domenica 18 marzo 2018

Quale politica governa il mostro chiamato mercato


La presenza dei comunisti nei sistemi liberali ci indurrebbe (visto che il mezzo mondo comunista è fallito miseramente) a pensare che siano loro il problema; invece in ugual misura lo è tutta la politica, liberali compresi.
Perché pianificare la produttività di un sistema collettivista è molto più semplice che rendere produttivo un sistema economico in regime di libero mercato. 
Dove c'è un solo padrone e datore di lavoro, (vedi ex Russia o Cina) e un popolo di lavoratori, il padrone fa le regole e gli operai sono tenuti a rispettarle.
Ma dove i padroni sono milioni come nel libero mercato (vedi Italia o UE) e peggio soggetti alla concorrenza mondiale spietata, tutti tendono ad infischiarsi delle regole per salvarsi singolarmente dagli alti rischi di fallimento, così l'anarchia dilaga. E con essa sfruttamento, corruzione, illegalità, ingiustizia, povertà, violenza, ignoranza, insomma il peggio del peggio.
Non c'è niente di pianificabile nel libero mercato, perché in teoria tutti hanno voglia di rispettare le leggi. Ma quando ci sono milioni di multinazionali protette da politici corrotti rispettare le regole significa fallire e alla lunga non le rispetta nessuno. Questo è il vero rompicapo delle democrazie. Davanti alla enormità dei problemi del mercato, i politici continuano a dimostrarsi miopi, interessati, corrotti, litigiosi, inconcludenti e parassiti. Insomma impari, ma schifosamente presuntuosi. 
Governare un grande sistema economico collettivista non è una pacchia, ma non è nemmeno impossibile. Governare nella legalità il mercato globale è pura illusione per comunisti e liberali.
Tutti puntiamo giustamente alla legalità e allo stato di diritto ma alla lunga siamo tutti condannati alla piccola o grande illegalità per legittima difesa: a corrompere, evadere, eludere, sfruttare lavoratori o avvelenare l'ambiente, perché non esistono regole mondiali, ma solo regole locali a tutela di interessi particolari, che penalizzano chi riconosce i diritti ai lavoratori, il rispetto dell'ambiente e il valore de l'onestà in tutte le sue sfumature.
Invece di farsi la guerra comunisti e liberisti dovrebbero prendere atto che il mercato è un mostro ingovernabile se non si è compatti ad abbozzare una qualche forma intelligente di pianificazione almeno nazionale che non scarichi solo sui piccoli imprenditori i rischi propri del libero mercato, o che non faccia dei lavoratori carne da macello.
Perché abbandonare gli imprenditori onesti alla concorrenza spietata significa istigarli al crimine nell'improbabile tentativo di sfuggire al fallimento, alla rovina economica individuale e familiare.
Così si finisce per scatenare la millenaria e tristemente famosa guerra fra ricchi a spese dei poveri: "quando i ricchi si fanno la guerra sono i poveri a morire diceva Jean-Paul Sartre"; a cui nessuna politica democratica e persino tirannica ha mai saputo mettere riparo.

mercoledì 14 marzo 2018

Urge responsabilità collegiale.


Il retaggio giuridico che trasforma da millenni le democrazie in dittature è dovuto al fatto che la "responsabilità individuale" riguarda giustamente ogni singolo cittadino. Ma la "responsabilità collegiale" che dovrebbe interessare tutti gli addetti di ogni singola istituzione, sfiora appena l'attività di governo. La burocrazia e la giustizia ne sono rigorosamente esenti.
E alla lunga il tanto sbandierato bene comune finisce in balia dell'ingordigia, della irresponsabilità e stupidità generale, perché mille onesti possono operare a contatto di gomito con un idiota, matto o farabutto, nella stessa istituzione, e rendersi suoi complici di fatto, non avendo alcuna responsabilità collegiale a fermarlo, ad impedirgli di danneggiare la collettività.
Questa è l'unica vera ragione per cui qualunque embrione di democrazia che nasca dalle cabine elettorali, è più facile che si trasformi in tirannia anche dopo un secolo, che in democrazia compiuta sia pure in un millennio.
Salvo pregevoli eccezioni, l'assenza di responsabilità collegiale fa delle democrazie degli istituti giuridici agonizzanti dalla nascita alla morte; e puntualmente condannati a degenerare in dittature. Come dire, nel governo dei meno a danno dei più.
Posto che i diritti umani e la dignità dei poveri, deboli e indifesi, finiscono massacrati di fatto anche negli stati di diritto modello Italia dove da 7 decenni per legge si presumono garantiti e tutelati. Campa cavallo!!!

sabato 10 marzo 2018

Per una Italia governabile


La cultura comunista forma interi popoli di illusi che aspettano che il mercato gli piova Manna in bocca e pochi rapaci che gliela prosciugano prima che gliela bagni.

Illuso chi ha pianificato il collettivismo per renderlo produttivo. E matto chi tassa il mercato per renderlo salvifico per tutti

Comunisti e Liberali sono illusionisti: fanno debiti non sapendo produrre ricchezza; o la producono finta per tutti e vera solo per loro.

I liberali riforniscono i comunisti di lavoratori affamati e disoccupati e i comunisti li sfamano facendo fallire imprese e Stato.

Fra comunisti e liberali c'è lo stesso rapporto che c'è tra moglie casalinga che sembra spendacciona e marito lavoratore che chiede alla moglie più soldi di quelli che sa guadagnare per la famiglia. E capire chi dei due sia peggio è una impresa.
Si può incolpare i comunisti di essere, come una cattiva moglie, incapaci di spendere il denaro dei contribuenti per sfamare almeno i poveri.
Ma se i liberali non hanno ancora imparato a produrre ricchezza nemmeno per le banche e le multinazionali, e pretendono di salvarle truffando i poveri utenti, clienti, risparmiatori o mutuati, allora, politicamente fasulli, non sono soltanto i comunisti ma anche i liberali.
Perciò se volete un consiglio disinteressato non spostate più potere dai comunisti, ai liberali, ai 5* (che sempre comunisti sono), o viceversa; ma costringeteli ad unirsi, governare insieme o levare il distubo in massa.
Perché i politici si dimostrano degni di questo nome, non se hanno coraggio da leoni ad affrontare gli avversari, e a malmenarli o linciarli da nemici, ma se non scappano da conigli davanti ai drammatici problemi da risolvete, come fanno quasi tutti i politici italiani da sette decenni, a corto di idee intelligenti, salvo qualche rarissima e illustre eccezione.

giovedì 8 marzo 2018

In Italia urge governo di unità nazionale


È inutile cambiare gli autisti della politica come fossero mutande perché il problema è fuori dalla politica, è nella macchina infernale dei sistemi economici.
Quello comunista si è rivelato ingovernabile perché cronicamente improduttivo; e quello liberista globale da cui nostro malgrado dipendiamo tutti, si sta dimostrando super produttivo, ma altrettanto ingovernabile, perché non c'è classe politica al mondo che abbia la capacità, la volontà o il potere di renderlo umanamente perequativo, visto che nel mondo ci sono popoli che per povertà sono degradati a livello di bestie.
Quindi è inutile spostare il potere di governo da destra a sinistra o da sinistra a destra. (Da Di Maio a Salvini o viceversa). L'intera classe politica è condannata a fallire nel governo di questi sistemi economici nati ingovernabili, se gli addetti proseguono come da copione a farsi la guerra.
Della sopravvivenza del Popolo e dello Stato deve occuparsi un governo di unità nazionale, l'intera classe dirigente, legislatori, amministratori e Giudici, senza competere e senza farsi la guerra perché a pagare con la borsa e con la vita è Pantalone. 
E sfidare la pazienza dei popoli ormai a me non sembra per niente igienico.
I tedeschi questo problema lo hanno capito da un bel po', in Italia quando incominciamo a rinsavire?

