produrre un euro di utile qua, senza generare due di danno più in là, ha tutta la mia gratitudine se si astiene dal proporre papocchi, a cui ci pensano già egregiamente le istituzioni italiane facendo danni da sette decenni.
Io sono un umile opinionista dilettante di 75 anni e di scarsa cultura. Qua e ora mi dichiaro pubblicamente colpevole, perché unendomi per tre decenni al coro dei “diciamo no” allo sfascio nazionale, nel mio piccolo, ho contribuito per ignoranza ad incasinarlo meglio. 
Così ho deciso, smetto di scimmiottare i "diciamo no", recito il mea culpa, e vado a caccia di “diciamo si”: di persone di buona volontà disposte a fare squadra, su questa miracolosa oasi di buonsenso chiamata Pensalibero, e determinate a salvare il salvabile. Buon lavoro a chi vorrà contribuirvi.

lunedì 29 maggio 2017

Sul pianeta Terra, siamo padroni o servi?


Davanti a l'immagine del globo terrestre straripante di specie animali e vegetali, e con l’intestazione, “Il pianeta è anche loro non solo nostro”, ti viene il sospetto che l’autore sia un tantino impedito, a spacciare una ovvietà da asilo nido, come l’ultima grande scoperta scientifica de l’Umanità. Ma è l’esatto contrario. Per la cultura umana passata e presente, questo concetto è più ostico che ovvio.
Nel disperato (e mal riuscito) tentativo di rendere produttivi i rapporti fra individui e fra popoli, gli scienziati si sono scordati di rendere tali anche i rapporti fra gli uomini (oggi sette miliardi) e gli altri esseri viventi, o peggio, fra umani e pianeta.
Tanto è bastato a fare di quella umana, la più feroce razza predatrice del Mondo, così superficiale, ottusa, ingorda e spietata, da diventare devastante per i popoli poveri, per la biodiversità, per la buona salute del pianeta, e quindi suicida.
E con una scienza così approssimativa e autolesionista, da illuderci di poter adattare il pianeta a l’uomo, anziché l’uomo al pianeta, non siamo più in grado di sapere se la distruttività umana ha già raggiunto il punto di non ritorno.
Io non ho la più pallida idea se sia scientificamente possibile una inversione ad U della attuale cultura genocida, per ripensare e per rifare compatibile il rapporto uomo-pianeta, rendendo realmente sapiens, ciò che da qualche secolo è degenerato in demenz.
Ma a sentire Somerset Maugham, è impossibile qualunque manovra correttiva, perché “gli uomini hanno un’idea incredibilmente sbagliata della loro posizione nella natura; e questo errore è inestirpabile”.
Ci sentiamo padroni del mondo, ma ci comportiamo da stupidi e rissosi inquilini di un immenso condominio, tanto complesso e imponderabile per la nostra mini intelligenza, che il grande antropologo, psicologo e filosofo francese Claude Lévi Strass, ha dato l’ultimo colpo di grazia alla nostra presunta superiorità, affermando che “Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui”.
Come dire, siamo l’unica razza animale, che pur insegnandoci da millenni a crescere e moltiplicarci in pace; da qualche secolo, grazie a l’intensiva istruzione di massa, ci siamo in/voluti in specie culturalmente modificata per distruggere più che per consumare, e siamo tanto ottusi, rapaci, devastanti e suicidi, da rischiare "l’autosfratto", per estinzione.  

Nel mondo della cultura, politica, giustizia e mercato, ci servirebbero soggetti capaci di smentire Maugham e Lévi Strass; speriamo che  il Creatore voglia darci una mano, mettendo in produzione assaggio almeno una mezza dozzina di  umani, meno pessimisti, ma vaccinati come Einstein, contro il delirio d'onnipotenza.