Il mercato è un mostro che non si lascia governare né da comunisti né da liberali.


La presenza dei comunisti nei sistemi liberali ci induce a pensare che siano loro il problema. Invece in ugual misura sono un problema anche i liberali.
Perché pianificare la produttività di un sistema collettivista è molto più semplice che rendere produttivo un sistema economico in regime di libero mercato. 
Dove c'è un solo padrone e un popolo di lavoratori il padrone fa le regole e gli operai le rispettano.
Ma dove i padroni sono milioni come nel libero mercato e peggio soggetti alla concorrenza globale spietata, tutti tendono a salvarsi singolarmente dagli alti rischi di fallimento e così l'anarchia dilaga.
Non c'è niente di pianificabile nel libero mercato, perché tutti hanno voglia di rispettare le regole solo in teoria. Ma quando ci sono milioni di multinazionali protette da politici corrotti rispettare le regole significa fallire e alla lunga non le rispetta più nessuno.
Questo è il vero rompicapo delle democrazie. 
Governare il sistema economico collettivista è una pacchia. Governare nella legalità il mercato globale è assolutamente impossibile per tutti comunisti e Liberali.
Tutti puntano giustamente alla legalità e allo stato di diritto ma alla lunga siamo condannati tutti alla piccola o grande illegalità per legittima difesa: a corrompere ad evadere ad eludere a sfruttare lavoratori e ad avvelenare l'ambiente perché non esistono regole mondiali ma solo regole locali che penalizzano chi riconosce i diritti ai lavoratori, il rispetto dell'ambiente e il valore de l'onestà in tutte le sue sfumature.
Invece di farsi la guerra comunisti e liberisti dovrebbero prendere atto che il mercato è un mostro ingovernabile se non si è compatti ad abbozzare una qualche forma intelligente di pianificazione globale.
Perché abbandonare piccoli e grossi imprenditori alla concorrenza spietata significa istigarli al crimine nell'improbabile tentativo di salvarsi.
Così si finisce per scatenare una guerra fra poveri a cui nessuna politica democratica e persino tirannica saprà mai mettere riparo.

mercoledì 28 febbraio 2018

Che Dio ci guardi dal cortocircuito politica-finanza.


Chi si è inventato la democrazia ha commesso il peccato originale di credere che la maggioranza sociale legittimata a governarla, col tempo potesse subire variazioni; si da rendere certa l'alternanza di tutte le classi sociali al potere. Invece è assolutamente impossibile che i pochi ricchi diventino maggioranza, per avere titolo legale di governare la democrazia anche solo per un giorno.
Infatti da tre millenni i poveri sono una maggioranza numericamente crescente e i ricchi una minoranza super crescente, tanto anoressica e incurabile che nemmeno la cultura e la scienza hanno saputo porre rimedio a questo rompicapo. Temo perciò che la democrazia, sia sempre stata o quantomeno si sia ridotta ad un tragico miraggio, ad una forma di totalitarismo suicida.
I ricchi padroni incontrastati del potere economico, in quanto minoranza, non hanno mai avuto e mai avranno accesso legale al potere politico, ma ci sguazzeranno dentro lo stesso a colpi di corruzione, facendo di quel potere un uso criminale, sempre più a loro vantaggio e a danno dei lavoratori, grazie ai galantuomini del sindacato e della politica, che fingono di rappresentare i poveri, ma poi se li svendono ai ricchi (vedi la condizione pietosa e sempre più precaria dei lavoratori e pensionati italiani sindacalizzati,  comunisti veri e liberisti finti.)
Quindi, chi dice di saper tenere separato il potere politico da quello economico, si predispone ad ingrassare suinamente, lasciando che i ricchi mettano le loro sporche mani nelle casse dello Stato, dopo aver pagato il biglietto d'accesso (leggi la mazzetta o la tangente) al politico o al burocrate maneggione, corrotto e farabutto: (il signor 10% e passa), che in questo modo si vende ai ricchi, la pelle e la vita dei poveri, dei disoccupati, dei pensionati, di tutti i lavoratori dipendenti, e dei piccoli lavoratori autonomi che se onesti, finiscono puntualmente in condizioni di suicidio.
Due sono le razze di cannibali nell'umanità: i politici comunisti corrotti commercianti a l'ingrosso di poveri, e gli affaristi industriali e finanziari corruttori che se li comprano al prezzo di carne da macello per sfruttarli e ucciderli a piacimento. (Vedi immigrazione selvaggia). Perciò attenti alle supposte politiche e finanziarie. Politici e banchieri sono compagni di merende da prima che Cristo camminasse per terra. 
Il politico (potente) che si dice immune da corruzione, sta solo aggiornando il listino prezzi, sta calcolando a quanto vendersi oggi la carne umana italiana o d'importazione e l'industriale e il banchiere a che percentuale di corruzione gli conviene comprarla. Come ingrassare di mazzette miliardarie la ruota del mercato, perché la politica famelica finta comunista e finta liberale, giri sempre pro paperoni super miliardari, anche quando in apparenza sembra arricchire i lavoratori e le piccole e piccolissime imprese.
In Italia, gli unici in perfetta salute economica sono i giornalisti al servizio dei politici comunisti finti mangia Berlusconi. E il Berlusconi liberale finto mangia comunisti.
E la terza gamba politica, quella degli (onesti onesti onesti fino alla lira), non entreranno certo nella stanza dei bottoni per fracassarla: al millenario rapporto incestuoso politica affari alla lunga finiranno per rassegnarsi allegramente pure loro. 
Visto che la politica di unità nazionale alla luce del sole, la cosiddetta TERZA VIA, (la renzusconi) è avversata, schifata e combattuta a 960 gradi (angolo solido sferico) persino dai neonati in sala parto. Perché così, a fine legislatura, gli elettori saprebbero a quali eletti presentare il conto e pretendere il risarcimento per la malapolitica, spesso, troppo spesso assassina. 

domenica 25 febbraio 2018

In Italia, i cittadini sovrani chi li ha visti?


Solo approdando su un'isola deserta, sconosciuta e inesplorata ci si può sentire liberi e proprietari di qualcosa. Ma nei sistemi democratici modello Italia, la libertà e la proprietà sono una truffa giuridica prima ed economica poi. E su l'uguaglianza e la giustizia meglio stendere un velo pietoso.
Ti costruisci una casa più blindata di una cassaforte, ti chiudi dentro, ma non sei né libero, né padrone di niente. Mentre tu dormi e sogni come migliorarti la vita con i frutti della tua intelligenza e del lavoro onesto; i signori legislatori romani possono decidere in che modo toglierti la borsa e la vita, istigarti al suicidio, o farti fuggire, pure se sei industriale, banchiere, o potente miliardario.
La libertà e la proprietà in democrazia ci offuscano la mente, e non ci fanno prendere atto, che nella condizione di semplice "cittadino onesto", sei un soprammobile nelle mani del potere, anzi dei "poteri irresponsabili", che possono scegliere liberamente di servirti, servirsi, asservirti, istigarti al suicidio, costringerti a rinunciare alle tue radici, alla terra in cui sei nato, agli amici ai parenti e fuggire come un ladro di galline anche se sei il più specchiato dei galantuomini. 
Non sono certo che un sistema sociale così malridotto come lo è l’Italia possa dirsi ancora democratico. Temo sia diventato paradiso per falsi comunisti e inferno per veri liberali.

martedì 13 febbraio 2018

Resuscitate la democrazia col Nazareno


E mica ci vuole un genio per far passare il "potere" come legalità e il "contro potere" come crimine. Chi ha il potere dalla parte del manico, può affondarti la lama nel cuore, e incarcerarti come assassino. Vedi Enzo Tortora.
Nemmeno gli storici sono liberi di raccontarci la verità. Tanto è che degli orrori del fascismo e nazismo ci hanno gonfiato il cervello, ma le Foibe non erano da scongelare e servire sui libri di storia come orrore comunista, e le hanno custodite gelosamente da segreti di Stato.
Se al potere fossero arrivati i fascisti, avrebbero fatto l'esatto contrario: occultato l'Olocausto e servito le Foibe come prova inoppugnabile dei crimini comunisti.
Il bravo Norberto Bobbio diceva che: la cultura e la politica sono divise in destra e sinistra sin dalla notte dei tempi. Quando abusa la sinistra si ribella la destra o viceversa. 
E quando il potere dichiara violento il contropotere, è come se denunciasse se stesso per aver abusato a tal punto del potere legale, da indurre alla ribellione e persino al crimine il contropotere.
Salvo rare eccezioni, la legalità e la moralità di un popolo sono sempre merito della classe dirigente se è impegnata a servirlo con grande senso dello Stato. O viceversa, sono la sua colpa peggiore, sono crimine legalizzato, se si auto accredita del diritto di abuso, sfruttamento e persino asservimento del popolo, istigandolo così a ribellarsi al potere “legale” violando la legge.
Basta pensare alle “legalissime” persecuzioni burocratiche e tributarie che in sette decenni hanno fatto fallire o istigato al suicidio centinaia di piccoli imprenditori, devastato o reso precaria la vita dei lavoratori privati, terremotato matrimoni, famiglie, rapporti umani e condizioni sociali.
Ora i nodi stanno venendo al pettine, il potere comunista vacilla e il contropotere fascista avanza. E non sarà più un gioco da bambini convincere il popolo italiano che in questi sette decenni di “demotirannia” non è stata la politica burocratico, sindacal, tributaria comunista a devastare l’Italia, ma la fascista fantasma avvolta in lenzuolo bianco e armata di manganello e olio di ricino, che ha fatto fallire le imprese, scappare le multinazionali e reso rapaci o fallite le banche.
Oggi sostituire la politica rossa con la nera, è semplice come bere un bicchier d’acqua, ma cambiamo solo colore alla dittatura. Invece avremmo un drammatico bisogno di "democrazia ambidestra", con lavoratori e padroni, poveri e ricchi, fascisti e comunisti che dialogano alla ricerca del bene comune per la pace sociale.
Qualche anno fa, una coppia di matti tentò la mutazione genetica della politica italiana, col nome di Nazareno, ma manco fosse nato un essere deforme, buttarono subito il bambino con l’acqua sporca. Se qualcuno ha voglia di tentare la respirazione bocca a bocca a quel embrione di democrazia meno disumana di quella attuale, si affretti, forse abbiamo ancora speranza di salvarci. Altrimenti ……

domenica 11 febbraio 2018

Ti senti generale? Combatti i problemi.


In Italia, due schieramenti politici: comunisti e fascisti, si sono combattuti così bene per sette decenni, da dimenticarsi che sconfiggere gli avversari con la POLITICA CONTRO, (ai politici allunga la carriera e gonfia il portafoglio),  ma l'assenza di una intelligente POLITICA PRO, alla lunga, impoverendo la classe media uccide i poveri.
Se vedete un politico che si gira di spalle al problema, come se la realtà oggettiva per lui fosse invisibile, e gioca a combattere un avversario politico, invece di un problema drammatico, vi consiglio di fargli una sonora pernacchia.
E poi urlargli nelle orecchie, ah genio, se proprio cerchi il fronte di guerra dei problemi che affliggono i poveri e gli indifesi, gira il culo di 360 gradi, lo hai alle spalle.
Anche dopo mille governi e mille diversi regimi, i problemi non cambiano perché i cagasotto giocano a cambiare le facce della politica, stupidamente ritenuta nemica; ma solo combattendoli con le giuste soluzioni.
Chi si sente gli attributi, e sta solo pugnalando alle spalle un avversario politico, provi ad affrontare un problema longevo quanto matusalemme, tipo istruzione, salute, sicurezza, lavoro, casa, famiglia, pensione e giustizia vera, e dopo si sentirà un idiota per aver giocato alla guerra con gli spaventapasseri della politica destra e mancina.
Nelle democrazie, di invincibile vi è una sola cosa, i problemi, che ormai hanno trasformato l'Italia in un campo di sterminio.
Fare la guerra ai politici, ma a spese dei contribuenti, ai potenti ma a spese degli impotenti, è come sparare sulla croce rossa:  è roba da eunuchi.