martedì 16 maggio 2017

Menù soluzioni

E’ vero che a questo mondo non c’è limite al peggio; ma se ci fosse un tizio talmente fulminato da ammazzare un farmacista perché non ha ancora inventato il farmaco per la sua malattia incurabile, si dovrebbe riaprire un manicomio, sbatterlo dentro e buttare la chiave.
Ma se il matto accoppa farmacisti, a corto di farmaci inesistenti, grazie a dio ci manca; in compenso, abbiamo l’intero popolo italiano così plagiato dalla cultura, da incriminare (scimmiottando scuola e stampa) i farmacisti della politica, perché gli scienziati della politica, invece delle soluzioni, li riforniscono di medicine placebo, di pannicelli caldi per incancrenire i problemi fino alla distruzione totale dei sistemi sociali.
Tanto è, che quando spostiamo di peso i Machiavelli dalla politologia alla politica, dalle università a Palazzo Chigi, dal dire al fare, ci rendiamo conto che inventare parole, è un gioco innocuo per bambini scemi, ma tramutarle in soluzioni ammazza problemi, e non popoli, è un altro paio di maniche.
Considerare l’Università la sede dei padreterni, e Palazzo Chigi l’asilo dei bimbiminchia aggiunge danno a danno; perché poi i padreterni, spostati di peso da l’insegnamento, al “governamento“, del malato ne organizzano il funerale al posto della guarigione, (dopo Prodi, vedi Monti e Fornero).
La politica va inventata e attuata, non con atti terroristici, o pilotando la macchina del fango, o condannando i politici per crimini inesistenti, salvo poi assolverli dopo averli rovinati o distrutti.
Palazzo Chigi è solo la farmacia italiana numero uno. Ed è uno sprovveduto chi si scandalizza di non trovare là tutte le medicine salva Italia, che gli accademici non hanno ancora inventato, prodotto e distribuito. Come formare cittadini intelligenti e onesti, come contenere o debellare l’immigrazione clandestina, o il tracollo del sistema economico per scarsa competitività, o per globalizzazione selvaggia, o per strozzinaggio mondiale, o per devastazione ambientale irreversibile, come quella generata da l’uso dei prodotti chimici, amianto, plastica ecc. ecc.
Io non sono un giornalista, e ho sempre introdotto le mie opinioni in punta di piedi e direi pure scalzo per non disturbare. Ma sono alle soglie dei 76, e ancora non riesco a vedere l’Italia come una Casa Comune, uno Stato di diritto, una Repubblica democratica, e con una classe dirigente che abbia in mano la chiave per un futuro meno scandaloso e drammatico per popolo e Stato.
Così ho deciso: o cambio o smetto. Ho informato il dott. Nicola Cariglia, direttore di Pensalibero.it  (il favoloso giornale che ospita le mie opinioni), del mio interesse a mettere in relazione chiunque voglia completare le analisi esistenti, inventando soluzioni sostenibili e ho avuto l’OK.
Chi pensa come me, che il giornalista debba sentirsi come un informatore medico, un rappresentante che mette in relazione i produttori coi venditori di medicine, i politologi coi politici che le acquistano per conto di burocrati e giudici col potere di curare e guarire; si candidi a diffondere questo concetto, e contribuisca a fermare la giostra dei matti, dove tutti siamo impegnati, (io da tre decenni) a bacchettare i politici, perché sprovvisti delle soluzioni attuabili ed efficaci, che la scienza politica non ha ancora inventato.
Questo non significa che domani si debbano mettere tutti i giornalisti e i giudici in cassa integrazione, o che debbano smetterla di criticare o perseguire i politici stupidi, corrotti o ladri; ma che le colpe per le soluzioni mancanti, vadano divise fra scienziati e manovali, fra politologi e politici; perché usare sempre e solo il Premier e il governo da capro espiatorio, è come tirare la coda a l’asino per farlo avanzare.
Analizzando i fatti, positivi o negativi, ci eleviamo a giudici di chi ne è stato l’artefice. Mentre proponendo soluzioni, ci esponiamo al giudizio altrui, ed è una posizione poco gradita dal mondo della cultura che ama lucrare carriere, guadagni e privilegi, su l’incapacità o disonestà della classe dirigente, e lascia che i sistemi sociali vadano in malora, dalle sale parto ai posti tomba.
Io cerco soggetti che non hanno paura a giudicare e nemmeno ad esporsi al giudizio altrui, proponendo la soluzione di qualche problema. La Redazione di Pensalibero sta predisponendo un indirizzo email specifico per tentare di dar vita a questo progetto. Ma chi ha voglia, coraggio e capacità di contribuire con le sue idee, può anche lasciare qua il suo recapito (nello spazio commenti) e sarà contattato. L’Italia non ha mai smesso di produrre cittadini generosi e capaci, qualcosa ne verrà fuori. Buon lavoro.
Franco Luceri