martedì 6 febbraio 2018

Mezzi e finalità


Il più tragico errore del mondo della cultura, causa dei peggiori disastri italiani, è quello di enfatizzare e caricare di valore salvifico l'uso oculato e persino geniale di singoli mezzi, (come ha fatto Renzi con gli 80 euro e tutti i Premier italiani in 7 decenni di politica tassa ruba e sperpera) ma senza aver mutato la finalità, né  corretta di un miliardesimo di grado.
Impiegare un mezzo in modo intelligente e persino geniale, non rende più intelligente la finalità per cui è impiegato. E se questa è da ospedale psichiatrico non bastano secoli a correggerla.
La russia comunista arrivò a  Seconda Potenza Mondiale, ma nemmeno l'impiego di mezzi finanziari faraonici bastò a salvarle la vita.
È da un quarto di secolo che la destra e la sinistra politica, fanno a gara per chi spende di più nel salvataggio de l'Italia statalista, (uscita dopo mezzo secolo con le ossa rotte da l'operazione Mani Pulite) e il risultato è stato ed è una produzione intensiva di debito pubblico, povertà privata e crimini di tutte le razze in lievitazione.
Ci vuole una diversa visione per spingere il treno Italia comunista sul binario del risanamento moderatamente e gradatamente liberista, (proprio per non cadere ne l'eccesso opposto) ed evitare l'epilogo tragico di una guerra civile o peggio della dittatura.
Usare mezzi nuovi per finalità vecchie, è come costruire un piano nuovo su una casa pericolante, terremotata o costruita sulla sabbia.
Il resto è aria fritta.

domenica 4 febbraio 2018

La Storia e la riforma Boschirenzi


Che ci piaccia o no, la “storia insegna a tutti gli esseri umani”, ma non si perde in chiacchiere a giudicarli singolarmente: li assolve o li condanna in blocco come popolo, con sentenza complessiva e inappellabile. Promuovendo o bocciando il sistema socio politico economico che ha saputo darsi il mondo della cultura, è come se sparasse nei suoi confronti un unica sentenza di assoluzione o di condanna.
Non sta lì a contare ad uno ad uno quante teste d’uovo ci  sono nella scuola, quanti laureati e masterizzati sono finiti nelle singole professioni, redazioni, istituzioni, imprese, banche, sindacati, partiti, o in fuga verso altri popoli meno stupidi di quello italiano.
Non la intriga per niente stilare l’elenco dei buoni e cattivi, geni e idioti, galantuomini e farabutti. Ha giudicato con questo tipo di logica il popolo russo comunista, il popolo tedesco nazista, il popolo italiano fascista.
Ora è sul punto di sparare la sentenza riguardo al popolo italiano democratico, con milioni di intellettuali geni, ma con un sistema Stato elefantiaco, costoso e ladro che più non si può. E non c’è bisogno di aspettare le motivazioni della sentenza per capire con che razza di aggettivo vorrà giudicarci in blocco.
Al meglio ci chiamerà irresponsabili e falliti per l’enormità del debito pubblico, ladroni per la corruzione, cog....ioni per il sindacalismo che ha promesso garanzie e tutele ai lavoratori, ma facendo fallire le imprese, ha fatto sparire del lavoro pure le impronte digitali, e ha ingrassato i maiali delle speculazioni finanziarie, che a loro volta (comprando debito pubblico a vagonate, con interessi da strozzini) hanno scippato i popoli della sovranità monetaria, e della libertà politica di spendere o risparmiare: insomma del diritto di salvarsi.
La storia sta urlando da mezzo secolo ai cacasenno della classe dirigente italiana, straripante di geni: ah str..zi, avete formato un popolo ignorante, individualista, egoista e opportunista che si sta facendo governare da un branco di cog...ni. Ora, oltre allo stipendio grasso, volete pure l’applauso?
Quando la smettete di coltivare i vostri singoli orticelli e curate la buona salute del sistema Italia, prima che si scateni una sanguinosa guerra civile?
Non conta una pippa curare la scelta di un singolo Premier o un singolo Ministro, e giudicare con indulgenza o ferocia singole scelte, di singoli uomini, se poi il sistema (quasi fosse un treno che viaggia su rotaie) sembra spinto senza alternativa nella solita direzione dello sfascio, e non c’è modo di farlo deviare e manco deragliare.
Perché la storia sia abbastanza indulgente da rimandarci a settembre, dovremmo dare potere agli intelligenti e ignorare gli stupidi. Ma facciamo l’esatto contrario. 
Per tre anni abbiamo giocato alle riforme istituzionali col governo Renziboschi, impegnando l’intero Paese a giudicare la riforma della Costituzione firmata da una Ministra e da un Premier entrambi avvocati, e quale è stato il risultato? Una montagna di miliardi buttata dalla finestra.
Quella che chiamiamo Costituzione è di fatto l’Atto Costitutivo dello Stato. Mi spiegate perché un simile mostruoso lavoro debba portare la firma di una giovane donna, (sia pure laureata in legge) caricata poi di tutta la responsabilità se l’attuale scienza costituzionale fa miracoli o acqua da tutte le parti?
Il lavoro e la responsabilità per una riforma costituzionale decente avrebbero dovuto assumerselo i due o trecento costituzionalisti che abbiamo in Italia. Come dire che era compito del Ministro dell’istruzione, impegnare tutte le sedi universitarie d’Italia per fornire un ventaglio di soluzioni diverse e lasciare la scelta al Ministro delle riforme, alla Corte Costituzionale e agli italiani.
Invece abbiamo liberato le università dal dovere di insegnare e le abbiamo caricate del diritto di criticare, promuovere o bocciare gli avvocati Boschi Renzi, che solo la stupidità di una classe politica incapace poteva caricare di una simile MOSTRUOSA incombenza. Dimenticando quanto sangue ci è costata la democrazia e la Carta Costituzionale.
Così tutti i cacasenno italiani della scuola e della stampa si sono lanciati a l’arrembaggio non per giudicare la riforma secondo scienza e coscienza, ma secondo fede politica. E poiché i detrattori hanno vinto e i sostenitori perso, dopo la riforma Berlusconiana, anche la Boscirenziana è finita al macero, con grande "gioia" di Pantalone che per tre anni ha finanziato l’aria fritta della cultura giuridica Italiana, che ormai fa ridere a scoppia pancia persino i polli.


sabato 27 gennaio 2018

La scuola di imprenditoria chi l'ha vista?


Una volta gli artigiani sudavano sette camicie per convincere gli apprendisti a cui avevano insegnato un mestiere redditizio, a rimanere con loro da dipendenti. Perché i ragazzi svegli avevano fretta di diventare imprenditori, assumere apprendisti e guadagnare, così ringraziavano educatamente i loro prof con i calli, e si licenziavano molto prima dei 21 anni. 
Quindi serviva una specie di lavaggio del cervello o un ricco salario per indurre un apprendista a rassegnarsi a dipendere a vita da un padrone.
Oggi gli apprendisti vanno dal sindacato o dal giudice del lavoro per conservarsi dipendenti sfruttati e mal pagati, quasi percependo l'autonomia imprenditoriale come una malattia invalidante o del tutto mortale.
Il popolo italiano si è illuso che i dipendenti della scuola, più propriamente chiamati Professori, non avessero alcuna difficoltà a formare datori di lavoro, produttori di profitti onesti, capaci di assumere e pagare salari e tasse.
Ma nella classifica nazionale delle buone intenzioni che hanno già lastricato e continuano a lastricare a meraviglia le vie dell'inferno italiano, prima in assoluto, è l'aver pensato che i dipendenti della scuola, potessero formare imprenditori, prima, più e meglio degli artigiani analfabeti di una volta.
Non è andata così. Il mercato italiano si è quasi svuotato di imprenditori bianchi e si sta riempiendo di colorati. Nemmeno con una sfilza di laure e master la scuola italiana riesce a convincere i suoi laureati ad ambire al profitto onesto anziché un salario di fame in Italia.
Al meglio produce precari della scuola o della pubblica amministrazione, o cervelli in fuga, o maratoneti dei concorsi pubblici. 3000 che si contendono un solo posto da infermiere.
Così siamo diventati la Repubblica del "ca..ctus", (mica delle banane mi corregge una amica). Siamo la caricatura d'Europa e forse del mondo, con mortalità imprenditoriale pandemica, disoccupazione e sindacalismo stellare, debito pubblico galattico, competitività e produttività da mercato rionale delle pulci, politica cleptomane e giustizia a babbo morto.
I comunisti hanno promesso posti fissi e certi a vagonate sette decenni fa, ora restituiscono pasti caldi probabili o improbabili alla Caritas (dovendoli contendere a milioni di immigrati, a cinque milioni di disoccupati italiani e a venti milioni di poveri, pensionati compresi) e il tutto finanziato a colpi di rapine tributarie che fanno fallire, suicidare o scappare gli imprenditori.
Speriamo che ce la faccia almeno Dio a mandarcela buona!

lunedì 22 gennaio 2018

Italia, carro con cavallo cotto a puntino


Questo post è del 2014 rimasto come bozza sul mio blog. Ma ahinoi, è ancora maledettamente attuale. 

L’Italia è l’ultimo Paese al mondo per produttività economica onesta e primo per debito pubblico utilizzato per l’arricchimento "legale" delle “caste”. Ma se il carrozzone del sistema Stato, regge, pur appesantito da una marea di poveri, disoccupati, pensionati e ladri; il cavallo dell’imprenditoria che "dovrebbe" tirarlo, ce lo presentano azzoppato, ma, come dicono a sud, è "cotto alla pignata”.
I costi astronomici per far girare improduttivamente le ruote al carro Stato, hanno ridotto pelle e ossa il cavallo imprenditoriale a cui non rimane più nemmeno la coda per liberarsi dalle mosche. Davanti agli imprenditori italiani “onesti”, sepolti vivi di tasse e persecuzioni burocratiche, i profitti corrono come miraggi inafferrabili, (in direzione dei criminali) e restano le perdite, le chiusure, i fallimenti, i suicidi, quando tutto va a meraviglia.
Spezzare economicamente il carro Stato, sarebbe come innescare la guerra civile a l’istante. Ma uccidere lentamente il cavallo imprenditoriale che lo tira, imponendogli di pagare sprechi e ruberie a piè di lista, (costringendolo a rubare o fallire) alla lunga porta insieme popolo e Stato in un burrone ancora più profondo.
Quindi la classe dirigente non ha più uno straccio di alibi che giustifichi la catena chilometrica dei suoi fallimenti, dovuti alla troppa spesa per la finta manutenzione del carro Italia, e poca per portare almeno acqua al cavallo morente.
Voi mi direte, ma non avevamo un cavallo imprenditoriale da quarta o quinta potenza mondiale? Certo, lo avevamo nella Prima Repubblica, ma solo perché la politica corrotta, indebitando lo Stato, lo manteneva a brioche anziché biada. Poi la Seconda ha trovato più giusto ingrassare il carro e scorticare vivo il cavallo, fino a ridurre al suicidio i piccoli imprenditori onesti e far scappare le Fiat.
Ieri ho trovato per caso i numeri della composizione delle classi sociali del 2011 (quando, secondo Berlusconi si faticava a trovare un tavolo al ristorante per il tutto esaurito). Ipotizzando per assurdo che la mortalità delle imprese si sia fermata:  su 41,3 milioni di contribuenti, 2,1 milioni sono imprenditori, 2 milioni vivono di reddito di fabbricati, e 1,4 milioni sono soci di qualche società. In totale, 5 milioni e mezzo di soggetti autonomi, hanno l’obbligo di mantenere 35,8 milioni fra dipendenti e pensionati, più tutto il carico di ladroni, spreconi e truffatori pubblici e privati.
Insomma hanno l’obbligo di “andare a morì ammazzati” se non si rassegnano a portarsi sul groppone 60 milioni di cittadini, con un carico di caste sprecone e ladre da terrorizzare qualunque individuo che non abbia già consegnato il cervello a l’ammasso.
E non basta; con quei numeri, crearsi una rappresentanza politica che non serva per auto truffarsi, è impensabile. Infatti, i piccoli imprenditori hanno provato per venti anni a farsi rappresentare dal “collega” ricco Berlusconi sperando di poter passare ben presto dal furto alla legalità. Ma la sua fine politica è più che eloquente per capire in che pietanza trasformano il cavallo imprenditoriale a l’uscita dal mattatoio burocratico fiscale.
Non potrei giurare che il Berlusconi Premier sia stato consapevole nel ventennio passato, di aver illuso i lavoratori autonomi facendoli credere che la sua “doppia” presenza di imprenditore e governatore garantiva in Italia almeno tracce di liberismo alternative al comunismo: cioè vera democrazia derivante da l'alternanza delle classi sociali al potere per una vera giustizia sociale.
Sarà pure a sua insaputa, ma il risultato è sotto gli occhi di tutti: si è carcerato da sé, contribuendo ad un ventennio “sinistro”. Gli imprenditori non si sono mai visti votare compatti per Berlusconi, (mai visti in circolazione Agnelli e De Benedetti berlusconiani) ma se pure lo avessero votato in massa, tutti i 5 milioni di autonomi, con quali voti gli imprenditori avrebbero potuto mandare Berlusconi al potere e pretendere da lui (appeso ad uno Scilipoti) una spruzzatina d’assaggio di governo liberale?
Andandoci a Palazzo Chigi con la maggioranza di voti di lavoratori e pensionati, (36 milioni), Berlusconi non ha potuto fare altro che politica salariale e pensionistica, spacciandola per politica dei profitti. Per assicurare stipendi e pensioni, cioè la normale ritinteggiatura al carro traballante Italia, ha continuato per un ventennio a scimmiottare i comunisti macellando cavalli. 
Ora però, con la benedizione del “pseudopotente” Berlusconi, in affidamento ai servizi sociali, il “veterinario” Renzi ha promesso di resuscitare il "quatrupede", infilando alcune banconote nella busta paga dei lavoratori, e augurandosi che non finiscano nelle fauci dei “cravattari”, altrimenti in bocca al cavallo, magari torneranno, ma per finirlo di strozzare.
Va da sé, che quelli italiani sono ormai numeri da finta democrazia. Il martellamento dell’informazione idiota ci ha convinto che "la qualità della pietanza politica" dipende dal cuoco di Palazzo Chigi. Cambia, cambiando Premier. Se si chiama Berlusconi è uno schifo, ma ora che si chiama Renzi è una leccornia. Corbellerie. 
La politica è come il menù del ristorante; chiunque entri da cuoco a Palazzo Chigi deve adattare la disponibilità economica, alle necessità delle classi sociali, che della politica sono commensali fissi. Se quella cucina sfornasse miracoli, avremmo dalla sera alla mattina la piena occupazione, i pensionati felici, gli imprenditori produttivi e contributivi e le caste libere di arricchirsi onestamente: invece, anche i santi del quadro, sono spinti a rubare per conto del fisco o impiccarsi.
Così il “carro” Italia sembra sempre tirato a lucido, con un sovraccarico di brioche per le caste, ma il “cavallo” dell'imprenditoria condannato a rubare o fallire, è ormai “cotto alla pignata".

venerdì 19 gennaio 2018

Enologi e sommelier culturali.