giovedì 27 aprile 2017

Urge rivoluzione a 960°


Chi ha detto che “il buono è già stato pensato tutto, va solo ripensato”, credo ci abbia servito una grande verità su piatto d’argento.
Le successive novità filosofiche e matematiche a supporto delle ideologie politiche, sono servite e servono per metterci tutti contro tutti, e sono diventate letali quanto una guerra atomica.
“Massacrando cervelli” avrebbe detto Twain, con formazione e informazione truffa, hanno spento le capacità creative e critiche dei più, per accrescere i poteri e i guadagni delle élite culturali, sindacali, burocratiche, politiche e finanziarie rapaci.
Quindi, a queste “teste d’uovo”che ci spacciano il “nuovo” come salvifico, va detto un secco basta. Da decenni ci garantiscono il salvataggio di una formica, alla modica spesa, dei disoccupati che crescono, dei piccoli imprenditori che falliscono o si arrendono, di grosse imprese che scappano o banche che collassano, e travasi di Umanità ai quattro venti per fame, guerra o terrorismo.
La bella civiltà moderna, contaminata dalla stupidità dei sapienti e dalla rapacità dei potenti, è come un mucchio di biglie di vetro lanciate sotto i nostri piedi per paralizzarci o atterrarci e romperci le ossa. Non c’è più un mattone sicuro, rischiamo costantemente la vita, anche solo a grattarci l’ombelico da fermi in casa nostra.
Le certezze e le garanzie sono riservate a farabutti, violenti, rapaci e matti del potere culturale, sindacale, burocratico, politico e finanziario. Onesti, pacifici e intelligenti devono prepararsi a reggere lo scontro adattandosi, o consegnandosi prigionieri ai farabutti, nella speranza di salvare almeno il capocollo se gli va da dio.
Dovremmo tornare in retromarcia a tutto il vecchio che è stato pensato bene, secoli prima di Cristo, ma il tempo è scaduto, ed è impossibile disfarci del nuovo senza estinguere la razza umana. Allora dobbiamo reintrodurre con dosaggio compatibile, i correttivi capaci di spostare potere dai disonesti agli onesti, perché oggi i sistemi, non importa se democratici o tirannici, sono una istigazione a delinquere pure per i santi del quadro.
Una volta c’erano categorie di individui della cui moralità nessuno osava dubitare. Il genitore, il maestro, il prete, la suora, il maresciallo, il sindaco e il giudice erano garanzia di buonsenso e rettitudine. Poi, insieme alla morale, si sono liquefatte ed evaporate politica e giustizia: e da lì, salario, profitto e tasse.
Ora è già rischioso fidarsi di se stessi, e fidarsi degli altri è un tentato suicidio. Di quali potenti o istituzioni possiamo avere cieca fiducia? Dei legislatori, burocrati, giudici, avvocati, sindacalisti, professionisti,  esattori e fiscalisti? Di “nessuno“, se non hai mangiato almeno nello stesso piatto con uno di loro. De l’uomo di fiducia s’è estinta la razza. Insomma: “non è la libertà che manca, mancano gli uomini liberi” direbbe Longanesi.
Inventando diritti a vagonate, senza doveri e senza responsabilità per nessuno dei finti saggi e potenti che impestano il mondo, e peggio per i miliardari che se lo spolpano vivo, si è ridotto l’intero pianeta a un mucchio di letame infetto e l’Umanità in malato terminale.
C’è da moderare i diritti suicidi di oggi, reintroducendo con lento e costante dosaggioi doveri e le responsabilità di ieri, a tutti i livelliServe una rivoluzione copernicana morale, culturale, giuridica ed economica, affidata a soggetti incontaminati dalla attuale cultura rapace e suicida, da troppi decenni al servizio dei cannibali del sindacato, burocrazia, professioni, politica e finanza.
Corriamo a farci un bagno di vecchio per cercare il nuovo a misura d’uomo non ancora inventato; perché le teste d’uovo della cultura e politica, fingono di non sapere che la democrazia, al pari di una automobile, ha bisogno dei benzinai per muoversi, ma soprattutto dei meccanici per rimanere o tornare in buona salute.
In Italia, la sola benzina del consenso basterebbe a tenere funzionante l’automobile, persino se guidata da un Premier ubriaco e senza parente; se un numero crescente di meccanici della cultura, preposti alla manutenzione e riparazione del sistema, non si prostituisse con regolarità alle lobby sindacali, politiche e finanziarierealizzando una autentica circonvenzione di popolo incapace, plagiato da istruzione e informazione, e lasciato volutamente al buio, (povero di creatività e senso critico) per asservirlo e rapinarlo invece di servirlo.

martedì 18 aprile 2017

Bella religione il multiculturalismo!


Questo scritto di Paola Fusetti trovato su Facebook è da Nobel per la letteratura. Spiega in maniera inequivocabile che l’individuo di cultura media non può sottrarsi al condizionamento de l’habitat in cui vive.

I miei vicini di casa comprarono l'appartamento circa sette anni fa. Nessuno lo voleva, come gli altri cinque, compreso il mio, in vendita da tempo. Lei, una quarantenne francese bellissima e gentile, disse che i francesi erano abituati al multiculturalisno e che non aveva pregiudizi come invece gli italiani.
Dopo quattro anni diventò membro del comitato cittadini del quartiere per chiedere di bloccare il degrado da spacciatori, negozi etnici dalla scarsa igiene, zingari e maghrebini che bivaccano sotto casa a bere birra e mangiare di tutto.
Qualche mese fa, alle dieci di sera la trovai sotto casa a parlare coi carabinieri perché, dovendo usare la macchina, ci trovò gli africani a tagliare le dosi sul cofano.
Ieri sera suo marito mi ha detto che ormai, quando torna dai viaggi di lavoro o dai week end, prova nausea solo al pensiero di rientrare a casa, a causa dello schifo che trova nel quartiere.
L'ultima novità sono una mezza dozzina di nigeriane che vendono polli cotti e crudi conservati in trolley e borsoni. Lungo il corso, tranquille e pure arroganti, che a chi glielo ha domandato hanno berciato che loro hanno la partita IVA e che quindi sono in regola.
Asl non pervenuta. Ufficio igiene neanche. Carica batterica dei polli probabilmente simile a quella dei pesci che in India vendono conservati nel fango. Anzi, probabilmente molto peggiore.
Dite che qualche radical chic di m@@@@a comprerebbe i nostri appartamenti, magari ai prezzi pre-degrado, per venire a farsi un bagno di realtà?”
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Morale della favola: quattro anni di residenza nella civilissima Italia, hanno fatto di una francesina, con fede incrollabile nel multiculturalismo, una italianizzata quasi eretica e forse alla lunga pure razzista.
Perché è la capacità dei poteri pubblici di governare popolo e Stato, a modificare in meglio o peggio un territorio. Se la politica assicura agli immigrati integrazione dignitosa, è un conto; se li lascia razzolare liberi come galline, (o peggio come cavallette) perché è incapace di governare il millenario e naturale fenomeno dello spostamento dei popoli, garantendo cultura, leggi, lavoro, ordine, sicurezza e giustizia, è un altro conto.
In Italia, i nostri tre poteri pubblici sono incapaci di governare in condominio un pollo e una gallina; pensa tu quanta possibilità ha il multiculturalismo di diventare fede incrollabile, radicandosi pacificamente e produttivamente nel fu Bel Paese.
Insomma, per non farla lunga; prima che l’uomo sia in grado di cambiare l’habitat, è l’habitat che forma, cambia o stravolge l’uomo, facendo un criminale da un santo o un santo da un criminale. La natura, la cultura, il mercato, le leggi, le istituzioni e la magistratura, riescono a produrre a piacimento evoluzione o involuzione sociale.
Chi ha detto che in democrazia “il popolo ha la politica che si merita”, ha sparato una colossale corbelleria, perché il popolo si muove per cambiare lo status quò, solo quando rischia la vita nel caos e ne l’ingiustizia sociale, e non può che farlo in maniera violenta, con scarsa intelligenza.
Solo gli intellettuali, i burocrati e i professionisti hanno la “forza” di migliorare pacificamente il sistema, se e quando hanno la “volontà”. Ma se i “cacasenno” si predispongono ad arricchire legalmente alle spalle del popolo, speculando sul caos e l’ingiustizia a norma di legge, tocca alla massa degli esclusi e sfruttati togliere il potere ai farabutti pubblici e privati, prima che lo faccia un tiranno, più a spese degli innocenti che dei colpevoli.

martedì 4 aprile 2017

Svuota la piscina e tuffati


Mettendo in discussione la vecchia (e schifosa) civiltà maschilista, con usi, costumi, valori, leggi e istituzioni concrete, ma senza fornire niente di altrettanto tangibile per il presente e futuro delle famiglie e dei popoli; è stato come convincerli a svuotare la piscina maschilista dalla millenaria acqua putrida e a tuffarsi fiduciosi, che quella profumata del femminismo sarebbe sorta d’incanto. E con l’entusiasmo alle stelle, ci siamo lanciati a testa in giù e spiaccicati, perché di femminismo c’è solo pitturato il fondo.
La civiltà femminista realmente raffinata, colta, pacifica e produttiva, alternativa alla maschilista, povera, rozza, violenta, bellicosa  e schifosa, è ancora tutta da inventare. Nei rapporti uomo-donna e genitori-figli la violenza non sembra affatto attenuata o sparita, anzi!
E con la stessa pazzoide filosofia da tuffatori suicidi, molti popoli europei si sono disfatti della propria “sporca” sovranità monetaria e si sono tuffati nella piscina purificatrice UE, strabordante di “pulitissimi” liquidi BCE. Ma anche questa si è rivelata una drammatica illusione ottica, da semplificazione e sottovalutazione suicida.
In sei decenni, le mazzette di contanti, fresche di stampa, di cui sembrava tappezzato il fondo, (e a portata di mano di banchieri e barboni) si sono tramutate in cambiali, debiti privati che pochi ladroni riescono ad onorare, tasse rapina e debito pubblico insanabile.
Ci siamo tuffati contadini, pensando di venirne fuori tutti banchieri, ma sul fondo ci siamo spiaccicati da barboni. La UE, non è quel sistema finanziario di vasi comunicanti che pensavamo, ma di feroci valvole di ritegno. I liquidi, (leggi euro) corrono a fiumi dai 28 (oggi 27) verso la BCE, ma dalla BCE ai 27, ritornano a goccia come la minzione di un malato di prostata, e con spread strozzino.
Alla federazione economica di Stati, non è seguita quella politica (come al maschilismo sporco, non è mai seguito il femminismo pulito). Di fatto erano e sono finte tutte le 28 economie, fondate sul sindacalismo comunista idiota, corrotto e rapace; e il corporativismo fascista irresponsabile e mafioso da “prenditori mordi e fuggi”, con la comune finalità di incentivare e proteggere (oltre a quello di banchieri e industriali) l’arricchimento della classe dirigente pubblica e privata cannibalesca, fino alla totale distruzione di popolo e Stato.
Ora bisogna decontaminare e lavare la piscina economica straripante di liquidi finti e riempirla di veri, sottraendoli a chi ha fatto incetta criminale di denaro pubblico per la propria piscina privata e da sei decenni ci sguazza dentro da maialone.
L’Europa dei banchieri non è stata una idea demenziale o criminale. Separare la finanza dalla politica, la farina dal mugnaio, serviva, serve e servirà per impedire la contaminazione della farina e l’insozzamento dei mugnai. Ma in mano alla burocrazia idiota e rapace, anche le idee geniali finiscono per scatenare catastrofi e guerre.
Ora abbiamo piscine europee vuote di euri, ma piene di tuffatori pure d’importazione (leggi disoccupati, affamati, immigrati, deportati, e imprenditori illusi) in fila indiana sul trampolino del mercato UE e della finanza strozzina, per tuffarsi nel mare magnum dei finti salari e dei finti profitti “onesti” proiettati sul fondo, e invitanti come mazzette vergini di soldi freschi di stampa.
I carnefici del rapporto incestuoso e mafioso fra politica, burocrazia, sindacato e finanza strozzina, hanno svuotato la piscina del mercato, dai salari giusti, dai profitti onesti, dai tributi equi, e dallo sviluppo sociosolidale ed ecocompatibile.
Perciò, se ancora non si è estinta la razza delle famiglie affiatate, dei lavoratori amici degli imprenditori onesti, urge fermare la mano assassina dei fabbricanti di nemici signori della guerra fratricida: questa classe dirigente cannibalesca, destra e mancina, che i lavoratori li preferisce disoccupati, gli imprenditori falliti o suicidi, i mariti assassini, e i figli senza futuro, perché più facili da asservire che servire.