È inutile girarci intorno come il cane che si morde la coda. Il giornalista, (come il sommelier che si scandalizza del vino che sa di tappo o di aceto) tende a meravigliarsi giustamente della qualità morale, culturale e politica di un popolo; ma il professore, proprio come l'enologo, se la può ridere sotto i baffi, perchè sa bene se ha formato cervelli o vasi da notte, se ha annacquato a tal punto la cultura da riempire la "bottiglia sociale" di stupidità anzichè intelligenza.
Perchè se ha formato idioti, parassiti e irresponsabili, mostri che in tenera età ammazzano per noia, e mostri che al potere si mangiano popolo e Stato, non ha mica bisogno di annusare il tappo per valutare la qualità del suo "vino".

domenica 14 gennaio 2018

In Italia i protettori di poveri sono razza protetta



In Italia, l'onestà intellettuale della classe dirigente è da Nobel. Incassano compensi astronomici, oltre mezzo milione di euro l'anno di soldi pubblici, di tasse dei cittadini, e poi girano per televisioni dichiarando con angelico candore di fare politica per i poveri. 
E bisogna ammetterlo, quanto a coerenza e onestà sono imbattibili, posto che la razza degli italiani che si arricchiscono di povertà, grazie alla loro oculata politica lunga tre quarti di secolo, ha incrementi demografici da formicaio, persino gente che ha difficoltà a trovare un cartone e una panchina per non morire congelato sotto la neve.
In un vero Stato di diritto, e con veri magistrati, a questi indefessi protettori di poveri, verrebbe garantita la stessa dignitosa agiatezza economica che garantiscono ai loro amatissimi protetti.
Ma in Italia cerchiamo invano da sette decenni un pubblico ministero o quanto meno un giudice, che avendo letto i primi 4 articoli della Costituzione, abbia una mezza idea di cosa è, se non proprio la giustizia sociale, (scandalosamente negata a milioni di italiani calpestando la Costituzione) almeno la coerenza o la decenza.
Ma l'unica razza protetta in Italia è quella dei finti protettori dei poveri che ingrassano a spese di Pantalone imboscati nelle istituzioni statali o parastatali, per conservarsi e lievitarsi la razza degli esclusi, che per loro sono "grasso che cola".

Ricchi e poveri stringetevi la mano o affonderemo



venerdì 12 gennaio 2018

I costruttori di Titanic inaffondabili.

Credo che l'Umanità, unita in Stati o Federazioni di Stati, sia divisa in quattro grandi classi sociali:
1) i cacasenno rapaci: i progettisti e costruttori di specchietti per allodole, impropriamente definiti Stati, trattandosi sempre e comunque di Titanic inaffondabili finchè galleggiano.
2) gli illusi: l'equipaggio del più bel sistema di galleggiamento del mondo pensato e costruito a caxxo, da matti che si credono razionali e affidato a stupidi che si credono geni. (La classe dirigente italiana ed europea.)
3) i sognatori: i passeggeri (i popoli UE) che credono di godersi la vita, mentre consegnati ad un branco di rapaci e di cialtroni, se la stanno fumando.
4) i clandestini acquattati da topi nella stiva puzzolente, e rassegnati a raccogliere briciole di vita, dagli avanzi altrui. (Disoccupati, sottoccupati, immigrati ed esclusi parziali o totali di tutte le tazze).

domenica 7 gennaio 2018

Il mercato è calvo perde autonomi.

Considerare dipendente un lavoratore è giusto. Ma considerare autonomo un padrone è demenziale, posto che oggi, a dipendere dal salvataggio politico, sono più i banchieri dei barboni. La Caritas per il salvataggio dei barboni esiste, non fa scandalo ed è giusto che esista. Ma se la politica si improvvisasse Caritas per i piccoli imprenditori rovinati, o per il salvataggio di banchieri, azionisti e risparmiatori, scoppierebbe  la terza guerra mondiale, e magari atomica.
Se i padroni fossero davvero autonomi come li definisce il codice civile, in Italia potrebbero pure suicidarsi i piccoli penalizzati dalla politica idiota. Ma se persino i banchieri non riescono a rimanere autonomi senza tirare le cuoia, vuol dire che la qualifica di AUTONOMi giuridicamente appioppata ad imprenditori e professionisti, è vergognosa falsificazione, è finzione giuridica idiota e devastante quanto una guerra mondiale.
Non esiste una condizione disagiata dei poveri, che alla lunga non riesca a minare la condizione fintamente agiata dei ricchi.
Comunisti e sindacalisti hanno creduto di potersi allattare a l'infinito alle mammelle dei padroni, fossero pure venditori di caldarroste o bruscolini. Ma ora, avendo già estinto la razza dei piccoli padroni onesti, si trovano a stringere un pugno di mosche finanziarie, perchè i banchieri in un mercato in recessione costante o crescente sono dipendenti dalla Caritas politica, che esista o no, quanto e più dei barboni.

sabato 30 dicembre 2017

Politica, causa ed effetto.

Temo sia stupido definire politica una sommatoria di effetti positivi e negativi; e non le azioni umane che ne sono la causa.
Politica può dirsi solo ciò che causa effetti, e di cui si conoscono i promotori responsabili.
Un proiettile uccide, ma in quanto effetto materiale non subisce condanna. In galera ci va chi lo ha causato premendo il grilletto.
Quindi, aveva perfettamente ragione Camus a dire: "quando saremo tutti colpevoli, sarà la democrazia".
Quella che imputiamo ai governanti come politica, è solo la sommatoria degli effetti generati dalle scelte sociali stupide, egoiste e persino criminali.
Quindi le democrazie muoiono per assenza di responsabili politici ben definiti. È l'intero popolo che si rende causa politica della buona o cattiva salute di uno Stato.
Se un popolo ha più voglia di scioperare che lavorare, di rivendicare e consumare più di quanto produce; alla lunga si rende causa della contrazione del PIL e del conseguente calo dei tributi. A questa sommatoria di effetti si da stupidamente il nome di politica e la si addebita al governo ladro e ai banchieri strozzini.
Ma è come incriminare il bossolo di omicidio e sbattere in galera l'effetto, dopo aver assolto quel gran farabutto dell'assassino che ne è la causa.
Quindi in democrazia i politici non fanno politica, ma ragioneria. Contabilizzano gli effetti della politica sindacale dei lavoratori e degli imprenditori, dei professionisti, dei burocrati e dei giudici, come dire lo sfascio, e se ne assumono la responsabilità.
Insomma, Camus ci ha azzeccato in pieno: in democrazia, generatore di politica intelligente o demenziale è il popolo. Ma alla sommaroria degli effetti, cioè allo sfascio, si da il nome di politica e si imputa al premier del governo ladro, o a qualche ministro/a che ci sta sui maroni.

venerdì 22 dicembre 2017

Piove, governo derubato!