giovedì 23 marzo 2017

Vanno reinventate le fondamenta dei sistemi sociali


In edilizia, le fondamenta che non riescono ad assorbire i carichi delle strutture in elevazione, trasmettendoli al terreno e ancorando l’edificio al suolo, non sono a regola d’arte.
E altrettanto approssimative si direbbero le fondamenta dei sistemi socio-economici, che ovunque nel mondo, (Europa in primis) si disfano come sottoposti a un perenne terremoto.
Non c’è politica e giustizia che salvi almeno la decenza nei sistemi sociali, tutti belli (leggi legali all’esterno) come un frutto maturo al punto giusto, ma dentro, in crescente e perenne putrefazione.
Dov’è il guasto? Nella politica, nella giustizia, nel mercato o nella “cultura” incapace di adeguare le fondamenta fiscali e finanziarie, alla costruzione sociale, perchè non ne venga fuori il solito gigante con i piedi d’argilla? Vedi Italia che ha sfiorato il primato di quarta potenza mondiale, ma con un carico di debito pubblico inarrestabile e forse incalcolabile.
Quindi il problema dell’Umanità sta tutto nelle fondamenta tributarie e finanziarie degli Stati, pensate per un certo carico sociale produttivo, ma poi assoggettate ad un sovraccarico fallimentare, dovuto a fattori imponderabili e perciò ingovernabili come calamità naturali, perdita di competitività, migrazioni inarrestabili, epidemie, guerra, terrorismo ecc.
E chiedere alla politica di governare bene in queste condizioni è da ospedale psichiatrico. E’ come pretendere che il marito disoccupato festeggi degnamente l’anniversario del matrimonio regalando alla consorte un diamante più una pelliccia.
Quindi i sistemi sociali necessitano di una sola cosa che la politica ancora non ha, anzi non ha mai avuto. Le fondamenta fiscali e finanziarie a geometria variabile (a spese delle generazioni presenti non di quelle future), che le scienze socio-economiche non hanno ancora inventato. In modo da reggere tutto il carico delle sollecitazioni impreviste, incalcolabili e perciò, a tutto oggi, politicamente ingovernabili.
Sigmund Freud ha tentato di proteggerci dai ciarlatani con queste illuminanti parole: “No, la scienza non è un’illusione. Ma sarebbe illusione credere di poter trovare altrove quello che essa non può darci”.
Perciò aspettarsi miracoli dalla politica è da utili idioti, se la scienza non ha ancora capito come assicurare ai popoli e agli Stati, fondamenta fiscali e finanziarie una punta più solide della ricotta annacquata italiana a default garantito.
Se provate a guardare un albero sottoposto a mille sollecitazioni negative, da acqua, vento, neve, valanghe ecc. avete l’impressione che il Padreterno, inventando gli alberi con una sola gamba abbia sbagliato qualcosa. Invece ha calcolato fondamenta tali, cioè le radici, da sopportare senza danni tutti i carichi esterni naturali e accidentali.
Allora sono le fondamenta fiscali e finanziarie a fare solido o pericolante il sistema Stato. Senza un gettito tributario equamente distribuito, per garantire radici e linfa vitale a popolo e Stato, la politica è costretta ad attingere denari dai finanziatori esterni.
Ma poi, maneggiando tanta “farina”, è inevitabile che gli "onestissimi mugnai" della classe dirigente si sporchino di privilegi, sprechi e furti, fino ad uccidere popolo e Stato.
Il lavoro ricco, le tasse eque e una classe dirigente onesta, assicurano solide fondamenta, radici e linfa a qualunque sistema socio-economico e quindi alla Casa Comune detta Stato. Il resto è abbaio alla luna.

martedì 21 marzo 2017

Gli occhi da soli non vedono.


Gli occhi da soli non vedono”: ultima grandiosa verità di Celentano. Ma vedrebbero se il mondo della cultura prostituito al migliore offerente, non provvedesse ad accecarci già in tenerissima età, spacciando per vere le mille falsificazioni dei saggi, ricchi e potenti mangiapane a tradimento, tanto da indurci a considerare falsa la verità oggettiva.
Quella che ci racconta come le imprese generano profitto dalla produzione e commercio di beni e servizi che lentamente avvelenano, devastano e uccidono popoli e ambiente; come i sindacati difendono i posti di lavoro e i salari in quelle imprese assassine più di lavoratori ché di padroni; come i banchieri le finanziano; come i governi le aiutano con appalti truccati per incassare le provvigioni politiche dette tangenti. Mentre il mondo della falsificazione culturale, a l’apice del potere, garantisce apparente giustizia, ordine e repressione nel legatissimo sistema genocida.
Certo che “gli occhi da soli non vedono”; ma vedrebbero se smettessimo di pensare col cervello dei potenti, se rifiutassimo di accettare per vere le loro menzogne, e iniziassimo a contrapporle alle reali devastazioni socio - politico - economico - ambientali generate da tutto ciò che viene spacciato per produttività, sviluppo, civiltà, legalità, giustizia sociale e democrazia d’esportazione, (ci mancava solo la carne artificiale, sintetica) e che si lascia dietro una scia di sfruttati o esclusi, invalidi, ammalati cronici, drogati e matti, famiglie sfasciate e femminicidi, ma perfettamente funzionale a garantire privilegi alla classe dirigente assassina, insediata al potere come i topi in una forma di parmigiano.
Il Presidente della Regione Puglia Emiliano, dice che senza gli immigrati non avremmo più né agricoltura né industria. Allora uno si domanda: ma abbiamo carenza di lavoratori italiani tale da paralizzare l’economia se non ci affrettiamo a finanziare e pescare immigrati? No, il 40% dei giovani italiani è disoccupato. Ma in Italia il lavoro è troppo sindacalizzato e burocratizzato e ha ucciso competitività, salari giusti, imprese e profitti onesti, e ovviamente tasse eque e sufficienti per lo Stato.
Ma la colpa del sindacato, pur gigantesca è conseguenziale. Chi sta uccidendo i popoli è l’istruzione scollegata dal mercato. Le scuole (come una variabile indipendente di berlingueriana memoria) sfornano solo “diplomati e laureati”, ma servirebbero pure contadini, manovali, artigiani e operai dell’industria. Così importiamo immigrati e profitti per il caporalato, furti, rapine, spaccio, omicidi, (che paralizzano la magistratura) costi astronomici per i contribuenti, ed esportiamo cervelli, dopo averli formati a costi proibitivi, ma esclusi dal mercato italiano.
Servirebbe qualcuno che prendesse di peso l’Italia e la girasse sotto sopra, azzerando così la cultura demenziale che ci acceca dalla nascita, occultando la verità sotto montagne di menzogna legalizzata.
Ma il Padreterno ha già dato, ed è inutile chiederGli il bis. Perciò, se mai esiste ancora chi può disboscare la foresta dei privilegi per i privilegiati assassini della classe dirigente italiana e UE, lo faccia, prima che la rabbia ingovernabile dei popoli scriva col sangue la parola fine.

lunedì 6 marzo 2017

Dove si insegna responsabilità?


Premesso che non sono un addetto ai lavori; se mai dovessi definire con un aggettivo la qualità della cultura Italiana, direi “galleggiante”, perché nessun problema viene analizzato dalla scuola, dalla stampa e men che meno dalla politica, in maniera così profonda e oggettiva da portarlo a soluzione.
E un caso emblematico di pressappochismo pedagogico e giuridico, è quello dello studente del Pininfarina di Moncalieri, che si ritrova sballottato fra galera e premio Nobel, per aver venduto a prezzi stracciati, per due anni, merendine ai compagni di scuola.
Lui trattato come uno spacciatore di droga, ma premiato da genio dell’imprenditoria; e l’intero apparato della scuola che per due anni non ha visto, non ha sentito, non ha parlato e comunque non ha fermato l’illecito che avrebbe dovuto vedere e fermare: tutti salvatori della patria.
Questo problema non va lasciato irrisolto e in putrefazione, perché è significativo di un Paese che è già scivolato (in ogni senso possibile e immaginabile) da quinta potenza mondiale europea, in tribù sottosviluppata dell’Africa.
E’ tutto in caduta libera, dalla qualità dell’istruzione, alla libertà di stampa (che ci vede oltre il settantesimo posto), alla certezza del diritto, alla competitività e produttività, alla giustizia sociale, alla democrazia incompiuta, e con disoccupazione giovanile al 40 %.
Siamo ad un passo dalla dittatura. Le istituzioni democratiche si sono dimostrate in blocco inadeguate a governare questo Paese e questo popolo. Eccellenti nel rastrellare tributi, (più dai barboni che dai banchieri) ma scadenti nel trasformarli in servizi.
Perciò, visto che la scuola è sorgente di barbarie, quando non lo è di civiltà, va chiarito con urgenza se quella italiana va premiata o bastonata, visto che usa le tasse degli imprenditori per formare solo disoccupati o emigranti, e scoraggiare, punire o scorticare vivi quelli che dimostrano un naturale talento per l’autonomia imprenditoriale.
Tutto l’apparato culturale, burocratico, giudiziario e fiscale italiano è studiato per distruggere l’Italia e gli italiani distruggendo imprenditori e mercato. E’ penalizzante per chi ha voglia di produrre ricchezza per tutti e premiante per chi si limita a toglierla agli altri da ladro, o a spenderla per se da parassita.
Perciò l’Italia andrebbe reinventata a 360 gradi, (culturale e giuridico in primis) perché allo stato delle cose, con gli italiani così malformati, malinformati e mal governati, persino il Padreterno avrebbe difficoltà a salvarci, salvandola.
E in tutto questo casino spicca l’assordante silenzio della magistratura, che non ha obbiezioni da muovere davanti allo scandalo di un alunno 16enne punito e premiato dalla stessa istituzione che aveva l’obbligo di insegnargli la legalità.
Siamo certi che sia da Stato di diritto, che una istituzione possa auto denunciarsi per inadempienza formativa, denunciando quel ragazzo di cui era responsabile, punendolo col 6 in condotta, con 15 giorni di sospensione e servizi sociali e 5000 euro e passa di multa; e poi, da giudice di se stessa, si auto assolva premiandolo e mandandolo ad un corso speciale per imprenditoria?
Un tale diceva che la repubblica delle banane, non nasce nel parlamento o nel tribunale, ma nelle aule scolastiche e di conseguenza nelle redazioni. Tutto ciò è vero o falso? A voi l’ardua sentenza. Io nel mio piccolo temo che questo non sia più un caso politico da repubblica delle banane, ma sia già degenerato in caso clinico da strizzacervelli. 