Piove, governo derubato! Aridateci nostro vecchio governo ladro.
Se in Italia il massimo potere esecutivo è fuori da Palazzo Chigi, tanto che un ministro chiede un favore da accattone con il cappello in mano, non lo ottiene, e finisce persino vittima della gogna mediatica, allora c'è da preoccuparsi seriamente se la funzione del governo italiano e relativi ministri, è ancora quella di gestire il massimo potere esecutivo governando, o lasciandosi governare dai mille potentati e corporazioni nazionali ed europei, vero potere esecutivo occulto.
Il governo italiano è come un vigile fermo ad un incrocio con semaforo rosso. Ha il potere di rimanere là, immobile come uno stoccafisso per l'intera legislatura, lasciando che il traffico impazzisca, ma non può accendere il verde e governare, perchè quel potere non lo ha più nemmeno il premier.
La stanza dei bottoni che doveva essere occupata dalla politica, ormai da svariati decenni è riservata al mercato. I banchieri accendono e spengono il verde per salvare e il rosso per uccidere. Ma peggio, usano l'informazione per mettere   il popolino in sintonia con i loro sragionamenti, fino a giurare che i crimini  in fatto di banche fallite e di risparmiatori truffati, non li ha commessi l'alta finanza, con i suoi controllati orbi e i suoi controllori ciechi, ma gli ultimi due donchisciotte della politica, Renzi e Boschi, che avranno ostacolato a tal punto i mulini a vento del mercato o della finanza, da indurli alla guerra mediatico giudiziaria per estrometterli.
Secondo la stampa italiana, il nostro sfascio economico e finanziario non è imputabile agli intellettuali della finanza che da decenni riducono imprese e banche al fallimento, ma agĺi ultimi due manovali di Palazzo Chigi, che da poveri governati, hanno osato improvvisarsi governanti.
È vero la MEB ha sbagliato. Ha pensato che in veste di ministro avrebbe avuto autorità, autorevolezza e capacità per affrontale gli squali dell'alta finanza, se non da una posizione privilegiata, almeno da pari a pari e incassare il salvataggio della banca Etruria e dei risparmiatori, con la semplicità di una bevuta d'acqua. Invece lei che voleva salvare banca e risparmiatori s'è buscata un linciaggio mediatico di tutto rispetto. E i lupi famelici della finanza che hanno fatto fallire imprese e banche e rovinato un mare di italiani si sono finti tutti vittime della strapotente MEB in evidente conflitto di interessi . Ormai la politica sporca va cercata tutta ne l'informazione al servizio di banchieri e industriali, perciò disinformazione.

mercoledì 20 dicembre 2017

L'istruzione ci rende tolleranti?


Che l'istruzione renda più intelligenti gli individui è tutto da dimostrare; visto che accettiamo per vera la diversità e unicità fisica di ogni individuo rispetto a l'intera comunità mondiale; ma poi, manco fossimo precavernicoli ci scandalizziamo che non ha solo il corpo diverso da ogni altro umano, ma unica ha pure la capoccia.
E ogni volta che ha la sfacciataggine di pensare diversamente dal soggetto con cui parla, merita di essere contestato verbalmente, se non la smette aggredito o denunciato, e se manco la magistratura provvede a tagliargli la lingua, in casi estremi ammazzato.
A questa logica da manicomio criminale d'Aversa, si ispirano i rapporti di sette miliardi di umani, che non solo si combattono fra popoli, si derubano fra Stati, Regioni, Province e Comuni; ma si combattono fra amici, si accoltellano fra tifosi, passanti e avventori, fra iscritti alla stessa associazione, congrega, sindacato, partito, società, istituzione, ecc. Ma non disdegnano nemmeno di litigare, combattersi, perseguitarsi e ammazzarsi con una ferocia che non teme confronti nel mondo animale, fra consanguinei, conoscenti, fidanzati, coniugi, figli, genitori, compari e comari.
A l'appello mancavano solo gli scontri di civiltà e le guerre di religione, ma ora ci siamo attrezzati pure di quelli. E gli scontri da perversione sessuale, per accaparrarsi una eredità, o per rapacità finanziaria ormai sono materia da strizzacervelli.
Insomma per non farla lunga, l'istruzione, fornendoci una base culturale comune, (filosofica, teologica, matematica, giuridica ecc.) ci fa credere simili; ci illude di poter trovare un altro soggetto pensante uguale a noi, con cui dialogare, (la cosiddetta anima gemella). Salvo poi sbranarla da cannibali, non solo se ci delude mutando le sue convinzioni che inizialmente  sembravano gemelle alle nostre, ma se pronuncia una parola a cui lei da un senso positivo, e noi negativo.
In un mondo letteralmente allagato di intellettuali e tecnici di tutte le razze, di pedagogisti e di psicologi aggiusta neuroni, soffriamo tutti della tristemente famosa "incomunicabilità" così ben descritta da Pirandello. E a cui nemmeno milioni anzi miliardi di leggi, al servizio di avvocati, e magistrati riescono a mettere riparo, a portare ordine, civiltà, pace.
Se attraverso l'istruzìone e l'informazione, il mondo della cultura, continuerà ad accrescere le diversità intellettive di ogni soggetto, ma anche l'idiota intolleranza al diverso e mutevole pensiero altrui; fra qualche secolo nessuno sarà  in grado di contendere agli istruiti, maestri di intolleranza, (italiani in primis) se mai fosse istituito, il premio Nobel per la pace precavernicola: “tutti contro tutti”.


venerdì 15 dicembre 2017

Filosofia o Poesia? Questo è il problema.



mercoledì 6 dicembre 2017

La cattiva politica per i ricchissimi è ottima.