Nemmeno le democrazie sono colombe della pace


Questa mattina, dopo il primo caffè, il cervello mi ha sfornato una domanda da miliardi di dollari, a cui nessun intellettuale (almeno credo) ha saputo mai ipotizzare una risposta che sembri logica. Così ho deciso, non essendo un addetto ai lavori, di mettere la palla al centro, per chiunque si sente coraggio e capacità di giocarsela.
E la domanda sarebbe questa: perché le finte democratiche colombe della pace (almeno quanto gli avvoltoi delle dittature) sono omologate più per il trasporto di cannoni, bombe atomiche o fallimenti di Stati, che lavoro e salario dignitoso?
Se nemmeno la guerra fra poveri può essere fermata con un armistizio che  non sia caricatura, dobbiamo dedurre che l’uomo è il peggiore errore di Dio come ipotizzato da qualcuno, perché ha il cervello naturalmente contaminato dal virus della violenza e della guerra, oppure sono gli untori della cultura e della politica a trasformare gli uomini in bestie?
E per cortesia non venite a dirmi che in giro ci sono tracce di culture, politiche e popoli progrediti e pacifici. L’Occidente ha al suo attivo almeno 25 secoli di super cultura filosofica prima e matematica poi, esportata a livello planetario. E non c’è ancora un’oasi di pace, in cui i bambini, le donne, gli anziani, i deboli e i poveri non vengano abusati e sterminati come formiche.
Allora, delle due l’una: lasciamo che la bestia uomo, con la sua naturale predisposizione alla guerra stermini la specie? Oppure condanniamo la cultura per truffa continuata e aggravata, per averci promesso democrazie, prosperità e pace da homo sapien; ma restituito oligarchie, distruzione ambientale, omicidi, genocidi e guerre da homo homini lupus, o homo demens, che nemmeno gli strizza sanno rendere inoffensivo.
Io, da semi analfabeta vi ho posto la domanda; ora tocca a voi classe dirigente super acculturata sfornare una risposta convincente, considerando che oggi non solo i meno abbienti fuggono da sfruttamento, fame e guerra, in cerca di un decente futuro; ma persino gli abbienti non più in buona salute, vanno a caccia di "buona morte", per quanto gli avete fatto odiare la vita priva di amore, usata e disumanizzata da l'immondo interesse per il dio denaro.

martedì 21 febbraio 2017

Come spidocchiare l'albero del mercato.


Un tale di cui mi sfugge il nome, diceva che il mondo non ha più bisogno di super pensatori, tutto il buono che c’era da pensare è già stato pensato da millenni, c’è solo da attuarlo, se e quando ci sarà la volontà. Non ci vogliono grandi testoni per uscire dalla barbarie, ne servono a milioni solo per entrarci.
Nei sistemi sociali in buona salute, il denaro ha la stessa funzione vitale dell’acqua nel corpo umano; è utile se bagna e nutre l’intero corpo sociale e se evapora grazie a consumi e risparmi; invece è devastante e assassino se piove come una bomba d’acqua, (su bersagli mirati) grazie a sovvenzioni, esenzioni e appalti truccati.
Va da se, che tutto il denaro erogato dai politici è devastante, perché finisce per surrogare la produttività privata di lavoratori e imprenditori, a cui non resta che fingersi idonei alla raccolta: i lavoratori perché disoccupati, malati o invalidi, e i grossi imprenditori perché capaci di moltiplicarlo, finanziando una attività che ha tutta l’aria di essere fortemente produttiva, ma è già progettata a l’origine, per il fallimento da onestissimi “prenditori mordi e fuggi".
Allora le devastazioni sociali le produce chi fa piovere denaro su imprese nate per fallire, (come fanno le grandi banche finanziando imprese cotte, decotte e stracotte) e lo stato che spende spande e ruba senza curarsi se la ricchezza erogata disseta o avvelena la collettività.
Quindi, mettiamoci tranquilli. L’economia italiana, come un albero da frutto che non fruttifica più, non va estirpata e cambiata, va solo "spidocchiata", liberata dai parassiti che favoriscono la produttività dei rami alti, accessibili solo a chi ha guadagnato un gradino privilegiato o alto nella scala sociale, e la impediscono, alla grande massa dei lavoratori e piccoli imprenditori che finisce ricacciata con criminale abuso di potere nel sottoscala della povertà.
E le zecche e i pidocchi resistenti a qualunque trattamento fin qui tentato, sono tutti annidati nelle istituzioni pubbliche preposte a liberarci. Sono gli Stati elefantiaci, con le loro intoccabili e onestissime burocrazie: amministrative, sindacali, culturali, finanziarie e tributarie, il più grande problema de l’Umanità spacciato per miracolosa soluzione.
Ora provate ad immaginarvi un albero, ricco di rami bassi carichi di frutti, e avrete già chiaro come deve essere potato a regola d’arte un sistema socio-economico per essere realmente produttivo. La ricchezza deve essere prodotta dai rami che arrivano a terra per essere accessibile a tutti, moribondi compresi.
Se invece la raccolta dei frutti necessita di strumenti speciali, perché l’albero dell’economia produce salari e profitti, ma solo sui rami alti e altissimi, riservati alle elites culturale, finanziaria, sindacale o politica, vuol dire che il libero mercato è già stato convertito in monopolio, dai potenti che sanno, hanno o possono.
Non c’è mica bisogno di farsi venire l’emicrania per capire se l’Italia è Stato di diritto o “stato dei dritti”. Se sui rami bassi dell’albero del mercato non c’è produttività; se i salari dignitosi e i profitti onesti non sono reperibili manco sfregando la lampada d’Aladino; la disoccupazione, i fallimenti e la povertà sono in costante lievitazione, allora vuol dire che lo Stato, con la sua legatissima politica, giustizia, burocrazia, sindacato, scuola, stampa e fisco, si è trasformato da soluzione in problema. E c’è un solo modo per rendere produttivo in basso l’albero del mercato, stroncare la vegetazione alta, ricchissima di privilegi per burocrati parassiti, sindacalisti e politici acefali e banchieri rapaci.

martedì 14 febbraio 2017

Quel crimine legalizzato chiamato spread


L’Italia è una bellissima Casa Comune, tirata su in mezzo secolo di sviluppo, ma che potrebbe disfarsi come una ricotta malfatta, perché edificata con mattoni presi in prestito dagli strozzini spacciati per filantropi. Perciò è casa dei banchieri, bancari e loro soci in affari.
Tanto è, che nei successivi venti anni di “Seconda Repubblica”, nessuna politica rossa o nera è riuscita a governare gli italiani per ventiquattro ore di fila, se non continuando a ridistribuire la “povertà”, cioè i soldi presi in prestito dagli strozzini, lasciando disoccupati i lavoratori e falliti gli imprenditori, e facendo esplodere letteralmente il debito pubblico, i privilegi alla classe dirigente, la protezione e il salvataggio di multinazionali e banche, e la rapina tributaria dei piccoli contribuenti.
Allora dovremmo considerare “ricchezza” solo i soldi prodotti e distribuiti dagli imprenditori ai lavoratori sotto forma di salari e di tasse allo Stato; e “povertà”, i soldi prestati dagli strozzini allo Stato, e capaci di asfissiare qualunque popolo disoccupato, fallito e improduttivo, perché si ritrova squattrinato, con una montagna di pensionati da mantenere, interessi passivi da pagare e un debito pubblico crescente e incancellabile.
Ora calma, non affrettatevi a salvare gli italiani ammazzando banchieri e bancari, come fossero tutti nipotini di Stalin e Hitler, perché anche loro hanno una funzione costruttiva e vitale in ogni popolo. E a loro insaputa si sono ritrovati in questo circuito finanziario vizioso, incestuoso, che genera ricchezza finta, negando, scoraggiando o uccidendo salari e profitti veri.
Basta obbligarli a finanziare singole persone fisiche o giuridiche e impedirgli di finanziare gli Stati indebitati e corrotti, comprando a strozzo debito pubblico e mantenendo una classe dirigente di coglioni spendaccioni, che si credono capaci di una oculata politica imprenditoriale e occupazionale, mentre fanno piovere velenosa povertà spacciata per miracolosa ricchezza.
L’inghippo che potrebbe far saltare la pentola dell’economia mondiale sotto pressione finanziaria è proprio questo. La produzione, il risparmio e la spesa hanno imboccato a nostra insaputa un percorso patologico che sfugge da decenni agli stessi banchieri, imprenditori, politici e giudici.
Finché l’intera classe dirigente sarà in grado (spendendo debito pubblico, carta straccia come le cambiali protestate e gli assegni a vuoto) di conservarsi il potere e i privilegi astronomici, avrà più convenienza a tenere in buona salute o a salvare le banche, che a rendere il popolo, produttivo di salari e profitti.
Quindi, strozzare gli Stati con uno spread rapina fingendo di finanziarli, andrebbe dichiarato crimine contro l’Umanità,  e perseguito e punito come tale. L’usura non è beneficenza a favore di un individuo, e lo spread alle stelle è usura di un intero popolo, e obbliga la politica a reperire la montagna di interessi passivi da pagare, (solo l’Italia ne sborsa oltre 70 miliardi annui) con una feroce rapina tributaria che toglie persino le elemosine agli accattoni e istiga al suicidio anche imprenditori con le palle, per proteggere o salvare multinazionali e banche.
I popoli hanno sempre avuto bisogno dei banchieri con la vocazione di ossigenare di ricchezza fresca il mercato; invece ora sono rassegnati a farsi asfissiare e uccidere da finanzieri e fiscalisti che hanno lacerato a tal punto il tessuto sociale da tenere in guerra finta comunisti e fascisti e in guerra vera e sanguinosa uomini contro donne, genitori contro figli, figli contro genitori, vecchi contro giovani, padroni contro lavoratori, venditori contro consumatori, esattori contro contribuenti, politici e giudici contro onesti, insomma tutti contro tutti.
A questa guerra civile spacciata per pace sociale va dato un taglio netto dichiarando fuorilegge negare credito alle imprese oneste e concederlo agli Stati e relativa classe politica e dirigente stupida o ladra, con la sola fissazione di arricchire a l’infinito, impoverendo e sterminando demograficamente un popolo come quello italiano, che fu di geni, santi, navigatori ed eroi.