Da Marx in poi, il tentativo di estinguere la razza dei ricchi, i poveri continuano a farlo, ma sempre più inutilmente; posto che persino nei sistemi comunisti finiti in bancarotta da un quarto di secolo, si riuscì a delegittimare l’accumulo e il possesso di ricchezza, con l’abolizione del diritto di proprietà, ma la razza ingorda dei ricchi, continuò, continua e continuerà a crescere di fatto, fino a l’estinzione de l’Umanità.
Mentre, ad eliminare i poveri, i ricchi non ci pensano manco in sogno, perché di quelli ne fanno triplo uso: come lavoratori sfruttabili a basso costo, come risparmiatori oculati e come consumatori con le mani bucate. E non hanno alcun interesse ad affamarli troppo come lavoratori, per non trovarseli troppo squattrinati o tirchi come risparmiatoti e consumatori.
Insomma, giusto per capirci, se si potesse impedire ai padroni di spostarsi da un paese a l’altro, andando a caccia di lavoratori poveri per produrre in maniera competitiva, e di consumatori ricchi da spennare con prezzi truffa o rapina, i migliori sindacalisti dei lavoratori sarebbero ancora i padroni, perché costretti a remunerare nel giusto i lavoratori, per trovarseli ben disposti e attrezzati come risparmiatori o consumatori.
Ma i grandi padroni, braccati da comunismo, sindacalismo e strozzinaggio finanziario e fiscale assassino di piccoli e medi imprenditori, nel mercato globale sono diventati ballerini acrobatici per tenersi stretta la "borsa salva vita". Saltano anzi volano da uno Stato a l’altro a caccia di bassi costi per produrre beni o servizi e di alti ricavi per vendere, nonché di un sicuro paradiso fiscale per mettere l’indebito arricchimento, "la borsa di pelle umana" al riparo da strozzini ed esattori.
Come si risolve questo rompicapo? Comunismo e sindacalismo hanno fatto danni incalcolabili, perché non hanno castigato i paperoni, (le multinazionali), ma i venditori di caldarroste e bruscolini, fino a costringerli a chiudere, fallire e persino suicidarsi.
Il livello di feroce antagonismo culturalmente, sindacalmente e politicamente indotto in Italia, fra lavoratori e padroni non sembra destinato ad affievolirsi, perché comunisti, sindacalisti, strozzini e fiscalisti lavorano di fino per spegnere gli incendi con lanciafiamme a benzina super.
Allo stato delle cose non è possibile sognare una classe operaia che rinsavisca e sposti la sua fiducia, sia pure critica, dal comunismo e sindacalismo che hanno reso feroce il libero mercato, ai piccoli padroni che non hanno alcun interesse ad affamare i lavoratori a cui hanno insegnato un mestiere, per non costringerli a  vendere ad altri padroni più generosi la loro prestazione lavorativa, o a consegnare i loro risparmi o i loro consumi a padroni stranieri.
Speriamo che il buon senso torni a prevalere almeno in Italia, dove una straripante maggioranza di disoccupati, lavoratori poveri, pensionati al minimo e zero imprenditori onesti e produttivi, ha finito per convertire la democrazia, in dittatura sindacalcomunista, con montagne di leggi idiote e di burocrazie irresponsabili e cleptomani, tanto da farci correre a l’impazzata verso l’autodistruzione.


domenica 3 dicembre 2017

Il renzusconismo è problema o soluzione?


Ma è davvero la fine del mondo se Renzi e Berlusconi si inventano un programma politico economico comune e vi collaborano alla luce del sole?
E’ davvero così blasfemo desiderare (dopo sette decenni di sfascio socio politico economico) che il programma politico comunista e il programma economico liberale siano reciprocamente compatibili, complementari e sostenibili, posto che non esiste paese al mondo dove si possano pagare salari e tasse, dopo aver prodotto perdite e fallimenti?
Il vero scandalo non è un prete ed una suora che si sposano, ma un prete che fa sesso in monastero, con una suora che si prostituisce.
Nella Prima Repubblica era prassi consolidata che quei preti spretati degli imprenditori inducessero le suorine ingenue ingenue della politica comunista a prostituirsi, ad accettare “mazzette” e a restituire appalti truccati, finanziamenti a fondo perduto, esenzioni di imposte, o salari convenienti, o controlli finti, perché senza questo po’ po’ di favori, elargiti sotto banco dalla politica comunista “onesta fino alla lira” al mercato “ladro a prescindere”, non esiste impresa capace di reggere a l’alto costo del lavoro, alle turbolenze sindacali, alle persecuzioni burocratiche e alle rapine tributarie, se non fa profitti, se non ha i ricavi che superano i costi.
Ma nemmeno così la politica ha saputo assicurarsi il controllo del mercato, né il mercato della politica; a tal punto, che oggi in Italia è diventato improbabile tutto, dal lavoro, al salario al profitto: dalla vita dei barboni, a quella dei banchieri.
Dal punto di vista numerico, la razza degli imprenditori è così esigua, che non avrà mai potere politico. Così come la razza dei lavoratori è una maggioranza tanto schiacciante da avere il monopolio del potere politico, ma zero potere economico in uno Stato indebitato e a rischio default.
Facendo la guerra agli imprenditori per sette decenni, politici, sindacalisti, burocrati e giudici hanno azzerato per i lavoratori il diritto al salario prima e alla pensione poi.
Le piccole imprese continuano a chiudere e le grandi licenziano e delocalizzano, facendoci sapere che i consumatori non corrono rischi, anzi ci guadagnano, perché gli imprenditori vanno a comprare in Cina a dieci e in Italia tornano a  vendere tranquillamente a cento, dopo aver incaricato la politica di curare l’ammortizzazione sociale, distribuendo denari e allargando il debito pubblico in modo da fare degli italiani (al servizio di multinazionali e banchieri) un popolo di buoni consumatori con le mani bucate, anzi suicidi.
Insomma, diciamola chiara chiara, continuando a gettare benzina sul conflitto lavoratori politicamente potenti, contro padroni economicamente potenti e liberi di andare dove caxxo gli pare, si va nella solita direzione dello sfascio e alla lunga della guerra civile. 
Il mercato globalizzato e mobile, è in costante anzi frenetico movimento come un’auto da corsa. Non mette radici dove trova un potere politico, burocratico e sindacale tanto idiota da pensare che i posti di lavoro e i salari si difendono, anzi si accrescono facendo fallire le imprese piccole e scappare notte tempo le grosse come la Fiat, che non semina più salari in Italia producendo auto, ma torna a mietere profitti vendendo le auto prodotte altrove con salari e tasse competitive.
In Italia i buoi sono già scappati da almeno due decenni, ma ora abbiamo due allevatori, Renzi e Berlusconi, tanto stupidi da voler chiudere insieme la stalla vuota, col rischio di finire incriminati per furto di bestiame.
Magari Renzi non ne trarrebbe vantaggi immediati, ma Berlusconi si. E anche il mio carissimo amico procuratore, sia pure da l’aldilà, vedrebbe realizzata la sua ironica profezia. Avendo calcolato che al povero Berlusconi, per diventare indiscusso primatista mondiale, mancava una sola incriminazione per abigeato, per furto di bestiame.
E non vorrei che dudù e l’agnellino, magari con la complicità di Renzi, siano di provenienza illecita. Voi che dite, quei due non me la contano giusta, è il caso di denunciarli emtrambi?